Fotomappa della salita dal passo di Verrobbio al monte Colombarolo ed al monte Ponteranica orientale

PASSO DI SAN MARCO -MONTI COLOMBAROLO E PONTERANICA ORIENTALE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Rifugio Ca' San Marco-Passo di Verrobbio-Monte Colombarolo-Monte Ponteranica orientale
2 h e 30 min.
590
EE
SINTESI. Raggiunta la piazza S. Antonio di Morbegno seguiamo le indicazioni ed imbocchiamo la strada provinciale per Albaredo ed il Passo di San Marco, che, superata Arzo, si addentra sul fianco orientale della Valle del Bitto di Albaredo. Oltrepassata Albaredo, la provinciale prosegue per diversi chilometri, fino a raggiungere il Passo di San Marco (m. 1980). Proseguiamo scendendo per breve tratto sul versante di Val Brembana, fino al primo tornante sx, al quale lasciamo l’automobile, imboccando la stradina che porta al vicino rifugio Ca’ San Marco (m. 1830). Qui imbocchiamo il sentiero 101 che traversa verso ovest, ai piedi della costiera che separa l’alta Valle di Albaredo dalla Val Brembana. Il sentiero nel primo tratto scende leggermente, poi procede in piano. Giunti sopra il piano dell’Acqua Nera, lasciamo alla nostra destra il sentiero 101 prendiamo a destra (sentiero 161) salendo con qualche svolta all’ampia sella del passo di Verrobbio (m. 2026). Le vie di salita per le due cime possono essere due. La prima segue l’ampio vallone che si apre a sud del laghetto di Verrobbio, seguendo approssimativamente il corso del modesto corso d’acqua che lo solca. Scendiamo dal passo al vicino laghetto di Verrobbio, posto in una conca a ridosso delle rocce. Volgendo dunque lo sguardo verso sud, cioè verso la testata della Val Gerola, passiamo a destra del laghetto posto nella conca appena sotto il passo, ad ovest, e proseguiamo salendo a zig-zag lungo le strette strisce di pascolo circondate da massi erratici e ghiaioni. Dopo il primo tratto di salita tagliamo a sinistra passando sopra la verticale del laghetto e proseguiamo salendo a zig-zag più o meno al centro del vallone, portandoci ad una nuova striscia erbosa che, percorsa verso sinistra, ci porta ad un ripiano ai piedi dell’ultima impennata del versante appena sotto il crinale. Tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo l'ometto sulla tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378). Al monte Colombarolo possiamo salire per una via che sale poco più ad est rispetto a quella descritta, più breve ma anche più impegnativa. In tal caso dal passo non scendiamo al laghetto o di Verrobbio, ma saliamo verso sinistra (sud) su facili balze erbose che ci portando subito ad un laghetto ai piedi di una fascia di roccette. Saliamo ora verso sud, seguendo a zig-zag le strisce erbose fra le roccette e tagliando in diagonale verso sinistra appena possibile, per poi rientrare sulla destra, fra facili roccette, evitando un ripido versante esposto. Con un po’ di naso approdiamo così ad un ripiano che ospita tre pozze. Passiamo alla loro sinistra e proseguiamo tendendo leggermente a sinistra, salendo sempre fra facili roccette (molto insidiose però se bagnate). Dopo una manciata di minuti di salita pieghiamo a destra e salendo in diagonale ci affacciamo al ripiano erboso poco sotto il crinale. Di qui procediamo come sopra descritto, cioè tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo la tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378).  

Il passo di Verrobbio, raggiunto da Pescegallo per il lago di Pescegallo il Forcellino o, per via più breve, dal passo di San Marco per i sentieri 101 e 161, è punto di partenza per la non difficile ma neppure banale salita alle cime del monte Colombarolo e del vicino pizzo Ponteranica orientale. Una salita che sfrutta un versante di magri pascoli e pietrame, su traccia discontinua segnalata da ometti che occorre particolare attenzione per non perdere.


Fotomappa della salita dal laghetto sopra il passo di Verrobbio al monte Colombarolo ed al monte Ponteranica orientale

Raggiunta la piazza S. Antonio di Morbegno seguiamo le indicazioni ed imbocchiamo la strada provinciale per Albaredo ed il Passo di San Marco, che, superata Arzo, si addentra sul fianco orientale della Valle del Bitto di Albaredo. Oltrepassata Albaredo, la provinciale prosegue per diversi chilometri, fino a raggiungere il Passo di San Marco (m. 1980). Proseguiamo scendendo per breve tratto sul versante di Val Brembana, fino al primo tornante sx, al quale lasciamo l’automobile, imboccando la stradina che porta al vicino rifugio Ca’ San Marco (m. 1830).
Qui imbocchiamo il sentiero 101 che traversa verso ovest, ai piedi della costiera che separa l’alta Valle di Albaredo dalla Val Brembana. Il sentiero nel primo tratto scende leggermente, poi procede in piano. Giunti sopra il piano dell’Acqua Nera, lasciamo alla nostra destra il sentiero 101 prendiamo a destra (sentiero 161) salendo con qualche svolta all’ampia sella del passo di Verrobbio (m. 2026).
Le vie di salita alle due cime possono essere due. La prima segue l’ampio vallone che si apre a sud del laghetto di Verrobbio, seguendo approssimativamente il corso del modesto corso d’acqua che lo solca. Scendiamo dal passo al vicino laghetto di Verrobbio, posto in una conca a ridosso delle rocce.


Laghetto di Verrobbio

Volgendo dunque lo sguardo verso sud, cioè verso la testata della Val Gerola, passiamo a destra del laghetto posto nella conca appena sotto il passo, ad ovest, e proseguiamo salendo a zig-zag lungo le strette strisce di pascolo circondate da massi erratici e ghiaioni. Dopo il primo tratto di salita tagliamo a sinistra passando sopra la verticale del laghetto e proseguiamo salendo a zig-zag più o meno al centro del vallone, portandoci ad una nuova striscia erbosa che, percorsa verso sinistra, ci porta ad un ripiano ai piedi dell’ultima impennata del versante appena sotto il crinale. Tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo l'ometto sulla tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378).


Laghetto di Verrobbio

Al monte Colombarolo possiamo salire per una via che sale poco più ad est rispetto a quella descritta, più breve ma anche più impegnativa. In tal caso dal passo non scendiamo al laghetto o di Verrobbio, ma saliamo verso sinistra (sud) su facili balze erbose che ci portando subito ad un laghetto ai piedi di una fascia di roccette.


Fotomappa dei percorsi di salita al monte Colombarolo dal passo di Verrobbio

Saliamo ora verso sud, seguendo a zig-zag le strisce erbose fra le roccette e tagliando in diagonale verso sinistra appena possibile, per poi rientrare sulla destra, fra facili roccette, evitando un ripido versante esposto. Con un po’ di naso approdiamo così ad un ripiano che ospita tre pozze. Passiamo alla loro sinistra e proseguiamo tendendo leggermente a sinistra, salendo sempre fra facili roccette (molto insidiose però se bagnate). Dopo una manciata di minuti di salita pieghiamo a destra e salendo in diagonale ci affacciamo al ripiano erboso poco sotto il crinale. Di qui procediamo come sopra descritto, cioè tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana.


Dal monte Colombarolo al monte Ponteranica orientale

Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo la tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, m. 2378).  


Versante occidentale del monte Colombarolo

Versante occidentale del monte Colombarolo

Monte Ponteranica occidentale

Laghi di Ponteranica dal monte Ponteranica occidentale

Il panorama dalle due cime è analogo e grandioso. A nord e nord-est si profilano le cime più celebri del gruppo del Masino: i pizzi Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si eleva proprio alle spalle del pizzo di Trona (m. 2510). Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453).


Monte Disgrazia e testata della Valmalenco dal monte Colombarolo

Poi l’orizzonte verso l’alta Valtellina è chiuso da due eleganti cime, che si impongono, in primo piano: la cima occidentale dei pizzi di Ponteranica (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2372) e l’ardito spuntone del monte Valletto (“ul valèt” o “ul pizzàl”, m. 2371).


Gruppo del Masino dal monte Colombarolo

Verso sud-est, sud e sud ovest si apre, poi, un ampio spaccato dell’alta Val Brembana, interrotto dal poderoso complesso delle più alte cime della testata della Val Gerola, che mostrano da qui un profilo piuttosto insolito: distinguiamo, comunque, sulla sinistra, l’arrotondata cima del Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554), il cono regolare del pizzo di Trona (“piz di vèspui”, cioè il pizzo del vespro, sul quale il sole indugia la sera, m. 2510) ed il caratteristico uncino del torrione della Mezzaluna (nel complesso dei pizzi di Mezzaluna - “li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo e, appunto, il torrione di Mezzaluna, m. 2247). Più a destra, al culmine della costiera che separa la Val Tronella dalla Valle della Pietra, si vede l’arrotondato torrione di Tronella (“turiùn de pìich”, m. 2311), dietro il quale si profila l’erbosa cima del pizzo Mellasc (“melàsc”, m. 2456), seguito, sempre sul versante occidentale della Val Gerola, dal monte Rotondo (m. 2496). Verso nord-ovest si può ammirare un bello spaccato delle cime della Valchiavenna, fra le quali spiccano il pizzo Tambò, m. 3279, sul versante occidentale, ed il pizzo Stella, m. 3163, su quello orientale. Seguono l’affilato profilo del Sasso Manduino (m. 2888), che apre la testata della Valle dei Ratti, ed il pizzo Ligoncio (m. 3038), che ne costituisce la massima elevazione.
Il ritorno avviene per la medesima via di salita.


Gruppo del Masino e monte Disgrazia dal monte Colombarolo

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PESCEGALLO-MONTI COLOMBAROLO E PONTERANICA ORIENTALE

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Pescegallo-Lago di Pescegallo-Forcellino-Passo di Verrobbio-Monte Colombarolo-Monte Ponteranica orientale
4-5 h
1040
EE
SINTESI. Alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano) prendamo a destra ed alla successiva ancora a destra; dopo un ponte imbocchiamo la provinciale della Val Gerola, saliamo a Gerola Alta e proseguiamo fino al termine della strada, a Pescegallo (m. 1425). Parcheggiamo qui e seguiamo i cartelli che indicano l'itinerario per il lago di Pescegallo. Saliamo su una stradina, quando la salita termina prendiamo una sterrata che se ne stacca sulla destra, seguiamola fino al termine (baita casera di Pescegallo, a 1595 metri). Saliamo alle spalle della baita, su ripido sentiero che entra nel bosco (segnavia rosso-bianco-rossi). Ne esce ad un vallone, piega a sinistra, passa per alcuni paravalanghe ed una vasca in cemento ed intercetta una pista sterrata. Poco oltre siamo agli edifici della diga di Pescegallo. Dal lago di Pescegallo (m. 1865) percorriamo il camminamento della Diga, prendiamo a destra (cartello per il Forcellino, sentiero 161), saliamo con diversi tornanti sul ripido versante, varchiamo l'intaglio del Forcellino (m. 2050), scendiamo sul versante di Val Bomino con diversi tornati, traversiamo in piano, passiamo a sinistra del laghetto di Verrobbio e saliamo al vicino passo di Verrobbio (m. 2026). Le vie di salita alle due cime possono essere due. La prima segue l’ampio vallone che si apre a sud del laghetto di Verrobbio, seguendo approssimativamente il corso del modesto corso d’acqua che lo solca. Ridiscendiamo dal passo al vicino laghetto di Verrobbio, posto in una conca a ridosso delle rocce. Volgendo dunque lo sguardo verso sud, cioè verso la testata della Val Gerola, passiamo a destra del laghetto posto nella conca appena sotto il passo, ad ovest, e proseguiamo salendo a zig-zag lungo le strette strisce di pascolo circondate da massi erratici e ghiaioni. Dopo il primo tratto di salita tagliamo a sinistra passando sopra la verticale del laghetto e proseguiamo salendo a zig-zag più o meno al centro del vallone, portandoci ad una nuova striscia erbosa che, percorsa verso sinistra, ci porta ad un ripiano ai piedi dell’ultima impennata del versante appena sotto il crinale. Tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo l'ometto sulla tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378). Al monte Colombarolo possiamo salire per una via che sale poco più ad est rispetto a quella descritta, più breve ma anche più impegnativa. In tal caso dal passo di Verrobbio saliamo verso destra (sud) su facili balze erbose che ci portando subito ad un laghetto ai piedi di una fascia di roccette. Saliamo ora verso sud, seguendo a zig-zag le strisce erbose fra le roccette e tagliando in diagonale verso sinistra appena possibile, per poi rientrare sulla destra, fra facili roccette, evitando un ripido versante esposto. Con un po’ di naso approdiamo così ad un ripiano che ospita tre pozze. Passiamo alla loro sinistra e proseguiamo tendendo leggermente a sinistra, salendo sempre fra facili roccette (molto insidiose però se bagnate). Dopo una manciata di minuti di salita pieghiamo a destra e salendo in diagonale ci affacciamo al ripiano erboso poco sotto il crinale. Di qui procediamo come sopra descritto, cioè tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo la tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378).


Clicca qui per aprire una panoramica sulla piana presso il lago di Pescegallo

Al passo di Verrobbio possiamo, per via decisamente più lunga ma anche varia, da Pescegallo, la nota località di villeggiatura estiva e di sci invernale della Val Gerola.
Per Raggiungere il Villaggio di Pescegallo (etimologicamente: il pésc del gàl, cioè l'abete del gallo cedrone) dobbiamo staccarci dalla statale 38 alla prima rotonda all'ingresso di Morbegno (per chi proviene da Milano), prendendo a destra. Dopo una seconda rotonda ed il ponte sul Bitto, raggiungiamo la partenza della strada provinciale della Val Gerola. Percorrendola, passiamo per Sacco, Rasura, Pedesina e Gerola Alta. Proseguendo diritti verso l'alta valle, seguiamo la strada fino al suo termine, all'ampia spianata del Villaggio Pescegallo (m. 1425).


Pescegallo

Parcheggiamo l'automobile al suo ingresso, sul lato orientale (di sinistra per noi). A poca distanza vediamo due cartelli, uno giallo e più datato della Comunità Montana di Morbegno (che dà il lago di Pescegallo ad un'ora ed il passo di San Marco a 3) ed uno più recente (sentiero 146 o Sentiero della natura: il lago di Pescegallo è dato ad un'ora e 20 minuti).


Apri qui una fotomappa dell'alta Val Gerola orientale

Ci incamminiamo su una stradina che passa a sinistra del torrente di Pescegallo. Al termine della salita siamo ad un ponticello. Qui lasciamo la stradina, che comincia a scendere, ed imbocchiamo, sul lato opposto del ponte, una pista sterrata che se ne stacca sulla destra. Dopo pochi tornanti usciamo dal bosco di larici e siamo ad una baita (la casera di Pescegallo, a 1595 metri). Seguendo i segnavia rosso-bianco-rossi ci portiamo appena a monte della baita e prendiamo a destra, salendo diritti i ripidi prati alle sue spalle. Superato un casello dell'acqua, troviamo un largo sentiero che sale diritto verso sud-est ed entra nel bosco di larici. Il sentiero, ben segnalato, guadagna quota ed esce dal bosco sul lato sinistro (per noi) di un ampio avvallamento. Qui pieghiamo a sinistra e, superato un dossetto, ci portiamo ad una fascia di paravalanghe. Qui troviamo un vecchio cartello che segnala un bivio: andando a destra si traversa al rifugio Salmurano, mentre procedendo a sinistra si sale al lago di Pescegallo. Andiamo dunque a sinistra.


Lago di Pescegallo

Poco più avanti ci affacciamo al gradone glaciale che ospita il lago, ma non lo vediamo ancora. Ad una vasca in cemento prendiamo a destra e dopo brevissima salita intercettiamo la pista che sale fin qui da Pescegallo (si stacca più in basso dalla pista principale Pescegallo-Salmurano). Possiamo ovviamente salire fin qui sfruttandola, ma il percorso è più lungo ed il fondo, ghiaioso ed in pessime condizioni, non è certo riposante per i piedi. Procediamo sulla pista, passando poco sopra una baita solitaria. Cominciamo a vedere le strutture della diga. Passiamo a destra di un ampio ripiano acquitrinoso e ad un cartello che segnala il lago di Pescegallo ed il passo di San Marco lasciamo la pista, salendo un dosso erboso alla nostra destra. Finalmente il lago ci appare, ampio e tranquillo. Procedendo verso sinistra passiamo per le case dei guardiani e ci portiamo al camminamento della diga (m. 1865), mentre procedendo diritti scendiamo alla riva occidentale del lago. La conca di Pescegallo è coronata da cime non altissime, ma dalle forme suggestive. Da oriente (sinistra) vi si trovano le cime di Ponteranica (“piz de li férèri”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2370) ed il monte Valletto (“ul pizzàl” o “ul valét”, m. 2371). Qualche notizia interessante sul lago quando ancora era naturale ci viene offerta dal dott. Paolo Pero, professore di Storia Naturale al Liceo “G. Piazzi” di Sondrio, nell’operetta “I laghi alpini valtellinesi”, edita a Padova nel 1894:


Lago di Pescegallo

Il lago Pescegallo o Pizzigallo è situato in una conca amena,che occupa la parte superiore d'una valletta del versante destro della Valle di Pescegallo, la quale, unendosi, poco sotto le case di Fenile, colla Valle dell'Inferno, forma il lungo ramo della Val Bitto di Gerola. A S. del lago s'innalza il monte Panteranica (2478 m.), a S.E. il monte Colombarolo (2141 m.) e ad E. il pizzo di Verobbio (2026 m.); a S. O. il monte Valletto (2374 m.) ed il pizzo di Salmurano (2376 m.). Dal monte Valletto e dal Colombarolo si distaccano due creste che piegando verso e N.O. si continuano coi versanti della Valle di Pescegallo.
Il lago ha forma triangolare e quasi di cuore, colla punta che guarda S.E. e colla parte opposta assai ottusa verso N.N.O. Ha sponde a lieve pendio e mollemente ondulate. le quali, verso E. e N.E. si continuano superiormente col versante erboso della Valle, mentre il fianco opposto è alquanto franoso. Le vette circostanti sono assai scoscese, brulle e biancheggianti, ai cui piedi s'estendono gli angolosi elementi detritici, che da quelle si staccano. Fra questi detriti scorrono le acque che derivano dalla fusione delle nevi e dalla lenta filtrazione, lo quali, unendosi più al basso,in piccoli ruscelli, alimentano il lago, il quale a N. O. si scarica in un abbondante emissario, che piegando tosto ad O. va ad unirsi col torrente della Valle di Pescegallo.


Lago di Pescegallo

Circa la natura della roccia, che circonda il lago, ho notato come esso posi sopra due formazioni litologiche differenti. Nella sua metà verso S. le sponde ed i dintorni sono formati di arenaria a grana finissima, di un bel coloro rosso porporino, tempestata qua e là da qualche elemento più grosso e tondeggiante, che talora, per la maggior frequenza, impani) alla roccia un aspetto di vera puddinga. Nell'altra metà invece, verso N. e N.O. predomina una roccia molto schistosa e biancheggiante per abbondanza di moscovite, ed in cui campeggiano grandi noduli di quarzo bianco e giallognolo. Questa roccia ha strati bene evidenti, che s'innalzano quasi perpendicolarmente all'orizzonte, olla direzione da N. a S. Numerose diaclasi fendono perpendicolarmente quegli strati in massi di varie dimensioni, che rovinando al basso, rivestono poi i fianchi ed i piedi dei monti sopra accennati.
Verso N. e N.O. e specialmente presso l'emissario, la roccia in posto emerge sotto forma di cocuzzoli arrotondati, libera da qualunque detrito. Sono questi cocuzzoli che propriamente trattengono le acque del lago, onde esso appare di origine orografica. Situato all'altezza di 1855 m. s. m., come rilevo dalle cartelle topografiche dell'Istituto militare; ed ha una superficie di 31200 m. q. secondo il solito elenco dei laghi compilato dal Cetti.


Lago di Pescegallo

Io lo visitai il giorno 7 Settembre 1892, e vi giunsi alle ore 2 pom. proveniente dalla Ca S. Marco, pel passo di Verobbio. Le sue acque presentavano un colore oscuro e quasi nero, vedute dall'alto, ed un bell'azzurro intenso, quale é dato dal num. III. della scala Forel, osservate da presso. La temperatura interna mi risultò di 11°C e l'esterna di 13° 2 C.alle 2 e mezza pom. con cielo coperto e quasi piovoso. Sulla sponda erbosa di E. e di N.E. rinvenni abbondantissima la Parnassia palustris L. e la Euphrasia officinalis L. Nei seni delle sponde poco profondi vivevano pur copiosi i girini della Rana temporaria Lin. la maggior parte dei quali era d'un color grigiastro, per albinismo parziale, in stato di non troppo avanzata metamorfosi, avendo appena accennate le estremità posteriori.
Sotto i sassi della sponda verso N. trovai parecchi individui di Collus gobio Ag. e ne scorsi parecchi altri di Trutta fario L. i quali, per la gran
calma, uscivano colla testa fuori delle acque, in alto lago, ad abboccare degli insetti. Presso l'emissario, gli strati della roccia in posto, sono tappezzati qua e là da fittissimo strato verdognolo, di conferve che talora si protendono in fili ramificati verticalmente, o sotto piegati rinuosamente, presso l'emissario, dal moto della corrente. Il fondo del lago, nella parte più esterna della regione litorale, è formato di ghiaia, con poco sviluppo di feltro organico, piuttosto copioso di specie diatomologiche. La maggior parte di queste le rinvenni nel sottilissimo strato gelatinoso che, a guisa di patina, ricopre i ciottoli, dai quali l'asportavo raschiando con una lama di coltello.

 


Apri qui una fotomappa della salita dal lago di Pescegallo al Forcellino con le due deviazioni per la cima del Larice

Proseguiamo ora puntando al passo di Verrobbio, che si trova in cima alla Val Bomino, situata ad est della valle di Pescegallo. Procediamo così. Dalla casa dei guardiani imbocchiamo il camminamento della diga. Sul lato opposto troviamo il cartello del sentiero 161, che dà il passo del Forcellino a 30 minuti, il passo di Verrobbio a 50 minuti ed il passo di San Marco ad un'ora e 50 minuti (le prime due indicazioni sono per la verità un po' ottimistiche o, se preferite, atletiche: aggiungiamo 20-30 minuti complessivi).
Un secondo cartello segnala il più difficile sentierino che, raggiunto il crinale, in 40 minuti porta al monte Motta. Lo vediamo salire lungo un ripido avvallamento erboso che merita di essere osservato per la curiosa leggenda cui è legato. È chiamato localmente “la cüna”, cioè “la culla”: vi sarebbe stato ritrovato in un lontano passato un bambino, che era sopravvissuto grazie ad una camoscia che lo aveva allattato. Al bambino sarebbe stato dato il nome di “Spandrio”. Leggenda curiosa, perché è raro trovarne di analoghe sull'arco alpino, costruite sullo schema del bambino selvaggio allattato da animali.
Volgiamo però le spalle al ripido vallone, prendiamo a destra e proseguiamo sul marcato sentiero, nel primo tratto quasi pianeggiante, che si dirige verso sud-est, correndo quasi parallelo alla riva orientale del lago, fino ad un bivio, al quale prendiamo a sinistra. Il sentiero comincia ad inanellare tornanti sul ripido versante che separa l'alta Valle di Pescegallo dall'alta Val Bomino: è sempre largo, ma il fondo è piuttosto sconnesso e faticoso. Guardando in alto, non riusciamo ad indovinare dove si trovi il sospirato passo. Dopo un'ultima svolta a destra (qui dal sentiero si stacca un sentierino che sale ripido in direzione del versante), all'improvviso siamo allo stretto intaglio di roccia del Forcellino (m. 2050). Sul lato opposto si apre la solitaria Val Bomino. Sullo sfondo occhieggiano alcune fra le più famose cime del gruppo del Masino, i pizzi Badile e Cengalo, i pizzi del Ferro e, la cima di Zocca e la cima di Castello.


Sentiero per il passo di Verrobbio

Il sentiero, sempre marcato (la sua origine è militare, e capire il perché giunti al passo di Verrobbio) comincia a perdere rapidamente quota, con diversi tornanti. Un passaggio su rocce che spesso vengono solcate da acque insidiose è protetto da corde fisse. Dopo un ultimo tornante dx, il sentiero, dopo aver perso un centinaio di metri di quota, comincia a traversare in piano l'alto versante meridionale della valle, dove non è raro trovare greggi di capre che pascolano più in alto e lasciano di tanto in tanto rotolare in basso qualche masso che può costituire un pericolo. Attraversato un corpo franoso, il sentiero sale per breve tratto ed aggira uno speroncino roccioso. Sul lato opposto appare chiaramente l'ampia sella erbosa del passo di Verrobbio (“buchéta de Bumìgn”, denominata, sul versante bergamasco, “pàs de Véròbi”, m. 2026). Il sentiero sale in diagonale le ultime balze erbose, passa a sinistra del laghetto di Verrobbio e dopo l'ultima breve salita raggiunge il ripiano erboso del passo, che si affaccia sulla Val Nera (Val Brembana).


Passo di Verrobbio

Colpiscono le fortificazioni militari, trinceramenti ed una cavità della roccia per osservare il versante di Val Bomino. Si tratta di un segmento importante del Sentiero Cadorna, cioè di quel complesso di fortificazione costruite durante la Prima Guerra Mondiale, quando si temeva che un eventuale sfondamento degli Austriaci sul fronte dello Stelvio o un'invasione dalla neutrale Svizzera che avrebbe fatto del crinale orobico un fronte di importanza strategica per evitare uno sfondamento nella pianura padana. Oggi sembra remotissima l'eco di quei tempi lontani più di un secolo: solo le nebbie che spessissimo sostano qui e non se ne vogliono andare sembrano intonarsi perfettamente alla profonda malinconia che il ricordo di quei tempi suscita. Poco ad ovest del passo troviamo un grazioso microlaghetto, nel quale non riescono a specchiarsi le lontane cime che si mostrano a nord-ovest. Si tratta delle cime del versante occidentale della Val Chiavenna e della Valle Spluga, che culminano nel pizzo Tambò, sulla destra.


Laghetto di Verrobbio

Poco prima del passo un sentiero si stacca sulla sinistra da quello principale, e scende in Val Bomino. Alcuni cartelli segnalano appunto questo sentiero (161: Nasoncio è data a 2 ore), ma anche il difficile (molto difficile ed esposto) sentiero che percorre il crinale dei monti Verrobbio e Cimetto ed infine l'agevole ed importante sentiero che traversa in 50 minuti circa al passo di San Marco (la sigla G.V.O. segnala che stiamo percorrendo la Gran Via delle Orobie). Se abbiamo tempo, lo possiamo imboccare, scendendo nel primo tratto oltre 150 metri, per poi procedere quasi in piano fino allo storico rifugio di Ca' San Marco (m. 1830), posto oltre un centinaio di metri più in basso rispetto al passo di San Marco (m. 1985). In un'ora circa o poco più possiamo dunque traversare dal passo di Verrobbio a quello di San Marco.
Ma la nostra meta è diversa: i monti Colombarolo e Ponteranica orientale. Le vie di salita alle due cime possono essere due. La prima segue l’ampio vallone che si apre a sud del laghetto di Verrobbio, seguendo approssimativamente il corso del modesto corso d’acqua che lo solca. Ridiscendiamo dal passo al vicino laghetto di Verrobbio, posto in una conca a ridosso delle rocce.


Laghetto di Verrobbio

Volgendo dunque lo sguardo verso sud, cioè verso la testata della Val Gerola, passiamo a destra del laghetto posto nella conca appena sotto il passo, ad ovest, e proseguiamo salendo a zig-zag lungo le strette strisce di pascolo circondate da massi erratici e ghiaioni. Dopo il primo tratto di salita tagliamo a sinistra passando sopra la verticale del laghetto e proseguiamo salendo a zig-zag più o meno al centro del vallone, portandoci ad una nuova striscia erbosa che, percorsa verso sinistra, ci porta ad un ripiano ai piedi dell’ultima impennata del versante appena sotto il crinale. Tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana. Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo l'ometto sulla tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (m. 2378).
Al monte Colombarolo possiamo salire per una via che sale poco più ad est rispetto a quella descritta, più breve ma anche più impegnativa. In tal caso dal passo non scendiamo al laghetto di Verrobbio, ma saliamo verso destra (sud) su facili balze erbose che ci portando subito ad un laghetto ai piedi di una fascia di roccette.


Fotomappa dei percorsi di salita al monte Colombarolo dal passo di Verrobbio

Saliamo ora verso sud, seguendo a zig-zag le strisce erbose fra le roccette e tagliando in diagonale verso sinistra appena possibile, per poi rientrare sulla destra, fra facili roccette, evitando un ripido versante esposto. Con un po’ di naso approdiamo così ad un ripiano che ospita tre pozze. Passiamo alla loro sinistra e proseguiamo tendendo leggermente a sinistra, salendo sempre fra facili roccette (molto insidiose però se bagnate). Dopo una manciata di minuti di salita pieghiamo a destra e salendo in diagonale ci affacciamo al ripiano erboso poco sotto il crinale. Di qui procediamo come sopra descritto, cioè tendendo leggermente a sinistra serpeggiamo fra sfasciumi e grandi blocchi raggiungendo un’ultima fascia erbosa non troppo ripida, per la quale accediamo al crinale che separa l’estremo lembo orientale della testata della Val Gerola dalla Val Brembana.


Dal monte Colombarolo al monte Ponteranica orientale

Pieghiamo a destra e dopo un breve percorso sulla cresta erbosa, non difficile ma da affrontare sempre con cautela per la scivolosità dell’erba, raggiungiamo la tondeggiante cima del monte Colombarolo (m. 2309), dopo un’ora o poco meno di cammino dal passo di Verrobbio. Seguendo la medesima cresta verso ovest, con pochi saliscendi e con molta attenzioni (anche se non ci sono passaggi davvero difficili), traversiamo alla vicina cima del monte Ponteranica orientale (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, m. 2378).  


Versante occidentale del monte Colombarolo

Versante occidentale del monte Colombarolo

Monte Ponteranica occidentale

Laghi di Ponteranica dal monte Ponteranica occidentale

Il panorama dalle due cime è analogo e grandioso. A nord e nord-est si profilano le cime più celebri del gruppo del Masino: i pizzi Badile (m. 3308), Cengalo (m. 3367) e del Ferro (occ. m. 3267, centr. 3289 ed or. m. 3234), le cime di Zocca (m. 3174) e di Castello (m. 3386), la punta Rasica (m. 3305), i pizzi Torrone (occ. m. 3349, cent m. 3290, or. m. 3333), il monte Sissone (m. 3330) ed il monte Disgrazia (m. 3678), che si eleva proprio alle spalle del pizzo di Trona (m. 2510). Segue la testata della Valmalenco, che propone, da sinistra, il pizzo Gluschaint (m. 3594), le gobbe gemelle della Sella (m. 3584 e 3564) e la punta di Sella (m. 3511), il pizzo Roseg (m. 3936), il pizzo Scerscen (m. 3971) il pizzo Bernina (m. 4049), i pizzi Argient (m. 3945) e Zupò (m. 3995), la triplice innevata cima del pizzo Palù (m. 3823, 3906 e 3882), ed il più modesto pizzo Varuna (m. 3453).


Monte Disgrazia e testata della Valmalenco dal monte Colombarolo

Poi l’orizzonte verso l’alta Valtellina è chiuso da due eleganti cime, che si impongono, in primo piano: la cima occidentale dei pizzi di Ponteranica (“piz de li férèri” o “piz ponterànica”, orientale, m. 2378, meridionale, m. 2372, occidentale, m. 2372) e l’ardito spuntone del monte Valletto (“ul valèt” o “ul pizzàl”, m. 2371).


Gruppo del Masino dal monte Colombarolo

Verso sud-est, sud e sud ovest si apre, poi, un ampio spaccato dell’alta Val Brembana, interrotto dal poderoso complesso delle più alte cime della testata della Val Gerola, che mostrano da qui un profilo piuttosto insolito: distinguiamo, comunque, sulla sinistra, l’arrotondata cima del Pizzo dei Tre Signori (“piz di tri ségnùr”, m. 2554), il cono regolare del pizzo di Trona (“piz di vèspui”, cioè il pizzo del vespro, sul quale il sole indugia la sera, m. 2510) ed il caratteristico uncino del torrione della Mezzaluna (nel complesso dei pizzi di Mezzaluna - “li mezzalüni”, vale a dire il pizzo di Mezzaluna, m. 2333, la Cima di Mezzo e, appunto, il torrione di Mezzaluna, m. 2247). Più a destra, al culmine della costiera che separa la Val Tronella dalla Valle della Pietra, si vede l’arrotondato torrione di Tronella (“turiùn de pìich”, m. 2311), dietro il quale si profila l’erbosa cima del pizzo Mellasc (“melàsc”, m. 2456), seguito, sempre sul versante occidentale della Val Gerola, dal monte Rotondo (m. 2496). Verso nord-ovest si può ammirare un bello spaccato delle cime della Valchiavenna, fra le quali spiccano il pizzo Tambò, m. 3279, sul versante occidentale, ed il pizzo Stella, m. 3163, su quello orientale. Seguono l’affilato profilo del Sasso Manduino (m. 2888), che apre la testata della Valle dei Ratti, ed il pizzo Ligoncio (m. 3038), che ne costituisce la massima elevazione.
Il ritorno avviene per la medesima via di salita.


Gruppo del Masino e monte Disgrazia dal monte Colombarolo

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