GALLERIA DI IMMAGINI - CARTA DEL PERCORSO - ALTRE ESCURSIONI A GEROLA


Apri qui una panoramica sul monte Valletto (al centro) visto dal Monte di Sopra

Il monte Valletto (m. 2371) non passa inosservato sulla testata della Val Gerola, non per la mole, ma per la sua spiccata e caratteristica forma a punta di lancia. Il nome ci porta fuori strada, perché evoca l'immagine di un modesto servizio alla corte di signori più illustri, le vicine cime di Ponteranica. Non è così. "Valletto" è una cattiva italianizzazione di "ul valèt", il nome che gli è stato assegnato localmente, e che significa "valletta", probabilmente con riferimento al solco che segna il suo versante sud-occidentale. Ma localmente viene chiamato anche "ul pizzàl", cioè "il pizzo" (per eccellenza, forse, dato il suo profilo affilato). Rende ancora più suggestiva la cima la presenza di due singolari torrioni contigui, chiamati "Pasquini" ed "Innominato".
La salita a questa cima dalla cosiddetta via normale, quella per la cresta occidentale, non propone difficoltà alpinistiche, ma richiede esperienza escursionistica e buone condizioni di terreno (cioè terreno asciutto ed assenza di neve). Sul versante valtellinese la via normale è praticabile a partire da Pescegallo, località turistica e sciistica in fondo alla Val Gerola.


Apri qui una fotomappa dell'alta Val Gerola orientale

PESCEGALLO-MONTE VALLETTO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Rif. Salmurano-Passo dell'Avaro -Monte di Sopra-Monte Valletto-Monte Avaro-Passo dell'Avaro-Pescegallo
6 h
1000
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1450). Parcheggiamo qui e ci incamminiamo sulla pista che sale verso sud. Ad un bivio stiamo a destra. La pista termina proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Seguendo una traccia di pista che corre nei pressi dell’impianto (siamo a destra del rifugio Salmurano), raggiungiamo il manufatto in cemento al termine dell’impianto stesso. Alle sue spalle inizia un marcato sentiero che, dopo un tornante sinistrorso, punta decisamente al passo sulla sinistra della testata della valle (se ne stacca, sulla destra, un altro sentiero che effettua una traversata al gemello passo di Salmurano). Il sentiero ci porta ai 2099 metri del passo dell'Avaro. Ci immettiamo sul sentiero 101 ed andiamo a sinistra, ma al primo valloncello al quale piega leggermente a destra, lo lasciamo per imboccare sulla sinistra una debole traccia che sale di qualche metro, supera il valloncello da sinistra a destra e taglia in diagonale, salendo, il versante erboso, guadagnando un facile crinale erboso. Il sentierino sale all’anticima del monte Salmurano (m. 2230) con successiva discesa ad una sella che precede il facile crinale che porta direttamente alla cima del monte Salmurano o monte di Sopra (m. 2269). Proseguiamo seguendo il sentierino di cresta, verso est, con qualche saliscendi che supera un paio di gobbe (a tratti il sentierino si appoggia leggermente a destra, sul versante di Val Brembana). Sempre restando sul crinale, il sentiero piega leggermente a sinistra, poi a destra, portandosi in prossimità di una spiccata prominenza rocciosa, poco sotto la quale lasciamo il crinale piegando a sinistra e tagliando sul versante valtellinese il ripido crinale a sud del roccione. Con attenzione ci riportiamo poi al crinale, passiamo accanto ad una grande roccia e ci approssimiamo alla ripida rampa che costituisce il versante occidentale del monte Valletto. La debole traccia di sentiero comincia a risalirla, fra sassi, roccette e lembi di pascolo, stando più o meno al centro e puntando ad un roccione strapiombante che sembra lì lì per cadere. Passiamo a sinistra di questo roccione (m. 2301) ed affrontiamo con attenzione l'ultima parte della salita, sempre ripida, che propone qualche passaggio di arrampicata elementare prima dell'ultimo tratto erboso che porta all'ometto della cima del monte Valletto, nel quale è infissa una piccola croce (m. 2371). Il ritorno avviene per la medesima via di salita, ma l'escursione può essere prolungata così. Ridiscesi alla cima del monte di Sopra, proseguiamo sul crinale scendendo alla successiva sella. Qui, invece di seguire il crinale, lo lasciamo e prendiamo a sinistra imboccando un sentierino che dopo alcuni tornanti ci porta ad un primo pianoro, dove riparte sul lato di destra, scendendo ad un secondo pianoro e proseguendo, oltre una vasca di raccolta dell’acqua, con diversi tornantini, fino ad un piccolo alpeggio caratterizzato dalla presenza di alcuni enormi massi erratici, fra i quali è stato anche ricavato un ricovero. Prendendo a sinistra, saliamo, poi, all’ampia sella erbosa che si apre alle spalle del monte Avaro (m. 2088) e di qui alla cima erbosa del monte, preceduta da una caratteristica pozza. Torniamo quindi indietro al sentiero 101 e lo seguiamo verso sinistra (ovest). Il sentiero taglia un ripido vallone e riporta al passo dell'Avaro, per il quale torniamo in Val Gerola e ridiscendiamo al rifugio Salmurano ed a Pescegallo per la medesima via di salita.


Apri qui una panoramica dal passo dell'Avar
o (con il monte Valletto sulla sinistra)

Ci portiamo in automobile al Villaggio Pescegallo (m. 1454), percorrendo per intero i 21 km della strada provinciale n. 7, che si imbocca svoltando a destra al primo semaforo all’ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), e superando i paesi di Sacco, Rasura, Pedesina e Gerola Alta. Dobbiamo ora salire alla conca di Salmurano. Se sono aperti gli impianti di risalita in seggiovia, possiamo sfruttarla; in caso contrario, dobbiamo utilizzare una pista sterrata, che parte proprio dal piazzale degli impianti, snodandosi sul crinale che porta alle Foppe di Pescegallo, un ambiente gentile e ridente, costellato di piccole macchie di larici.
Alla nostra destra possiamo ammirare la già citata formazione costituita dalle cinque punte della Rocca di Pescegallo (m. 2082 e che costituisce la costiera che separa la valle di Pescegallo dalla Val Tronella. Alla nostra sinistra, invece, si può scorgere il muro di sbarramento della diga di Pescegallo, nella conca gemella rispetto a quella cui stiamo salendo. Proprio sopra la diga, è facilmente riconoscibile il passo del Forcellino (m. 2050), che unisce la conca di Pescegallo con l’alta Val Bomino. Dopo pochi tornanti, dalla pista si stacca, sulla sinistra, una pista secondaria, che conduce al lago di Pescegallo; noi proseguiamo nella salita, un po’ monotona, della pista principale, che termina sul limite inferiore del Pianone (così è chiamata la conca di Salmurano), proprio davanti al rifugio Salmurano (m. 1848). Poco prima che termini, possiamo vedere, sulla destra, le segnalazioni della Gran Via delle Orobie, che passa proprio di qui, su un sentiero che proviene dalla Val Tronella, e prosegue, oltre il rifugio, per il lago di Pescegallo ed il passo del Forcellino. Sempre sulla nostra destra possiamo riconoscere il sentiero che punta al passo di Salmurano (“buchéta de salmüràa” o, come si dice sul versante bergamasco, “pas de selmürà”, m. 2017), facilmente riconoscibile sulla più marcata depressione della parte destra della testata che chiude il Pianone. Per questo passo transita il percorso più agevole per il rifugio Benigni.
La nostra meta, però, è diversa: dobbiamo, infatti, puntare sul passo gemello che si trova sulla sinistra del crinale, e precisamente su una larga sella erbosa cui giunge un secondo sentiero, che possiamo facilmente scorgere. Si tratta del passo dell’Avaro (“buchéta de avàar”, m. 2099), posto a monte del punto di arrivo dell’impianto di risalita che percorre il lato sinistro del Pianone. Seguendo una traccia di pista che corre nei pressi dell’impianto (siamo a destra del rifugio Salmurano), raggiungiamo, dunque, il manufatto in cemento al termine dell’impianto stesso. Alle sue spalle inizia un marcato sentiero che, dopo un tornante sinistrorso, punta decisamente al passo (se ne stacca, sulla destra, un altro sentiero che effettua una traversata al passo di Salmurano). Dopo circa un’ora e mezza di cammino, eccoci, alla fine, ai 2099 metri del passo, dal quale si domina l’ampio Pianone.
Eccellente è il panorama verso nord. Da sinistra, a destra della Rocca di Pescegallo, scorgiamo le cime della bassa Valchiavenna, della bassa Val Codera e della Valle dei Ratti, fra le quali spicca il profilo affilato del Sasso Manduino. Più a destra, testata della Valle di Spluga, ecco la suggestiva carrellata delle cime del gruppo del Masino, con i pizzi Scalino, Cengalo e del Ferro, le cime di Zocca e di Castello, la punta di Rasica, i pizzi Torrone, il monte Sissone e le cime di Chiareggio (resta invece nascosto, più a destra, il monte Disgrazia, che si vede però più in basso, salendo verso il passo).
Il passo di affaccia sull’alta e solitaria valle di Salmurano (tributaria della val di Ornica, in alta Val Brembana), un grande catino chiuso da ripidi versanti che produce un singolare effetto di contrasto con gli scenari più aperti sulla Val Gerola. Vi si distingue il marcato canalone dei Piazzotti (“ul canalìgn di piazzòc’”), per il quale passa il sentiero che conduce al rifugio Benigni (da qui sembra assai difficile risalirlo, anche se in realtà non è così) e, sull’angolo sud-occidentale della valle (a sinistra del canalone), l’arrotondato pizzo di Giacomo (m. 2184). Verso sud, poi, come in una fuga di quinte, si apre lo scenario di cime e versanti dell’alta Val Brembana.
Il passo è raggiunto anche da un sentiero che proviene dal passo di Salmurano e prosegue, verso est, tagliando i ripidi versanti. Iniziamo, dunque, una traversata in questa direzione (sinistra), lasciando, però, quasi subito il sentiero, al primo valloncello al quale piega leggermente a destra, per imboccare una debole traccia che sale di qualche metro, supera il valloncello da sinistra a destra e taglia in diagonale, salendo, il versante erboso, guadagnando un facile crinale erboso. Si tratta dell’estrema propaggine del fianco che scende dal monte Valletto (“ul valèt” o “ul pizzàl”, m. 2371) verso sud e sud-ovest e la possiamo seguire facilmente, su traccia di sentiero (o a vista), fino all’anticima del monte Salmurano (m. 2230) con successiva discesa ad una bocchettina che precede il facile crinale che porta direttamente alla cima del monte (m. 2269).
In due ore e mezza circa da Pescegallo possiamo, quindi, raggiungere la cima del monte Salmurano o monte di Sopra (Munt de Sura) e godere dell’interessante panorama che essa offre (il dislivello approssimativo è di 820 metri). A nord e nord-est si profilano le cime più celebri del gruppo del Masino: i pizzi Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si eleva proprio alle spalle del pizzo di Trona (m. 2510). Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453). Poi l’orizzonte verso l’alta Valtellina è chiuso da due eleganti cime, che si impongono, in primo piano: la cima occidentale dei pizzi di Ponteranica (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2372) e l’ardito spuntone del monte Valletto (“ul valèt” o “ul pizzàl”, m. 2371).
Verso sud-est, sud e sud ovest si apre, poi, un ampio spaccato dell’alta Val Brembana, interrotto dal poderoso complesso delle più alte cime della testata della Val Gerola, che mostrano da qui un profilo piuttosto insolito: distinguiamo, comunque, sulla sinistra, l’arrotondata cima del Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554), il cono regolare del pizzo di Trona (“piz di vèspui”, cioè il pizzo del vespro, sul quale il sole indugia la sera, m. 2510) ed il caratteristico uncino del torrione della Mezzaluna (nel complesso dei pizzi di Mezzaluna - “li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo e, appunto, il torrione di Mezzaluna, m. 2247). Più a destra, al culmine della costiera che separa la Val Tronella dalla Valle della Pietra, si vede l’arrotondato torrione di Tronella (“turiùn de pìich”, m. 2311), dietro il quale si profila l’erbosa cima del pizzo Mellasc (“melàsc”, m. 2456), seguito, sempre sul versante occidentale della Val Gerola, dal monte Rotondo (m. 2496). Verso nord-ovest si può ammirare un bello spaccato delle cime della Valchiavenna, fra le quali spiccano il pizzo Tambò, m. 3279, sul versante occidentale, ed il pizzo Stella, m. 3163, su quello orientale. Seguono l’affilato profilo del Sasso Manduino (m. 2888), che apre la testata della Valle dei Ratti, ed il pizzo Ligoncio (m. 3038), che ne costituisce la massima elevazione.


L'itinerario di salita al monte Valletto dal monte di Sopra

Inizia ora la parte più impegnativa dell'escursione. Proseguiamo seguendo il sentierino di cresta, verso ovest, con qualche saliscendi che supera un paio di gobbe (a tratti il sentierino si appoggia leggermente a destra, sul versante di Val Brembana). Sempre restando sul crinale, il sentiero piega leggermente a sinistra, poi a destra, portandosi in prossimità di una spiccata prominenza rocciosa, poco sotto la quale lasciamo il crinale piegando a sinistra e tagliando sul versante valtellinese il ripido crinale a sud del roccione.

Avvicinamento al monte Valletto ed attacco della rampa

Con attenzione ci riportiamo poi al crinale, passiamo accanto ad una grande roccia e ci approssimiamo alla ripida rampa che costituisce il versante occidentale del monte Valletto. Si tratta di una rampa che, vista di vicino, si rivela comunque assai meno ripida di quanto non apparisse, per l'effetto schiacciamento, dalla cima del monte di Sopra (da questa cima, infatti, appare quasi verticale!).


Volgendo lo sguardo indietro: prominenza rocciosa e secondo roccione nella salita al monte Valletto (sul fondo: il monte di Sopra)

La debole traccia di sentiero comincia a risalirla, fra sassi, roccette e lembi di pascolo, stando più o meno al centro e puntando ad un roccione strapiombante che sembra lì lì per cadere. Passiamo a sinistra di questo roccione (m. 2301) ed affrontiamo con attenzione l'ultima parte della salita, sempre ripida, che propone qualche passaggio di arrampicata elementare prima dell'ultimo tratto erboso che porta all'ometto della cima del monte Valletto, nel quale è infissa una piccola croce (m. 2371).
Il panorama dalla vetta è analogo a quello del Monte di Sopra a nord, ovest e sud. mentre ad est, cioè in direzione delle Orobie centrali, è assai più ampio: lo sguardo raggiunge infatti i colossi della sezione centrale della catena orobica.
Il ritorno può avvenire per la medesima via di salita, ma vale la pena di prolungare di poco l'escursione passando a visitare il più modesto ma simpatico monte Avaro. Vediamo come. Ridiscesi alla cima del monte di Sopra, proseguiamo sul crinale scendendo alla successiva sella.
Qui lasciamo la traccia sul crinale e prendiamo a sinistra, imboccando un sentiero che scende sull’ampio versante erboso che si apre ai piedi del Valletto. Dopo alcuni tornanti, questo ci porta ad un primo pianoro, dove riparte sul lato di destra, scendendo ad un secondo pianoro e proseguendo, oltre una vasca di raccolta dell’acqua, con diversi tornantini, fino ad un piccolo alpeggio caratterizzato dalla presenza di alcuni enormi massi erratici, fra i quali è stato anche ricavato un ricovero. Prendendo a sinistra, saliamo, poi, all’ampia sella erbosa che si apre alle spalle del monte Avaro (m. 2088).


Apri qui una panoramica a 360 gradi dal monte Valletto

La denominazione di questo monte rimanda ad una leggenda abbastanza nota nel comune di Ponteranica. Si dice che in un tempo lontano l ’alpeggio dell’Avaro appartenesse ad un tale di Cusio, tanto attaccato ai soldi da non scucire una monetina neppure quando si trovava in chiesa. Per questo tutti lo detestavano ed il suo alpeggio cominciò ad essere chiamato “dell’avaro”. Però non del malanimo della gente il nostro avaro si doleva, ma di una sola cosa: sembrava che il Signore avesse voluto punirlo per la sua avarizia, la sua alpe era la più povera di tutto il comprensorio, piena di sassi e povera di erba, tanto che le sue mucche pativano per gli stenti.


L'altipiano dei Piazzotti visto dal monte Valletto

Il nostro avaro non si dava pace per questo, tanto da giungere, una sera, ad esprimere il desiderio di vendere l’anima al diavolo pur di avere un alpeggio ripulito dai sassi. Ed il diavolo non si fece attendere, gli apparve nella forma di un repellente caprone rosso, pronto a firmare il patto con lui. L’avaro dapprima titubò, ma poi si lasciò allettare dalla prospettiva e volle giocare d’astuzia, proponendo al diavolo un patto: gli avrebbe dato l’anima solo se l’alpeggio fosse stato perfettamente ripulito da ogni sasso entro i primi rintocchi del suono dell’Ave Maria, il mattino successivo. Era sicuro che il diavolo non ce l’avrebbe mai fatta. Questi, però, fu più astuto ed accettò: il patto non specificava, infatti, chi avrebbe dovuto operare la pulizia, e nella notte una schiera di diavoli, tutti repellenti e tutti ricoperti di un pelo rosso, portò a termine il compito. Ecco come il nostro avaro perse la propria anima e, mentre ora brucia all’inferno, la sua memoria resta, come monito, legata a questo monte ed a questi luoghi. Peraltro assai gentili ed impreziositi da una pozza d’acqua nella quale si specchia il monte Triomen (m. 2251), mentre il monte Valletto mostra, a nord, un profilo meno definito ed affascinante rispetto a quello della Val Gerola, ma si impone sempre come la cima più spiccata.
Per chiudere l'escursione dall'erbosa cima del monte Avaro torniamo indietro al sentiero 101 e lo seguiamo verso sinistra (ovest). Il sentiero taglia un ripido vallone e riporta al passo dell'Avaro, per il quale torniamo in Val Gerola e ridiscendiamo al rifugio Salmurano ed a Pescegallo per la medesima via di salita.

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