Il monte Colombana (m. 2385) si trova sulla costiera che separa la val Vedrano, a sud (e precisamente l’alpe Colombana, che si vede, sulla destra –ovest- all’ingresso della val Vedrano), dalla val di Pai, a nord. È il punto più occidentale di tale costiera, ed è posto sul confine fra Val Gerola, ad est, e Valle di Fraina (laterale della Val Varrone), ad ovest. Il suo crinale orientale scende gradualmente fino a Laveggiolo, la frazione alta posta a nord-ovest di Gerola. Laveggiolo è anche il punto di partenza della facile escursione che ci porta sulla cima del monte. Un’escursione poco conosciuta, ma senza dubbio da mettere nell’agenda dei trekking da fare per conoscere più a fondo la Val Gerola, e soprattutto il suo volto meno noto, più solitario, forse anche più affascinante.
 L’impegno è medio, il terreno facile, il valore panoramico della cima molto elevato.
Portiamoci, dunque, con l’automobile a Laveggiolo, sfruttando la strada che, all’uscita da Gerola in direzione di Pescegallo, si stacca, subito dopo il cimitero, dalla statale 405, sulla destra, e comincia a salire verso le frazioni alte. Ignorata la deviazione, a sinistra, per Castello, e le due successive, a destra, per Case di Sopra e San Giovanni, giungiamo a Laveggiolo, dove la strada, che nell’ultimo tratto ha un fondo sterrato, in discrete condizioni, termina, per lasciare il posto ad una pista che prosegue in direzione della val Vedrano. Qui, presso l’edicola del Parco Regionale delle Orobie, troviamo un parcheggio dove lasciare l’automobile.
Ci mettiamo, dunque, in cammino da una quota di 1471 metri. Sopra le case e le baite della frazione si stende una fascia di prati che vengono ancora curati e tagliati. Al limite superiore dei prati, inizia uno splendido bosco di conifere. Noi dobbiamo raggiungere il bosco, ma per farlo non dobbiamo salire diritti, tagliando i prati, ma seguire il sentierino che, appena sopra le case, sulla destra, punta a destra, descrive un semicerchio
 
e raggiunge il limite del bosco a nord-ovest rispetto al nucleo di case. Rispettiamo, così, l’integrità dei prati e la fatica di chi li cura.
Intercettiamo, quindi, un marcato sentiero che sale dalla nostra destra, e giungiamo subito ad un bivio, al quale prendiamo a sinistra.
Il sentiero corre per un buon tratto nei pressi del limite superiore dei prati. Giunti sulla verticale di Laveggiolo (nel punto, cioè, che avremmo raggiunto salendo diritti dalle case più alte), non proseguiamo sul sentiero imboccato, ma cerchiamo, sulla nostra destra, un sentiero meno marcato che comincia a salire, deciso, nel cuore di un bosco che non è esagerato definire fiabesco.
 
Delicato ed ordinato il sottobosco, incantevoli i chiaroscuri ed i giochi di luce. Stiamo procedendo in direzione ovest-nord-ovest, e la traccia non è marcata:
con un po’ di attenzione, comunque, non la perdiamo.
Procediamo, così, fra gli abeti e qualche breve radura, fino al limite inferiore di una lunga fascia di prati. Nella parte alta dei prati troviamo anche alcune baite diroccate. Si tratta delle baite Bugione, poste ad una quota di 1815 metri.
Un luogo incantevole, silenzioso ma non malinconico, ed estremamente panoramico. A nord, in particolare, oltre la linea degli abeti, distinguiamo quasi tutte le cime principali del gruppo del Masino,
e precisamente, da sinistra, l’affilata punta del Sasso Manduino, il pizzo Ligoncio, la cima del Desenigo, il pizzo Cengalo (il Badile è nascosto dalla cima del Desenigo), i pizzi del Ferro, la cima di Zocca, la cima di Castello, la punta di Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone, le cime di Chiareggio,
 
il monte Disgrazia ed il pizzo Cassandra. Più a destra, i pizzi Argient e Zupò, sulla testata orientale della Valmalenco. A sud-est, invece, vediamo la testata centro-orientale della Val Gerola, distinguendo, da destra, il pizzo di Tronella, il dente ed il pizzo della Mezzaluna, la rocca di Pescegallo, il monte Valletto e le cime di Ponteranica. A sud, infine, vediamo, da sinistra, il Piazzo ed il pizzo Mellasc, sulla costiera che delimita a sud la val Vedrano.
Nei pressi delle baite si trova anche una bella fontana.
Alle sue spalle, dopo distante, sul limite del bosco, leggermente a sinistra,
cerchiamo il punto
in cui il sentiero riprende a salire (non seguiamo, invece, la traccia che punta a sinistra), portandoci ad alcuni prati superiori, dove, nei pressi di un rudere, troviamo una nuova fontana.
 
Continuiamo la salire, sempre in direzione ovest-nord-ovest, fra macchie di larici, piccole radure e qualche masso arrotondato, fino ad uscire ancora dalla macchia e raggiungere l’ultima fascia di prati, sul cui limite superiore troviamo un’ultima fontana. Un’avvertenza per il ritorno: siccome scendendo non è facile trovare il punto in cui il sentiero riparte, sul limite inferiore dei prati, dobbiamo avere l’accortezza di memorizzarlo bene.
Per superare l’ultima fascia di larici e rododendri,
cerchiamo, nei pressi della fontana,
il punto in cui
il sentiero riprende a salire.
Eccoci, alla fine, sul limite inferiore del lungo e facile crinale che, salendo verso sud-ovest, conduce direttamente alla cima. Siamo ad una quota approssimativa di 2000 metri, camminiamo da circa un’ora e mezza e dobbiamo mettere in conto ancora una quarantina di minuti. Il sentiero diventa traccia intermittente, ma non c’è problema: procediamo tenendoci sul crinale arrotondato ed erboso, e godendoci l’ampio panorama, soprattutto verso nord. La pendenza non è mai eccessiva.
La cima sembra lì,
abbastanza vicina: scopriamo, però, che dietro quella che abbiamo creduto la cima, c’è un tratto in falsopiano,
oltre il quale il crinale riprende a salire, verso la cima effettiva.
Eccola, finalmente, dopo una piccola fascia di roccette. Molto bello il panorama. A nord, dietro l’alta val di Pai, di nuovo il gruppo del Masino, questa volta al completo. Ad ovest e a sud-ovest, oltre la Valle di Fraina, che si apre sotto di noi, la suggestiva fuga di quinte delle Orobie orientali e dei monti lariani. In primo piano, a nord-ovest, la cima quotata 2355 metri, che si frappone fra il monte Colombana e la bocchetta di Stavello, sulla testata dell’alta val di Pai. Dietro questa cima, il monte Rotondo, a nord-ovest della bocchetta.
A sud, in primo piano la cima quotata 2325 metri, dietro la quale si distinguono la cima di Fraina ed il poderoso pizzo Mellasc. Ad est, infine, la fuga di quinte delle Orobie centro-occidentali, in un ginepraio di cime nel quale solo l’occhio esperto può orientarsi.
In noi, accanto a noi, la compagnia del fascino silenzioso di questi luoghi, appannaggio di capre e di qualche isolato escursionista alla ricerca di qualche rado escursionista alla ricerca di percorsi al di fuori dei circuiti più battuti. Per guadagnarlo, abbiamo camminato per circa due ore ed un quarto, superando un dislivello approssimativo di 910 metri.

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