CARTA DEL PERCORSO


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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bar Bianco-Cima della Rosetta-Alpe e lago di Culino-Bar Bianco
2 h e 30 min.
640
E
SINTESI. Muniti di pass (acquistato al Rosa's bar nella piazza centrale di Rasura) ci portiamo alla parte alta di Rasura, andando a sinistra (indicazioni per il Bar Bianco) e saliamo sulla carozzabile chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Ad un bivio andiamo a sinistra. La salita termina al parcheggio appena sotto il rifugio Bar Bianco (m. 1506). Proseguiamo sul largo sentiero che sale all'alpe Culino e, superata una breve macchia di larici, sale ad intercettare un tratturo che corre quasi pianeggiante (nella salita, ignoriamo un sentiero secondario che si stacca sulla nostra sinistra). Oltrepassiamo la baita del Prato (m. 1705), e ci portiamo ad un casello dell’acqua, dove i cartelli della Gran Via delle Orobie indicano la direzione per il lago di Culino. Attraversata una macchia di larici, eccoci ad una nuova baita (m. 1801) e ad un bivio: ignoriamo la deviazione a sinistra e proseguiamo nella salita, fino ad approdare, dopo un paio di tornanti, all’ampio terrazzo di pascoli dell’alpe di Culino, dove, presso una baita, si trova il caratteristico laghetto di Culino (m. 1959). Proseguiamo verso monte (nord), poi pieghiamo decisamente a destra (est-nord-est) e seguiamo il marcato sentiero che sale sul fianco del crinale, si porta ad una bocchetta e dopo un ultimo tratto sul crinale raggiunge la croce della cima di Rosetta (m. 2147).


Cima della Rosetta

La cima della Rosetta ("scima de la rusèta", m. 2147) è la montagna di Rasura, nonostante non rappresenti il punto di massima elevazione del territorio comunale (costituito dall’omonimo monte Rosetta, m. 2360). Facile da raggiungere, rappresenta, infatti, il punto nel quale gli abitanti del paese immaginano si raccolga il loro spirito ed il l’amore per la loro terra. È questo spirito che viene espresso in una targa di recente collocata sulla cima, nella quale, a firma degli “amici della cima Rosetta”, sta scritto: “1979-2004. Nel silenzio della montagna questa croce svetta nel cielo azzurro vegliando sulla vallata e sulla sua gente nel nome di Dio”. Per questo motivo se abbiamo una sola giornata da dedicare alla conoscenza di questi incantevoli luoghi, non possiamo non sceglierla come meta della nostra escursione, considerando anche il suo notevole valore come osservatorio panoramico.
Sono possibili due vie di salita, una più diretta, l’altra più lunga e graduale. Ovviamente possono essre combinate ad anello, e come tali le raccontiamo, scegliendo la prima come via di salita, la seconda come via di discesa. Base di partenza è il rifugio Bar Bianco (m. 1506), dove possiamo parcheggiare l’automobile, previo acquisto del permesso di transito giornaliero al bar centrale del paese.
Vediamo come procedere. Ignorato il primo svincolo a destra che porta al paese, imbocchiamo il secondo (indicazioni per il Bar Bianco) e portiamoci nella parte alta di Rasura, fino ad un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, seguendo sempre le indicazioni per il rifugio Bar Bianco. Saliamo, così, lungo una strada asfaltata, che, dopo poche centinaia di metri, ci porta, oltrepassata l'edicola del Parco delle Orobie Valtellinesi (a 890 metri, in località Piazza), ad un primo tornante destrorso.
Qui troviamo un cartello che indica la chiesetta di san Rocco: vale la pena di lasciare per una decina di minuti l'automobile e, seguendo un comodo sentiero in leggera salita, raggiungere la bella chiesetta, edificata nel 1613 e restaurata nel 1995. Alla chiesetta giunge anche una bella mulattiera che parte dal paese, e che è segnalata come percorso di mountain-bike. Torniamo, quindi, all'automobile. La strada, dopo altri 2 km circa, ci propone un secondo bivio, al quale ignoriamo la stradina che, verso destra, supera il torrente Il Fiume e raggiunge i maggenghi di Ronchi, Corte e Tagliate, dai quali si può salire all'alpe Olano; proseguiamo, invece, verso sinistra, incontrando, in successione, i cartelli che segnalano i maggenghi di Ova, Larice e Ciani.
In località Ciani termina la strada asfaltata, e troviamo un'ampia radura, dove possiamo lasciare l'automobile, per salire, seguendo un sentiero segnalato, alla volta del Bar Bianco. Prima di iniziare la salita, non possiamo, però, mancare di visitare il bellissimo prato, dove troviamo una cappelletta ed alcune panche in legno. La salita, nella splendida ornice di un bosco di larici, richiede circa 20-25 minuti, per superare poco più di 150 metri di dislivello; dopo pochi metri, incontriamo una fresca radura, dove una simpatica fontana può servire se la sete si fa già sentire.
Il sentiero porta proprio alle soglie del rifugio Bar Bianco (m. 1506), dove giunge anche la strada sterrata, che rappresenta la prosecuzione di quella asfaltata (il percorso complessivo dalle case alte di Rasura al rifugio è di circa 6 km, e rappresenta anche un ottimo itinerario di mountain-bike). Possiamo, dunque, portarci fin qui con l’automobile, se preferiamo accorciare un po’ l’escursione (ma dobbiamo a Rasura acquistare il pass per il transito). Ora inizia la salita, ripida, su un tratturo che parte dai prati a monte del rifugio, e, superata una breve macchia di larici, sale ad intercettare un tratturo che corre quasi pianeggiante (nella salita, ignoriamo un sentiero secondario che si stacca sulla nostra sinistra). Prendiamo, ora, a destra, e raggiungiamo le baite quotate 1646, dove si trova anche una targa in memoria di Silvano Piganzoli, scomparso prematuramente nel 2002. Sul prato dietro la baita con la targa, a monte, scorgiamo un masso sul quale è riportata l’indicazione “Cima Rosetta 124 B”, con un segnavia rosso-bianco-rosso.
Lasciamo ora il tratturo, che volge qui a sinistra ed inizia la salita verso l’alpe Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino"; si tratta della seconda possibile via di salita) e rimontiamo il prato, su una traccia di sentiero molto debole, che ci porta ad un primo calec' (edificio costituito dal solo abbozzo delle mura perimetrali: il tetto era costituito da un telo che i pastori portavano con sé) sul quale è segnato un secondo segnavia. Poco più in alto, intercettiamo la Gran Via delle Orobie (meglio, la sua sezione occidentale, il Sentiero Andrea Paniga), segnalata da un cartello, che indica la partenza, sulla nostra destra, del sentiero che in un’ora porta all’alpe Tagliata, in 2 all’alpe Piazza ed in 5 ore e 30 minuti all’alpe Legnone. Nella medesima direzione, seguendo il sentiero segnato 140, possiamo, invece, scendere al rifugio della Corte.
Lasciamo il sentiero che, alla nostra destra, entra nel bosco di larici e proseguiamo la salita all’aperto, sul filo del largo dosso erboso, guidati da una traccia molto labile, fino ad una fontana in cemento ed al rudere di un secondo calec. Dobbiamo affidarci, poi, a due tronconi monchi di larice, sui quali sono segnavi altrettanti segnavia. Piegando leggermente a sinistra, troviamo finalmente un sentiero marcato, che supera una sorta di gradino che, con una diagonale a sinistra, porta ad un largo dosso superiore. Qui incontriamo un nuovo troncone di larice ed un nuovo calec, con segnavia bianco-rosso. La traccia, qui, serpeggia fra i macereti, ed i segnavia sui tronchi di alcuni larici ci sono d’aiuto (siamo a non troppa distanza del crinale che ci separa dall’aspro versante nord-occidentale della cima della Rosetta.
Poi la traccia si fa di nuovo chiara e si approssima al crinale. Possiamo vedere, ora, le aspre rocce del versante di nord-ovest, che contrastano singolarmente con i verdi declivi del versante orientale. La croce della cima è ormai vicina, e la raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino dal rifugio Bar Bianco.
Particolarmente buono, dai suoi 2147 metri, è il colpo d'occhio, verso nord-ovest, sul pizzo di Olano (m. 2267) e, alla sua destra, sul meno pronunciato pizzo dei Galli (m. 2217). Eccellente, poi, è la visuale su Morbegno, sulla Costiera dei Cech e sui monti del versante retico, a nord, con in primo piano le cime del gruppo del Masino (dalla cima di Castello, passando per la punta di Rasica, i pizzi Torrone ed il monte Sissone, fino al monte Disgrazia), in secondo piano il gruppo Scalino-Painale e, in fondo, verso nord-est, la cima Piazzi.
La discesa, ora. Sfruttiamo il sentiero che viene comunemente utilizzato per la salita, e che lascia la cima in direzione sud-ovest, scendendo ad una bocchettina che si affaccia su un ripido canalone il quale scende all’alta alpe Olano. Oltre la boccettina, il sentiero lascia il crinale fra le alpi Culino ed Olano ed inizia a scendere tagliando il fianco montuoso. Si tratta di una larga mulattiera, che taglia anche una fascia di rocce, prima di approdare alla parte alta dei pascoli che sovrastano il laghetto di Culino. Lo vediamo già bene, scendendo, in basso, sulla sinistra: una piccola perla, quando c’è sufficiente acqua, una grossa pozza senza particolare fascino, nei periodi di magra. Ora possiamo approssimarci alle sue rive, in uno scenario bucolico. D’estate sentiremo anche lo scampanio delle mucche, perché questa preziosa alpe, per fortuna, non è stata ancora abbandonata. Presso il laghetto si trova la baita di quota 1959.
Nei pressi della baita scorgeremo un largo sentiero che inizia a scendere, in direzione nord-est, e che, dopo una svolta a sinistra ed una a destra, conduce ad una baita. Qui troviamo tre cartelli. Il primo cartello dà, in salita, il lago di Culino ("lach de cülìgn”) a 30 minuti e la cima della Rosetta ad un’ora e 10 minuti; il secondo, che segnala il sentiero della Gran Via delle Orobie che passa per l’alpe Ciof, dà l’alpe Combana a 30 minuti e
Laveggiolo (“Lavegiöl”) a 2 ore e 20 minuti; il terzo, quello che ci interessa, segnala che, proseguendo nella discesa, ci si può portare all’alpe Olano in 50 minuti, all’alpe Tagliata in un’ora e 50 minuti ed all’alpe Piazza in 2 ore e 30 minuti. Si tratta di indicazioni che, però, non rientrano nei nostri progetti, ma riguardano coloro che percorrono la Gran Via delle Orobie, o Sentiero Andrea Paniga.
Comunque ci incamminiamo in questa direzione, lasciamo alla nostra sinistra un calecc (ricovero per pastori senza tetto, che veniva sostituito da un telo che i pastori medesimi portavano con sé) ed entriamo in un bosco di larici. La pista ha un fondo molto bello, regolare, adatto anche per la mountain-bike (infatti, anche se con un po’ di fatica nel tratto terminale, si può salire fino al lago di Culino anche su 2 ruote). Usciti dal bosco, incontriamo, questa volta sulla destra, un nuovo calec e, dopo un’ultima traversata in compagnia di larici sempre più radi, approdiamo alla parte alta dell’alpe Culino inferiore. Guardando davanti a noi, non possiamo non ammirare, sul fondo, lo spettacolo sempre grandioso delle cime del gruppo del Masino (da sinistra, il pizzo del Ferro orientale, la Cima di Zocca, la cima di Castello, la punta Rasega, i pizzi Torrone, il monte Sissone ed il monte Disgrazia), e, sulla destra, del pizzo Scalino e della punta Painale. Anche alla nostra destra il panorama è interessante: si aprono, di fronte al nostro sguardo, sul fondo della
Val Gerola, la selvaggia ed ombrosa Valburga, la solare Valle di Bomino e l’ampia Valle di Pescegallo.
Oltrepassiamo un terzo calec e cominciamo la discesa di quest’ampia alpe. Ad un casello dell’acqua, ecco di nuovo i cartelli della Gran Via delle Orobie, che segnalano la direzione del sentiero per l’alpe Olano (20 minuti), l’alpe Tagliata (un’ora e 20 minuti) e l’alpe Piazza (2 ore). In direzione di chi sale la cima della Rosetta è, invece, data ad un’ora e 10 minuti. Oltrepassata la Baita del Prato, a 1715 metri, scendiamo alle due baite di quota 1646, dove ci siamo staccati dal sentiero principale, ed, infine, al rifugio Bar Bianco (m. 1506), ai piedi dell’alpe. Qui possiamo recuperare l’automobile, dopo una camminata di circa 2 ore e mezza (il dislivello in salita è di 640 metri). Se abbiamo l’automobile al parcheggio della località Ciani, ricordiamoci che il sentiero parte sulla destra del rifugio, e scende, ripido, fino ai prati di Ciani.

 

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