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DA PESCEGALLO AL RIFUGIO BENIGNI PER LA BOCCHETTA DI SALMURANO; LA CIMA DEI PIAZZOTTI OCCIDENTALE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Bocchetta di Salmurano-Rif. Benigni-Cima dei Piazzotti occ.
4 h
920
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui e ci incamminiamo sulla pista che sale verso sud. Ad un bivio stiamo a destra. La pista termina proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Dal rifugio Salmurano (m. 1818), seguendo un sentierino alle sue spalle, ci portiamo verso destra, cioè il centro della conca, poi leggermente verso sinistra (est) e saliamo al passo di Salmurano (m. 2017), per poi volgere a destra e seguire il sentiero che raggiunge il canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzòc'") e lo risale serpegiando fra roccette bagnate (attenzione; qualche semplice passo di arrampicata). Seguendo i segnavia risaliamo un ripido versante verso ovest, ad un bivio andiamo a destra (segnalazione per il rif. Benigni), saliamo verso nord e dopo pochi tornanti siamo all'altipiano dei Piazzotti, dove si trovano il rifugio Benigni (m. 2222) ed il lago dei Piazzotti. Guardando ad ovest vediamo la croce sulla cima dei Piazzotti occidentale (m. 2349): la raggiungiamo facilmente passando a sinistra del lago dei Piazzotti, salendo su sentierino (segnavia) e descrivendo un arco in senso orario (destra) che segue il facile crinale.


Il rifugio Benigni

L’itinerario proposto, nella forma di un elegante anello che ha come base Pescegallo e passa per il rifugio Benigni, rappresenta uno dei modi più suggestivi per incontrare le bellezze della Val Geròla, effettuando anche una facile ascensione alla cima occidentale dei Piazzotti, a 2349 metri di quota.
Al villaggio di Pescegallo (m. 1450) giungiamo proseguendo sulla statale della Val Gerola, per altri 5,8 km oltre Gerola Alta. Alle spalle del punto di partenza degli impianti di risalita imbocchiamo una strada sterrata, chiusa al traffico, che sale nella valle di Pescegallo, cioè verso sud. Ad un bivio, proseguiamo sulla destra, lasciando sulla nostra sinistra la pista che si dirige al lago di Pescegallo. Saliamo ad oriente (sinistra) della formazione rocciosa dei Denti della Vecchia, o Rocca di Pescegallo, formazione costituita da cinque cime, la più elevata delle quali tocca i 2125 metri. Si tratta di un gruppo che ben riassume in sé le caratteristiche di queste montagne, costituite da un nucleo di gneiss con sovrapposizione di rocce sedimentarie costituite da conglomerati. Queste cime sono state paragonate a quelle più celebri delle Dolomiti, costituite, come sono, da un insieme quasi gotico di guglie e pinnacoli affilati. 


Il rifugio Benigni

Dopo alcuni tornanti raggiungiamo l’alpe Salmurano, dove si trova il rifugio Salmurano, a 1830 metri. Il rifugio sorge proprio nei pressi del punto d’arrivo degli impianti di risalita: da qui si può dominare buona parte della Val Gerola. Proseguiamo risalendo l’alpe, seguendo una traccia al centro o un sentierino che ne taglia il lato occidentale: in breve raggiungiamo, così, il passo di Salmurano, posto, a 2017 metri, sul lato sud-occidentale della conca terminale della valle di Pescegallo. Una Madonnina lo sorveglia, mentre sullo sfondo sono ben visibili le cime del gruppo Masino-Bregaglia. Sul lato opposto un comodo sentiero percorre verso ovest la conca terminale della valle Salmurano, che scende ad Ornica, in Valtorta. Il panorama sul versante orobico è, qui, piuttosto limitato: scorgiamo, sotto di noi, la Baita del Piano, a 1855 metri, mentre intuiamo, più che vedere, oltre la strozzatura dell’alta valle, lo scenario della valle Salmurano.
Il sentiero, dunque, prende a destra e, superato qualche passaggino un po’ esposto, punta ad un canalone detritico che è ben visibile già dal passo (canalone dei Piazzotti). Visto da qui, esso sembra inaccessibile, ma quando raggiungiamo il suo piede scopriamo che fra i grandi massi che lo occupano ci si può districare. Inizia, quindi, la salita, prestando attenzione ai segnavia ed alle rocce che possono essere bagnate. In cima al canalone, troviamo un piccolo pianoro ed un nuovo versante da risalire, prima di raggiungere l’ampia e splendida balconata che ospita il rifugio Benigni, a 2222 metri. D’estate troveremo, qui, diverse persone, quasi tutte salite dalla bergamasca, soprattutto da Ornica.


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Dal rifugio particolarmente felice è il colpo d’occhio sulle cime del gruppo Masino-Bregaglia, fra le quali si distingue, per la mole, il monte Disgrazia. Presso il rifugio, troviamo, poi, il lago dei Piazzotti, a 2224 metri, adagiato in una conca di arenaria e circondato a sud da rocce levigate, che nascondono fra le loro piege altri microlaghetti, ad est dalle cime del Valletto (m. 2371) e di Ponteranica (m. 2372) ed infine ad ovest dalla costiera che separa il piccolo altipiano dalla val Pianella.


Foto-mappa del percorso dal passo di Salmurano alla cima occidentale dei Piazzotti

Se, dal lago, guardiamo verso sud-ovest, cioè leggermente a destra, individuiamo facilmente un’elevazione sormontata da una croce metallica: si tratta della cima occidentale dei Piazzotti (m. 2349), che possiamo guadagnare facilmente salendo a vista, oppure seguendo una traccia di sentiero che ne percorre il crinale di sinistra. La cima si affaccia sulla val Pianella, che si apre interamente al nostro sguardo, mostrando le sue due gemme, i laghi Zancone e Trona (quest’ultimo generato da uno sbarramento artificiale). Bellissimo è anche il colpo d’occhio sull’inconfondibile cima conica del pizzo di Trona (m. 2510). Se guardiamo con attenzione, potremo intravedere, proprio sotto il pizzo, la conca che ospita il lago Rotondo (m. 2256), di cui potremo anche vedere la superficie. Si tratta della più bella fra le perle che la Val Gerola cela nel suo seno.
Ma è a nord che si apre lo scenario più splendido. Si vede di qui l'intero gruppo del Masino e l'occhio esperto ne riconosce le cime più importanti.


Apri qui una panoramica sul gruppo del Masino dall'altipiano dei Piazzotti

In particolare, partendo da sinistra distinguiamo l’affilata cima del monte Spluga o Cima del Calvo (m. 2967), posto all’incontro di Valle di Spluga, Val Ligoncio e Valle dei Ratti. Mentre la testata della Valle dell’Oro resta nascosta, vediamo buona parte di quella della Val Porcellizzo, partendo proprio dal pizzo Porcellizzo (il pèz, m. 3075), seguito dal passo Porcellizzo (m. 2950), che congiunge la valle omonima all’alta Val Codera. Ecco, poi, le più celebri cime della Val Porcellizzo: la punta Torelli (m. 3137) e la punta S. Anna (m. 3171) precedono il celeberrimo pizzo Badile (badì, m. 3308), cui fa da vassallo la punta Sertori (m. 3195). Segue il secondo signore della valle, il pizzo Cengalo (cìngol, m. 3367). Chiudono la testata i puntuti pizzi Gemelli (m. 3259 e 3221), il passo di Bondo (pas da bùnd, m. 3169), che dà sulla Val Bondasca, in territorio svizzero, ed il pizzo del Ferro occidentale o cima della Bondasca (m. 3267). Procedendo verso est, ecco il pizzo del Ferro centrale (m. 3287), il torrione del Ferro (m. 3070) ed il pizzo del Ferro orientale (m. 3200), che costituiscono la testata della Valle del Ferro (laterale della Val di Mello) e sono chiamati nel dialetto di Val Masino “sciöme do fèr”. Alla loro destra la poderosa cima di Zocca (m. 3175), sulla testata della valle omonima, seguita dalla punta Allievi (m. 3121), dalla cima di Castello (la più alta del gruppo del Masino, con i suoi 3392 metri), e dalla punta Rasica (rèsga, m. 3305).


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I tre poderosi pizzi Torrone (turùn, occidentale, m. 3351, centrale, m. 3290, ed orientale, m. 3333) chiudono la valle omonima, che precede l’ampia Val Cameraccio, sulla cui testata si pongono il monte Sissone (sisùn, m. 3330), la punta Baroni, o cima di Chiareggio settentrionale (m. 3203), le cime di Chiareggio centrale (m. 3107 e 3093), il passo di Mello (m. 2992), fra Val Cameraccio e Val Sissone, in Valmalenco, ed il monte Pioda (m. 3431), posto immediatamente a sinistra dell’imponente ed inconfondibile monte Disgrazia (m. 3678), che chiude la Valle di Preda Rossa. Le due cime, pur così vicine, sono geologicamente separate, in quanto appartengono a mondi diversi: dal grigio granito del monte Pioda si passa al rosseggiante serpentino del monte Disgrazia. A destra di questa cime si distinguono i due maggiori Corni Bruciati (punta settentrionale, m. 3097, e punta centrale, m. 3114). A destra del monte Disgrazia si cede la testata della Valmalenco, sulla quale si distinguono i pizzi Roseg, Scerscen Bernina, Argient, Zupò e Palù. Alla loro destra si vedono anche pizzo Scalino, punta Painale e vetta di Ron.
Torniamo al rifugio per una via leggermente diversa, scendendo, cioè, il facile crinale settentrionale (in direzione approssimativa dei laghi Zancone e Trona), fino ad una vicina sella che si affaccia sulla Val Pianella (alla nostra sinistra). Prendiamo di qui a destra, scendendo fra pianette e facili roccette ad uno dei due laghetti dei Piazzotti superiori, quello più occidentale, dalla curiosa forma arrotondata. proseguendo verso est, ci affacciamo alla conca che ospita il laghetto orientale, più piccolo. Andiamo avanti diritti, salendo leggermente e raggiungendo una conca che un tempo ospitava una pozza: qui intercettiamo il sentiero usato nella salita, in corrispondenza di un grande ometto, e per questa via torniamo al rifugio.


Il lago dei Piazzotti

DA PESCEGALLO AL RIFUGIO BENIGNI PER LA VAL TRONELLA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Val Tronella-Rif. Benigni-Cima dei Piazzotti occ.
3 h
900
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui ed incamminiamoci sul sentiero che si trova ad ovest degli impianti di risalita (indicazioni per l'anello dei laghi). Il sentiero entra subito in una pineta, sale e raggiunge presso la baita isolata del Dossetto la deviazione a sinistra per la Val Tronella. Lasciamo dunque il sentiero principale e saliamo a sinistra (sud). Il sentiero sale a sinistra, poi piega a destra. Fra roccette, larici e radure, seguendo i segnavia ci portiamo al bacino della sorgente Tronella (m. 1808). Ignorati i sentieri della GVO che prendono a sinistra (Salmurano) ed a destra (in direzione del Dossetto e ella diga di Trona), proseguiamo diritti salendo verso sud, in direzione della parte alta della Val Tronella. Il sentiero (segnavia) prosegue, su terreno di sfasciumi, diretto verso il fondo della valle, restando sul suo lato sinistro (per noi che saliamo), poi piega gradualmente a destra, si fa più ripido e porta ad una ripida valletta dalla quale scende il torrente emissario del lago dei Piazzotti. Passiamo a destra del torrente, affrontando alcuni passaggi esposti che richiedono molta cautela (evitiamo l'escursione in caso di neve o di rocce bagnate). ll sentiero serpeggia fra le roccette, torna a sinistra del torrente ed alla fine guadagna il ciglio dello splendido altipiano sul quale riposta il rifugio Benigni (m. 2222). Guardando ad ovest (alle spalle del rifugio, verso destra) vediamo la croce sulla cima dei Piazzotti occidentale (m. 2349): la raggiungiamo facilmente passando a sinistra del lago dei Piazzotti, salendo su sentierino (segnavia) e descrivendo un arco in senso orario (destra) che segue il facile crinale.

Vediamo ora come salire al rifugio per una via diversa, risalendo cioè la Val Tronella. Partiamo sempre da Pescegallo, lasciando l'automobile all'ampio parcheggio presso gli impianti di risalita. Ci dirigiamo verso l'impianto (ovest) e lo lasciamo alle spalle, per imboccare una stradina che scende, verso nord-ovest, ad una baita, lasciandolo però subito per un sentiero che se ne stacca sulla destra. Troviamo qui il primo cartello, che dà il rifugio Benigni a 2 ore e 15 minuti, il lago di Trona ad un’ora e 40 minuti, il lago Rotondo ("làch Redont") a 3 ore. Il bosco si immerge subito in uno splendido bosco di conifere, nel cui cuore incontriamo un primo pannello illustrativo, che ci parla di abeti bianci, abeti rossi e larici, i silenziosi testimoni del sonno del mostro, e dei piccoli uccelli che li abitano.
Poi, alla baita del Dossetto (m. 1600; "trunelìna" o, per i pastori bergamaschi che vi alpeggiavano, "trunèla dal böc' "), due nuovi cartelli: il primo segnala una deviazione, sulla sinistra, che sale al rifugio Benigni per la Val Tronella ("val dal böc' de Trunèla"), ed il secondo che dà il lago di Trona ("lach de trùna") ad un’ora e 10 minuti.

Ora lasciamo il sentiero che prosegue e pieghiamo a sud, cioè prendiamo a sinistra ed imbocchiamo il sentierino segnalato che sale in Val Tronella, fra radi larici ed incantevoli radure. Il sentiero sale prima a sinistra, poi volge a destra e guadagna quota passando per una radura con una vasca in cemento. Ci portamo così alla sorgente Tronella (m. 1808). Ignorati i sentieri della Gran Via delle Orobie (GVO) che prendono a sinistra (Salmurano) ed a destra (diga di Trona), proseguiamo diritti salendo verso sud, in direzione della parte alta della Val Tronella. Gli ultimi larici lasciano il campo ad uno scenario più desolato, costituito da un sterminata pietraia. Il sentiero prosegue diretto verso la parte terminale della valle, restando sul suo lato sinistro (per noi che saliamo), poi piega gradualmente a destra, si fa più ripido e porta ad una ripida valletta dalla quale scende il torrente emissario del lago dei Piazzotti. Passiamo sulla destra del torrente, affrontando alcuni passaggi esposti che richiedono molta cautela (evitiamo l'escursione in caso di neve o di rocce bagnate). ll sentiero serpeggia fra le roccette, passa di nuovo a sinistra del torrente e alla fine guadagna il ciglio dello splendido altipiano sul quale riposta il rifugio Benigni.
Guardando alle nostre spalle dominiamo la Val Tronella. Colpiscono, sul suo lato destro, due formazioni verticali del complesso chiamato Rocca di Pescegallo, fra le quali si profila, lontano ma imponente, il monte Disgrazia.

Ovviamente questi due percorsi possono essere combinati ad anello (in tal caso meglio salire per la Val Tronella e scendere per il passo di Salmurano). Possiamo però tornare a Pescegallo attraverso un percorso più lungo, che raccontiamo qui di seguito, passando per la Val Pianella ed i laghi Zancone e Trona.
Alla val Pianella si può scendere direttamente dalla cima dei Piazzotti Occidentale seguendo un ampio canalone detritico, oppure, con percorso più lungo, seguendo per un tratto il sentiero per il rifugio Grassi, a tre ore e mezza dal rifugio Benigni. Troviamo questo sentiero, che punta a sud-ovest ed aggira il fianco sud-orientale della cima dei Piazzotti occidentale, ridiscendendo ad un bivio del sentiero che abbiamo utilizzato per raggiungere il rifugio, dove prendiamo a destra, superando una solitaria e desolata vallecola (baita della Mezzaluna) ed approdando ad un piccolo pianoro dove si trova la bocchetta di val Pianella (“buchéta de la val Pianèla”), o passo Bocca di Trona, a 2224 metri, dalla quale scendiamo nell’alta valle, in uno scenario lunare, di forte suggestione ed impatto emotivo.
Nella discesa, troviamo, su un masso, l’indicazione della deviazione, sulla nostra sinistra, per il lago Rotondo ("làch Redont"): la salita è abbastanza faticosa, perché il versante è ripido, ma la meta ripaga di ogni sforzo. Se torniamo al bivio e proseguiamo nella discesa, passiamo ad est (a destra) del lago Zancone ("làch Sancùn", m. 1856) e di quello di Trona (m. 1805). Alla fine, superato lo sbarramento, intercettiamo il sentiero che dal Dossetto scende allo sbarramento della diga, per poi proseguire salendo all’altro grande sbarramento, a sud-ovest, la diga dell’Interno, nella valle omonima (m. 2085).


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Seguiamo il sentiero verso destra, fino a raggiungere la bella radura del Dossetto (m. 1671), ingentilita anche da un microlaghetto. Il sentiero prosegue sul lato opposto (quello orientale) dell’ampio crinale che scende, verso nord, dal torrione di Tronella (m. 2311) e dal pizzo del Mezzodì (m. 2116). Dopo un tratto quasi pianeggiante, ignoriamo la deviazione, alla nostra destra, per il caratteristico torrione della Mezzaluna, e cominciamo una ripida discesa, fino a raggiungere l’ampio sbocco della val Tronella. Continuando a percorrere il sentiero segnalato (segnavia rosso-bianco-rossi), attraversiamo un bellissimo bosco di conifere, e ci affacciamo di nuovo alla piana del villaggio Pescegallo, raggiungendo, da ovest, la partenza degli impianti di risalita. L’anello, che richiede circa 6 ore di cammino per superare circa 920 metri di dislivello in salita, è così chiuso.

Raccontiamo, poi, il ritorno dal rifugio Benigni a Pescegallo per la Val Tronella, ribadendo che richiede molta attenzione.
Seguendo il torrentello che esce dallo specchio d’acqua nei pressi del rifugio, raggiungiamo la sommità del canalone che scende in val Tronella. I segnavia ci guidano nel superamento, sul lato destro, di quello che è il passaggio più delicato, la strozzatura finale del canalone, che ci permette di toccare luoghi più tranquilli. La successiva discesa in alta val Tronella avviene su una ripida traccia di sentiero, che si snoda con diversi tornantini, prima che la pendenza si faccia più mite.
Scendendo, possiamo di nuovo ammirare, questa volta sulla nostra destra, i Denti della Vecchia, che da qui mostrano tutta la loro bellezza, a dispetto del nome. Sulla nostra sinistra, invece, si impone l'inconfondibile profilo arcuato del torrione della Mezzaluna, uno dei simboli di queste montagne. La bassa val Tronella, ingentilita da radi larici, offre uno scenario di grande bellezza naturalistica.
Oltrepassata la già citata sorgente Tronella di quota 1808, riconoscibile per il manufatto in cemento, ignoriamo i due sentieri che vanno a destra ed a sinistra (GVO) e proseguiamo scendendo diritti fino ad intercettare, alla baita del Dossetto, il sentiero, già menzionato, che dal Dossetto scende al villaggio Pescegallo. Seguendolo verso destra, torniamo a Pescegallo dopo circa 4 ore di cammino ed un dislivello superato in altezza di circa 880 metri.

Completiamo la descrizione degli itinerari in questa splendida zona menzionando una terza e più lunga possibilità per chiudere l’anello, una variante per grandi camminatori. Essa prevede la discesa in val Pianella dall’omonima bocchetta, fino al bivio segnalato al quale prendiamo a sinistra salendo al lago Rotondo. Dal lago saliamo verso sinistra (attenzione ai segnavia), alla sella di quota 2420 (bocchetta del Paradiso), sul crinale che separa la val Pianella dalla valle dell’Inferno. Il tratto dal lago Rotondo alla sella è abbastanza impegnativo, perché è piuttosto ripido ed avviene su un terreno reso più faticoso da sassi mobili. Nel tratto terminale, poi, dobbiamo superare, con qualche cautela e seguendo il tracciato individuato dai segnavia, una fascia di roccette.
Il versante opposto è meno impegnativo, essendo costituito da un crinale altrettanto ripido, ma erboso. Sempre seguendo i segnavia, possiamo così calare, con un’ultima diagonale a destra seguita da una a sinistra, proprio sul punto terminale della valle dell’Inferno, vale a dire sulla bocchetta dell’Inferno (m. 2306), che giustifica il suo nome presentandoci lo spettacolo di una vasta distesa di pietre rossastre. L’intera valle è caratterizzata da queste rocce, soprattutto nel suo lato occidentale (di sinistra), occupato dai poderosi contrafforti rocciosi che scendono, verso nord, dal pizzo dei Tre Signori (m. 2553), il gigante della Val Gerola.
Non ci resta, ora, che scendere lungo la valle, spstandosi verso sinistra e correndo un po' alto sulla sinistra del lago dell'Inferno, fino a scendere al suo camminamento. Sfruttando il camminamento dello sbarramento, passiamo sul lato opposto, andanto a destra. Iniziamo, poi, seguendo i segnavia, una ripida discesa, su terreno occupato da sfasciumi, fino ad intercettare un più tranquillo sentiero che, percorso verso destra, ci porta sopra la diga di Trona. Per scendere al camminamento della diga sfruttiamo la traccia intagliata nelle formazioni rocciose che sovrastano ad ovest la diga. Attraversiamo, poi, il camminamento della diga di Trona, portandoci sul suo lato orientale. Ci attende l’ultima fatica: dobbiamo guadagnare qualche decina di metri di quota, prima di raggiungere il tratto pianeggiante (è qui che giunge anche il sentiero che scende dalla bocchetta di val Pianella) che porta al Pich ed a Pescegallo.
Questo terzo anello può ben essere chiamato anello dei laghi della val Gerola, e richiede circa 8 ore di cammino, per superare un dislivello in salita di circa 1200 metri.


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PASSI E PENSIERI DI IVAN FASSIN

Il 28 giugno del 2015 è scomparso Ivan Fassin, grande uomo di cultura che ha vissuto la passione per la montagna e quella per il pensiero e le scienze umane come dimensioni profondamente legate. Nel suo volumetto “Il conglomerato del diavolo – Fantasticherie alpine” (Sondrio, L'officina del Libro, 1991) così racconta una sua escursione in questi luoghi (salita da Pescegallo, per il passo di Salmurano, all'altipiano dei Piazzotti ed alla cime dei Piazzotti occidentale, discesa alla boccehtta di Val Pianella e traversata alla bocchetta d'Inferno per il sentiero 101, discesa alla bocchetta di Varrone e traversata alla bocchetta di Trona, discesa al lago di Trona ed all'imbocco della Val Pianella o Val di Trona):


Rifugio Benigni

Sbuchiamo sul dosso delle Foppe di Pescegallo… Traversata in fondo la valle risaliremo per per il più diretto sentiero… sotto il costone della cima orientale di Piazzotti, all'aereo passo di Salmurano. Intanto già da un po' andavamo guardando i primi contrafforti del regno del conglomerato, vale a dire la costiera turrita dei Denti della Vecchia, illuminata dai primi raggi del sole, rosa.violacea come piccole dolomiti locali. Al passo, come accade, si presenta una situazione geografica del tutto diversa da quella immaginata: una fossa profonda, rotondeggiante, ancora in ombra, costituisce la testata della Val Salmurano… Ora il sentiero si sviluppa per un tratto pianeggiante o in leggera discesa, tagliando in costa i ripidi pendii erbosi sotto gli erti colonnati di conglomerato rossiccio che fanno da sostegno, su questo lato, alla Cima Piazzotti (est). La via poi si inerpica entro un singolare canale sassoso, in cui prosperano certi fiori gialli.. A quanto pare l'incertezza dei crinali e dei deflussi va fatta risalire almeno all'era glaciale, quando il ghiacciaietto sospeso sull'altopiano Piazzotti, intanto che scavava la piccola fossa in cui oggi si annida il lago, riversava le sue lingue sia verso la Val Tronella che su questo lato.


Laghetto superiore dei Piazzotti

Ci avviamo sul pendio tutto solcato da vallette che, sviluppandosi per qualche centinaio di metri (e cento in altitudine) porta alla cima Piazzotti occidentale. Saliamo ancora verso la croce, preceduti da un silenzioso giovane che punta a quella meta come un pellegrino frettoloso; dall'altra parte della valle, tra nebbie dense e grigiastre, un gregge sta abbarbicato in posizione impossibile sul torrione di Giacomo: belano e invocano forse sale o acqua, che scarseggia. Da queste parti sembrano comunicare più gli animali che gli uomini… Dalla vetta gettiamo uno sguardo nel grigiore opaco della valle di Trona, e una occhiata nostalgica al torrione della Mezzaluna, che appare come un miraggio, ancora illuminato dal sole, in un solco della cresta; poi ci affrettiamo a scendere, nella convinzione che il tempo precipiti.


Il sentiero 101 sotto la cima dei Piazzotti occidentale

Non però per ritornare al rifugetto Benigni esposto a tutti i venti sul piccolo altopiano là in fondo, né divallando su Trona lungo una enorme ganda che riempie un vasto canale, bensì calando cauti sulla bocchetta di val Pianella, tra l'erba scivolosa, su una traccia sommaria, ma distinta… Proseguiamo… su un bel percorso che va verso il rifugio Grassi, correndo in quota sul versante meridionale del gruppo. Ma ovviamente vediamo poco più che il sentiero, intuiamo un “sopra” tetro e incombente, un “sotto” che fugge via: il cammino esige qualche attenzione, correndo alto su pendii erbosi ripidi, e più di rado traversando scogli e crestoni rocciosi… In questa tetraggine avanziamo molto rapidamente, apprezzando però l'intelligenza del tracciato, e la sua “esposizione” (ce ne aveva resi avvertiti la pallidezza di un ragazzo che col padre lo percorreva in senso opposto al nostro, e che avevamo incontrato all'inizio sul dosso di Giarolo), finché approdiamo a un piccolo circo invaso da enormi massi e, dopo lo scavalcamento di un ennesimo crestone, ci infiliamo nel rettilineo vallone d'Inferno (bergamasco). A sinistra la Sfinge è invisibile nella nebbia…


Lago Zancone e Val Pianella (o Val di Trona)

Così, dopo la bocchetta d'Inferno… andiamo di corsa su un sentierino che fa lievi saliscendi su canali e pascoli ripidi che scivolano verso il lago, alla bocchetta di Varrone, più un largo spiazzo che un passo, quasi uno svaso da cui l'antico ghiacciaio prendeva la via della Val Varrone. Anche noi ci affacciamo a guardare la testata di quella valle, il rifugetto FALK che sembra oggi deserto… Dall'altra parte di questa dorsale che fa da testata alla Val Varrone, sopra l'altro passo (Bocchetta di Trona) un piccolo bunker d'alta quota, resto forse di trinceramenti militari, poi chiesetta e poggi ridotto a rudere, porta ancora il nome, un po' incredibile, di Casa Pio XI. Nello squallore dell'interno (umido antro gelido), ancora una lapide ricorda la tragica vicenda di un giovane caduto sul Pizzo di Trona…


Bocchetta di Val Pianella (o di Val di Trona)

Dopo un altro tratto di costa, scendiamo cautamente alla diga e la traversiamo, un po' sorpresi di non trovare perentori divieti né arcigni custodi. Scivoliamo rapidamente giù per le pendici franose sotto i dentini di Trona, lungo una traccia non certo migliorata dalle discariche dei lavori, fino a una baita isolata su un dosso. Da lì, piegando verso la val Trona, aggiriamo verso monte il lago e andiamo a sostare… presso le casupole dell'alpe sotto il lago Zancone… Sul pianoro irregolare alcuni enormi massi erratici collocati in equilibrio precario sembrano minacciare la valle sottostante e il lago, verdeggiante in un raggio di sole. In fondo alla valle, grandi massi ora spaccati si devono essere scontrate scendendo da differenti postazioni, come fossero state fatte rovinare da un popolo di giganti in una contesa intestina…


Torrione di Tronella

Mentre sosto trasognato e un po' incerto, un violento scampanio di rochi “zampugn” e urla scomposte di umani sull'altro versante della valle mi richiamano a una scena d'altri tempi. Una lunga fila di capre, seguire da un pastore vociante, si snoda controluce lungo un sentiero di mezzacosta, un sentiero apposito, una via di penetrazione in questo regno della pietra, diretta a chissà quale meta che non si indovina prossima. Questa immagine fa da contrappeso alla turba di turisti sparpagliati in cima al lago che, appostati da ore di attesa del sole che scarseggia, non la smettono di lanciare urla sguaiate.


Val Pianella (o Val di Trona)

Nello scarto fra i due suoni si insinua una riflessione su quale doveva essere la vita quassù un tempo, nella pur breve stagione del pascolo. Luoghi, temo, non troppo amati, per la loro asprezza, la solitudine, la distanza dal fondovalle. Impossibile attribuire ai coloni una disinteressata contemplazione della selvaggia natura, presi com'erano dalla cruda necessità. Alla base di storie e leggende, che vi saranno state di certo, come sembrano attestare anche i sinistri toponimi, non la gioia del fantasticare, ma solo forse i terrori infantili e la noia dell'adulto nelle ore della sorveglianza al pascolo, e poi il tenace ricordare delle donne e l'ironica verbosità degli anziani.


Val Pianella (o Val di Trona)

Non credo vi fosse né più felicità (che talora si associa all'incoscienza) né più costanza, memoria continuità. Forse si partiva per l'alpe come poi per il lavoro nella Bassa o diretti in Merica: per tornare cioè muti, più allucinati dalla fatica e dall'isolamento…. Mi semra che che non sappiamo quasi nulla di ciò che veramente fu, di ciò che passò per le teste dei nostri antenati. E così è come se ci mancasse una chiave per intendere il vero spirito dei luoghi.


Lago di Trona

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Tre giorni fra i laghi del Bitto 1, 2, 3
 
   
   

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