Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Braciascia-Paluetto-Barchetto-Zocca-Rif. Palù-Rif-Barchi-Paluetto-Braciascia
3h
400
E


Apri qui una fotomappa della zona Sasso Nero-Lago Palù-Monte Motta

La fascia di splendide pinete che circonda la zona del lago Palù offre molte possibilità di facili escursioni, godibilissime in tutte le stagioni. Ne proponiamo una che tocca le più significative località del comprensorio. Punto di partenza è il parcheggio presso l'alpe Bracciascia.
Salendo da Chiesa Valmalenco, ci portiamo a San Giuseppe e qui lasciamo la strada che prosegue verso Chiareggio, imboccando, sulla destra, la strada ai Barchi. Dopo un paio di tornanti siamo all'ampia spianata del rifugio Sasso Nero. Proseguiamo per pochi tornanti, fino a trovare, ad un tornante dx, sulla sinistra, una stradina asfaltata che si stacca da quella principale. La imbocchiamo e, superato un ponticello e due tornanti, raggiungiamo lo spiazzo che funge da parcheggio a margine dell'ampia fascia di prati che dai Prati della Costa sale al maggengo di Bracciascia o Braciascia (localmenta braciascia o bracióscia, costituita da diversi gruppi di baite, cà del bùrtul, mót di canöf, cà di móiz).

Qui inizia la pista sterrata agro-silvo-pastorale che dall'alpe Braciascia porta all'alpe Entova ed all'alpe Fora. Si tratta di una pista chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati.
Lasciata qui l'automobile (ad una quota approssimativa di 1600 metri), ci incamminiamo sulla pista: dopo pochi tornanti, troviamo sulla destra tre cartelli, che indicano la partenza di un sentierino senza numerazione, che porta in 15 minuti al Paluetto, in 30 ai Barchi ed in un'ora e 10 minuti al lago Palù. Lo imbocchiamo e ci troviamo immersi in una splendida pineta. Non ci sono segnavia, e ad un bivio prendiamo a destra, cominciando a scendere, passando anche a sinistra di un roccione, fino al punto in cui ci raggiunge un altro sentierino che proviene dalla nostra destra. Anche qui troviamo tre cartelli, e seguiamo l'indicazione del sentiero 329 (segnavia bianco-rossi) nella direzione del Paluetto, dato a 5 minuti.

Ad un nuovo bivio stiamo, questa volta, sulla sinistra e, dopo una breve discesa, usciamo all'ampia spianata dei prati del Paluetto (palüèt, m. 1622). I prati sono attraversati dalle pigre acque del torrente Bracciasco e sono raggiunti da una pista sterrata che proviene dalla nostra destra. Proseguendo sul sentiero 329, prendiamo a sinistra (cartello che dà il Barchetto a 30 minuti, la Zocca a 40 e il lago Palù ad un'ora). Percorriamo così l'ultimo tratto della pista ed imbocchiamo un sentierino (ignorando una pista secondaria alla sua destra) che si immerge di nuovo in una splendida pineta. Il sentierino, superato un ruscello su un ponticello in legno, volge a sinistra (direzione nord), salendo in uno scenario fiabesco.
Poi, a quota 1680 metri, volge decisamente a destra (direzione est), raggiungendo il limite basso dei prati del Barchetto (m. 1800, barchèt, ma anche 'l barch), annunciati da un cartello che ci invita a tenere i cani al guinzaglio. Si tratta di un maggese, o “curada”, circondato da un muro a secco di cinta. Qui troviamo anche un cartello dell'Itinerario Botanico e nuovi cartelli escursionistici: seguendo la direzione per la Zocca (10 minuti) prendiamo a sinistra e ci portiamo alle baite alte del maggese.

Lasciamo alle spalle una fresca fontanella e riprendiamo a salire su un sentiero (direzione est, poi sud-est), fino al vicino maggese della Zocca (zòca, m. 1844). All'ennesima triade di cartelli, stiamo sulla sinistra (direzione per il lago Palù, dato a 20 minuti) e passiamo alti a sinistra dell'ampia spianata di prati del maggese. In pochi minuti il sentiero termina immettendosi nella pista che dai Barchi sale al rifugio Lago Palù (giù rifugio Palù). Appare davanti a noi il bucolico scenario del lago Palù.

Il lago del Palù è il maggiore, per la sua notevole superficie, laghi alpini valtellinesi. Giace in una specie di ameno altipiano, sulla sponda sinistra del Mallero, framonte Nero (2734 m.), monte Roncione (2359 m.) e monte Motta (2336 m.). Le sue purissime acque formano come un seno tranquillo, circondato da sponde erbose con morbide movenze, ricoperte di larici, di mughi e di abeti, che gli fanno ampia, verde cornice ed alto contrasto colle brulle roccie dei monti circostanti. Non ha affluente né emissario di sorta, onde le sue acque derivano unicamente dalle pioggie e dalla fusione delle nevi che cadono sulle pendici dei monti, che circondano lago. Perciò esse vanno soggette ad un grandissimo dislivello nelle varie epoche dell'anno, specialmente nella primavera o nell'autunno, dislivello che è ordinariamente di due metri, e che talvolta assai maggiore, come nella straordinaria siccità del 1893, in cui le acque del lago si abbassarono tanto che a memoria d'uomo non si ricorda mai. Infatti avendolo io visitato il 31 Agosto 1892, trovai una profondità massima di 25 metri, in corrispondenza alla metà circa della retta che attraversa lago di fronte alla casetta; ed giorno 18 Giugno 1893, non vi rinvenni che la profondità di 15 metri. Dovrebbe bastare ciò per convincere del contrario coloro i quali credono (anche fra scrittori di cose naturali della Valtellina) che le acque di questo lago, come di altri senza affluente e senza emissario, debbano avere le loro scaturigini invisibili e ad un livello molto profondo, e se ne vadano per vie non conosciute. Il lago ha forma alquanto allungata, diretto da N.N.O a S.S.E., notevolmente dilatato verso S. Presenta qualche rientranza e sporgenza nelle due sponde maggiori e specialmente una concavità della sponda O. che risponde ad una convessità dell' opposta di E. Il contorno del lago è costituito di limo finissimo, il quale viene ricoperto alquanto più in alto nella regione esterna da pascoli erbosi che crescono rigogliosi sull' abbondante terreno morenico, il quale circonda il lago da ogni parte, dandogli quel grato aspetto, che sopra dicemmo, onde esso direbbesi a tutta prima un lago morenico.
Tale infatti lo credette il Dott. Benedetto Corti. Ma osservando attentamente quest'apparato morenico in ogni sua parte, si scorge tosto come esso non sia propriamente quello che dia origine al lago. Infatti dal monte Motta sopra accennato, che s'innalza a S., si distacca un'ampia cresta della medesima roccia, che piega prima ad O. indi si volge a N. e delimita così, colla base degli altri due monti sopra accennati, un ampio bacino orografico, assai basso, il quale fu mascherato dalla sovrapposizione del terreno morenico. Talora questa viene a mancare e si mostra allora la roccia in posto con stratificazione parallela a quella dei monti sopra nominati, dei quali costituisce come un contrafforte. Questa roccia in posto è ben visi­bile specialmente sulla sponda O., dalla casetta fino alla estremità S.O. del lago, e, meglio ancora, nel lato esterno della sponda di questa, appena sopra le baita di Zocca, dove grandi banchi di micascisto emergono dal terreno morenico.
Così il naturalista Paolo Pero (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova, 1894; cfr. appendice) su una delle perle più pregiate della Valmalenco.


Il lago Palù (lach di palö), posto a 1921 metri, fu, infatti, originato dallo sbarramento creato da una paleofrana. A causa di infiltrazioni, è molto ridotto rispetto alle dimensioni passate: ai tempi di Melchiorre Gioia (1767-1829) lo sviluppo della riva era triplo, ed era necessaria un'ora e mezza per percorrerlo interamente. Era, inoltre, assai più pescoso, tanto da consentire a diverse famiglie di vivere praticando l'attività della pesca, come leggiamo anche nella “Guida alla Valtellina” edita dal CAI nel 1884, che ci offre ulteriori notizie: “Il Palù (1993 m.) vuolsi annoverare fra i pittoreschi laghi montani. Giace in una conca fra il Monte Motta e il Monte Nero, e misura circa 600 metri in lunghezza e 300 metri in larghezza… durante un mese dell’anno vi stanno alcuni pastori, poi tutto è quiete e silenzio. Un parroco di Chiesa fece erigere vicino al lago una casetta, nella quale egli soleva passare alcuni giorni di svago. L’albergatore Battaglia di Chiesa, divenutone proprietario, la rifabbricò ed ingrandì, e ora vi possono trovare alloggio modesto e buon vitto quelli che amano nella quiete di quel ridente soggiorno dimenticare le traversie della vita. La Casa del Palù non è sempre aperta: chi vuol trovarvi ricovero deve avvertire qualcuno degli albergatori di Chiesa. Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello si versa in esso: le sue acque sono limpide tanto che vi si possono prendere dei bagni. E perché nulla mancasse, il signor Battaglia vi fece fabbricare un piccolo burchiello, col quale in ogni senso può percorrersi il lago. Né i pesci vi mancano, anzi v’abbondan le trote, e vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel Museo dell’Università pavese. Uno dei divertimenti più graditi è la pesca, o meglio la caccia delle trote. La limpidezza delle acque rende inutili le reti e gli ami: conviene adoperare il fucile. Si pone una piccola fiocina su una bacchetta, che in luogo del projettile si mette nella canna di un fucile, a cui si raccomanda con una cordicella. E con essa si colpiscono le trote quando vengono a fior d’acqua per ingoiare una bicciola di pane o qualche altra cosa che si ebbe cura di gettar loro. Dal lago si giunge in meno di mezz’ora sul Monte Motta, che è a mezzogiorno, e da cui si gode una stupenda vista sulla Val Malenco, la Valtellina, il pizzo Scalino e il Monte delle Disgrazie”.

Torniamo al racconto dell'escursione. Prendendo a sinistra, siamo subito al rifugio Palù, dove possiamo godere di una sosta ristoratrice. Siamo al punto più alto dell'escursione (m. 1945).
Possiamo scegliere di tornare per una diversa via all'automobile, procedendo così. Seguiamo la pista-tratturo nella quale ci siamo immessi, scendendo, contratti anche ripidi, fino ad intercettare una delle piste del comprensorio sciistico del Palù, poco a monte del parcheggio dei Barchi, a lato del quale si trova il rifugio Barchi (m. 1748).
Proseguiamo uscendo ai luminosi prati del maggese dei Barchi (bàrch), punteggiato di diversi nuclei e baite, che conservano il nome delle famiglie proprietarie. Dopo il primo tornante dx, scendiamo al successivo tornante sx, dove lasciamo la strada asfaltata cercando, nel bosco, un sentierino che scende deciso in direzione ovest (se non lo troviamo, possiamo scendere fino alla grande spianata-parcheggio dove un ponticello in piode ci innesta sul sentiero). All'altezza della spianata-parcheggio il sentiero volge a destra e procede per un tratto pianeggiante, poi volge a sinistra e scende ripido, fino ad uscire dalla pineta presso i caselli delle prese dell'acquedotto che serve Chiesa Valmalenco.

Qui dobbiamo prestare un po' di attenzione: prendiamo a sinistra, seguendo una pista, ma dopo pochi metri cerchiamo sul suo lato destro una debole traccia di sentiero che scende alla già visibile pista sterrata che raggiunge il Paluetto. Seguiamo questa traccia e ci troviamo ad un ponticello malfermo che scavalca il torrente Bracciasco (se non ci fidiamo, possiamo anche optare per un facile guado). Raggiunta la pista sterrata, la seguiamo verso destra e ci ritroviamo al punto già raggiunto salendo. Ai tre cartelli, prendiamo ora a sinistra (direzione per Braciascia), rientrando con breve salita in pineta. Dopo pochi minuti siamo di nuovo al bivio. Questa volta prendiamo a sinistra (sempre direzione per Braciascia, ovest), su un sentiero che propone qualche saliscendi: in una decina di minuti usciamo dalla pineta proprio sul limite dello spiazzo al quale abbiamo lasciato l'automobile. Si chiude qui il nostro anello escursionistico, che richiede circa 3 ore di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è di 400 metri).

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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ALTRE ESCURSIONI A CHIESA IN VALMALENCO

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo
“G. Piazzi” di Sondrio, sul lago del Palù (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894).









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