CARTE DEL PERCORSO - 1. PASSO DEL MALOJA-CAPANNA DEL FORNO - 2. CAPANNA DEL FORNO-CAPANNA DELL'ALBIGNA-PRANZAIRA - APPROFONDIMENTO


I pizzi Torrone orientale, centrale ed occidentale sulla testata della Valle del Forno

Due giorni per un incontro ravvicinato con le cattedrali di granito dell'alta Val Bregaglia, Un incontro che regala emozioni e suggestioni uniche. Due giorni per salire dal passo del Maloja in valle del Forno, traversare per il passo di Casnile sud alla Capanna dell'Albigna e ridiscendere per la comoda teleferica a Pranzaira, poco sotto il passo del Maloja. Due giorni di tempo buono sfruttati al meglio.

1. DAL PASSO DEL MALOJA ALLA CAPANNA DEL FORNO

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Passo del Maloja-Capanna del Forno
4 h
967 (217 in discesa)
EE
SINTESI. Saliamo lungo la ss 36 dello Spluga in Valchiavenna ed entrati in Chiavenna alla prima rotonda andiamo a sinistra. Superato il torrente Mera, alla seconda rotonda prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Maloja. Lasciata Chiavenna, attraversiamo Prosto, Borgonuovo, Santa Croce e Villa di Chiavenna, raggiungendo il confine con la Confederazione Elvetica. Entrati nella Bregaglia svizzera, proseguiamo verso il passo del Maloja, passando per Castasegna, Bondo, Stampa, Vicosoprano e Casaccia, prima di raggiungere il passo del Maloja (m. 1809), dove parcheggiamo l’automobile. Ridiscendiamo lungo la strada verso sud, fino al primo tornante dx. Qui lasciamo la carrozzabile e, seguendo un cartello escursionistico (Lagh da Cavloc, Capanna del Forno) imbocchiamo un sentiero segnalato (segnavia bianco-rosso-bianchi) che sale lungo un dosso roccioso con qualche larice, raggiungendo poi la località Orden, si immette in una stradella. La seguiamo fino alla piazzola di Salecina e proseguiamo su una pista che passa per le caratteristiche baite di Orlegna. Qui superiamo il torrente Orlegna e saliamo a ridosso della gola dell'Orlegna, lungo un ripido versante che ci porta alle soglie della Valle del Forno. Dopo un quarto d’ora o poco più raggiungiamo la riva nord-orientale del lago di Cavlocco (Lac da Cavloc), classica meta di una facile escursione dei turisti che soggiornano al Maloja. La stradella, passando a sinistra del lago, termina all’alpe Cavloc (m. 1911). Qui consultiamo i cartelli e seguendo le indicazioni per la Capanna del Forno imbocchiamo la mulattiera che, restando a destra del torrente Orlegna, attraversa alcune macchie di larici alternate a radure e si inoltra nella valle verso sud e sud-est, con qualche saliscendi, raggiungendo il piccolo sbarramento artificiale di Plan Canin (m. 1932). Qui, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che porta alle baite di Plan Canin ed all'imbocco della Valle del Muretto Elvetica ed andiamo a destra, iniziando la salita lungo la Valle del Forno. Restando sul suo lato destro (per noi) della valle guadagniamo gradualmente quota su terreno morenico, verso sud, superando alcuni corpi franosi. Intorno a quota 2100 la traccia (assai debole, in verità: dobbiamo prestare attenzione ai segnavia bianco-rosso-bianchi) volge leggermente a sinistra (sud), seguendo l’andamento della valle. Prima di accedere all'anfiteatro dell'alta valle, raggiungiamo un grande corpo roccioso al centro della valle: qui ci portiamo, sfruttando un ponte metallico alla nostra sinistra, a sinistra del torrente, proseguendo poi nella salita fino a raggiungere l’ampia spianata morenica che precede la fronte della Vedretta del Forno, timidamente colonizzata da arbusti e gentili fiori. Da qui distinguiamo bene, sul lato sinistro (per noi) della valle, la spianata sommitale del promontorio sul quale è posto il rifugio del Forno. Si trova allo sbocco di una valle laterale che confluisce vicino al limite basso di sinistra della vedretta del Forno. Proseguendo diritti, puntiamo ad un gigantesco ometto posto sul limite della fronte. Presso un grande masso troviamo un cartello che segnala un bivio: andando a destra si inizia l'itinerario di salita al passo di Casnil o Casnile sud (itinerario che seguiremo la seconda giornata) mentre andando a sinistra procediamo in direzione della Capanna del Forno (segnavia bianco-rosso-bianchi). Prendiamo a sinistra e se seguiamo il vecchio itinerario mettiamo piede sul corpo del ghiacciaio (con tutta la dovuta attenzione: le crepe sono già in estate ben visibili, anche se dopo recenti nevicate possono essere nascoste dalla neve), passando presso un grande masso erratico che sembra galleggiare sulla sua superficie. Seguendo le indicazioni traversiamo in piano a sinistra ed in breve lasciamo il ghiacciaio per scendere ad una valletta con grandi blocchi a ridosso del versante montano. La seguiamo fino a quando i segnavia rosso-bianco-rossi ci indirizzano al sentiero che risale il fianco della valle. A questo sentiero possiamo però anche giungere seguendo il nuovo itinerario segnalato, che dal bivio andando a sinistra non sale sulla vedretta ma si accosta al versante orientale della valle e, piegando a destra, segue l'avvallamento fra questo ed il ghiacciaio. Raggiunto il sentiero di accesso al rifugio, aiutati da corrimano e da scalette di legno e metalliche ci alziamo sul fianco del promontorio su cui è posto il rifugio. Non puntiamo, però, direttamente alla sua sommità, ma procediamo per un buon tratto a mezza costa, superando la fascia di placche rocciose e raggiungendo un versante di sfasciumi. Qui il sentiero inverte, piega a sinistra e, salendo verso nord-nord-est, raggiunge finalmente la spianata sulla quale è posta la Capanna del Forno (m. 2574).


La Capanna del Forno (foto di Enrico Pelucchi, per gentile concessione; cfr. il suo bel volume "Dieci giorni intorno al Bernina", CAI ed., Sondrio, 2014)

Il primo giorno dell'anello Forno Albigna è occupato dalla salita, non difficile ma neppure banale, dal passo del Maloja alla Capanna del Forno, nella valle omonima. Una salita che si sviluppa per 10,7 km, con un dislivello in altezza di 963 metri ed in discesa di 217 metri. Una salita che regala una metamorfosi sorprendente di scenari: dalle atmosfere bucoliche del lago di Cavloc allo scanerio himalayana della vedretta del Forno che scende come un grande fiume di ghiaccio dai superbi spalti granitici dei pizzi del Ferro.
Saliamo lungo la ss 36 dello Spluga in Valchiavenna ed entrati in Chiavenna alla prima rotonda andiamo a sinistra. Superato il torrente Mera, alla seconda rotonda prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per il passo del Maloja. Lasciata Chiavenna, attraversiamo Prosto, Borgonuovo, Santa Croce e Villa di Chiavenna, raggiungendo il confine con la Confederazione Elvetica.
Entrati nella Bregaglia svizzera, proseguiamo verso il passo del Maloja, passando per Castasegna, Bondo, Stampa, Vicosoprano e Casaccia, prima di raggiungere il passo del Maloja (m. 1815), dove parcheggiamo l’automobile (Cartello Malojapass, 1815 m.).
Ridiscendiamo lungo la strada verso sud, fino al primo tornante dx. Qui lasciamo la carrozzabile e, seguendo un cartello escursionistico (Lagh da Cavloc, Capanna del Forno) imbocchiamo un sentiero segnalato (segnavia bianco-rosso-bianchi) che sale lungo un dosso roccioso con qualche larice, raggiungendo poi la località Orden, si immette in una stradella. La seguiamo fino alla piazzola di Salecina e proseguiamo su una pista che passa per le caratteristiche baite di Orlegna. Qui superiamo il torrente Orlegna e saliamo a ridosso della gola dell'Orlegna, lungo un ripido versante che ci porta alle soglie della Valle del Forno. Dopo un quarto d’ora o poco più raggiungiamo la riva nord-orientale del lago di Cavlocco (Lac da Cavloc), classica meta di una facile escursione dei turisti che soggiornano al Maloja.


Il lago di Cavlocco e la Valle del Muretto elvetica

Salendo in Valle del Forno

La stradella, passando a sinistra del lago, termina all’alpe Cavloc (m. 1911). Qui consultiamo i cartelli e seguendo le indicazioni per la Capanna del Forno imbocchiamo la mulattiera che, restando a destra del torrente Orlegna, attraversa alcune macchie di larici alternate a radure e si inoltra nella valle verso sud e sud-est, con qualche saliscendi, raggiungendo il piccolo sbarramento artificiale di Plan Canin (m. 1932).
Qui, ad un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero che porta alle baite di Plan Canin ed all'imbocco della Valle del Muretto Elvetica ed andiamo a destra, iniziando la salita lungo la Valle del Forno. Restando sul suo lato destro (per noi) della valle ci addentriamo fra scenari che dimenticano la gentilezza idilliaca del lago di Cavlocco ed assumono colori e contorni decisamente di alta montagna. Guadagniamo infatti gradualmente quota su terreno morenico, verso sud, superando alcuni corpi franosi. Intorno a quota 2100 la traccia (assai debole, in verità: dobbiamo prestare attenzione ai segnavia bianco-rosso-bianchi) volge leggermente a sinistra (sud), seguendo l’andamento della valle. Comincia a mostrarsi la testata della valle con al centro il conico profilo del pizzo Torrone orientale, accompaganto sul lato destro dall'inconfondibile Ago di Cleopatra.


Ponte sul torrente

La spianata di fronte alla Vedretta del Forno

Prima di accedere all'anfiteatro dell'alta valle, raggiungiamo un grande corpo roccioso al centro della valle: qui ci portiamo, sfruttando un ponte metallico alla nostra sinistra, a sinistra del torrente, proseguendo poi nella salita fino a raggiungere l’ampia spianata morenica che precede la fronte della Vedretta del Forno, timidamente colonizzata da arbusti e gentili fiori.
Da qui distinguiamo bene, sul lato sinistro (per noi) della valle, la spianata sommitale del promontorio sul quale è posto il rifugio del Forno. Si trova allo sbocco di una valle laterale che confluisce vicino al limite basso di sinistra della vedretta del Forno. Si tratta della valle che culmina nel passo di Val Bona (che da qui non si vede), per il quale si scende a Chiareggio, in Alta Valmalenco. Alla sua destra si vede la parte terminale di una seconda valle laterale, sul cui fianco settentrionale si impone un gigantesco quanto tozzo versante granitico, dalla forma vagamente paragonabile ad un ferro da stiro, con una sorta di mostruosa maschera disegnata sul lato destro. Si tratta del versante meridionale della cima di Vazzeda (m. 3301). Più a destra il fondo della valle, con il defilato monte Sissone (m. 3330) ed i pizzi Torrone orientale (m. 3333) e centrale (quello occidentale resta nascosto più a destra).


Attraversando la Vedretta del Forno

Proseguendo diritti, puntiamo ad un gigantesco ometto posto sul limite della fronte. Presso un grande masso troviamo un cartello che segnala un bivio: andando a destra si inizia l'itinerario di salita al passo di Casnil o Casnile sud (itinerario che seguiremo la seconda giornata) mentre andando a sinistra procediamo in direzione della Capanna del Forno (segnavia bianco-rosso-bianchi).


Fotomappa dei due sentieri che salgono alla Capanna del Forno

Prendiamo a sinistra e se seguiamo il vecchio itinerario mettiamo piede sul corpo del ghiacciaio (con tutta la dovuta attenzione: le crepe sono già in estate ben visibili, anche se dopo recenti nevicate possono essere nascoste dalla neve), passando presso un grande masso erratico che sembra galleggiare sulla sua superficie. Seguendo le indicazioni traversiamo in piano a sinistra ed in breve lasciamo il ghiacciaio per scendere ad una valletta con grandi blocchi a ridosso del versante montano. La seguiamo fino a quando i segnavia rosso-bianco-rossi ci indirizzano al sentiero che risale il fianco della valle.


Verso il rifugio del Forno

A questo sentiero possiamo però anche giungere seguendo il nuovo itinerario segnalato, che dal bivio andando a sinistra non sale sulla vedretta ma si accosta al versante orientale della valle e, piegando a destra, segue l'avvallamento fra questo ed il ghiacciaio. Raggiunto il sentiero di accesso al rifugio, aiutati da corrimano e da scalette di legno e metalliche ci alziamo sul fianco del promontorio su cui è posto il rifugio. Non puntiamo, però, direttamente alla sua sommità, ma procediamo per un buon tratto a mezza costa, superando la fascia di placche rocciose e raggiungendo un versante di sfasciumi. Qui il sentiero inverte, piega a sinistra e, salendo verso nord-nord-est, raggiunge finalmente la spianata sulla quale è posta la Capanna del Forno (m. 2574).


Verso la Capanna del Forno

Verso la Capanna del Forno

La capanna dispone di 104 posti letto e il servizio cucina. L'edificio originario è dei primi del Novecento, ma è stato ampiamente ristrutturato nel 1985. Di proprietà del C.A.S. Section Rorschach, è gestito da Stephan Rauch (tel.: 0041 (0)79 2937374). Il telefono del rifugio è 0041 (0)81 8243182. E' aperto dal 1 luglio al 15 settembre e nei weekend di aprile e maggio per lo sci alpinismo. Sempre aperto, invece, è il locale invernale che dispone di 25 posti.


La Capanna del Forno (foto di Enrico Pelucchi, per gentile concessione; cfr. il suo bel volume "Dieci giorni intorno al Bernina", CAI ed., Sondrio, 2014)

Costituisce uno straordinario terrazzo panoramico non solo sulla testata della Valle del Forno, ma anche sulla Vedretta del Forno, che da qui appare, nella sua interezza, come una lunga striscia di ghiaccio che richiama scenari himalayani.
Così Bruno Galli Valerio, naturalista ed alpinista, descrive la Capanna del Forno il 14 agosto 1905: “E’ una bella capanna, di forma rettangolare, divisa in due parti: l’una chiusa, in cui stanno cuccette e coperte, l’altra aperta, contenente sei cuccette con paglia; un fornello, una pentola, un tavolo e una panca. Ci stiamo e meraviglia. La situazione in questa capanna è meravigliosa. Posta su un promontorio che si incunea nel ghiacciaio del Forno, domina tutto questo immenso fiume di ghiaccio e l’orizzonte vastissimo è chiuso dalle artistiche cime di Rosso, dei Torroni, di Castello, di Cantone, ecc. qui manca completamente la sensazione di soffocamento che si prova in molte altre capanne, troppo rinserrate fra alte cime. Il visitatore della Val Malenco che non si spinge fino alla capanna del Forno, per la facile forcella omonima, perde l’occasione di ammirare uno dei più splendidi panorami di alta montagna… esco dalla capanna. Daudet ha scritto che se il giorno è la vita degli esseri, la notte è la vita delle cose. Un silenzio infinito domina sull’immensa estensione di ghiacci e di nevi, luccicanti sotto i raggi della luna. I giganti che si rizzano d’intorno, appaiono ancor più grandi e, se si fissano, sembrano mettersi in movimento e spostarsi tutt’intorno alla capanna. Di tanto in tanto lo scroscio di un seracco che precipita, pare la voce di quei giganti.” (Bruno Galli Valerio, “Punte e passi”, a cura di Lisa Angelici ed Antonio Boscacci, ed. CAI di Sondrio, Sondrio, 1998).


Valle dell'Albigna vista dal passo Casnile sud

2. DALLA CAPANNA DEL FORNO ALLA CAPANNA DELL'ALBIGNA ED A PRANZAIRA

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Capanna del Forno-Passo di Casnile sud-Capanna dell'Albigna
5 h e 30 min.
880 (1120 in discesa)
EE
SINTESI. Dalla Capanna del Forno ridiscendiamo, su sentiero segnalato (indicazioni per il Plan Canin, dato ad un'ora e tre quarti), alla vedretta del Forno. Il sentiero nel primo tratto scende, ripido e scalinato, fra roccette con tratti attrezzati da corde fisse e da una scala metallica (bolli rossi contornati di bianco), poi si porta sul fondo del vallone che scende dal passo di Val Bona e piega a destra, procedendo verso ovest, fino al suo sbocco nella grande Valle del Forno. Ci portiamo così presso il bordo orientale del Ghiacciaio del Forno, a circa 2450 metri di quota. Traversiamo il ghiacciaio da est ad ovest, procedendo in piano, fino al suo bordo occidentale. Scavalcato su un doppio ponte in legno il torrente che corre a lato della vedretta troviamo su un masso l'indicazione della partenza del sentiero per il passo di Casnil sud. Ci portiamo ai piedi della valletta del torrentello che scende dal circo glaciale alla base dei due Passi di Casnile, sud e nord. Iniziamo ora la salita verso il passo di Casnile, verso ovest, su debole traccia che appare e scompare fra grandi blocchi di color chiaro. Seguiamo quindi con attenzione i segnavia bianco-blu-bianchi ed alcuni grandi ometti, stando sul lato destro della valletta. Il primo tratto, su balze erbose, è piuttosto ripido e ci porta ad un ripido vallone con un tratto attrezzato, che ci invita a stare su roccioni inclinati piuttosto che sfruttare un canalino di sfaciumi alla nostra destra. Saliamo ancora verso est, fra grandi blocchi contrappuntati a rare e brevi isole di pascolo, fino a guadagnare il limite inferiore di un più ampio circo, la parte alta del Vallone di Casnile. La traccia procede qui su terriccio morenico con qualche fascia erbosa. Saliamo verso ovest-sud-ovest, restando sul lato destro dell'avvallamento. Davanti a noi si mostra, ben visibile, la depressione sul crinale che separa Valle del Forno da Valle dell'Albigna, cioè a sella del passo Casnile sud. Lasciate alle spalle le ultime tracce di pascolo, procediamo in questo deserto di pallido granito, restando sul lato destro ma descrivendo gradualmente un ampio arco verso sinistra. Tagliamo così un ghiacciaietto verso sinistra e, seguendo frecce ed ometti, ci portiamo, senza particolari difficoltà, al passo di Casnile sud (m. 2941) dove troviamo il cartello "Pass da Casnil sud 2941 m." ed una coppia di cartelli escursionistici. Quello che ci interessa ci manda a destra e dà la Capanna dell'Albigna ad un'ora e tre quarti. Pieghiamo quindi a destra (nord-ovest) attraversando in quota una fascia di ganda sul costone fra il passo di Casnile sud e la quota 3040. Pieghiamo poi verso sinistra (ovest) e seguiamo per buon tratto il costone roccioso che si stacca dalla cresta verso ovest, lasciandolo poi piegando a sinistra (sud-ovest), su indicazione dei segnavia, per infilarci in un canale di grandi blocchi che richiedono grande attenzione. Pieghiamo a destra e giungiamo così in vista del grande lago artificiale dell'Albigna, sul fondo della valle omonima. Scendiamo gradualmente verso ovest, restando quasi a ridosso del costone roccioso alla nostra destra, fino a scendere ad un incantevole pianoro, dove il pascolo ricompare a far da corredo a due incantevoli laghetti. Passiamo a destra di laghetti, per piegare subito a sinistra ed affacciarci al versante che scende al lago. La traccia è ora marcata e scende decisa, con rapide svolte, verso sud-ovest. Superiamo alcuni dossi ed avvallamenti, poi traversiamo a mezza costa un ripido pendio fino al la Capanna dell'Albigna (m. 2333), posta su un ripiano alto sopra il lago della diga dell'Albigna, posto allo bocco della Valle del Cantone. Dalla capanna dell’Albigna imbocchiamo il sentiero segnalato per la diga dell’Albigna, la Teleferica, Pranzaira ed il passo di Cacciabella, scendendo fra balze e roccette verso nord. Passiamo così a sinistra di un microlaghetto e dopo un quarto d’ora circa ci portiamo al limite orientale dell’imponente sbarramento. Qui prendiamo a destra e scendiamo in una decina di minuti al punto di partenza della teleferica, che sfruttiamo per ridiscendere sul fondo della Val Bregaglia, e precisamente alla località Pranzaira, dalla quale, sfruttando i mezzi pubblici, in pochi minuti possiamo risalire al passo del Maloja, dove abbiamo lasciato l'automobile, chiudendo questo splendido anello di due giornate fra Valle del Forno e Valle dell'Albigna.


Salita dalla Valle del Forno al Passo Casnile sud


Salita al passo di Casnile sud

La seconda tappa prevede la traversata, per il passo di Casnile sud, dalla Capanna del Forno alla Capanna dell'Albigna. Il percorso si snoda per circa 8 km, ha un dslivello in altezza di 880 m ed in discesa di 1120. Non presenta particolari difficoltà, anche se il primo tratto della discesa dal passo di Casnile sud propone alcuni tratti esposti ed attrezzati.
Dalla Capanna del Forno ridiscendiamo, su sentiero segnalato (indicazioni per il Plan Canin, dato ad un'ora e tre quarti), alla vedretta del Forno. Il sentiero nel primo tratto scende, ripido e scalinato, fra roccette con tratti attrezzati da corde fisse e da una scala metallica (bolli rossi contornati di bianco), poi si porta sul fondo del vallone che scende dal passo di Val Bona e piega a destra, procedendo verso ovest, fino al suo sbocco nella grande Valle del Forno.


Verso il passo di Casnile sud

Ci portiamo così presso il bordo orientale del Ghiacciaio del Forno, a circa 2450 metri di quota. Qui scegliamo se scendere verso nord, presso il bordo del ghiacciaio, fino alla sua fronte, per poi piegare a sinistra e, lasciato alla nostra destra il sentiero che scende a Pian Canin, piegare ancora a sinistra e procedere poco a destra del limite occidentale del ghiacciaio, oppure, per via più breve e segnalata da paline, attraversare il ghiacciaio da est ad ovest, procedendo in piano, fino al suo bordo occidentale.


Cima e vedretta di Cantone dal passo Casnile sud

In questo secondo caso non dimentichiamo di fermarci per ammirare, alla nostra sinistra, il fondo della valle del Forno, con l'elegante torrione del pizzo Torrone orientale, il picco ma ben visibile Ago di Cleopatra alla sua destra e più a destra ancora il massiccio pizzo Torrone centrale. Al termine della traversata scavalchiamo su un doppio ponte in legno il torrente che corre a lato della vedretta e troviamo su un masso l'indicazione della partenza del sentiero per il passo di Casnil sud.


Discesa dal passo di Casnil sud

Discesa dal passo di Casnil sud

Discesa dal passo di Casnil sud

Discesa dal passo di Casnil sud

Ci portiamo ai piedi della valletta del torrentello che scende dal circo glaciale alla base dei due Passi di Casnile, sud e nord. Iniziamo ora la salita verso il passo di Casnile, verso ovest, su debole traccia che appare e scompare fra grandi blocchi di color chiaro, stando sul lato destro della valletta. Seguiamo quindi con attenzione i segnavia bianco-blu-bianchi ed alcuni grandi ometti. Il primo tratto, su balze erbose, è piuttosto ripido e ci porta ad un ripido vallone con un tratto attrezzato, che ci invita a stare su roccioni inclinati piuttosto che sfruttare un canalino di sfaciumi alla nostra destra.
Saliamo ancora verso est, fra grandi blocchi contrappuntati a rare e brevi isole di pascolo, fino a guadagnare il limite inferiore di un più ampio circo, la parte alta del Vallone di Casnile. La traccia procede qui su terriccio morenico con qualche fascia erbosa. Saliamo verso ovest-sud-ovest, restando sul lato destro dell'avvallamento. Davanti a noi si mostra, ben visibile, la depressione sul crinale che separa Valle del Forno da Valle dell'Albigna, cioè a sella del passo Casnile sud.


Discesa in Valle dell'Albigna

Discesa in Valle dell'Albigna

Procediamo in questo deserto di pallido granito, restando sul lato destro ma descrivendo gradualmente un ampio arco verso sinistra. Tagliamo così un ghiacciaietto, verso sinistra e, seguendo frecce ed ometti, ci portiamo, senza particolari difficoltà, al passo di Casnile sud (m. 2941), a sud del piz Casnil (m. 3189). Ci accoglie e colpisce lo splendido spettacolo della Cima di Cantone, il gigante della Valle dell'Albigna, che, a sud, si specchia in una pozza.


Laghetto e piz dal Pal

Ometto presso i laghetti

Al passo di Casnile sud troviamo un grande ometto, il cartello "Pass da Casnil sud 2941 m." ed una coppia di cartelli escursionistici. Quello che ci interessa ci manda a destra e dà la Capanna dell'Albigna ad un'ora e tre quarti. Pieghiamo quindi a destra (nord-ovest) attraversando in quota una fascia di ganda sul costone fra il passo di Casnile sud e la quota 3040. Pieghiamo poi verso sinistra (ovest) e seguiamo per buon tratto il costone roccioso che si stacca dalla cresta verso ovest, lasciandolo poi piegando a sinistra (sud-ovest), su indicazione dei segnavia, per infilarci in un canale di grandi blocchi che richiedono grande attenzione. Giungiamo così in vista del grande lago artificiale dell'Albigna, sul fondo della valle omonima. Alle sue spalle, verso sinistra, emergono imperiosi due dei signori assoluti del granito di Val Masino, il pizzo Cengalo e, alla sua destra, il pizzo Badile.


Discesa alla Capanna dell'Albigna

Discesa alla Capanna dell'Albigna

Scendiamo gradualmente verso ovest, restando quasi a ridosso del costone roccioso alla nostra destra, fino a scendere ad un incantevole pianoro, dove il pascolo ricompare a far da corredo a due incantevoli laghetti, nei quali si specchia la dorsale che chiude la Valle dell'Albigna ad ovest, con lo splendido versante della Cacciabella. Spiccano, però, ad ovest, le due puntute cime del piz dal Pal (m. 2618).
Passiamo a destra di laghetti, per piegare subito a sinistra ed affacciarci al versante che scende al lago. La traccia è ora marcata e scende decisa, con rapide svolte, verso sud-ovest. Superiamo alcuni dossi ed avvallamenti, poi traversiamo a mezza costa un ripido pendio fino al la Capanna dell'Albigna (m. 2333), posta su un ripiano alto sopra il lago della diga dell'Albigna, posto allo bocco della Valle del Cantone.


Capanna dell'Albigna

Il rifugio o Capanna dell'Albigna, di proprietà del C.A.S. Sezione Hoher Rohn, è gestito da Isabella Shär - Staad (tel.: 0041 (0)71 8550981; il telefono del rifugio è 0041 (0)82 41405), dispone di 94 posti letto e di docce ed offre servizio di mezza pensione o pensione completa. Il vecchio rifugio, interamente in legno, venne costruito nel 1910 e fu poi sommerso dalla grande diga. L'attuale struttura è stata inaugurata nel 1956.
E' gestito solo in estate (1 luglio-15 settembre), ma dispone di un locale-ricovero sempre aperto con 14 posti letto. D'estate è molto frequentato, anche dalle famiglie (ci sono camere per famiglie da 4, 6 e 8 letti), perchè servito dalla funivia da Pranzaira, dal cui punto di arrivo lo si raggiunge in poco più di un'ora di cammino, dopo aver attraversato il coronamento della grande diga (lo sbarramento, a 2165 metri di quota, nel punto massimo è alto 115 metri) che ha originato il grande lago artificiale dell'Albigna.
Si tratta di un lago imponente, che raggiunge 70 milioni di metri cubi d'acqua ed è lungo 760 metri. Venne completato nel 1959 e serve la centrale di Lobbia, sul fondo della Val Bregaglia. La sua costruzione cancellò le pittoresche cascate dell'Albigna, ma rese la valle omonima molto più accessibile, anche per i numerosi scalatori che vi trovano innumerevoli possibilità di sfruttare le splendide pareti di granito.
Per informazioni si può scrivere all'indirizzo mail capanna@albigna.ch.


Traversata passo di Casnile sud-Capanna dell'Albigna-Passo di Zocca

Imbocchiamo ora il sentiero segnalato per la diga dell’Albigna, la Teleferica, Pranzaira ed il passo di Cacciabella, scendendo fra balze e roccette verso nord. Passiamo così a sinistra di un microlaghetto e dopo un quarto d’ora circa ci portiamo al limite orientale dell’imponente sbarramento. Percorriamo quindi verso ovest il camminamento (m. 2161), largo 7 metri e lungo 760. La diga ha davvero dimensioni impressionanti, soprattutto in altezza (115 metri) e nella capienza massima (70 milioni di metri cubi): sono dati che possiamo leggere su un pannello illustrativo che ci attende sul lato opposto, vicino alla casa dei guardiani.
Vicino al pannello ci sono cartelli escursionistici che segnalano un bivio: mentre nella direzione dalla quale siamo giunti la Capanna dell’Albigna è data a 50 minuti, il sentiero di destra porta in 10 minuti alla teleferica o, per chi volesse scendere sul fondo della Val Bregaglia a piedi,  Pranzaira in un’ora e tre quarti ed a Vicosoprano in 2 ore. Il sentiero di sinistra, infine, porta in 2 ore e mezza al passo di Cacciabella (Pass dal Cacciabella) ed in 4 ore alla Capanna Sciora. Prendiamo dunque a destra e scendiamo in una decina di minuti al punto di partenza della teleferica, che sfruttiamo per ridiscendere sul fondo della Val Bregaglia, e precisamente alla località Pranzaira, dalla quale, sfruttando i mezzi pubblici, in pochi minuti possiamo risalire al passo del Maloja, dove abbiamo lasciato l'automobile, chiudendo questo splendido anello di due giornate fra Valle del Forno e Valle dell'Albigna.


Diga dell'Albigna

Diga dell'Albigna

APPROFONDIMENTO: LA MORTE DI ETTORE CASTIGLIONI POCO SOTTO LA BOCCHETTA DEL FORNO

La salita dal Maloja alla vedretta del Forno fu scenario di un fatto storico poco noto durante la seconda guerra mondiale. Pochi sanno, infatti, che la bocchetta del Forno (posta poco a monte del rifugio, ad est, sul confine italo Svizzero) fu teatro di una tragedia che merita assolutamente di essere raccontata. Poco sotto il valico, sul versante italiano, morì assiderato da una tormenta, il 12 marzo del 1944, Ettore Castiglioni, figura di rilievo primario dell’alpinismo italiano, ma anche protagonista importante della guerra di Resistenza. Il suo corpo fu trovato nella successiva tarda primavera a quota 2650, là dove poi nel 2011 è stata posta una targa commemorativa (sul roccione presso il quale aveva tentato di ripararsi). Nato nel 1908 da una ricca famiglia milanese, si era imposto fin da giovane all’attenzione del mondo alpinistico, con diverse “prime” di prestigio che gli avevano meritato la medaglia d’oro al valor alpinistico. Fra queste, la parete nord-ovest del pizzo Badile, con Vittorio Bramani (luglio del 1937). Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale era il più famoso alpinista italiano.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Durante la guerra prestò servizio come tenente degli Alpini, fino all’armistizio del 8 settembre 1943. Scelta la guerra partigiana, si rifugiò sull’Alpe Berrio Damont (1932 m), sopra Ollmont (in Valpelline), dove operò per agevolare l’espatrio in Svizzera di un centinaio di Ebrei ed oppositori politici che sfuggivano ai rastrellamenti. Fra questi anche Luigi Einaudi, che sarà poi il primo Presidente eletto della Repubblica italiana. Ben presto però (ottobre 1943) le autorità elvetiche lo arrestarono sul confine e lo incarcerarono per 5 settimane sotto l’accusa di spionaggio e contrabbando. Seguì l’espulsione con il divieto di rimettere piede nella Confederazione Elvetica.
Il Castiglioni proseguì la lotta di resistenza e su incarico del CLN decise di tornare in Svizzera per organizzare un nuovo nucleo, questa volta dalla Valtellina. L’11 marzo del 1944 partì con gli sci dalla Capanna Porro, portando con sé un passaporto scaduto intestato al cittadino svizzero Oscar Braendli. Scese al Maloja, ma la gendarmeria elvetica scoprì il sotterfugio e lo arrestò per la seconda volta. Venne privato di pantaloni, scarponi e sci e trattenuto in arresto nell’Hotel Longhin. Deciso a non finire sotto processo per la seconda volta, alle cinque di mattina della successiva domenica 12 marzo si calò con lenzuola annodate dal primo piano e fuggì verso la Valle del Forno, per tornare in Italia. Era sommariamente riparato da una coperta. Ai piedi alcuni stracci gli permettevano a malapena di calzare i ramponi. Nonostante ciò riuscì a guadagnare la bocchetta del Forno, ma l’inclemenza del tempo non gli lasciò scampo. Sorpreso da una tormenta, cercò riparo nell’anfratto di un roccione poco sotto il valico, in territorio italiano. Qui morì assiderato, a soli 36 anni.


Sotto la bocchetta del Forno, nei pressi del luogo dove morì Ettore Castiglioni

Sulla fiancata destra della chiesa di S. Anna a Chiareggio una targa lo ricorda. Nel 1999 venne edita la sua biografia, Il vuoto alle spalle. La storia di Ettore Castiglioni, scritta da Marco Albino Ferreri (Corbaccio Editore). Per maggiori dettagli è utile anche l’articolo all’indirizzo http://www.anpi.it/donne-e-uomini/ettore-castiglioni/

CARTE DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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