Lago di Emet

PIZZO STERLA E MONTE MATER DAL RIFUGIO BERTACCHI

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Macolini-Rif. Bertacchi-Passo di Sterla sett.-Pizzo Sterla
5-6 h
1300
EE
Macolini-Rif. Bertacchi-Passo di Sterla sett.-Pizzo Sterla-Passo di Sterla sett.-Monte Mater
6-7 h
1360
EE
Macolini-Rif. Bertacchi-Passo di Sterla sett.-Pizzo Sterla-Passo di Sterla sett.-Monte Mater-Val Sterla-Macolini
8-9 h
1380
EE
SINTESI. Saliamo in Valle Spluga sulla ss 36 dello Spluga e, superata Pianazzo, ad un bivio prendiamo a destra, uscendo, dopo una galleria, a Madesimo. Entrati in paese, restiamo a sinistra del centro e, sempre impegnando la strada principale (ignoriamo deviazioni a sinistra per gli Andossi ed a destra per la Motta), dopo qualche svolta ci portiamo al suo limite settentrionale. La strada si porta alla frazione di Macolini (maculìn, m. 1656) e termina poco oltre le ultime case. Qui troviamo ampia possibilità di parcheggio. Superato un torrentello su un ponte in legno, attraversiamo un’area-relax ed entriamo nel recinto dell'alpe Macolini. Il sentiero, ben marcato e segnalato dai consueti segnavia rosso-bianco-rossi o bianco-rossi, procede quasi in piano e ci riporta ad una pista sterrata. Poco oltre, da questa si stacca, sulla destra, il marcato sentiero per il rifugio, che comincia una lunga serie di tornanti salendo sul versante orientale della Val Scalcoggia. Dopo la successiva undicesima sequenza dx-sx, in traverso ci porta al torrente emissario del lago Emet, proprio in cima al salto della cascata: lo attraversiamo su un caratteristico ponticello costituito da piode lisce. Approdiamo così alla parte bassa dei pascoli dell’Emet. Risalite alcune balze, dopo il dodicesimo tornante dx, il sentiero descrive un ampio arco verso sinistra, in senso antiorario, e raggiunge il rifugio Bertacchi (m. 2196). Da qui seguiamo le indicazioni del sentiero C12, che passa a sinistra del lago di Emet e procede verso est, raggiungendo il passo di Emet o Niemet (m. 2280). Non saliamo però fino al passo ma ad un tornante sx a quota 2230 circa notiamo, alla nostra sinistra, i segnavia che ci fanno lasciare il sentiero per seguire una traccia di sentiero che procede verso est, tagliando il versante di radi pascoli, nel primo tratto in piano, poi salendo leggermente, fino a raggiungere il cippo di confine n. 1, a quota 2493 m. Qui la traccia piega a destra, restando in territorio italiano e procedendo diritta in direzione sud-sud-est, nella faticosa salita di un versante di pietraie e nevaietti. A quota 2700 la traccia volge leggermente a destra, superando una gobba, poi ancora leggermente a sinistra, tornando all’andamento sud-sud-est e puntando al crinale delimitato a sinistra dalla quota 3024 ed a destra dalla quota 2844, appena individuabile. Raggiungiamo così questo crinale appena a sinistra della quota 2844, pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, perdendo leggermente quota nell’alta Val Sterla, sempre fra fastidiose pietraie, e passando accanto ad un solitario baitello (m. 2788). Diritta davanti a noi vediamo una depressione sul crinale, fra la già citata quota 3024, a sinistra, e la modesta ma affilata cuspide del pizzo Sterla, a destra (m. 2948): si tratta del passo di Sterla settentrionale (m. 2830), che raggiungiamo prendendo dal lato sinistro il versante alla sua base, con un arco di cerchio in senso orario. Al passo lasciamo i segnavia che scendono in Val Rebella (sesta tappa del Trekking della Valle Spluga) ed attacchiamo il crinale alla nostra destra (cresta settentrionale del pizzo Sterla), che culmina nel pizzo Sterla (m. 2943). Il crinale non è difficile, ma richiede cautela: procediamo fra blocchi e pietraie, appoggiando leggermente a sinistra (est), fino alla cima settentrionale del pizzo. La vicina cima meridionale è separata dalla gemella da un salto roccioso, che va superato con molta attenzione. Chi non volesse assumersi rischi, può accontentarsi di rimanere sulla cima settentrionale.
Il vicino monte Mater, di cui si vede la cima immediatamente a sud del pizzo, può essere facilmente raggiunta per questa via. Ridiscendiamo dal pizzo Sterla al passo di Sterla settentrionale, per poi scendere sul versante alla nostra sinistra (ovest, quello che guarda alla Val Scalcoggia), aggirando ai piedi i roccioni ai piedi del pizzo Sterla, in direzione sud. Appena possibile pieghiamo a sinistra e riguadagniamo quota, portandoci in vista del passo di Sterla meridionale. La sella del passo (m. 2901) viene facilmente raggiunta dopo una breve salita verso sud-est. Alla nostra destra (sud) inizia la cresta settentrionale del monte Mater, che nella prima parte, quasi pianeggiante, è costituita da scorbutici roccioni, che impongono attenzione. In particolare nel primo tratto ci si appoggia ad est (sinistra), superando il roccione quotato 2947 (talvolta erroneamente indicato come pizzo Sterla), poi nell’ultima parte rocciosa ci si appoggia a destra (ovest). Se vogliamo evitare di seguire la cresta ed alcuni passaggi esposti possiamo con un giro più largo e faticoso passare sotto il passo di Sterla meridionale, senza salirvi, e piegare leggermente a destra, proseguendo verso sud-ovest e salendo la ripida rampa di terriccio e pietrame che ci porta ai piedi del versante nord-occidentale del monte Mater. Procedendo un po’ a zig-zag, fra fastidioso pietrame, verso sud-est, in direzione della cima, oppure piegando nell’ultimo tratto a sinistra e guadagnando la cresta settentrionale raggiungiamo senza problemi la cima del monte Mater (3025), sormontata da una grande croce. Possiamo ovviamente ridiscendere per la medesima via di salita, ma è anche possibile optare per una via più diretta e quindi percorrere un bell’itinerario ad anello, sfruttando i canaloni che scendono dai due passi di Sterla e, più in basso, la Val Sterla. Prendiamo dunque come punto di riferimento il passo di Sterla meridionale (se ridiscendiamo dal monte Mater, per la cresta settentrionale o per la via che passa ai suoi piedi) o il passo di Sterla settentrionale (se ridiscendiamo dal pizzo Sterla per la sua cresta settentrionale). In entrambi i casi ci troveremo a monte di canaloni di terriccio e sfasciumi, piuttosto ripidi ma non impraticabili (attenzione però ai nevai, soprattutto con neve dura). Scegliendo la via meno ripida procediamo nella discesa (attenzione però a non scendere dal canalone che si apre immediatamente ai piedi del versante occidentale del monte Mater, chiamato Valletta: più in basso si stringe ad imbuto; bisogna ricordarsi di tornare al passo di Sterla meridionale). I due valloni confluiscono nell’ampio ripiano alto di Val Sterla, a quota 2300 metri. Dopo una lunga discesa approdiamo dunque a questo ripiano. Qui troviamo una sorta di sentiero allargato a tratturo, e lo seguiamo prendendo a sinistra e scendendo in direzione sud-ovest, al ripiano di quota 2150. Qui il tratturo prosegue in una discesa ripida e diritta, verso ovest, della Val Sterla. Si tratta di una via rapida ma anche molto ripida ed insidiosa in caso di terreno bagnato. Meglio optare per il sentiero tradizionale, che se ne stacca sulla destra e traversa il ripiano verso nord, procedendo in piano, superando un torrentello e due rami del torrente principale di Val Sterla. Raggiunto il limite opposto del ripiano, il sentiero piega a sinistra e dopo il successivo tornante dx raggiunge il ripiano più basso, a quota 2070.  Nell’ultimo tratto della discesa il sentiero dopo qualche tornantino prende a destra (nord-ovest) e scende, passando a monte dei roccinoni del Fèr (attenzione a non perderlo e finirci sopra) al fondovalle, dove intercetta il primo tratto del sentiero che da Macolini sale al rifugio Bertacchi. Lo seguiamo verso sinistra ed in breve torniamo all’automobile.


Apri qui una fotomappa della salita dal passo di Emet al pizzo Sterla ed al monte Mater

Pizzo Sterla e monte Mater sono due facili cime che si collocano sulla costiera che separa la Val Scalcoggia sopra Madesimo, ad ovest, dalla parte meridionale dell’ampia Val di Lei, ad est. Il toponimo "Sterla" si riferisce anche alla ripida valle laterale che si apre ad ovest del pizzo, ed ha significato di "sterile" (in passato l'aggettivo veniva riferito anche, in senso spregiativo, alle donne senza figli). Sterile non è però la valle, ma lo erano i bovini che non davano latte ed ai quali quindi era riservato l'alpeggio in questa valle impervia. Il toponimo "Mater", invece, suona come più aulico, suggerendo appunto che si tratti del termine latino che sta per "madre". Diversa, invece, e più prosaica l'origine, dalla voce "mater" che significa "roccione" o "cima arrotondata".
La salita a queste cime dalla piana di Macolini, a monte di Madesimo, è piuttosto lunga, ma gli amanti degli scenari selvaggi e solitari e delle vette panoramiche verranno ripagati dei loro sforzi. Si richiedono però buone condizioni di visibilità e terreno asciutto. Gli attraversamenti in cresta propongono qualche passaggio esposto, che va affrontato con attenzione, ma possono essere interamente evitati nella salita al monte Mater. In una sola escursione si possono toccare entrambe le cime, considerato che in un’ora si traversa dall’una all’altra. Le vie di salita sono due: quella più lunga passa per il rifugio Bertacchi (che però consente a chi lo desideri di spezzare l’escursione in due giornate) mentre la più breve e diretta sale dalla Val Sterla, che si apre sul versante occidentale delle due cime. In entrambi i casi si parte dal parcheggio di Macolini, sopra Madesimo.


Piana di Macolini

Saliamo dunque sulla strada statale 36 dello Spluga in Valle Spluga e dopo Campodolcino stiamo a destra e percorriamo la strada statale dello Spluga fino a Pianazzo. All’uscita dal paese lasciamo la statale alla nostra sinistra e prendiamo a destra (indicazioni per Madesimo), entrando nella galleria che ci porta all'ingresso di Madesimo.
Entrati in paese, restiamo a sinistra del centro e, sempre impegnando la strada principale (ignoriamo deviazioni a sinistra per gli Andossi ed a destra per la Motta), dopo qualche svolta ci portiamo al suo limite settentrionale. La strada si porta alla frazione di Macolini (maculìn, m. 1656) e termina poco oltre le ultime case. Qui troviamo ampia possibilità di parcheggio. Ci mettiamo, dunque, in cammino. Superato un torrentello su un ponte in legno, attraversiamo un’area-relax ed entriamo in un recinto d’alpeggio (apriamo e richiudiamo una porta costituita da corda elastica). Si tratta dell’alpe Macolini (alp maculìn), che prende il nome, come la frazione, dalla famiglia che ne è la storica proprietaria. Davanti a noi, in fondo all’ampia conca delimitata a sinistra dal dolce profilo degli Andossi ed a destra dal versante occidentale del pizzo di Sterla e del monte Mater, si staglia, netta e perentoria, la scura parete meridionale del pizzo Spadolazzo, sul quale già intravediamo la croce di vetta.  Un cartello della Comunità Montana Valchiavenna segnala che siamo su un sentiero interregionale italo-svizzero, siglato C6, che porta in un’ora e mezza al rifugio Bertacchi ed al lago di Emet ed in un’ora e 50 minuti al passo di Niemet (o, come riportato dalle carte, Emet). Il sentiero, ben marcato e segnalato dai consueti segnavia rosso-bianco-rossi o bianco-rossi, procede quasi in piano e ci riporta ad una pista sterrata. Poco oltre, da questa si stacca, sulla destra, il marcato sentiero per il rifugio. Una coppia di cartelli lo segnala, però, una ventina di metri più avanti: prendendo a destra saliamo, comunque, senza problema alcuno, ad intercettare questo sentiero principale per il rifugio, mentre procedendo diritti si imbocca il cosiddetto sentiero Corone, che porta anch’esso al rifugio, ma con percorso un po’ più lungo.
Stiamo sul sentiero principale e cominciamo ad inanellare una lunga serie di tornanti, su un versante colonizzato da rododendri ed ontani. La monotonia della salita è temperata dal suggestivo panorama che si apre ad ovest e a sud, sulla conca di Madesimo e sulle cime del versante occidentale della Valle Spluga, alle spalle degli Andossi. Superati tre modesti corsi d’acqua, affondiamo la prima sequenza dx-sx-dx-sx. Al terzo tornante dx vediamo la bella cascata con la quale il torrente che esce dal lago di Emet precipita dalla soglia glaciale che dobbiamo superare per approdare alla piana del rifugio. Si tratta del ramo principale del torrente Scalcoggia, che percorre la conca dalla quale siamo partiti, anch’essa chiamata val Scalcoggia. Al toponimo locale di scalchiögia si affianca, però, la denominazione più antica di aqua granda. Intanto si impongono alla nostra vista, sul versante opposto della val Scalcoggia, gli Andossi; ed allora vediamo quel che riporta Giovanni De Simoni nel suo bel volumetto “Toponimia dell’alta valle Spluga” (CCIAA, Sondrio, 1966): “Vasta, tondeggiante dorsale che separa la valle dell'aqua granda dalla vallata principale del Liro, un tempo boscosa (come in genere molti degli attuali alpeggi) ed ora tenuta a prati nella parte più prossima a Madesimo, dove sorgono numerosi gruppi di cascine, e a pascolo più al nord. Altri ha pensato di vedere nel nome un composto di Alpe e Dossi, ma non ho esempi in questa zona di una siffatta contrazione del termine alpe, frequente per contro nella zona aostano-savoiarda. Neppure condivido «ai dossi». Ma poi che le regolari onde (per esempio dell'erba ottenute dalla falciatura) sono dette in forma accresc. ispregiativa «andann», riterrei piuttosto andòss=grosse ande, nome suggerito dalla regolare successione delle ondulazioni del terreno, quasi enormi «andàne».”


Panorama dal sentiero per il rifugio Bertacchi (clicca qui per ingrandire)

Ben presto, però, alle spalle degli Andossi comincia a spuntare l’affilata cima del pizzo Ferrè (el farée, m. 3103), caratterizzata dal ghiacciaio che ne copre quasi interamente il versante settentrionale (vedrecc’ del farée). Alla sua sinistra, il pizzo dei Piani (o pizzi Piani, m. 3148 e 3158). Procedendo verso sinistra, godiamo di un ottimo colpo d’occhio su Madesimo; alle sue spalle riconosciamo la lunga striscia verde dell’altipiano del Pian dei Cavalli (pian di cavài), incorniciato dal pizzo della Sancia (m. 2861). Alla loro sinistra, infine, il pizzo Quadro (m. 3013). Dopo il quinto tornante dx spunta dagli Andossi, a destra del pizzo Ferrè, anche la massiccia mole del pizzo Tambò (el tambò, m. 3274). Infine, ecco apparire l’intera testata della Val Loga (vallöga) e della Val Schisarolo (sciüsaröö), che congiunge le due cime, e propone la poco pronunciata cima di Val Loga (m. 3004). Dopo il decimo tornante dx ed il successivo sx troviamo un brevissimo tratto nel quale il sentiero è scavato nella roccia, e quindi richiede un po’ di attenzione con pioggia o neve.


Panorama dal sentiero per il rifugio Bertacchi

Dopo la successiva undicesima sequenza dx-sx, in traverso ci porta al torrente emissario del lago Emet, proprio in cima al salto della cascata: lo attraversiamo su un caratteristico ponticello costituito da piode lisce. Approdiamo così alla parte bassa dei pascoli dell’Emet. Il rifugio non è lontano, ma dobbiamo ancora risalire alcune balze che precedono l’ampia conca del lago.
Dopo il dodicesimo tornante dx, il sentiero descrive un ampio arco verso sinistra, in senso antiorario, giungendo in vista del rifugio Bertacchi (m. 2196), passato nel 2011 in proprietà al CAI Valle Spluga (gestore: Daniele Gianera; tel.: 3347769683; sito web: www.rifugi.lombardia.it/sondrio/madesimo/rifugio-bertacchi.html; E-mail: rifugiobertacchi@caivallespluga.it; apertura: 15 giugno a 30 settembre - eventuali aperture parziali in periodi diversi sono da concordare con il gestore-), dedicato al grande poeta chiavennasco Giovanni Bertacchi. Lo raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 530 metri).
La dedica al poeta è legata anche ad una lirica nella quale egli celebrava il rifugio, prima chiamato Capanna d’Emet. La si trova nella raccolta "Il perenne domani" (1929). Eccola:
"CERCANDO L'ALTO - LA CAPANNA DELL'EMET
Entra e riposa. C'è la mensa, il fuoco, il lettuccio, la lampada... Potrai
produr la sera, com'è tuo costume, sotto la luce placida, che veglia
come un'anima al lembo de' ghiacciai. Di sugli Andossi chiederà il pastore:
- Per chi stasera splenderà quel lume?
Mentre tu dorma, non inoperosa starà la notte. Il cirro che di prima sera vedesti, col suo fiocco lieve,

screziare il sereno all'orizzonte,
crescerà, crescerà da cima a cima coprendo il cielo. E tu domani, all'alba, sospinto l'uscio, incontrerai la neve.
Tutto candido intorno a te! Dai lenti ridossi ai balzi agli ultimi ciglioni, tutto un incanto sul creato alpino! Dimenticati i pascoli, i sentieri; una terra tornata al proprio inverno per rinnovare a te le sue stagioni, e rioffrirti intatto il tuo cammino."
Il panorama dal rifugio propone, a sud-ovest e ad ovest, la sequenza di cime che abbiamo già citato nel racconto della salita. A nord è sempre il massiccio versante meridionale del pizzo Spadolazzo a dominare l’orizzonte. Alla sua destra si vede l’ampia depressione che ospita il passo di Emet (o Niemet). Più a destra ancora, il pizzo di Emet (o Timun, m. 3208).
Lo sguardo è, però, attratto più che da quel che si vede alzando gli occhi, da ciò che si osserva abbassandoli. Il rifugio, infatti, è stato edificato sul bordo della grande conca glaciale che ospita il lago di Emet, che vediamo alla sua destra. Per illustrarne le caratteristiche, riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello Rosario ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
"ll Lago d'Emet è un lago alpino di discrete dimensioni, certamente il più grande della zona, se si escludono quelli artificializzati. È situato in prossimità del Passo d'Emet, al limite estremo di un tratto sospeso della valle Scalcoggia, sotto il quale il torrente compie un salto, concascate e rapide. Si tratta di un lago di sbarramento morenico, come attestano le collinette verso valle: ovviamente le morene hanno occluso il bacino, che era stato precedentemente escavato dal ghiacciaio. La roccia, in gran parte nelle pendici sottostanti micascisto friabile, dal lago verso il passo e le erte montagne circostanti (Piz Timun, Pizzo della Palù, oltre 3000 m) si cambia in gneiss occhiadino, aspro quanto il granito anche se si sbreccia a lastroni e cenge anziché spaccarsi in blocchi multiformi e poi sbriciolarsi, o arrotondarsi.Si tratta di una meta frequente, per la non grande distanza da Madesimo e il bel sentiero che si sviluppa un po' in fondovalle (per un tratto è una strada carreggiabile), poi affronta un'erta salita su uno sperone con vegetazione arbustiva.
Dal rifugio Bertacchi, come segnalano chiaramente i cartelli della Comunità Montana della Valchiavenna, partono due sentieri, l’uno, a sinistra, per la località di Montespluga, l’altro, a destra, per il passo di Niemet (o Emet), sul confine italo-svizzero. Imbocchiamo questo secondo sentiero (C12, sentiero interregionale Italia-Svizzera), che nel primo tratto procede in piano sul versante erboso che scende alla riva occidentale del lago di Emet. Lasciato il lago alle spalle, passiamo a destra di tre baite dell’alpe di Emet, cominciando a salire, con pendenza moderata, verso destra, in direzione dell’evidente depressione del passo. Superata la prima china, ci affacciamo ad un falsopiano, che precede l’ultima salita prima del rifugio.
Prima che questa inizi, però troviamo un bivio, segnalato da due cartelli, presso un grande masso: procedendo diritti ci portiamo al passo di Emet (o Niemet), prendendo a sinistra proseguiamo per il pizzo Spadolazzo (come indica anche una grande scritta su un masso). La salita al passo non è di per sè necessaria, ma, data la sua importanza storica in qualità di facile valico fra Valle Spluga e Rezia elvetica, non possiamo non toccare luoghi un tempo percorsi da mercanti ed armenti.
Torniamo ora un po’ indietro rispetto al passo, ripercorrendo il sentiero percorso: dopo un tornante dx a quota 2230 circa notiamo, alla nostra sinistra, i segnavia che ci fanno lasciare il sentiero per seguire una traccia di sentiero che procede verso est, tagliando il versante di radi pascoli, nel primo tratto in piano, poi salendo leggermente, fino a raggiungere il cippo di confine n. 1, a quota 2493 m. Stiamo percorrendo il sentiero che viene di solito sfruttato da quanti salgono, dal rifugio Bertacchi, al pizzo di Emet (o Piz Timun), una classicissima ascensione della Valle Spluga. Al cippo la traccia piega a destra, restando in territorio italiano e procedendo diritta in direzione sud-sud-est, nella faticosa salita di un versante di pietraie e nevaietti. A quota 2700 la traccia volge leggermente a destra, superando una gobba, poi ancora leggermente a sinistra, tornando all’andamento sud-sud-est e puntando al crinale delimitato a sinistra dalla quota 3024 (elevazione poco marcata ma ben distinguibile sul lungo crinale che scende verso sud-ovest dal pizzo Emet, che vediamo chiaramente alla nostra sinistra) ed a destra dalla quota 2844, appena individuabile.
Raggiungiamo così questo crinale appena a sinistra della quota 2844, pieghiamo per breve tratto a destra, poi a sinistra, perdendo leggermente quota nell’alta Val Sterla, sempre fra fastidiose pietraie, e passando accanto ad un singolare baitello (m. 2788), perso in questa surreale solitudine. Diritta davanti a noi vediamo una depressione sul crinale, fra la già citata quota 3024, a sinistra, e la modesta ma affilata cuspide del pizzo Sterla, a destra, che da qui sembra quasi inaccessibile (m. 2948): si tratta del passo di Sterla settentrionale (m. 2830), che raggiungiamo prendendo dal lato sinistro il versante alla sua base, con un arco di cerchio in senso orario. Il passo si affaccia sulla Valle del Mot Grand e sulla parte alta dei pascoli dell'alpe Rebella (Val di Lei).


Apri qui una fotomappa dell'anello Sterla-Mater

Al passo lasciamo i segnavia che scendono in Val Rebella (sesta tappa del Trekking della Valle Spluga) ed attacchiamo il crinale alla nostra destra (cresta settentrionale del pizzo Sterla), che culmina nel pizzo Sterla (m. 2943). Il crinale non è difficile, ma richiede cautela: procediamo fra blocchi e pietraie, appoggiando leggermente a sinistra (est), fino alla cima settentrionale del pizzo, dove troviamo un segnale topografico. La vicina cima meridionale è invece sormontata da un grande ometto e separata dalla gemella da un salto roccioso, che va superato con molta attenzione.


Salita al passo di Sterla settentrionale

Pizzo Sterla

Passo di Sterla meridionale e monte Mater

Salita al monte Mater

Chi non volesse assumersi rischi, può accontentarsi di rimanere sulla cima settentrionale. Molto ampio ed appagante il panorama. A sud si impone in primo piano la regolare piramide de monte Mater, mentre sul lato opposto, a nord, il pizzo Emet mostra uno dei suoi profili più belli e slanciati. Alla sua destra vediamo uno scorcio dell’ampia Val di Lei, cioè la valle del lago, il cui fondo è appunto occupato dal grande lato, lungo circa 8 km., generato dalla poderosa diga di Lei. Dal pizzo, però, il lago non si vede, coperto da un ampio ripiano di pascoli che ospita un piccolo a grazioso laghetto. A sinistra del pizzo di Emet, invece, si apre una splendida carrellata delle più importanti cime della Valle Spluga, dal gruppo del Suretta al pizzo Tambò, dal pizzo Ferrè ai pizzi Piani ed al pizzo Quadro. Davanti a questo splendido scenario, in primo piano, il lago di Montespluga e gli Andossi. A sinistra del monte Mater, infine, compare l’elegante pizzo Stella e, più lontane, si mostrano le cime del gruppo del Masino sul versante della Val Bregaglia, con i pizzi Badile e Cengalo e la costiera delle Sciore.


Apri qui una panoramica sulle cime del versante occidentale della Valle Spluga dal pizzo Sterla

Il vicino monte Mater, di cui si vede la cima immediatamente a sud del pizzo, può essere facilmente raggiunta per questa via. Ridiscendiamo dal pizzo Sterla al passo di Sterla settentrionale, per poi scendere sul versante alla nostra sinistra (ovest, quello che guarda alla Val Scalcoggia), aggirando ai piedi i roccioni ai piedi del pizzo Sterla, in direzione sud. Appena possibile pieghiamo a sinistra e riguadagniamo quota, portandoci in vista del passo di Sterla meridionale. La sella del passo (m. 2901) viene facilmente raggiunta dopo una breve salita verso sud-est. Ci affacciamo così alla Valle del Mot Grand (Val di Lei).
Alla nostra destra (sud) inizia la cresta settentrionale del monte Mater, che nella prima parte, quasi pianeggiante, è costituita da scorbutici roccioni, che impongono attenzione. In particolare nel primo tratto ci si appoggia ad est (sinistra), superando il roccione quotato 2947 (talvolta erroneamente indicato come pizzo Sterla), poi nell’ultima parte rocciosa ci si appoggia a destra (ovest).


Traversata di cresta dal passo di Sterla meridionale al monte Mater

Se vogliamo evitare di seguire la cresta ed alcuni passaggi esposti possiamo con un giro più largo e faticoso passare sotto il passo di Sterla meridionale, senza salirvi, e piegare leggermente a destra, proseguendo verso sud-ovest e salendo la ripida rampa di terriccio e pietrame che ci porta ai piedi del versante nord-occidentale del monte Mater. Procedendo un po’ a zig-zag, fra fastidioso pietrame, verso sud-est, in direzione della cima, oppure piegando nell’ultimo tratto a sinistra e guadagnando la cresta settentrionale raggiungiamo senza problemi la cima del monte Mater (3025), sormontata da una grande croce.


Monte Mater

Discesa dalla Val Sterla

Il panorama è analogo a quello del pizzo Sterla, con la differenza di una maggiore apertura a sud, che propone un eccellente primo piano sul pizzo Groppera ed un bellissimo colpo d'occhio sulla Valle Spluga e la Val Chiavenna.
Possiamo ovviamente ridiscendere per la medesima via di salita, ma è anche possibile optare per una via più diretta e quindi percorrere un bell’itinerario ad anello, sfruttando i canaloni che scendono dai due passi di Sterla e, più in basso, la Val Sterla. Prendiamo dunque come punto di riferimento il passo di Sterla meridionale (se ridiscendiamo dal monte Mater, per la cresta settentrionale o per la via che passa ai suoi piedi) o il passo di Sterla settentrionale (se ridiscendiamo dal pizzo Sterla per la sua cresta settentrionale). In entrambi i casi ci troveremo a monte di canaloni di terriccio e sfasciumi, piuttosto ripidi ma non impraticabili (attenzione però ai nevai, soprattutto con neve dura). Scegliendo la via meno ripida procediamo nella discesa (attenzione però a non scendere dal canalone che si apre immediatamente ai piedi del versante occidentale del monte Mater, chiamato Valletta: più in basso si stringe ad imbuto; bisogna ricordarsi di tornare al passo di Sterla meridionale).


Itinerari di discesa o salita per la Val Sterla a pizzo Sterla e monte Mater

I due valloni confluiscono nell’ampio ripiano alto di Val Sterla, a quota 2300 metri. Dopo una lunga discesa approdiamo dunque a questo ripiano. Qui troviamo una sorta di sentiero allargato a tratturo, e lo seguiamo prendendo a sinistra e scendendo in direzione sud-ovest, al ripiano di quota 2150. Qui il tratturo prosegue in una discesa ripida e diritta, verso ovest, della Val Sterla. Si tratta di una via rapida ma anche molto ripida ed insidiosa in caso di terreno bagnato.
Meglio optare per il sentiero tradizionale, che se ne stacca sulla destra e traversa il ripiano verso nord, procedendo in piano, superando un torrentello e due rami del torrente principale di Val Sterla. Raggiunto il limite opposto del ripiano, il sentiero piega a sinistra e dopo il successivo tornante dx raggiunge il ripiano più basso, a quota 2070.  Nell’ultimo tratto della discesa il sentiero dopo qualche tornantino prende a destra (nord-ovest) e scende, passando a monte dei roccinoni del Fèr (attenzione a non perderlo e finirci sopra) al fondovalle, dove intercetta il primo tratto del sentiero che da Macolini sale al rifugio Bertacchi. Lo seguiamo verso sinistra ed in breve torniamo all’automobile.


Pizzo Stella e pizzo Groppera visti dal monte Mater

PIZZO STERLA E MONTE MATER DALLA VAL STERLA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in salita/discesa
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Macolini-Val Sterla-Pizzo Sterla
4-5 h
1240
EE
Macolini-Val Sterla-Pizzo Sterla-Monte Mater
5-6 h
1300
EE
SINTESI. Saliamo in Valle Spluga sulla ss 36 dello Spluga e, superata Pianazzo, ad un bivio prendiamo a destra, uscendo, dopo una galleria, a Madesimo. Entrati in paese, restiamo a sinistra del centro e, sempre impegnando la strada principale (ignoriamo deviazioni a sinistra per gli Andossi ed a destra per la Motta), dopo qualche svolta ci portiamo al suo limite settentrionale. La strada si porta alla frazione di Macolini (maculìn, m. 1656) e termina poco oltre le ultime case. Qui troviamo ampia possibilità di parcheggio. Superato un torrentello su un ponte in legno, attraversiamo un’area-relax ed entriamo nel recinto dell'alpe Macolini. Il sentiero, ben marcato e segnalato dai consueti segnavia rosso-bianco-rossi o bianco-rossi, procede quasi in piano e ci riporta ad una pista sterrata. Poco oltre, da questa si stacca, sulla destra, il marcato sentiero per il rifugio Bertacchi. Seguiamo per breve tratto il sentiero per il rifugio Bertacchi, prestando attenzione alla deviazione a destra per la Val Sterla. Imbocchiamo quindi il sentierino per la Val Sterla che se ne stacca sulla destra e sale verso sud-est, sopra i roccioni del Fèr, sul ripido versante a sinistra del torrente di Val Sterla, guadagnando rapidamente quota, prima fra roccette poi fra macereti e prati. Dopo qualche tornante raggiunge la pianetta di quota 2070. Qui traversa a destra, poi volge a sinistra e sale al ripiano di quota 2150. Qui prende ancora a destra e si porta sul limite opposto del pianoro, attraversando i due rami del torrente di Val Sterla ed intercettando un tratturo che sale dal fondovalle. Anche il tratturo può servire per la salita in Val Sterla, e ne vediamo la partenza sul lato destro dei prati un buon tratto prima della partenza del sentiero per il rifugio Emet. Il tratturo sale però praticamente diritto, quindi è molto ripido e faticoso, oltre che insidioso con fondo bagnato. Dal pianoro di quota 2150 il tratturo sale verso sinistra all’ampia piana della media Val Sterla, dove termina (m. 2300). Sopra di noi vediamo due valloni, che seguiremo per la salita alle cime. Entrambi sono ripidi, ma non impraticabili (attenzione però ai nevai con neve dura). Se scegliamo (come prima o unica meta) il pizzo Sterla dobbiamo imboccare il vallone a sinistra. Saliamo faticosamente fra l’interminabile pietrame, scegliendo la via meno ripida e zigzagando per smorzare la pendenza. Al termine del vallone ci troviamo ai piedi del passo di Sterla settentrionale. Se facciamo la stessa cosa con il vallone di destra ci troviamo ai piedi del passo di Sterla meridionale. Vediamo come, nel primo caso, possiamo concatenare la salita alle due cime. Al passo di Sterla settentrionale (m. 2830) lasciamo i segnavia che scendono in Val Rebella (sesta tappa del Trekking della Valle Spluga) ed attacchiamo il crinale alla nostra destra (cresta settentrionale del pizzo Sterla), che culmina nel pizzo Sterla (m. 2943). Il crinale non è difficile, ma richiede cautela: procediamo fra blocchi e pietraie, appoggiando leggermente a sinistra (est), fino alla cima settentrionale del pizzo. La vicina cima meridionale è separata dalla gemella da un salto roccioso, che va superato con molta attenzione. Chi non volesse assumersi rischi, può accontentarsi di rimanere sulla cima settentrionale. Il vicino monte Mater, di cui si vede la cima immediatamente a sud del pizzo, può essere facilmente raggiunta per questa via. Ridiscendiamo dal pizzo Sterla al passo di Sterla settentrionale, per poi scendere sul versante alla nostra sinistra (ovest, quello che guarda alla Val Scalcoggia), aggirando ai piedi i roccioni ai piedi del pizzo Sterla, in direzione sud. Appena possibile pieghiamo a sinistra e riguadagniamo quota, portandoci in vista del passo di Sterla meridionale. La sella del passo (m. 2901) viene facilmente raggiunta dopo una breve salita verso sud-est. Alla nostra destra (sud) inizia la cresta settentrionale del monte Mater, che nella prima parte, quasi pianeggiante, è costituita da scorbutici roccioni, che impongono attenzione. In particolare nel primo tratto ci si appoggia ad est (sinistra), superando il roccione quotato 2947 (talvolta erroneamente indicato come pizzo Sterla), poi nell’ultima parte rocciosa ci si appoggia a destra (ovest). Se vogliamo evitare di seguire la cresta ed alcuni passaggi esposti possiamo con un giro più largo e faticoso passare sotto il passo di Sterla meridionale, senza salirvi, e piegare leggermente a destra, proseguendo verso sud-ovest e salendo la ripida rampa di terriccio e pietrame che ci porta ai piedi del versante nord-occidentale del monte Mater. Procedendo un po’ a zig-zag, fra fastidioso pietrame, verso sud-est, in direzione della cima, oppure piegando nell’ultimo tratto a sinistra e guadagnando la cresta settentrionale raggiungiamo senza problemi la cima del monte Mater (3025), sormontata da una grande croce. Ridiscesi al passo di Sterla meridionale, ci infiliamo nel vallone che si apre più in basso e scendiamo con attenzione alla piana di quota 2300, tornando infine a Macolini per la medesima via di salita.


Itinerari di discesa o salita per la Val Sterla a pizzo Sterla e monte Mater

Più diretta, breve ma anche faticosa è la salita alle cime per la Val Sterla.
Saliamo in Valle Spluga sulla ss 36 dello Spluga e, superata Pianazzo, ad un bivio prendiamo a destra, uscendo, dopo una galleria, a Madesim. Entrati in paese, restiamo a sinistra del centro e, sempre impegnando la strada principale (ignoriamo deviazioni a sinistra per gli Andossi ed a destra per la Motta), dopo qualche svolta ci portiamo al suo limite settentrionale. La strada si porta alla frazione di Macolini (maculìn, m. 1656) e termina poco oltre le ultime case. Qui troviamo ampia possibilità di parcheggio. Superato un torrentello su un ponte in legno, attraversiamo un’area-relax ed entriamo nel recinto dell'alpe Macolini. Il sentiero, ben marcato e segnalato dai consueti segnavia rosso-bianco-rossi o bianco-rossi, procede quasi in piano e ci riporta ad una pista sterrata. Poco oltre, da questa si stacca, sulla destra, il marcato sentiero per il rifugio Bertacchi.


Traversata di cresta dal passo di Sterla meridionale al monte Mater

Seguiamo per breve tratto il sentiero per il rifugio Bertacchi, prestando attenzione alla deviazione a destra per la Val Sterla. Imbocchiamo quindi il sentierino per la Val Sterla che se ne stacca sulla destra e sale verso sud-est, sopra i roccioni del Fèr, sul ripido versante a sinistra del torrente di Val Sterla, guadagnando rapidamente quota, prima fra roccette poi fra macereti e prati. Dopo qualche tornante raggiunge la pianetta di quota 2070. Qui traversa a destra, poi volge a sinistra e sale al ripiano di quota 2150. Qui prende ancora a destra e si porta sul limite opposto del pianoro, attraversando i due rami del torrente di Val Sterla ed intercettando un tratturo che sale dal fondovalle. Anche il tratturo può servire per la salita in Val Sterla, e ne vediamo la partenza sul lato destro dei prati un buon tratto prima della partenza del sentiero per il rifugio Emet. Il tratturo sale però praticamente diritto, quindi è molto ripido e faticoso, oltre che insidioso con fondo bagnato. Dal pianoro di quota 2150 il tratturo sale verso sinistra all’ampia piana della media Val Sterla, dove termina (m. 2300).


Pizzo di Emet dal pizzo Sterla

Sopra di noi vediamo due valloni, che seguiremo per la salita alle cime. Entrambi sono ripidi, ma non impraticabili (attenzione però ai nevai con neve dura). Se scegliamo (come prima o unica meta) il pizzo Sterla dobbiamo imboccare il vallone a sinistra. Saliamo faticosamente fra l’interminabile pietrame, scegliendo la via meno ripida e zigzagando per smorzare la pendenza. Al termine del vallone ci troviamo ai piedi del passo di Sterla settentrionale. Se facciamo la stessa cosa con il vallone di destra ci troviamo ai piedi del passo di Sterla meridionale.
Vediamo come, nel primo caso, possiamo concatenare la salita alle due cime
. Al passo di Sterla settentrionale (m. 2830) lasciamo i segnavia che scendono in Val Rebella (sesta tappa del Trekking della Valle Spluga) ed attacchiamo il crinale alla nostra destra (cresta settentrionale del pizzo Sterla), che culmina nel pizzo Sterla (m. 2943). Il crinale non è difficile, ma richiede cautela: procediamo fra blocchi e pietraie, appoggiando leggermente a sinistra (est), fino alla cima settentrionale del pizzo. La vicina cima meridionale è separata dalla gemella da un salto roccioso, che va superato con molta attenzione. Chi non volesse assumersi rischi, può accontentarsi di rimanere sulla cima settentrionale.


Val di Lei dal pizzo Sterla

Molto ampio ed appagante il panorama. A sud si impone in primo piano la regolare piramide de monte Mater, mentre sul lato opposto, a nord, il pizzo Emet mostra uno dei suoi profili più belli e slanciati. Alla sua destra vediamo uno scorcio dell’ampia Val di Lei, cioè la valle del lago, il cui fondo è appunto occupato dal grande lato, lungo circa 8 km., generato dalla poderosa diga di Lei. Dal pizzo, però, il lago non si vede, coperto da un ampio ripiano di pascoli che ospita un piccolo a grazioso laghetto. A sinistra del pizzo di Emet, invece, si apre una splendida carrellata delle più importanti cime della Valle Spluga, dal gruppo del Suretta al pizzo Tambò, dal pizzo Ferrè ai pizzi Piani ed al pizzo Quadro. Davanti a questo splendido scenario, in primo piano, il lago di Montespluga e gli Andossi. A sinistra del monte Mater, infine, compare l’elegante pizzo Stella e, più lontane, si mostrano le cime del gruppo del Masino sul versante della Val Bregaglia, con i pizzi Badile e Cengalo e la costiera delle Sciore.


Cima settentrionale del pizzo Sterla

Il vicino monte Mater, di cui si vede la cima immediatamente a sud del pizzo, può essere facilmente raggiunta per questa via. Ridiscendiamo dal pizzo Sterla al passo di Sterla settentrionale, per poi scendere sul versante alla nostra sinistra (ovest, quello che guarda alla Val Scalcoggia), aggirando ai piedi i roccioni ai piedi del pizzo Sterla, in direzione sud. Appena possibile pieghiamo a sinistra e riguadagniamo quota, portandoci in vista del passo di Sterla meridionale. La sella del passo (m. 2901) viene facilmente raggiunta dopo una breve salita verso sud-est. Alla nostra destra (sud) inizia la cresta settentrionale del monte Mater, che nella prima parte, quasi pianeggiante, è costituita da scorbutici roccioni, che impongono attenzione. In particolare nel primo tratto ci si appoggia ad est (sinistra), superando il roccione quotato 2947 (talvolta erroneamente indicato come pizzo Sterla), poi nell’ultima parte rocciosa ci si appoggia a destra (ovest).


La Valletta e la Valle Spluga vista dal monte Mater

Se vogliamo evitare di seguire la cresta ed alcuni passaggi esposti possiamo con un giro più largo e faticoso passare sotto il passo di Sterla meridionale, senza salirvi, e piegare leggermente a destra, proseguendo verso sud-ovest e salendo la ripida rampa di terriccio e pietrame che ci porta ai piedi del versante nord-occidentale del monte Mater. Procedendo un po’ a zig-zag, fra fastidioso pietrame, verso sud-est, in direzione della cima, oppure piegando nell’ultimo tratto a sinistra e guadagnando la cresta settentrionale raggiungiamo senza problemi la cima del monte Mater (3025), sormontata da una grande croce.
Il panorama è analogo a quello del pizzo Sterla, con la differenza di una maggiore apertura a sud, che propone un eccellente primo piano sul pizzo Groppera ed un bellissimo colpo d'occhio sulla Valle Spluga e la Val Chiavenna.
Ridiscesi al passo di Sterla meridionale, ci infiliamo nel vallone che si apre più in basso e scendiamo con attenzione alla piana di quota 2300, tornando infine a Macolini per la medesima via di salita.


Pizzo Sterla e monte Mater

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

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Approfondimento I: Luigi Brasca sul monte Mater

Luigi Brasca, studioso e profondo conoscitore della montagne della Valle Spluga, nella sua monografia “Le montagne di Val San Giacomo – Regione dello Spluga” (CAI Torino, 1907) identifica il pizzo Sterla con il monte Mater, e ci offre queste interessanti informazioni:
“Quando io decisi di salire lo Sterla, conoscevo solo le relazioni Lurani e Bonacossa, non chiare, né per la via tenuta, né per le condizioni della medesima. La via preferibile mi sembrò quella di raggiungere dalle alpi Groppera la cresta sud e… e qui mi nasceva il dubbio se e come sarebbe stata percorribile la parete Est del Pizzo, perché non pareva si potesse discorrere di percorso diretto della cresta meridionale. Infatti, il 13 settembre 1904, io e mio fratello risalivamo la eterna costa sopra le alpi Groppera, per ben mille metri di dislivello, toccando la cresta presso il punto 2916. Poi, per un po’, si poté seguire la cresta; ma, causa i famosi spuntoni che si erano già notati dal basso, si proseguì per la parete est di Val di Lei, più facile di quel che si poteva supporre; con prudenza, traversando un canalino, raggiungemmo l’anticima sud, e quindi toccammo la vetta. Nella discesa seguiamo la cresta Nord, ripida, ma facilissima, di pura ganda e alla sella sud del punto 2937 volgiamo ad ovest, poi, contornando verso nord, scavalchiamo l’altro crestone che ci separa dal vallone del passo Sterla, e correndo per sfasciumi, nevai, macereti, e facili rocce, cercando poi nel vallone l’introvabile sentiero segnato sulle carte, dopo molte peripezie, raggiungiamo il sentiero… sullo stradone di Madesimo!


Panorama dal monte Mater

Mi sono dilungato su questa mia ascensione, perché essa è uno dei miei cari ricordi, per l’aspettativa lunga nell’ascesa (anche pel timore di una sorpresa), per la riuscita del progettato percorso, e pel panorama che si godette dalla cima, vasto e interessante. Quando vi salì il Lurani (5 agosto 1884), e vi salì con tre alpiniste, dalla cresta Nord probabilmente, trovò in cima un ometto. I tipografi italiani vi salirono dal Passo di Sterla e reputarono difficile la via tenuta. Bisogna dire che abbiano fatto apposta a mettersi negli impicci (forse avevano appoggiato a ovest), perché dal passo al pizzo si può giungere su semplice ganda.
Per la stessa cresta Nord raggiunse probabilmente la cima il Bonacossa (23 luglio 1892), il quale, partito da Madesimo alle 3,45, percorse il fianco che si scoscende verso Val Madesimo e, girando a destra verso Val di Lei, toccò alla 8,15 la cima; al ritorno, appoggiandosi un po’ a sinistra verso il passo Groppera, per l’alpe Groppera (traversando quindi la costa ovest) scese a Madesimo alle 11,45, dopo solo otto ore dalla partenza, e… e in tempo per far colazione! In complesso il Pizzo Sterla compensa appena la fatica dell’ascesa: salendo per quella monotona ed interminabile china del versante Ovest, c’è davvero poco da divertirsi. Tando vale salire, o il Groppera, o l’Emet, più alto e più… alpinistico. Da Madesimo alla vetta ore 4 ½.


Val Bregaglia vista dal monte Mater

Osservo che il nome locale del pizzo è Piz Màtter. Questo vocabolo dialettale, come l’altro Mater, che si trova qua e là in queste Alpi (ad es. Piz Màter sopra Chiavenna verso il Pizzaccio, Mater de Paia nel gruppo del Cavregasco, Piz Matoldo…), corrisponde probabilmente nella significazione ai nomi mot, motta, motalla, mutun, mottlaccio, muottas e consimili (che spessissimo ricorrono applicati e a cime e ad alpi), i quali vorrebbero dare l’idea di un dossone, di un culmine tondeggiante o pianeggiante almeno. Il pizzo Sterla è infatti un lungo crestone arido, squallido, che solo nel mezzo si eleva a formare in una cesta più dirupata il punto culminante, cresta a spuntoni caratteristici. Anzi, secondo quanto mi disse un montanaro Sterla è corruzione di sterile; e la spiegazione del curioso nome (che si ritrova spesso nelle Alpi Romancie) non potrebbe essere più verosimile. Il nome attuale ufficiale è stato certo ricavato dal vallone di Sterla sottostante verso ovest. Era infatti segnalato come Pizzo di Val Sterla nelle relazioni Lurani e Boncossa; la Carta austriaca non gli dava nome alcuno; essa segnava invece col nome generico di Monte Groppera tutta la cresta compresa tra gli attuali passi di Sterla e di Groppera, e delineava anzi la cresta in modo da farla credere scabra e scabrosa. La Carta svizzera, vecchia edizione, dava solo la quota 3030, senza nome alcuno; nella nuova edizione ha copiato e nome e quota dalla Carta italiana.


Pizzo Sterla e pizzo Emet

Approfondimento II: la Val di Lei

Dall’incantevole volumetto di don Abramo Levi, “Spartiacque”, (L’Officina del Libro, Sondrio, 2004), raccogliamo queste preziose annotazioni sulla Val di Lei:
Per la verità il manoscritto parlava molto di Valpiana, ma quella Valpiana ormai non esisteva più. Era diventata. proprio quel che recitava il suo toponimo Valle di Lej ( e in romancio Lej significa lago). L'acqua sommergeva il fondo della valle e risaliva lungo le due pendici a ricoprire il territorio che aveva costituito il pascolo più sostanzioso per le vaccine.
Tutto quello che il manoscritto raccontava si riferiva alla valle prima dell'invaso, prima che il fiume Reno fosse stato fermato, imbrigliato dalla diga e costretto a tornare su se stesso. Quelli che avevano assistito al primo invaso avevano potuto osservare questa parodia di trasgressione geologica, per cui l'acqua rioccupava flaccida e sordida i rivi e i valloncelli dai quali era scesa limpida e garrula. Li rioccupava con movimento lentissimo, recessivo e trasgressivo a un tempo. Così dovevano essere le acque del diluvio quando salivano e salivano a sommergere ogni forma di vita, trasgressive verso chi era stato trasgressivo, uomini e animali. Chi si trovava là in valle quando l'acqua era penetrata nelle stalle, nei cascinali, negli stazzi, aveva visto ermellini, puzzole, e topi, soprattutto topi, uscire a frotte dalle loro sedi e cercar riparo sulle travi: avanti e indietro in cerca di un passaggio inesistente, e infine giù con un tonfo nell'acqua putrida, ad imputridirla ancora di più.
… uno degli alpeggi – e per la verità neanche il più grosso e attrezzato – si chiamava 'Palazzo', toponimo che non ha la pur minima corrispondenza con le abitazioni, ma ne ha invece con la storia, se si è bravi ad interrogarla. La Val di Lej infatti era in gran parte proprietà dei nobili Vertemate, i quali avevano a Piuro in val Bregaglia il loro palazzo favoloso e realissimo, come favolosa e realissima era stata la frana che nel 1618 aveva sepolto il lussuoso borgo. C'è dunque un aggancio fra questo toponimo della Val di Lej e la storia di Piuro.
Ma come era iniziata questa storia? Piuro fu ab antiquo un borgo illustre, voglioso di competere con Chiavenna. Si sa di una fiera lite tra i due borghi, quando Piuro avanzò la pretesa al titolo di arcipretura, cioè di chiesa plebana, con proprio Capitolo. Cosa significasse un 'Capitolo' lo si può dedurre dal fatto che il Capitolo, cioè il gruppo dei canonici di Chiavenna, aveva il diritto di 'decima' sui prodotti dell'alpe Angeloga. E questo sin dal '300. Il nuovissimo Capitolo di Piuro ebbe fra le sue fonti di sostentamento alcuni alpeggi della Val di Lej, di fresco riscattati dalla dominazione dei conti di Sargans. Non si deve pensare,  per questo, che i preti e gli arcipreti fossero delle sanguisughe. Alle loro spalle ribollivano le irrequietezze, l'orgoglio, i campanilismi di popolazioni che lottavano, quali per la parità, quali per l'egemonia.
Fu dunque un segno di intraprendenza da parte della gente di Piuro l'aver esplorato la Valle che dal valico scende verso la Svizzera, l'averla disboscata e resa pascoliva. Infine gli svizzeri si accorsero di quanto la valle era mutata, e avanzarono pretese di possesso sotto forma di enfiteusi, appartenendo il territorio al bacino orografico svizzero.
Fu dall'enfiteusi che il Capitolo di Piuro si liberò, con atto notarile che porta la data del 16 luglio 1461. Se si guarda una cartina geografica un po' dettagliata, si può constatare come la proprietà del Capitolo di Piuro in valle di Lej confina, su al valico, con la proprietà del Capitolo di Chiavenna in Angeloga.

Approfondimento III: la leggenda della Val di Lei

Esiste, in Valchiavenna, una valle dal nome singolare, la valle di Lei, la cui denominazione allude ad una figura femminile (o parrebbe alludere: in realtà il toponimo significa "lago"). Sull’identità di questa figura, però, le spiegazioni divergono.
Una prima storia rimanda ad uno sfondo storico assai lontano nel tempo, cioè all’epoca della dominazione romana della Rezia. Ne è infelice protagonista la moglie di un soldato romano, un centurione di stanza in val Ferrera, attualmente in territorio svizzero. Costei tradì il marito, che non la prese affatto bene e le inflisse una punizione terribile: la rinchiuse in una caverna e la lasciò morire lì.
Passarono circa mille anni, prima che alcuni pastori di Piuro (i pascoli della valle di Lei, assai pregiati, sono, infatti, nel territorio di tale comune) rinvenissero quel che restava della sventurata, sopra l’alpe del Scengio. Come abbiano fatto a ricostruire la vicenda che aveva portato alla tragica fine, non ci è dato sapere: la scoperta, però, suscitò tale impressione e mosse gli animi a tali sentimenti di pietà, che la valle, da allora, assunse il nome che doveva ricordare lei, la donna che trovò nel cuore dei suoi monti la propria tomba.
Da allora quando il vento sibila e pare produrre gemiti lamentosi, i pastori dicono che è l'anima di "lei", un'anima in pena, che piange per il suo tradimento e la sua terribile sorte (cfr. Martino Fattarelli, "Intese e discordie lungo i millenari confini del chiavennasco", in "Clavenna", n. 14, del 1975, e E. Simonetti-Giovanoni, "Almanacco dei Grigioni Italiani", Poschiavo, 1975, pp. 97-98).
Esistono, però, almeno un paio di altre leggende, che ci portano a scenari decisamente più fantastici, anche se non meno tragici (cfr. “C'era un volta, Vecchie storie e leggende di Valtellina e Valchiavenna”, ed. a cura del Comune di Prata Camportaccio, Sondrio, Bonazzi Grafica, dicembre 1994).
La prima ci presenta un tempo in cui la valle godeva di un clima particolarmente favorevole e caldo, ed era quindi particolarmente prospera. Vi dimorava allora una principessa, che possedeva consistenti ricchezze. Purtroppo le situazioni felici, anche nel mondo fantastico delle leggende, non sono mai durature, ed ecco, quindi, entrare in scena un perfido mago, che le intimò di consegnarle tutto l'oro. Inizialmente la principessa resistette alla sua prepotenza, ma quando questi minacciò di congelare la sua bella valle, fu presa dalla paura e cedette.
Aver donato tutto il suo oro, però, non le valse a nulla, perché il mago si fece avanti ancora, con pretese maggiori: questa volta voleva l'intera valle. Questa volta la principessa rispose che non avrebbe mai acconsentito a cedere la sua bella valle. Questo rifiuto segnò il suo destino, perché il mago la uccise. Era tanto malvagio, che neppure volle godersi la valle conquistata con il sopruso, preferendo godersi il gusto di un atto di malvagità gratuita: usò, infatti, le sue arti magiche per stendervi sopra una coltre di ghiaccio. Da allora, in memoria della sua ultima sventurata principessa, la valle assunse l'attuale denominazione.
Una seconda leggenda spiega il nome con una vicenda per certi versi analoga. Questa volta la protagonista è una ragazza di grande bellezza, che abitava sul versante montuoso che scende ad oriente del pizzo Groppera, la vetta che segna il confine sud-occidentale della valle. La sua bellezza non sfuggì ad un malvagio stregone, che passò un giorno nella valle, e che le chiese di sposarlo. La ragazza oppose un netto rifiuto, anche perché, come tutti gli esseri malvagi nell'universo delle leggende, costui era davvero brutto. Brutto e vendicativo: non ci pensò su due volte, e trasformò la ragazza in una grande massa di ghiaccio, in un vero e proprio ghiacciaio. Anche in questo caso alla sventurata venne tributato l'omaggio del ricordo nel nome della valle.
Una terza ed ultima leggenda è riportata nella bella raccolta “C'era un volta, Vecchie storie e leggende di Valtellina e Valchiavenna”, ed. a cura del Comune di Prata Camportaccio, Sondrio, Bonazzi Grafica, dicembre 1994, con contributi di diverse scuole della Provincia di Sondrio (quello riportato è della Scuola Media Bertacchi di Chiavenna):
"Un tempo si diceva che i "malspirit", cioè gli spiriti maligni, erano stati confinati nel posto più tetro della Val di Lej. Qui essi si divertivano a tendere scherzi e tranelli alle persone di passaggio. Il mio bisnonno quasi quasi cascò in uno di questi tranelli. Un giorno infatti giunse alla bocchetta che porta alla Val di Lej quando, improvvisamente, su un burrone, vide una scure conficcata nella roccia. Lui però non la prese, anche se all'inizio gli era venuta la tentazione di farlo per portarla a suo figlio. Si ricordò per fortuna che gli avevano detto che i "malspirit" lasciavano delle scuri in posti pericolosi come quello, per far sì che chiunque tentasse di prenderle, cadesse nel burrone."
Le prime due leggende prendono spunto dalla presenza, nella valle, di ghiacciai, in particolare di quello della Ponciagna, che occupa il vallone dello Stella, il quale, a sua volta, scende dal versante settentrionale del pizzo Stella (m. 3163), ed il ghiacciaio della cima di Lago (m. 3083), che presidia l'angolo di sud-est della valle. Le diverse leggende fiorite sull'origine del suo nome testimoniano della singolarità della valle, che, idrograficamente appartiene al territorio elvetico, essendo tributaria del bacino del Reno, mentre politicamente appartiene all'Italia. Un accordo italo-svizzero, però, ha riservato alla Svizzera il diritto di sfruttamento idroelettrico delle acque della valle. Lo sbarramento dell'enorme invaso (dalla capacità di 197 milioni di metri cubi d'acqua) che occupa il fondovalle, infatti, è in territorio svizzero, ed è stato realizzato fra il 1958 ed il 1961. La valle, orientata a nord, è chiusa, ad oriente, dalla costiera che dallo Schahorn (m. 2836) scende alla cima di Lago (m. 3083) e ad occidente da quella che dal pizzo Motta (m. 2835) scende ai pizzi Groppera (m. 2948) e Stella (m. 3136).

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