CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

La seconda giornata di questo giro intorno ai Corni Bruciati comincia dunque dal rifugio Bosio, nell'incantevole cornice della val Torreggio, e prevede il ritorno a Preda Rossa attraverso due passi, quello di Caldenno e quello di Scermendone.
La salita al primo passo avviene facilmente seguendo le indicazioni poste proprio nei pressi del rifugio. Si tratta di superare poco più di quattrocento metri seguendo un tracciato che sale lungo il fianco della valle, in direzione sud-ovest, con una leggera svolta a sinistra che permette di guadagnare l'ultimo balcone del versante montuoso ed una verso destra che porta al passo con un ultimo tratto verso ovest.

Il panorama offerto dai 2517 metri del valico è particolarmente ampio ed interessante.
Alle spalle del corno roccioso che presidia a sud-est il passo si possono facilmente riconoscere le cime del gruppo Scalino-Painale.
IPiù ad est ottima è la visuale sulla media Valtellina, sul gruppo dell'Adamello e sulla catena orobica orientale.

 

 

Ad ovest si presenta al nostro sguardo la costiera che separa le valli di Postalesio e Terzana, e possiamo già distinguere l'intaglio del passo di Scermendone.

 

 

 

 

 

 

 

Il monte Disgrazia appare, a nord, in tutta la sua bellezza, fiancheggiato dal pizzo Cassandra.
A sud, infine, appare buona parte della valle di Postalesio, scendendo lungo la quale potremmo raggiungere l'alpe Caldenno, prato Isio, Prato Gaggio ed infine Postalesio.

Noi dobbiamo invece lasciare alle nostre spalle il passo (vedi foto a sinistra) e tagliare tutta l'alta valle, seguendo il sentiero segnalato che ci porta all'ampia ganda posta ai piedi della costiera occidentale.Lo scenario piuttosto desolato di questa grande estensione di pietre ha suscitato nella fantasia dei pastori che si spingevano fin nei suoi pressi l'idea che dovesse trattarsi di un luogo di segregazione eterna per le anime dannate, al quale era stato inflitto il supplizio di scalpellare eternamente quelle pietre. Si dice quindi che nelle sere e nelle notti particolarmente silenziose si può udire lo scalpellio sinistro e disperato di queste anime senza pace.
Noi, però, passiamo di qui quando ancora è pieno giorno, altrimenti non avremmo il tempo di portare a termine l'escursione; tendiamo comunque ugualmente l'orecchio: non si sa mai...
Quel che è certo è che, raggiunto il piede della ripida costiera, ci attende una salita piuttosto faticosa, su un sentiero che si inerpica faticosamente fra le pietre, fino a guadagnare i sospiratissimi 2595 metri del valico (che nella foto sotto viene rappresentato da un punto di vista più alto, cioè dalla cime del pizzo Bello).

L'orizzonte si amplia di molto, davanti ai nostro occhi: abbiamo infatti di fronte l'intera val Terzana, che si stacca ad est dalla valle di Preda Rossa, ma il nostro sguardo raggiunge, ad ovest, le cime del lato sud-occidentale del gruppo del Masino.
A nord-ovest, ecco di nuovo i protagonisti dell'escursione, i Corni Bruciati (m. 3097 e 3114), che, visti da qui, mostrano un profilo più slanciato. Se avessimo il tempo di salire per un buon tratto sul versante meridionale della valle potremmo godere di un panorama ancora più suggestivo, sia verso nord che verso ovest.

La discesa della val Terzana è tranquilla e rilassante: per un primo tratto procediamo tendendo leggermente a destra, poi pieghiamo a sinistra e, superato un torrentello, ci portiamo ai piedi del fianco meridionale della valle.

 

 

 

 

 

 

 

Il suo aspetto è molto diverso da quello della valle di Postalesio: qui dominano tonalità più gentili, le tonalità di un verde che mostra molte delle sue sfumature.

 

 

 

 

 

 

A quota 2339 incontriamo anche un laghetto, il laghetto di Scermendone, di particolare interesse anche perché, insieme ai laghetti della valle di Spluga, è l'unico specchio d'acqua di un certo rilievo in tutta la Val Masino.

 

 

 

Lasciato sulla nostra sinistra il laghetto, proseguiamo, con un tracciato dolce, fino all'alpe al Piano di Spini (m. 2198), oltrepassandola e raggiungendo, su un sentiero molto lago e comodo, la parte terminale dell'alpe Scermendone alto.
Quest'alpe occupa la parte superiore del lunghissimo crinale che separa la Val Masino dal fondovalle valtellinese compreso fra Berbenno ed Ardenno. Se capitiamo qui la terza domenica di luglio troveremo molte tende: si celebra infatti la festa di san Quirico, al quale è dedicata la chiesetta (m. 2131; vedi foto sotto, che rappresenta la chiesetta con lo sfondo della val Terzana) che protegge l'alpe, e molti escursionisti si danno appuntamento qui per festeggiare.
In prossimità del punto che abbiamo raggiunto, poco prima della chiesetta, si trova anche un possibile ricovero sempre aperto, il bivacco Scermendone, che ci può tornare assai utile in caso di cattivo tempo. Non manca ormai molto: dobbiamo ora tornare indietro di qualche passo ed imboccare un sentiero che, staccandosi da quello della val Terzana proprio nel suo tratto finale, scende al ben visibile pianoro sottostante, l'alpe di Scermendone basso. Qui giunti, non dobbiamo dirigerci a sinistra, in direzione della baita dei pastori, ma attraversare l'alpe a destra del piccolo promontorio che delimita ad ovest l'alpe. Arriviamo così ad un ponticello che ci permette di superare il torrente e ci porta ad un sentiero segnalato, che taglia il grande corpo della frana scesa dal crinale sud-occidentale del Sasso Arso (m. 2314). Stiamo tornando agli scenari rosseggianti della piana di Preda Rossa: infatti il sentiero, superato un secondo torrentello, ci riporta proprio all'inizio della piana, e precisamente ad una passerella che ci permette di oltrepassare il torrente che scende dal ghiacciaio di Preda Rossa.
Riportiamoci per un attimo nel cuore della piana ed osserviamo per l'ultima volta i Corni Bruciati, ripensando alla leggenda ad essi legata: un tempo, si dice, questo fianco montuoso ospitava ricchi alpeggi, ma l'egoismo dei pastori che negarono ad un viandante (sotto le cui spoglie si celava Cristo) il ristoro di un po' di cibo determinò un terrificante incendio, che annientò i pascoli, lasciando solo arido pietrame rosseggiante. Ora questi luoghi non sono più meta di pastori, ma di escursionisti.
La nostra seconda giornata si conclude così con la discesa al rifugio Scotti, e comporta circa sei-sette ore di cammino, con un dislivello in salita di circa 650 metri.
Esiste però la possibilità di abbreviare di circa un'ora il ritorno, senza passare dalla piana di Preda Rossa.
Raggiunta l'alpe di Scermendone basso, dirigiamoci verso la baita dei pastori e proseguiamo verso sinistra, scendendo al limite inferiore dei prati, dove si trova l'imbocco di un sentiero, segnalato da qualche bandierina rosso-bianco-rossa, che taglia il fianco sud-orientale dell'alta valle di Sasso Bisolo, toccando la località di Corticelle.

Dobbiamo prestare attenzione solo alla ripartenza del sentiero dai prati raggiunti: ci ritroveremo sul fondovalle, dove, attraversato il torrente su un ponte, potremo riguadagnare la strada asfaltata seguendo un tratturo che taglia l'alpe di Sasso Bisolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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