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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Poira di Civo - Alpe Visogno - Tre Cornini - Croce G.A.M.
5 h
1500
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendiamo a sinistra, superando un cavalcavia ed una rotonda e raggiungendo il ponte sull'Adda, oltre il quale prendiamo a destra e, dopo breve salita, ci immettiamo nella strada provinciale che sale a Dazio, procedendo a sinistra. Dopo un tornante dx, un lungo traverso ci porta a Dazio. Qui seguiamo la strada che volge a sinistra e sale a Serone, dove, presso la chiesa, prendiamo a destra (indicazioni per Naguarido e Caspano), salendo su una strada che passa per Naguarido e Chempo. Prestiamo attenzione alla deviazione a sinistra per Roncaglia e Poira, e la imbocchiamo. Oltrepassata Roncaglia, siamo alla conca di Poira e ci portiamo al termine della strada, dove parcheggiamo presso la chiesetta di S. Margherita (m. 1077). Ci incamminiamo tornando sulla strada per pochi metri e prendendo a destra (segnalazione del sentiero per i Tre Cornini ed il bivacco Bottani Cornaggia), seguendo una stradina che ci porta nella pineta, dove diventa largo sentiero che sale per un buon tratto diritto, per poi svoltare a destra ed inanellare una lunga serie di tornantini verso nord-est. Intercettata una pista tagliafuoco, riprende sul lato opposto, proponendo nuovi tornanti, fino al punto segnalato in cui volge a sinistra ed effettua un traverso verso ovest-sud-ovest, al termine del quale volge a destra e si porta al limite sud-occidentale dei prati del Pra' Sücc' (m. 1647). Il sentiero riprende alle spalle della baita più vicina e sale alle baite della parte alta dei prati. Qui, ignorata una deviazione a sinistra, proseguiamo (segnalazione) sul sentiero dei Tre Cornini, salendo verso destra (nord). Superato un piccolo corso d'acqua, il sentiero porta ad un ripiano-radura, oltre il quale sale ad un'ampia conca di sfasciumi, che viene tagliata verso sinistra. Con diversi tornantini saliamo sul dorso di un dosso che ci introduce all'alpe Visogno (m. 2003). Passiamo a sinistra del baitone dell'alpe, tagliamo il pianoro ed imbocchiamo il sentiero segnalato per il bivacco Bottani-Cornaggia, che sale sul versante ai piedi della cima di Malvedello. Ad un tornante dx troviamo un sentiero che se ne stacca sulla sinistra: lo imbocchiamo e dopo un traverso verso sud-ovest, a mezza costa, raggiungiamo una pianetta a quota 2117 metri sul lungo dosso che sale dai Tre Cornini verso nord. Ignorata la traccia che traversa all'Oratorio dei Sette Fratelli, proseguiamo salendo sul filo del dosso, verso nord-nord-ovest, fino al punto nel quale si ha una brusca impennata del crinale, che si fa assai ripido. La traccia tende a perdersi, ed i pochi segnavia non ci sono di troppo aiuto. Dopo un primo tratto nel quale procediamo tendendo leggermente a destra, cominciamo a portarci verso sinistra. Al termine del crinale, vediamo il bordo di una grande ganda. Il sentiero, però, non lo raggiunge, ma rimane appena sotto il suo limite e lo aggira sul lato sinistro, fino al piede di un nuovo e più imponente crinale, che sale fino allo spartiacque Costiera dei Cech-Valle dei Ratti. Siamo ai piedi di un primo canalone erboso, che scende dallo spartiacque. Proseguendo in diagonale, la traccia, sempre segnalata dai non abbondanti e sbiaditi segnavia rosso-bianco-rossi, ci porta ai piedi di un grande sperone di granito che delimita, sulla destra, il canalone. Abbiamo l'impresisone che la traccia passi a valle dello sperone; invece un segnavia sulla sua parte bassa ci indica che dobbiamo piegare a sinistra e salire lungo il canalone. Salendo, abbiamo modo di osservare che questo, più in alto, si divide in due canalini erboso gemelli, ripidi ma, almeno all’apparenza, praticabili, per cui ci aspettiamo di dover salire di lì. Invece dopo il primo tratto di salita, i segnavia ci portano sulla destra, ad una bocchettina erbosa che si apre nella roccia, una specie di porta sorvegliata, sulla destra, da una curiosa formazione rocciosa, che sembra una fiamma di granito (ricordiamoci di essa, nella discesa). Ci affacciamo, così, ad un canalone gemello, dove la traccia di sentiero prosegue nella salita con una prima diagonale a destra, che ci porta sotto un’altra porta nella roccia, per poi piegare a sinistra. È questo il punto di maggiore difficoltà, perché la pendenza è notevole, l’erba (detta paiùsa) è quella tipica a queste quote, resistente, se afferrata, ma insidiosissima perché scivolosa. Saliamo a zig-zag e la pendenza si fa meno severa; dopo un traverso a sinistra alla fine la vediamo, pochi metri più in alto rispetto a noi, sulla nostra destra, e raggiungiamo i 2585 metri della cima della croce G.A.M.


Apri qui una fotomappa degli alti bacini di Visogno e Toate


Apri qui una fotomappa della Costiera dei Cech

La croce G.A.M., cioè la croce del Gruppo Aquile di Morbegno, è stata posata nel 1982 sulla cima quotata IGM 2585, sul crinale fra Costiera dei Cech e Valle dei Ratti, ad ovest della cima di Malvedello (m. 2640, massima elevazione del lungo crinale) e ad est del monte Sciesa (m. 2487). La croce è dedicata agli alpinisti morbegnesi, ed in particolare a Nandino Bottani. La quota 2585 è posta sull’angolo di nord-ovest dell’ampio circo dell’alpe Visogno, mentre sul lato opposto (nord-est), a quota 2575, si trova il passo di Visogno, importante porta di accesso all’alta Valle dei Ratti.


Panorama dalla sella della croce G.A.M.

La salita alla croce G.A.M. rappresenta la più impegnativa escursione nel territorio del comune di Mello, sia per il considerevole dislivello da superare, 1500 metri circa, sia per la natura non semplice del terreno sulla quale si articola negli ultimi 300 metri. Alla prima difficoltà possiamo ovviare pernottando al bivacco Bottani-Cornaggia, alla seconda solo usando cautela ed evitando di metterci in cammino dopo abbondanti piogge o in presenza di neve o ghiaccio. L’escursione si articola così: partenza da Poira di Civo, salita a Pre Sücc, all’alpe Visogno ed ai Tre Cornini, salita del lungo crinale a monte dei cornini ed infine del ripido versante che dalla cima scende ad una grande conca di sfasciumi quotata 2344.
Lasciata l’automobile nel piazzale della chiesetta di Poira di Civo (m. 1077), mettiamoci, dunque, in cammino, seguendo le indicazioni relative al Sentiero dei Tre Cornini, identificato dal numero 23. Il punto di partenza è indicato da due cartelli della Comunità Montana Valtellina di Morbegno, che indicano il Pre Soccio (italianizzazione del Pre Sücc) ed il bivacco Bottani Cornaggia. Iniziamo, così, a percorrere per un breve tratto una pista fra alcune case di villeggiatura, e troviamo, alla nostra sinistra, anche il vecchio cartello del Sentiero dei Tre Cornini, che dà il Pra’ Succ ad un’ora, il bivacco Bottani Cornaggia a 3 ore, la croce GAM ed il passo di Vesogno a 4 ore. Poco più avanti alcuni cartelli della Comunità Montana Valtellina di Morbegno indicano il Pre Soccio, il bivacco Bottani Cornaggia, l’
Oratorio dei Sette Fratelli ed i Tre Cornini, ma non fanno menzione della Croce GAM.
Nel primo tratto il sentiero, largo, come una mulattiera, procede quasi diritto, in direzione del monte, ma con pendenza mite. Poi, ad un cartello che ci ricorda come la pulizia del sentiero sia nelle nostre mani, piega a sinistra e, con traccia più stretta, ma sempre molto bella e riposante (il fondo è davvero buono), risale, con molti tornanti, il versante boscoso sul lato occidentale del vallone che si apre, più in basso, fra Poira e Roncaglia di Sopra. I segnavia rosso-bianco-rossi sono pochi, ma non c’è pericolo di perdersi. A quota 1450 circa il sentiero è interrotto, per pochi metri, dalla nuova pista tagliafuoco che proviene da Poira di Mello e si dirige a Funtanin, in comune di Civo.
Scavalcata la pista, riprendiamo la salita, sempre all’ombra di un bel bosco, fra betulle e pini. Ignorata una deviazione a destra (il cartello “Sentiero per acqua” segnala la partenza di un sentiero secondario, che conduce anch’esso a Pre Sücc, ma al suo limite orientale, e passa per una sorgente alla quale si può sperare di trovare acqua, ovviando ad un problema assai frequente nella Costiera dei Cech), prendiamo a sinistra ed affrontiamo un lungo tratto all’aperto, in direzione ovest. In questo tratto il sentiero viene raggiunto, sulla sinistra, da quello, non segnalato, che sale a Pre Sücc partendo da Poira di Mello, e precisamente nei pressi della chiesetta di S. Margherita.
Proseguiamo sul nostro sentiero fino ad una svolta a destra: due rapidi tornantini ci portano sul limite inferiore di sinistra (ovest) dell’alpe Pre Sücc (m. 1650). Qui una nuova serie di cartelli segnala che il sentiero per i Tre Cornini, il bivacco Bottani Cornaggia e l’Oratorio dei Sette Fratelli non prosegue tagliando direttamente i prati, ma piegando per un breve tratto a sinistra e risalendo il loro limite occidentale. La traccia, per la verità, è poco evidente, per cui ci si può affidare ad una seconda traccia che parte dal gruppo di baite più basso, che incontriamo uscendo dal bosco, e sale verso sinistra. In ogni caso non possiamo sbagliare: dobbiamo salire alle baite più alte sulla sinistra del prati. Nella salita, abbastanza ripida, possiamo concederci almeno una sosta per ammirare il panorama, già da qui ottimo, sulla media Valtellina e l’intera catena orobica. Una curiosità: l’alpe è tagliata dal confine fra i comuni di Civo (a destra) e Mello (a sinistra). Le baite della parte bassa appartengono al primo, quelle della parte alta al secondo.
Nella parte alta dei prati, sulla sinistra, dunque, si trovano tre baite strette l’una all’altra, in un’antichissima comunanza così frequente per ovviare all’asprezza della montagna: lì troviamo la traccia di sentiero, che prende a destra, e poi svolta a sinistra, portandoci ad un vecchio cartello della Comunità Montana Valtellina di Morbegno che dà i Tre Cornini ad un’ora di cammino ed il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora e tre quarti. Superata, quindi, l’ultima e più alta baita (m. 1727), incontriamo, ad un bivio, i nuovi cartelli della Comunità Montana (che, a differenza dei vecchi, non danno indicazioni sui tempi): prendendo a sinistra si va all’Oratorio dei Sette Fratelli, mentre proseguendo a destra si va ai Tre Cornini ed al bivacco Bottani Cornaggia. Di nuovo, nessun riferimento alla Croce GAM. Il sentiero prosegue, dunque, verso destra (nord-nord-est), superando anche un modesto corso d’acqua. Lo scenario è, qui, piuttosto mesto: attraversiamo una sorta di cimitero di alberi, quel che resta dopo un incendio che ha sfregiato una pineta che doveva essere davvero molto bella. Oltrepassato il corso d’acqua, prestiamo un po’ di attenzione, perché il sentiero principale prosegue sulla nostra sinistra, mentre a destra è raggiunto da una traccia secondaria (che rischiamo di scambiare per quella principale).


Panorama dall'alpe Visogno

Dopo qualche tornante fra scheletri d’albero ed alberi ancora vivi e…vegeti, approdiamo, infine, ad una splendida radura, a 1850 metri di quota. La sosta ci consente di ammirare un bel panorama sulla media Valtellina e sulle Orobie centro-orientali; salendo ancora, però, avremo modo di goderne di migliori. Memorizziamo il punto di uscita nella radura, per non perdere tempo a cercare il sentiero quando torneremo, e proseguiamo, verso destra (indicazione su un masso), entrando in una piccola selva che ci permette di aggirare, da destra, appunto, una faticosa fascia di massi. Il sentiero piega, quindi, a sinistra, esce dalla selva e taglia in diagonale, verso sinistra, massi e pascoli. Ci troviamo nel cuore di un ampio vallone che scende dal ramo orientale dell’alpe Visogno.
Il sentiero, con qualche tornante, guadagna quota risalendo il fianco sinistro di questo vallone; seguendolo, tagliamo un ampio dosso, finché, improvviso ed emozionante, si apre di fronte ai nostri occhio lo splendido scenario dell’alpe Visogno, delimitato, a sinistra, dal lungo crinale sul cui limite inferiore sono riconoscibili i suoi guardiani di granito, i Tre Cornini (chiamati anche i Tre Frati). In alto, a nord, quasi sulla verticale del baitone dell’alpe, la cima di Malvedello, elevazione poco pronunciata sulla severa e gotica costiera di granito che separa la Costiera dei Cech dalla Valle dei Ratti. Guardando, invece, a destra, cioè a nord-est, distinguiamo, su una elevazione della costiera che separa l’alpe Visogno dalla Val Toate, la Croce di Roncaglia, o Ledino (m. 2093). Se, infine, guardiamo alle nostre spalle, a sud, ottimo è lo scenario orobico, che propone, in primo piano, le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola.
Torniamo, ora, a guardare al crinale dei Tre Cornini: salendo, con lo sguardo, fino al punto in cui esso termina sul ripido versante montuoso e procedendo sulla verticale di quel punto, fino alla cima del versante, possiamo esaminare il crinale sul quale è posta la quota 2585 e quindi la croce. Non riusciamo, però, ad individuare esattamente il punto, sia perché la prospettiva non ci indica esattamente dove sia la cima, sia perché la croce è davvero troppo piccola per essere vista da qui (anzi, diciamolo subito, la vedremo solo quando ci troveremo a pochi metri). Neppure riusciamo ad indovinare esattamente la via di salita per gli ultimi 250 metri circa.
Comunque, sappiamo di dover raggiungere il crinale dei Tre Cornini. Potremmo farlo sfruttando i due sentieri che salgono dall’alpe e che sono visibili ad occhio nudo. Essi portano, però, a punti posti a monte dei Cornini. Se non vogliamo perdere l’occasione di un incontro ravvicinato con questi enigmatici guardiani del versante orientale dei Cech, procediamo così. Portiamoci alla pozza d’acqua nei pressi dei cartelli della Comunità Montana di Morbegno, che danno il bivacco Bottani Cornaggia ad un’ora ed i Tre Cornini, causa danneggiamento del cartello, ad un tempo imprecisato. Lasciamo, ora, il sentiero per il bivacco, che si porta al baitone dell’alpe ed alla splendida successiva piana, e prendiamo a sinistra. C’è qualche rado segnavia che ci aiuta. Regoliamoci così. Alla nostra sinistra si apre un avvallamento, e possiamo osservare tre piccoli pini solitari. Passiamo a monte del primo e del secondo e, scendendo gradualmente in diagonale, ci portiamo al terzo, che si appoggia ad un grande masso sul quale si individua uno sbiadito segnavia. Appena oltre il masso, siamo nel cuore dell’avvallamento (un nuovo segnavia sbiadito è posto, qui, su un masso), e passiamo sul suo lato opposto, salendo per un breve tratto, fino ad una fascia di massi che superiamo con un po’ di cautela.
Ci portiamo, così, a ridosso del fianco del crinale, ricoperto di massi e macereti. Sulla nostra verticale, i Tre Cornini. Seguendo i pochi segnavia, individuiamo la traccia di un sentierino che lo risale, zig-zagando, e ci porta a ridosso dei tre grandi gendarmi di granito (m. 2021). Non si tratta, come sembra da una certa distanza, di massi monolitici, ma di aggregati di massi, posti proprio nel punto in cui il crinale, con un brusco cambio di pendenza, scende ripido ai boschi sottostanti, a monte dei Prati Ovest.
Questo luogo ha qualcosa di mitico, sembra richiamare un tempo lontanissimo nel quale giganti, titani o altri esseri di ciclopiche dimensioni si sono scontrati in epiche battaglie. L'atmosfera rimanda ad un denso mistero: i Tre Cornini sembrano vegliare, o forse incombere sulla bassa Valtellina, come un segno arcano che è difficile decifrare.
Superbo il panorama, dal gruppo dell’Adamello, lontano, sul fondo, alla nostra sinistra, al monte Legnone ed all’alto Lario, alla nostra destra. Dopo aver meditato sul significato dell’incontro con i Tre Cornini, rimettiamoci in cammino, verso nord, seguendo il sentierino che percorre il facile crinale erboso (appoggiandosi, in alcuni tratti, all’uno o all’altro versante). Davanti a noi, due grandi gobbe, prima che il crinale muoia contro il versante montuoso. Incontriamo, salendo, anche un quarto e più modesto cornino, prima di raggiungere, nel pianoro di quota 2117, un cartello che segnala un trivio: a nord il sentiero che punta alla croce G.A.M.; ad est, cioè a destra, un sentiero che taglia, in leggera discesa, il fianco del crinale e si congiunge con quello che sale dall'alpe Visogno al bivacco Bottani-Cornaggia; ad ovest, infine, una labile e difficile traccia di sentiero che percorre l'alta Costiera, fra la quota 2200 e la quota 2000, fino all'Oratorio dei Sette Fratelli. Diciamo subito che quest'ultima opzione è sconsigliabile: la traccia si perde con troppa facilità ed oltretutto taglia valloni molto esposti.


Panorama dai Tre Cornini (clicca qui per aprire)

Proseguiamo dunque verso nord, fino al punto nel quale si ha una brusca impennata del crinale, che si fa assai ripido. La traccia tende a perdersi, ed i pochi segnavia non ci sono di troppo aiuto. Dopo un primo tratto nel quale procediamo tendendo leggermente a destra, cominciamo a portarci verso sinistra. Al termine del crinale, vediamo il bordo di una grande ganda. Il sentiero, però, non lo raggiunge, ma rimane appena sotto il suo limite e lo aggira sul lato sinistro, fino al piede di un nuovo e più imponente crinale, che sale fino allo spartiacque Costiera dei Cech-Valle dei Ratti.
Inizia, ora, una serie di aspettative erronee. Ci aspetteremmo di dover salire lungo questo crinale. Invece i segnavia volgono a destra e ne tagliano la parte bassa del fianco, segnalando un sentierino che rimane un po’ rialzato rispetto alla grande conca di sfasciumi di quota 2344, che ci stende alla nostra destra. Non dovremmo perdere questa traccia, ma, in ogni caso, teniamo presente che taglia il versante erboso a monte della conca, a nord-ovest, e conduce ai piedi di un primo canalone erboso, che scende dallo spartiacque.
Proseguendo in diagonale, la traccia, sempre segnalata dai non abbondanti e sbiaditi segnavia rosso-bianco-rossi, ci porta ai piedi di un grande sperone di granito che delimita, sulla destra, il canalone. Osservando con attenzione, avremo la netta impressione che prosegua nella sua diagonale passando a valle dello sperone; invece un segnavia sulla sua parte bassa ci indica che dobbiamo piegare a sinistra e salire lungo il canalone. Salendo, abbiamo modo di osservare che questo, più in alto, si divide in due canalini erboso gemelli, ripidi ma, almeno all’apparenza, praticabili, per cui ci aspettiamo di dover salire di lì.
Altro errore: dopo il primo tratto di salita, i segnavia ci portano sulla destra, ad una bocchettina erbosa che si apre nella roccia, una specie di porta sorvegliata, sulla destra, da una curiosa formazione rocciosa, che sembra una fiamma di granito (ricordiamoci di essa, nella discesa). Ci affacciamo, così, ad un canalone gemello, dove la traccia di sentiero prosegue nella salita con una prima diagonale a destra, che ci porta sotto un’altra porta nella roccia, per poi piegare a sinistra. È questo il punto di maggiore difficoltà, perché la pendenza è notevole, l’erba (detta paiùsa) è quella tipica a queste quote, resistente, se afferrata, ma insidiosissima perché scivolosa.


Panorama dal sentiero
(clicca qui per aprire)

Superiamo, zigzagando, questo tratto erto, e giungiamo in vista dello spartiacque erboso terminale. La pendenza si attenua un po’, per cui l’ultimo tratto della salita è più tranquillo. Nelle soste, memorizziamo, però, bene le formazioni rocciose sotto di noi, per evitare problematiche discese a vista nel ritorno. Ci aspettiamo, ora, di salire diritti fino al crinale erboso, ed invece, poco sotto il crinale, la traccia di sentiero piega decisamente a sinistra, effettuando un breve traverso che ci porta proprio sotto la croce.
Alla fine la vediamo, pochi metri più in alto rispetto a noi, sulla nostra destra, e raggiungiamo i 2585 metri della cima (ben poco pronunciata, per la verità, dal momento che il crinale è, in questo punto, quasi piatto. Dall'altra parte, una visione superba, intensamente emozionante: improvvisa e sorprendente, l'intera testata della val dei Ratti si apre di fronte al nostro sguardo.
Di eccezionale valore il panorama, anche se la cima di Malvedello e la cima del Desenigo, a nord-est, nascondono alla vista il gruppo del Masino. A nord, dunque, in primo piano, la testata della Valle dei Ratti, delimitata, a sinistra, dall’affilato e facilmente riconoscibile Sasso Manduino (m. 2888), seguita, a destra, dalla punta Magnaghi (m. 2871), dalle cime di gavazzo (m. 2920 e 2895) e, proprio al centro, dall’arrotondato e poco pronunciato pizzo Ligoncio (m. 3032). Più a destra ancora, i pizzi della Vedretta (m. 2907) e Ratti (m. 2919), ed il monte Spluga, o cima del Calvo (sciöma del munt Splügam. 2967), alla cui destra si intravede uno spicchio appena della Val Ligoncio, in
Val Masino. Vorremmo vedere di più, ma l’impressionante (vista da qui) cima di Malvedello (m. 2640), che mostra un vertiginoso salto roccioso sulla Valle dei Ratti, ce lo impedisce. Alla sua destra, la quota 2676 e la cima del Desenigo (m. 2845), che scende, a destra, alla depressione del passo del Colino (m. 2630), dietro la quale si vede solo una piccola porzione del crinale che scende verso sud-est dal monte Disgrazia (m. 3678).
Si vedono bene invece, procedendo verso destra, i Corni Bruciati (m. 3097 e 3114). Alle loro spalle, uno scorcio di Valmalenco, con il pizzo Scalino e la punta Painale. Più lontano ancora, appena distinguibile, il pizzo Combolo, alle porte della Val Fontana. Poi lo sguardo si perde, ad est, nella vaga lontananza del gruppo dell’Adamello. Segue, a sud-est, la catena orobica: solo lo sguardo esperto vi distingue i tre “Tremila”, vale a dire i pizzi di Scais, Redorta e Coca; alla loro destra, riconoscibile per la regolare forma conica, il pizzo del Diavolo di Tenda. Ancora più a destra, ecco un bello spaccato della
Val Tartano. Ma sono le Valli del Bitto di Albaredo e di Gerola a mostrarsi in primo piano, ed in tutta la loro bellezza, a sud. Si vede quasi interamente, a sud-ovest, anche la Val Lésina, con il monte Legnone a fare da gendarme sul suo limite occidentale.
Proseguendo verso ovest, a destra della sottile punta del Legnoncino, ecco un bello scorcio dell’alto Lario e delle cime della Mesolcina. Alle loro spalle, in una lontananza appena afferrabile, il gruppo del Monte Rosa. Ad ovest e nord-ovest, infine, vediamo la bassa Valchiavenna, che propone la serrata teoria delle valli del suo versante occidentale.
Questo panorama ripaga ampiamente le oltre quattro ore di cammino necessarie per superare 1500 metri di dislivello in altezza. Peccato che l’ultima parte dell’escursione non sia servita da una capillare segnalazione: la speranza è che quando questa relazionesarà letta, quest’ultima notazione risulti superata.


Panorama dalla sella della croce G.A.M.

Chiudiamo con un’avvertenza: incamminandoci sulla via del ritorno, ricordiamoci di prendere a sinistra, fino al masso con un segnavia che segnala il punto in cui piegare a destra ed iniziare la ripida discesa.

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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