GALLERIA DI IMMAGINI


Ravizze ed il monte Disgrazia (sullo sfondo)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Provinciale della Val Gerola-Ravizze-Canevèi-San Giovanni-Pista-Laveggiolo-San Rocco-Castello-Canevèi-Ravizze-Provinciale della Val Gerola
4 h e 30 min.
520
E
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Pedesina e proseguiamo; poco oltre il ponte sulla Val di Pai troviamo lo svincolo sulla destra per Teggie e Ravizze e proseguiamo per breve tratto, fino ad uno slargo sulla sinistra, poco dopo il km 12 (m. 980), dove parcheggiamo. Ridiscendiamo allo svincolo per Ravizze ed imbocchiamo la vicina segnalata mulattiera (palina "Antiche mulattiere") che sale con diversi tornanti, intercetta la strada per Ravizze e la lascia poco oltre, la intercetta una seconda volta e riprende dopo il tornante sx ed una casa sulla destra. Alla fine ci ritroviamo sotto la chiesetta della B. V. Assunta a Ravizze (m. 1280). Dalla chiesetta saliamo verso destra intercettando l'ultimo tratto della strada. Sul lato opposto (palina) riprendiamo a salire verso sinistra raggiungendo un bivio in località Canevèi. Salendo a destra siamo alla chiesetta di San Giovanni a Case di Sopra (m. 1330). Qui ritroviamo una stradina ma la lasciamo subito prendendo a destra e dopo pochi metri a sinistra, su sentiero che arriva ad una baita ristrutturata. Qui prendiamo a destra salendo su sentiero che taglia alcuni prati e termina ad una pista sterrata. Su questa scendiamo verso sinistra, ci immettiamo sulla stradina che sale a Laveggiolo e procedendo a destra raggiungiamo Laveggiolo (m. 1471). Dal limite della piazzola verso la pista per la Val Vedrano prendiamo il sentierino che scende ripido a sinistra (est) e raggiunge la chiesetta di San Rocco (m. 1395), proseguendo nella discesa, diritto, fino a Castello (m. 1307). Qui imbocchiamo la stradina che va a destra ed intercetta la strada Gerola-Laveggiolo. Saliamo per breve tratto verso sinistra, fino a trovare la palina "Antiche mulattiere" che segnala il sentiero che se ne stacca sulla destra e traversa verso nord fino a Canevèi. Da qui ridiscendiamo a Ravizze ed alla provinciale della Val Gerola per la medesima via di salita.


Mulattiera per Ravizze

A monte di Gerola Alta, sul versante occidentale della Val Gerola, si dispongono in posizione panoramica, come naturale belvedere sul gruppo del Masino, a nord, diverse frazioni, meta ideale per tranquille passeggiate di mezza stagione. Il giro più completo sfrutta l’antica mulattiera di Ravizze. Ne troviamo la partenza salendo lungo la strada provinciale della Val Gerola (strada provinciale n. 7).
Per farlo lasciamo la ss 38 dello Stelvio verso destra all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), andando a destra ad una seconda rotonda, superando il fiume Bitto su un ponte e raggiungendo la partenza della strada provinciale n. 7, che dopo due lunghe diagonali passa per Sacco, Rasura e Pedesina, superando poi lo stretto ponte sulla Val di Pai. Ora dobbiamo prestare attenzione: prima di raggiungere Gerola, vediamo un cartello che segnala la deviazione a destra per Ravizze e Tegie. Proseguiamo ancora per breve tratto, superando il cartello del km 12 e trovando subito dopo, sulla sinistra, uno slargo al quale possiamo lasciare l’automobile, ad una quota approssimativa di 980 metri.


Mulattiera per Ravizze

Ci mettiamo ora in cammino tornando indietro sulla strada, cioè procedendo in leggera discesa. Dopo una semicurva a sinistra, torniamo allo svincolo della stradina che sale a Ravizze e Tegie. Pochi metri sotto lo svincolo, vediamo una palina con la scritta “Antiche mulattiere”: si tratta di una segnalazione curata dall’Ecomuseo della Val Gerola, per valorizzare la riscoperta di queste antiche autostrade un tempo testimoni di tanti passi e tante fatiche, ora parecchio deserte, ma comunque contente di essere scampate a carrozzabili e piste che altrove ne hanno decretato la morte. La palina è infatti posta pochi metri sopra la partenza di un’evidente mulattiera, che si tuffa subito in uno splendido bosco di faggi, piegando a destra. Superato un muretto diroccato, saliamo gradualmente inanellando alcuni tornanti, mentre il sole si annuncia solo attraverso la luminosità delle foglie più alte. Per un tratto usciamo all’aperto, poi rientriamo fra le ombre del bosco e dopo qualche altro tornante passiamo proprio sotto un superbo totem della nuova religione del progresso, un alto traliccio.
Poco sopra la mulattiera intercetta la stradina asfaltata che dalla provinciale sale a Ravizze, in corrispondenza di un tornante dx. Pochi metri sulla strada, ed a destra vediamo di nuovo la palina che segnala la ripartenza della mulattiera sorretta da un muretto a secco. Saliamo verso destra, poi affrontiamo pochi tornanti e raggiungiamo un tratto nel quale la mulattiera corre per qualche metro rialzata rispetto al fondo del bosco, per poi piegare a sinistra, uscire all’aperto e salire di nuovo alla strada asfaltata, che ora dobbiamo seguire per un tratto. Saliamo verso destra, svoltiamo ad un tornante a sinistra e vediamo alte sopra di noi, a destra, le prime baite di Ravizze. Proseguiamo per un breve tratto, fino ad una casa sul ciglio della strada.


Chiesetta della B. V. Assunta a Ravizze

Appena dopo la casa ritroviamo la mulattiera, che sale diritta ad intercettare per la terza volta la strada. Vediamo sopra di noi la chiesetta della B. V. Assunta di Ravizze (Gésa dul Raüsc’) e la raggiungiamo dopo pochi metri su una stradella che lascia la stradina. L’origine della chiesetta è probabilmente tardo medievale: viene citata in un documento del 1467, nel quale si parla di un lascito a suo favore operato da Tomeo figlio di Giacomo detto Zucha de Mugiis, di Ravizze. Fra il 1762 ed il 1784 la chiesa venne interamente rifatta da mastro Battista Maurelli, riproducendo, in piccolo, lo schema della parrocchiale di S. Bartolomeo a Gerola. Appena sopra la chiesa passiamo fra alcune case, prendendo a destra. Siamo a Ravizze (Raüsc’, m. 1282). Il nucleo è già attestato in un documento del 1321 ed in altri successivi, nelle forme latine “Rapiziis” e “Rapiciis”. Nel secolo XIV era abitata dalle famiglie di Conforto detto Colia (da cui verrà il cognome “de coliis”, quindi Colli), di Viviano detto Muto (da cui il cognome “de mutis”) e di Alberto detto “Musa” (da cui il cognome “de mugiis”), di Bonaventura detto “calvus” (da cui il cognome “de calvis”).
Salendo su una stradella passiamo a sinistra di un baitello semidiroccato interamente in legno, con a lato una nuova palina delle Antiche mulattiere. Sul fondo, a nord, si mostrano le superbe cime del gruppo del Masino centro-orientale, dalla cima di Zocca alla cima di Castello, da tre pizzi Torrone al monte Sissone ed al monte Disgrazia, che su tutti si impone per mole e regalità. Si tratta di uno scenario che accompagna buona parte di questa escursione. A sinistra una lavatoio coperto.


Ravizze

Pochi metri sopra la stradella termina intercettando la carrozzabile nel suo ultimo tratto: alla nostra destra vediamo il piccolo slargo al quale termina. Non andiamo però a destra, ma la attraversiamo e riprendiamo a salire, sull’invito di una nuova palina e di uno sbiadito segnavia rosso-bianco-rosso con numerazione “6”. Siamo subito ad un bivio, e prendiamo a sinistra. Superata una nuova fontana (vasca in cemento), saliamo su un sentiero che taglia un prato.
Dopo un breve tratto in una piccola selva, siamo ad un bivio, in località Canevèi (termine che significa “casello per la conservazione del latte”), segnalato da due paline: prendiamo il sentiero di destra. Passiamo a sinistra di una nuova fontana e proseguiamo salendo in diagonale su un ampio prato. Il sentierino termina intercettando una seconda carrozzabile, nel punto in cui termina: questa volta si tratta di una strada che scende fin qui dalla strada principale che collega Gerola a Castello e Laveggiolo. Appena sotto la stradina si trova una seconda chiesetta, quella di San Giovanni Battista, la cui edificazione iniziò nel 1745 (fu benedetta nel 1749).


Case di Sopra

Siamo alla contrada Case di Sopra (Ca’ zzuri, m. 1330), che fu distrutto da una valanga nel 1836. In un documento del 1333 viene denominata “contrata de supra”, mentre in uno successivo del 1498 viene denominata “cazore”. Appena sopra la chiesetta vediamo il bel lavatoio con due vasche, rispettivamente per il lavaggio e per il risciacquo dei panni, oltre che per abbeverare gli animali. Reca incisa la data del 1921.
Invece di incamminarci sulla strada, la lasciamo subito, prendendo a destra (non ci sono segnalazioni), su una stradella che porta dopo pochi metri ad una nuova fontana. Qui, ad un bivio, prendiamo a sinistra, salendo lungo un sentiero che passa a sinistra di un baitone e di una fontana. Ci ritroviamo sotto una baita ristrutturata, e qui volgiamo a destra, passando fra due altre baite e nella parte bassa di una ripida fascia di prati. Il sentiero entra nel bosco, si fa più marcato, volge a sinistra e ne esce ad una nuova fascia di prati, salendo diritto, passando a sinistra di una nuota baita e di un muretto a seccol alle cui spalle il monte Disgrazia occhieggia sornione. Il sentiero, delimitato da una staccionata in legno sulla destra, passa poi fra altre baite e volge a sinistra. Dopo un ultimo breve strappo passa a sinistra dell’ennesima fontana ed intercetta una pista sterrata, appena prima del cartello di divieto di transito ai veicoli motorizzati non autorizzati.


Laveggiolo

Seguiamo la pista nel senso opposto, cioè verso sinistra, e sendiamo ad un ampio parcheggio. Seguendo la pista, scendiamo ancora per breve tratto ed intercettiamo una stradina che seguiamo salendo verso destra: in breve siamo alle baite di Laveggiolo (Laveggiolo (lavegiöl, m. 1471). Ci ritroviamo così alla piazzetta dove termina la carozzabile che da Gerola sale a Laveggiolo. Dai più antichi documenti tardomedievali (nel 1321 viene menzionato “de Lavizolo”, nel 1520 “de Lavegiolo”) il nucleo risulta abitato da tre nuclei familiari, tutti Ruffoni, discendenti dal capostipite ser Ugone.
Portiamoci ora al punto nel quale parte la pista che si addentra in Val Vedrano: non la seguiamo ma, sulla sinistra, cerchiamo la partenza di un sentierino che scende verso est-sud-est tagliando un ripido prato. In corrispondenza di una nuova palina delle Antiche Mulattiere intercettiamo una stradina asfaltata; proseguendo diritti nella discesa ci portiamo alla ben visibile chiesetta di San Rocco (san ròch, m. 1395), sul ciglio di uno splendido poggio (la fòpa). Fu costruita nel Settecento dagli abitanti di Laveggiolo nel luogo dove esisteva una precedente cappella (infatti in un documento del 1580 di legge “al giexolo de san Rocho”). E' probabile che in questa piana vennero sepolti i morti delle due ondate di peste del 1630 e 1636, le più crudeli, che dimezzarono gli abitanti delle frazioni. Il colpo d'occhio verso sud-ovest è splendido: si gode la vista della valle di Pescegallo e della sua testata, con le cime o pizzi di Ponteranica (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2372). Alla sua sinistra il monte Motta ed uno scorcio della Val Bomino.


Chiesetta di San Rocco

Proseguiamo ancora verso est, scendendo diritti su un sentierino che passa fra poche piante e scende lungo una nuova ripida fascia di prati, intercettando la strada sterrata che raggiunge il nucleo di Castello (Castèl, m. 1307).
Scendiamo per breve tratto fra le case, raggiungendo il centro del nucleo, dove troviamo alla nostra sinistra la chiesetta dedicata alla Madonna della Neve, a S, Giovanni Nepomuceno ed a S. Venanzio (gésa de castèl, m. 1307). La sua origine è legata alla donazione, del 12 settembre 1745, di un terreno con una casa, effettuata in favore della Chiesa da Maria Ruffoni di Castello. Venne quindi costituita nel 1746 una commissione per raccogliere i fondi che permisero la costruzione della chiesetta, dal 1746 al 1747.
Alla nostra destra, invece, vediamo un suggestivo lavatoio, vicino al punto di partenza della pista che si dirige verso il centro della Val Vedrano. Su un pannello leggiamo che “i lavatoi erano un tempo luogo di incontro e socializzazione fra gli abitanti del borgo, in primo luogo fra le donne che vi si recavano per fare il bucato all'aria aperta. I panni erano lavati con il sapone prodotto in casa utilizzando il grasso degli animali e la soda caustica; si sbiancavano lenzuola e panni con la lesiva, un liquido ottenuto facendo bollire in grandi paioli la cenere di legna con acqua."


Castello

Appena sopra la chiesetta ed il lavatoio vediamo, invece, l'edificio del forno settecentesco, segnalato da un secondo pannello, sul quale leggiamo: “A piano terra si trova un locale con le pareti nere di fumo, su cui si apre maestosa la bocca del grande forno (2,5 metri di diametro) fatto a cupola. Sopra di essa si trova lo scarico, attraverso il quale il fumo viene incanalato verso l'esterno…. La cottura del pane era un procedimento piuttosto lungo, perché richiedeva un paio di giorni affinché il forno giungesse lentamente a temperatura, quindi si infornavano le pagnotte che nel frattempo le donne avevano impastato e preparato nelle loro case. Per questo, il forno era generalmente di uso comunitario: quando veniva acceso, tutte le famiglie venivano a cuocere il loro pane e ne lasciavano poi ai proprietari una piccola quantità come pagamento. Il pane veniva ottenuto con farina di segale, di frumento o anche di mais, spesso mescolate in varia misura. La segale era coltivata nei campi rivolti verso sud, tutto intorno alle case di Castello e verso Laveggiolo, mentre il frumento e il mais venivano coltivati nei campi di pianura. Il raccolto veniva poi macinato nei mulini di Castello e Laveggiolo, disposti lungo il corso del torrente Vedrano. A volte, soprattutto per le feste o per le occasioni importanti, il pane veniva arricchito con castagne, fichi, uva passa, frutta secca, residui della fusione dello strutto (graséi) e persino con patate, per ottenere le bisciole locali dal gusto inimitabile." Nonostante il nome del nucleo rimandi ad una qualche forma di fortificazione, non ne troviamo però traccia, né se ne trova nei documenti consultati.


Chiesetta della Madonna della Neve a Castello

Risaliamo ora alla strada asfaltata e seguiamola verso destra, fino ad intercettare la strada Gerola-Laveggiolo. Saliamo verso sinistra per breve tratto, fino a trovare la palina delle Antiche mulattiere, che segnala un sentiero che si stacca dalla strada sulla destra, traversando verso nord, in un bosco. La traversata ci riporta al bivio dei Canevèi. Ritroviamo così l’itinerario di salita, e lo seguiamo scendendo verso destra, alla parte alta di Ravizze. Ripassiamo così per la chiesetta della B. V. Assunta, scendiamo sulla mulattiera che taglia la carrozzabile e, intercettata di nuovo la strada, ad un tornante dx la lasciamo riprendendo la mulattiera. Al termine della discesa ci ritroviamo sulla strada provinciale della Val Gerola. Dopo una breve salita verso destra, torniamo alla piazzola dove abbiamo lasciato l’automobile, dopo circa 4 ore e mezza di cammino (il dislivello approssimativo in salita è di 520 metri).

CARTA DEL PERCORSO

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