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Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Cimitero di Caspano-Gonchi-Funtanìn-Felegücc-Rigorso-Cimitero di Caspano
3 h
500
E
SINTESI. Salendo lungo la strada di Val Portola o la strada di Dazio a Caspano ad un bivio prendiamo a destra, procedendo in direzione della chiesa di San Bartolomeo, pco prima della quale parcheggiamo ad un parcheggio sulla nostra destra. Ci incamminiamo sulla strada che sale in direzione opposta rispetto alla chiesa e porta al cimitero di Caspano (fin qui possiamo salire anche in automobile). La trada lascia il posto ad una pista che comincia a salire verso i maggenghi. Ignorata una deviazione a destra per Rigorso, restiamo sulla pista principale che, dopo pochi tornanti porta, dopo un tornante sx, alla parte inferiore del maggengo di Gonchi. Salendo ancora per breve tratto sulla pista, ci portiamo ad una una cappelletta con una simpatica campanella; qui troviamo, a quota 1240 metri circa, presso una baita, un cartello, che indica alla nostra destra la partenza del sentiero per Rigorso(Regurs). Imbocchiamo dunque il sentierino alla nostra destra che attraversa la parte alta di un prato, passando sotto una baita, entra nel bosco e procede verso nord. Dopo un primo tratto tranquillo, nel cuore di un bel bosco, il sentiero, segnalato da bolli rossi, si affaccia sul solco della val Pòrtola. In questo tratto ci vuole un po’ di prudenza, soprattutto se c’è neve o ghiaccio. Guadato il torrentello del vallone, percorriamo un tratto sul versante opposto, prima di raggiungere il limite inferiore dei prati di Felegücc. Portiamoci ora, con una traversata in piano, alle due baite più basse di quota 1229, che vediamo davanti a noi, sul lato opposto dei prati e sul limite del bosco. Qui, seguendo le indicazioni, imbocchiamo il sentiero (che nel primo tratto richiede un po’ di attenzione per essere individuato, mentre poi diventa ben visibile e marcato) che scende in un bel bosco, raggiungendo i prati alti del maggengo di Rigorso (m. 1035), caratterizzato da un enorme masso erratico ai cui piedi se ne sta rannicchiata una cappelletta. Scendiamo alla pista sterrata che giunge appena sotto le baite e, percorrendola in discesa, riattraversiamo l’impressionante solco della Val Pòrtola, prima di intercettare la già citata pista sterrata che scende dai Gonchi. Questa pista, attraversata la Valle di S. Martino, raggiunge il cimitero di Caspano (nei cui pressi si trova la chiesetta di S. Martino), dal quale, in breve, proseguendo nella discesa, siamo al centro del paese (chiesa di San Bartolomeo).


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L'alpeggio di Fontanili (Funtanìn), sopra Caspano, rappresenta, insieme ai due alpeggi inferiori dei Prati di mezzo e di Gonchi (Gone) uno splendido belvedere su una sezione importante del gruppo del Masino, che comprende la cima di Castello, la punta Rasica, i pizzi Torrone, il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati. Ottimo è anche il panorama sulla media Valtellina, incorniciata dal massiccio dell'Adamello. Oltre che per il suo valore panoramico, Funtanìn si fa raccomandare come meta per una gradevole escursione anche per la bellezza intrinseca e la tranquillità dei luoghi.
Ad aggiungere fascino ai luoghi contribuisce la posizione singolare: siamo in una sorta di terra di mezzo, o di confine, fra l'estremo lembo orientale della Costiera dei Cech e le porte occidentali della Val Masino. E, last but not least: fino a Gonchi possiamo salire facilmente con la mountain-bike, sfruttando una pista sterrata che sale dalla località Gioch, sopra Caspano.
Portiamoci, dunque, con l'automobile a Caspano, sfruttando la carrozzabile che sale da
Dazio a Caspano, passando per Cadelsasso e Cadelpicco.
Alla fine ci ritroviamo sotto la bella chiesa di S, Bartolomeo a Caspano (m. 875), che sembra troneggiare sulla sommità del poderoso muraglione sulla quale è posta.
Invece di entrare in paese, però, ci dirigiamo verso destra e, parcheggiata l'automobile, proseguiamo a piedi, salendo al cimitero (nei cui pressi sorge la bella chiesetta di S. Martino) ed imboccando una strada sterrata che varca l'alta valle di S. Martino e porta ad un bivio. La stradina che scende verso destra conduce a Rigorso (Regurs), gruppo di baite nel cuore del bosco.
Quella che sale a sinistra, invece, raggiunge i prati di Gonchi, ed è proprio questa che dobbiamo percorrere. Fino a qualche anno fa la strada terminava in corrispondenza di una piazzola, dalla quale partiva un sentiero che saliva, abbastanza ripido, nel bosco, fino a sbucare a Gonchi (m. 1178). La pista è stata, poi, prolungata, ed ora raggiunge direttamente Gonchi e prosegue come pista tagliafuoco della Costiera dei Cech tagliando il versante intorno ai 1450 metri e scendendo a Poira.
Qui lo scenario bucolico sembra invitare ad un sosta, non solo per riprendere le forze e ristorare il corpo, ma anche per meditare. I prati sono posti sull'ampio dosso con il quale il versante montuoso piega in direzione nord-est, per seguire il solco della bassa Val Masino. Questa particolarità fa della località un osservatorio privilegiato non solo sulla bassa e media Valtellina, ma anche sulla Val Masino.
Infatti da qui possiamo scorgere, se la giornata è limpida, la cima di Castello, i pizzi Torrone, la costiera Remoluzza-Arcanzo ed il monte Disgrazia, ma vediamo bene anche parte del fondovalle della Val Masino ed il paese di Cataeggio.
Da Gonchi un sentiero (oggi la pista tagliafuoco) sale ai prati collocati più in alto, i Prati di Mezzo, e prosegue fino a Fontanili, alpeggio che, nella sua parte terminale, raggiunge i 1418 metri di quota ed è collocato in una posizione ancora più panoramica. Da qui si possono infatti osservare non solo la media Valtellina e la
Valle di Preda Rossa, ma anche aspetti meno noti della Val Masino, come la Val Terzana (chiamata anche Valle di Scermendone: così, per esempio, nella carta della Val Masino curata dal conte Lurani, nel 1881-1882), che confluisce, da nord-est, nella Valle di Sasso Bisòlo; si distinguono chiaramente il monte Disgrazia ed i Corni Bruciati, che chiudono la valle di Preda Rossa, ma anche il passo di Scermendone ed il pizzo Bello, che chiudono la Val Terzana.
La salita da Caspano a Funtanìn richiede approssimativamente un'ora e tre quarti di cammino, necessaria per superare un dislivello di circa 540 metri.
Dopo aver goduto di questo raro panorama, risaliamo, un po' a vista, un po' su traccia di sentiero, i boschi a nord dei prati, per gustarne l'atmosfera magica ed il silenzio irreale. Facciamo però attenzione a no allontanarci dalla verticale dei prati, per non avere problemi nella discesa. Se ci piace passeggiare nei boschi, possiamo anche addentrarci nella splendida pineta che si trova a destra (nord-est) della parte più alta di destra dei prati. Possiamo per un buon tratto proseguire con andamento quasi pianeggiante in uno scenario di rara bellezza.

Presentiamo, ora, due alternative al ritorno per la medesima via di salita. E' innanzitutto, possibile possibile proseguire l'escursione verso ovest, toccando l'alpeggio di Posci (Pusc') e tornando da qui a Caspano, oppure raggiungendo Poira di Civo, o Poira di Dentro.
Per farlo un tempo dovevamo trovare un sentierino che parte in prossimità della più alta delle baite occidentali dell'alpe (alla nostra sinistra, presso il rudere di una baita), attraversa un vallone (si tratta, di nuovo, dell'alta valle di S. Martino), sale leggermente fino ai prati di Posci (m. 1445), entra nel bosco e torna a scendere per raggiungere Busnardi (m. 1333). Oggi basta seguire la pista che sale alla parte alta di Fontanili e ad un bivio stare a sinistra. La pista scende leggermente e passa proprio sotto i prati di Posci. La lasciamo salendo ai prati di Posci (una splendida piana dal sapore magico ed irreale) per poi imboccare il sentiero sopra descritto, che traversa alla baita alta di Busnardi. Proseguendo su questo sentiero, attraversiamo la val Toate e scendiamo alla parte alta di Ledino (m. 1232), dove una pista sterrata ci permette di raggiungere Poira (m. 1077). Da Poira di Civo, infine, sfruttando la strada asfaltata, torniamo a Caspano, passando per Roncaglia.

Dai prati di Busnardi possiamo, però, anche iniziare una discesa in diagonale verso sinistra, a tagliare i prati sottostanti. In questo caso, però, prestiamo attenzione ai bolli rossi, perché il sentiero non è sempre evidente. Dal gruppo di baite dei prati sottostanti si scende dapprima verso sinistra, fino ad una baita posta sul limite di una radura a forma di conca, e poi si piega a destra, rientrando nel bosco, per uscirne, dopo una nuova svolta a sinistra, alla parte alta dei prati di Criagno (m. 1174).
Scesi di qui alla baita che si trova leggermente alla nostra destra, si prosegue verso sinistra, tornando a scendere nel bosco, con diversi tornanti, fino a due baite solitarie. Qui si trova un bivio, al quale dobbiamo prendere a sinistra (oltrepassando un cancelletto in legno). L’ultimo tratto del sentiero si snoda nella cornice di un bosco di castagni, attraversando anche una fascia di muretti a secco che testimoniano come anche il bosco fosse una componente essenziale nell’economia contadina del passato. Anche qui l’attenzione ai bolli si impone, per evitare inutili e faticose diversioni. Alla fine ci ritroviamo nella parte alta di Caspano (m. 875), appena sopra la chiesa di San Bartolomeo, in una zona che ci regala un bel colpo d’occhio panoramico su uno dei più nobili ed antichi borghi dell’arcipelago rurale di Civo.

La seconda possibilità di tornare a Caspano con un percorso ad anello prevede di proseguire da Funtanin descrivendo un arco verso sud-est (destra). Torniamo, dunque, da Funtanin sui nostri passi, scendendo alle baite di quota 1375, dalle quali proseguiamo la discesa fino alle baite di Pra’ Mezzo. Poco sotto una cappelletta con una simpatica campanella, troviamo, a quota 1240 metri circa, presso una baita, un cartello, che indica la partenza, verso sinistra, del sentiero per Rigorso (Regurs).
Imbocchiamo questo sentiero che attraversa la parte alta di un bosco, passando sotto una baita e, dopo un primo tratto tranquillo, nel cuore di un bel bosco, segnalato da bolli rossi, si affaccia sul solco della val Pòrtola. In questo tratto ci vuole un po’ di prudenza, soprattutto se c’è neve o ghiaccio. Guadato il torrentello del vallone, percorriamo un tratto sul versante opposto, prima di raggiungere il limite inferiore dei prati di Felegücc. Portiamoci ora, con una traversata in piano, alle due baite più basse di quota 1229, che vediamo davanti a noi, sul lato opposto dei prati e sul limite del bosco.
Qui, seguendo le indicazioni, imbocchiamo il sentiero (che nel primo tratto richiede un po’ di attenzione per essere individuato, mentre poi diventa ben visibile e marcato) che scende in un bel bosco, raggiungendo i prati alti del maggengo di Rigorso. Bel maggengo, davvero, non solo per la posizione panoramica, ma anche per la suggestiva presenza di un enorme masso erratico (m. 1035), che non si sa davvero come sia potuto finire qui. Rannicchiata ai suoi piedi troviamo una cappelletta.
Dalla baita più bassa di Rigorso, la Müiaca, parte, anch’esso segnalato con un cartello e bolli rossi, un sentiero che, dopo un lungo tratto in un bosco tranquillo, si affaccia sul selvaggio versante meridionale della bassa
valle di Spluga, l’ultima laterale di sud-ovest della Val Masino. Il sentiero scende, con tratti impegnativi, serviti da corde fisse, fino alla pista sterrata la quale, a sua volta, conduce a Ceresolo (Sceresö, m. 1040), sempre in valle di Spluga.
Noi, però scegliamo una soluzione assai più comoda e facile: scendiamo alla pista sterrata che giunge appena sotto le baite e, percorrendola in discesa, riattraversiamo l’impressionante solco della Val Portola, prima di intercettare la già citata pista sterrata che scende dai Gonchi e porta al cimitero di Caspano.

Esiste anche una variante alta di questo anello, che richiede un po' di esperienza e senso dell'orientamento. Dalla parte più alta dei prati di Funtanin scendiamo su un dosso piuttosto ripido, fino ad incontrare, sulla sinistra, un grande faggio solitario. Guardando alla sua sinistra, troviamo una traccia di sentiero che taglia una selva e scende ai prati di Felegücc (m. 1300). Scendiamo, ora, alla baita sul limite inferiore di sinistra dei prati: qui inizia un nuovo sentiero che scende, nel bosco, fino a sbucare ai prati del maggengo Rigorso, dal quale raggiungiamo la già citata pista sterrata che si congiunge con la pista che sale dal cimitero di Caspano.


Variante: chi volesse salire a Regurs per una via diversa, di maggiore interesse storico, può partire non da Caspano, ma dalla strada di Val Pòrtola, poco oltre, in direzione di Cevo, rispetto alle case di Bedoglio (dal dialettale “bedoia”, betulla).
Ma spieghiamo, prima, che cos’è Bedoglio. Si tratta di una piccola frazione che si trova ad est di Caspano, sulla strada che da Caspano porta a Cevo (la strada di Val Portola, appunto). Un tempo questa modesta frazione aveva un’importanza assai maggiore di oggi, tanto che il diplomatico e uomo d’armi Giovanni Guler von Weineck, governatore per la Lega Grigia della Valtellina nel 1587-88, ne parla nella sua opera “Raetia” (Zurigo, 1616), in questi termini: “Dopo un miglio di strada da S. Martino si giunge a Bedoglio, paese che sorge elevato sulla montagna, lungo la via del Masino; deriva il suo nome dalle betulle, che si chiamano in dialetto bedòle ovvero bedogli, e che crescono numerose in questi posti. A Bedoglio e sulla montagna di Caspano, nel territorio compreso fra i due torrenti, Masino e Tovate, si trovano qua e là alcune cave di bella pietra color verde-mare, che viene impiegata per davanzali di finestre e stipiti di porta nelle chiese e nei palazzi: la sua varietà più bella e pregiata si trova al di sotto di Bedoglio, presso la Ca’ del Sasso; né si trova nelle nostre regioni una pietra più pregevole di questa. A Bedoglio abitano alcuni rami della nobile casa Paravicini, ornamento e lustro del paese.”
Poco oltre Bedoglio, la strada per Cevo attraversa un bel corridoio pianeggiante, chiudo a sinistra dal versante montuoso, a destra dal modesto rialzo boscoso della quota 878. Percorrendola, troviamo, sulla nostra destra, una cappelletta e, sulla sinistra, la partenza dell’antica mulattiera per Regurs. Parcheggiamo, quindi, qui l’automobile e cominciamo a salire. Questa mulattiera passa nei pressi delle baite della Coda di S. Agostino (m. 865), incontrando, nel primo tratto, anche una seconda cappelletta. Dopo un lungo traverso sul fianco montuoso, intercetta, ad una quota approssimativa di 950 metri, la pista sterrata per Regurs.

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CARTA DEL PERCORSO sulla base della Swisstopo, che ne detiene il Copyright. Ho aggiunto alla carta alcuni toponimi ed una traccia rossa continua (carrozzabili, piste) o puntinata (mulattiere, sentieri). Apri qui la carta on-line

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