Conca di Salmurano

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Rif. Salmurano-Passo dell'Avaro-Laghetti di Ponteranica
3 h
790
E
Pescegallo-Rif. Salmurano-Passo dell'Avaro-Laghetti di Ponteranica-Grande ometto sul crinale e porta-Lago di Pescegallo-Pescegallo
5 h
1080
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui e ci incamminiamo sulla pista che sale verso sud. Ad un bivio stiamo a destra. La pista termina proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Seguendo una traccia di pista che corre nei pressi dell’impianto (siamo a destra del rifugio Salmurano), raggiungiamo il manufatto in cemento al termine dell’impianto stesso. Alle sue spalle inizia un marcato sentiero che, dopo un tornante sinistrorso, punta decisamente al passo sulla sinistra della testata della valle (se ne stacca, sulla destra, un altro sentiero che effettua una traversata al gemello passo di Salmurano). Il sentiero ci porta ai 2099 metri del passo dell'Avaro. Ci immettiamo sul sentiero 101 ed andiamo a sinistra e superiamo un vallone esposto. Raggiungiamo un alpeggio abbandonato ed alla nostra destra vediamo una pozza e la cima erbosa del monte Avaro (m. 2088). Proseguiamo sul sentiero fino a trovare il punto, segnalato, nel quale da esso si stacca, sulla sinistra, il sentiero 109. Imboccato quest’ultimo, dopo un breve strappo sul crinale erboso, ci affacciamo all’ampia conca che nasconde i laghetti di Ponteranica. Il sentiero piega leggermente a destra ed effettuando un traverso in direzione dei laghetti. Alla fine raggiungiamo il laghetto meridionale (m. 2105), che ha la forma di una “C” orientata verso sud-est. Costeggiamo il laghetto sulla destra: dopo aver superato una fascia di roccette, ci affacciamo al secondo laghetto, quello settentrionale. Possiamo ora tornare per la medesima via di salita o con più ampio giro (anello di Ponteranica). In tal caso Portiamoci ai piedi del crinale compreso fra i due laghetti, dove si trovano anche altri due microlaghetti, e saliamo, tendendo leggermente a sinistra (siamo a sinistra del vallone che scende alla conca dei laghetti) in direzione di un sentiero che, più in alto, si distingue nettamente, e che punta, effettuando una traversata verso sinistra, alla sella fra i monti Triomen e Valletto. Raggiunto il sentiero, lo seguiamo per un tratto, finché, appena prima di un modesto corpo franoso, troviamo un sentiero che se ne stacca sulla destra. Cambiamo, quindi, decisamente direzione e puntiamo a destra, in direzione nord-est, raggiungendo la soglia di un gradino roccioso che sovrasta i laghetti. Ci troviamo così nel circo terminale dominato dalla cima occidentale di Ponteranica, che da qui appare un imponente torrione, accompagnata, sulla sinistra, da una sorta di dente. Alla nostra sinistra un canalino porta proprio al crinale, in un punto assai panoramico, soprattutto in direzione ovest. Noi, però, dobbiamo proseguire, su sentiero non marcato, ma sempre visibile, salendo verso destra e superando una breve fascia di rocce. Ci ritroviamo, quindi, su un ampio versante erboso, che scende direttamente dal crinale. Seguendo la traccia di sentiero, raggiungiamo il crinale, ad una quota approssimativa di 2330 metri, nei pressi di un grande ometto, che è già visibile dai laghetti di Ponteranica. Proseguendo verso est, troveremo, ben presto, una porta che si affaccia sul circo glaciale dell’alta conca di Pescegallo. Dalla porta scendiamo, nel primo breve tratto, su traccia di sentiero che serpeggia fra sfasciumi. Poi, piegando a sinistra, ci portiamo su un terreno meno instabile, proseguendo sulla traccia di sentiero, che non è segnalata da segnavia, ma da numerosi ometti. Stiamo scendendo nell’ampia conca compresa fra la cima di Pescegallo (m. 2328) ed il pizzo della Nebbia (m. 2243), attraversando due nevaietti, prima di raggiungere un falsopiano che si affaccia sulla conca di Pescegallo. Giungiamo, così, in vista del lago di Pescegallo (m. 1865). La traccia di sentiero punta, quindi, decisamente a destra, fino ad intercettare il sentiero che dal lago sale al passo del Forcellino (Gran Via delle Orobie). Percorrendolo in discesa, ci portiamo alla corona della diga di Pescegallo, oltre la quale troviamo la pista sterrata che sale da Pescegallo. Scendendo lungo la pista, ci immettiamo in quella Pescegallo-Salmurano e torniamo a Pescegallo.


Apri qui una panoramica dal passo dell'Avar
o

Fra le escursioni che hanno come base Pescegallo quella ai laghetti di Ponteranica è una delle meno considerate, nonostante sia semplice, di medio impegno fisico e di grande interesse panoramico, quando la giornata è limpida (se non lo è, ci potrà capitare di essere avvolti da densi banchi di foschia, con l’effetto sorprendente e suggestivo di un paesaggio irlandese o scozzese).
I laghetti si trovano sul versante bergamasco dell’alta Val Brembana, appena dietro il crinale che lo separa dalla Val Gerola, e che è scandito dai monti Ponteranica (m. 2378) e Valletto (m. 2371). Per la precisione, il sistema costituito da due laghetti (cui si aggiungono due microlaghetti), posti in una splendida conca a 2100 metri, si trovano alle spalle, cioè ad est, del monte Valletto. Si raggiungono con due ore di cammino da Pescegallo.
Per salire a questa località ci si stacca, al primo semaforo all’ingresso di Morbegno (per chi viene da Milano) sulla destra, seguendo le indicazioni per la Val Gerola. Imboccata la ex ss. 405, ora strada provinciale, della Val Gerola, dopo circa 15 km raggiungiamo Gerola Alta e, dopo quasi 6 km da Gerola, il villaggio Pescegallo (m. 1454), dove possiamo lasciare l’automobile.
Dobbiamo ora salire alla conca di Salmurano, il ramo occidentale fra i due nei quali si suddivide l’alta valle di Pescegallo. Se sono aperti gli impianti di risalita in seggiovia, possiamo sfruttarla; in caso contrario, dobbiamo utilizzare una pista sterrata, che parte proprio dal piazzale degli impianti, snodandosi sul crinale denominato Foppe di Pescegallo, un ambiente gentile e ridente, costellato di piccole macchie di larici.
Alla nostra destra possiamo ammirare l’elegante formazione costituita dalle cinque punte della Rocca di Pescegallo (m. 2082), denominata anche, poco romanticamente, Denti della Vecchia, la costiera che separa la valle di Pescegallo dalla Val Tronella. Alla nostra sinistra, invece, si può scorgere il muro di sbarramento della diga di Pescegallo, nella conca gemella rispetto a quella cui stiamo salendo. Proprio sopra la diga, è facilmente riconoscibile il passo del Forcellino (m. 2050), che unisce la conca di Pescegallo con l’alta Val Bomino. La pista, dalla quale se ne stacca, sulla sinistra, una seconda, che conduce al lago di Pescegallo, termina sul limite inferiore del Pianone, così è chiamata la conca di Salmurano, nei pressi del rifugio Salmurano (m. 1848). Poco prima del suo termine, possiamo vedere, sulla destra, le segnalazioni della Gran Via delle Orobie, che passa proprio di qui, seguendo un sentiero che proviene dalla Val Tronella, proseguendo, oltre il rifugio, per il lago di Pescegallo ed il passo del Forcellino. Sempre sulla nostra destra possiamo riconoscere il sentiero che punta al passo di Salmurano (m. 2017), facilmente riconoscibile sulla più marcata depressione della parte destra della testata che chiude il Pianone. Per questo passo transita il percorso più agevole per il rifugio Benigni.
La nostra meta, però, è diversa: dobbiamo, infatti, puntare sul passo gemello che si trova sulla sinistra del crinale, e precisamente su una larga sella erbosa cui giunge un secondo sentiero, che possiamo facilmente scorgere. Si tratta del passo dell’Avaro (m. 2099), posto a monte del punto di arrivo dell’impianti di risalita che percorre il lato sinistro del Pianone. Seguendo una traccia di pista che corre nei pressi dell’impianto (siamo a destra del rifugio Salmurano), raggiungiamo, dunque, il manufatto in cemento al termine dell’impianto stesso. Alle sue spalle inizia un marcato sentiero che, dopo un tornante sinistrorso, punta decisamente al passo (se ne stacca, sulla destra, un altro sentiero che effettua una traversata al passo di Salmurano). Dopo circa un’ora ed un quarto di cammino, eccoci, alla fine, ai 2099 metri del passo, dal quale si domina l’ampio Pianone.
Eccellente è il panorama verso nord. Da sinistra, a destra della Rocca di Pescegallo, scorgiamo le cime della bassa Valchiavenna, della bassa Val Codera e della Valle dei Ratti, fra le quali spicca il profilo affilato del Sasso Manduino. Più a destra, testata della Valle di Spluga, ecco la suggestiva carrellata delle cime del gruppo del Masino, con i pizzi Scalino, Cengalo e del Ferro, le cime di Zocca e di Castello, la punta di Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone e le cime di Chiareggio (resta invece nascosto, più a destra, il monte Disgrazia, che si vede però più in basso, salendo verso il passo).
Il passo di affaccia sull’alta e solitaria valle di Salmurano (tributaria della val di Ornica, in alta Val Brembana), un grande catino chiuso da ripidi versanti che produce un singolare effetto di contrasto con gli scenari più aperti sulla Val Gerola. Vi si distingue il marcato canalone del canalone dei Piazzotti ("canalìgn di piazzòc'"), di cui si risale un ampio tratto per raggiungere il rifugio Benigni (da qui sembra assai difficile farlo, anche se in realtà non è così) e, sull’angolo sud-occidentale della valle (a sinistra del canalone), l’arrotondato pizzo di Giacomo (m. 2184). Verso sud, poi, come in una fuga di quinte, si apre lo scenario di cime e verasanti dell’alta Val Brembana.
Il passo è raggiunto anche da un sentiero che proviene dal passo di Salmurano e prosegue, verso est, tagliando i ripidi versanti. Iniziamo, dunque, una traversata in questa direzione (sinistra), perdendo anche qualche decina di metri di quota. Se la giornata è limpida, distingueremo, ben presto, alla nostra destra, in primo piano l’arrotondata ed erbosa cima del monte Avaro (m. 2088). Superate alcune vallecole ed aggirato un crinale, ci affacciamo alla verde e stupenda conca che si stende ai piedi del monte Valletto. La conca è occupata da alcuni grandi massi erratici, fra i quali sono stati ricavati dei ricoveri per pastori e bestiame. Oggi qui regna la solitudine, spezzata solo dagli escursionisti che, soprattutto nelle giornate festive, qui non sono, per la verità, rari. Ricominciamo, poi, a salire, puntando al monte Avaro, fino a raggiungere l’ampia sella erbosa posta a nord della sua cima arrotondata.
La denominazione di questo monte rimanda ad una leggenda abbastanza nota nel comune di Ponteranica. Si dice che in un tempo lontano l’alpeggio dell’Avaro appartenesse ad un tale di Cusio, tanto attaccato ai soldi da non scucire una monetina neppure quando si trovava in chiesa. Per questo tutti lo detestavano ed il suo alpeggio cominciò ad essere chiamato “dell’avaro”. Però non del malanimo della gente il nostro avaro si doleva, ma di una sola cosa: sembrava che il Signore avesse voluto punirlo per la sua avarizia, la sua alpe era la più povera di tutto il comprensorio, piena di sassi e povera di erba, tanto che le sue mucche pativano per gli stenti. Il nostro avaro non si dava pace per questo, tanto da giungere, una sera, ad esprimere il desiderio di vendere l’anima al diavolo pur di avere un alpeggio ripulito dai sassi. Ed il diavolo non si fece attendere, gli apparve nella forma di un repellente caprone rosso, pronto a firmare il patto con lui. L’avaro dapprima titubò, ma poi si lasciò allettare dalla prospettiva e volle giocare d’astuzia, proponendo al diavolo un patto: gli avrebbe dato l’anima solo se l’alpeggio fosse stato perfettamente ripulito da ogni sasso entro i primi rintocchi del suono dell’Ave Maria, il mattino successivo. Era sicuro che il diavolo non ce l’avrebbe mai fatta. Questi, però, fu più astuto ed accettò: il patto non specificava, infatti, chi avrebbe dovuto operare la pulizia, e nella notte una schiera di diavoli, tutti repellenti e tutti ricoperti di un pelo rosso, portò a termine il compito. Ecco come il nostro avaro perse la propria anima e, mentre ora brucia all’inferno, la sua memoria resta, come monito, legata a questo monte ed a questi luoghi.
A dispetto della sinistra leggenda, questo luogo è assia ameno e gentile: lo impreziosisce anche una pozza, posto a 1997 metri di quota, nel quale si specchia il monte Triomen (m. 2251). Un segnavia rosso-bianco-rosso ci indica che siamo sul sentiero 101 e ci indirizza al punto nel quale il sentiero, oltre il bel tappeto di prati, riprende. Poco oltre, si apre, in basso, alla nostra destra, uno splendido colpo d’occhio sui piani dell’Avaro, dove si trova, a 1704 metri, il rifugio Ca del Sul. Un poco più avanti, intercettiamo anche il sentiero che sale dai Piani e prosegue per i laghetti di Ponteranica. Un cartello ci chiarisce l’incrocio: abbiamo percorso finora il sentiero 101, che dal rifugio Benigni, passando per i passi di Salmurano e dell’Avaro, prosegue in direzione del passo di San Marco, ed intercettiamo, in questo punto, il sentiero 109, che sale, come detto, dai Piani dell’Avaro ai laghetti di Ponteranica, dati a 15 minuti di cammino.
Lasciamo, quindi, il sentiero 101 (che scende alla baita Foppa e prosegue in direzione del passo di San Marco) e cominciamo a salire verso sinistra, sul sentiero 109. Dopo un breve strappo sul crinale erboso, ci affacciamo all’ampia conca che nasconde i laghetti. Il sentiero piega leggermente a destra ed effettuando un traverso in direzione dei laghetti, che ancora non si vedono. Passiamo, così, a sinistra del Monte Triomen (m. 2251), mentre davanti a noi, sulla testata che chiude la conca, è il monte Valletto (m. 2371) ad imporsi al nostro sguardo, con i severi torrioni Pasquini ed Innominato: a dispetto del nome, appare il vero signore di questi luoghi.
Alla fine, eccoci al laghetto meridionale di Ponteranica (m. 2105), che ha la forma di una “C” orientata verso sud-est. Alla sua sinistra, un sentiero sale alla sella compresa fra il monte Triomen e la cima occidentale di Ponteranica; l’impressione è che per tale passo si possa tornare in alta Val Gerola, ma non è così, perché ci si affaccia sul crinale erboso posto a monte del monte Avaro. Costeggiamo il laghetto sulla destra: dopo aver superato una fascia di roccette, ci affacciamo al secondo laghetto, quello settentrionale. Il posto è davvero incantevole. Nelle giornate festive è anche raggiunto da diversi escursionisti, che salgono quasi tutti dai piani dell’Avaro. Nei giorni feriali, invece, una solitudine ne esalta l’impatto suggestivo. Quando la foschia la fa da padrona, infine, ci sembrerà di essere in qualche remota landa scozzese, come se dovesse comparire, da un momento all’altro, un qualche Highlander.


Monte Valletto e grande ometto sul crinale

Progettiamo ora il ritorno. Possiamo ripercorrere la tranquilla via dell’andata, oppure proseguire disegnando un elegante anello di Ponteranica, che sfrutta una bocchetta del crinale fra i monti Valetto e Ponteranica, la quale si affaccia sul circo glaciale a monte della conca di Pescegallo. Questa seconda soluzione richiede esperienza escursionistica e buoen condizioni di terreno e di visibilità.
Per salire alla bocchetta dobbiamo sfruttare una traccia di sentiero che, all’inizio, non è molto evidente. Portiamoci ai piedi del crinale compreso fra i due laghetti, dove si trovano anche altri due microlaghetti, e saliamo, tendendo leggermente a sinistra (siamo a sinistra del vallone che scende alla conca dei laghetti) in direzione di un sentiero che, più in alto, si distingue nettamente, e che punta, effettuando una traversata verso sinistra, alla sella già menzionata fra i monti Triomen e Valletto.
Raggiunto il sentiero, lo seguiamo per un tratto, finché, appena prima di un modesto corpo franoso, troviamo un sentiero che se ne stacca sulla destra. Cambiamo, quindi, decisamente direzione e puntiamo a destra, in direzione nord-est, raggiungendo la soglia di un gradino roccioso che sovrasta i laghetti (da qui li dominiamo entrambi, con un colpo d’occhio stupendo, sempre nebbia permettendo). Ci troviamo così nel circo terminale ai piedi del crinale fra Val Brembana e Val Gerola, dominato dalla cima occidentale di Ponteranica, che da qui appare un imponente torrione, accompanato, sulla sinistra, da una sorta di dente. Alla nostra sinistra un canalino porta proprio al crinale, in un punto assai panoramico, soprattutto in direzione ovest.
Noi, però, dobbiamo proseguire, su sentiero non marcato, ma sempre visibile, salendo verso destra e superando una breve fascia di rocce. Ci ritroviamo, quindi, su un ampio versante erboso, che scende direttamente dal crinale. Seguendo la traccia di sentiero, che punta decisamente al crinale, lo raggiungiamo, infine, senza difficoltà, ad una quota approssimativa di 2330 metri, nei pressi di un grande ometto, che è già visibile dai laghetti di Ponteranica (ce n’è un altro, alla nostra sinistra, in direzione del monte Valletto). A poca distanza dal punto cui siamo giunti, sulla sinistra, si può salire, con molta cautela, da nord, alla cima centrale di Ponteranica, quotata 2353 metri e sovrastata da un ometto, dalla quale si gode di un ottimo colpo d’occhio sul torrione roccioso, con un curioso “cappuccio” terminale, che costituisce la massima elevazione della complessa formazione della cima di Pescegallo (m. 2328). Torniamo al crinale ed al grande ometto: proseguendo verso est, troveremo, ben presto, una porta che si affaccia sul circo glaciale dell’alta conca di Pescegallo. Gettiamo, prima di scendere, uno sguardo verso est: distingueremo le cime di Ponteranica centrale (m. 2372) ed orientale (m. 2378).


Discesa dalla bocchetta di quota 2330 m.

Dalla porta scendiamo, nel primo breve tratto, su traccia di sentiero che serpeggia fra sfasciumi. Poi, piegando a sinistra, ci portiamo su un terreno meno instabile, proseguendo sulla traccia di sentiero, che non è segnalata da segnavia, ma da numerosi ometti. Stiamo scendendo nell’ampia conca compresa fra la cima di Pescegallo (m. 2328), che spicca, con la sua forma pronunciata, alla nostra sinistra, ed il pizzo della Nebbia (m. 2243) alla nostra destra, meno facile da individuare. Se la giornata non è buona, non faticheremo a renderci ragione della denominazione di quest’ultima cima. Nella discesa attraversiamo due nevaietti, prima di raggiungere un falsopiano che si affaccia sulla conca di Pescegallo. Giungiamo, così, in vista del lago di Pescegallo (m. 1865).
La traccia di sentiero punta, quindi, decisamente a destra, fino ad intercettare il sentiero che dal lago sale al passo del Forcellino (si tratta della già menzionata Gran Via delle Orobie). Percorrendolo in discesa, ci portiamo alla corona della diga di Pescegallo, oltre la quale troviamo la pista sterrata che sale da Pescegallo. Prima di proseguire nella discesa, gettiamo un’occhiata alla cima di Pescegallo, che si impone allo sguardo, a sud, con una forma davvero bizzarra e curiosa, si direbbe bitorzoluta.
Seguendo, infine, la pista, scendiamo ad intercettare la pista che abbiamo utilizzato per salire da Pescegallo al Pianone di Salmurano. In alternativa alla pista, dopo averne percorso un primo tratto, possiamo seguire il sentiero, segnalato da segnavia rosso-bianco-rossi, che se ne stacca sulla destra e parte dal prato nei pressi di una vasca per la raccolta dell’acqua. Il sentiero effettua una discesa che ci porta direttamente a Pescegallo, per via più breve rispetto alla pista. Torniamo, così, al punto di partenza, dopo circa 5 ore di cammino. Il dislivello superato in altezza è di circa 1080 metri.

 

 

 


Clicca qui per aprire una panoramica sulla piana presso il lago di Pescegallo

Copyright 2003 - 2017: Massimo Dei Cas
La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore (Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

GALLERIA DI IMMAGINI

ALTRE ESCURSIONI IN VAL GEROLA

La via del Bitto 1, 2, 3, 4
Il trekking della Val Gerola 1, 2
L'anello di Gerola 1, 2, 3
Tre giorni fra i laghi del Bitto 1, 2, 3
 
   
   

Copyright 2003 - 2017: Massimo Dei Cas

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

Copyright © 2003 - 2017 Massimo Dei Cas Designed by David Kohout