Monte Disgrazia

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Chiareggio - Alpe Vazzeda Inferiore - Alpe Vazzeda Superiore - Rifugio Del Grande-Camerini
3 h
980
E
SINTESI. Da Sondrio saliamo in Valmalenco, passando per Chiesa e proseguendo per San Giuseppe e Chiareggio. Qui giunti, scendiamo al parcheggio presso la riva del Mallero (m. 1612) e, senza risalire in paese, ci incamminiamo seguendo la pista sterrata (indicazioni per il rifugio Del Grande Camerini e per l'alpe Forbesina) che si porta alla pineta di Pian del Lupo, la attraversa e giunge al ponte sul Mallero del Muretto. Oltre il ponte, sempre seguendo le indicazioni per il rifugio Del Grande-Camerini e triangoli gialli dell'Alta Via della Valmalenco, III tappa, imbocchiamo sulla destra un sentiero che, ignorata una deviazione a sinistra, porta ad un ponticello in legno ed al limite dell'alpe di Vazzeda inferiore (m. 1832), che lasciamo però sulla nostra destra, piegando subito a sinistra e risalendo un ripido crinale erboso. Al termine del crinale, ritroviamo il sentiero (sul quale si alternano, come segnavia, i triangoli gialli, le bandierine rosso-bianco-rosse e quelle bianco-blu-bianche), che piega verso nord-nord-ovest (cioè a destra), superando una fascia di rada vegetazione, prima di approdare all'alpe di Vazzeda superiore (m. 2020), cui giungiamo passando attraverso una stretta porta nella roccia. Un'indicazione su un grande masso segnala che prendendo a destra si sale alla bocchetta del Forno: la ignoriamo e proseguiamo sul percorso della III tappa dell'Alta Via della Valmalenco (triangoli gialli), risalendo i prati dell’alpeggio e superando una sorta di corridoio fra rocce affioranti. Il sentiero si addentra poi, serpeggiando, in una fascia di radi larici. Terminato questo tratto con pendenza marcata, il sentiero piega a sinistra ed inizia un lungo traverso, con pendenza più moderata, attraversando numerosi corsi d'acqua e procedendo sempre diritto in direzione sud-sud-ovest prima, sud-sud-est poi, fino alla quota di 2475 metri circa, dove volge a destra assumendo l'andamento ovest. Dopo breve salita fra roccette, siamo al rifugio Del Grande-Camerini (m. 2564).



Apri qui una fotomappa della salita al rifugio Del Grande-Camerini

Chiareggio, in alta Valmalenco (m. 1612; cirècc, cirécc o ciarécc), è uno dei più famosi centri di villeggiatura estiva dell'intera Valtellina. Fra le attrattive che offre, vi è anche quella di essere base per numerose ed interessanti escursioni. Una delle più fruite porta al rifugio Del Grande-Camerini (m. 2585), posto su uno splendido poggio panoramico ai piedi della cresta del pizzo di Vazzeda. Un belvedere sulla splendida nord del Disgrazia (m. 3678), che gode probabilmente di un curioso primato: è il rifugio dal quale è possibile vedere in contemporanea il maggior numero di altri rifugi, (quasi) cinque. Da qui, infatti, possiamo vedere, ad est, il rifugio Longoni, l’ex-rifugio Entoca-Scercen ed il rifugio Palù; a sud, in Val Ventina, i rifugi Gerli-Porro e Ventina (non proprio dal rifugio, ma da un ampio tratto del sentiero che vi sale). Per raggiungerlo, dobbiamo lasciare l'automobile nel parcheggio che si trova al termine dell'abitato del paese, ed incamminarci sulla pista sterrata che attraversa il Pian del Lupo (cattiva trasposizione in italiano di cià lla lòp, o ciàn de la lòp, vale a dire il piano della loppa, o lolla, materiale di scarto derivato dalla cottura del ferro: niente a che fare con i lupi, dunque!), seguendo le indicazioni per i rifugi Tartaglione-Crispo e Del Grande-Camerini.
Durante il cammino, potremo gustare lo scenario superbo della testata della Val Sissone (val de sisùm) con le cime di Chiareggio al centro, ed ai lati, un po' defilati, la parete nord del monte Disgrazia (a sinistra) ed il monte Sissone (còrgn de sisùm, chiamato anche piz sisùm e, dai contrabbandieri, “el catapìz”, a destra).
La pista conduce al torrente Màllero, che scende dalla valle del Muretto; un ponte ci permette di guadagnarne la riva opposta, dove, seguendo i cartelli per il rifugio Del Grande-Camerini e la bocchetta del Forno, imbocchiamo un sentiero che se ne stacca sulla destra. I due segnavia accostati, il triangolo giallo e la bandierina bianco-blu-bianca, indicano che, in questa parte, sul sentiero si sovrappongono il percorso dell'Alta Via della Valmalenco (terza tappa, da Chiareggio a Chiareggio passando per la val Sissone ed il rifugio Del Grande-Camerini) e quello per la bocchetta del Forno ed il ghiacciaio omonimo.
Il sentiero corre sul fianco montuoso e, dopo aver piegato a sinistra, intercettando il sentiero che sulla nostra sinistra giunge dal rifugio Tartaglione-Crispo (sentiero 325/1; un cartello lo dà a mezzora), si porta al torrentello che scende dall'ampio terrazzo compreso fra la cima di Vazzeda (m. 3927) e la cima di val Bona (m. 3033), e lo supera con l'ausilio di un ponticello in legno. Poco oltre, raggiungiamo i prati dell'alpe di Vazzeda inferiore (m. 1832), che lasciamo però sulla nostra destra, piegando subito a sinistra e risalendo un ripido crinale erboso. Al termine del crinale, ritroviamo il sentiero (sul quale si alternano, come segnavia, i triangoli gialli, le bandierine rosso-bianco-rosse e quelle bianco-blu-bianche), che piega verso nord-nord-ovest (cioè a destra), superando una fascia di rada vegetazione, prima di approdare all'alpe di Vazzeda superiore (m. 2020), cui giungiamo passando attraverso una stretta porta nella roccia. Di fronte a noi si mostra l'elegante monte del Forno (fùren, o fórn, ma anche munt rus, m. 3214), che presidia il vertice settentrionale della val Bona. Qui, in corrispondenza di una baita, le strade dell'Alta Via della Valmalenco e del sentiero per la bocchetta del Forno si dividono: un'indicazione su un grande masso, infatti, ci informa prendendo a destra imbocchiamo il sentiero per la Val Bona e la bocchetta del Forno, che si affaccia sull’ampia ed omonima valle in territorio elvetico (un cartello dà l’alpe Monterosso inferiore a 40 minuti, l’alpe dell’Oro ad un’ora e 10 minuti, il passo del Forno a tre ore; sentiero 326).


Cima di Vazzeda

Noi, invece, restiamo sul sentiero principale, che risale i prati dell’alpeggio, supera una sorta di corridoio fra rocce affioranti e si addentra serpeggiando in una fascia di radi larici. Terminato questo tratto con pendenza marcata, il sentiero piega a sinistra ed inizia un lungo traverso, dalla pendenza più moderata, che taglia gli ampi pascoli disegnati ai piedi della Cima di Val Bona (m. 3033) e della Cresta di Vazzeda (m. 3301). L’affusolata punta della cime di Vazzeda (m. 3301) si affaccia, curiosa, dal lontano limite superiore dei pascoli. La monotonia della traversata è stemperata dai frequenti corsi d’acqua (sette in tutto) che si frappongono alla marcia: cinque corsi minori intervallati a due di proporzioni più importanti (il primo scende da una suggestiva gola rocciosa). Nessun problema, se non nel periodo del disgelo (maggio-inizi giugno) o dopo abbondanti precipitazioni: in tal caso sarà difficile guadarli senza bagnarsi scarponi e calze. La nostra salita non passerà inosservata al signore di questo comprensorio, il monte Disgrazia, che mostra di meritare appieno il titolo di picco Glorioso tributatogli dai suoi conquistatori giunti da oltremanica nel lontano 1862. È la parete nord, armoniosa ed insieme minacciosa, a guardare con stato d’animo indecifrabile quell’ennesimo spettacolo del piede umano che con fatica guadagna metro su metro per riscattarsi da chissà quali colpe, per espiare chissà quale ancestrale colpa. Meno spettacolare è la sagoma del rifugio, rallegrata dallo sventolio della bandiera italiana: si mostra, sembra prossima, ma poi anche si nasconde, rivela una lontananza inattesa. Gradualmente il pascolo cede il posto ad un terreno più scabro, di rocce affioranti e sfasciumi, ed anche la pendenza torna a farsi sentire. La traccia piega leggermente a destra e si destreggia fra qualche semplice ostacolo di roccia, prima di portarci proprio sotto il rifugio, annunciato da un grande ometto e dall’instancabile bandiera.


Apri qui una fotomappa della Val Sissone

Alla fine eccolo, a pochi metri. Il rifugio Del Grande Camerini (m. 2564), di proprietà del CAI di Sovico, è intitolato a Mario Del Grande, perito sulla Punta Rasica nel 1936, ed a Remo Camerini, precipitato nel 1926 dal Sigaro in Grigna Meridionale (cfr. il sito www.caisovico.it/rifugio/rifugio.html). È posto a poca distanza della Bocchetta Piattè, all'inizio della cresta est del Monte Vazzeda (m. 3301). Per la bocchetta, posto un po’ più in basso, passa la terza tappa dell’Alta Via della Valmalenco, scendendo poi in Val Sissone e tornando infine a Chiareggio. Durante il periodo di chiusura si possono reperire le chiavi presso l'Albergo Genziana di Chiareggio (tel. 0342 451005). Il consueto momento del computo ci porta a calcolare 973 metri teorici (in pratica, qualcuno di più) di dislivello in salita. Un controllo all’orologio ci informa che abbiamo lasciato Chiareggio da circa tre ore.
Il riposo non può che essere dedicato alla contemplazione del picco Glorioso e del suo ghiacciaio che, pur essendo ben lontano dall’ottocentesca imponenza, spaventa ancora per l’orrida crepacciatura. Ma anche sul lato opposto lo scenario è di prim’ordine. In particolare, la regolare e slanciata piramide del monte del Forno (m. 3214) non soffre di troppi complessi di inferiorità rispetto all’ingombrante vicino. Vista da qui, sembra proporre difficoltà alpinistiche, mentre in realtà è alla portata di un escursionista esperto, anche se il dislivello per raggiungerne la cima da Chiareggio è ragguardevole (1600 metri abbondanti). Alla sua destra, il passo del Muretto, denso di storiche suggestioni ed attraversato nei secoli da mercanti di vino e truppe grigione in discesa verso la Valtellina. La mente corre a Nicolò Rusca, arciprete di Sondrio che passò di lì legato sotto il dorso di un mulo per essere portato a morire sotto tortura nella più fredda Thusis (correva l’anno 1618, correvano i giorni tragici dell’eversione di Piuro, agli inizi di settembre).


Valle del Muretto

Presidio orientale del passo, l’amplissimo versante sormontato dalla triade monte Muretto-monte dell’Oro-Sassa di Fora. Ad est, l’orizzonte si apre e svela, sul fondo, l’arcana piramide del pizzo Scalino, il monte magico legato a leggende che lo vogliono segreto castello dal quale escono per notturni tornei e caccie cavalieri e corteggi di dame. Verso sud-est, infine, la ferrigna mole dei pizzi Rachele e Ventina incornicia il passo di Ventina, nella valle omonima. Il ritorno a Chiareggio, oltre che per la medesima via di salita, può avvenire, con un po’ più di tempo, seguendo a ritroso l’itinerario della terza tappa dell’Alta Via della Valmalenco (i triangoli gialli, superato un tratto con corda fissa, portano alla bocchetta di Piattè e di qui alla lunga traversata del fianco occidentale della Val Sissone, con successiva discesa sul fondovalle e ritorno a Pian del Lupo passando per l’alpe Forbesina).


Val Ventina

CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

Mappa del percorso - elaborata su un particolare della carta tavola elaborata da Regione Lombardia e CAI (copyright 2006) e disponibile per il download dal sito di CHARTA ITINERUM - Alpi senza frontiere

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