CARTE DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI


Traversata dei Monti da Genova a Gualdo (clicca qui per ingrandire)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pian Cantone -Era-Genova-Pian Cantone-Valle Aurosina-Motta-Pradella-Uschione-Chiavenna
5-6 h
300
E
Canete-Tabiadascio-Era-Genova-Pian Cantone-Valle Aurosina-Motta-Pradella-Uschione-Chiavenna
9 h
1070
E
SINTESI. Procedendo sulla ss 36 dello Spluga raggiungiamo con due automobili Chiavenna, e qui, alla prima rotonda in ingresso, prendiamo a destra per raggiungere i parcheggi dove lasciare la prima automobile. Con la seconda, invece, ci portiamo alla seconda rotonda a qui prendiamo a destra ed imbocchiamo la statale per il passo del Maloja. Superate Prosto, Borgonuovo e Santa Croce, raggiungiamo Villa di Chiavenna. Qui possiamo acquistare il pass di transito sulla carrozzabile dei maggenghi. Se diosponiamo di una sola automobile, la possiamo lasciare a Chiavenna e giungere fin qui con i mezzi pubblici. Oltrepassato il paese, costeggiamo il lago di Villa e raggiunto il suo limite lasciamo la strada che prosegue per il confine italo-svizzero scendendo a destra e portandoci sul lato opposto della valle (sud). Ad un bivio andiamo a destra, passiamo davanti alla chiesetta di San Barnaba e raggiungiamo Canete. Se disponiamo del pass di transito, proseguiamo sulla carrozzabile fino al parcheggio nei pressi di Pian Cantone (m. 1301). In caso contrario parcheggiamo qui (m. 720). Saliamo per breve tratto seguendo la carozzabile e la lasciamo per imboccare una mulattiera ben scalinata che parte alla nostra destra. Oltrepassata una fontana, usciamo dalla pecceta e ci portiamo al torrente Valtura (valtüra), che oltrepassiamo da destra a sinistra (per noi) su un ponte in legno. Seguendo una pista intercettiamo la carozzabile, la seguiamo per un tratto e, in corrispondenza di un nucleo di tre baite, dopo un tornante sx la lasciamo di nuovo riprendendo la mulattiera, che, sul lato destro della strada, sale diretta verso sud, portando al limite inferiore dei prati di Tabiadascio (tabiadàsc’. m. 1190). Saliamo di qui ad un bivio e seguiamo le indicazioni del sentiero di destra (B12), che porta a Pian Cantone in 45 minuti e ad Uschione in 6 ore. Prendendo a destra saliamo lungo i prati verso sud-ovest, attraversando un avvallamento per poi entrare in una splendida pecceta. Saliamo sempre diritti su buon sentiero segnalato verso sud-ovest, attraversando l’alta Valtura. Sul versante opposto della Valtura dopo breve salita usciamo ai prati di Era (m. 1348), ai piedi del versante settentrionale del monte Congen (m. 2139). Qui il sentiero piega a destra e scende tagliando in diagonale i prati fino alle vicine baite di Guarné (m. 1281). Qui proseguiamo in piano verso ovest e, attraversata una valletta, proseguiamo in leggera discesa e poi in piano, uscendo al terrazzo panoramico dei prati di Genova (m. 1330). Sempre seguendo i segnavia bianco-rossi e le indicazioni del percorso B12, traversiamo in piano verso ovest e, attraversata una valle, usciamo all’ampio e luminoso maggengo di Pian Cantone (m. 1301). Dobbiamo ora stare attenti ai segnavia: il sentiero piega a sinistra e sale verso il limite alto dei prati, per poi infilarsi nell’ennesima fiabesca pecceta. Ci stiamo avvicinando al profondo solco della Valle Aurosina, della quale si mostra da Pian Cantone una parte della testata. Il sentiero prosegue verso sud, sul ripido fianco orientale della media valle e comincia a scendere verso il torrente Aurosina, con un tratto agevolato da scalette in legno. Stiamo attenti a non scivolare sui sassi quasi sempre umidi e, attraversato un valloncello laterale, ci portiamo al ponte sul torrente Aurosina. Raggiunto il versante occidentale della valle, entriamo nel territorio del comune di Piuro Saliamo diritti verso sud, guadando due torrentelli, per uscire ai prati del Monte Tabiadascio (m. 1245). Alla nostra sinistra troviamo un tavolo con panche ed una fontana. A destra ci sono una baita ed un tavolo con panche. Qui ci raggiunge il sentiero che sale da Aurogo, sul fondovalle (B 15: si tratta dello storico sentiero per la Val Aurosina). Infatti i cartellli segnalano il bivio, al quale stiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Alpe Crotto-Penz, Alpe Garzonedo/Bivacco, Bocchetta di Scilano e Pradella. Salendo ancora, raggiungiamo la baita più alta dei prati di Monte Tabiadascio, dove troviamo un secondo bivio. Questa volta prendiamo a destra, seguendo le indicazioni che danno Motta mezzora e Pradella a ad un'ora (sentiero B12 della Traversata dei Monti) ed imbocchiamo un sentiero che prosegue in leggera discesa verso nord-ovest. Attraversate due vallette, riprendiamo a salire e raggiungiamo la spalla del versante occidentale della Val Aurosina, uscendo ai prati della Motta (m. 1279). Qui siamo ad un bivio: lasciamo alla nostra destra la bella mulattiera che scende diretta fino ad Aurogo ed andiamo a sinistra (ovest), passando per la stazione di arrivo della teleferica che sale da Santa Croce e per le baite di Sarangia o Saragia (m. 1290). Il sentiero comincia a scendere ed attraversa tre rami della Val Scilano, prima di affacciarsi al maggengo di Pradella (m. 1115). Qui troviamo un nuovo bivio al quale lasciamo a  sinistra il sentiero B14 che traversa all’alpe Quarantapan e restiamo sul sentiero B12 che scende deciso verso destra (nord-ovest). Attraversata una valletta, il sentiero propone alcuni tornantini, poi piega leggermente a sinistra e prosegue diritto nella discesa verso nord-ovest, allargandosi a pista, sempre all’ombra di una pecceta. Superate le poche baite della Tieda (m. 1057), la pista volge a sinistra. Ignorato il sentiero B11 che alla nostra destra scende diretto alla chiesa della B. V. Assunta di Piuro, restiamo sulla pista, attraversiamo una valletta e proseguiamo in leggera discesa verso sud-ovest, raggiungendo Nesossi, una delle tre frazioni di Uschione. Ci dirigiamo verso la chiesa, presso la quale, nell’ex-canonica, è stato aperto il rifugio Uschione, gestito d’estate. Passando fra le case del paese, volgiamo a destra fino al cartello che segnala la partenza della mulattiera che scende a Chiavenna. Nel primo tratto è un sentiero che scende lungo una fascia di prati, poi entra nel bosco e diventa una splendida mulattiera scalinata che scende nel bosco. Verso sud-ovest. Ci raggiunge da sinistra il sentiero B6 e volgiamo a destra, proseguendo la discesa verso nord, fino a raggiungere la località di Pratogiano a Chiavenna, dove abbiamo parcheggiato la prima automobile.

La bassa Val Bregaglia, o Bregaglia italiana, offre numerose possibilità di passeggiate ed escursioni sulla fascia della media montagna, che qui è particolarmente curata e regala scorci e scoperte affascinanti. La più classica fra le escursioni è la Traversata dei Monti, che tocca gran parte dei maggenghi del versante meridionale della Bregaglia italiana. Si tratta di un percorso lungo ma tranquillo, iderale per camminatori che amano le lunghe ombre di splendide peccete e gli scorci di prati dove abbandono e solitudine non hanno ancora preso il sopravvendo sulla presenza di un'umanità discreta e radicata alla montagna.
Per la traversata servono due automobili, una da lasciare al parcheggio presso Pratogiano a Chiavenna, l'altra da portare a Villa di Chiavenna, per poi scegliere se acquistare il pass di transito per la strada dei maggenghi o sobbarcarsi un tour de force da camminatori ben allenati.
Procedendo sulla ss 36 dello Spluga raggiungiamo dunque Chiavenna, e qui, allaprima rotonda in ingresso, prendiamo a destra per raggiungere i parcheggi dove lasciare la prima automobile.
Con la seconda, invece, ci portiamo alla seconda rotonda a qui prendiamo a destra ed imbocchiamo la statale per il passo del Maloja. Superate Prosto, Borgonuovo e Santa Croce, raggiungiamo Villa di Chiavenna. Oltrepassata Villa, proseguiamo in direzione del confine italo-svizzero, notando, alla nostra destra, l’invaso artificiale denominato Lago di Villa (il làach, realizzato a scopi idroelettrici dalla società Edison). In corrispondenza del limite orientale del lago (quello in direzione della dogana), lasciamo la statale e prendiamo a destra, imboccando una stradina che scende alla sua sponda orientale e, costeggiandola, si porta sul lato opposto della Val Bregaglia, quello meridionale. Qui comincia a salire, fino ad un bivio: lasciando a sinistra la strada che porta a Chete (chéet), svoltiamo a destra, toccando la bella chiesetta quattrocentesca (rifacimento di una più antica chiesetta del secolo XII) di San Barnaba, nella contrada omonima (un tempo chiamata “sciamartìn”). Proseguendo nella salita, siamo in breve al nucleo di Canete (canéet, caratterizzato da interessanti esempi di architettura rurale quattro-cinquecentesca), con la bella chiesetta localmente chiamata “la madòna de canéet”. Dopo una svolta a sinistra, troviamo un parcheggio con un pannello che illustra le bellezze della Bregaglia italiana ed offre una mappa dei percorsi sul versante montuoso.
Se abbiamo acquistato il pass di transito ai maggenghi a Villa di Chiavenna, proseguiamo sulla carrozzabile fino al suo termine, al parcheggio nei pressi di Pian Cantone (m. 1301).
In caso contrario, la lunga traversata parte da qui (m. 720) e nel primo tratto ha come meta i prati di Tabiadascio. La carrozzabile prosegue, e noi la seguiamo per un tratto, finché troviamo, sul suo versante a monte, in corrispondenza di un cartello di divieto di transito ai motoveicoli, la partenza di una larga mulattiera ben scalinata. Iniziamo, così, a salire nel silenzio del bosco, avvolti nella frescura di una bella pecceta, passando per una bella fontana la cui vasca è ricavata da un grande masso (un cartello ci invita ad avere rispetto dell’ambiente che ci accoglie). Sempre seguendo la mulattiera, che volge a sud est, usciamo dal bosco e ci portiamo al torrente Valtura (valtüra), che oltrepassiamo da destra a sinistra (per noi) su un ponte in legno.
Sul lato opposto possiamo scegliere se piegare a destra, su traccia un po’ incerta, che sale diritta in direzione sud fino al limite inferiore dei prati di Tabiadascio, oppure proseguire su una pista che si congiunge con la carrozzabile. In questo caso seguiamo per un tratto la strada asfaltata, finché, in corrispondenza di un nucleo di tre baite, dopo un tornante sx notiamo, sulla destra, la ripartenza della mulattiera, che sale diretta verso sud, portando anch’essa al limite inferiore dei prati di Tabiadascio (tabiadàsc’). Si tratta di un ampio e luminoso maggese, sul cui limite inferiore, a 1190 metri di quota, possiamo scovare, seminascosto dal bosco, l’edificio dell’ex caserma della Guardia di Finanzia, la cui collocazione testimonia che questa fascia montuosa, prossima al confine elvetico, molto facile da varcare in più punti, fosse interessata, fra Ottocento e Novecento, da un intenso traffico di contrabbando.
Proseguiamo salendo su un sentierino lungo il versante dei prati, abbastanza ripido, e piegando gradualmente a sinistra, fino ad un bivio, segnalato da alcuni cartelli della Comunità Montana di Valchiavenna. Nella direzione dalla quale siamo giunti Canete è data a 45 minuti (sentiero B18). Il medesimo sentiero prosegue per i Laghetti, la bocchetta della Teggiola ed il bivacco Pedroni-Del Pra, dato a 4 ore (si tratta dell’impegnativa traversata all’alta Val Codera, nella quale, appunto, il bivacco è collocato). Prendendo a destra, invece, si percorre l’itinerario B12, che traversa in 45 minuti a Pian Cantone, proseguendo per Pradella e Uschione (6 ore), sopra Chiavenna. Si tratta della Traversata dei Monti, dunque dell'itinerario che ci interessa.
Prendendo a destra saliamo lungo i prati verso sud-ovest, attraversando un avvallamento per poi entrare in una splendida pecceta. Saliamo sempre diritti su buon sentiero segnalato verso sud-ovest, attraversando l’alta Valtura. Sul versante opposto della Valtura dopo breve salita usciamo ai prati di Era (m. 1348), ai piedi del versante settentrionale del monte Congen (m. 2139). Qui il sentiero piega a destra e scende tagliando in diagonale i prati fino alle vicine baite di Guarné (m. 1281). Qui proseguiamo in piano verso ovest e, attraversata una valletta, proseguiamo in leggera discesa e poi in piano, uscendo al terrazzo panoramico dei prati di Genova (m. 1330). Sempre seguendo i segnavia bianco-rossi e le indicazioni del percorso B12, traversiamo in piano verso ovest e, attraversata una valle, usciamo all’ampio e luminoso maggengo di Pian Cantone (m. 1301).


Pian Cantone

Dobbiamo ora stare attenti ai segnavia: il sentiero (segnalato dal cartello B12 che dà Uschione a 5 ore) piega a sinistra e sale verso il limite alto dei prati. Passiamo a lato di un improvvisato campo di calcio con due porte, lasciamo alle spalle le ultime baite e, superato un masso con segnavia, rientriamo, scendendo leggermente, in una fiabesca pecceta. Ad un bivio, presso una fontana con vasca in legno, il cartello della Traversata dei Monti ci indirizza a sinistra, per Tabiadascio ed Uschione.
Ci stiamo avvicinando al profondo solco della Valle Aurosina, della quale si mostra da Pian Cantone una parte della testata. Il sentiero prosegue verso sud. Passiamo accanto ad un fienile e ad un bivio, seguendo i segnavia, prendiamo a destra. Il sentiero procede sul ripido fianco orientale della media valle e comincia a scendere verso il torrente Aurosina, alternando brevi discese a tratti in piano. In alcuni punti la traversata è agevolata da scalinature in pietra. In alcuni tratti è rinforzato da tronchi sul lato a valle.


Pian Cantone

Usciamo dal bosco, superiamo quattro baite e vi rientiramo. Procediamo fra pietre e massi, stando attenti a non scivolare sui sassi quasi sempre umidi. Superato un torrentello, scendiamo con andamento più ripido. Al termine della discesa un tratto esposto è posto in sicurezza con catene infisse nelle rocce alla nostra sinistra. Superiamo quasi in piano un corpo franoso ed un secondo torrente, poi cominciamo a salire con tratto scalinato in pietra, cui seguono, dopo un tratto con corrimano di protezione in legno sul lato destro, tre scalette metalliche. L'atmosfera un po' cupa ed opprimente di questo tratto della valle non manca di impressionarci. Il sentiero prosegue nella salita e passiamo accanto ad una panchina in legno. Dopo qualche saliscendi siamo finalmente al centro della valle, al nuovo ponte in legno (costruito vicino al vecchio, malridotto) sul torrente Aurosina (m. 1215).


Verso la Valle Aurosina

Raggiunto il versante occidentale della valle, entriamo nel territorio del comune di Piuro Saliamo diritti verso sud, guadando due torrentelli, per uscire ai prati del Monte Tabiadascio (m. 1245). Alla nostra sinistra troviamo un tavolo con panche ed una fontana. A destra ci sono una baita ed un tavolo con panche. Qui ci raggiunge il sentiero che sale da Aurogo, sul fondovalle (B 15: si tratta dello storico sentiero per la Val Aurosina). Infatti i cartellli segnalano il bivio, al quale stiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Alpe Crotto-Penz, Alpe Garzonedo/Bivacco, Bocchetta di Scilano e Pradella. Salendo ancora, raggiungiamo la baita più alta dei prati di Monte Tabiadascio, dove troviamo un secondo bivio. Questa volta prendiamo a destra, seguendo le indicazioni che danno Motta mezzora e Pradella a ad un'ora (sentiero B12 della Traversata dei Monti) ed imbocchiamo un sentiero che prosegue in leggera discesa verso nord-ovest.


Il vecchio ponte sul torrente di Val Aurosina

Attraversate due vallette, riprendiamo a salire e raggiungiamo la spalla del versante occidentale della Val Aurosina, uscendo ai prati della Motta (m. 1279). Qui siamo ad un bivio: lasciamo alla nostra destra la bella mulattiera che scende diretta fino ad Aurogo ed andiamo a sinistra (ovest), passando per la stazione di arrivo della teleferica e per le baite di Sarangia o Saranga (m. 1290). Il sentiero comincia a scendere ed attraversa tre rami della Val Scilano prima di affacciarsi al maggengo di Pradella (m. 1115).


Uschione

Qui troviamo un nuovo bivio al quale lasciamo a  sinistra il sentiero B14 che traversa all’alpe Quarantapan e restiamo sul sentiero B12 che scende deciso verso destra (nord-ovest). Attraversata una valletta, il sentiero propone alcuni tornantini, poi piega leggermente a sinistra e prosegue diritto nella discesa verso nord-ovest, allargandosi a pista, sempre all’ombra di una pecceta. Superate le poche baite della Tieda (m. 1057), la pista volge a sinistra. Ignorato il sentiero B11 che alla nostra destra scende diretto alla chiesa della B. V. Assunta di Piuro, restiamo sulla pista, attraversiamo una valletta e proseguiamo in leggera discesa verso sud-ovest, raggiungendo Nesossi, una delle tre frazioni di Uschione.


Uschione

Uschióne (üs-ción o, secondo più antica pronuncia, üs-chión) è uno splendido paesino di mezza montagna (830 m), arroccato su un terrazzo che si apre a sud-est di Chiavenna, a monte del ripido versante montuoso di boschi e roccioni di serpentino e pietra ollare (la varietà di serpentino utilizzata per i lavecc, la cui produzione costituì, per secoli, un elemento importante dell’economia chiavennasca). Si tratta della più importante frazione di Chiavenna, costituita da diversi piccoli nuclei (Pighétti – pighét(a) -, Nesóssi – nèsós(a) e Zarucchi – zarüch -) raccolti intorno alla secentesca chiesetta dedicata all’Ascensione, ed abitata, oggi, solo dalla primavera all’autunno, mentre un tempo costituiva una piccola vivace comunità contadina, già citata in un documento del XIII secolo. Fino al 1872 faceva parte del territorio del comune di Prata Camportaccio; poi passò a Chiavenna.


Uschione

La popolazione di Uschione agli inizi dell’ottocento era così consistente da giustificare, dal 1813, l’istituzione di una vice-parrocchia, dipendente da Chiavenna, che nel 1886  venne eretta a parrocchia del vescovo Pietro Carsana. Nel 1892 contava 294 abitanti, e ricevette la visita del vescovo Andrea Ferrari (il futuro famoso cardinale): a quella data il suo beneficio parrocchiale era di 16,24 lire. Entro i confini della parrocchia di Uschione non esistevano né chiese né oratori, eccettuata la chiesa parrocchiale della Santissima Ascensione, con la confraternita del Santissimo Sacramento, solo maschile, fondata nel 1826. La più famosa figura di sacerdote che esercitò la sua azione pastorale ad Uschione fu quella dell’alpinista don Giuseppe Buzzetti, il primo, probabilmente, a salire in solitaria la temibilissima parete nord del pizzo di Prata, figura quasi leggendaria ed avvolta di mistero, per la sua morte, nel luglio del 1934, sul crinale che separa la Val Porcellizzo dall’alta Val Codera, mentre tornava proprio ad Uschione per celebrare la messa domenicale. Il suo corpo non venne mai trovato. La storia della parrocchia di Uschione, però, durò meno di un secolo: nel 1986 tornò, in un certo senso, alle origini, e fu accorpata alla parrocchia di San Lorenzo di Chiavenna.
Ci dirigiamo verso il centro dello splendido nucleo,
seguendo una pista sterrata che porta al nucleo centrale, Pighetti (pighét(a)); poco distante, isolata, su un modesto poggio, la chiesetta dedicata all’Ascensione, costruita (forse su un nucleo più antico) nel 1609 ed ampliata fra il 1891 ed il 1893. Sul vicino campanile troviamo una targa, datata 1877, con un verso di Giovanni Bertacchi, “Sonèe, campan vütem in del viagg, de vicenda in vicenda e d'ora in ora”. A valle della chiesetta un ripido versante boscoso, dal nome sinistro di “córt del démòni”; se consideriamo che a monte di Uschione si trovano stalle e ripidi prati denominati “mónt del diàol”, possiamo concludere che nell’immaginario contadino di un tempo la perenne lotta fra bene e male sembrava avere qui uno scenario privilegiato.


Uschione

Poco distante dalla chiesa, all’ombra di una selva pianeggiante, il “monümént”, monumento che commemora i caduti di Uschione nelle due guerre mondiali del novecento, con una scultura bronzea dello scultore Costantino Magni (1922): leggiamo, sulle targhe, i nomi dei soldati Severino Zarucchi, Fagetti Alessandro, Fagetti Edoardo, Guidi Antonio, Guidi Giovanni, Pighetti Agostino, Pighetti Giovanni Anselmo, Pighetti Giovanni Pietro, Zarucchi Agostino fu Giovanni, Zarucchi Agostino fu Costante, Zarucchi Pietro e Zarucchi Francesco, del caporale Fagetti Gentile e del sergente Guidi Luigi, morti nella prima guerra mondiale. I caduti della seconda guerra mondiale sono, invece, i soldati Guidi Aldo, Nesossi Corrado, Nesossi Rinaldo e Zarucchi Severino. Poco distante, infine, il piccolo cimitero, chiamato “ségrée”, cioè “sagrato”, perché un tempo era collocato proprio sul sagrato della chiesetta.


Uschione

Ad Uschione vivevano permanentemente ancora negli anni cinquanta del secolo scorso dalle 200 alle 300 persone, con tanto di scuola elementare (alla quale i bambini, quando scendeva molta neve, venivano portati anche “a gigiola”, cioè sulle spalle, dai genitori, perché non avevano le scarpe da mettere). La gente doveva talora sobbarcarsi anche quotidianamente la fatica di scendere a Chiavenna e risalire, come testimoniato dalla signora Del Grosso, con due bambini piccoli, “uno in gerlo e uno in pancia”. Fatiche d’altri tempi.
Il successivo processo di spopolamento generalizzato del territorio alpino di media montagna non ha risparmiato il paese, che però in anni recente ha riacquisito vita grazie al completamento della carrozzabile che sale fin nei suoi pressi da Prata Camportaccio, completata agli inizi del nuovo millennio.


Uschione

La strada ha favorito il ripopolamento nei finesettimana e nel periodo estivo, ed ora le molteplici iniziative nella bella stagione, promosse dal Circul della Gioventù Uschionese (che ha sede nell’edificio della ex-scuola elementare, riadattato a ristoro), ne rendono assai vivace l’atmosfera. Fra queste le molteplici attività di outdoor che si appoggiano anche alla struttura del rifugio Uschione, aperto nel dicembre 2016 nell'edificio dell’ex canonica ristrutturata (cfr. www.rifugiouschione.it). Il rifugio è gestito da Fabrizio De Pedrini (mail: info@rifugiouschione.it; tel.: 349 3621056). L’edificio, sulla cui facciata si vede un dipinto che riproduce un’immagine della Madonna, si trova proprio di fronte alla chiesetta dedicata all’Ascensione. La struttura è aperta da febbraio a maggio tutti i weekend e festivi oppure su prenotazione. Da giugno a fine settembre è aperta tutti i giorni, mentre da ottobre a fine gennaio è aperta tutti i weekend e festivi oppure su prenotazione.


Il ristoro e sede del Circul della Gioventù Uschionese

Passando fra le case del paese, volgiamo a destra e raggiungiamo la contrada Zarucchi (zarüch, m. 827), fino al cartello che segnala la partenza della mulattiera che scende a Chiavenna. Nel primo tratto è un sentiero che scende lungo una fascia di prati, poi a quota entra nel bosco e diventa una splendida mulattiera scalinata che scende nel bosco verso sud-ovest. Passiamo così a fianco di un grosso masso aggettante di pietra ollare, chiamato "sàs che góta", cioè "sasso che gocciola". Poi passiamo a quota 670 presso una fontana ed una “càva”, cava di pietra ollare e di amianto. Più in basso giungiamo ad una cappelletta eretta nel 1864 e restaurata nel 2005 (la capèla, m. 550), nella quale è raffigurata una Madonna incoronata con Bambino.


Uschione

Usciamo poi alla parte alta dei prati del Belvedere (belvédée, m. 450), splendido poggio panoramico dal quale si gode un ottimo colpo d’occhio su Chiavenna e, alle sue spalle, sul ripido versante morenico dove, seminascosta dal bosco, si vede la frazione di Pianazzola, sotto il poderoso bastione roccioso che sostiene la piana di Dalò (che da qui, però, non si vede). Un parapetto in cemento protegge i distratti osservatori da un salto roccioso che si trova appena sotto, ma che da qui non si vede. La mulattiera prosegue risalendo diritta la fascia di prati (scénc’), fino alla baita dei Fagetti, accanto alla quale si trova la "stàla del pédóscìn". Appena prima della baita un sentiero parte verso sinistra, ed un cartello indica Belmonte-Roccolo-Prato Grande (25 min.).
Sulla facciata della baita si vede un dipinto che raffigura una Madonna con Bambino, sopra la quale è dipinto l’emblema della famiglia Fagetti, costituito da un grande faggio, con la scritta “Arma Fagietti Succurre Maria”, cioè “O Maria, aiuta le armi del Faggeto”, con chiaro riferimento alla tradizione militare della famiglia. Non lo si riconosce più, ma un tempo si vedeva il volto di bambino che sembrava sbirciare furbescamente dai rami più alti: si tratta, secondo la fantasia popolare, del Pedoscìn, protagonista di una leggenda (segnalata da Guido Scaramellini in un articolo del 5 settembre 1970 sul Corriere della Valtellina) che lo vuole, povero orfanello, cadere nelle mani malvagie di una zia ed una nonna, due streghe della peggior specie, le quali lo imprigionano e cercano di ingrassarlo per poi cucinarselo come prelibata pietanza. Il bambino, però, è scaltro e riesce a scampare all’orribile sorte, uccidendo anche le due megere. Insomma, una versione chiavennasca della celebre favola di Hänsel e Gretel, una delle più famose dei fratelli Grimm.

Rientriamo nel bosco e scendiamo ancora. Ci raggiunge da sinistra il sentiero B6 che scende da Lotteno o Lottano e volgiamo a destra, proseguendo la discesa verso nord.


Chiavenna vista dal Belvedere

La mulattiera termina all'ingresso del Deserto (désèert), cioè della casa dell’Istituto don Guanella, che sorge su un piccolo pianoro dove sorgeva l’osteria Deserto (di qui il nome), distrutta oltre ottant’anni fa. Scendiamo ora su una stradina che si immette nella via del Tiglio la quale, a sua volta, raggiunge il vuale di Pratogiano. Qui passiamo accantoal Crotto Ombra (cròt ómbra), sul lato sud-orientale del viale, alle cui spalle incombe il "sas di can", uno scuro roccione strapiombante di pietra ollare (cartello che segnala una Pista Ciclabile ed il Sentiero per Uschione):
Siamo dunque alla località Pratogiano (prédégiàna, probabilmente da pré de giànda o ghianda, cioè prato della ganda, per  i massi dell’antichissima frana scesa dalla valcóndria), la zona storica dei crotti, dove spiccano grandi ippocastani e platani, uno dei quali figura fra gli alberi monumentali della provincia di Sondrio. Si tratta di un platano (Platanus hybrida Brot.) alto 35 metri, con una circonferenza alla base di 6,40 metri. Nel parco sono presenti altri platani di dimensioni ragguardevoli, che superavano in altezza, prima di una potatura effettuata più di dieci anni fa, i 40 metri.

Al vicino parcheggio recuperiamo la prima automobile.


Uschione

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CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri).

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