CARTA DEL PERCORSO - ESCURSIONI A MORBEGNO - GOOGLE MAP 1, 2 - GALLERIA DI IMMAGINI

Cermeledo ("scèrmelée", anch'essa frazione di Morbegno, e, prima del 1938, di Campovico), è uno splendido piccolo borgo rurale che si trova, nascosto fra i castagni, a monte di Campovico, a 461 metri, immediatamente a valle della strada asfaltata che da Morbegno sale a Dazio (vi scende una stradina che se ne stacca, sulla destra, appena prima che questa imbocchi la semicurca a sinistra che precede l'ingresso nella piana di Dazio). Il suo nome deriva da "cerro" o dal nome personale latino "Celemna" (come Cermenate).
Ne parla anche Giovanni Guler von Weineck, che fu governatore per le Tre Leghe Grigie della Valtellina nel 1587-88, nell'opera "Raetia", pubblicata a Zurigo nel 1616: “Mille passi al disopra di Campovico, sopra un ameno ripiano del monte sta Cermeledo: fertile paese, i cui campi, in parecchi punti vengono rinfrescati dai ruscelletti che scendono da Roncaglia. La popolazione è numerosa; ma buona parte di essa, essendo angusto il territorio, deve cercar lavoro in paesi forestieri”.
Di qualche decennio posteriore è il prezioso manoscritto di don Giovanni Tuana (1589-1636, grosottino, parroco di Sernio e di Mazzo), intitolato “De rebus Vallistellinae” (Delle cose di Valtellina), databile probabilmente alla prima metà degli anni trenta del Seicento (edito nel 1998, per la Società Storica Valtellinese, a cura di Tarcisio Salice, con traduzione delle parti in latino di don Avremo Levi). Queste le notizie che vi si possono leggere su Campovico ed i borghi vicini: “Nel piano alle radici del monte Pelasco, il quale stendendosi verso il letto d'Adda molto rende la valle più stretta che in qualsivoglia luoco, lontano un miglio dal ponte del Masino si trova alla strada, qual costeggia Adda di qua, alcune picciole contrate cioè Desco dov'è una picciola chiesa di S. Maria Maddalena, Torchio, Categno dove si fano vini preziosissimi, Campovico vecchio luoco, altre volte mercato del tertiero da basso, dove si veggono li vestigij di muraglie antiche et torri d'un luoco chiamato Barco, destinato a questo fine. Hor è tutto distrutto et per l’inondationi d'Adda et per le ruine del monte; vi sono però alcune case disperse et li vestigij d'un monasterio antico dove habitavano monache di S. Benedetto, quali puoi sono state trasferite a Isola, terra del lago di Como. Adesso l’habitatori sono retirati a Cermeledo, dov'è la chiesa di S. Nazaro, parochiale soggetta ad Ardenno, qual curato officia ancora una vecchissima chiesa di Campo Vico. A questa parochia sono soggette queste contrate: Fiesso con l’oratorio di S. Abondio, Porcido con l’oratorio di S. Rocco, contrate disperse nella montagna tra le vigne. Cermeledo è un miglio sopra la pianura; passa  per questo luoco un mediocre rivo quale si spicca da Roncaglia. Puoco lontano sono li vestigij d’un castello antico chiamato S. Nazario in Dosso Visconti, dove trassero l’origine li nobili di S. Nazaro di Como. Puoco lontano dalli vestigij di Campo Vico v'è un ponte chiamato il ponte di Ganda, per il quale, passandosi in aperta campagna, si va a Morbegno.”
In passato Cermeledo rivestiva grande importanza: poco a monte, sul dosso del Visconte (dòs del viscùunt), si trovava un castello, nei pressi della chiesa che ancora oggi si può vedere appena a monte della strada asfaltata Morbegno-Dazio. Data la natura dei luoghi, gli abitanti di Campovico furono addirittura indotti, in passato, a trasferirsi qui in massa, per sfuggire alle conseguenze rovinose di alluvioni e vicende belliche. Per raggiungere Cermeledo possiamo salire da Campovico lungo l'antica mulattiera ("strada de scèrmelée", trasformata oggi in un tratturo in cui il fondo in asfalto e cemento risparmia solo per brevi tratti l'antico fondo in risc - ciottoli arrotondati -).
La salita parte alle spalle del sagrato della secentesca chiesa parrocchiale di Campovico, dedicata alla Visitazione della Beata Vergine Maria (la "sgésa de camvìic", la cui costruzione iniziò nel 1613 e la cui consacrazione è del 1706), che se ne sta arroccata, a 281 metri, su un bel poggio che domina il paese, a monte del cimitero (al cui parcheggio possiamo lasciare l’automobile).

Dal piazzale della chiesa, dunque, parte la stradina che sale verso destra; in questo primo tratto, che regala una bella veduta aerea di Campovico, e nel successivo verso sinistra il fondo è in asfalto. Ottimo è il colpo d’occhio, nel traverso a sinistra, anche su Morbegno. La strada si snoda fra piccoli prati e bei vigneti, in una zona chiamata “màrtul”, probabilmente perché in passato era molto presente la martora (animale che veniva usato anche come epiteto di dileggio: “te sée ‘n martùl” significa “sei uno sciocco”). La successiva sequenza di tornanti dx-sx propone, invece, in buona parte un fondo in risc, cioè in ciottoli arrotondati. Dopo il tornante dx, al successivo sx usciamo dall’ombra della selva e passiamo a sinistra di una fascia di rocce scoperte, in un tratto molto panoramico (sempre ottimo il colpo d’occhio su Morbegno e sulla Val Gerola): l’asfalto si alterna al risc. Segue un tornante dx e ritorna a dominare l’asfalto; al successivo sx troviamo una cappella restaurata nel 2003 dalla famiglia Zaffetti; si tratta del “cincèt nurvàal”, che equivale a “en òor a la val”, sull’orlo di una valle, perché si affaccia ad un valloncello che precipita nella paurosa gola terminale del torrente Toate. Ci portiamo, quindi, al seguente tornante dx, dove vediamo, sopra la strada, una fascia di prati con due baite e qualche vigneto (il “runchèt”, cioè il piccolo ronco). Al nuovo tornante sx una pista secondaria si stacca sulla destra, scendendo; la ignoriamo e proseguiamo verso sinistra, su fondo in risc, oltrepassando un grande masso erratico sotto il quale è stato ricavato un baitello e raggiungendo, all’ultimo tornante dx, una fontana con dei simpatici sedili in pietra per riposare e godere della frescura della densa ombra dei castagni.
L’ultimo tratto a destra ci porta a Cermeledo, al cui ingresso è posta la “cà del prèvet”, cioè la casa del prete, residenza del parroco nel lungo periodo in cui qui dimorava buona parte della comunità di Campovico. Un borgo pervaso di un sapore antico, che possiamo visitare per gustarne appieno il fascino. Attenzione, però, a non addentrarci troppo nella selva di castagni posta ad est delle case, perché questa precipita repentinamente nella paurosa forra del torrente Toate (si chiama, infatti, “dent ai öör”, cioè dentro sul ciglio, appunto, della forra).

Meglio scegliere una diversa meta, se vogliamo effettuare una camminata che parta da qui. Dalla fontana datata 1913 saliamo, verso sinistra, ad intercettare la strada asfaltata che da Morbegno porta a Dazio e percorriamone in discesa un breve tratto, fino ad incontrare, dopo una semicurva a destra, una stradina che se ne stacca sulla destra per salire a Cerido (indicazioni per Cerido, l’Antico Torchio e la Centralina). Dopo pochi metri, incontriamo subito un bivio: dalla stradina asfaltata si stacca, sulla sinistra, una stradina secondaria che, dopo un breve strappetto, porta alla chiesa di Cermeledo. Si tratta della secentesca chiesa di S. Nazzaro di Cermeledo (appartenente alla parrocchia di Campovico), la cui importanza è testimoniata dal fatto che nei secoli XVII e XVIII fu chiesa parrocchiale di Campovico, quando, come già ricordato, buona parte della popolazione del comune era concentrata qui. Il primo nucleo della "sgésa de scèrmelée", dedicata ai santi Nazzaro e Celso, fu edificato, dalla famiglia Castelli Sannazzaro, nel 1369 e fu poi ampliato nel 1624. Siamo in località Dosso del Visconte ("dossum sancti Nazarij, nel secolo XV, "dòs del viscùunt" o semplicemente "el dòs", con voce dialettale).
Ecco, di nuovo, cosa scrive il von Weineck di questi luoghi: “Dopo Cermeledo vi è un luogo chiamato Dosso del Visconte: ivi in antico sorgeva un vetusto castello, che in seguito passò alla famiglia dei Castelli San Nazaro, patrizi di Como. Essi poi, fra Cermeledo e il castello edificarono una chiesa in onore di S. Nazaro, omonima ad altra chiesa che sorgeva in Como, presso il loro castello, e donde la famiglia aveva assunto il suo titolo
e nome di Castelli San Nazaro.”
La denominazione è legata al fatto che in epoca medievale probabilmente qui sorgeva un castello (di cui si sono perse le tracce), dimora del Visconte di Valtellina, investito della signoria sull'intera valle.
Se così è, negli oscuri secoli IX e X il baricentro della Valtellina era qui. Oggi sul sagrato della chiesa regna quasi sempre una profondissima quiete, rotta veramente, forse, solo l'ultima domenica di luglio, quando si celebra la festa dei santi Nazzaro e Celso.
Di fronte alla facciata della chiesa c’è una cappella, con un dipinto presso il quale vale la pena sostare e meditare, perché apre uno squarcio storico di cui ci parla Giustino Renato Orsini nella sua Storia di Morbegno (Sondrio, 1959): “Le condizioni economiche della Valtellina, assai depresse dopo il suo passaggio ai Grigioni (1512) e per il distacco della Lombardia, cominciavano lentamente a risollevarsi per effetto dell'emigrazione. I nostri massicci montanari, pieni di buon volere, lasciavano in piccole frotte 11 loro paesello per recarsi nei luoghi più lontani: i Chiavennaschl a Palermo, a Napoli, a Roma, a Venezia e persino in Francia, a Vienna, nella Germania e nella Polonia: a Napoli i Delebiesi e quelli di Cosio; a Napoli, Genova e Livorno quelli di Sacco; pure a Livorno ed Ancona i terrieri di Bema e di Valle; a Venezia quelli di Pedesina; a Verona quelli di Gerola; a Roma, Napoli e Livorno quelli d'Ardenno. Numerosi muratori e costruttori di tetti emigravano in Germania; e i montanari della Valmalenco si spargevano come barulli nei più diversi paesi.
Un quadro assai mediocre nella cappella antistante alla chiesa di S. Nazzaro in Cermeledo ci ritrae questi emigranti che, scalzi e in misere vesti, curvi sotto il loro fardello, arrivano ad un porto e ringraziano la  B. Vergine del viaggio compiuto.

Ma la meta preferita, specialmente dai terrieri della zona dei Cech, da Dubino sino a Vervio, fu Roma, dove il Pontefice, anche per sostenere la fede cattolica combattuta dai Grigioni, accordò loro protezione e privilegi. Nella dogana di terra in piazza S. Pietro furono loro riservati ventiquattro posti di facchini, e alcuni posti anche nell'ospedale dell'Isola Tiberina; formavano pure la compagnia dell'annona, come facchini, misuratori e macinatori di granaglie; e furono detti Grigi, provenendo da luoghi dominati dai Grigioni. Perciò il cardinale Pallavicino chiamò ingiuriosamente la nostra valle patria dei facchini. Effettivamente fu quello il loro prima impiego, nel quale salirono anche al grado di capo -squadra, come vediamo dal nome assunto dai Caporali di Cino e dai Caporali di Dazio…”
Nei pressi della chiesa, ad ovest, si trova il centro della Comunità di recupero di ex-tossicodipendenti denominata “La Centralina” (insediata nell'edificio dell'ex "colonia de scèrmelée", o "uspìzi", sede, fino al 1977, della Colonia estiva Martinelli dell'orfanotrofio femminile provinciale di Morbegno).
Torniamo sulla stradina per Cerìdo: percorrendola, in breve siamo alle case di questo splendido borgo ("scerìi, m. 508), dove è anche possibile visitare, ad orari stabiliti, un antico torchio risalente al secolo XVII. Si tratta di un nucleo rurale piuttosto antico (è attestato per la prima volta in un documento del 1357, nella forma "Zerido"), con un'atmosfera unica e davvero suggestiva. Un nucleo ricco di storia e di una curiosa e simpatica umanità. Basti pensare ad alcuni soprannomi delle famiglie che un tempo lo popolavano, e che si sono trasferiti ai luoghi.
Teniamo presente che dalla parte alta di Cerido parte una bella mulattiera che sale fino all'ampia conca
di prati appena sotto Vallate. Raggiunta la strada asfaltata, possiamo da Vallate scendere in breve a Dazio e da qui, sempre seguendo la strada asfaltata, a Cermeledo, chiudendo un bell'anello che non richiede particolare impegno e regala scorci, colori ed odori davvero suggestivi.
Una nota, infine, per gli amanti della mountain-bike: salendo a Cermeledo per la strada asfaltata Morbegno-Dazio (che si imbocca prendendo a destra, dopo il ponte sull'Adda all'uscita nord di Morbegno - indicazioni per la Costiera dei Cech all'ultimo semaforo per chi procede da Morbegno a Milano -) possiamo, poi, scendere a Campovico sulla stradina sopra descritta, tornando infine a Morbegno (o al ponte di ganda, ottimo punto di partenza per questo interessante anello) sfruttando, verso ovest, la strada provinciale Valeriana.

 

 

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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