ESCURSIONI IN VAL TARTANO - ESCURSIONI IN VALLE DEL BITTO DI ALBAREDO - CARTE DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


Apri qui una fotomappa del versante orientale della Valle del Bitto di Albaredo

DA TARTANO AD ALBAREDO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tartano-Bratta-Casera del Pisello-Baita Freger-Passo del Culino-Alpe Pedroria-Alpe Piazza-Cornelli-Egolo-Albaredo
7 h
1180
EE
SINTESI. All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a sinistra della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo fino a Tartano ed imbocchiamo, all’uscita del paese, la stradina che si stacca dalla strada della Val Lunga, sulla destra, scendendo, con pochi tornanti, alla piana della contrada Biorca. Qui si trova un ampio parcheggio, dove è possibile lasciare l’automobile. Partiamo da una quota approssimativa di 1160 metri, incamminandoci sulla sterrata della Val Corta. La pista, dopo un primo tratto quasi pianeggiante, comincia a salire e porta ad una baita (destra) e ad un ponticello alla nostra sinistra. Ignoriamo il ponte, che serve a chi sale in Val di Lemma, e proseguiamo sulla pista, entrando in bassa Val di Lemma, fino a raggiungere un secondo ponticello, sulla sinistra, ed alcuni cartelli escursionistici. Dobbiamo prendere come punto di riferimento il cartello della G.V.O. (Gran Via delle Orobie), che dà l'alpe Pedroria a 3 ore, l'alpe Piazza a 3 ore e 20 minuti ed il passo di San Marco a 7 ore e 20 minuti. Imbocchiamo il sentierino che lascia la pista sul lato destro e sale al piccolo nucleo delle baite della Bratta (m. 1402). Seguiamo ora il sentierino che sale in verticale sui prati proprio alle spalle delle baite, puntando alla linea degli abeti. Ci allontaniamo dal solco della Valle della Bratta, alla nostra sinistra, e saliamo in diagonale verso destra, fra macchie di abeti e piccole radure. Il sentiero raggiunge così il valloncello che sta in mezzo al largo dosso fra Valle della Bratta e Valle Brusada, e lo supera da sinistra a destra, entrando in una splendida pecceta, che comincia a salire con ripidi tornantini. Superata una baita solitaria in una piccola radura, usciamo dalla pecceta ai prati della Casera Culino (m. 1789). Appena alle spalle della casera il sentiero supera una breve fascia di abeti ed esce ad una nuova fascia di prati, dove incontriamo una prima baita. Salendo verso destra siamo ad una seconda baita, la Baita Puàa (m. 1860). Oltrepassata la baita il sentiero prosegue nella salita attraversando una noiosa fascia di larici e macereti. Prestiamo attenzione a non perderlo. Dopo un quato d'ora circa la bassa vegetazione si dirada e ci affacciamo all'ultima ed amplissima fascia di pascoli, quella del Fregèr. Superata una prima balza incontriamo i primi barek, cioè i bassi muretti a secco che delimitano porsioni di pascolo. Ignoriamo una traccia che ci lascia traversando verso destra e saliamo leggermente verso sinistra, passando nelle porte dei muretti a secco, fino ad affacciarci alla conca che ospira il rudere della baita Fregèr (m. 2098). Il sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi, sale ora in terreno aperto, leggermente verso destra, sperando altre brevi balze, che ci portano in vista dell'evidente sella del passo o bocchetta del Culino o del Pisello (m. 2221), che raggiungiamo dopo un ultimo strappo su terreno più ripido, senza però particolari difficoltà. Dalla bocchetta, senza difficoltà, saliamo su sentierino seguendo il crinale meridionale del monte Pisello, cioè verso destra, ed in una decina di minuti siamo alla croce di vetta (m. 2272). Ridiscesi alla bocchetta del Culino o del Pisello imbocchiamo un sentierino segnalato che scende per un tratto verso sinistra, taglia un costone che scende dal monte Culino per poi traversare in diagonale il versante occidentale del medesimo monte, fra roccette e macereti. Il sentierino perde gradualmente quota e si affaccia all'ampia conca che si apre a sud-ovest del monte Culino ed appena a monte dell'alpe Pedroria, che ora vediamo più in basso. Inizia a scenderne il fianco con diversi tornanti, poi, raggiunto più o meno il centro della conca, piega a destra e supera una modesta collinetta, portandosi poco sopra le baite dell'alpe, che raggiungiamo facilmente in pochi minuti su terreno di pascolo. L'alpe Pedroria (m. 1929) è la più alta nel sistema di alpeggi a monte di Talamona. Seguendo le indicazioni per l'alpe Piazza, imbocchiamo il sentierino (dedicato alla memoria di Stefano Tirinzoni) che traversa verso sinistra (per chi guarda verso nord, cioè al versante retico), cioè verso nord-ovest, passando a lato di una piccola baita ed infilandosi in una sorta di corridoio all'uscita del quale, superata una specie di porta, si affaccia allo splendido e solare versante degli alpeggi di Albaredo. Per un tratto restiamo sul largo crinale di pascoli che separa la Valle di Albaredo dal versante a monte di Talamona, passando anche accanto ai ruderi di un calec'. Il sentiero, poco marcato, scende poi sul versante della Valle di Albaredo, fra radi larici, e con qualche svolta porta ad una baita che si trova a poca distanza da rifugio Alpe Piazza (m. 1835), che vediamo appena più a monte, cioè alla nostra sinistra. Procediamo in senso opposto, sul marcato sentiero che porta al rifugio, verso destra, attraversando una breve fascia di abeti e passando a monte dei prati dell'alpe Baitridana, fino ad uno slargo al quale termina una pista che sale dalla strada provinciale per il Passo di San Marco. Siamo in località Cornelli, e poco sotto vediamo le baite di quota 1730 metri. Non scendiamo alle baite ma seguiamo per un buon tratto la pista sterrata, che traversa verso nord-ovest, attraversando la Valle di Baitridana. Raggiunto il primo tornante sx, ci troviamo in prossimità dei prati del Gradesc' (m. 1684). Seguiamo ancora per un tratto la pista, che propone una sequenza di tornanti sx-dx, fino al successivo tornante sx. Qui la lasciamo imboccando un sentiero segnalato che se ne stacca sul lato destro e scende verso sud-ovest, in un bel bosco di larici e betulle, fino ad uscirne ai prati della baita della località Sass, quotata 1562 metri. Qui volgiamo a destra (ovest-nord-ovest) seguendo le indicazioni per Egolo. Il sentiero, dopo un tratto quasi in piano, volge a sinistra e scende deciso vero sud-sud-ovest, intercettando di nuovo la pista sterrata (in realtà si tratta di un ramo secondario che si stacca da quello principale). Seguendo la pista verso destra, in leggera salita, ci ritroviamo, presso un'edicola con una Madonnina, alla parte alta dei prati di Egolo, splendido maggengo panoramico (m. 1425). Lasciamo qui la pista scendendo al marcato sentiero che, delimitato da muri a secco, passa a sinistra delle baite più alte, raggiungendo la baita mediana e poi traversando in diagonale verso destra, fino alla baita più bassa, posta non distante dal limite del bosco. Scendendo ancora in diagonale verso destra su traccia debole ci portiamo al limite dello splendido bosco di faggi ed abeti, dove la traccia diventa subito una larga mulattiera che non possiamo più perdere. La mulattiera scende verso ovest, con diversi tornanti, in un bosco fiabesco, dal quale esce alla parte alta di una fascia di prati. Con un ultimo tratto ripido e diritto intercettiamo una pista che sale dalle case alte di Albaredo per San Marco, e la seguiamo verso sinistra, giungendo in vista del paese. Appena possibile la lasciamo imboccando una mulattiera che scende per via più diretta al centro del paese, tagliando una fascia di prati e portandosi alla frazione Case di Sopra. Seguendo infine la carrozzabile che scende dalla frazione intercettiamo la Strada Provinciale per il Passo di San Marco. Sul lato opposto imbocchiamo la stradina che scende fra le case del centro, passa appena a destra della chiesa parrocchiale e termina alla Piazza San Marco (m. 890).

E' possibile in una giornata di cammino effettuare una bella traversata da Tartano ad Albaredo per San Marco. Il primo e più impegnativo tratto sfrutta il sentiero che sale alla bocchetta del Culino o del Pisello e che coincide con un tratto della variente bassa della Gran Via delle Orobie. Si tratta di un sentiero marcato, anche se in alcuni tratti bisogna prestare attenzione a non perderlo, perché il ripido e selvaggio versante occidentale della Val Budria non consente "fuori-sentiero". Vediamo come procedere.


Apri qui una fotomappa del sentiero che sale dalla Bratta al monte Pisello

All’uscita della seconda galleria di Paniga (per chi proviene da Milano) della nuova ss 38 superiamo su un ponte il fiume Adda ed alla successiva rotonda impegniamo la terza uscita (indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km). Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica per prendere a destra (strada provinciale 11) ed iniziale a salire lungo l’aspro fianco del Crap del Mezzodì. Dopo dopo 10 tornanti attraversiamo una breve galleria scavata nella roccia e ci affacciamo alla Val Tartano. Altri due tornanti sx e dx ed entriamo a Campo Tartano, uno dei due nuclei principali della valle, passando a sinistra della chiesa di S. Agostino (m. 1060). Proseguiamo addentrandoci sul versante orientale della valle e raggiungiamo Tartano (m. 1210). Passiamo così a sinistra della chiesa di San Barnaba e dopo un breve tratto imbocchiamo una stradina che scende a destra e porta alla frazione della Biorca (m. 1140). Qui parcheggiamo all'ampio spiazzo.


Pista di Val Corta

Alcuni cartelli escursionistici segnalano il sentiero 116 (Barbera è data a 30 minuti ed il passo di Lemma a 3 ore e 30 minuti), il sentiero 113 (il passo di Pedena è dato a 3 ore e 30 minuti) ed il giardino botanico delle Orobie, nostra meta, in bassa Val di Lemma, dato ad un'ora. Poco più avanti un rospo in legno presidia l'edicola del Parco regionale delle Orobie valtellinesi, che parla di “foreste e cime innevate, ultimi rifugi di galli cedroni e pernici bianche” e raccomanda, fra l'altro, di non raccogliere piante e fiori e di non abbandonare rifiuti. Ci incamminiamo su una pista sterrata e procediamo verso sud-ovest quasi a ridosso del ramo di Val Corta del torrente Tartano, che, alla nostra sinistra, non si stanca di far sentire la sua voce che domina il panorama sonoro della bassa Val Corta. Alla nostra destra, invece, una fascia di ripidissimi prati sui quali sta abbarbicata una manciata di baite, incuranti di Newton e della sua legge, a partire dal nucleo di Fognini. Seguito dalla Foppa e da Ca' Bona. Davanti a noi si staglia un curiosissimo picco boscoso, sul limite della costiera che separa Val di Lemma e Val Budria, conosciuto localmente come “Züch”.


Pista di Val Corta

La pista, dopo un primo tratto quasi pianeggiante, comincia a salire e porta ad una baita (destra) e ad un ponticello alla nostra sinistra. Ignoriamo il ponte, che serve a chi sale in Val di Lemma, e proseguiamo sulla pista, entrando in bassa Val di Lemma, fino a raggiungere un secondo ponticello, sulla sinistra, ed alcuni cartelli escursionistici. Dobbiamo prendere come punto di riferimento il cartello della G.V.O. (Gran Via delle Orobie: passa di qui la variante bassa che scende dalla bocchetta dall'alpe Pedroria sopra Talamona e dalla bocchetta del Pisello), che dà l'alpe Pedroria a 3 ore, l'alpe Piazza a 3 ore e 20 minuti ed il passo di San Marco a 7 ore e 20 minuti.
Imbocchiamo dunque il sentierino che lascia la pista sul lato destro e sale al piccolo nucleo delle baite della Bratta (m. 1402), una delle quali propone la tipica struttura della Val Tartano, con il piano-terra in muratura e quello rialzato con pareti di tronchi ad incastro sugli angoli (blockbau). Sulla facciata di una baita vediamo un dipinto di Madonna con Bambino.


Bratta

Seguiamo ora il sentierino che sale in verticale sui prati proprio alle spalle delle baite, puntando alla linea degli abeti. Ci allontaniamo dal solco della Valle della Bratta, alla nostra sinistra, e saliamo in diagonale verso destra, fra macchie di abeti e piccole radure. Il sentiero raggiunge così il valloncello che sta in mezzo al largo dosso fra Valle della Bratta e Valle Brusada, e lo supera da sinistra a destra, entrando in una splendida pecceta, che comincia a salire con ripidi tornantini. Superata una baita solitaria in una piccola radura, usciamo dalla pecceta ai prati della Casera Culino (m. 1789). Appena alle spalle della casera il sentiero supera una breve fascia di abeti ed esce ad una nuova fascia di prati, dove incontriamo una prima baita. Salendo verso destra siamo ad una seconda baita, la Baita Puàa (m. 1860).


Apri qui una fotomappa della salita dal Fregèr al passo del Culino

Oltrepassata la baita il sentiero prosegue nella salita attraversando una noiosa fascia di larici e macereti. Prestiamo attenzione a non perderlo. Dopo un quato d'ora circa la bassa vegetazione si dirada e ci affacciamo all'ultima ed amplissima fascia di pascoli, quella del Fregèr. Superata una prima balza incontriamo i primi barek, cioè i bassi muretti a secco che delimitano porsioni di pascolo. Ignoriamo una traccia che ci lascia traversando verso destra e saliamo leggermente verso sinistra, passando nelle porte dei muretti a secco, fino ad affacciarci alla conca che ospira il rudere della Baita Fregèr (m. 2098). Il sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi, sale ora in terreno aperto, leggermente verso destra, sperando altre brevi balze, che ci portano in vista dell'evidente sella del passo o bocchetta del Culino (su alcune carte, anche, bocchetta del Pisello, m. 2221), che raggiungiamo dopo un ultimo strappo su terreno più ripido, senza però particolari difficoltà. Dalla bocchetta, senza difficoltà, possiamo salire. in una manciata di minuti, su sentierino, seguendo il crinale meridionale del monte Pisello, cioè verso destra, alla croce di vetta (la "Crus" o, in Val Tartano, il "Piz Fregèr", 2272 m), dalla quale si può godere di un panorama molto ampio.


Clicca qui per aprire una panoramica dalla cima del monte Pisello

A nord, da sinistra, si propongono le cime della Costiera dei Cech, seguite dal gruppo del Masino, che si propone nella sua integrale bellezza, con i pizzi Porcellizzo (m. 3075), Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si erge, maestoso, alle spalle del più modesto e vicino monte Piscino. Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguendo verso destra, si scorge il gruppo dello Scalino, con il pizzo Scalino (m. 3323), la punta Painale (m. 3248) e la vetta di Ron (m. 3136). Più a destra, il pizzo Combolo (m. 2900) chiude la sequenza delle cime visibili: il fianco orientale della Val di Tartano, infatti, impedisce di vedere il gruppo dell’Adamello e di intravedere le cime delle Orobie centrali.


Apri qui una panoramica dal sentiero che scende dal passo del Culino all'alpe Pedroria

In compenso, il colpo d’occhio su buona parte della Val di Tartano, ad est e a sud, è fra i più completi e suggestivi: si mostrano, da sinistra, tutte le cime più significative della Val Corta, i pizzi Torrenzuolo e del Gerlo, il monte Seleron, la cima Vallocci, la cima delle Cadelle ed il monte Valegino; il monte Gavet, il monte Moro ed il pizzo della Scala separano Val Lunga e Val Corta; segue la Val di Lemma, ramo orientale dell’alta Val Corta, divisa a metà dal pizzo del Vallone; ed ancora, il pizzo Foppone, che si innalza, puntuto, dietro il suo caratteristico avamposto boscoso, e, alle sue spalle, l’arrotondato monte Tartano; alla sua destra, un ampio scorcio della Val Bùdria, ramo occidentale della Val Corta, con il minuscolo pizzo del Vento, la cima quotata 2319 e, appena visibile, sull’angolo di sud-ovest, il monte Azzarini (o monte Fioraro); ad ovest, infine, vediamo, in primo piano, la cima gemella del monte Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"; è chiamato in Val Tartano "Piz Salinèr"), poi, buona parte del versante occidentale della Val Gerola, dietro al quale fa capolino l’inconfondibile corno del monte Legnone, che delimita, sulla sinistra, lo stupendo quadretto dell’alto Lario, che chiude questo giro d’orizzonte a 360 gradi.



Apri qui una fotomappa della discesa dalla bocchetta del Culino o del Pisello al Sentiero Tirinzoni

La discesa dalla bocchetta del Culino o del Pisello all'alpe Pedroria, successivo segmento della traversata, non è difficile, e sfrutta un sentierino segnalato che scende per un tratto verso sinistra, taglia un costone che scende dal monte Culino per poi traversare in diagonale il versante occidentale del medesimo monte, fra roccette e macereti. Il sentierino perde gradualmente quota e si affaccia all'ampia conca che si apre a sud-ovest del monte Culino ed appena a monte dell'alpe Pedroria, che ora vediamo più in basso. Inizia a scenderne il fianco con diversi tornanti, poi, raggiunto più o meno il centro della conca, piega a destra e supera una modesta collinetta, portandosi poco sopra le baite dell'alpe, che raggiungiamo facilmente in pochi minuti su terreno di pascolo.
L'alpe Pedroria (m. 1929) è la più alta nel sistema di alpeggi a monte di Talamona.


Apri qui una panoramica dall'alpe Pedroria

Questi luoghi sono legati all'architetto Stefano Tirinzoni, che molto collaborò con il FAI. Oggi il FAI si sta impegnando a valorizzare, tutelare e potenziare queste montagne, tutelando la biodiversità degli habitat naturalistici.
Presso le baite dell'alpe troviamo alcuni cartelli. Il primo cartello, della GVO (ed è il cartello che ci interessa), dà l’Alpe Piazza a 20 minuti ed il passo di S. Marco a 4 ore e 20 minuti. Il secondo cartello, relativo al sentiero 162, segnala il sentiero che, alla nostra destra, scende all’alpe Madrera in un’ora ed a Cornello in un’ora e 30 minuti. Il terzo cartello, infine, anch’esso della GVO, indica il sentiero che abbiamo seguito scendendo, che porta appunto al passo del Pisello (in realtà bocchetta del Pisello), dato a 50 minuti, alla Val Budria, data a 2 ore e 20 minuti ed alla Val di Lemma, data a 3 ore e 10 minuti.


Apri qui una panoramica dall'alpe Pedroria

Imbocchiamo dunque il sentierino (dedicato alla memoria di Stefano Tirinzoni) che traversa verso sinistra (per chi guarda verso nord, cioè al versante retico), cioè verso nord-ovest, passando a lato di una piccola baita ed infilandosi in una sorta di corridoio all'uscita del quale, superata una specie di porta, si affaccia allo splendido e solare versante degli alpeggi di Albaredo. Il panorama che si apre è magnifico: lo sguardo raggiunge l'alto Lario, domina la Costiera dei Cech, abbraccia l'intero versante occidentale della Valle del Bitto di Albaredo ed in basso la luminosa distesa dei pascoli di alpe Piazza e Bairtidana.
Per un tratto restiamo sul largo crinale di pascoli che separa la Valle di Albaredo dal versante a monte di Talamona, passando anche accanto ai ruderi di un calec' (baitello con le sole mura perimetrali senza copertura, che veniva assicurata dai pastori con un telo spostato da un baitello all'altro). Il sentiero, poco marcato, scende poi sul versante della Valle di Albaredo, fra radi larici, e con qualche svolta porta ad una baita che si trova a poca distanza da rifugio Alpe Piazza (m. 1835), che vediamo appena più a monte, cioè alla nostra sinistra.
Il rifugio, in eccellente posizione panoramica, dispone di 24-30 posti letto. Per informazioni si può consultare il sito http://www.rifugioalpepiazza.it (oppure scrivere a nadiacavallo@libero.it o telefonare ai numeri 338 4647620, 338 4647620 e 335 7085054).


Apri qui una fotomappa della discesa dalla bocchetta del Pisello (o del Culino) ai Cornelli

Possiamo ovviamente fermarci per una sosta (oppure, se possibile, pernottare), ma la nostra traversata prevede che, intercettato il più marcato che sale al rifugio, si proceda in direzione opposta, cioè verso destra (nord-ovest), attraversando una breve fascia di abeti e passando a monte dei prati dell'alpe Baitridana, fino ad uno slargo al quale termina una pista che sale dalla strada provinciale per il Passo di San Marco. Siamo in località Cornelli, e poco sotto vediamo le baite di quota 1730 metri.


Apri qui una fotomappa della traversata dall'alpe Piazza ad Egolo

La discesa dai Cornelli ad Albaredo può seguire due direttrici differenti. Possiamo scendere lungo il sentiero che passa a lato di queste baite e prosegue toccando i maggenghi della Corte Grande e della Corte Grassa, concluendo infine nella strada Provinciale per il Passo di San Marco, che dopo pochi chilometri ci porta al paese.


Apri qui una panoramica dall'alpe Piazza

Se non vogliamo camminare per circa un'ora sulla carrozzabile possiamo invece traversare dai Cornelli ai maggenghi proprio a monte di Albaredo, per poi scendere direttamente di qui al pese. Vediamo questa seconda possibilità. Dallo slargo dei Cornelli non scendiamo alle baite ma seguiamo per un buon tratto la pista sterrata, che traversa verso nord-ovest, attraversando la Valle di Baitridana. Raggiunto il primo tornante sx, ci troviamo in prossimità dei prati del Gradesc' (m. 1684). Seguiamo ancora per un tratto la pista, che propone una sequenza di tornanti sx-dx, fino al successivo tornante sx. Qui la lasciamo imboccando un sentiero segnalato che se ne stacca sul lato destro e scende verso sud-ovest, in un bel bosco di larici e betulle, fino ad uscirne ai prati della baita della località Sass, quotata 1562 metri.


Apri qui una paoramica sul gruppo del Masino visto dall'alpe Piazza

Qui volgiamo a destra (ovest-nord-ovest) seguendo le indicazioni per Egolo. Il sentiero, dopo un tratto quasi in piano, volge a sinistra e scende deciso vero sud-sud-ovest, intercettando di nuovo la pista sterrata (in realtà si tratta di un ramo secondario che si stacca da quello principale). Seguendo la pista verso destra, in leggera salita, ci ritroviamo, presso un'edicola con una Madonnina, alla parte alta dei prati di Egolo, splendido maggengo panoramico (m. 1425) che domina la bassa Valtellina ed il limite settentrionale del lago di Como.


Apri qui una fotomappa del territorio di Albaredo

Egolo si trova quasi sulla verticale di Albaredo, e quindi la discesa diretta al paese su comoda mulattiera è questione di una trentina di minuti. Per trovare la mulattiera dobbiamo lasciare la pista scendendo al marcato sentiero che, delimitato da muri a secco, passa a sinistra delle baite più alte, raggiungendo la baita mediana e poi traversando in diagonale verso destra, fino alla baita più bassa, posta non distante dal limite del bosco. Scendendo ancora in diagonale verso destra su traccia debole ci portiamo al limite dello splendido bosco di faggi ed abeti, dove la traccia diventa subito una larga mulattiera che non possiamo più perdere. La mulattiera scende verso ovest, con diversi tornanti, in un bosco fiabesco, dal quale esce alla parte alta di una fascia di prati. Con un ultimo tratto ripido e diritto intercettiamo una pista che sale dalle case alte di Albaredo per San Marco, e la seguiamo verso sinistra, giungendo in vista del paese. Appena possibile la lasciamo imboccando una mulattiera che scende per via più diretta al centro del paese, tagliando una fascia di prati e portandosi alla frazione Case di Sopra.


Egolo

Seguendo infine la carrozzabile che scende dalla frazione intercettiamo la Strada Provinciale per il Passo di San Marco. Sul lato opposto imbocchiamo la stradina che scende fra le case del centro, passa appena a destra della chiesa parrocchiale e termina alla Piazza San Marco, il cuore di uesto splendido paese orobico, la cui storia, come suggerisce il nome della piazza, è legata a doppio filo con quello della Serenissima Repubblica di San Marco, cioè con Venezia.
Termina qui, a 890 metri, dopo circa 7 ore, questa splendida traversata che regala scenari e panorami di rara bellezza.


Albaredo per San Marco

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