CARTA DEL PERCORSO - ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP - GALLERIA DI IMMAGINI - ANELLO VAL BUDRIA-VAL DI LEMMA

PASSO DI PEDENA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tartano-Biorca-Val Corta-Val Budria-Saroden-Passo di Pedena
3 h e 30 min.
1100
E
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e, appena dopo la chiesa, scendiamo, sfruttando una ripida stradina che si stacca sulla destra dalla strada principale appena prima che questa entri nel ramo della val Lunga, alla frazione Biorca, ed incamminiamoci sulla strada sterrata per la Val Corta, che corre nei pressi del torrente. Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio, presso la riva del torrente Tartano. Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente, risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La strada passa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. La pista sterrata lascia il posto ad un sentiero e raggiunge il punto in cui la Val Corta si biforca nella Val di Lemma (ramo di sinistra, orientale) e nella Val di Budria (ramo di destra, occidentale). Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra, e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria. Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati e raggiunge l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde, per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamomantenerci a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555) e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi. Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali, in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine inferiore di un ampio corpo franoso. La traccia si fa ancora più incerta: dobbiamo, ora, prestare attenzione ai segnavia rosso-bianco-rossi, ed iniziare a salire decisamente, lasciando alla nostra destra il corpo franoso. Qualche zig-zag ci aiuta a vincere l’ultimo tratto, abbastanza ripido, ed a toccare, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, i 2234 metri del passo di Pedena.

Il passo di Pedena è l’unico valico che consente di passare dalla Val di Tartano alla Valle del Bitto di Albaredo. Di qui, dunque, passa la Gran Via delle Orobie (denominata Sentiero Andrea Paniga nelle Orobie occidentali), il sentiero che attraversa l’intera catena orobica da Delebio all’Aprica. Esso è posto sul lato sud-occidentale della Valle, e precisamente sul lato sud-occidentale della Val Bùdria, il più occidentale dei rami nei quali si divide l’alta Val di Tartano. Ecco come viene descritto dalla Guida alla Valtellina del CAI di Sondrio (1873): "Un sentiero facile, che scorre fra boschi e pascoli, conduce all'alpe Budria (dal termine bergamasco “büder”, che significa “vaso fatto di scorza di abete) e poi al passo di Pedina, a tre ore da Tartano, dal quale si gode splendida vista sul bacino superiore del lago di Como e sulla catena del monte Rosa".
La salita al passo rappresenta una facile escursione, che può terminare, se si dispone di due automobili, con la discesa alla strada provinciale per il passo di S. Marco, in Valle del Bitto di Albaredo.
Raggiungiamo, con l’automobile, Tartano (m. 1210). Attraversato il paese, non seguiamo la strada asfaltata che prosegue per la Val Lunga, ma deviamo a destra, scendendo per una stradina asfaltata alla contrada Biorca (o Biolca, dal mantovano “biolca”, bue, oppure dal dialettale “biork”, forca, m. 1140). Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio, presso la riva del torrente Tartano. Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente, risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La strada passa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. Abbiamo, così, modo di osservare le numerose baite, un tempo centri pulsanti di una vita modesta e tenace, oggi silenziosi testimoni di una presenza umana che si rinnova solo nel periodo estivo o nei finesettimana. Interessante la loro struttura: il piano inferiore, che ospita stalla e cucina, è costruito in muratura, mentre quello superiore, con le stanze da letto, cui si accede da scale esterne o ballatoi, è in legno, con tronchi sovrapposti e connessi ad incastro negli angoli.
Ci sono alpeggi, in alto, nascosti dalla ripida fascia di boschi di conifere e rocce: in particolare, l’alpe Pisello, ai piedi del monte omonimo, che culmina nel passo del Pisello, per il quale si può scendere all’alpe Madrera, sopra Talamona. Purtroppo questa bella traversata è, per ora, del tutto sconsigliabile, perché il sentiero è stata in buona parte mangiato dalla vegetazione, a causa dell’abbandono dei luoghi. Alcune ripide vallecole scendono al fondovalle della Val Corta, la valle del Pisello, la val Brusada e la valle della Bratta, su un fianco montuoso ripido ed insidioso, per chi volesse percorrerlo fuori dei sentieri. Ancor più selvaggio è l’aspetto del fianco opposto della valle, alla nostra sinistra (fianco orientale). Qui non vi sono prati; solo, in cima al versante che separa Val Corta e Val Lunga, i prati della baita Tacher, che guardano all’alpe Gavet, ai piedi del dosso Tacher.
La pista sterrata si fa sentiero e raggiunge il punto in cui la Val Corta si biforca nella Val di Lemma (Val de Lèma, ramo di sinistra, orientale) e nella Val di Budria (Val de Bödre, ramo di destra, occidentale). Il versante che divide le due valli si presenta ai nostri occhi come un ampio e regolare dosso interamente ricoperto da un bosco di conifere, ed è denominato, in dialetto, lo Züch. Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra, e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria.
Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati, mentre si apre al nostro sguardo la testata della valle: il passo di Pedena, sulla destra, non si vede ancora, mentre si distinguono, sulla sinistra, le cime del pizzo del Vento (m. 2235) e del monte Tartano (m. 2292). Raggiungiamo, così, l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde, per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamo mantenerci a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555) e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi.
Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali, in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine inferiore di un ampio corpo franoso. La traccia si fa ancora più incerta: dobbiamo, ora, prestare attenzione ai segnavia rosso-bianco-rossi, ed iniziare a salire decisamente, lasciando alla nostra destra il corpo franoso.
Qualche zig-zag ci aiuta a vincere l’ultimo tratto, abbastanza ripido, ed a toccare, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, i 2234 metri del passo di Pedena, dove, su un masso, troviamo l’acronimo GVO, che sta per Gran Via delle Orobie. Emozionante è il panorama che si apre: abituati allo spazio raccolto della Val Budria, siamo sorpresi dell’ampiezza dell’orizzonte oltre il passo. In primo piano, la Valle del Bitto di Albaredo, con la Val Pedena e l’ampio dosso di
Bema che la separa dalla Val Gerola. Alle spalle del dosso, le cime del versante occidentale della Val Gerola. Più a destra, le Alpi Lepontine dell’alto Lario e della bassa Valchiavenna, ed infine la Costiera dei Cech. Il passo è sorvegliato dalle vicine cime del monte Pedena a nord (m. 2399) e del monte Azzarini a sud (m. 2431). Alle nostre spalle, si apre lo scenario silenzioso della testata della Val Budria.

 

ANELLO VAL BUDRIA-VAL DI LEMMA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Tartano-Biorca-Val Corta-Val Budria-Saroden-Passo di Pedena-Traversata-Bocchetta m. 2202-Baita di Sona di Sopra-Val di Lemma-Tartano
7 h
1200
E
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e, appena dopo la chiesa, scendiamo, sfruttando una ripida stradina che si stacca sulla destra dalla strada principale appena prima che questa entri nel ramo della val Lunga, alla frazione Biorca, ed incamminiamoci sulla strada sterrata per la Val Corta, che corre nei pressi del torrente. Al termine della stradina troviamo un ampio parcheggio, presso la riva del torrente Tartano. Lasciata qui l’automobile, incamminiamoci per una strada sterrata che, fiancheggiando il torrente, risale, con pendenza moderata, il primo tratto della Val Corta. La strada passa a valle dei ripidi prati che ospitano, alla nostra destra, le frazioni di Ca’ Fognini, della Foppa e di Ca’ Bona. La pista sterrata lascia il posto ad un sentiero e raggiunge il punto in cui la Val Corta si biforca nella Val di Lemma (ramo di sinistra, orientale) e nella Val di Budria (ramo di destra, occidentale). Giungiamo, dunque, al bivio, segnalato: ignorato il sentiero di sinistra, per la Val di Lemma, proseguiamo a destra, e, superata la contrada Bagini, ci inoltriamo nella Val Budria. Il sentiero attraversa, tranquillo, una fascia di prati e raggiunge l’ampia conca terminale del fondovalle, al cui ingresso si trova la casera di Val Budria (m. 1488). Qui il sentiero si perde, per cui dobbiamo prestare attenzione ai segnavia. Se perdiamo anche quelli, poco male: per trovare la partenza del sentiero che sale agli alpeggi del circo terminale della valle, dobbiamomantenerci a destra del torrente ed attraversare in diagonale, verso destra, tutta la fascia di pascoli e massi, superando una baita isolata (m. 1555) e salendo appena, fino al limite della boscaglia di ontani e bassa vegetazione che ricopre il salto roccioso della valle. Il sentiero è largo e marcato, in alcuni punti lastricato, anche, da una scalinatura di massi, per agevolare la salita delle mandrie alla fascia degli alpeggi. Dopo qualche tornante, raggiungiamo un ampio terrazzo di pascoli, dove ci accolgono le due baite gemelle di Saroden (m. 1974), dalle quali, in alto, a destra, è ormai ben visibile l’ampia sella erbosa del passo. Proseguiamo, sulla traccia di sentiero, che si fa più esile, fino alla vicina baita dei Pradelli di Pedena, posta sul margine inferiore di un ampio corpo franoso. La traccia si fa ancora più incerta: dobbiamo, ora, prestare attenzione ai segnavia rosso-bianco-rossi, ed iniziare a salire decisamente, lasciando alla nostra destra il corpo franoso. Qualche zig-zag ci aiuta a vincere l’ultimo tratto, abbastanza ripido, ed a toccare, dopo circa 3 ore e mezza di cammino, i 2234 metri del passo di Pedena. Tornati alla baita dei Pradelli di Pedena seguiamo l’indicazione di un cartello, imbocchiamo il sentiero che attraversa la conca ai piedi del passo e prosegue verso est tagliando l’intera alta valle e guadagnando quota molto gradualmente. Dopo essere passati a monte della Casera del Lago (m. 2082), giungiamo ai piedi di un ripido crinale erboso, al termine del quale è posta la bocchetta di quota 2202 (buchèta de Làach), dalla quale ci affacciamo all’alta Val di Lemma. In basso, vediamo la baita quotata 2145 metri, alla quale possiamo scendere anche a vista (la traccia di sentiero è piuttosto debole). Proseguendo nella discesa, pieghiamo leggermente a sinistra, giungendo ad una coppia di baite ammodernate (casera di Sona di Sopra), nel cuore dell'alpe di Sona di Sopra, che costituisce il lato occidentale dell’ampio sistema di alpeggi dell’alta Val di Lemma. Qui troviamo tre cartelli e seguiamo quello che indica la Casera di Lemma bassa (data a 50 minuti). Scendiamo per breve tratto in direzione della baita più bassa ed isolata, sul limite nord dell'alpe, poi pieghiamo a destra, superiamo un torrentello e passiamo a destra di un pianoro acquitrinoso, salendo poi gradualmente a sinistra, in diagonale verso il pizzo Vallone (dir- nord-nord-est). Puntiamo ad un paletto con segnavia bianco-rosso, che indica il punto in cui il sentiero (segnavia bianco-rossi) si approssima ad una soglia fra le roccette e comincia a scendere verso il fondovalle, dapprima passando a sinistra di un corpo franoso, poi piegando a sinistra, sul filo di un dosso in un bosco di larici. Al termine della discesa un ometto segnala che il sentiero va a sinistra, attraversa il torrente di Sona e si porta ad una fascia di prati. Procedendo diritti passiamo per alcune baite e giungiamo infine ad ponte in legno che ci porta alla pista che risale la Val di Lemma. Percorrendolo verso sinistra, scendiamo ad in bivio: possiamo seguire la pista che volge sinistra e sale per un tratto, oppure il più diretto sentiero che scende a destra ed a ridosso del torrente Tartano (marmitta dei giganti). In ogni caso siamo al ponte oltre il quale si trova il bivio fra Val Budria e Val di lemma (contrada Barbera). Torniamo a Tartano seguendo la pista sterrata. L’anello completo Val Budria-Val di Lemma richiede complessivamente circa 7 ore di cammino.


Alta Val Budria

Come chiudere l’escursione? Possiamo, ovviamente, tornare per la via di salita o, se abbiamo un’automobile ad attenderci alla casera di Pedena (m. 1560), sulla strada per il Passo di S. Marco, scendere per la val Pedena. In questo caso, dobbiamo stare attenti a non seguire i segnavia bianco-rossi della Gran Via delle Orobie, che puntano verso sud-ovest (sinistra), in direzione del passo di San Marco. Dobbiamo, invece, scendere tenendoci, più o meno, al centro della valle, aiutati da qualche raro segnavia rosso-bianco-rosso. Ad una quota approssimativa di 2000 metri dobbiamo, poi, piegare leggermente a destra, e scendere alla baita di quota 1871. Qui troviamo la traccia di sentiero che ci permette di superare la fastidiosa fascia di bassa vegetazione che separa l’alta valle dalla fascia di pascoli a monte della strada provinciale. Il sentiero piega a sinistra (direzione sud-ovest) e, dopo una serie di serrati tornanti, ci porta in vista della casera di Pedena, poco a monte della strada provinciale.


Traversata dell'alta La Val Budria

Una terza soluzione è quella di effettuare un bell’anello Val Budria-Val di Lemma, percorrendo, per un tratto, la Gran Via delle Orobie in direzione est. Questa soluzione, rispetto alla prima, comporta circa un’ora e mezza di cammino in più, ma, se abbiamo sufficiente tempo a disposizione, è un’occasione da non perdere per visitare anche la valle gemella che confluisce nella Val Corta. Per farlo, torniamo alla baita dei Pradelli di Pedena e, seguendo l’indicazione di un cartello, imbocchiamo il sentiero che attraversa la conca ai piedi del passo e prosegue tagliando l’intera alta valle, guadagnando quota molto gradualmente. Si tratta di un sentiero non sempre evidente (attenzione ai segnavia), ma panoramico e rilassante: guardando a nord, dominiamo l’intera Val Budria e, sul fondo, possiamo godere lo spettacolo sempre affascinante delle cime del gruppo del Masino, fino al monte Disgrazia. Passiamo, così, ai piedi del pizzo del Vento (m. 2235), elevazione posta in una posizione curiosa, avanzata rispetto allo spartiacque che separa la Val Tartano dalla Val Brembana. Il pizzo nasconde la bocchetta di Budria, che si affaccia sulla Val Brembana.


Salita alla buchèta de Làach

Dopo essere passati a monte della Casera del Lago (casèra de Làach, m. 2082), giungiamo ai piedi di un ripido crinale erboso, al termine del quale è posta la bocchetta di quota 2202 (bucheta de Làach), dalla quale ci affacciamo all’alta Val di Lemma. In basso, vediamo la baita quotata 2145 metri, alla quale possiamo scendere anche a vista (la traccia di sentiero è piuttosto debole).
Proseguendo nella discesa, pieghiamo leggermente a sinistra, giungendo ad una coppia di baite ammodernate (casera di Sona di Sopra), nel cuore dell'alpe di Sona di Sopra, che costituisce il lato occidentale dell’ampio sistema di alpeggi dell’alta Val di Lemma. Qui troviamo tre cartelli e seguiamo quello che indica la Casera di Lemma bassa (data a 50 minuti), lasciando quindi la GVO, che prosegue più alta.


Val di Lemma dal sentiero Sona di Sopra-fondovalle

Scendiamo per breve tratto in direzione della baita più bassa ed isolata, sul limite nord dell'alpe, poi pieghiamo a destra, attraversiamo un torrentello e passiamo a destra di un pianoro acquitrinoso, salendo gradualmente in diagonale verso il pizzo Vallone (dir. sud-sud-est). Piegando leggermente a sinistra cominciamo a vedere il sentiero e soprattutto un paletto con segnavia bianco-rosso, che indica il punto in cui il sentiero si approssima ad una soglia fra le roccette e comincia a scendere verso il fondovalle, dapprima passando a sinistra di n corpo franoso, poi piegando a sinistra, sul filo di un dosso in un bosco di larici.


Apri qui una panoramica dell'alpe Sona di Sopra

Al termine della discesa un ometto segnala che il sentiero va a sinistra, attraversa il torrente di Sona e si porta ad una fascia di prati. Procedendo diritti verso nord oltrepassiamo alcune baite e giungiamo infine ad ponte in legno che ci porta alla pista che risale la Val di Lemma. Percorrendolo verso sinistra, scendiamo ad in bivio: possiamo seguire la pista che volge sinistra e sale per un tratto, oppure il più diretto sentiero che scende diritto a ridosso del torrente Tartano (marmitta dei giganti). In ogni caso siamo al ponte oltre il quale si trova il bivio fra Val Budria e Val di lemma (contrada Barbera). Torniamo a Tartano seguendo la pista sterrata. L’anello completo Val Budria-Val di Lemma richiede complessivamente circa 7 ore di cammino.


Apri qui una panoramica sulla Val di Lemma dall'alpe di Sona di Sopra

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