CARTA DEL PERCORSO - GALLERIA DI IMMAGINI - APPENDICE (LAGHI DI TRES)

I LAGHI DI TRES ED IL LAGO DI VENERE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Strada per Eita -Valle d'Avedo-Laghi di Tres-Lago di Venere
2 h e 20 min.
790
E
SINTESI. Salendo in automobile in Val Grosina (acquisto del pass giornaliero a Fusino), procediamo in direzione di Eita e passiamo dal lato destro (per noi) a quello sinistro della valle. Superato il ponte di Guer (cartello), troviamo una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx, poi un ampio spiazzo per il parcheggio sulla destra della strada (m. 1620 circa). Lasciamo qui l'automobile e proseguiamo a piedi sulla strada, fino a trovare una pista che se ne stacca sulla sinistra qualche centinaio di metri prima del nucleo di Eita. Passiamo a monte dell'alpe Avedo e, superata la località Stabini (m. 1821), entriamo nella piana di Vermoléra (m. 1927); la pista si è fatta sentiero e si avvicina al torrente, il Roasco (o Rio) di Avedo, che, per un tratto ancora, rimane alla nostra sinistra. Attraversiamo un ponticello e passiamo sul lato opposto della valle, iniziando a salire un gradino di soglia che ci fa approdare alla piana dei laghetti di Tres (m. 2186). Qui lasciamo il sentiero principale che sale al passo ed al rifugio di Dosdè e, seguendo le indicazioni del Sentiero Italia, tagliamo la piana verso sinistra, portandoci al lato opposto (di sinistra, per noi). La debole traccia si districa in un fascia di macereti, supera alcuni roccioni lisci ed approda alla conca che ospita il lago di Venere (m. 2408).


Vermolera

Le valli della Val Grosina propongono scenari aperti e luminosi. Tutte tranne una, la Valle d’Avedo, posta proprio nel suo cuore, incastonata com’è fra i suoi due grandi rami, la Valle di Eita ad est e la Val Grosina Occidentale a sud. È stretta, a tratti incassata, non tetra, ma selvaggia ed aspra. Una valle che propone peraltro diverse soluzioni escursionistiche, in quanto possiamo risalirla fermandoci all’incantevole piana dei laghi di Tres, oppure proseguendo fino allo splendido lago Negro o, infine, raggiungendone il fondo dove si collocano il rifugio ed il passo di Dosdé, che si affaccia sulla Val Cantone di Dosdé. Per questa valle passando due importanti traversate in più tappe, il Sentiero Italia Lombardia V (che coincide con una variante dell’Alta Via della Magnifica Terra) e la Via Alpina.
La valle è denominata localmente Val de Avé o anche Val de Vérmulèra. La prima denominazione deriva da quello dell’alpeggio posto al suo ingresso, che a sua volte deriva da “avéd”, cioè “abete”, (la parte inferiore della valle è caratterizzata da fitte abetaie). La seconda denominazione, invece, pare si possa ricondurre all’erba vermulèra, cioè alla scrofularia maggiore, chiamata così perché considerata ottimo rimedio contro i vermi nei bambini.


L'alpe Avedo

La valle, tributaria del ramo principale della Val Grosina, o Valle di Eita (nella quale confluisce da ovest poco sotto la piana di Eita), si sviluppa da est ad ovest, scandita da diversi gradini o soglie modellati dai ghiacciaio quaternari. A sud è delimitata dalla costiera che la separa dalla Val Grosina Occidentale e sale dal monte Saline (m. 2631), toccando il monte Alpisella (m. 2756), il Sasso Campana (m. 2913), il passo di Vermolera (m. 2782), il pizzo Matto (m. 2993), il Dosso Sabbione (m. 2980), il Corno di Lago Negro (m. 2927), il pizzo Ricolda (m. 2962) e, al vertice occidentale, la cima Saoseo (m. 3263). Da qui parte, verso est, la costiera settentrionale, che la separa dalla Val Cantone di Dosdé e che propone, ad est del passo di Dosdé (m. 2824), la cima Viola (m. 3374, massima elevazione della valle), la cima di Lago Spalmo meridionale (m. 3291) ed il Sasso di Conca (m. 3150). La salita in valle parte da un parcheggio sulla carrozzabile che risale la Val Grosina fino ad Eita, posto poco prima di Eita. Possiamo transitare su questa carrozzabile acquistando il pass giornaliero ad una macchina erogatrice al parcheggio di Fusino. Ma vediamo più in dettaglio come procedere.


Salendo verso Stabine

Le escursioni più praticate in questa valle hanno come meta il lago Negro ed il passo e rifugio di Dosdé. Chi volesse però impegnarsi in un'escursione meno faticosa potrebbe eleggere come meta il lago di Venere, che, per onorare la denominazione, non difetta di bellezza ed ha il pregio di riposare in un bel pianoro di rocce montonate (m. 2408) poco frequentato e quindi consegnato ad un profondo senso di quiete. Per la verità a lato del lago passano il Sentiero Italia e la Via Alpina, che salgono all'impegnativo passo di Vermolera, ma sono ben pochi glie scursionisti che lo percorrono.


Salendo da Stabine ai laghi di Tres

Per raggiungere l'imbocco della valle dobbiamo percorrere la strada che da Grosio risale la Val Grosina, superando Ravoledo e Fusino (a 9 km da Grosio: qui dobbiamo acquistare un ticket per il transito). La strada più avanti passa dal lato destro (per noi) a quello sinistro della valle e raggiunge il ponte di Guer (cartello). Oltre il ponte ci attende una sequenza di tornanti sx-dx-sx-dx, poi un ampio spiazzo per il parcheggio sulla destra della strada (m. 1620 circa). Lasciamo qui l'automobile e proseguiamo a piedi sulla strada, fino a trovare una pista che se ne stacca sulla sinistra qualche centinaio di metri prima del nucleo di Eita. I cartelli segnalano che stiamo percorrendo un tratto del Sentiero Italia, che però si separa dal sentiero per il rifugio alla piana dei laghetti di Tres. Si tratta della strada che sale ai prati di Avedo, stretta e ripida.


La piana di Vermolera

La pista, sulla quale all'asfalto si sostituisce ben presto la terra battuta, passa a monte dei ripidi prati dell'alpe di Avedo (m. 1670; si tratta in realtà di un maggese già citato in un documento del 1398), che vediamo alla nostra sinistra, mentre guardando a destra si aprono diversi scorci panoramici su Eita, riconoscibile per il caratteristico campanile. Le baite del maggese rispecchiano le caratteristiche di quelle dell'intera Val Grosina, con tratti intermedi fra la tipologia dell'alta Valtellina e quella della media e bassa valle. Presentano una base in muratura sopra la quale le pareti sono costituite da tronchi di legno con incastro negli angoli, secondo la tecnica chiamata "cardana" o "blockbau". Al pianoterra si trovano stalla e cucina, al primo piano fienile e camera da letto.
Stiamo risalendo il primo dei gradini che la valle, nel suo sviluppo, propone: lo scenario, qui, è ancora quello gentile dei pascoli verdeggianti che hanno permesso, in Val Grosina, quel largo sviluppo della zootecnia per il quale essa è famosa. Superato un piccolo spiazzo che viene utilizzato da qualche audace automezzo come parcheggio, ci avviciniamo alla porta che introduce al secondo gradino, passando per la località Stabine (localmente "i Stabini", m. 1821, nucleo citato in un documento del 1787: "monte alle stabine in Vermolera").


Baitello sul sentiero

La pista approda alla piana di Vermoléra (Pianàsc’), dove si trova l’omonima alpe, già citata in un documento del 1543. La pista si è fatta sentiero e, qui, si avvicina al torrente, il Roasco (o Rio) di Avedo, che, per un tratto ancora, rimane alla nostra sinistra. L'aspetto solitario della piana è mitigato dalle due baite (m. 1927), mentre sul fondo è già ben visibile il successivo gradino che ci impegnerà nella salita (Mot di Spòtuli). Ora, però, attraversiamo un ponticello e passiamo sul lato opposto della valle (c'è anche un sentiero che resta sul medesimo lato, ma è meno agevole), lasciando il torrente alla nostra destra. Il sentiero, ben marcato, si allontana, poi, dal torrente, che scende, alla nostra destra, da una breve gola con una caratteristica cascata.


Laghi di Tres

La salita fra i rododendri ed i brevi lembi di pascolo è, in questo tratto, abbastanza ripida, per cui si rende probabilmente necessaria qualche sosta, che ci consente di abbracciare con un colpo d'occhio il percorso effettuato dalla piana di Vermolera. Passiamo anche vicino, passando a sinistra di un curioso manufatto in pietra ad ogiva (sullo stile dei nuraghi). Se ne trovano di simili sul versante retico mediovaltellinese (per esempio appena sotto il nucleo di Campione a monte di Bianzone o all'alpe Lughina sopra Villa di Tirano). Molto probabilmente fungevano da ricovero per i pastori oppure servivano a tenere al fresco il latte.
Alla fine della salita ecco la piana dei laghetti di Tres ("lach di Trés", m. 2186, chiamati in passato anche "Laghi di Avedo"), posti poco a sud delle baite omonime. Al suo ingresso, ci riportiamo a destra del torrente, che qui defluisce dal più grande dei laghetti. I laghi di Tres, a dispetto del nome, sono due e, nelle belle giornate, raccolgono i colori dei versanti circostanti regalando suggestivi giochi cromatici. Per la verità è probabile che un tempo effettivamente ci fosse un terzo laghetto, oggi interrato, ed allora i conti tornerebbero. Di questo comunque non si preoccupano i pescatori che amano salire fin qui per pescare nelle loro tranquille acque.


Laghi di Tres, sovrastati dal Pizzo Matto e dal Dosso Sabbione

La piana, baricentro della valle, è gentile e bucolica, ma lo scenario comincia a mutare, e la valle comincia a mostrare un aspetto più arcigno. Alla nostra sinistra (sud) è vegliata dal Sasso Campana, mentre ad est si profilano le tre puntute cime del Pizzo Matto. Alla sua destra il cupolone del Dosso Sabbione. A destra (nord), infine, incombe il poderoso versante meridionale del signore della valle, la cima Viola (m. 3374), che qui mostra un volto davvero impressionante, la sua parete meridionale, una parete di durissimo gneiss che precipita per seicento metri sul pianoro del lago Spalmo.


Apri qui una fotomappa della traversata della piana di Tres

Sotto questo versante scende un ripido declivio di magri pascoli e terreno franoso. Si intuisce, alla sua sommità, una conca, che ospita l’invisibile lago Spalmo (lach Spalm, m. 2515), uno specchio d’acqua dal singolare colore grigio lattiginoso (per la grande quantità di terriccio in sospensione), ai piedi della cima di Lago Spalmo (scima del Lach Spalm) e della sua piccola vedretta (vedregia di Scimi del Lach Spalm). Un lago invisibile perché ben pochi si avventurano alla conca che lo ospita, in quanto non c’è sentiero che vi conduca e per raggiungerla bisogna risalire il ripido e faticosissimo versante. Se il lago è per questo “invisibile”, non lo sono le sue acque, che defluiscono a valle lungo una valletta intagliata proprio in questo versante, né lo è il suo nome, che si è riverberato sulle cime assai frequentate soprattutto dagli scialpinisti (che vi salgono però dal versante della Val Viola Bormina).


La piana di Tres

Nei pressi della baita più grande di Tres un cartello segnala che il Sentiero Italia si stacca qui, prendendo a sinistra e salendo al passo di Vermolera, da quello che sale al passo di Dosdè. Qui dunque lasciamo il sentiero principale che sale al passo ed al rifugio di Dosdè e, seguendo le indicazioni del Sentiero Italia, tagliamo la piana verso sinistra, portandoci al lato opposto (di sinistra, per noi). La traccia si districa in un fascia di macereti, supera alcuni roccioni lisci ed approda alla conca che ospita il bel lago di Venere (m. 2408).

Il lago di Venere

Curioso il nome del laghetto. Che sia un omaggio alla ben nota bellezza delle donne grosine? O l'implicito rimando al monito: Bacco, tabacco e Venere riducono l'uomo in cenere? Probabilmente è solo la cattiva italianizzazione del locale "Lach Véner", il cui significato non è chiaro.
Il luogo è comunque ideale per meditazioni filosofiche, pennichelle ristoratrici o simpatiche merende, con la raccomandazione vivissima, in questo caso, di non lasciare traccia del nostro passaggio.

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

GALLERIA DI IMMAGINI

APPENDICE: Viene qui di seguito riportata la relazione di Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, sui laghi di Tres o di Avedo (nella raccolta “I laghi alpini valtellinesi”, Padova , 1894)

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