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Alpe Granda

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Alpe Granda-Alpe Scermendone-San Quirico-Bivacco Scermendone-Alpe Vignone-Prato Maslino
4 h
500
E


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Questa tappa del sentiero è senz'altro la più panoramica, in quanto percorre interamente il lungo crinale Granda-Scermendone, che offre una visuale superba sulla catena orobica e sulle cime della Val Masino.
Siamo al rifugio Granda, posto sul limite nord-orientale dell'alpe omonima: imbocchiamo, nei pressi del rifugio, il sentiero segnalato che entra nel bosco, salendo verso nord-est con una lunga diagonale e giungendo ad intercettare, in prossimità di una croce di legno, una traccia che sale dall'alpe Verdel. Proseguiamo fino ad incontrare due brevi tornanti, poco oltre i quali dobbiamo prestare attenzione ad una traccia, non molto evidente alla sua partenza, che si stacca sulla sinistra dal sentiero principale.
La traccia, dopo una serie di brevi tornanti, conduce al limite sud-occidentale dell'
alpe Scermendone, uscendo dal bosco in prossimità di una baita semidiroccata.
L’alpe Scermendone è compresa nel territorio del comune di Buglio in Monte.


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La sua posizione eccezionalmente felice la rende, probabilmente, il più bel terrazzo panoramico d’alta quota dell’intera Valtellina. In passato, però, il valore di questa alpe consisteva nella sua ampiezza: vi si potevano caricare, infatti, 200 capi di bestiame.
Diverse sono le ipotesi sull'origine del nome: forse è da ricercarsi in un nome personale o soprannome, cui è premesso "Scer" da "ser" o "scior", cioè "signore". Alcuni ipotizzano, invece, una derivazione etrusca da "cer", "cerro", o dal germanico "schirm", che significa ricovero per il bestiame. Non è da escludere, poi, la voce del dialetto bergamasco "scérem", che significa soccida, un particolare contratto fra il proprietario di alpeggi ed un prestatore d'opera che vi conduceva anche alcuni capi di bestiame propri.


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Don Ezio Presazzi, già parroco di Buglio, sostiene, invece, che il nome derivi da Cermenate: da qui, infatti, già fin dal 1308, provenivano i pastori che caricavano l'alpe, con l'impegno di consegnare il latte di una giornata alla parrocchia di S. Fedele di Buglio. L'importanza storica di quest'alpeggio, infine, si riconduce anche ad una probabile antichissima via di comunicazione fra la bassa Valtellina e la Valmalenco, che passava dalla chiesetta di San Quirico, forse antichissimo xenodochio, la Val Terzana, il passo di Scermendone, l'alta Valle di Postalesio e la Val Torreggio.
Alla nostra sinistra appare la cima quotata 2127 metri, sulla quale possiamo facilmente salire dal fianco meridionale, per ammirare un panorama di incomparabile bellezza. Dalla cima, infatti, si domina non solo l'intero crinale che poi si dovrà percorrere, ma anche, partendo da destra, il pizzo Bello, la Val Terzana ed il passo di Scermendone che la chiude, i Corni Bruciati, la Valle di Preda Rossa ed il monte Disgrazia che la sovrasta, con la sua mole regale.
Ma torniamo sui nostri passi e riprendiamo il sentiero: seguendo i segnavia, raggiungiamo in breve la casera dell'alpe (m. 2103). Proseguiamo con calma, gustando le molteplici prospettive del panorama, che in direzione della Val Masino mostra la Valle dell'Oro, con il pizzo Ligoncio in evidenza, ed uno scorcio della valle Porcellizzo. Superati una baita ed un microlaghetto, il sentiero aggira a destra un dosso e punta in direzione della chiesetta di san Quirico (san Cères, m. 2131). La chiesetta è legata ad una devozione molto antica ed è un'altra delle perle che il sentiero regala. Chi passasse di qui la seconda domenica di luglio troverebbe l'alpe costellata delle tende degli escursionisti che qui convengono per celebrare la festa del santo, nella quale la chiesetta viene aperta per la celebrazione della S. Messa.


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Pochi metri oltre la chiesetta si trova il bivacco Scermendone, ricavato nel 1999 da una baita riadattata, come punto d'appoggio prezioso sul sentiero Italia. Qui si può, infatti, pernottare liberamente (nella parte cui si ha libero accesso, sempre aperta, ci sono quattro posti letto, con la possibilità di ricavarne altri collocando brandine sul pavimento), oppure ci si può riparare in caso di cattivo tempo (in caso di temporale il rischio di essere colpiti da fulmini è, in questa zona, piuttosto elevato).


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Il rifugio offre, quindi, la possibilità di articolare con una certa libertà la cadenza delle tappe: si può scegliere, infatti, di effettuare un'unica tappa da Cataeggio al rifugio, o dall'alpe Granda al rifugio, con la possibilità, in questo secondo caso, di disporre del tempo necessario per scendere facilmente all'alpe di Scermendone basso e di qui all'incantevole piana di Preda Rossa, oppure per raggiungere il laghetto di Scermendone.

Sentiero Italia

Si può anche scegliere un'interessante variante del sentiero Italia: nei pressi del rifugio parte, infatti, un'evidente sentiero che percorre, verso nord-est, tutta la val Terzana, oltrepassando il già citato laghetto di Scermendone e salendo al passo omonimo, dal quale si scende in alta val Caldenno, per poi attraversarla e raggiungere il passo omonimo, intercettando il sentiero Italia che sale dalla valle di Caldenno. Oppure, sempre dal rifugio, si può facilmente risalire il crinale, che prosegue in direzione nord-est, conduce alla Croce dell'Olmo e termina con la cima di Vignone, alla quale si sale facilmente (m. 2608). Dalla cima si può, poi, di nuovo scendere fino ad incontrare un grande ometto che segnala un sentiero il quale, puntando verso est, porta alle baite del Baric, in alta val Vignone, per raggiungere infine, di qui, la parte bassa dell'alpe Vignone, dove si riprende il sentiero Italia.
Se però si vuol rimanere sempre nel solco del sentiero vero e proprio, si procede, dal rifugio, verso est, seguendo le segnalazioni ed ignorando due tracce che si staccano l'una in salita, verso la Croce dell'Olmo, l'altra in discesa, verso il dosso di Oligna. Numerosi e preziosi paletti permettono di seguire una traccia che si mantiene per un buon tratto sulla quota 2100, superando alcuni valloni che confluiscono nella valle della Laresa. Questo è uno dei punti più delicati del sentiero, perché la sua traccia è poco evidente e, soprattutto, in diversi punti esposta e priva di protezioni. Poi, finalmente, si cala in un bel bosco, raggiungendo luoghi più tranquilli e scendendo alle baite dell'alpe Vignone. Dal limite inferiore dell'alpe, poco sopra i 1800 metri, parte una bella mulattiera che permette di scendere comodamente al prato Maslino (m. 1650), dove una graziosa chiesetta sembra fronteggiare la cima del Desenigo e gli ormai noti passi di Primalpia e Talamucca.
Il rifugio Marinella (m. 1650), presso il limite sud-orientale del prato, permette di concludere qui questa tappa, che comporta un dislivello in salita di circa 500 metri ed un tempo complessivo che si aggira intorno alle 4 ore.

Il rifugio dispone di 27 posti letto, servizio di ristorante e servizi, ed è aperto da maggio ad ottobre (gestione: Botta Mino – Tel. cellulare: 348 3552002; telefono fisso del rifugio: 0342  563577).


Prato Maslino

Il termine Maslino significa, etimologicamente, piccolo maso, cioè piccolo podere, ma l’origine del nome non rende l’idea della natura del Prato Maslino, l’ampio e splendido terrazzo di prati che, ad una quota di poco superiore ai 1600 metri, si apre, a valle del dosso di Piviana, fra la Val Vignone, ad ovest, e la Val Finale, ad est: si tratta, infatti, del più bel balcone panoramico della media Valtellina.
Essendo punto di partenza per diverse interessanti escursioni e traversate, ospita anche un rifugio alpino: appena a monte del parcheggio al quale termina la strada che sale da Berbenno si trova, infatti, il rifugio Marinella, punto-tappa del Sentiero Italia (che giunge fin qui dall’alpe Scermendone e prosegue per la Valle del Caldenno e la Val Torreggio, dove si trova il successivo punto tappa, il rifugio Bosio), che dispone di 27 posti letto, servizio di ristorante e servizi, ed è aperto da maggio ad ottobre (gestione: Botta Mino – Tel. cellulare: 348 3552002; telefono fisso del rifugio: 0342  563577).
Sul lato occidentale, in posizione rialzata (m. 1630), fra belle baite e nei pressi di una fontana in cemento, spicca la chiesetta dedicata a S. Bernardo. Su una targa, all’interno, leggiamo che questo tempietto dedicato a San Bernardo fu eretto dalle fondamenta in questo luogo assai ameno, detto Prato Maslino, nel 1949, “certum majorum pietatis testimonium”, cioè come sicura testimonianza della pietà dei nostri vecchi, ed è ora stato restaurato e benedetto in forma solenne il 20 di agosto del primo anno del terzo millennio dalla Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, “ingenti christifidelium concursu plaudentibus cunctis”, cioè con grande afflusso di fedeli di Cristo che hanno tutti applaudito. Sulla piccola torretta che ospita la campanella si trova anche una graziosa meridiana, che ci regala, come sempre accade con questi strumenti, una riflessione sul tempo: “Tempus, nunc fluens”, cioè “Il tempo, che (proprio, anche) ora scorre”, che non cessa mai di scorrere.
Alla chiesetta accorrono ancora i fedeli il 20 agosto di ogni anno, nella celebrazione della festa del santo.
Sul lato opposto, invece, spicca una sorta di piccolo monumento naturale, un enorme masso erratico spaccato nel mezzo ed attrezzato, su un lato, per l’arrampicata.
È ancora oggi facilmente individuabile la duplice anima di Prato Maslino. Da una parte (sul lato orientale) quella antica, legata alla pratica dell’alpeggio, di cui parlano ancora la casera, il baitone per il ricovero del bestiame, le fontane, alle quali i capi si abbeveravano e le poche baite che hanno conservato l’antica struttura, con sassi a vista e tetto in piode su travi di legno. La struttura di queste baite era modesta ed essenziale: il piano-terra, spesso anche parzialmente interrato, fungeva da stalla e da servizio, mentre quello rialzato ospitava nei due-tre mesi estivi i casari ed i “cascìn”, i ragazzi che li aiutavano nelle varie attività di alpeggio: qui si trovava un camino, un tavolo, qualche panca ed un pagliericcio per il riposo notturno. Dall’altra, l’anima più moderna: a partire dagli anni sessanta iniziò, infatti, la ristrutturazione di vecchie baite e la costruzione di nuovi edifici che hanno fatto gradualmente dell’alpeggio (che aveva fornito durante la Seconda Guerra Mondiale un rifugio a molti fuggiaschi) una tipica località di villeggiatura estiva.
Tornando al lato occidentale dei prati, nella sua parte settentrionale inizia la mulattiera che sale in Val Vignone, dalla quale si può procedere verso nord-ovest, lungo il Sentiero Italia, fino al bivacco Scermendone (con possibile discesa successiva alla Piana di Preda Rossa e quindi ai rifugi Ponti o Scotti, oppure all’alpe Granda ed al rifugio Alpe Granda), oppure verso nord, all’alpe Baric, con possibile successiva salita al crinale a monte della Croce dell’Olmo o alla bocchetta che si trova immediatamente ad ovest del pizzo Bello: in entrambi i casi si può successivamente scendere facilmente in Val Terzana, dalla quale, poi, per il passo di Scermendone (m. 2595), si può passare in alta Valle di Caldenno, traversando al passo di Caldenno (m. 2517) e di qui scendendo al rifugio Bosio, in Val Torreggio (Valmalenco). I cartelli dei CAI di Berbenno, recentemente costituitosi (2005) agevolano queste traversate. Per proseguire nel cammino, apri la presentazione dell'ultima tappa, dal rifugio Marinella a Chiesa in Valmalenco.


San Quirico e Val Terzana

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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