Chiesa in Valmalenco e Primolo

Chiesa è il baricentro della Valmalenco e Prìmolo (prémul, m. 1248), arroccata su uno sperone di roccia che si affaccia sul paese, ne rappresenta la frazione più nota e prediletta, per la felice posizione panoramica e climatica, dai villeggianti.
Si trova citata per la prima volta in un documento del secolo XV, nella forma “primollo”. In passato la distribuzione della popolazione era molto diversa dall'attuale, e Primolo, come le altre frazioni di Chiesa, era assai più popolata, anche in rapporto al nucleo centrale di Chiesa. Agli inizi del Seicento, per esempio, Primolo aveva il doppio degli abitanti di Chiesa, anche se qui vivevano le famiglie più illustri e facoltose. L'andamento della popolazione di Primolo, in costante aumento nei secoli XVII e XVIII, è misurato dal numero di famiglie che vi dimoravano, 11 nel 1617, 18 nel 1642, 19 nel 1652, 18 nel 1659, 24 nel 1668, 27 nel 1700, 29 nel 1758.


Santuario della Madonna delle Grazie a Primolo

La sua fama è legata anche al santuario della Madonna delle Grazie il cui campanile si intravvede dal fondovalle. Il primo nucleo del santuario della Madonna delle Grazie si deve alla volontà del parroco Giovanni Chiesa, espressa intorno al 1670. Non senza resistenze: gli abitanti di Primolo volevano unoratorio di dimensioni modeste, proporzionate alle loro possibilità economiche, mentre il parroco concepiva un disegno più ambizioso, un vero e proprio santuario mariano. Anche sulla collocazione non vi era accordo: gli abitanti lo avrebbero voluto in una piana sopra le case del paese, il parroco invece nella sua parte bassa, laddove appunto sorse.
Narra una cronaca che don Giovanni Chiesa, per convincere i suoi parrocchiani, raccontò che la Madonna stessa gli era apparsa più volte in sogno, manifestando la volontà che le fosse dedicato un santuario nella parte bassa del paese. Alla fine fu questo progetto a prevalere e la posa della prima pietra risale al 3 agosto del 1688. Il parroco don Giovanni Maria Chiesa, che succedette allo zio don Giovanni, ampliò il progetto iniziale e diede impulso ai lavori fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo. La chiesta fu consacrata il 13 maggio 1804 da mons. Carlo Rovelli, vescovo di Como. Fra le opere di pregio che vi si conservano spicca l'ancona che ospita una statua della Madonna scolpita da Giovan Battista Zotti, che L’11 agosto 1765 fu solennemente incoronata per decreto del Capitolo di San Pietro in Vaticano.


Il santuario della Madonna delle Grazie

Dietro l’altare maggiore è collocata un’altra statua della Madonna, più famosa, in quanto un'antica tradizione vuole che fra le grazie elargite dalla Vergine alle fanciulle che si rivolgono a lei con spirito di fede vi sia quella di poter trovare marito. Il gesto in cui si manifesta l'umile richiesta è quello di grattare il vetro che separa il fedele dalla statua della Madonna. La cosa vale anche per i ragazzi e per i coniugi che aspirano alla grazie di un figlio. La statua è circondata da numerosi ex-voto, che raccontano delle grazie ottenute da fedeli che si sono rivolti fiduciosamente a lei. Ma la Madonna di Primolo è famosa anche per altre grazie.
Nel 1882, in particolare, operò un vero e proprio miracolo, salvando il paese da un incendio che minacciava l'intero paese. Il parroco, infatti, circondato dalla popolazione in preghiera, benedì il pozzo al quale veniva attinta l'acqua con l'acqua benedetta del santuario, ed ecco che, miracolosamente, da esso cominciò a zampillare un getto copioso, che si riversò per le strade del paese, spegnendo l'incendio. In ricordo di questo miracolo vengono ancora accesi a Primolo dei fuochi, quando, la prima domenica d'agosto, si celebra la festa della Madonna delle Grazie ed il pozzo fu chiamato "acqua de la madona del miràcul".


La Madonna delle Grazie nel santuario di Primolo

La suggestione di Primolo è legata anche al suo nome, che una leggenda lega al fiore della primula (anche se l'etimo del nome è diverso).
La storia inizia sul versante retico opposto a quello di Valmalenco, dove Guglielmo, figlio del conte di Tarasp, si ribellò ai progetti paterni, che lo volevano sposo della castellana Edda Kofer, personaggio sinistro, in odore di stregoneria, sospettata di aver ucciso il marito. Non era tempi nei quali ci si potesse tranquillamente opporre alla volontà paterna, e Guglielmo dovette, quindi, fuggire, cercando riparo, al di qua del passo del Muretto
(pas de mürét, l'antico monte dell'Oro), in Valmalenco, giungendo proprio a Prìmolo, per l’antica mulattiera del Muretto, di cui ancora oggi si può percorrere il tratto San Giuseppe-Primolo. Qui incontrò una gentile fanciulla, Mina, figlia di un contadino. Com’è facile prevedere, nacque fra i due un profondo amore. Trascorsero, così, mesi felici, ma la felicità non dura mai troppo a lungo. Nel frattempo, infatti, era morto, consumato dal dolore per la fuga del figlio, il padre di Guglielmo, e la notizia era giunta fino a lui, suscitando un forte rimorso. Era combattuto fra il desiderio di rimanere con l'amata e da quello di tornare per rendere omaggio al padre.


Primolo visto da Chiesa in Valmalenco

Alla fine si decise per la partenza, promettendo però a Mina che sarebbe presto tornato. Erano queste le sue sincere intenzioni, ma, e qui forse un destino beffardo ci mise lo zampino, tornato a Tarasp, si fermò più a lungo di quanto avesse previsto. Passarono, così, lunghe settimane, durante le quali ansia ed apprensione si facevano sempre più forti nel cuore della fanciulla, finché un giorno sfociarono nella disperazione: si era convinta che l'amato non avrebbe più fatto ritorno. Uscì, allora, di casa, si pose a sedere sotto un antico pino, in uno di quei bei giorni nei quali l'inverno non è ancora terminato, ma pare allentare la sua morsa, e tutto sembra incerto e sospeso, fra il gelo ed il tepore. Era, forse, quella stessa incertezza cui non aveva retto: venne trovata lì, morta e sorridente, immagine di un amore felice solo nel sogno. Intorno al capo la neve si era sciolta, lasciando il posto a violette e primule 
Fu proprio in quel luogo che venne eretto il santuario della Madonna delle Grazie, e da allora il paesino di Prìmolo rimase indissolubilmente legato al fascino di tutto ciò che, nel bene e nel male, è primizia, il primo sogno, il primo dubbio, il primo dolore.


Statua della Madonna nel santuario della Madonna delle Grazie

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DA CHIESA IN VALMALENCO A PRIMOLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Chiesa in Valmalenco-Primolo
45 min.
280
T
SINTESI. Saliti di Sondrio a Chiesa Valmalenco, parcheggiamo al Santuario della Madonna degli Alpini, salendo verso la parte alta del paese per un viottolo, fino alla strada più alta, quella per Primolo. Qui sul bordo dei prati a monte della strada troviamo un cartello (indicazione "Primolo") che segnala la partenza di una larga mulattiera che sale verso nord, con diversi tornanti, raggiunge il cimitero di Primolo e la pista che intercetta la carozzabile Chiesa-Primolo. Prendendo a destra in breve siamo a Primolo.


Baita sul sentiero Chiesa in Valmalenco-Primolo

Primolo si presta a numerose passeggiate ed escursioni. La più facile è la salita a piedi da Chiesa in Valmalenco. Per effettuarla saliamo da Sondrio a Chiesa in Valmalenco e parcheggiamo al santuario della Madonna degli Alpini, al centro del paese (m. 960). Cominciamo poi a salire, per un viottolo fra le case alla parte alta del paese, raggiungendo la strada più alta, che conduce a Primolo. Un cartello con la scritta “Primolo” segnala la partenza di una mulattiera, con a lato muretti a secco, che si inerpica sui prati a monte della strada, passando a destra di una coppia di baite. Saliamo zigzagando in una selva. Il fondo è largo e ben curato. Superato un ruscello continuiamo a salire, passiamo a destra di una baita isolata e traversiamo a destra, in direzione di un alto ripetitore. Passiamo a destra di un alto muro a secco ed intercettiamo una stradella in corrispondenza del cimitero. La percorriamo per breve tratto ed intercettiamo la carozzabile che sale a Primolo da Chiesa e percorrendola in breve siamo all'ingresso meridionale del paese. Procedendo diritti siamo alla piazzetta del Santuario. Questa camminata richiede circa tre quarti d'ora (il dislivello approssimativo in salita è di 280 metri).

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PRIMOLO-SAN GIUSEPPE ED ANELLO CHIESA VALMALENCO-PRIMOLO-SAN GIUSEPPE-CHIESA VALMALENCO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Primolo-San Giuseppe
1 h e 30 min.
230
T
Chiesa in Valmalenco-Primolo-San Giuseppe-Chiesa in Valmalenco
4 h
540
E

SINTESI. Dalla pineta di Primolo (m. 1280) imbocchiamo il sentiero segnalato per San Giuseppe, che procede verso nord ed al quale si unisce da destra a quota 1270 il Sentiero Rusca. Procedendo verso nord sulla sinistra (per noi) del torrente Mallero, saliamo gradualmente e raggiungiamo il ponte che ci porta sulla destra del torrente; qui un sentierino ci fa salire alla piana di San Giuseppe, presso la chiesetta (m. 1432).
ANELLO CHIESA-PRIMOLO-SAN GIUSEPPE-CHIESA. Saliti di Sondrio a Chiesa Valmalenco, parcheggiamo al Santuario della Madonna degli Alpini, salendo verso la parte alta del paese per un viottolo, fino alla strada più alta, quella per Primolo. Qui sul bordo dei prati a monte della strada troviamo un cartello (indicazione "Primolo") che segnala la partenza di una larga mulattiera che sale verso nord, con diversi tornanti, raggiunge il cimitero di Primolo e la pista che intercetta la carozzabile Chiesa-Primolo. Prendendo a destra in breve siamo a Primolo (m. 1247) . Saliamo lungo una strada alla pineta di Primolo (m. 1280) imbocchiamo il sentiero segnalato per San Giuseppe, che procede verso nord ed al quale si unisce da destra a quota 1270 il Sentiero Rusca. Procedendo verso nord sulla sinistra (per noi) del torrente Mallero, saliamo gradualmente e raggiungiamo il ponte che ci porta sulla destra del torrente; qui un sentierino ci fa salire alla piana di San Giuseppe, presso la chiesetta (m. 1432). Ritorniamo per la medesima via fino al bivio di quota 1270: qui prendiamo a sinistra restando sul Sentiero Rusca, che scende alla carozzabile Chiesa-San Giuseppe, poco a valle del ponte sul Mallero. La seguiamo scendendo a Chiesa, entriamo stando sulla strada più alta e torniamo all'automobile.


La pineta di Primolo

La più frequenta passeggiata che parte da Primolo è la traversata a San Giuseppe, che sfrutta un sentiero che parte dalla famosa pineta di Primolo. Per salire alla pineta possiamo comodamente seguire la carozzabile che si porta alla parte alta del paese. Un cartello segnala la partenza del sentiero., che si dirige a nord.
Ignorata la pista che scende a destra alle cave del Giovello, proseguiamo a mezza costa, in pineta, dalla quale esce per intercettare a quota 1270 metri circa una mulattiera che sale da destra. Ci congiungiamo così con il Sentiero Rusca, che ripercorre, per quanto possibile, l'antico tracciato della Cavallera o strada del Monte dell'Oro, una delle più importanti vie di comunicazione fra Valtellina ed Engadina, per la quale passò anche, il 24 luglio del 1618, l'arciprete di Sondrio Nicolò Rusca, rapito da un manipolo di armati delle Tre Leghe grigie per la sua ferma opposizione alla diffusione della fede riformata in Valtellina.


Mulattiera Primolo-San Giuseppe

Lo scenario si ingentilisce. Sotto lo sguardo benevolo dell'ormai nota triade Tremogge-Malenco-Entova, il largo sentiero corre un po' rialzato rispetto al Mallero, che scende alla nostra destra. Dopo un tratto nel quale attraversiamo un corpo franoso, fra grandi blocchi rossastri, percorriamo un tratto rialzato rispetto ai prati sui due lati, che conserva intatto il suo aspetto originario. Percorriamo poi una sorta di corridoio, fra larici, abeti e placide placche arrotondate, prima di scendere ad un ponte in legno che ci fa passare sul lato di destra (orientale) del Mallero, che qui cade fragorosamente da una briglia di contenimento per la quale sembra mostrare il massimo disprezzo. Saliamo subito alla piana di San Giuseppe (a valle della chiesetta) sfruttando un breve sentierino, oppure seguiamo verso sinistra una pista sterrata verso sinistra, fino ad un sentierino alla nostra destra che ci porta ad un ampio spiazzo che funge da parcheggio, poco a monte della chiesetta di San Giuseppe (san giüsèf, m. 1432). La traversata Primolo-San Giuseppe richiede circa un'ora e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 230 metri).


Chiesetta di San Giuseppe

Se siamo partiti da Chiesa in Valmalenco, possiamo tornare con un percorso ad anello proprio sfruttando il Sentiero Rusca. Ripercorriamo la via dell'andata fino al bivio di quota 1270: qui, invece di proseguire a destra, scendiamo verso sinistra, restando sul Sentiero Rusca, che attraversa un versante di sfasciumi nella zona delle ex-cave di ardesia del Giovello (giuèl). Il Sentiero termina con una stradella che confluisce nella provinciale che da Chiesa sale verso San Giuseppe, poco a valle rispetto al ponte sul Mallero. Ora dobbiamo percorrerla in discesa per circa un chilometro, entrando in Chiesa. Ad un bivio imbocchiamo la strada di destra, che traversa nella parte mediana del paese e ci riporta al santuario della Madonna degli Alpini, dove abbiamo lasciato l'automobile.
L'anello richiede circa 4 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 540 metri).

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PRIMOLO-PRADACCIO-ALPE PIRLO-PRIMOLO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Primolo-Pradaccio-Alpe Pirlo-Primolo
3 h
420
E
SINTESI. Da Primolo (m. 1247) saliamo lungo la strada che passa per la pineta. Parcheggiamo e proseguiamo sulla pista sterrata che va a sinistra e termina ad una piazzola. Qui prendiamo il sentiero di destra (indicazioni per Pradaccio) e lo seguiamo fino all'alpe Pradaccio (m. 1720). Ci portiamo sul lato opposto dell'alpe, seguendo le indicazioni dell'Alta Via della Valmalenco (triangoli gialli), lasciandola però ad un casello dell'acqua per imboccare a sinistra un sentiero (non segnalato) che scende per un buon tratto e conduce all’alpe Prato (m. 1629). Il sentiero torna poi nel bosco, e viene intercettato da un altro sentiero che proviene da destra e prosegue sulla sinistra (con i triangoli gialli dell’Alta Via della Valmalenco). Seguendo quest’ultimo verso destra, giungiamo, in breve, al limite di destra (occidentale) dell'alpe Pirlo (m. 1619). Lasciati i triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, imbocchiamo il sentiero, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, che non si allontana dall’alpe, ma ne percorre il limite inferiore, lasciandola sulla sinistra. Procediamo sempre diritti, ignorando due deviazioni a sinistra ed una terza a destra. Alla fine raggiungiamo la piazzola dove termina la pista che sale da Primolo, e di qui ridiscendiamo a Primolo.


L'alpe Pradaccio

Sondrio portiamoci a Chiesa in Valmalenco (che dista 14 km dal capoluogo) e, di qui, saliamo, con altri 4 km di automobile, a Prìmolo, il grazioso centro di villeggiatura posto in una bella conca a monte di Chiesa. Entrati in paese, prima di raggiungere la chiesetta prendiamo a sinistra, seguendo le indicazioni relative al parcheggio e lasciamo l’automobile nei pressi del punto in cui termina la strada asfaltata, lasciando il posto ad una pista sterrata (m. 1350 circa). Seguiamo questa pista, che procede verso sinistra (sud), ignorando una deviazione a destra (sentiero Palaveri, che sale nel bosco a monte della stessa), finché questa termina in una piazzola.
Qui partono due sentieri. Uno, sulla sinistra, scende di qualche metro, intercettando un secondo sentiero che sale da sinistra (lo potremo sfruttare per il ritorno). Una serie di cartelli ci indica che le mete possibili sono molteplici, in corrispondenza di diverse direttrici: l’alpe Pirlo (pérlu, o pìrlu, 45 minuti), l’alpe Lago (un’ora e 50 minuti) ed il rifugio Bosio (3 ore), su una prima direttrice; l’alpe Prato (45 minuti), l’alpe Pradaccio (un’ora) e Lagazzuolo (4 ore), su una seconda direttrice; l’alpe Giumellini (un’ora e 40 minuti), l’alpe Mastabbia (3 ore e 10 minuti) ed il rifugio Bosio (3 ore e 50 minuti), su una terza direttrice; l’alpe Pradaccio (un’ora), i laghi di Sassersa (laghèt de sasèrsa, o de sasàrsa, 2 ore e 50 minuti) ed il passo Ventina (pas de la
venténa, 3 ore e 50 minuti), infine, su una quarta direttrice, che è quella che ci interessa.


Alpe Pradaccio e Vallone di Sassersa

Esiste però un secondo sentiero, meno marcato, sulla destra, che conduce all’alpe Pradaccio in 50 minuti, per cui ci conviene scegliere questo. Poco più in là si trova, per la verità, un secondo cartello che dà l’alpe Pradaccio ad un’ora, ma questa discordanza di tempi non ci turba più di tanto. Il sentiero è piuttosto stretto, ma con fondo buono, e guadagna quota in direzione ovest, superando il torrentello che scende dal Rovinone (acqua de zumpràa), ripido canalone che scende a sud di Primolo (prémul). Poi inizia una serie di serrati tornanti, in uno splendido bosco di larici, prima del traverso finale, che ha per meta l’alpe Pradaccio. Poco prima di raggiungere l’alpe, ci raggiunge un sentieri che sale da sinistra dall’alpe Prato (lo potremo sfruttare al ritorno) e cominciamo a trovare i triangoli gialli della seconda tappa dell’Alta Via della Valmalenco (che giunge fin qui proprio da quel sentiero, e che seguiremo per buona parte del prosieguo dell’escursione).
I prati dell’alpe Pradaccio
(pradasc', m. 1720) sono già citati nel 1556 come Pradatio, ed indicati erroneamente sulle carte come alpe (come, del resto, l'alpe Pirlo): si tratta di un maggese o maggengo, nel quale in data 1819 venivano censite 6 abitazioni. Costituiscono un luogo ideale per una sosta, quanto mai opportuna. L'alpe Pradaccio ai piedi dell'imponente vallone di Sassersa, che vediamo davanti a noi e per il quale passa l'Alta Via della Valmalenco salendo ai laghetti di Sassersa e proseguendo per il passo di Ventina e la Val Ventina (II tappa).
Proseguiamo ora seguendo i triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, in direzione dell'imbocco del Vallone di Sassersa, ma lasciamo subito l'Alta Via (appena dopo un casello per l’acqua) alla nostra destra, quando troviamo, sulla sinistra, un sentiero (non segnalato) che scende per un buon tratto, sempre verso destra, e conduce all’alpe Prato (m. 1629). Il sentiero torna poi nel bosco, e viene intercettato da un altro sentiero che proviene da destra e prosegue sulla sinistra (con i triangoli gialli dell’Alta Via della Valmalenco). Seguendo quest’ultimo verso destra, giungiamo, in breve, al limite di destra (occidentale) di una nuova e più ampia alpe.


Il laghetto del Pirlo

Qui un cartello della seconda tappa dell’Alta Via della Valmalenco segnala che si tratta dell’alpe Pirlo (m. 1619). L'alpe, chiamata localmente pérlu o pìrlu, è ingentilita dalla presenza di un microlaghetto-sorgente, in un ambiente bucolico. Si tratta in realtà di un maggengo o maggese, che nel 1816 constava di una sola abitazione, mentre nelle sottostanti cave di pietra ollare si registravano 8 baite ravvicinate. Le baite che oggi si vedono, elegantemente incorniciate dal pizzo Scalino, sono sul bordo di prati che in caso di abbondanti precipitazioni sono isolate dall'acqua stagnante.
L'Alta Via della Valmalenco prosegue verso destra, in direzione dell’alpe Giumellino (giümelìn o giümelìgn; in realtà si tratta di un maggengo, che nel 1816 contava 5 baite). Nei pressi del cartello troviamo anche il minuscolo laghetto del Pirlo, una grande pozza dalle acque ferme e di un verde intenso. Non seguiamo però l’Alta Via, ma imbocchiamo il sentiero, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, che non si allontana dall’alpe, ma ne percorre il limite inferiore, lasciandola sulla sinistra (alcuni cartelli ci ammoniscono a non attraversare i prati, cosa che, peraltro, non si deve fare mai).


Alpe Pirlo

Superato il torrentello che attraversa l’alpe su una passerella di legno, lasciamo alle spalle l’alpe e cominciamo a scendere in un bosco di larici. Per un tratto scendiamo a poca distanza dal torrente, fino a trovare una deviazione, a destra, un sentiero che si stacca dal nostro e conduce ad un ponte in legno, sul quale è scritto “Bosio”: si tratta del sentiero che porta all’alpe Lago e di lì prosegue per la Val Torreggio, fino al rifugio Bosio. Noi, però, lo ignoriamo e continuiamo nella discesa. Superato un ponticello di legno, incontriamo altre due deviazioni: una prima, sulla destra (sentiero secondario che scende, mentre noi proseguiamo quasi in piano), ed una seconda, segnalata, sulla sinistra (si tratta del sentiero che porta in 15 minuti all’alpe Prato ed in 30 all’alpe Pradaccio). Ignorate queste deviazioni, proseguiamo nella discesa, fino ad un tratto quasi pianeggiante, che ci porta a guadare il torrentello del Rovinone (acqua de zumpràa). Dopo un successivo breve tratto in leggera salita, ecco un nuovo ed ultimo bivio: il sentiero prosegue nella discesa, mentre alla nostra sinistra un sentiero appena accennato sale alla piazzola dove termina la pista sterrata a monte di Primolo.


Il Santuario della B.V. delle Grazie a Primolo

Saliti a questa piazzola, ci ritroviamo, dunque, al punto nel quale abbiamo imboccato il sentiero che porta diretto a Pradaccio. Seguendo la pista sterrata, in breve scendiamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l’automobile. Il sentiero che abbiamo lasciato, invece, continua a scendere fino ad intercettare la strada Chiesa-Primolo appena prima dell’ingresso a Primolo, al parcheggio riservato ai mezzi pubblici.
L'anello richiede circa 3 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 420 metri).

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CHIESA-ALPE LAGO DI CHIESA-ALPE PIRLO-ALPE PRADACCIO-PRIMOLO-CHIESA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Chiesa-Alpe Lago di Chiesa-Alpe Pirlo-Alpe Pradaccio-Primolo-Chiesa
5 h
800
E
SINTESI. Da Chiesa in Valmalenco lasciamo l'automobile al parcheggio del Santuario della Madonna degli Alpini. Saliamo poi a piedi sulla carozzabile per Primolo, fino all'ultimo tornante dx (quota 1095), dove si trova un cartello che indica il rifugio Bosio. Parcheggiamo qui e, dopo un brevissimo tratto sulla strada asfaltata per l'alpe Lago, imbocchiamo la mulattiera che se ne stacca sulla destra, salendo in un bosco di larici. Dopo averla tagliata altre due volte, se ne allontana e sale più direttamente. Superata una valletta, intercetta di nuovo la carozzabile poco prima dell'ingresso all'ampia piana dell'alpe Lago di Chiesa (m. 1614). Passiamo vicino alla chiesetta di san Gaetano e lasciamo la pista prendendo il sentiero segnalato sulla destra per l'alpe Pirlo (m. 1619), che raggiungiamo dopo aver ignorato la deviazione a sinistra per l'alpe Giumellino. Seguiamo le indicazioni per l'alpe Pradaccio e dopo un tratto in leggera salita, che conduce all'alpe Prato (m. 1629), ricominciamo a salire nel bosco, con una diagonale che ci porta ad intercettare il sentiero che proviene da Primolo e sale, da destra, all'alpe Pradaccio (m. 1720). Ignoriamo le indicazioni dell'Alta Via (triangoli gialli) e prendiamo a destra, portandoci al limite opposto dell'alpe rispetto al Vallone di Sassersa, cioè a nord-est, dove troviamo il marcato sentiero che scende verso Primolo, attraversando la parte alta del marcato vallone che scende fino a Chiesa, e raggiungendo la piazzola cui giunge la pista che sale da Primolo. Imbocchiamo qui il sentiero che prosegue diritto nella discesa e termina all'ingresso di Primolo. Scendiamo per un tratto sulla carozzabile per Chiesa, fino alla deviazione segnalata sulla sinistra che passa per il cimitero di Primolo e porta alla mulattiera che scende diretta alla parte alta di Chiesa. Per un viottolo torniamo all'automobile.


Mulattiera per l'alpe Lago

Saliamo a Chiesa in valmalenco e parcheggiato l'automobile presso il Santuario della Madonna degli Alpini (m. 960). Proseguiamo quindi a piedi, seguendo le indicazioni, sulla carrozzabile per Primolo fino all'ultimo tornante dx (1095 metri, segnalazione: un cartello giallo indica Lago di Chiesa, Alpe Pirlo, Primolo e Bosio - ore 3). Qui lasciamo la carozzabile imboccando la strada che se ne stacca sulla sinistra per salire all'alpe Lago di Chiesa.
La strada è però chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati, per cui dobbiamo parcheggiare l'automobile nel vicino spiazzo. Poco oltre la sua partenza, troviamo una comoda mulattiera, che sale da sinistra e procede a destra (indicazione "Bosio" su un grande masso) e che per via più diretta porta all'alpe, attraversando una splendida pecceta. Nel primo tratto procediamo verso ovest-nord-ovest, intercettando di nuovo la carozzabile, poi continuiamo a salire in direzione sud-ovest e ovest-sud-ovest, intercettando la carrozzabile per la terza volta. Procedendo ancora verso ovest, tocchiamo la carozzabile ad un suo tornante dx. Dopo un tratto in direzione ovest, la mulattiera volge a sinistra, per tagliare un ampio dosso (in questo tratto si aprono alla nostra sinistra ottimi scorci su Chiesa Valmalenco e Primolo), piega a sud, sud-est e di nuovo sud, poi rientra verso destra e procede in direzione ovest, fra radi larici e pini mughi, intercettando la carozzabile che nel frattempo ha compiuto un'ampia diversione in direzione opposta. Ignorato il sentiero che procede verso ovest per l'Alpe Pirlo, seguiamo per un buon tratto la strada, poi ce ne allontaniamo di poco, restando alla sua sinistra. Superati su due ponticelli in legno altrettanti rami del torrente Giumellino, che scende dalla valle omonima, siamo di nuovo alla strada, che a questo punto seguiamo fino all'alpe: dopo una svolta a destra, siamo al suo limite orientale (su un grande masso leggiamo "Alpe Lago m. 1614").


Primolo dalla mulattiera per l'alpe Lago di Chiesa

L'alpe Lago di Chiesa (m. 1614) è costituita da una grande pianoro che colpisce per la sua incantevole bellezza, suscitando un profondo senso di pace e di raccoglimento. La sua denominazione segnala l’antica presenza di un lago, ora prosciugato, che notizie storiche davano ancora nel Seicento ricco di gustose trote. Giunti sulla soglia dell'alpeggio, proseguiamo sul suo lato destro, in direzione della chiesetta di sant’Abbondio e della Madonna della Neve.
Da poco la carozzabile per l’alpe Lago è stata prolungata, come pista agro-silvo-pastorale, fino all’alpe Airale, cioè fin quasi al rifugio Bosio. La pista corre vicino e per buona parte sostituisce l’antico sentiero, noto agli escursionisti che si addentravano in Val Torreggio dal fianco settentrionale, cioè, appunto, dall’alpe Lago di Chiesa. Ppassiamo appena alle spalle della chiesetta di Sant’Abbondio, fino a trovare un cartello che segnala un bivio. Qui prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per l'alpe Pirlo.

Apri qui una panoramica dell'alpe Lago di Chiesa

Il sentiero traversa a nord, in una macchia di pini mughi, e conduce ad un bivio, al quale incontriamo l'Alta Via della Valmalenco: prendendo a sinistra si sale all'alpe Giumellino, mentre noi proseguiamo verso nord, in direzione dell'alpe Pirlo. Raggiungiamo così i 1619 metri dell'alpe Pirlo (pérlu o pìrlu), nei cui pressi si trova un microlaghetto-sorgente, in un ambiente bucolico. Si tratta in realtà di un maggengo o maggese, che nel 1816 constava di una sola abitazione, mentre nelle sottostanti cave di pietra ollare si registravano 8 baite ravvicinate. Le baite che oggi si vedono, elegantemente incorniciate dal pizzo Scalino, sono sul bordo di prati che in caso di abbondanti precipitazioni sono isolate dall'acqua stagnante.


L'alpe Lago di Chiesa

Seguiamo le indicazioni per l'alpe Pradaccio e dopo un tratto in leggera salita, che conduce all'alpe Prato (m. 1629), ricominciamo a salire nel bosco, con una diagonale che ci porta ad intercettare il sentiero che proviene da Primolo ("prémul", sopra Chiesa Valmalenco - "sgésa") e sale, da destra, all'alpe Pradaccio (pradasc', m. 1720). L'alpe Pradaccio, già citata nel 1556 come Pradatio, è indicata erroneamente sulle carte come alpe (come, del resto, l'alpe Pirlo): si tratta di un maggese o maggengo, nel quale in data 1819 venivano censite 6 abitazioni. E' un luogo ideale per una sosta, quanto mai opportuna. Essa si stende ai piedi dell'imponente vallone di Sassersa, per il quale prosegue l'Alta Via della Valmalenco salendo ai laghetti di Sassersa e proseguendo per il passo di Ventina e la Val Ventina (II tappa).
Molto più breve, invece, la nostra traversata: ignoriamo le indicazioni dell'Alta Via (triangoli gialli) e prendiamo a destra, portandoci al limite opposto dell'alpe rispetto al Vallone di Sassersa, cioè a nord-est, dove troviamo il marcato sentiero che scende verso Primolo, attraversando la parte alta del marcato vallone che scende fino a Chiesa, il Rovinone (acqua de zumpràa). La discesa procede in direzione est-nord-est e termina alla piazzola cui giunge la pista che sale da Primolo. La seguiamo fino alla piazzetta del Santuario della Madonna delle Grazie (ma per via più breve possiamo scendere diretti sfruttando un sentierino che parta dal lato orientale della piazzola).


L'alpe Pirlo

Imbocchiamo ora la carozzabile che scende a Chiesa in Valmalenco, ma usciti dal paese imbocchiamo la pista, sulla sinistra, che scende al cimitero di Primolo (segnalazione per Chiesa) e lascia il posto alla marcata mulettiera che prosegue la discesa in una selva, con diversi tornanti, uscendo all'aperto e passando a sinistra di alcune baite. La discesa termina alla strada più alta di Chiesa in Valmalenco. Sfruttando alcuni viottoli, scendiamo direttamente al Santuario della Madonna degli Alpini dove ritroviamo l'automobile.
L'anello richiede circa 5 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 800 metri).

CARTE DEi PERCORSi sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

CHIESA-PRIMOLO-SAN GIUSEPPE-CHIESA

CHIESA-ALPE LAGO-ALPE PIRLO-ALPE PRADACCIO-PRIMOLO-CHIESA

PRIMOLO-ALPE PRADACCIO-ALPE PIRLO-PRIMOLO

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