Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Barchi-Alpe Palù-lago Palù-Zocca-Barchi
2 h e 15 min.
440
E
SINTESI. Saliamo da Sondrio a Chiesa in Valmalenco e proseguiamo fino a San Giuseppe, dove lasciamo la strada per Primolo volgendo a destra e salendo fino al rifugio dei Barchi, dove parcheggiamo (m. 1698). Ci incamminiamo seguendo la pista di sci ed ignorando il sentiero che se ne stacca sulla sinistra (via diretta al rifugio ed al lago Palù). Più in alto la pista si congiunge con la pista principale, ed incontriamo gli impianti di risalita. Li seguiamo, continuando a salire su un tratturo con fondo in cemento. Seguendola, in breve vediamo alla nostra sinistra, un po’ più in basso, l’amena conca che ospita l’alpe Palù (m. 2007). Scendiamo all’alpe, puntando al baitone, l’edificio più lungo. Sul lato opposto dell’edificio, rispetto a quello che guarda a noi, vediamo, più in basso, il limite della fitta pecceta che circonda il lago Palù (che però, finora, non abbiamo ancora neppure intravvisto). Scorgiamo, leggermente a destra, una sorta di porta erbosa che si addentra nel bosco: la raggiungiamo scendendo a vista, e troviamo una traccia di sentiero discretamente visibile (ci aiuta anche qualche segnavia rosso-bianco-rosso sul tronco di alberi). Oltre il limite di larici ed abeti, si disegna la massiccia e tozza mole del Sasso Nero. Pochi minuti bastano per raggiungere la riva sud-orientale del lago Palù (m. 1921). cominciamo poi a contornare le rive del lago prendendo a destra, fino a raggiungere, sul lato settentrionale, il rifugio Palù (m. 1947), in posizione leggermente rialzata rispetto al lago. Da qui scendiamo sul tratturo che passa a destra del lago ed inizia a scendere deciso nella pecceta, in direzione ovest-sud-ovest. Ignorando alcune deviazioni, intercettiamo gli impianti di risalita poco sopra il rifugio dei Barchi.

Il lago del Palù è il maggiore, per la sua notevole superficie, laghi alpini valtellinesi. Giace in una specie di ameno altipiano, sulla sponda sinistra del Mallero, framonte Nero (2734 m.), monte Roncione (2359 m.) e monte Motta (2336 m.). Le sue purissime acque formano come un seno tranquillo, circondato da sponde erbose con morbide movenze, ricoperte di larici, di mughi e di abeti, che gli fanno ampia, verde cornice ed alto contrasto colle brulle roccie dei monti circostanti. Non ha affluente né emissario di sorta, onde le sue acque derivano unicamente dalle pioggie e dalla fusione delle nevi che cadono sulle pendici dei monti, che circondano lago. Perciò esse vanno soggette ad un grandissimo dislivello nelle varie epoche dell'anno, specialmente nella primavera o nell'autunno, dislivello che è ordinariamente di due metri, e che talvolta assai maggiore, come nella straordinaria siccità del 1893, in cui le acque del lago si abbassarono tanto che a memoria d'uomo non si ricorda mai. Infatti avendolo io visitato il 31 Agosto 1892, trovai una profondità massima di 25 metri, in corrispondenza alla metà circa della retta che attraversa lago di fronte alla casetta; ed giorno 18 Giugno 1893, non vi rinvenni che la profondità di 15 metri. Dovrebbe bastare ciò per convincere del contrario coloro i quali credono (anche fra scrittori di cose naturali della Valtellina) che le acque di questo lago, come di altri senza affluente e senza emissario, debbano avere le loro scaturigini invisibili e ad un livello molto profondo, e se ne vadano per vie non conosciute. Il lago ha forma alquanto allungata, diretto da N.N.O a S.S.E., notevolmente dilatato verso S. Presenta qualche rientranza e sporgenza nelle due sponde maggiori e specialmente una concavità della sponda O. che risponde ad una convessità dell' opposta di E. Il contorno del lago è costituito di limo finissimo, il quale viene ricoperto alquanto più in alto nella regione esterna da pascoli erbosi che crescono rigogliosi sull' abbondante terreno morenico, il quale circonda il lago da ogni parte, dandogli quel grato aspetto, che sopra dicemmo, onde esso direbbesi a tutta prima un lago morenico.


Apri qui una fotomappa della zona Sasso Nero-Lago Palù-Monte Motta

Tale infatti lo credette il Dott. Benedetto Corti. Ma osservando attentamente quest'apparato morenico in ogni sua parte, si scorge tosto come esso non sia propriamente quello che dia origine al lago. Infatti dal monte Motta sopra accennato, che s'innalza a S., si distacca un'ampia cresta della medesima roccia, che piega prima ad O. indi si volge a N. e delimita così, colla base degli altri due monti sopra accennati, un ampio bacino orografico, assai basso, il quale fu mascherato dalla sovrapposizione del terreno morenico. Talora questa viene a mancare e si mostra allora la roccia in posto con stratificazione parallela a quella dei monti sopra nominati, dei quali costituisce come un contrafforte. Questa roccia in posto è ben visi­bile specialmente sulla sponda O., dalla casetta fino alla estremità S.O. del lago, e, meglio ancora, nel lato esterno della sponda di questa, appena sopra le baita di Zocca, dove grandi banchi di micascisto emergono dal terreno morenico.

Così il naturalista Paolo Pero (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova, 1894; cfr. appendice) su una delle perle più pregiate della Valmalenco. Il lago Palù (lach di palö), posto a 1921 metri, fu, infatti, originato dallo sbarramento creato da una paleofrana. A causa di infiltrazioni, è molto ridotto rispetto alle dimensioni passate: ai tempi di Melchiorre Gioia (1767-1829) lo sviluppo della riva era triplo, ed era necessaria un'ora e mezza per percorrerlo interamente. Era, inoltre, assai più pescoso, tanto da consentire a diverse famiglie di vivere praticando l'attività della pesca, come leggiamo anche nella “Guida alla Valtellina” edita dal CAI nel 1884, che ci offre ulteriori notizie: “Il Palù (1993 m.) vuolsi annoverare fra i pittoreschi laghi montani. Giace in una conca fra il Monte Motta e il Monte Nero, e misura circa 600 metri in lunghezza e 300 metri in larghezza… durante un mese dell’anno vi stanno alcuni pastori, poi tutto è quiete e silenzio. Un parroco di Chiesa fece erigere vicino al lago una casetta, nella quale egli soleva passare alcuni giorni di svago. L’albergatore Battaglia di Chiesa, divenutone proprietario, la rifabbricò ed ingrandì, e ora vi possono trovare alloggio modesto e buon vitto quelli che amano nella quiete di quel ridente soggiorno dimenticare le traversie della vita. La Casa del Palù non è sempre aperta: chi vuol trovarvi ricovero deve avvertire qualcuno degli albergatori di Chiesa. Il lago non ha emissari apparenti e nessun ruscello si versa in esso: le sue acque sono limpide tanto che vi si possono prendere dei bagni. E perché nulla mancasse, il signor Battaglia vi fece fabbricare un piccolo burchiello, col quale in ogni senso può percorrersi il lago. Né i pesci vi mancano, anzi v’abbondan le trote, e vi si trovò pur anco una grossa anguilla che ora si conserva nel Museo dell’Università pavese. Uno dei divertimenti più graditi è la pesca, o meglio la caccia delle trote. La limpidezza delle acque rende inutili le reti e gli ami: conviene adoperare il fucile. Si pone una piccola fiocina su una bacchetta, che in luogo del projettile si mette nella canna di un fucile, a cui si raccomanda con una cordicella. E con essa si colpiscono le trote quando vengono a fior d’acqua per ingoiare una bicciola di pane o qualche altra cosa che si ebbe cura di gettar loro. Dal lago si giunge in meno di mezz’ora sul Monte Motta, che è a mezzogiorno, e da cui si gode una stupenda vista sulla Val Malenco, la Valtellina, il pizzo Scalino e il Monte delle Disgrazie”.
Tanto basta per raccomandare il lago Palù come meta di una facile e godibilissima passeggiata, di sicura soddisfazione in tutte le stagioni, ma in particolare quando la solitudine riprende possesso di luoghi nei quali sembra regnare da sempre l’arcano mistero dell’armonia. Quella proposta è solo una delle tante possibilità che un camminatore senza particolare allenamento può affrontare senza particolari problemi. Punto di partenza, il rifugio Barchi, nell’omonima località.

Per raggiungerlo, partiamo da Chiesa in Valmalenco, imboccando la strada che, dal suo limite nord-occidentale, sale a San Giuseppe e prosegue per Chiareggio. Nel primo tratto passiamo, su un ponte (m. 1141), dal lato sinistro (per noi) a quello destro del Mallero (màler), ed attraversiamo la zona dei giuèl (così si chiamavano le cave, dove lavoravano i giuelè, gruppi di cavatori costituiti dalle tre alle dieci unità), dove la valle si fa più stretta ed il paesaggio è segnato dalle cave di serpentino scisto (giuèl del sas di còrf). La strada comincia, poi, ad inanellare una serie di tornanti ed a guadagnare rapidamente quota, passando per la località di Val Rosera (m. 1279) e superando l’alto gradino che separa la piana di Chiesa dall’ampia e gentile piana di San Giuseppe. La località è costituita da un nucleo di case e baite, con una chiesetta costruita nel 1926, sul lato sinistro della strada. Il panorama è dominato, verso nord, dalla triade di cime costituita, da destra, dal Sasso d’Entova (sasa d’éntua, m. 3329), dal pizzo Malenco (m. 3438) e dal pizzo delle Tre Mogge (piz di tremögi, m. 3441; le tre vette, nel loro insieme, erano chiamate, localmente, “tremögi”; la denominazione distinta deriva da un interesse alpinistico). Superata la chiesetta, troviamo, sulla destra, la deviazione per il rifugio Sasso Nero e per i Barchi. La strada conduce all’ampio piazzale del rifugio Sasso Nero, proseguendo, poi, fino ai Barchi (barch, maggengo già citato in un documento del 1556 nella formula “ad barchos” – da “barch”, tettoia di uso agricolo -), dove si trova il rifugio omonimo (m. 1698). Qui possiamo lasciare l’automobile; c’è però da tener presente che nei periodi di maggiore afflusso turistico l’ultimo tratto della strada è chiuso al traffico dei veicoli non autorizzati, per cui la camminata parte poco sopra il rifugio Sasso Nero.
Presso il rifugio si trova un grande pannello con una dettagliata carta escursionistica della Valmalenco; vicino al pannello alcuni cartelli, fa cui quello che indica la direzione per il lago Palù, dato a 30 minuti, e gli alpeggi Roggione e Palù, entrambi a 50 minuti (sentiero 334).
Dopo un breve tratto di salita nell’ampio corridoio di una pista di discesa, troviamo a sinistra la partenza della mulattiera per il lago ed il rifugio Palù: nulla vieta di seguirla e di raggiungere, in mezzora o poco più, il lago, per poi farne il comodo periplo. Vediamo però come tracciare un anello un po’ più ampio. Ignorata la mulattiera, proseguiamo nella salita, un po’ faticosa per la pendenza severa, che segue la pista di sci (d’estate semplicemente un’ampia pista sterrata). Siamo circondati da un’ombrosa pecceta, che più in alto si apre. Qui la pista si congiunge con la pista principale, ed incontriamo gli impianti di risalita. Li seguiamo, continuando a salire su un tratturo con fondo in cemento. Dopo una serie di ulteriori sbuffi, eccoci al punto di arrivo dell’impianto. Alle nostre spalle, splendido è il colpo d’occhio sulla punta di Fora e soprattutto la Sassa d’Entova, che mostra, da qui, il suo profilo più elegante ed imponente. La pista sterrata prosegue, in direzione della cima del Sasso Alto, o monte Motta, presso la quale si trova il rifugio Motta. Seguendola, in breve vediamo alla nostra sinistra, un po’ più in basso, l’amena conca che ospita l’alpe Palù (m. 2007). Scendiamo all’alpe, puntando al baitone, l’edificio più lungo. Sul lato opposto dell’edificio, rispetto a quello che guarda a noi, vediamo, più in basso, il limite della fitta pecceta che circonda il lago Palù (che però, finora, non abbiamo ancora neppure intravvisto). Scorgiamo, leggermente a destra, una sorta di porta erbosa che si addentra nel bosco: la raggiungiamo scendendo a vista, e troviamo una traccia di sentiero discretamente visibile (ci aiuta anche qualche segnavia rosso-bianco-rosso sul tronco di alberi). Oltre il limite di larici ed abeti, si disegna la massiccia e tozza mole del Sasso Nero. Pochi minuti bastano per raggiungere, finalmente, la riva sud-orientale del lago. Eccolo. Bellissimo. I monti circostanti, punta di Fora, sasso Nero, monte Roggione, fanno a gara a specchiarvisi. E quando le acque si abbandonano alla più placida quiete, restituiscono, generose, la loro immagine. Qui è d’obbligo fermare il piede e lasciar correre i pensieri. Poi, quando qualche importuno pensiero ci restituisce alle nostre solite cose, cominciamo a contornare le rive del lago prendendo a destra, fino a raggiungere, sul lato settentrionale, il rifugio Palù ('l rifùgiu, 1947 metri), in posizione leggermente rialzata rispetto al lago. Qui termina la IV ed inizia la V tappa dell’Alta Via della Valmalenco.
Prima di imboccare la pista per tornare ai Barchi, visitiamo la singolare “ca di sciuur”, che si trova poco lontano, nei pressi del lato di nord-ovest del lago. Non possiamo avvicinarci troppo, perché è pericolante, ma riconosciamo sulla sua facciata una Madonna con Bambino ed una scritta in latino: “ERECTA A.D. MDCCCLXXIII – AUCTA A.D. A.D. MCMXI”, cioè “edificata nell’anno del Signore 1873, ampliata nell’anno del Signore 1911”. Sopra la scritta, uno stemma nobiliare che rappresenta una trota sormontata da un orso. L’edificio, già di proprietà delle famiglie Alfieri e Mira di Como, era chiamato così perché utilizzato dai villeggianti, in passato ed ancor oggi chiamati, nell’idioma locale, “sciuur”. Interessante è notare come in passato la capienza del lago fosse ben maggiore, tanto che in taluni periodi le sue acque arrivavano a lambire l'edificio.  
Torniamo alla mulattiera che scende ai Barchi, segnalata da un cartello. Possiamo imboccarla, oppure, se vogliamo allungare ancora di un po’ l’anello, optare per il sentiero 329, che porta in un quarto d’ora alla Zocca ed in 40 minuti al Paluetto. Scendiamo nel cuore di una splendida pineta, e siamo in breve ai prati della Zocca; qui, prendendo a sinistra, ci ricongiungiamo alla mulattiera Barchi-Palù, ed in breve siamo di ritorno all’automobile, chiudendo uno splendido anello che richiede un paio d’ore o poco più di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è 440 metri). Ovviamente, se abbiamo dovuto parcheggiare più in basso, il tempo aumenta di 45-60 minuti.

 

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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ALTRE ESCURSIONI A CHIESA IN VALMALENCO

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo
“G. Piazzi” di Sondrio, sul lago del Palù (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894).









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