Il monte Roggione (parete meridionale)

Punti di partenza ed arrivo (anello escursionistico)
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Barchi-Palù-Bocchel del Torno-Monte Roggione
2 h e 30 min.
660
EE
SINTESI. Saliamo da Chiesa Valmalenco a San Giuseppe e qui lasciamo la strada per Chiareggio imboccando sulla destra la strada che sale ai Barchi (m. 1698), dove parcheggiamo vicino all'omonimo rifugio. Saliamo per un tratto sulla ripida pista da sci, poi pieghiamo a sinistra imboccando il tratturo che sale in pineta, uscendone al lago Palù (m. 1921). Continuiamo a seguire il tratturo, che ci porta al vicino rifugio Lago Palù (m. 1947). Proseguiamo verso est, seguendo i triangoli gialli della V tappa dell'Alta Via della Valmalenco e salendo all'alpe Roggione. Procedendo diritti, entriamo in pineta su sentiero marcato, che sale gradualmente. Il bosco si dirada e il sentiero si fa più ripido, risalendo al centro il canalino che, dopo un ultimo breve traverso a destra, porta al Bocchel del Torno (m. 2203). Ignorato il sentiero a sinistra che sale al Sasso Nero, scendiamo seguendo l'Alta Via per breve tratto, verso destra, fino ad un pianoro. Qui lasciamo l'Alta Via della Valmalenco prendendo a destra. Seguiamo una traccia intermittente che punta a sud, tenendosi non distante dal salto roccioso che dal versante del monte Roggione precipita all’alpe Roggione. Superata una breve fascia di radi larici, il sentierino raggiunge una pianetta con rocce affioranti, la taglia procedendo diritto e si porta ad un poggio di roccioni. Siamo poco distanti dal versante occidentale, alla nostra destra, caratterizzato da impressionanti salti di roccia. Superato il poggio, scendiamo per un brevissimo tratto e ci portiamo al punto più difficile della salita. Si tratta di un brevissimo canalino, non più di qualche metro. Il sentiero sale molto ripido fra alcuni massi, e ci si deve arrampicare con qualche passo non difficile, ma molto insidioso con rocce bagnate. Anche in condizioni ideali serve esperienza, perché se si scivola o si perde l’equilibrio si cade rovinosamente all’indietro. L’attenzione deve essere ancora maggiore in discesa. Superata questa strozzatura, il sentierino si affaccia al versante settentrionale del monte Roggione, abbastanza ripido ma non difficile. Saliamo fra pietraie e sprazzi di pascolo, seguendo la traccia che serpeggia più o meno al centro del crestone. Davanti a noi un cornino che sembra la cima. Prima di raggiungerlo, però, pieghiamo a sinistra e procediamo in diagonale poco sotto il crinale, in direzione di un corno roccioso che sembra la cima. Tornati sul crinale, procediamo con attenzione sulla ripida traccia esposta sul lato destro e siamo in cima al cornino, che però si rivela essere l’anticima. La cima, riconoscibile per una modesta croce in legno, è poco più a sud. Per raggiungerla dobbiamo, con molta attenzione, scendere lungo la cresta e risalire fra pietrame e qualche blocco. Al termine siamo alla panoramicissima cima del monte Roggione (m. 2631).


Il monte Roggione (al centro) incorniciato da Monte Disgrazia (a sinistra) e testata della Val Sissone (a destra) - Clicca qui per ingrandire

Il monte Roggione (localmente crestùm o cresta del rungiùm, m. 2359) non è certo fra i più noti della Valmalenco, ma per la sua posizione ne rappresenta un po’ il baricentro. Funge, infatti, da spartiacque fra l’ampio bacino del lago Palù, uno degli angoli più ameni e frequentati dell’alta Valmalenco (territorio di Chiesa in Valmalenco), e l’ampia conca di Franscia, nodo centrale della Val Lanterna (territorio di Lanzada).
Il nome gli venne attribuito per la prima volta nel 1935 sulla carta IGM, con riferimento alla vicina alpe. Si tratta di una cima poco appariscente e neppure elementare da salire, ma propone un panorama inedito e molto interessante.


Parete settentrionale del monte Roggione

Punto di partenza ed arrivo è il rifugio Barchi (m. 1748), nell’omonimo maggese (i barch), dove termina il transito libero dei veicoli che da San Giuseppe salgono verso il lago Palù. Qui (o più sotto, se non si trova posto) è possibile parcheggiare l’automobile ed iniziare la camminata. Dopo aver dato un’occhiata alla carta della Valmalenco affissa ad un pannello nei pressi del rifugio, cominciamo a risalire l’ampio corridoio intagliato fra le peccete del versante dagli impianti di risalita. Ben presto troviamo alcuni cartelli, che ci invitano a proseguire diritti se vogliamo salire al rifugio Motta (direzione sud-sud-est) e ad imboccare un largo sentiero sulla sinistra se vogliamo salire al rifugio Palù (direzione nord-est). Prendiamo a sinistra, salendo lungo il sentiero-pista che, in mezzora circa, ci porta alle soglie della conca del lago Palù (lach di palö, m. 1921), che ci appare, visto dal suo angolo nord-occidentale, in tutta la sua bellezza.

Lago Palù e monte Roggione

Vale la pena saperne qualcosa di più, partendo dalla lettura di quanto scrive il naturalista Paolo Pero nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova, 1894:
Il lago del Palù è il maggiore, per la sua notevole superficie, laghi alpini valtellinesi. Giace in una specie di ameno altipiano, sulla sponda sinistra del Mallero, framonte Nero (2734 m.), monte Roncione (2359 m.) e monte Motta (2336 m.). Le sue purissime acque formano come un seno tranquillo, circondato da sponde erbose con morbide movenze, ricoperte di larici, di mughi e di abeti, che gli fanno ampia, verde cornice ed alto contrasto colle brulle roccie dei monti circostanti. Non ha affluente né emissario di sorta, onde le sue acque derivano unicamente dalle pioggie e dalla fusione delle nevi che cadono sulle pendici dei monti, che circondano lago. Perciò esse vanno soggette ad un grandissimo dislivello nelle varie epoche dell'anno, specialmente nella primavera o nell'autunno, dislivello che è ordinariamente di due metri, e che talvolta assai maggiore, come nella straordinaria siccità del 1893, in cui le acque del lago si abbassarono tanto che a memoria d'uomo non si ricorda mai. Infatti avendolo io visitato il 31 Agosto 1892, trovai una profondità massima di 25 metri, in corrispondenza alla metà circa della retta che attraversa lago di fronte alla casetta; ed giorno 18 Giugno 1893, non vi rinvenni che la profondità di 15 metri. Dovrebbe bastare ciò per convincere del contrario coloro i quali credono (anche fra scrittori di cose naturali della Valtellina) che le acque di questo lago, come di altri senza affluente e senza emissario, debbano avere le loro scaturigini invisibili e ad un livello molto profondo, e se ne vadano per vie non conosciute. Il lago ha forma alquanto allungata, diretto da N.N.O a S.S.E., notevolmente dilatato verso S. Presenta qualche rientranza e sporgenza nelle due sponde maggiori e specialmente una concavità della sponda O. che risponde ad una convessità dell' opposta di E. Il contorno del lago è costituito di limo finissimo, il quale viene ricoperto alquanto più in alto nella regione esterna da pascoli erbosi che crescono rigogliosi sull' abbondante terreno morenico, il quale circonda il lago da ogni parte, dandogli quel grato aspetto, che sopra dicemmo, onde esso direbbesi a tutta prima un lago morenico. Tale infatti lo credette il Dott. Benedetto Corti.


Monte Roggione e lago Palù

Ma osservando attentamente quest'apparato morenico in ogni sua parte, si scorge tosto come esso non sia propriamente quello che dia origine al lago. Infatti dal monte Motta sopra accennato, che s'innalza a S., si distacca un'ampia cresta della medesima roccia, che piega prima ad O. indi si volge a N. e delimita così, colla base degli altri due monti sopra accennati, un ampio bacino orografico, assai basso, il quale fu mascherato dalla sovrapposizione del terreno morenico. Talora questa viene a mancare e si mostra allora la roccia in posto con stratificazione parallela a quella dei monti sopra nominati, dei quali costituisce come un contrafforte. Questa roccia in posto è ben visibile specialmente sulla sponda O., dalla casetta fino alla estremità S.O. del lago, e, meglio ancora, nel lato esterno della sponda di questa, appena sopra le baita di Zocca, dove grandi banchi di micascisto emergono dal terreno morenico.


Lago Palù

Il lago fu, infatti, originato dallo sbarramento creato da una paleofrana. A causa di infiltrazioni, è molto ridotto rispetto alle dimensioni passate: ai tempi di Melchiorre Gioia (1767-1829) lo sviluppo della riva era triplo, ed era necessaria un'ora e mezza per percorrerlo interamente. Era, inoltre, assai più pescoso, tanto da consentire a diverse famiglie di vivere praticando l'attività della pesca, come leggiamo anche nella “Guida alla Valtellina” edita dal CAI nel 1884, che ci offre ulteriori notizie: “Il Palù (1993 m.) vuolsi annoverare fra i pittoreschi laghi montani. Giace in una conca fra il Monte Motta e il Monte Nero, e misura circa 600 metri in lunghezza e 300 metri in larghezza… durante un mese dell’anno vi stanno alcuni pastori, poi tutto è quiete e silenzio. Un parroco di Chiesa fece erigere vicino al lago una casetta, nella quale egli soleva passare alcuni giorni di svago. L’albergatore Battaglia di Chiesa, divenutone proprietario, la rifabbricò ed ingrandì, e ora vi possono trovare alloggio modesto e buon vitto quelli che amano nella quiete di quel ridente soggiorno dimenticare le traversie della vita. La Casa del Palù non è sempre aperta: chi vuol trovarvi ricovero deve avvertire qualcuno degli albergatori di Chiesa. Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello si versa in esso: le sue acque sono limpide tanto che vi si possono prendere dei bagni. E perché nulla mancasse, il signor Battaglia vi fece fabbricare un piccolo burchiello, col quale in ogni senso può percorrersi il lago. Né i pesci vi mancano, anzi v’abbondan le trote, e vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel Museo dell’Università pavese. Uno dei divertimenti più graditi è la pesca, o meglio la caccia delle trote. La limpidezza delle acque rende inutili le reti e gli ami: conviene adoperare il fucile. Si pone una piccola fiocina su una bacchetta, che in luogo del projettile si mette nella canna di un fucile, a cui si raccomanda con una cordicella. E con essa si colpiscono le trote quando vengono a fior d’acqua per ingoiare una bicciola di pane o qualche altra cosa che si ebbe cura di gettar loro. Dal lago si giunge in meno di mezz’ora sul Monte Motta, che è a mezzogiorno, e da cui si gode una stupenda vista sulla Val Malenco, la Valtellina, il pizzo Scalino e il Monte delle Disgrazie”.


Lago Palù e punta di Fora

Ma torniamo al nostro trekking. Alla nostra destra osserviamo un edificio che ci colpisce pe rla sua singolarità. Non è una baita o un edificio rurale, ma la “ca di sciuur“. Non possiamo avvicinarci troppo, perché è pericolante, ma riconosciamo sulla sua facciata una Madonna con Bambino ed una scritta in latino: “ERECTA A.D. MDCCCLXXIII – AUCTA A.D. A.D. MCMXI”, cioè “edificata nell’anno del Signore 1873, ampliata nell’anno del Signore 1911”. Sopra la scritta, uno stemma nobiliare che rappresenta una trota sormontata da un orso. L’edificio, già di proprietà delle famiglie Alfieri e Mira di Como, era chiamato così perché utilizzato dai villeggianti, in passato ed ancor oggi chiamati, nell’idioma locale, “sciuur”. Interessante è notare come in passato la capienza del lago fosse ben maggiore, tanto che in taluni periodi le sue acque arrivavano a lambire l'edificio. Proseguendo sulla pista, in breve siamo al rifugio Palù ('l rifùgiu, 1947 metri), posto in posizione leggermente rialzata rispetto al lago. Qui termina la IV ed inizia la V tappa dell’Alta Via della Valmalenco.

Bocchel del Torno e pizzo Scalino

Lo lasciamo alle nostre spalle, proseguendo sul sentiero-tratturo segnalato che prosegue verso est-nord-est verso l’alpe Roggione (alp del rungiùm; si tratta dell’inizio della V tappa dell’Alta Via della Valmalenco, per cui troveremo un abbondante corredo dei caratteristici triangoli gialli che fungono da segnavia in tutto il suo sviluppo). In breve siamo alle baite dell’alpe, chiusa, a nord, dalle articolate pendici del massiccio del Sasso Nero. Davanti a noi, ad est, si impone il versante occidentale del monte Roggione. Lasciata alle spalle l’ultima baita, proseguiamo su un sentierino (direzione est) che si immerge in un bosco di larici, pini mughi ed abeti. Diversi i massi, fra i quali il sentiero si districa, segno della paleofrana che, come detto, creò lo sbarramento che originò il lago. Su uno di questi leggiamo, in caratteri gialli, „Rif. Marinelli-C. Franscia“, le due principali mete della traversata che stiamo percorrendo: il primo è la meta della V tappa dell’alta Via della Valmalenco, il secondo è la nota località cui si può scendere, staccandosi da quest’ultima, scavalcato il Bocchel del Torno. Ci approssimiamo, quindi, al canalone che sale al Bocchel del Torno (buchél di tórn, m. 2179), e cominciamo a sentire lo scroscio delle acque del torrente Roggione (rungiùm), che raccoglie le acque di fusione del versante del Sasso Nero. Ad un certo punto lo dobbiamo guadare, da sinistra a destra, per accedere all’ultima rampa che adduce al passo.


La conca del lago Palù ed il mote Disgrazia dal versante settentrionale del monte Roggione

Ai 2179 metri del passo troviamo una bella piana ed alcuni cartelli. Uno riguarda i sentieri 310 e 305: andando a destra possiamo traversare in un’ora e 50 minuti all’alpe Musella, per poi salire ai rifugi Carate Brianza e Marinelli, oppure scendere a Campo Franscia in un’ora e mezza. Prendendo a sinistra, invece, possiamo salire alla cima del Sasso Nero. Andiamo a destra (sud) portandoci ad uno splendido spiazzo con una pozza, bucolico e panoramico, che invita ad una sosta meditabonda. Alla nostra destra (ovest) le cime dell’Alta Valmalenco incorniciano il lago Palù e la sua splendida pineta. Spicca il monte Disgrazia, che occhieggia alle spalle della cresta Giumellino-Sassersa-Rachele, mentre più a destra si distinguono la testata della val Sissone e della valle del Muretto. Davanti a noi (sud) il monte Roggione. Alla nostra sinistra (est), infine, il pizzo Scalino, che mostra un profilo regolare come un teorema geometrico, seguito, a destra, dalla costiera Acquanera-Cavaglia-Palino.


Apri qui una fotomappa del sentiero di salita dal Bocchel del Torno al monte Roggione

Ignorato il sentiero a sinistra che sale al Sasso Nero, scendiamo seguendo l'Alta Via per breve tratto, verso destra, fino ad un pianoro. Qui lasciamo l'Alta Via della Valmalenco prendendo a destra. Seguiamo una traccia intermittente che punta a sud, tenendosi non distante dal salto roccioso che dal versante del monte Roggione precipita all’alpe Roggione. Superata una breve fascia di radi larici, il sentierino raggiunge una pianetta con rocce affioranti, la taglia procedendo diritto e si porta ad un poggio di roccioni. Siamo poco distanti dal versante occidentale, alla nostra destra, caratterizzato da impressionanti salti di roccia. Superato il poggio, scendiamo per un brevissimo tratto e ci portiamo al punto più difficile della salita. Si tratta di un brevissimo canalino, non più di qualche metro. Il sentiero sale molto ripido fra alcuni massi, e ci si deve arrampicare con qualche passo non difficile, ma molto insidioso con rocce bagnate. Anche in condizioni ideali serve esperienza, perché se si scivola o si perde l’equilibrio si cade rovinosamente all’indietro.


La croce sulla cima del monte Roggione

L’attenzione deve essere ancora maggiore in discesa. Superata questa strozzatura, il sentierino si affaccia al versante settentrionale del monte Roggione, abbastanza ripido ma non difficile. Saliamo fra pietraie e sprazzi di pascolo, seguendo la traccia che serpeggia più o meno al centro del crestone. Davanti a noi un cornino che sembra la cima. Prima di raggiungerlo, però, pieghiamo a sinistra e procediamo in diagonale poco sotto il crinale, in direzione di un corno roccioso che sembra la cima. Tornati sul crinale, procediamo con attenzione sulla ripida traccia esposta sul lato destro e siamo in cima al cornino, che però si rivela essere l’anticima. La cima, riconoscibile per una modesta croce in legno, è poco più a sud. Per raggiungerla dobbiamo, con molta attenzione, scendere lungo la cresta e risalire fra pietrame e qualche blocco. Al termine siamo alla panoramicissima cima del monte Roggione (m. 2631).


Il monte Disgrazia visto dal Monte Roggione

Al ovest spicca il Monte Disgrazia (m. 3678), inconfondibile con la sua mole decisamente più imponente rispetto a quella delle cime che fanno da contorno (a sinistra il pizzo Cassandra, piz Casàndra o Casèndra, m. 3226, ed a destra il monte Pioda, sciöma da piöda, m. 3431). Più a destra, la testata della Val Sissone, con le cime di Chiareggio (da "clarus", nel senso di spoglio di alberi), la punta Baroni (m. 3203) ed il Monte Sissone ("sisùn"in Val Masino, "còrgn de sisùm", in Valmalenco, m. 3331). A seguire, le cime di Rosso (m. 3369) e di Vazzeda (m. 3927) e la cima di Val Bona (m. 3033).


Apri qui una panoramica della testata della Valmalenco vista dal monte Roggione

A nord, alle spalle del Sasso Nero, che domina il panorama, e del vicino Sasso Moro occhieggiano i giganti della testata della Valmalenco, il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e pizzo Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Proseguendo verso destra, si scorge il pizzo Scalino (m. 3323) e, alla sua destra, si vedono le poco pronunciate cime della costiera che separa la Valmalenco dalla Val di Togno.


Il pizzo Scalino visto dalla cima del monte Roggione

A sud, infine, domina il monte Motta con gli impianti di risalita del Palù. Più distante, alle spalle della bassa Valmalenco, si scorge un segmento della sezione centrale della catena orobica, sul quale spiccano le forme regolari del pizzo del Diavolo di Tenda. Alla sua destra la Val Torreggio, presidiata sul lato sinistro dal monte Canale. Uno spettacolo impagabile, che precede il ritorno ai Barchi per la medesima via di salita (con tutte le raccomandazioni già espresse nel racconto della salita).


Orobie centrali, monte Canale e Val Torreggio dalla cima del monte Roggione

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line


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