ALTRE ESCURSIONI IN VAL TARTANO - GOOGLE MAP ; GALLERIA DI IMMAGINI


Panorama dalla Foppa.

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Biorca-Val di lemma-Giardino Botanico delle Orobie-Val Budria-Biorca
2 h
300
T
SINTESI. Percorrendo la ss 38, dopo il viadotto sul Tartano la lasciamo per prendere a destra (per chi proviene da Milano) e poco dopo ancora a destra, imboccando la strada che dopo 12 tornanti raggiunge Campo Tartano. Proseguiamo fino a Tartano e qui imbocchiamo la strada che scende verso destra alla Biorca (m. 1140), dove parcheggiamo. Percorriamo un breve tratto sulla pista sterrata della Val Corta per poi lasciarla ed imboccare la sterrata che sale verso destra (indicazioni per il sentiero Alfredo, ai ripidi prati del versante occidentale della valle. Andando a destra ci portiamo alle baite di Fognini (m. 1298), poi torniamo indietro ma invece di ridiscendere al fondovalle proseguiamo diritti fino alle baite della Foppa (m. 1298). Proseguiamo la camminata ignorando il sentiero che scende a sinistra verso il fondovalle, cercando con attenzione ed imboccando quello che sale per un tratto sui prati a monte della Foppa, dirigendosi verso il marcato solco della Valle del Pisello. Attraversata la valle, seguiamo sempre con attenzione il sentierino (evitiamo accuratamente i fuori-sentiero perché il versante è ripido ed insidioso) e dopo breve ratto in piano usciamo ai prati della contrada Ca' Bona (m. 1316).. Proseguiamo quasi in piano, sul sentierino che si dirige a sud, tagliando il ripido fianco della valle, fra alti abeti. Superiamo così due valloncelli, poi, salendo leggermente, usciamo alla raduta della baita isolata di quota 1372. Rientrati nella pecceta, procediamo verso sud e raggiungiamo il solco della Val Brusada, portandoci sul suo lato meridionale, dove il sentierino prosegue in piano, a monte della contrada Bagini. Ci stiamo avvicinando all'imbocco della Val Budria, ed attraversiamo un nuovo valloncello, uscendo in vista delle baite della Bratta (m. 1402). Seguiamo ancora per breve tratto il sentiero verso sud, fino ad un trivio, al quale imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra (113) e che in dieci minuti porta alla contrada Barbera (m. 1282), all'imbocco della Val Budria. Qui troviamo la pista sterrata che abbiamo lasciato alla Biorca, e la seguiamo nella tranquilla discesa a sinistra del torrente Tartano, fino a tornare allo slargo dove abbiamo lasciato l'automobile.


Tartano

Per chi soggiornasse Tartano, al centro dell'omonima valle, una delle più vitali e suggestive delle Orobie valtellinesi, una passeggiata raccomandabilissima è quella che tocca le contrade che punteggiano il versante occidentale della Val Corta, a valle della diramazione che la divide nelle valli di Lemma (val de lèma) e Budria (val de bödre). Si tratta di piccoli gruppi di baite, su ripiano che interrompono prati molto ripidi, dove ancora i segni e le atmosfere della dura civiltà contadina non hanno lasciato il posto al più rassicurante senso di confort delle villeggiature montane. La passeggiata permette di visitarle tagliando il versante a mezza costa, per poi tornare sfruttando la comoda pista che percorre il fondovalle a ridosso del torrente Tartano.
Lasciata la ss 38, dopo il viadotto sul torrente Tartano, imboccando a destra la pedemontana orobica, dopo poche centinaia di metri lasciamo anche la pedemontana prendendo di nuovo a destra ed imboccando la provinciale della Val Tartano, che dopo 12 arditi tornanti porta al primo nucleo della valle, Campo Tartano. Proseguiamo addentrandoci sul versante orientale della valle e raggiungiamo Tartano (m. 1210). Passiamo così a sinistra della chiesa di San Barnaba e dopo un breve tratto imbocchiamo una stradina che scende a destra e porta alla frazione della Biorca (m. 1140). Qui parcheggiamo all'ampio spiazzo, gettando un'occhiata alle abitazioni della contrada i cui abitanti, in passato, venivano soprannominati "Palutùu".


Panorama da Fognini

Prestiamo poi attenzione ad alcuni cartelli escursionistici che segnalano il sentiero 116 (Barbera è data a 30 minuti ed il passo di Lemma a 3 ore e 30 minuti), il sentiero 113 (il passo di Pedena è dato a 3 ore e 30 minuti) ed il giardino botanico delle Orobie, dato ad un'ora. Poco più avanti un rospo in legno presidia l'edicola del Parco regionale delle Orobie valtellinesi, che parla di “foreste e cime innevate, ultimi rifugi di galli cedroni e pernici bianche” e raccomanda, fra l'altro, di non raccogliere piante e fiori e di non abbandonare rifiuti.
Ci incamminiamo su una pista sterrata quasi a ridosso del ramo di Val Corta del torrente Tartano, che, alla nostra sinistra, non si stanca di far sentire la sua voce che domina il panorama sonoro della bassa Val Corta. Alla nostra destra, invece, una fascia di ripidissimi prati sui quali sta abbarbicata una manciata di baite, incuranti di Newton e della sua legge, a partire dal nucleo di Fognini. Davanti a noi si staglia un curiosissimo picco boscoso, sul limite della costiera che separa Val di Lemma e Val Budria, conosciuto localmente come “Züch”.


Baita a Fognini

Seguendola, raggiungiamo le baite della Foppa (“Via Fòpa”, m. 1298), dove la sterrata termina, ad uno slargo. Iimbocchiamo il sentiero verso destra (nord), che porta alle case della contrada Fognini (Fugnìi), dove ci accoglia un lavatotio coperto con un cartello su cui è scritto "Via Fognini 1298 m. s.l.m.". Il termine deriva dalla voce lombarda “fogn”, “fognìn”, che significa “oggetto nascosto”). Dalla contrada prende il nome la famiglia omonima. I suoi abitanti in passato venivano soprannominati "Lüserti", cioè "lucertole". Difficile ricostruire il significato del soprannome, che forse si giustifica considerata la duplice natura dell'animale, che ama crogiolarsi al sole ma è anche molto lesto nel fuggire via quando serve. Dalle baite lo sguardo raggiunge, a sud, la parte orientale della testata della Val Budria.
Superata una fontana, troviamo sulla nostra sinistra due grandi esempi di costruzione con la tecnica del “carden” o “cardana”. Si tratta di una tecnica costruttiva che caratterizza le popolazioni Walser, denominata anche “blockhaus” o “blockbau”, centrata sull’utilizzazione del legno, in quanto le pareti sono, in parte o totalmente, costituite da travi che si intrecciano e si incastrano negli angoli. L’incastro dei tronchi di legno sull’angolo era detto “scepàda” o “incucadüra”. Con tale tecnica venivano costruite, in genere, le pareti del piano superiore degli edifici adibiti a stalla e fienile, mentre quello inferiore era in muratura. Esempi di questa architettura rurale sono, in Val Tartano, frequenti.
Questa contrada riveste un notevole interesse per gli studiosi della struttura degli insediamenti rurali in Valtellina. Scrive, al proposito, Dario Benetti, nell’articolo “Abitare la montagna.Tipologie abitative ed esempi di industria rurale”, (in AA.VV., “Sondrio e il suo territorio”, Silvana Editoriale, Milano, 1995):
"La val Corta è, insieme alla val Lunga, una delle due diramazioni terminali della val Tartano. Fino al 1987 questa valle era raggiungibile solo a piedi tramite una mulattiera che scendeva, con ripidi tornanti, dalla contrada Corsuolo. Per questo motivo e per il fatto che la stessa strada carrozzabile è giunta in val Tartano dopo gli anni Sessanta essa conserva un elevato numero di edifici in legno e pietra del secolo XVIII ed anche XVII, pressoché intatti. A mezza costa, sul versante sinistro della val Corta erano poste le frazioni abitate (nell'ordine verso l'interno della valle: Dosso dei Fognini, Poppa, Dosso di Bona, Bagini) fino all'ulteriore biforcazione della valle che sale verso la testata suddivisa in val di Lemma e in val Budria. Qui rimanevano solo altri due insediamenti permanenti verso la val di Lemma: Barbèra e, infine, Zoccada.
La contrada Foppa è, in assoluto, quella meglio conservatasi, con esempi di dimore permanenti e di edifici rurali di origine medievale con ampliamenti settecenteschi. Nell'archivio parrocchiale della chiesa di S. Barnaba di Tartano, è citata l'esistenza di una «masone lignea coperta di Piode con la corte davanti, sita ubi dicitur in Foppa» in una pergamena del 1519.


La Val Budria vista da Fognini

L'insediamento è costituito da una schiera di edifici di abitazione permanente (suddivisi in tre unità abitative) posti sotto un'unica grande copertura con andamento parallelo alle linee di livello del terreno e da due edifici minori ad uso rurale. La parte residenziale ha tetto a due falde con manto di copertura in «piode selvatiche» e si sviluppa su tre piani. Al piano terreno sono ricavati gli spazi per le cucine, le stile rivestite di legno con pigna in muratura, i locali per la lavorazione del formaggio e, contro terra, per la conservazione dei prodotti alimentari (cantine). Al piano superiore, tramite scala interna, si raggiungono le camere, sopra ancora il sottotetto. Il rilievo architettonico ha rivelato l'esistenza di una parte più antica, medievale, a cui successivamente venne aggiunto un muro più a valle. Caratteristici sono i balconi del primo plano con parapetto a cassetta. Il dislivello del terreno è tale che a monte non ci sono aperture, non emergendo il volume del corpo del fabbricato dal terreno. Gli edifici rurali hanno la parte al piano terreno destinata a stalla e quella al piano superiore a fienile; quest'ultima ha struttura in legno a travi incastrate."


L'imbocco della Val Budria

Ora ignoriamo le indicazioni del sentiero Alfredo, che sale alla parte alta dei prati, e torniamo indietro sulla pista sterrata, ma invece di ridiscendere al fondovalle proseguiamo diritti verso sud, fino al secondo nucleo di baite, quello della Foppa (m. 1298). Su una di questa leggiamo infatti la scritta "Via Fopa". Poche baite, con graziosi ballatoi in legno ancora ottimamente conservati, un tempo abitate permanentemente dai "Crevàa" (così venivano chiamati gli abitanti della Foppa). Proseguiamo la camminata ignorando il sentiero che scende a sinistra verso il fondovalle, cercando con attenzione ed imboccando quello che sale per un tratto sui prati a monte della Foppa, dirigendosi verso il marcato solco della Valle del Pisello. Attraversata la valle, seguiamo sempre con attenzione il sentierino (evitiamo accuratamente i fuori-sentiero perché il versante è ripido ed insidioso) e dopo breve ratto in piano usciamo ai prati della contrada Ca' Bona (m. 1316).


Baita della Foppa

Proseguiamo quasi in piano, sul sentierino che si dirige a sud, tagliando il ripido fianco della valle, fra alti abeti. Superiamo così due valloncelli, poi, salendo leggermente, usciamo alla raduta della baita isolata di quota 1372. Rientrati nella pecceta, procediamo verso sud e raggiungiamo il solco della Val Brusada, portandoci sul suo lato meridionale, dove il sentierino prosegue in piano, a monte della contrada Bagini. Ci stiamo avvicinando all'imbocco della Val Budria, ed attraversiamo un nuovo valloncello, uscendo in vista delle baite della Bratta (m. 1402), sul lungo dosso denominato di Confine ed ai piedi della rocciosa forra della valle della Bratta, che non termina al fondovalle, ma alla parte alta dei prati della Bratta. Le baite della Bratta propongono diversi moduli costruttivi, compreso un nuovo esempio di baita a Càrden. Su una baita si osserva anche un dipinto di Maddonna con Bambino e due santi, forse San Francesco e Santa Chiara.


Baite alla Foppa

Seguiamo ancora per breve tratto il sentiero verso sud, fino ad un trivio segnalato da cartelli: il sentiero che sale a destra (Gran Via delle Orobie) traversa al versante orobico sopra Talamona (alpe Pedroria), mentre il sentiero che prosegue diritto (113) porta in mezzora alla casera di Val Budria e prosegue salendo al passo di Pedena. Noi imbocchiamo il sentiero che scende a sinistra (113) e che in dieci minuti porta alla contrada Barbera (m. 1282), all'imbocco della Val Budria.


La Bratta

Qui troviamo la pista sterrata che abbiamo lasciato alla Biorca, e la seguiamo nella tranquilla discesa a sinistra del torrente Tartano, fino a tornare allo slargo dove abbiamo lasciato l'automobile, dopo circa due ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 300 metri).


Dipinto alla Bratta

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