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Territorio


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Rasura è, dopo sacco, il secondo paese che si incontra inoltrandosi in Val Gerola sulla ex ss. 405, ora strada provinciale,. Per imboccarla, al semaforo all’entrata di Morbegno (per chi proviene da Milano) ci si stacca dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla destra; ci si porta, così, ad una rotonda ed al ponte sul Bitto, oltrepassato il quale si trova la partenza della ex ss. 405 (ora strada provinciale). Rasura, primo comune della Val Gerola, si trova a 9 km da Morbegno. Il suo nome deriva da "rasus", terreno disboscato, con riferimento a qualche antico disboscamento.
Guardato da Sacco, il paese si mostra in tutta la sua pittoresca bellezza: dalla fascia di boschi e prati emergono le case e, soprattutto, l'alto campanile della chiesa di S. Giacomo; sullo sfondo, a far da splendida cornice, le cime più belle della testata della Val Gerola, vale a dire, da sinistra, il pizzo ed il torrione della Mezzaluna, il pronunciato pizzo di Tronella ed il pizzo di Trona ("piz di vèspui").
Rasura non ha un territorio molto ampio (5,53 kmq). Sacco e Mellarolo ("menaröla") appartengono, infatti, ancora al comune di Cosio Valtellino. Il confine settentrionale è rappresentato, a monte della ex ss. 405, ora strada provinciale, dal solco della valle denominata il Fiume ("la val"), percorsa dal torrente Rio Fiume ("fiüm"). Questo confine giunge a lambire, a monte, l’alpe Olano (rientra nel territorio di Rasura, infatti, solo un piccolo spicchio dell’alta alpe, ai piedi dei versanti settentrionali della cima di Rosetta, "scima de la rusèta", e del monte Combana).
Raggiunta la cima del monte Combana ("munt de rusèta", m. 2327), esso piega a sud, toccando la cima quotata 2304 e quella del monte Rosetta (m. 2360, massima elevazione del territorio comunale), per poi piegare bruscamente ad est, seguendo il crinale che separa l’alpe Culino (“cülign”, toponimo che deriva da "aquilino") dall’alta valle Combana. Scendendo di nuovo verso valle, esso segue per un tratto il solco dell’alta Valmala ("valmàla", detta anche "val del pich"), per poi separarsene piegando ad est e correndo sul largo dosso che ospita l’alpe Ciof e le Foppe ("'l fòp"). A valle della ex ss. 405, ora strada provinciale, il confine scende fino al torrente Bitto, che separa il comune di Rasura da quello di
Bema.
Un piccolo comune, dunque, con 301 abitanti nel 2005 (dati ANCITEL), raccolto intorno alla bella chiesa parrocchiale di S. Giacomo (m. 762), di origine medievale, ma rifatta e riconsacrata nel 1610. Un piccolo comune con uno splendido versante montuoso, che propone i luminosi alpeggi di Ciof e Culino, l’omonimo laghetto, la facile e panoramicissima cima della Rosetta (m. 2147), meta assai frequentata da escursionisti e sci-alpinisti.

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Un piccolo comune con una grande storia. Nel medioevo esso viene citato per la prima volta nel 1244: rientrava nella squadra di Morbegno del Terziereinferiore della Valtellina, e, dal punto di vista religioso, apparteneva alla pieve di Olonio. La già citata chiesa di S. Giacomo divenne, nel secolo successivo vicecura (1368) e parrocchia autonoma (1376).
Nel 1512 iniziarono i quasi tre secoli di dominio delle Tre Leghe Grigie sulla Valtellina. I nuovi signori sentirono il bisogno, per poter calcolare quante esazioni ne potevano trarre, di stimare la ricchezza complessiva di ciascun comune della valle. Furono così stesi gli Estimi generali del 1531, che offrono uno spaccato interessantissimo della situazione economica della valle (cfr. la pubblicazione di una copia secentesca del documento che Antonio Boscacci ha curato per il Bollettino della Società Storica Valtellinese). Nel "communis Rasurae " vengono registrate case e dimore per un valore complessivo di 315 lire (per avere un'idea comparativa, Forcola fa registrare un valore di 172 lire, Pedesina 190, Tartano 47, Talamona 1050, Morbegno 3419); i prati hanno un'estensione complessiva di 615 pertiche e sono valutati 16 lire; gli orti occupano 3 pertiche e sono valutati 14 lire; gli alpeggi, che caricano 80 mucche, vengono valutati 30 lire; vengono rilevate due fucine, per un valore di 8 lire; i pascoli si estendono per 124 pertiche e sono stimati 6 lire; boschi e terreni comuni sono valutati 22 lire; il valore complessivo dei beni è valutato 1284 lire (sempre a titolo comparativo, per Tartano è 642, per Forcola 2618, per Buglio 5082, per Talamona 8530 e per Morbegno 12163).
Sul finire del secolo, nel 1589, visita Rasura il vescovo di Como Feliciano Ninguarda che vi registra 45 fuochi (250-300 abitanti), mentre nel 1624 gli abitanti salgono a 342.



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Ecco, nel dettaglio, la relazione del Ninguarda: "Sopra Sacco, in linea retta, risalendo per un miglio al centro la valle del Bitto si trova un altro paese, Rasura, con 45 famiglie tutte cattoliche. La chiesa parrocchiale è dedicata a S. Giacomo Apostolo; ne è rettore il sacerdote Domenico de Brochi, nativo del posto. Anche la chiesa parrocchiale di Rasura era incorporata alla parrocchiale di Cosio, ma molti anni fa fu da essa separata, cosicchè il curato diRasura è tenuto nelle solennità della consacrazione e della festa della chiesa di S. Martino di Cosio ad essere presente ai due vespri e alla messa solenne. Il curato di Cosio, però, a suo piacimento, potrà partecipare o funzionare alle sacre celebrazioni nelle feste della consacrazione e del patrono della chiesa di Rasura; uqalora intervenga, ogni famiglia della comunità di Rasura sarà tenuta a dare al curato di Cosio due soldi per ogni festa in riconoscimento dell'antica sudditanza. Discendendo verso Sacco, a mezzo miglio si trova la frazione di melarolo con 20 famiglie cattoliche; la chiesa è dedicata all'Assunzione di S. Maria. La frazione è incorporata alla chiesa parrocchiale di Rasura. Discendendo per altra strada verso Cosio, non molto lontano, vi è un'altra frazione, il Dosso, con 14 famiglie tutte cattoliche. Anch'essa è sottomessa alla parrocchia di Rasura. Non lontano da Rasura vi è una chiesa campestre dedicata a S. Rocco, con una solida chiusura." (trad. dal latino a cura di don Lino Varischetti e Nando Cecini, pubblicata nel 1963 a cura del Credito Valtellinese).
Il diplomatico e uomo d'armi Giovanni Guler von Weineck, governatore per la Lega Grigia della Valtellina nel 1587-88, tracciò, nella sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), il seguente quadro: “Da Morbegno si stende in direzione di mezzogiorno, fra alti monti, fino alle vette del confine veneto, una lunga vallata, ben disposta e popolosa, la quale dal fiume Bitto che la percorre viene denominata valle del Bitto. Essa è così larga e così lunga che comprende ben sei comuni; la popolazione è bella, robusta, di florido aspetto, coraggiosa e ben costumata. Quivi non prospera la vite; ma tuttavia gli abitanti godono una grande agiatezza, perché traggono grossi guadagni dall’allevamento di bestiame, dalla lavorazione dei panni di lana, nonché da svariati mestieri che essi esercitano in diversi luoghi d’Italia….Dopo Sacco, più addentro nella vallata e sul medesimo versante, s’incontra il comune di Rasura, dove pure si lavorano molti panni di lana; la famiglia più cospicua del luogo è quella degli Amici, che si dicono pure Amigazzi (Migazzi). Più in alto sorge una frazione detta Mellarolo
.”
Un quadro che, probabilmente, pecca alquanto di ottimismo, dal momento che egli aveva l'interesse ad evidenziare i frutti positivi del buongoverno dei grigioni: dobbiamo pensare che le condizioni della gente, allora, fossero meno prospere di quanto egli dice.

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A quei tempi, dunque, Mellarolo apparteneva a Rasura; poi passò sotto l’amministrazione di Cosio Valtellino. Pochi decenni dopo le vicissitudini della guerra dei Trent’anni e della peste del 1629-31 colpirono anche Rasura. Risale proprio a quel biennio un episodio che ci aiuta a comprendere il clima di profonda paura che si impadronì della popolazione. Ecco come lo racconta Cirillo Ruffoni, nell'introduzione all'"Inventario dei toponimi valtellinesei a valchiavennaschi - Rasura", edito a cura della Società Storica Valtellinese: "...nel 1629 tocca proprio a Rasura venire investita dal contagio. Come succede in questi casi, il paese viene chiuso, gli abitanti vengono confinati, viene cioè proibito loro di circolare e di avere contatti con gli abitanti di altri paesi e viene istituito un lazzaretto nella località Foppa, un po' fuori delle abitazioni. Siccome poi l'antica via di valle attraversava l'abitato, gli abitanti dei paesi superiori e cioè Pedesina e Rasura, per evitare i pericoli di contagio, decidono di cambiare percorso e realizzano la strada del Pich, che passa più a valle della precedente e taglia fuori tutte le abitazioni".
Terribile esperienza per gli abitanti di Rasura, che proprio in quegli anni, fra il 1629 ed il 1631, si aggrapparono al santo protettore degli appestati, quel san Rocco al quale costruirono una chiesetta ancora oggi in buone condizioni. Dai registri anagrafici redatti in quegli anni dal curato don Bartolomeo Maxenti risultavano in Rasura, nel 1633, 245 abitanti: ad occhio e croce la peste si era portata via quasi il 30% della popolazione. Molti, in punto di morte, o come segno di riconoscenza per lo scampato pericolo, donarono, in quegli anni, beni alla chiesa, e ciò consentì di finanziare il rifacimento della chiesa di S. Giacomo, a partire dal 1633: la consacrazione avvenne nel 1640. Possiamo ancora vedere, su una delle sue pareti, una meridiana, che, come accade sempre con questi strumenti che misurano l'inesorabile scorrere del tempo, propone un monito sulla fragilità della condizione umana, con una citazione evangelica: "nescitis diem neque horam", cioè "non sapete il giorno né l'ora" nei quali la vostra vita vi sarà chiesta. In quel medesimo 1633 si colloca un avvenimento che merita di essere ricordato, e che è conseguenza indiretta della prima ondata epidemica: lo spopolamento relativo di alcuni nuclei nelle selve rende i branchi di lupi più audaci, tanto da giungere, il 25 novembre, a sbranare e divorare per metà un povero ragazzo dodicenne, Giovanni Volpi di Donato, che si trovava all'alpe Piazza, in territorio del comune di Rogolo. Analoghi episodi, in quei medesimi anni, si registrarono a Colorina ed Albosaggia.
Il colpo più duro alla popolazione fu, però, inferto dalla recidiva epidemica del biennio 1635-36, legata alla presenza in Valtellina delle truppe del Duca di Rohan. Sempre Cirillo Ruffoni, in "Rasura, tra passato e futuro" (Bellevite editore, a cura del comune di Rasura), scrive: "Poi, improvvisamente, nel 1636 succede il disastro. Anche qui, fino alla metà di luglio va tutto bene, con soli tre morti. Il 15 luglio si registra il primo morto di peste: un uomo di 36 anni, poi è tutto un crescendo, con 4 morti in luglio, 18 in agosto, 49 in settembre (con picchi massimi di 6 morti il 25 e 5 morti rispettivamente il 17 e il 28), 30 in ottobre e 10 in novembre. Allo scoppio del contagio le famiglie che possono si isolano nelle loro stalle più lontane, in caslèra, al Dos de Gràa, all'Aquàl, alla Foppa, alla Làres, ma anche qui vengono implacabilmente raggiunte dal morbo. A questo punto saltano tutti i controlli e le quarantene, vengono meno i rapporti parentali, non si fanno più funerali, ma i cadaveri vengono sepolti subito, nel luogo stesso della morte o nelle selve. Soltanto ad un certo punto si riesce ad allestire un lazzaretto all'Era, dove poi muore e viene sepolta la maggior parte delle persone. In mezzo a questo sconquasso il curato Bartolomeo Maxenti corre da ogni parte per garantire a tutti almeno il conforto dei sacramenti e, se non riesce a dare ai suoi fedeli un cristiano funerale, si preoccupa di registrare con precisione il nome di tutti gli scomparsi... Al termine di questo anno il bilancio è impressionante: 117 morti, di cui 108 portati via dalla peste. Essi rappresentano quasi la metà della popolazione della parrocchia; per il solo comune di Rasura la percentuale è ancora più alta, se teniamo conto che a Mellarolo e al Dosso la peste ha infuriato molto meno."
Un quadro sintetico di Rasura nella prima metà del Seicento è offerto dal prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Abramo Levi). Vi leggiamo: La Valle del Bitto, così chiamata dal fiume qual passa per quella, è molto longa, più di 15 miglia, dov'è strada commodissima per andare nel stato de Venetiani, tanto a piedi quanto a cavallo. Ha sette parocchie, duoi nel fianco diritto, quatro nel fianco sinistro, et una in un monticello che si leva tra l'un e l'altro fianco… Nel fianco sinistro… la terza è lontana da Pedesina un miglio et si chiama Rasura, quale, con una picciol contrata chiamata Molirolo, fa 60 fameglie. La chiesa è viceparochiale di S. Giacomo maggiore, sotto posta a Cosio, con una casa per il curato fabricata di novo per liberalità d'Antonio Masentio, curato moderno.”
Il Settecento fu un secolo di decisa ripresa, ma a tenere basso il numero degli abitanti contribuì il flusso migratorio (già iniziato, peraltro, nel secolo XIV), tanto che alla fatidica data del 1797 la sua popolazione era ridotta a 200 abitanti.
Un quadro sintetico della situazione del paese a metà del settecento ci viene offerto dallo storico Francesco Saverio Quadrio, che, nell’opera “Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua dalle Alpi oggi detta Valtellina” (Edizione anastatica, Bologna, Forni, 1971), scrive: “Rasura in un co' Molini, altra Contrada, fa l'ottava Comunità [della quadra di Morbegno]. Erano quivi in fiore un tempo i Mazzoni”.

Il 1797 fu una fatidica data, si è detto: è, infatti, quello l'anno che segna la fine del dominio delle Tre Leghe in Valtellina, conseguenza della bufera napoleonica che aveva investito l'Europa. Seguirono anni di frequenti mutamenti istituzionali. Nella prima ripartizione del dipartimento d’Adda e Oglio (legge 13 ventoso anno VI), il comune di Rasura apparteneva al distretto di Morbegno. Nell’assetto definitivo della repubblica cisalpina, determinato nel maggio del 1801 (legge 23 fiorile anno IX), Rasura era uno dei settanta comuni che costituivano il distretto III di Sondrio del dipartimento del Lario. Dalla repubblica si passò al regno d'Italia, nel 1805, e il comune di Rasura venne ad appartenere al cantone V di Morbegno, come comune di III classe con 290 abitanti.
A seguito dell’approvazione del compartimento (decreto 31 marzo 1809), fu eseguita la concentrazione dei comuni, con decorrenza dal 1 gennaio 1810; tale comparto fu confermato nel 1815 e Rasura figurava
(con 211 abitanti) comune aggregato al comune principale di Cosio, nel cantone V di Morbegno. Ccontro questa aggregazione si levò la protesta ufficiale dei rappresentanti di Rasura, che ottenne il ripristino dell'autonomia comunale: in base alla compartimentazione territoriale del regno lombardo-veneto, nel 1816 il comune di Rasura fu inserito nel distretto IV di Morbegno. Nel 1853 Rasura, comune con convocato generale e con una popolazione di 275 abitanti, fu inserito nel distretto III di Morbegno.

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Nonostante epidemie e difficoltà (da segnalare, per esempio, un'epidemia di colera del 1836 ed una di vaiolo nel 1845), la prima metà dell'Ottocento fece segnare un costante incremento della popolazione. Alla proclamazione del regno d'Italia, nel 1861, Rasura vivevano 298 abitanti. Alla II (1859-60) e III Guerra d'Indipendenza (1866), contro l'Impero Asburgico, parteciparono anche alcuni abitanti di Rasura, Alberti Domenico fu Domenico, Meccani Domenico di Geremia, Piganzoli Pietro Giacomo, Piganzoli Paolo, Piganzoli Giacomo fu Giovanni Battista, Rabbiosi Giuseppe Angelo di Angelo e Tarabini Giuseppe fu Giuseppe.
La popolazione crebbe gradualmente fino alla vigilia della prima guerra mondiale: nel 1871 gli abitanti erano 293, nel 1881 326, nel 1901 404, nel 1911 414. Nell’Ottocento l’economia del paese era centrata sulla tradizionale produzione del formaggio Bitto, assai conosciuto ed apprezzato nei territori del comasco ed anche del milanese, e sull’attività di una segheria che era stata costruita nel centro del paese. La seconda metà del secolo ed i primi decenni del novecento furono, però, caratterizzati da un forte flusso migratorio verso le Americhe, in gran parte definitivo, che interessò Lombella Giovanni (nato nel 1848), Lombella Giovanni, con la famiglia (1850), Pezzini Pietro, con la famiglia (1854), Alberti Battista (1854), Bertolini Pietro, con la famiglia (1857), Bertolini Giacomo (1859), Bertolini Gian Battista, con la famiglia (1859), Lombella Giovanni di Pietro (1863), Lombella Giovanni, suo nipote (1897), Alberti Aristide (1865), Alberti Domenico (1892), Alberti Giovanni (1893), Alberti Federico (1899), Bertolini geremia di Giuseppe, con la famiglia (1866), Bertolini Giuseppe, con la famiglia (1869), Santi Pietro (1870), Zugnoni Giuseppe (1879), Piganzoli Battista, fu Pietro, con la famiglia (1882), Parenti Egidio (1882), Bertolini Antonio (1883), Landi Stanislao (1884), Landi Ludovico (1887), Landi Rocco (1893), Pezzini Angelo (1885), Bertolini Mansueto (1889), Pezzini Giuseppe Biagio (1889), Pezzini Giuseppe (1891), Pezzini Antonio (1891), Pezzini Giovanni (1892), Pezzini Valentino (1898), Pezzini Giovanni (1892), Pezzini Antonio (1893), Santi Massimo (1893), Santi Pietro (1898), Bertolini Angelo (1897), Pezzini Pietro (1897), Zugnoni Pietro (1897), Zugnoni Giacomo (1900), Pezzini Valentino (1898), Volpi Rocco (1902) e Rabbiosi Ermete Lorenzo, con la famiglia (1920).
Dall’opera “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, di Ercole Bassi (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), ricaviamo diverse interessanti notizie statistiche sul sistema degli alpeggi di Val Gerola, compresi quelli nel territorio di Rasura:

Nel 1913 vi fu una piccola rivoluzione nella vita del paese, che fu per la prima volta allacciato ad una rete di distribuzione dell’energia elettrica. Entrò, infatti, in funzione il località Dosso di Rasura una centralina elettrica che sfruttava le acque del Rio Fiume, fornendo energia elettrica ai paesi di Rasura, Bema, Mellarolo e Sacco. Se pensiamo a quanto sia per noi difficilmente immaginabile di poter vivere senza di essa, possiamo ben comprendere la portata di questo evento.
Agli inizi del XX secolo, però, iniziò un movimento emigratorio che interessò diverse famiglie, soprattutto nel periodo fra le due guerre, che segnò una flessione demografica: dai 404 abitanti del 1921 si passò ai 342 del 1931 ed ai 344 del 1936. Il nuovo secolo portò anche la costruzione della nuova carrozzabile, fra il 1910 ed il 1920, che unì Morbegno a Rasura. Venne anche la Grande Guerra, ma, è interessante osservarlo, fece decisamente meno vittime fra gli abitanti di Rasura (4, per la precisione) di quante non ne avrebbe fatte, nell'immediato primo dopoguerra (fine del 1918), la terribile epidemia di influenza detta "spagnola", che si portò via 24 abitanti.
Ecco come Ercole Bassi, in “La Valtellina – Guida illustrata”, nel 1928 (V ed.), presenta il paese: “Da Sacco la via prosegue per Rasúra (m. 776 - ab. 407 - P. da Morbegno km. 6 - latt. soc. - assic. best. - luce elett. - circolo - piccole industrie tessili per panni e tele nostrane - cassa rurale). Sulla strada si trovano due dipinti del Gavazzeni, uno in una cappella, l'altro all'esterno di una casa. Sulla cantoria dell'organo della parrocchiale sono dipinti graziosi angioletti. I banchi del coro, del 1680, sono intagliati con statuette.”
Fu di dodici uomini, infine, il tributo che il paese dovette pagare alla Seconda Guerra Mondiale.
Nel secondo dopoguerra si toccò il massimo storico nel numero di abitanti, 448 nel 1951; seguì, però, una graduale discesa, che portò gli abitanti a 425 nel 1961, 361 nel 1971, 363 nel 1981, 329 nel 1991, 306 nel 2001 e 301 nel 2005. Dagli anni Sessanta del secolo scorso si è, dunque, assistito ad un progressivo spopolamento, che ha interessato tutti i comuni della Val Gerola, per un flusso migratorio che aveva come meta soprattutto il fondovalle. Rasura, però, a partire dagli anni Settanta ha resistito allo spopolamento, anche perché molti dei suoi abitanti hanno scelto la soluzione del pendolarismo, pur di non lasciare la terra alla quale erano legati, il che evidenzia la volontà della comunità di mantenere viva la propria identità, anche con il supporto della vivace attività di animazione estiva della Pro Loco.
Per gustare l'ospitalità dei rasuresi, si può visitare il paese alla festa parrocchiale di San Giacomo (25 luglio) o in occasione della classicissima Sagra del Mirtillo, che si tiene, in onore del più simpatico frutto dei boschi del paese, nel finesettimana di inizio agosto.
Attualmente nel territorio comunale si registrano 6 attività industriali con 17 addetti pari al 33,33% della forza lavoro occupata, 7 attività di servizio con 13 addetti pari al 13,73% della forza lavoro occupata, altre 5 attività di servizio con 12 addetti pari al 25,49% della forza lavoro occupata e 4 attività amministrative con 8 addetti pari al 9,80% della forza lavoro occupata (dati tratti dal sito www.comune.rasura.so.it)

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Per raggiungere Rasura bisogna staccarsi dalla ss. 38 dello Stelvio, se si proviene da Milano, alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno, prendendo a destra (indicazioni per la Val Gerola). Dopo una rotonda ed il ponte sul torrente Bitto, giungiamo al punto di partenza dell'ex-strada statale 405 della Val Gerola (ora strada provinciale), che, con lungo traverso a destra, comincia a guadagnare quota sul versante orobico a monte di Regoledo di Cosio. Volgendo a sinistra, propone un secondo lungo traverso e, dopo una semicurva a destra, si affaccia alla Val Gerola. Superato il paese di Sacco (a 7 km. da Morbegno), la strada prosegue addentrandosi sul fianco occidentale della valle: ottimo è, in questo tratto, il colpo d'occhio su Rasura, che si annuncia con l'imponente campanile della chiesa di S. Giacomo, incorniciato dai pizzi di Tronella e di Trona, i quali si mostrano in un suggestivo spaccato della testata della valle. Due km oltre Sacco, superato il ponte sul torrente Fiume, si giunge alle porte di Rasura: ignorati due svincoli (a sinistra per le case del Dosso, a destra per Mellarolo), dopo una semicurva destra si incontrano le prime case del paese.


Rasura

Da notare che sulla sinistra della strada, fra le case, si trova un grane ippocastano (325 cm di circonferenza e 25 metri di altezza), classificato fra gli alberi monumentali della Provincia di Sondrio (censimento del 1999). Nota curiosa: anche nel simbolo del comune di Rasura campeggia un ippocastano. Proseguendo sulla strada provinciale, troviamo due svincoli: l'uno porta al centro del paese direttamente a monte della chiesa di S. Giacomo (che resta a valle della strada), il secondo porta più direttamente alla strada che sale sul versante montuoso sopra il paese terminando all'agriturismo del Bar Bianco (m. 1500), sul limite inferiore della splendida fascia di alpeggi che si apre ai piedi della cima della Rosetta, classicissima meta escursionistica e sci-alpinistica. Questa strada, però, è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati (si può comunque acquistare il permesso di transito; informarsi presso gli uffici comunali in via Valeriana, 22 - 23010 Rasura; tel: 0342.61.60.06 - fax: 0342.61.56.30; e-mail: acrasura@provincia.so.it; sono aperti da lunedì a sabato dalle 8.00 alle 12.00).


Rasura


BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Savonitto, Andrea, "Le Valli del Bitto - Escursionismo, arrampicata e cultura alpina nel Parco delle Orobie Valtellinesi", CDA Vivalda, Torino, 2000

Ruffoni, Cirillo (a cura di), “Inventario dei toponimi valtellinesi e valchiavennaschi. Territorio comunale di Rasura ”, Società storica valtellinese, 2001

Ruffoni, Cirillo (testi) e Mazzoni Gianpiero (fotografie), “Rasura tra passato e futuro”, Missaglia, 2007

Da visitare, infine, i siti del comune, www.comune.rasura.so.it e www.rasura.com

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