Val di Campo e Valletta dal monte Vago (clicca qui per ingrandire)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Parcheggio Alpe Vago-Val di Campo-Valletta-Passo di Val Mera
2 h e 30 min
890
EE
SINTESI. Da Livigno dobbiamo imboccare la strada per il passo della Forcola ed il confine svizzero. Lasciate alle spalle le ultime baite di Livigno, prestiamo attenzione ai cartelli: quando vediamo quello che dà il passo a 6 km, proseguiamo per breve tratto fino a trovare, sulla nostra sinistra, l’ampio parcheggio del park siglato P7 (area di sosta attrezzata per picnic). Proseguiamo sulla strada fino al successivo parcheggio, al quale lasciamo l'automobile, per imboccare la strada sterrata sulla nostra sinistra (est) che porta all'alpe Vago. Appena a monte delle baite dell'alpe Vago siamo ad un bivio, segnalato da cartelli: ignoriamo il sentiero di sinistra, che risale la Val Nera, e prendiamo a destra, per la Val di Campo, appunto. Attraversato il torrente di Val Nera, procediamo salendo alla sua destra, in quella che è segnata sulle carte come Valle Vago. Dopo qualche saliscendi incontriamo il cartello che annuncia la cascata del torrente di Val di Campo che si getta in quello di Val Nera. Vediamo la cascata raggiungendo la biforcazione della Valle Vago. Il sentiero piega a destra ed entra in Val di Campo, e sale verso sud-sud-ovest, restando sul lato destro (per noi) del torrente della valle, su sentiero ben visibile che ci fa giungere in vista del suo circo terminale, costituito da grandi colate di sfasciumi scaricate dai rossastri versante del monte Vago e del pizzo Orsera. Alla nostra sinistra scende il torrente che esce dai laghi della Valletta. Noi stiamo alla sua destra e, giunti a ridosso del versante di sfasciumi, prestiamo attenzione ai segnavia: la traccia piega a sinistra e taglia un versante di sfasciumi e nevaietti, fino a portarsi alla sommità del dosso che culmina nella quota 2647. Ci affacciamo così, in posizione rialzata, al corrodoio della Valletta. Sotto di noi, alla nostra sinistra, il lago settentrionale della Valletta (m. 2592), il più grande. La traccia non scende al lago, ma prosegue diritta, verso sud, quasi in piano, portandosi a ridosso del lago meridionale della Valletta (m. 2646). Tagliando gli sfasciumi appena a monte del lago, alla sua destra, in breve siamo al Passo di Val Mera (m. 2671), dove ci attende il cippo di confine n. 2. Ci affacciamo, infatti, all'elvetica Val Mera, tributaria della Val di Campo (Valle di Poschiavo).


Il pizzo Paradisino

Il pizzo Paradisino (piz Paradisìn) con i suoi 3302 metri è la più alta cima fra le montagne di Livigno e presidia l'angolo di sud-est della Val di Campo (omonima della ben più ampia Val di Campo elvetica, con la quale comunica attraverso il passo di Val Mera). La Val di Campo è presidiata da altre due cime che meritano di essere menzionate, il Pizzo Orsera (piz Ursera, m. 3032) a sud-ovest ed il monte Vago (al Vaach) ad ovest. A nord del monte Vago questa valle confluisce, insieme alla Val Nera, nella Valle Vago, almeno stando alle carte. In realtà nella toponomastica locale una Valle Vago non esiste: la valle è chiamata Val Neira, Val Nera, appunto, di cui dunque la Val di Campo è tributaria. Ma anche per la Val di Campo la denominazione introdotta nell'uso dalla cartografia non corrisponde al quella locale, che chiama l'intera Val di Campo “Valècia”, cioè “Valletta”. Le sue acque sono il primo affluente del torrente Spöl e quindi ricadono, come tutto il Livignasco, nel bacino dell'Inn. Tornando alla Val di Campo, non si tratta di una valle fra le più frequentate, per cui la probabilità di salire a visitarla senza incontrarvi nessuno è piuttosto elevata, con tutti i pro e i contro del caso (la gioia degli amanti della solitudine, la mancanza di aiuto in caso di difficoltà). La parte terminale della Val di Campo, sul lato orientale, è rappresentata da una breve valle, chiamata, appunto, Valletta, una sorta di corridoio che si apre ad ovest del pizzo Paradisino e che termina nel Colle o Varco di Campo (chiamato sul versante elvetico Passo di Val Mera), che si affaccia sulla Val Mera, tributaria della Val di Campo elvetica. La Valletta custodisce gelosamente due piccoli tesori, cioè due laghi di rara bellezza. I motivi per salirvi sono, dunque, più d'uno, con l'indicazione di farlo a stagione avanzata, per evitare il rischio di slavine (ed in condizioni buone di visibilità).


Val di Campo e Valletta

Da Livigno dobbiamo imboccare la strada per il passo della Forcola ed il confine svizzero. Lasciate alle spalle le ultime baite di Livigno, prestiamo attenzione ai cartelli: quando vediamo quello che dà il passo a 6 km, proseguiamo per breve tratto fino a trovare, sulla nostra sinistra, l’ampio parcheggio del park siglato P7 (area di sosta attrezzata per picnic). Proseguiamo sulla strada fino al successivo parcheggio, al quale lasciamo l'automobile, per imboccare la strada sterrata sulla nostra sinistra (est) che porta all'alpe Vago.
A monte dell'alpe è collocata una famosa croce, chiamata localmente Crosc' da Val Neira, legata ad una curiosa leggenda raccontata da Alfredo Martinelli ("La cerva, la volpe e Bepin de la Pipa", nella raccolta "L'erba della memoria - Leggende e racconti valtellinesi", Sondrio, 1964). Erano tempi duri, le due ondate di peste del 1629-30 e 1635-36 avevano arrecato gravi lutti anche in Alta Valtellina. Ma quella mattina la peste non c'entrava. Quella mattina, una fredda mattina d'inverno del 1642, diverse donne cacciarono un urlo tanto acuto e potente da richiamare l'attenzione di mezzo paese. La Maddalena, per prima, e subito, a ruota, Lucrezia del Canton, e, via via, molte altre.
Cosa c'era da strillare? Queste buone donne, alzandosi dal letto di buon'ora, perché le cose da fare in una casa sono sempre tante, e troppe, si accorsero, con raccapriccio, che i loro piedi non entravano nei grossi scarponi che calzavano per difendersi dai rigori del freddo. Non c'era proprio verso: per quanti sforzi facessero, i piedi non ne volevano sapere di entrare. Piedi gonfi? Scarponi ristretti? Macché! I piedi erano diventati più grandi, di almeno due dita. Lo si vedeva ad occhio nudo. E le dita, quelle erano tanto deformate, da ritorcersi l'una sull'altra. All'inizio ebbero tanta vergogna che si chiusero in casa e pregarono, tutto il giorno e tutta la notte successiva. Senza esito. Si fecero, quindi, coraggio ed uscirono in paese, dove constatarono che la stregoneria non aveva risparmiato nessuno.


Il pizzo Orsera

Come, da chi e perché fosse venuta non ci fu modo di saperlo con sicurezza, anche se girarono voci diverse sul maligno visto su a li Steblina, su un gatto nero e su una lontra che avevano emesso versi diabolici, su una civetta a tre code che si era vista sul Ponte del Gallo. Si diede la colpa anche ai quei folletti dispettosi che di notte si intrufolano nelle baite attraverso gli “usciol” per il ricambio dell'aria, annidandosi nel petto di chi dorme e provocando gli incubi. Come annullare la stregoneria, però, questo era il problema più importante. Si decise di salire in pellegrinaggio all'alpe Vago e di piantarvi una croce come segno di penitenza e come supplica della misericordia divina. La quale non mancò di venire in soccorso dei Livignaschi, i cui piedi tornarono delle misure consuete.
Data, ad ogni buon conto, un'occhiata ai piedi, possiamo iniziare l'escursione. Appena a monte delle baite dell'alpe Vago siamo ad un bivio, segnalato da cartelli: ignoriamo il sentiero di sinistra, che risale la Val Nera, e prendiamo a destra, per la Val di Campo, appunto. Attraversato il torrente di Val Nera, procediamo salendo alla sua destra, in quella che è segnata sulle carte come Valle Vago. Dopo qualche saliscendi incontriamo il cartello che annuncia la cascata del torrente di Val di Campo che si getta in quello di Val Nera. Vediamo la cascata raggiungendo la biforcazione della Valle Vago.
Il sentiero piega a destra ed entra in Val di Campo, dove ci salutano due larici secolari. Saliamo verso sud-sud-ovest, restando sul lato destro (per noi) del torrente della valle, su sentiero ben visibile che sale fra i pascoli, fino a giungere in vista del suo circo terminale, costituito da grandi colate di sfasciumi scaricate dai rossastri versante del monte Vago e del pizzo Orsera. Alla nostra sinistra scende il torrente che esce dai laghi della Valletta.


I laghi della Valletta

Noi stiamo alla sua destra e, giunti a ridosso del versante di sfasciumi, prestiamo attenzione ai segnavia: la traccia piega a sinistra e taglia un versante di sfasciumi e nevaietti, fino a portarsi alla sommità del dosso che culmina nella quota 2647. Ci affacciamo così, in posizione rialzata, al corrodoio della Valletta. Sotto di noi, alla nostra sinistra, il lago settentrionale della Valletta (m. 2592), il più grande. La traccia non scende al lago, ma prosegue diritta, verso sud, quasi in piano, portandosi a ridosso del lago meridionale della Valletta (m. 2646). Tagliando gli sfasciumi appena a monte del lago, alla sua destra, in breve siamo al Passo di Val Mera (m. 2671), dove ci attende il cippo di confine n. 2. Ci affacciamo, infatti, all'elvetica Val Mera, tributaria della Val di Campo (Valle di Poschiavo).
L'itinerario descritto non è l'unico possibile, perché si può salire alla Valletta per via più diretta (ma anche più faticosa), salendo quasi a ridosso del torrente che scende dalla Valletta. In tal caso giunti in vista del circo terminale della valle, andiamo a sinistra, attraversiamo il torrente che scende da Pizzo Orsera e Monte Vago e ci avviciniamo al torrente che scende dalla Valletta. Iniziamo ora a salire, zigzagando con attenzione fra le roccette er magri pascoli, che ospitano la "primula latifolia" dai bei petali rosso-viola. Restiamo a destra del torrente, salendo il ripido versante fino a guadagnare la soglia della Valletta. Ci troviamo così faccia a faccia con la riva settentrionale del primo lago, e passiamo a ridosso della sua riva destra (per noi). Procedendo diritti verso sud, sul fondo del corridoio, raggiungiamo facilmente il secondo laghetto ed il passo, dove ci congiungiamo con l'itinerario precedente. In entrambi i casi giungiamo al passo dopo due ore e mezza circa di cammino (il dislivello approssimativo in altezza è 690 metri).

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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