Il 13 settembre 1998 il gruppo "Amici Escursionisti Sforzatica Dalmine" ha recuperato a bivacco una casermetta costruita durante la Prima Guerra Mondiale nel quadro dei lavori di fortificazione del fronte orobico che costituirono la cosiddetta "Linea Cadorna". Il generale Cadorna temeva che le truppe austro-ungariche violassero la neutralità svizzera e quindi aggirassero i fronti dello Stelvio e dell'Adamello, calando dalla Valle di Poschiavo, invadendo la Valtellina e proseguendo fino alle grandi città della pianura lombarda. Per evitare questa disastrosa possibilità allestì questa terza linea sul crinale orobico, linea che, per fortuna, non dovette mai essere utilizzata.
Appena sotto il passo di Publino, che congiunge la Valle del Livrio alla Val Sambuzza (alta Val Brembana), si trova dunque, sul versante bergamasco, l'ex-casermetta , che ora è diventata un utilissimo bivacco, un punto di appoggio sempre aperto ed accogliente, su cui contare per salire al vicino pizzo di Zerna (m. 2572) o per effettuare traversate di grande respiro, come quella da Albosaggia a Carona (il centro della Val Brembana, intendiamo ovviamente, non l'omonimo paesino delle Orobie Valtellinesi ad est di castello dell'Acqua).  

La salita al bivacco dal versante valtellinese è piuttosto lunga, ma ha un motivo di grande suggestione storica, perché ci permette di percorrere la cosiddetta "Via Cavallera", l'antica via utilizzata, fin dalla fine del Cinquecento, dai mercanti che, per evitare le gabelle che si pagavano al passo di San Marco sulla Via Priula appena aperta, salivano al passo di Publino dalla bergamasca per poi scendere in Valtellina e proseguire per i Grigioni. Una via che, fino al periodo fra le due guerre mondiali, veniva percorsa anche da mercanti valtellinesi che trasportavano sul dorso di cavalli (da qui la sua denominazione) le forme di Bitto destinate ad essere vendute sul mercato di Branzi.  
Bene. Senza cavallo né mercanzie, ma con zaino e grande voglia di scoprire nuovi scorci di grande suggestione e bellezza, mettiamoci in cammino dal maggengo di San Salvatore. Ci portiamo fin qui in automobile salendo da Albosaggia (cui si sale lasciando la ss. 38 dello Stelvio, al primo svincolo a destra - per chi viene da Milano - o all'ultimo svincolo a sinistra della tangenziale di Sondrio, svoltando poi a destra - o sinistra -, attraversando il ponte sull'Adda, piegando subito a sinistra e cominciando a salire fino al centro, che si raggiunge dopo aver ignorato la deviazione a sinistra per la Moia). Raggiunto il centro, non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. La prima curva a destra, lasciamo la strada sulla sinistra e, seguendo le indicazioni, cominciamo a percorrere la stradina asfaltata che, dopo 8,3 km, giunge a S. Salvatore, passando per S. Antonio (a 5,2 km dal centro: qui troviamo una chiesetta recentemente restaurata),   
e Cantone (a 7 km dal centro). L'ultimo tratto prima di S. Salvatore è molto ripido: se siamo in molti su un'automobile poco potente, può essere che questa non ce la faccia.
Lasciata l'automobile a S. Salvatore, sostiamo per un po' presso l'antichissima chiesetta, una delle prime in terra di Valtellina, risalente, forse, al VI secolo, quando ancora in Valle del Livrio era presente il paganesimo e quando i cristiani del versante bergamasco venivano fin qui per seppellire i loro morti, data la prevalenza del paganesimo nelle loro zone. Di fronte alla chiesa si trova anche il rifugio Saffratti. Dobbiamo ora percorrere tutta la Valle del Livrio, fino al passo di Publino, al centro della sua testata, e possiamo farlo per due vie (che, ovviamente, possono essere combinate ad anello di andata e ritorno). La prima, via alta, passa per il rifugio Caprari al lago di Publino, la seconda, invece, la via dei mercanti o Via Cavallara, si tiene sul fondovalle, fino al gradino principale, che risale fino ai piedi del passo. Scegliamo la prima per salire, la seconda per scendere. 
 
Portiamoci, seguendo la carrozzabile che prosegue (oltre lo svincolo a destra per la chiesetta di S. Salvatore) risalendo l'alpeggio,  
fino al parcheggio terminale in località alla Ca', m. 1516 (fin qui possiamo portarci anche con l'automobile; in tal caso, però, ci conviene poi tornare per la medesima via di salita).  
Qui un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale nella magica atmosfera di un bellissimo bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera, alla sommità della quale si trova un secondo cartello, in corrispondenza di un bivio, ad una quota approssimativa di 1830 metri. Qui giunge anche, da sinistra, e termina una pista sterrata, che si stacca dalla pista principale che dalla Ca' sale fino agli alpeggi sotto il pizzo Meriggio.       
I cartelli indicano che proseguendo diritti nella salita si raggiunge il bellissimo lago della Casera (dato a 30 minuti di cammino) e, poco sopra, il rifugio Baita Lago della Casera. Piegando a destra, invece, si imbocca il sentiero pianeggiante che segue il canale di gronda della Sondel, alla volta del rifugio Caprari (dato a 2 ore e 20 di cammino).
Prima di proseguire, guardiamo in direzione nord: splendido è il colpo d'occhio sui Corni Bruciati e sul Monte Disgrazia e, alla loro destra, sull'intera testata della Valmalenco.
 
 
Prendiamo, dunque, a destra e, dopo una decina di minuti, raggiungiamo il bivacco Baita Calchera (m. 1830), sempre aperto, un ottimo punto di appoggio per una pausa bucolica o forzata in una escursione.   
Il sentiero prosegue per un lungo tratto con andamento pianeggiante, mentre, alla nostra destra, si mostra la costiera occidentale della Valle del Livrio, che propone, da destra, pizzo Pidocchio (m. 2329), il monte Vespolo (m. 2385), la cima Pizzinversa (m. 2419), la cima Sasso Chiaro (m. 2395), il pizzo Cerech (m. 2412) e la cima Tonale (m. 2544), oltre la quale è facilmente riconoscibile la larga sella del passo omonimo, che congiunge Valle del Livrio e Val Cervia. Sull'angolo di sud-ovest della valle, si distingue l'elegante cono del Corno Stella (m. 2621), una delle più classiche mete escursionistiche nelle Orobie centrali. Il Corno è riconoscibile anche per il vasto fronte di rocce biancastre che si stende ai piedi del suo versante settentrionale. Proseguiamo, con lo sguardo, verso sinistra: seguono due cime minori e poco pronunciate, ed un intaglio, che parrebbe essere la nostra meta, il passo di Publino; così non è, per, perché il passo è ancora più a sinistra (est).
 
 
Dopo aver attraversato una prima galleria, raggiungiamo il ripido solco della valle di Camp Cervè, che il sentiero, con tratti protetti, supera anche grazie ad alcune gallerie scavate nella roccia. Le prime due non offrono problemi,  
ma la terza, un po' più lunga, ci permette di apprezzare l'utilità di una torcia, che non dovrebbe mai mancare nello zaino di un escursionista. Dopo una quarta ed ultima galleria, raggiungiamo un'ampia radura, alla quale scende la valle della Biorca, con una baita: in basso distinguiamo la decauville che collega lo sbarramento del lago di Publino con quello di Venina, nella valle omonima ad est della Valle del Livrio.     
Prima di accedere ai prati, troviamo, sul terreno, la ben visibile indicazione "Publin", con segnavia rosso-bianco-rosso, che segnala un sentierino che si stacca sulla sinistra dal sentiero fin qui percorso, e comincia a risalire, con rapidi tornantini, un ripido versante di bassa vegetazione. Poi il sentiero piega a destra e comincia la lunga traversata che ci condurrà al lago di Publino. La testata della valle di allarga, ed ora vediamo il passo di Publino, posto sul suo più basso intaglio; alla sua sinistra si distingue un lungo crinale che culmina con la cima del pizzo di Zerna (m. 2512).  
Alle nostre spalle, invece, ricompaiono i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e la testata della Valmalenco.   
Proseguendo nel cammino, con qualche saliscendi, incontriamo un masso con il doppio segnavia rosso-bianco-rosso e rosso-giallo-rosso (quello più antico) e con le frecce per il rifugio Caprari e S. Salvatore, poi due baite che precedono la segnalata baita Scoltador (m. 2048), alle spalle della quale parte, sulla sinistra, il sentiero che sale all'omonimo passo (m. 2454), dal quale si scende in Val Venina, seguendo la Gran Via delle Orobie. Se abbiamo guardato in alto a sinistra, percorrendo l'ultimo tratto del sentiero, abbiamo potuto distinguere la sella del passo, scorgendo il cartello che la presidia.   
Pochi sforzi ancora, e siamo alle modeste balze che precedono il lago di Publino (m. 2134),   
ad ovest (destra) del quale si trova il rifugio Amerino Caprari (m. 2118). Ora vediamo anche la parte orientale della testata della valle, che ha la sua massima elevazione nel monte Masoni (m. 2663), che si specchia nelle acque del lago, poco a sinistra del pizzo di Zerna.
Siamo in cammino da circa tre ore e mezza, ed una pausa, prima dell'ultimo strappo, si impone. 
 
Ritemprati, riprendiamo poi il cammino, salendo per il sentiero scalinato che parte dal lato meridionale del rifugio. Scendiamo, poi, alla sottostante spianata dove si trova la segnalata baita dei Laghi (m. 2093): un cartello dà il passo Scoltador ad un'ora e mezza di cammino ed il passo Tonale a due ore, mentre non fa menzione del passo di Publino. Nessun timore, però: non siamo fuori strada. Imbocchiamo, ora, l'evidente sentiero che effettua un traverso in direzione ovest, portandoci,  
più o meno, al centro della valle,  
che si apre, con il suo solco diritto, sotto di noi, alla nostra destra.       
Raggiungiamo, così, un cartello divelto, che non permette più di distinguere le direzioni delle mete segnalate. Siamo, comunque, ad un quadrivio: alla nostra destra scende, verso il fondovalle, il sentiero che sfrutteremo al ritorno: la località Crocetta è data ad un'ora e 50 minuti, S. Salvatore è dato a 2 ore e 40 minuti. Davanti a noi, il sentiero prosegue verso la casera del Publino, data a 30 minuti, ed il passo del Tonale, dato ad un'ora e 20 minuti.
Sulla nostra sinistra, infine, parte il sentiero che ci interessa, e sale al passo di Publino, dato ad un'ora. La traccia non è molto marcata, e neppure segnalata, ma è visibile, e comincia a risalire, con diversi tornanti, lungo un ampio dosso, dal quale possiamo scorgere, alla nostra destra, una bella pozza d'acqua presso la quale è posto anche un tavolo con due panche.
 
Il passo non si vede, resta nascosto, sulla destra, dietro un dosso. Ed in realtà non lo vedremo più. Infatti il sentiero non porta al passo.     
Ma come, direte voi? E dove stiamo andando? Questo sentiero, che si fa più marcato man mano che sale, è la già citata Via Cavallera, la tranquilla via di accesso all'alta Val Seriana, che conduce al crinale in un punto più a monte e ad est rispetto al passo. Al passo vero e proprio (m. 2368) sale un secondo sentiero, che però, nell'ultimo tratto deve superare un ripido canalino, destreggiandosi fra rocce insidiose, con punti esposti e non protetti: non vale la pena di esporsi a rischi e di percorrerlo. Comunque lo si trova raggiungendo la già citata pozza, cominciando a salire a vista in direzione sul, fino ai piedi del canalino che adduce al passo.    
Torniamo a noi: dopo diversi tornanti, il sentiero piega a sinistra e raggiunge un'ampia conca occupata da una ganda (nevaietti ad inizio stagione). Proseguendo verso sinistra, ci affacciamo, per un tratto, sulla più ampia conca che ospita il lago di Publino, che ora dominiamo dall'alto con un ottimo colpo d'occhio.   
Dominiamo anche la costiera orientale della valle, che la separa dalla Val Venina,  
e sulla quale si distinguono, da destra (sud), le cime dello Scoltador (m. 2462 e 2573), il passo dello Scoltador (m. 2454), il pizzo Baitelli (m. 2496), il pizzo di Sulghera (m. 2412), le cime Biorche (m. 2456) ed il pizzo campeggio (m. 2502). 
Poi pieghiamo ancora a destra, effettuando una diagonale che passa a monte della ganda e si avvicina al crinale, che alla fine conquistiamo ad una quota approssimativa di 2420 metri.   
Qui troviamo un cartello del CAI di Bergamo che dà Carona a due ore di cammino. Si apre ora, davanti a noi, lo scenario solitario e suggestivo dell'alta Val Sambuzza, laterale settentrionale dell'alta Val Brembana. Sotto di noi, isolato, il bivacco. Più in basso, il laghetto di Varobbio. Alla nostra sinistra, lo smilzo ed erboso versante meridionale del pizzo di Zerna, sormontato da una visibile croce, cui sale una traccia di sentiero. Alla nostra destra, il crinale che scende dolcemente fino al passo di Publino, per poi risalire fino ad una modesta ed arrotondata cima sormontata da un'antenna. Seguendo il crinale verso est, riconosciamo il cono del Corno Stella.   
Il sentiero, marcato, scende al passo (m. 2368),  
dove troviamo un cartello che, saggiamente, ci indirizza alla valle del Livrio (dando S. Salvatore a 4 ore) per il sentiero che abbiamo disceso, e non per quello che scende ripido ed esposto dal passo.  
Poco sotto il passo, l'accogliente e simpatico bivacco, a 2353 metri.  
Dentro, un letto a castello con 8-10 posti, candele per la notte, un diario, un tavolo, una stufetta, un po' di legna ed un fornelletto a gas con moka. Siamo in cammino da circa 5 ore, ed abbiamo superato un dislivello approssimativo in altezza di 1100 metri.       
Bene, raccontiamo, ora, come tornare per la via del fondovalle.
 
 
Riguadagniamo il crinale, seguendo segnavia rosso-bianco-rossi, che ci accompagnano fino al punto in cui il sentiero passa sul versante valtellinese. Ridiscendiamo al quadrivio, dove la Via Cavallara incrocia la Gran Via delle Orobie, e, invece di prendere a destra per il rifugio Caprari,  
cominciamo a scendere lungo il sentiero, segnalato da segnavia bianco-rossi e rosso-giallo-rossi.    
Dopo alcuni tornanti, pieghiamo a sinistra, superando un primo torrentello e poi il torrente Livrio. La successiva discesa avviene nella boscaglia, e ci porta ad incrociare la decauville che proviene dall'edificio della Sondel, visibile alla nostra destra, e prosegue verso la Val Cervia.  
Il sentiero, invece, prosegue nella discesa,  
fino ad uscire dal bosco in corrispondenza di una baita solitaria. Attraversata una radura occupata da "lavazz" e superato un singolarissimo corno roccioso, raggiungiamo la sterrata di fondovalle (chiusa al traffico dei mezzi non autorizzati), sulla quale prosegue una tranquilla ed un po' monotona discesa. Alle nostre spalle, la testata della valle è ridotta al pizzo di Zerna.     
Nella discesa, tocchiamo le baite dell'alpe Piana (m. 1500) e le baite della località Forno (m. 1300),  
per poi superare, su un ponte in legno, il torrente Livrio, portandoci alla sua destra. Proseguiamo all'ombra di una bella pineta, fino alla località Crocetta (m. 1216). Qui ci accorgiamo di essere più bassi del punto di arrivo (S. Salvatore, a 1311 metri), e quindi di dover faticosamente riguadagnare un centinaio di metri (qualche saliscendi, infatti, arrotonda un po' la quota). Alla Teggia ci accorgiamo di essere risaliti a quota 1250, ma poi c'è una nuova discesa che dà un po' sui nervi.  
Ma la tenacia è premiata, ed alla fine ecco gli splendidi prati a valle della chiesa di S. Salvatore, che saluta il nostro ritorno. Un ritorno che ci è costato circa 3 ore e mezza/4 di cammino.   

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