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Punti di partenza ed arrivo (anello a piedi)
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Traona - Castello di Domofole - S. Antonio - S. Giovanni - Bioggio - Consiglio - Traona
3 h
590
E
SINTESI. Alla prima rotonda all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendiamo a sinistra, seguendo l’indicazione per la Costiera dei Cech, superando un cavalcavia, una rotonda ed il ponte sull’Adda, e prendiamo ancora a sinistra (strada provinciale Valeriana occidentale). Al termine del lungo tirone che precede il paese, giungiamo all'ingresso di Traona e prima del ponte prendiamo a destra, impegnando la strada che sale a Mello, e parcheggiamo l’automobile. Prendiamo la mulattiera sul lato destro della strada, saliamo per la frazione Coffedo e ci portiamo all’ex-convento di S. Francesco. Alle spalle del convento la mulattiera prosegue salendo fino ad un tornante destrorso della strada per Mello. Dopo un breve tratto di questa strada, possiamo di nuovo sfruttare un scorciatoia, che ci evita un bel pezzo di asfalto. Raggiunto il terzo tornante destrorso della strada per Mello, ci ritroviamo alla frazione di Consiglio. Qui, seguendo un’indicazione per il castello, lasciamo la strada, sulla sinistra, ed imbocchiamo una stradina che diviene, ben presto, sentiero; seguendolo, in pochi minuti raggiungiamo i ruderi del castello di Domòfole (m. 537). Imbocchiamo poi, alle spalle del castello, il sentiero che risale il dosso boscoso a monte dei ruderi, fino ad intercettare la pista che da Mello porta a S. Giovanni di Bioggio, proprio in corrispondenza della cappella dedicata a S. Antonio, a circa 655 metri di quota. Prendiamo a sinistra, seguendo la pista che attraversa il Vallone e sale alla chiesa di San Giovanni di Bioggio (m. 691).. Lasciamo, dunque, la chiesa di S. Giovanni, salendo lungo la pista sterrata che conduce ai prati di Aragno. Al secondo tornante destrorso, lasciamo questa pista per imboccare, sulla sinistra, una pista che sale da ovest. Seguendo questa seconda pista, dopo un breve tratto in leggera discesa, raggiungiamo il nucleo di Bioggio (m. 771). Appena prima della chiesetta di Santa Maria, sulla sinistra, attraversaiamo un prato, sul cui limite inferiore inizia la marcata mulattiera, che scende nel bosco con diversi ornanti e con andamento regolare e non troppo ripido. Tagliamo un sentiero ed una pista, superiamo un masso, un segnavia rosso-bianco-rosso con il numero “25” ed una bella fontanella, sulla nostra destra. Poi usciamo per un tratto dal bosco, per rientrarvi e raggiungere il cuore del vallone del torrentello che attraversa il centro di Traona. Superato il modesto corso d’acqua, raggiungiamo una pista sterrata che, ben presto propone il fondo in asfalto. Siamo alle case alte di Pianezzo, dove troviamo una stradella che scende alla chiesa di S. Alessandro di Traona. Qui seguiamo la carozzabile che parte a monte della chiesa verso sinistra (est) e riporta al parcheggio dove abbiamo lasciato l'automobile.

La chiesa prepositurale di S. Giovanni di Bioggio (m. 691) costituisce uno dei luoghi più caratteristici dell’intera Costiera dei Cech. È posta in un’incantevole radura sulla cima di un bel poggio boscoso, a monte di Traona e ad occidente del profondo vallone di S. Giovanni, che la divide da Mello. Sul limite inferiore della radura si osservano ancora i resti di strutture di fortificazione, che attestano l’importanza strategica del luogo. La chiesa è, infatti, di origine medievale, ma subì una notevole trasformazione nel secolo XVI, quando fu ampliata ed all’originario ingresso rivolto ad oriente venne sostituito l’attuale, che guarda a sud. Nel secolo successivo, e precisamente nel 1639, fu costruita l’imponente doppia scalinata in serizzo, che consente di salire a tale ingresso.
Appena ad ovest della chiesa passa il confine che divide il territorio del comune di Mello da quello di Traona, ma, al di là di questi dettagli amministrativi, la chiesa è cara a tutti gli abitanti dei paesi vicini. La raggiungono da sud un sentiero che sale da Pianezzo, frazione alta di Traona, da ovest una pista sterrata che proviene da Cercino e da Bioggio (termine connesso con la voce dialettale “bedoia”, betulla, oppure con “Biogio”, soprannome personale) ed una mulattiera che proviene da Cercino, ed infine da est una carrozzabile che parte da Bernedo, frazione di Mello. Questo convergere di vie testimonia la sua centralità nel cuore e nella devozione degli abitanti di questo angolo dei Cech.
La seconda domenica di maggio, i fedeli provenienti in solenne processione da Traona, Mello, Cino, Cercino, Civo e Roncaglia, guidati dai parroci e dalle confraternite, si incontravano qui per le terze rogazioni. Veniva allora celebrata una solenne Messa cantata, i convenuti ricevevano pane e vino donati dalla parrocchia di Mello e, soprattutto, non mancavano mai, come racconta Rinaldo Rapella nell’articolo “Beato Genuari romito di Bioggio”, apparso su “Le vie del bene”, di toccare, facendosi il segno della croce, un sasso sporgente dal lato nord della chiesa, sul lato opposto rispetto al coro.
Le rogazioni erano un momento fondamentale per capire la spiritualità contadina, così legata ad un abbandono fiducioso alla misericordia del Signore di fronte all’imprevedibilità degli eventi meteorologici: si chiedeva un tempo propizio ai raccolti, non troppo piovoso, né troppo asciutto, perché le fatiche profuse nel lavoro dei campi non venissero frustrate dalle bizzarrie del clima. Ebbene, proprio accanto a quel sasso soleva raccogliersi in preghiera, per il medesimo fine, il beato Gennaro, invocando dalla bontà del Signore che le tempeste e l’eccessiva calura risparmiassero le terre dei Cech. I fedeli, toccando il sasso, rendevano omaggio alla sua figura, unendosi, idealmente, alle preghiere che immaginavano il beato non avesse mai smesso di innalzare a Dio anche dopo la sua morte.
La devozione a questo beato è assai viva da queste parti. Non sappiamo quando lasciò la dimora terrena: le notizie ci parlano di un suo arrivo al convento francescano di Bioggio (edificato nel 1221 da frati del terzo ordine francescano, con una bella chiesa, un ospizio ed un romitorio) agli inizi del 1400; pronunciò i voti nel 1408 e ben presto si distinse per austerità di vita e perseveranza nella preghiera. Trascorse, così, gli anni della sua vita pregando, digiunando, facendo zoccoli per i poveri, confessando la gente, e divenne, per tutti, il “santo vecchio”. Negli occhi di tutti rimase la sua figura piegata su alcuni massi nei pressi del convento, raccolta, rattrappita, quasi, nello sforzo di farsi interamente preghiera, voce che sale a Dio. Enorme fu la gratitudine suscitata nei contadini, che sapevano quanto fosse preziosa quella preghiera per ottenere da Dio la clemenza del clima. Cresceva anche la fama del convento, tanto che, probabilmente non molto dopo la morte del beato, il 25 aprile 1485 vi si tenne il solenne capitolo che elesse frate Antonio da Poschiavo generale dell’ordine francescano.
Il culto del beato Gennaro venne ufficialmente autorizzato, insieme alla processione con le sue reliquie, il 17 agosto 1631, dal vescovo di Como mons. Lazzaro Carafino, che ne constatò il radicamento popolare “ab immemorabili”. La celebrazione del beato venne fissata nel medesimo giorno che il calendario liturgico dedica alla memoria del più famoso San Gennaro martire. Ecco quel che scrive, in proposito, il prevosto di Mello don Ranzetti, agli inizi del Settecento: “Nel giorno stesso in cui tutta festosa la città di Napoli celebra la festa di San Gennaro martire, anche il popolo di Mello celebra quella del così detto Beato Gennaro confessore, il cui miracoloso corpo si venera nella chiesa filiale di San Giovanni. Per questa festa sulla Fabbriceria di Mello gravita la spesa per il pranzo a sei sacerdoti coll’organista”.

Oggi la chiesa di S. Giovanni viene aperta solo la domenica più vicina al la festa della natività di San Giovanni Battista, il 24 giugno. Una festa anch’essa molto sentita dalla devozione popolare, collocata, com’è, in uno dei più particolari momenti dell’anno, in prossimità del solstizio d’estate, il trionfo della luce. Se Santa Lucia è, proverbialmente, il giorno più corto che ci sia, la notte di San Giovanni è, a sua volta, quella più corta. Eppure, singolarmente, è una delle classiche notti nelle quali la gente immaginava che le streghe celebrassero i loro orribili e nefasti sabba. Il motivo è questo: si credeva che nella notte più corta le forze delle tenebre si chiamassero a raccolta per sopravvivere all’incalzare della luce, ed insieme per plaudire a quell’inversione che avrebbe portato, nei sei mesi successivi, ad una lenta rimonta della notte sul giorno. Era la notte in cui, sempre stando alle credenze popolari, le streghe mettevano i bachi dentro i frutti che maturavano sulle piante.
L'importanza di della chiesa di S. Giovanni agli occhi dei "melat" può essere, infine, compresa alla luce di questo episodio: costoro chiesero alla parrocchia di Cino, che possedeva il più bell'altar maggiore, di pregevole fattura lignea, di tutta la Costiera, di poterlo trasferire nella chiesa di S. Giovanni, in cambio di tre begli alpeggi di
Val Masino, l'alpe dell'Oro, nella Valle dei Bagni, l'alpe Temola e l'alpe Romilla, in Val di Mello. E così fu fatto.
La chiesa di S. Giovanni può essere anche il cuore di interessanti itinerari ad anello, escursionistici o di mountain-bike. Ecco alcune possibili camminate o pedalate.
Assumiamo sempre come punto di partenza Traona, che si raggiunge staccandosi dalla ss. 38, sulla sinistra, alla prima rotonda all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), seguendo l’indicazione per la Costiera dei Cech, superando un cavalcavia, una rotonda ed il ponte sull’Adda e prendendo a sinistra (strada provinciale Valeriana occidentale). Al termine del lungo tirone che precede il paese, prendiamo a destra, impegnando la strada che sale a Mello, e parcheggiamo l’automobile, mettendoci in cammino, o salendo in sella. In questo secondo caso non dobbiamo far altro che seguire la strada che, dopo 7 km e diversi tornanti, conduce a Mello. Subito dopo l’ultimo tornante destrorso che introduce alla parte bassa del paese, lasciamo la strada principale prendendo a sinistra, per le vie S. Antonio e S. Giovanni. Proseguendo a sinistra, attraversando le frazioni di Bernedo di Fuori e Bernedo di Dentro. Alla strada asfaltata si sostituisce una pista sterrata, che oltrepassa la cappella dedicata a S. Antonio, supera un vallone secondario e si porta nel cuore del profondo vallone di S. Giovanni. Raggiunto il lato opposto del vallone, la pista conduce, in breve, alle spalle della chiesa di S. Giovanni, dove ci accoglie, sicuramente gradita, una fresca fontana.
Vediamo, ora come giungere fin qui a piedi. Lasciamo sempre l’automobile all’inizio della strada per Mello, ma ora, invece di seguirla, tagliamo per la mulattiera che, salendo per la frazione Coffedo, porta all’ex-convento di S. Francesco, proponendoci una serie di cappellette che corrispondono alle tappe della via crucis. Alle spalle del convento la mulattiera prosegue salendo fino ad un tornante destrorso della strada per Mello. Dopo un breve tratto di questa strada, possiamo di nuovo sfruttare un scorciatoia, che ci evita un bel pezzo di asfalto. Raggiunto il terzo tornante destrorso della strada per Mello, ci ritroviamo alla frazione di Consiglio, che appartiene già al comune di Mello (mentre Coffedo e l’ex-convento di S. Francesco rientrano nel territorio di Traona). Qui, seguendo un’indicazione per il castello, lasciamo la strada, sulla sinistra, ed imbocchiamo una stradina che diviene, ben presto, sentiero; seguendolo, in pochi minuti raggiungiamo i ruderi del castello di Domòfole (m. 537), ai quali, purtroppo, non possiamo avvicinarci, perché sono pericolanti.
Il castello altomedievale, di cui restano solo la torre, parte del muro e della cappella di Santa Maria Maddalena, era chiamato popolarmente Castello della Regina, essendo diffusa la credenza che vi avesse dimorato la regina longobarda Teodolinda. E' probabile che la fortezza sia stata piuttosto prigione di una meno nota regina longobarda, Gundeberga, accusata ingiustamente di aver tramato per far morire il marito, il re Arioaldo. A metà strada fra terra buona e miele, dunque, sta un luogo legato ad una vicenda amara, ad una terra infelice, la terra dell’ingiusta prigionia.
Una leggenda popolare assai diffusa racconta che una regina è stata ingiustamente rinchiusa fra queste austere mura. Una regina che neppure dopo la morte ha potuto trovare pace per la calunnia che l’ha colpita. Una regina che, nelle chiare notti estive, torna a visitare il luogo delle sue sofferenze, vestita del colore dell’innocenza, cioè di bianco. Sembra che si aggiri, senza pace, nei sotterranei, ma talvolta esce all’aperto, forse a guardare il cielo. La si può scorgere, passando nei pressi del castello nel cuore della notte. Si può vedere una figura diàfana, la figura di una dama bianca, che si staglia contro il cielo, incerta e pallida come un riflesso della luna, alta, in cima alle mura diroccate, come una candida torre d’avorio, silenziosa, come il cuore di una notte senza vento. Una figura che ispira pietà più che paura.
Se, invece, vogliamo lasciare il terreno fascinoso della leggenda per portarci su quello più freddo ma solido della storia, possiamo riassumere le vicende del castello in queste note riassuntive: fu edificato intorno al 1100 e di esso furono investiti i Vicedomini, feudatari del vescovo di Como; fu poi preso e distrutto dai Vitani, loro rivali, nel 1292; successivamente riedificato, venne distrutto definitivamente nel 1524 dai Grigioni, i quali, per impedire moti di rivolta ed ostacolare invasioni di eserciti ostili durante la loro dominazione della terra di Valtellina, ne operarono un sistematico smantellamento delle fortezze.
Ora dobbiamo cercare, alle spalle del castello, il sentiero che risale il dosso boscoso a monte dei ruderi, fino ad intercettare la pista che da Mello porta a S. Giovanni di Bioggio, proprio in corrispondenza della cappella dedicata a S. Antonio, a circa 655 metri di quota. Calcoliamo 20-30 minuti di salita dal castello alla cappella. Ora non dobbiamo far altro che percorrere la pista verso sinistra, attraversare il vallone di S. Giovanni e raggiungere la chiesa di San Giovanni di Bioggio (m. 691).

Raccontiamo subito la possibilità di chiudere per la via più breve l’anello a piedi. A fianco della chiesa, ad ovest, corre una pista secondaria, che si stacca da quella principale, e diventa ben presto un sentiero che scende, con diversi tornanti, nella splendida cornice di un bosco di castagni, gino a raggiungere le case più alte della frazione di Pianezzo, sopra Traona. Qui intercettiamo una strada asfaltata, che però seguiamo solo per breve tratto: appena oltrepassato un ponte, lasciamola sulla sinistra, in corrispondenza di un parcheggio, per impegnare una larga mulattiera che passa fra le case della frazione.
Dopo un breve tratto, pieghiamo a destra, proseguendo nella discesa. La mulattiera ha un largo ed ottimo fondo in grisc, cioè è lastricata da pietre arrotondate sapientemente disposte. Scendiamo, così, fino a passare a destra di un ponte, cui giunge una strada asfaltata; noi, però, continuiamo a scendere sulla sinistra, circondati da splendidi vigneti. Siamo sul versante che si trova immediatamente a monte di Traona, di cui godiamo di uno stupendo colpo d’occhio.
La discesa ci porta al piazzale a ridosso dell’imponente chiesa parrocchiale di S. Alessandro (m. 285), dalla quale la visuale su Traona, sulla bassa Valtellina e sull’alto Lario è davvero sorprendente. Prendiamo, quindi, a sinistra, rimanendo nella parte alta del paese: in breve, intercettiamo la strada per Mello, poco sopra il punto nel quale abbiamo lasciato l’automobile.

Torniamo, però, ora a S. Giovanni di Bioggio, per raccontare come si possono chiudere anelli più ampi. Un secondo anello, godibilissimo sia in mountain-bike che a piedi, sfrutta la bella mulattiera che sempre da Pianezzo sale a Bioggio. Bioggio, si badi, non è S. Giovanni di Bioggio, ma un piccolo nucleo di case, con una chiesetta dedicata a S. Maria, che si trova un po’ più in alto, ad occidente. Lasciamo, dunque, la chiesa di S. Giovanni, salendo lungo la pista sterrata che conduce ai prati di Aragno (m. 1146). Al secondo tornante destrorso, lasciamo questa pista per imboccare, sulla sinistra, una pista che sale da ovest. Seguendo questa seconda pista, dopo un breve tratto in leggera discesa, raggiungiamo il nucleo di Bioggio (m. 771), dove si trova la già citata chiesetta di S. Maria.
Chiesetta assai umile, all’aspetto, ma di grande importanza storica, in quanto fino al Quattrocento fu la chiesa più importante di Traona, prima di essere sostituita dall’imponente chiesa di S. Alessandro. Tornò, più tardi, ad assumere un ruolo importante in quanto i cattolici tornarono ad esercitarvi il culto quando la chiesa di S. Alessandro fu occupata dai protestanti. Oggi di queste contese religione non resta neppure più l’eco, ed il silenzio del luogo suggerisce pensieri di armonia e concordia.
La pista prosegue, nella discesa, per altri due km, fino a Cercino, ma noi possiamo sfruttare un’interessante alternativa, soprattutto se siamo a piedi: la già menzionata mulattiera che scende a Pianezzo. Per trovarne la partenza dobbiamo lasciare la pista appena prima della chiesetta, sulla sinistra, attraversando un prato, sul cui limite inferiore inizia la traccia marcata della mulattiera, che scende con diversi ornanti e con andamento regolare e non troppo ripido. Il fondo è buono, in grisc', e la cornice è quella di un fiabesco bosco di castagni, intervallato da qualche radura. Durante la discesa la mulattiera viene intercettata da un sentiero e da una pista che provengono da destra e proseguono sulla sinistra, e che noi ignoriamo. Superiamo, scendendo, un masso troviamo anche un segnavia rosso-bianco-rosso con il numero “25” ed una bella fontanella, sulla nostra destra.
Poi usciamo per un tratto dal bosco, per rientrarvi e raggiungere il cuore del vallone del torrentello che attraversa il centro di Traona. Superato il modesto corso d’acqua, raggiungiamo una pista sterrata che, ben presto propone il fondo in asfalto. Siamo alle case alte di Pianezzo, al punto raggiunto anche dal sentiero che scende diretto da S. Giovanni di Bioggio. Dopo un tornante destrorso, raggiungiamo il ponte sul torrentello, oltre il quale, sulla sinistra, si trova il già citato parcheggio.
Ora, se siamo a piedi concludiamo la discesa lasciando, sulla sinistra, la strada, attraversando le case e sfruttando la mulattiera che porta alla chiesa di S. Alessandro, di cui sopra abbiamo parlato (ma possiamo, ovviamente, sfruttarla anche sulle due ruote); se, invece siamo in sella, possiamo prolungare un po’ l’anello scendendo lungo la strada asfaltata. Scendendo, ignoriamo una deviazione, segnalata, sulla destra, che porta a Moncucco, ed una seconda deviazione, sulla sinistra, che porta a Moncucco basso.
Alla fine, dopo aver superato, sulla nostra destra, una bella dimora con un dipinto sulla facciata, intercettiamo la strada asfaltata che proviene da Cercino, o meglio, dal terzo tornante della strada che sale dalla provinciale Valeriana, sul fondovalle, a Cercino. Seguiamo questa strada, verso sinistra, e la nostra discesa si conclude ad un secondo ponte sul torrente di Traona, superato il quale possiamo immetterci nella mulattiera che da Pianezzo scende a S. Alessandro, e chiudere, così, quello che potremmo chiamare l’anello di S. Giovanni.
Anello che può essere ulteriormente allargato in due modi: da Bioggio possiamo ignorare la mulattiera, proseguire sulla pista che scende a Cercino e da Cercino scendere alla via provinciale Valeriana occidentale: qui prendiamo a sinistra e torniamo a Traona, chiudendo l’anello; possiamo anche scendere per la mulattiera a Pianezzo, proseguire fino ad intercettare la strada che proviene da Cercino e, invece di continuare la discesa diretta a S. Alessandro di Traona, seguire quest’ultima verso destra, fino ad intercettare la strada che sale a Cercino, seguendola, poi, in discesa fino alla provinciale Valeriana, per la quale torniamo a Traona. I
nsomma, le possibilità sono diverse, e possono anche essere diversamente ricombinate. Senza dimenticare un’ulteriore possibilità, per bikers dai muscoli d’acciaio: da S. Giovanni di Bioggio possiamo salire ai prati di Aragno, scendere di sella per un breve tratto, sul sentiero che sale ai prati di Bioggio (m. 1348), e qui intercettare l’ultimo segmento occidentale della pista tagliafuoco che percorre l’intera media costiera dei Cech, dall’alpe Bassetta fino ai prati di Bioggio. Risaliti in sella, possiamo percorrere la pista fino all’alpe Piazza, dalla quale, per una comoda pista sterrata, scendiamo a Cino. Da Cino, seguendo una strada asfaltata, possiamo, poi, portarci a Cercino, e di qui tornare a Traona per una delle vie sopra descritte.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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