CARTA DEL PERCORSO

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Vedretta del monte Disgrazia sotto il passo di Mello

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Piana di Preda Rossa-Rif. Ponti-Bocchetta Roma-Passo di Mello
6 h
1500
EE
SINTESI. Saliamo in Val Masino e, dopo Cataeggio e la stretta di Filorera, prendiamo a destra (indicazioni per Preda Rossa). Acquistato il ticket giornaliero di transito, slaiamo lungo la carozzabile che passa per Sasso Bisolo e termina al parcheggio di di Preda Rossa (m. 1955), nei pressi di una presa idroelettrica. Qui seguiamo una pista che passa accanto ad un enorme masso erratico e porta al limite della piana di Preda Rossa (m. 1990). Attraversiamo la piana stando sul suo lato sinistro (segnavia) e sul lato opposto imbocchiamo il marcato sentiero che sale fra blocchi e larici ad un ripiano, dove piega a sinistra. Ignoriamo la deviazione a sinistra per il passo di Romilla (sentiero LIFE) e ci portiamo ai roccioni del versante nord-occidentale della valle, fra i quali il sentiero sale con diversi tornanti, guadagnando rapidamente quota. Vinta la soglia glaciale dell'alta valle, il sentiero prende a destra (direzione nord-est e nord-nord-est), procedendo diritto (segnavia ed ometti) in direzione del già visibile rifugio Ponti. Superata un'ultima valletta, raggiungiamo il rifugio Ponti (m. 2559). A poca distanza dal rifugio dobbiamo ignorare la deviazione, a destra, per il monte Disgrazia ed il passo di Corna Rossa, seguendo invece i segnavia rosso-bianco-rossi che ci guidano e descrivono, verso nord, un arco, il quale dapprima conduce nei pressi della costiera Remoluzza-Arcanzo (che separa la Valle di Preda Rossa dalla Val Cameraccio), volgendo, poi, gradualmente a destra, lungo una faticosa fascia di massi, fino al grande ometto della bocchetta Roma (m. 2840). La discesa dalla bocchetta Roma alla Val Cameraccio richiede molta cautela, perchè, soprattutto nell'ultima parte, nella quale si tratta di superare una fascia di rocce, propone qualche passo di arrampicata assistito da corde fisse e staffe. Attraversato un nevaietto, seguiamo i numerosi segnavia e proseguiamo nella discesa di una placca di rocce e sfasciumi, fino ad un secondo più piccolo nevaietto. Oltrepassato anche questo, il percorso assume un andamento quasi pianeggiante; dobbiamo superare una fascia di massi, approdando infine ad un terreno più tranquillo. Cominciamo a scendere di nuovo, lungo il crinale di una morena, in direzione di un microlaghetto. Al termine della discesa, passiamo a valle del laghetto, a quota 2640, attraversando una nuova fascia di grandi massi, che richiedono una certa attenzione per evitare di scivolare e di infortunarsi. Non manca molto alla meta: si tratta di sostenere un ultimo sforzo in salita, sotto lo sguardo severo del monte Pioda che, visto da qui, appare una possente piramide di granito. Raggiunto il filo di una evidente e lunga morena, pieghiamo a destra, seguendolo, fino a trovarci improvvisamente quasi faccia a faccia con il bell'edificio del bivacco Kima, a 2700 metri circa di quota. Oltre il bivacco, il sentiero piega a sinistra, prosegue quasi pianeggiante, risale poi una caratteristica placca rocciosa ed approda ad una nuova fascia di massi. Qui troviamo, presso un grande masso, l'indicazione della deviazione, a destra, del sentiero per il passo di Mello. Seguiamola e lasciamo il Sentiero Roma. Davanti ai nostri occhi si presentano, sul crinale fra la val Cameraccio e la val Sissone, quattro evidenti depressioni. Guardando da qui non possiamo indovinare su quale di queste sia collocato il passo. Solo la carta ci aiuta, mostrandoci che si trova sulla più orientale (destra), collocata immediatamente a sinistra della lunga propaggine rocciosa che scende ad ovest dalla cima del monte Pioda. I segnavia sono piuttosto radi, e ci guidano, per un tratto, nella salita fra grandi massi, che tende a destra. Poi scompaiono, e bisogna proseguire a vista, risalendo un grande dosso morenico, che dà l'impressione, illusoria, di condurre proprio in prossimità del passo. Spostandoci gradualmente verso sinistra, evitiamo la faticosa fascia dei grandi massi, ma dobbiamo prestare attenzione nella salita su un terreno caratterizzato da ghiaietta e terriccio, assai scivolosi. Ovviamente questa descrizione fotografa la situazione che possiamo trovare a stagiona avanzata, quando la neve si è sciolta. Sormontato il dosso, scopriamo, con delusione, di aver guadagnato non il passo, ma un falsopiano che si stende ai suoi piedi (la "zòca"), per cui c'è ancora un buon tratto di cammino, anche se ora la pendenza è meno impegnativa. La depressione su cui è collocato il passo è ora là, ben evidente, di fronte ai nostri occhi. La carta ci assicura che in prossimità del passo è collocato il bivacco Odello-Grandori, ma lo sguardo non riesce ad individuarlo. Solo con grande attenzione riusciamo a scovarlo: si trova sulla parte destra della depressione, ed il suo colore si mimetizza quasi perfettamente con il grigio chiaro del granito. La neve, ritirandosi, lascia allo scoperto un terreno cosparso di ghiaia, terriccio e sassi, talora molto instabili, perché poggiano su lastre di ghiaccio che non si vedono. Saliamo quindi con attenzione, fino al gradino roccioso terminale, proprio sotto il passo. Adesso vediamo bene dove dobbiamo arrivare (lo scatolone del bivacco è proprio lì, poco sopra il nostro naso), ma è meno evidente la via per arrivarci, perché sotto il bivacco la parete è piuttosto ripida. Dobbiamo quindi salire sul fianco sinistro del gradino, sfruttando un canalino non troppo difficile che sale verso sinistra, e poi prosegue verso destra, pianeggiante, fino al bivacco. In quest'ultimo tratto, però, è stretto ed esposto, senza appigli di sicurezza, per cui dobbiamo prestare la massima attenzione, prima di giungere al bivacco Odello Grandori (m. 2992).

Il bivacco Odello-Grandori

Due sono i passi che congiungono le due più celebri valli retiche, cioà la Val Masino e la Valmalenco. Il primo, più facile e più orientale è il passo di Corna Rossa (m. 2836), che si trova sull'ideale prolungamento del Sentiero Roma (senté róma) dal rifugio Ponti al rifugio Bosio. Il secondo, meno agevole da raggiungere, è il passo di Mello, che congiunge la val Cameraccio, che chiude la Val di Mello, alla val Sissone (val de sisùm), in alta Valmalenco. Si tratta di un passo poco frequentato, anche perché la discesa in Val Sissone è assai insidiosa e richiede una preparazione alpinistica. Salire al passo dalla Val Cameraccio, invece, non è, a stagione avanzata, troppo difficile.
Il passo è molto alto (m. 2992), ed è raggiungibile partendo dalla val di Mello o dalla valle di Preda Rossa. Nel primo caso dobbiamo superare più di 1900 metri di dislivello ed impiegare sei-sette ore di marcia, partendo dal parcheggio della val di Mello, percorrendola interamente e salendo in val Cameraccio. Un'interessante alternativa, quasi equivalente in termini di dislivello complessivo ma un po' più breve quanto al tempo necessario per raggiungere il passo (quattro-cinque ore circa) è quella che parte dalla piana di Preda Rossa.
Saliamo dunque in valle di Preda Rossa (m. 1955), fino alla piana, ed incamminiamoci alla volta del rifugio Ponti (m. 2559), proseguendo, poi, fino alla bocchetta Roma (m. 2898), che raggiungiamo dopo circa due ore e mezza dalla partenza.
Da qui il panorama sulla Val Cameraccio e le laterali settentrionali della Val di Mello è stupendo. Sul fondo il colpo d'occhio raggiunge anche la Val Ligoncio. Siamo in cammino da circa 3 ore ed abbiamo superato 1000 metri di dislivello in salita. Il bivacco è già visibile: prendiamo, come punto di riferimento, il microlaghetto posto approssimativamente al centro della valle, presso un masso ciclopico, seguendo, poi, il filo della morena alle sue spalle. Il nostro sguardo incontrerà la nuova struttura, edificata con pietre raccolte in loco, e quindi ben inserita nel suo scenario.
La discesa dalla bocchetta Roma alla Val Cameraccio richiede molta cautela, perchè, soprattutto nell'ultima parte, nella quale si tratta di superare una fascia di rocce, propone qualche passo di arrampicata assistito da corde fisse (alle quali, peraltro, è bene assicurarsi con cordino e moschettone). Ulteriore elemento cui prestare attenzione sono i sassi mobili: se ne parte uno, diventa un proiettile che rischia di colpire chi sta più in basso.
Alla fine, grazie anche ad alcune staffe, raggiungiamo un nevaietto ai piedi della fascia di rocce e scendiamo fino al limite inferiore. Sempre seguendo i numerosi segnavia, proseguiamo nella discesa di una placca di rocce e sfasciumi, fino ad un secondo più piccolo nevaietto. Oltrepassato anche questo, il percorso assume un andamento quasi pianeggiante; dobbiamo superare una fascia di massi, approdando infine ad un terreno più tranquillo. Cominciamo a scendere di nuovo, lungo il crinale di una morena, in direzione del microlaghetto, alimentato dal piccolo ghiacciaio che si annida fra le pieghe del versante meridionale del monte Pioda (sciöma da piöda, m. 3431), la cima posta immedietamente ad occidente dell'imponente monte Disgrazia (m. 3678). Al termine della discesa, passiamo a valle del laghetto, a quota 2640, attraversando una nuova fascia di grandi massi, che richiedono una certa attenzione per evitare di scivolare e di infortunarsi.
Non manca molto alla meta: si tratta di sostenere un ultimo sforzo in salita, sotto lo sguardo severo del monte Pioda che, visto da qui, appare una possente piramide di granito. Raggiunto il filo di una evidente e lunga morena, pieghiamo a destra, seguendolo, fino a trovarci improvvisamente quasi faccia a faccia con il bell'edificio del bivacco Kima, a 2700 metri circa di quota. Oltre il bivacco, il sentiero piega a sinistra, prosegue quasi pianeggiante, risale poi una caratteristica placca rocciosa ed approda ad una nuova fascia di massi. Qui troviamo, presso un grande masso, l'indicazione della deviazione, a destra, del sentiero per il passo di Mello (il quale si trova, peraltro, a sinistra del crinale di nord-ovest del monte Pioda (sciöma da piöda), a 2992 metri, più o meno sulla verticale del bivacco, - è la più orientale, cioè quella più a destra, fra le marcate depressioni sulla testata della Val Cameraccio - ma viene raggiunto da qui con una prima diagonale verso destra, cioè in direzione est). Il Sentiero Roma prosegue, poi, verso il passo Cameraccio (2950), il suo punto più alto, che da qui non si vede. Si vede bene, invece, l'inconfondibile profilo, a punta di lancia, del pizzo Torrone orientale (m. 3333), sulla testata della valle omonima.
Il pizzo è, ovviamente, ben visibile anche dal bivacco. Ma non è l'unica cima che possiamo ammirare da qui. Alla sua sinistra si vedono anche i pizzi Torrone centrale (m. 3290) ed occidentale (m. 3349), mentre alla sua destra vediamo, infatti, il monte Sissone
("sisùn", in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco; m. 3331), la punta Baroni (o cima di Chiareggio nord-occidentale, m. 3203) e le cime di Chiareggio centrale e sud-orientale. Verso sud-ovest, dominiamo la Val di Mello, sul cui sfondo si distinguono le Valli Merdarola e Ligoncio, nella Valle dei Bagni di Masino. Alla loro sinistra possiamo ammirare la costiera Remoluzza-Arcanzo e, sulla sua parte più alta, scorgiamo ancora il grande ometto della bocchetta Roma. A nord-est, infine, cioè proprio alle spalle del bivacco, è sempre il monte Pioda a chiudere, maestoso, l'orizzonte.
Ma vediamo come salire dalla deviazione segnalata sul grande masso al passo di Mello. Seguiamola e lasciamo il Sentiero Roma. Davanti ai nostri occhi si presentano, sul crinale fra la val Cameraccio e la val Sissone, quattro evidenti depressioni. Guardando da qui non possiamo indovinare su quale di queste sia collocato il passo. Solo la carta ci aiuta, mostrandoci che si trova sulla più orientale (destra), collocata immediatamente a sinistra della lunga propaggine rocciosa che scende ad ovest dalla cima del monte Pioda.
I segnavia sono piuttosto radi, e ci guidano, per un tratto, nella salita fra grandi massi, che tende a destra. Poi scompaiono, e bisogna proseguire a vista, risalendo un grande dosso morenico, che dà l'impressione, illusoria, di condurre proprio in prossimità del passo. Spostandoci gradualmente verso sinistra, evitiamo la faticosa fascia dei grandi massi, ma dobbiamo prestare attenzione nella salita su un terreno caratterizzato da ghiaietta e terriccio, assai scivolosi. Ovviamente questa descrizione fotografa la situazione che possiamo trovare a stagiona avanzata, quando la neve si è sciolta. Sormontato il dosso, scopriamo, con delusione, di aver guadagnato non il passo, ma un falsopiano che si stende ai suoi piedi (la "zòca"), per cui c'è ancora un buon tratto di cammino, anche se ora la pendenza è meno impegnativa. La depressione su cui è collocato il passo è ora là, ben evidente, di fronte ai nostri occhi. La carta ci assicura che in prossimità del passo è collocato il bivacco Odello-Grandori, ma lo sguardo non riesce ad individuarlo. Solo con grande attenzione riusciamo a scovarlo: si trova sulla parte destra della depressione, ed il suo colore si mimetizza quasi perfettamente con il grigio chiaro del granito.
La neve, ritirandosi, lascia allo scoperto un terreno cosparso di ghiaia, terriccio e sassi, talora molto instabili, perché poggiano su lastre di ghiaccio che non si vedono. Saliamo quindi con attenzione, fino al gradino roccioso terminale, proprio sotto il passo. E qui nasce il dilemma: da che parte salire? Di segnalazioni, infatti, neppure l'ombra (almeno fino all'autunno del 1999; non so se poi qualche pietosa mano ha tracciato i provvidenziali segni). Adesso vediamo bene dove dobbiamo arrivare (lo scatolone del bivacco è proprio lì, poco sopra il nostro naso), ma è meno evidente la via per arrivarci, perché sotto il bivacco la parete è piuttosto ripida. Dobbiamo quindi salire sui fianchi del gradino, quello di sinistra o quello di destra. Il primo mostra un canalino non troppo difficile che sale verso sinistra, e poi prosegue verso destra, pianeggiante, fino al bivacco. In quest'ultimo tratto, però, è stretto ed esposto, senza appigli di sicurezza, per cui, soprattutto se abbiamo uno zaino ingombrante, dobbiamo affrontarlo con tutta la cautela di questo mondo. Scegliendo il lato destro, ci si presenta la difficoltà rovesciata: è il primo tratto ad essere più delicato, poi possiamo più agevolmente piegare a sinistra, in direzione del bivacco Odello Grandori.
Dal bivacco al passo di Mello non ci sono che pochi metri. La spaccatura nell'aspro crinale roccioso ci permette di affacciarci ad uno scenario impressionante. Gettando lo sguardo verso nord, distinguiamo il pian del Lupo e Chiareggio; oltre, la valle del Muretto ed il passo omonimo. Recentemente è stata attrezzata la cengia che consente di toccare la vedretta del Disgrazia e di scendere quindi a Chiareggio per la Val Sissone: la traversata richiede però esperienza alpinistica (sul ghiacciaio si deve procedere in cordata).
Il bivacco, di proprietà del CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) è dedicato alla memoria è dedicato alla memoria degli alpinisti, entrambi appassionati di queste montagna, Carla Odello, morta nel 1944 nel tentativo di ascensione invernale della Cima di Vazzeda (Valmalenco), e Nando Grandori, morto nel 1945, per il maltempo, sulla via Solleder alla Civetta. Versa però in condizioni precarie ed è privo di dotazioni.
Le grandi fatiche profuse per la salita sono ripagate da un panorama eccezionale, così descritto da Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista, in una relazione datata 28 luglio 1904 (in "Punte e Passi", a cura di Luisa Angelici e Antonio Boscacci, Sondrio, 1998):" Il panorama è uno dei più belli che possiamo immaginare: vicino a noi le bianche pareti del Disgrazia e del pizzo Ventina, lontano i giganti del gruppo del Bernina, ai nostri piedi l'immensa vedretta del Disgrazia che muore nel verde dei prati e dei boschi di Forbicina. La chiesetta di Chiareggio si staglia, bianca, sul verde dei prati. Sotto il passo, le rocce cadono a picco e le gande franano continuamente".
Il dislivello superato per giungere fin qui è di circa 1500 metri.

Vedretta del Disgrazia dal passo di Mello

Per tornare, possiamo ripercorre a rovescio il cammino effettuato, oppure, se abbiamo un appoggio al parcheggio di Val di Mello, scendere dalla val Cameraccio. Sconsiglio però questa seconda soluzione, (che potrebbe attrarre perché ci evita i circa 400 metri di salita per approdare alla bocchetta Roma) a chi non conosce il percorso che, sul lato destro (per chi scende) della valle permette di raggiungere la casera del Cameraccio e la parte terminale della val di Mello: è molto facile perdersi, perché esiste solo una traccia di sentiero discontinua, i segnavia sono rari e sbiaditi e qualche ometto non facilita di molto il compito.

Vedretta del Disgrazia dal passo di Mello

Recentemente, infine, è stata attrezzata la via che consente la discesa alla vedretta del Disgrazia e di qui alla Val Sissone ed a Chiareggio, ma la traversata presenta difficoltà di carattere alpinistico. Per diversi motivi. Innanzitutto la presenza di ghiaccio o neve rende molto problematica l'assicurazione alle corde fisse, per cui la discesa, che avviene superando le prime facili roccette e procedendo poi in diagonale da destra a sinistra su ripide placche, è assai insidiosa.

Passo di Mello

Toccata la vedretta del Disgrazia, poi, si deve procedere in cordata e c'è subito da prestare attenzione alla crepaccia terminale, che di solito si attraversa sulla verticale del passo, ma che può richiedere una ricerca laboriosa del punto più facile a seconda delle sue condizioni. Nella successiva discesa, che avviene dalla veticale del passo procedendo in diagonale leggermente a sinistra, bisogna infine prestare attenzione ad altri crepacci.

Val Sissone

Per tutti questi motivi la cosa migliore è munirsi di una guida. Raggiunto il bordo della vedretta, ci affacciamo all'alta Val Sissone. la successiva discesa avviene sfruttando il fianco destro del grande cordone morenico che si trova alla nostra sinistra. Restiamo così a sinistra del torrente principale che scende dalla vedretta e finiamo per intercettare, duecento metri più in basso, i segnavia gialli dell'Alta Via della Valmalenco, che ci guidano nell'ultima parte della discesa che percorre il fondovalle fino all'alpe Forbesina , al ponte sul Mallero ed a Chiareggio.

Monte Disgrazia

APPENDICE: BRUNO GALLI VALERIO AL PASSO DI MELLO


Monte Disgrazia, passo di Mello e testata della Val Sissone (clicca qui per ingrandire)

Riportiamo qui di seguito il testo integrale della descrizione della traversata dalla Val di Mello (capanna Cecilia) a Chiareggio (per la bocchetta Roma ed il pasos di Mello), effettuata il 28 luglio 1904 da Bruno Galli Valerio, nel testo citato ("Punte e Passi", a cura di Luisa Angelici e Antonio Boscacci, Sondrio, 1998):
“28 luglio. Non una nuvola nel cielo. Un'aria calma e calda. Alle cinque, diciamo addio alla capanna. Le gande si susseguono alle gande, mentre risaliamo la valle, dirigendoci verso una depressione della cresta che separa la valle di Sasso Bisolo da quella di Mello, lassa, verso uno sperone roccioso quotato 2997 m. In quel deserto di pietre, non incontriamo che qualche cranio e qualche costola biancheggiante di pecora e di capra. Alle sei, raggiungiamo la depressione the a situata a circa 2800 m. e che potrebbe portare il nome di Passo di Preda Rossa. Sotto di noi si stende l'anfiteatro di Val di Mello, formato da gande, nevai, vedrette e circondato dalle cime del Torrone orientale, dal Sissone e dall'alta cresta che unisce quest'ultimo al Disgrazia. Giù, in fondo pascoli e boschi, e lontan lontano, le cime del Calvo, del Ligoncio e i Mischabel.
Per roccie che franano, per gande e nevai, guadagnamo l'anfiteatro di Val di Mello, che tagliamo di traverso per portarci sotto il Passo di Mello o Passo del Disgrazia. Siamo motto incerti sul punto ove si trovi questo passo. Io propendo per la prima bocchetta, quella che si trova immediatamente al di la dello sperone roccioso che limita a nordovest il ghiacciaio che scende dal Pizzo di Pioda (3427 m.) in Val di Mello. I miei compagni sostengono che il secondo. Per gande e nevai ci portiamo a quest'ultima, che raggiungiamo alle otto e mezzo. Passare è impossibile: Ci troviamo infatti in cima a una parete che cade a picco per qualche centinaia di metri sulla vedretta del Disgrazia.

Monte Disgrazia e monte Pioda

Il passo si trova dunque alla prima bocchetta. Mentre ridiscendiamo in Val di Mello, sentiamo gridare e una silhouette appare sul Torrone orientale e agita le braccia. Rispondiamo al saluto e attacchiamo la vedretta che scende sotto il Passo diMello. E' ripidissimo e lo risaliamo scalinando a zig zag sul suo fianco destro. Raggiungiamo un nevaio e di là la ganda che ci conduce a una larga depressione della cresta: il Passo di Mello (2991 m.).
Il panorama è uno dei più belli che possiamo immaginare: vicino a noi le bianche pareti del Disgrazia e del Pizzo Ventina, lontano i giganti del gruppo del Bernina, ai nostri piedi l'immensa vedretta del Disgrazia che muore nel verde dei prati e dei boschi di Forbicina. La chiesetta di Chiareggio si staglia, bianca, sul verde dei prati. Sotto il passo, le roccie cadono a picco e le gande franano continuamente.

Monte Disgrazia e monte Pioda

Abbiamo l'impressione di un gran salto fin sulla vedretta. Luigi scende lungo le roccie per cercare un passaggio. La discesa è accompagnata da un gran rotolare di pietre che saltano fin sulla vedretta. Dopo qualche tempo, Luigi ci grida che non c'e mezzo di passare. Non sono persuaso e scendo io stesso per esplorare le roccie. Scendendo direttamente sotto la bocchetta o portandosi verso sud-est, è fuor di dubbio che non si passa. Prendendo a nord-ovest, scopro una cengia verdastra e liscia che si restringe avvicinandosi alla vedretta. Sono convinto che quella cengia è la sola via, ma per esplorarla, occorre la corda. Chiamo il Dott. Corti che scende a portarmi la corda, leghiamo Luigi e dopo esserci ben fissati alle roccie, lo mandiamo in ricognizione sulla cengia. Dopo pochi istanti ci grida che si può passare; allora chiamiamo anche i Signori Bezzi e Guicciardi.

Val Sissone

Aiutandoci colla corda, passiamo l'uno dopo l'altro sulla cengia scivolosa che ci conduce ad una sporgenza della roccia che cade a picco sulla vedretta e che da una parte si continua con una punta di neve che risale la crepaccia terminale. La neve è piuttosto sottile e sembra diventarlo sempre pia avvicinandosi al ponte della crepaccia terminale. Bisogna scalinare con precauzione, per non far sprofondare la neve. Sulla lingua di neve, siamo sotto il tiro delle pietre che cadon dall'alto. Fortunatamente, quelle che cadono son piccole e poco numerose e non toccano nessuno. Scendiamo colla più grande attenzione: mentre uno avanza, gli altri stanno fermi, assicurando la corda a una picozza ben affondata nella neve. Più scendiamo più la neve rischia di sprofondare sotto i nostri piedi; e sotto c'e il vuoto.

Monte Disgrazia e monte Pioda

Il ponte sulla crepaccia terminale e si sottile che sconsiglio di passarlo in piedi. Lo passeremo sdraiati, l'uno dopo l'altro. I primi passano bene, io e Luigi passiamo quando il ponte e per meta affondato. Meno male che la crepaccia terminale e piena di neve. Ci troviamo cosi tutti riuniti dall'altra parte, tra la crepaccia terminale e un largo crepaccio. Scendiamo lungo una bella vedretta girando fra crepacci e passando su ponti di neve. Alle due, tocchiamo la morena di sinistra. Seduti sulle pietre, mentre l'acqua pel tè bolle nella pentola, ammiriamo il ghiacciaio del Disgrazia, coi suoi seracs azzurri, sopra il quale si erigono le cime del Ventina e del Disgrazia e la parete grigia che chiude l'anfiteatro e in cui si disegna il Passo di Mello a guisa di una spaccatura rettangolare, limitata a nord-ovest da una gran striscia di roccia bianca.

Val Sissone

Poi scendiamo per la vedretta portandoci a destra. Il ghiaccio è rugoso e si scende facilmente. Solo di tanto in tanto, quando qualcuno dà uno scossone un po' violento alla corda, gli altri si trovano assisi in qualche pozza d'acqua. Le gande ci portano ai primi larici. I resti di una valanga ci permettono di attraversare il flume e di arrivare al sentiero che scende sulla sinistra della valle, traversando boschi e pascoli. A Forbicina (1659 m.) gettiamo uno sguardo indietro e la vedretta ci appare ancor più bella nella verde cornice delle conifere. Alle cinque di sera, siamo a Chiareggio”.

Val Sissone

Monte Disgrazia

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line.


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