Tre giorni per visitare con un trekking ad anello i più bei laghi e laghetti della Valle Spluga orientale, dal Bergseeli al lago Azzurro, dal lago Ghiacciato ai laghetti di Val Niemet, dal lago di Emet al lago Nero dello Spadolazzo: ecco un'idea che non può non raccogliere interesse fra gli amanti degli scenari di alta montagna, caratterizzati da una bellezza che rapisce. Con base al passo dello Spluga, possiamo esplorare questo angolo estremo della Rezia occidentale sfruttando i punti di appoggio del bivacco Suretta e del rifugio Bertacchi. Un'esplorazione che non propone particolari difficoltà tecniche (anche se i ramponi per alcuni passaggi su nevaio possono essere utili), ma sicuramente esperienza escursionistica, buone condizioni di visibilità e di terreno, soprattutto nella salita dal passo dello Spluga al bivacco Suretta nella prima giornata.


Il lago Azzurro (clicca qui per ingrandire l'immagine)

L'ANELLO DEI LAGHI DELLA VALLE SPLUGA ORIENTALE - SECONDA GIORNATA: BIVACCO SURETTA-RIFUGIO BERTACCHI
Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Bivacco Suretta-Passo Suretta-Laghetti di Val Niemet-Rifugio Bertacchi
3 h
140/490
EE
SINTESI. Dal bivacco Suretta ridiscendiamo ai piedi della collina morenica, fino al lembo della vedretta del Suretta. Lasciamo ora il percorso della salita e prendiamo a sinistra, traversando la vedretta verso est, fino ad un isolotto roccioso. Prendiamo ora a destra e portiamoci alla sua gobba sommitale, per poi scendere verso sud-est lungo il declivio di sfasciumi, fino al torrente Suretta. Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet. I segnavia ci invitano a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi, ma li ignoriamo e procediamo scendendo un ampio canalone verso est, fino a vedere alla nostra destra il lago Ghiacciato. Pieghiamo a destra e ne seguiamo la sua riva orientale (quella verso valle, a sinistra), per poi piegare a sinistra e scendere lungo un corridoio che lasciamo ben presto salendo a destra sul filo di un dosso che si affaccia ad un marcato vallone con nevaio. Scendendo ancora un po' troviamo il punto in cui una traccia lo attraversa e sale sul lato opposto ad una pianetta con un grande ometto. Seguendo le indicazioni per il Bertacchi procediamo diritti, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo ad un primo laghetto, passiamo alla sua destra e saliamo verso sud ad un secondo laghetto, passando alla sua sinistra. Risaliamo un corridoio erboso, passiamo a destra di una pozza e ci affacciamo ad alla conca di un terzo laghetto. Passiamo alla sua destra, saliamo fra sfasciumi ed alla fine ci immettiamo in un corridoio nel quale intercettiamo i segnavia che dettano la discesa dal pizzo Spadolazzo al rifugio Bertacchi. Seguendolo ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra,, ci affacciamo ad un corridosio e scendiamo lungo un ripido versente, che tagliamo in diagonale verso destra. Giunti sul suo fondo, ne usciamo alla conca del laghetto Spadolazzo, oltrepassato il quale scendiamo ad un pianoro torboso. Lo tagliamo e ci immettiamo su un mecato sentiero che, percorso verso destra, ci fa scendere alla grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).


La seconda giornata dell'anello dei laghi della Valle Spluga orientale coincide con la quinta tappa del Trekking della Valle Spluga, e prevede la traversata dal bivacco Suretta al rifugio Bertacchi, non passando però per la cima del pizzo Spadolazzo, ma per la via bassa dei laghetti dell'alta Val Niemet. Gli scenari sono forse i più belli in assoluto. Percorrendola incontriamo una sequenza di laghetti incantevoli, molti in territorio elvetico, dal maggiore, il lago Ghiacciato, ai laghetti di Val Niemet per finire con il laghetto dello Spadolazzo con il lago di Emet, presso il rifugio Bertacchi.


Discesa in Val Niemet dal passo di Suretta

Dal bivacco Suretta dobbiamo portarci al passo di Suretta, e per farlo dobbiamo attraversare, con la dovuta cautela, la vedretta del Suretta (per buona parte non ripida, ma, al mattino, gelata: i ramponi offrono la necessaria sicurezza).
Ridiscendiamo, dunque, dalla collina morenica del bivacco al bordo della vedretta. Ci si offrono due possibilità. La più lunga è quella di tornare alla terrazza della cascata e proseguire, verso sinistra, seguendo i segnavia per il passo, che ci fanno attraversare il fondo dell’ampia conca ai suoi piedi ed il ripido versante che adduce ad esso. Più breve è la traversata alta della vedretta: lasciamo a destra la traccia che abbiamo prodotto sulla vedretta salendo e traversiamo verso est, fino ad un isolotto roccioso. Qui lasciamo la vedretta che lo aggira sulla sinistra e portiamoci alla sommità di questa gobba, per poi scendere una ripida ma non difficile china, fino a raggiungere un ramo del torrente Suretta.


Lago Ghiacciato

Lo seguiamo per un tratto, poi lo attraversiamo raggiungendo di nuovo la vedretta a tagliandole nel punto in cui la traversata è più breve e meno esposta al salto ripido che descrive scendendo all’ampia conca che sta alla nostra destra. La traversata, in leggera salita, è breve, ma comunque richiede attenzione ed i ramponi con neve gelata. A questo punto una breve ultima salita ci porta ai 2580 metri del passo di Suretta, che si apre sul fianco occidentale della svizzera Val Niemet (per la precisione, della laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Troviamo, infatti, al centro della piana del passo un grande ometto ed un cippo di confine collocato nel 1930.
I segnavia ci invitano ora a piegare a destra, salendo una china di sfasciumi.


Apri qui una fotomappa della traversata dal passo di Suretta al passo di Emet

Ma invece di tagliare a destra, seguendo i segnavia del Trekking della Valle Spluga, procediamo diritti, in territorio elvetico, scendendo il largo canalone che si affaccia sulla Val Niemet (più precisamente, sulla sua laterale Val Ursareigls o Orsareigls). Alla fine alla nostra destra si apre, improvvisa e bellissima, la visione del lago Ghiacciato. Il più bello fra tutti, per la forma, il colore profondo delle acque ma soprattutto la corona di cime eleganti ed il silenzio di cui si ammanta e che raramente viene perturbato.
Ci portiamo, ora, alla sua riva orientale (quella rivolta a valle, a sinistra, per noi) e la contorniamo con un po’ di pazienza (il lago è di dimensioni ragguardevoli, ed ha una curiosa forma di C quasi richiusa ad O intorno ad un quasi-isolotto roccioso). Lasciato alle spalle il lago, pieghiamo leggermente a sinistra e scendiamo per un tratto un largo corridoio, che diventa un canalone e confluisce, più in basso, nella Val Ursareigls. Noi, però, lo lasciamo quasi subito per piegare a destra, guadagnare il filo di un dosso e scendere nell’ampio vallone con nevaio che si apre alla nostra destra. Non  scendiamo subito, ma ci abbassiamo al punto in cui è più facile la traversata. Sul lato opposto vediamo una traccia di sentiero che risale in diagonale il versante (troviamo anche un segmento blu su un masso nel punto in cui il sentierino parte).

 
Laghetto in Val Niemet

Raggiunta la sommità del versante, troviamo altri due ometti che ci guidano ad una pianetta, al cui ingresso è collocato un grande ometto, nel quale è innestata un’asta. Su questa leggiamo due indicazioni: proseguendo diritti ci si dirige al “Bertacchi”, mentre piegando a destra si sale allo “Spadolazzo”. Procediamo, dunque, diritti, piegando poi leggermente a sinistra ed iniziando una moderata discesa (ometto a punta di lancia), che ci porta ad un primo laghetto, il punto più basso della traversata. Qui pieghiamo a destra, contorniamo la sua riva occidentale (quella rivolta a monte) ed attraversiamo il torrentello che lo alimenta. Poco più avanti, dopo una modesta salita, ci affacciamo ad un secondo più grande laghetto, di cui contorniamo la sponda orientale, fino a giungere nel punto in cui vi confluisce il torrentello che lo alimenta. Questo scende dalla nostra destra: una breve deviazione dal percorso ci permette di salire a scovare un terzo laghetto (in parte ghiacciato anche a stagione avanzata).


Laghetto in Val Niemet

Torniamo sui nostri passi e, lasciato alle spalle il secondo laghetto, cominciamo a risalire un largo corridoio in gran parte erboso, in direzione di un grande masso a forma di corno. Passiamo, così, a destra di un quarto laghetto, più piccolo dei precedenti (poco più di una pozza), prima di affacciarci all’ampia conca che ospita il quinto lago, il più grande. Passiamo alla sua destra e continuiamo nella graduale salita, piegando leggermente a destra e tagliando una noiosa fascia di sfasciumi. Ora dobbiamo prestare attenzione: al termine del corridoio vedremo i segnavia del percorso che sale al pizzo Spadolazzo. Seguendolo ci affacciamo ad un ripido versante erboso, che viene tagliato in diagonale, sempre verso destra (dir. sud). Siamo così ad un corridoio che ci porta al laghetto dello Spadolazzo. Piegando a sinistra, ci portiamo su un comodo sentiero che, tagliata una fascia di rocce arrotondate e di pascoli disseminate di pozze, confluisce nel sentiero principale che dal passo di Emet scende al rifugio Bertacchi. Percorrendolo verso destra,, ci affacciamo ad un corridosio e scendiamo lungo un ripido versente, che tagliamo in diagonale verso destra. Giunti sul suo fondo, ne usciamo alla conca del laghetto Spadolazzo, oltrepassato il quale scendiamo ad un pianoro torboso. Lo tagliamo e ci immettiamo su un mecato sentiero che, percorso verso destra, ci fa scendere alla grande conca del lago di Emet. Contornandola sulla destra, alla fine ci troviamo al rifugio Bertacchi (m. 2196).


Laghetto in Val Niemet

Il rifugio Bertacchi è, dal 2011, di proprietà al CAI Valle Spluga (gestore: Daniele Gianera; tel.: 3347769683; sito web: www.rifugi.lombardia.it/sondrio/madesimo/rifugio-bertacchi.html; E-mail: rifugiobertacchi@caivallespluga.it; apertura: 15 giugno a 30 settembre - eventuali aperture parziali in periodi diversi sono da concordare con il gestore-), dedicato al grande poeta chiavennasco Giovanni Bertacchi. Lo raggiungiamo dopo circa un’ora e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 530 metri).


Apri qui una panoramica dal rifugio Bertacchi

La dedica al poeta è legata anche ad una lirica nella quale egli celebrava il rifugio, prima chiamato Capanna d’Emet. La si trova nella raccolta "Il perenne domani" (1929). Eccola:
"CERCANDO L'ALTO - LA CAPANNA DELL'EMET
Entra e riposa. C'è la mensa, il fuoco, il lettuccio, la lampada... Potrai
produr la sera, com'è tuo costume, sotto la luce placida, che veglia
come un'anima al lembo de' ghiacciai. Di sugli Andossi chiederà il pastore:
- Per chi stasera splenderà quel lume?


Il laghetto dello Spadolazzo

Mentre tu dorma, non inoperosa starà la notte. Il cirro che di prima sera vedesti, col suo fiocco lieve,
screziare il sereno all'orizzonte,
crescerà, crescerà da cima a cima coprendo il cielo. E tu domani, all'alba, sospinto l'uscio, incontrerai la neve.
Tutto candido intorno a te! Dai lenti ridossi ai balzi agli ultimi ciglioni, tutto un incanto sul creato alpino! Dimenticati i pascoli, i sentieri; una terra tornata al proprio inverno per rinnovare a te le sue stagioni, e rioffrirti intatto il tuo cammino."


Lago di Emet

Il panorama dal rifugio propone, a sud-ovest e ad ovest, la sequenza di cime che abbiamo già citato nel racconto della salita. A nord è sempre il massiccio versante meridionale del pizzo Spadolazzo a dominare l’orizzonte. Alla sua destra si vede l’ampia depressione che ospita il passo di Emet (o Niemet). Più a destra ancora, il pizzo di Emet (o Timun, m. 3208).
Lo sguardo è, però, attratto più che da quel che si vede alzando gli occhi, da ciò che si osserva abbassandoli. Il rifugio, infatti, è stato edificato sul bordo della grande conca glaciale che ospita il lago di Emet, che vediamo alla sua destra. Per illustrarne le caratteristiche, riportiamo le informazioni che ci vengono offerte dal bel volume "Laghi alpini di Valtellina e Valchiavenna", di Riccardo De Bernardi, Ivan Fassin, Rosario Mosello Rosario ed Enrico Pelucchi, edito dal CAI, sez. di Sondrio, nel 1993:
"ll Lago d'Emet è un lago alpino di discrete dimensioni, certamente il più grande della zona, se si escludono quelli artificializzati. È situato in prossimità del Passo d'Emet, al limite estremo di un tratto sospeso della valle Scalcoggia, sotto il quale il torrente compie un salto, concascate e rapide. Si tratta di un lago di sbarramento morenico, come attestano le collinette verso valle: ovviamente le morene hanno occluso il bacino, che era stato precedentemente escavato dal ghiacciaio. La roccia, in gran parte nelle pendici sottostanti micascisto friabile, dal lago verso il passo e le erte montagne circostanti (Piz Timun, Pizzo della Palù, oltre 3000 m) si cambia in gneiss occhiadino, aspro quanto il granito anche se si sbreccia a lastroni e cenge anziché spaccarsi in blocchi multiformi e poi sbriciolarsi, o arrotondarsi.Si tratta di una meta frequente, per la non grande distanza da Madesimo e il bel sentiero che si sviluppa un po' in fondovalle (per un tratto è una strada carreggiabile), poi affronta un'erta salita su uno sperone con vegetazione arbustiva.


Lago di Emet

È però raggiungibile anche da Montespluga, con minor dislivello, per un interessante percorso che attraversa la testata di una sorta di vallone abbandonato e arriva parimenti alla nota Capanna dell’Emet (cantata anche dal Bertacchi cui ora è intestato il rifugio), che sta proprio su cordoni morenici (ora verdi d'erba). Il lago è di colore nerazzurro, più cupo quando riflette la rossastra parete di un avancorpo del Piz Timun. Già ricordato nelle guide antiche per la pescosità (c'è sempre qualche pescatore), oggi forse è raggiunto per la vastità dei panorami, che spaziano sul lontano crinale divisorio con la Val Mesolcina (il Pizzo Quadro, la Cima di Verchenca, la costiera lineare Monte Bardan-Cima di Barna, e poi il Pizzo Ferrè col suo ghiacciaietto sospeso, via via fino al Tambò, grande massa vagamente piramidale)."


Lago di Emet

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo (CNS), che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Anche le carte sopra riportate sono estratti della CNS. Apri qui la carta on-line

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