CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rif. Volta (o bivacco Primalpia)-Passo di Primalpia-Laghi di Spluga-Corte di Cevo-Ceresolo-Cevo-Cornolo-Cataeggio
6 h
650
E

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Dal rifugio Volta al passo di Primalpia
Dal passo di Primalpia all'imbocco della valle di Spluga
Dall'imbocco della valle di Spluga a Cataeggio
Il primo tratto di questa quarta giornata è un tornare sui propri passi rispetto al cammino del giorno precedente: si scende, infatti, dal rifugio Volta al Mot e da questo al vallone risalito il giorno prima, senza però percorrerlo fino in fondo: seguendo le segnalazioni, infatti, si taglia, un po' sotto i 2000 metri, verso  est (sinistra), per risalire un canalone che si fa sempre più stretto e conduce al passo di Primalpia (m. 2476).
Una nota relativa alle
immagini delle diverse
presentazioni: si
riferiscono a periodi
diversi, primaverili, estivi,
autunnali ed invernali. Ciò
non significa però,
ovviamente, che il sentiero
sia percorribile con uguale
facilità lungo tutto l'arco
dell'anno. Il periodo
ottimale è quello
compreso fra i mesi di
luglio ed ottobre (se non
nevica). La neve, ad inizio
stagione o nel primo
autunno, può
rappresentare un ostacolo
ed anche un'insidia da non sottovalutare. In primavera avanzata, poi, è massimo il rischio legato alla caduta di massi. Ma torniamo al nostro cammino. La salita verso il passo conduce dapprima ad un laghetto posto a 2296 metri.
La traccia passa a sinistra (per chi sale) del laghetto e, per sfasciumi, sale ai 2476 metri del passo, che rappresenta una porta suggestiva sulla media Valtellina, che si apre di fronte allo sguardo dell'escursionista.

 

 

La sorpresa è grande: dalla misteriosa e nascosta Val dei Ratti si ha l'impressione di essere passati ad orizzonti più ampi e familiari. Eppure anche la valle di Spluga, che ora bisogna percorrere interamente in discesa, rivela un volto selvaggio, legato ai suoi scenari ed alla sua difficile accessibilità (anche qui l'automobile non può oltrepassare i 700 metri di Cevo, il paesino da cui parte la mulattiera che risale la valle). Se si ha un po' di tempo, vale la pena di fare una puntata al passo gemello di Talamucca, posto più a nord: basta seguire le indicazioni per la capanna Volta, tagliando, poco sotto il passo, a sinistra ed aggirando uno sperone roccioso. La visuale che da questo secondo passo si ha sulla valle di Spluga e l'alto Lario è molto più ampia e suggestiva. Terminata la diversione, si torna al passo di Primalpia e si inizia una
discesa che, nel primo
tratto, è assai
scarsamente segnalata ed
avviene su una traccia di
sentiero molto labile. Si
rimane sul versante destro
 idrografico della valle, con
una diagonale che perde
quota solo molto
gradualmente, superando
qualche valloncello, fino ad
intercettare la traccia
segnalata che dal passo
posto fra valle di Spluga e
val Toate scende al più
grande dei laghi della valle
di Spluga.

Sebbene la discesa non sia particolarmente problematica, è opportuno seguire le bandierine rosso-bianco-rosse per superare agevolmente l'ultimo zoccolo con affioramenti rocciosi, che presenta qualche tratto esposto. Il più grande dei laghetti dell'alta valle di Spluga è una piccola perla, incastonata fra il pianoro (piuttosto accidentato) terminale della valle ed il monte Spluga (o Cima del Calvo, m. 2967), che rappresenta la maggiore elevazione nella testata della valle.

Raggiunta la sua sponda sud-orientale, ci si deve concedere una sosta per ammirarne la bellezza, prima di passare sul lato opposto della valle. Un ulteriore motivo di interesse è rappresentato dal fatto che non vi sono altri laghi, nell'intera Val Masino, oltre a questo ed a quello più piccolo di Scermendone. Dal lago sono ben visibili i passi di Primalpia e Talamucca (peraltro visibilissimi anche da buona parte del piano della media Valtellina, nel tratto da Sondrio ad Ardenno: basta alzare gli occhi verso nord ovest per individuare le forme regolari della cima del Desenigo e, alla sua destra, le due evidenti selle dei passi; l'immagine sopra mostra però solo quello di Talamucca). Si riprende a scendere, dunque, sul lato sinistro della valle, oltrepassando le casere dell'alpe (che d'estate viene ancora caricata, come, del resto, l'alpe Talamucca) e due laghetti minori. La traccia non è sempre evidente e le segnalazioni non sovrabbondano, ma con un po' di attenzione non ci si può perdere (diversa è però la situazione in caso di foschia molto bassa, ma questa è un'insidia comune a quasi tutti gli itinerari escursionistici oltre una certa quota).

Lo scenario dell'alta valle è
sempre molto suggestivo,
soprattutto nel suo lato
 sinistro, chiuso dalla
 costiera che la separa
 dalla valle Merdarola.
Se si dovesse perdere la
traccia, molto labile in
 questo tratto, si può
 prendere come punto di
 riferimento la più bassa
delle casere al di sopra
 del limite boschivo, ben
 visibile e posta a 1939
 metri, a destra di un
grande masso.
Oltrepassata la casera, la
discesa diventa più ripida
e la traccia più marcata.
Dopo aver attraversato un tratto di bosco, si raggiunge un nuovo ampio prato, passando molto a sinistra di un'altra casera, per poi rientrare nel bosco e scendere alle baite diroccate della Corte di Cevo (m. 1769). La successiva discesa a Ceresolo (m. 1041) avviene in gran parte nel bosco, il che, d'estate, permette di difendersi dalla calura, che non fa sconti agli escursionisti affaticati.  La bassa valle di Spluga diventa sempre meno suggestiva ed offre molti segni che testimoniano gli effetti dell'abbandono della montagna da parte dell'uomo.
Salvo poi trovare altri
segni che indicano un
ritorno di interesse
economico: si sta, infatti,
costruendo un bacino
artificiale per una piccola
 centrale idroelettrica.
 L'ultimo tratto della
discesa avviene su una
mulattiera ben costruita,
che taglia la forra
terminale della valle e
raggiunge un ponte posto
a circa 700 metri. Vale la
pena di oltrepassarlo, per
raggiungere il vicino
paesino di Cevo e
scambiare qualche
impressione con la gente del posto, scendendo poi, lungo la strada, alle cascate del Ponte del Baffo.
Il sentiero Italia, però, non passa per il ponte, ma, poco prima che la mulattiera lo raggiunga, se ne stacca sulla sinistra, compiendo una lunga traversata dell'aspro e un po' desolato fianco montuoso occidentale della bassa Val Masino. Qui la traccia è ben visibile e segnalata, ma in diversi punti molto sporca: si tratta della sezione meno esaltante del sentiero, che, oltretutto, impone anche l'attraversamento di un corpo franoso ed una salita di oltre 150 metri. Superato un vallone, si raggiungono infine le case di Cornolo, Ca' di Mei (vedi foto sopra) e Ca' dei Sandri.

Dopo aver attraversato un bel bosco ed un pianoro, il sentiero ci permette di calare su Cataeggio (m. 787, vedi foto) da sud ovest. Qui, o nella vicina Filorera (m. 841), si può comodamente pernottare.

Questa tappa comporta un dislivello complessivo, in salita, di circa 650 metri, e tempi medi che si aggirano intorno alle 5-6 ore, sempre, ovviamente, al netto delle soste.
Consiglio però vivamente di prolungarla di un paio d'ore, salendo, lungo la strada, al pianoro fra Filorera e San Martino (m. 923), almeno fino alle prede, cioè ai grandi massi caduti, in qualche mitico e remoto tempo di lotte fra giganti, dalla laterale valle di Preda.
La più grande di queste prede è la celeberrima Preda di Remenno, detta anche Sasso Remenno (m. 943), che è anche il più grande monolito d'Europa ed una frequentatissima palestra di roccia. 

Se invece si è troppo stanchi, si potranno comunque osservare da Filorera l'affilata cima del Cavalcorto (vedi foto a sinistra), forse il simbolo più rappresentativo della Val Masino, e, alla sua destra, gli eleganti Pizzi del Ferro, testata della valle omonima (se qualche vostro amico sta percorrendo il sentiero Roma, può darsi che stia passando proprio di lì...). Per proseguire nel cammino, apri la presentazione della prossima tappa, da Cataeggio al rifugio alpe Granda.

 

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