La cima del Tonale (al centro), fra Val Cervia (a sinistra) e Valle del Livrio (a destra), vista dal Corno Stella

SAN SALVATORE-CIMA TONALE (SALITA DALLA VALLE DEL LIVRIO)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
S.Salvatore-Rifugio Caprari-Cima Tonale
6 h e 30 min.
1270
EE
SINTESI. Stacchiamoci dalla tangenziale di Sondrio all'altezza dello svincolo per la via Vanoni (l'unico sulla destra per chi proviene da Milano) e, raggiunta la via, dirigiamoci verso la località Porto di Albosaggia (alla rotonda, a destra per chi proviene da Milano), attraversando su un largo ponte il fiume Adda. Invece di proseguire sulla Pedemontana Orobica, deviamo a sinistra, per il centro di Albosaggia, e ad un bivio prendiamo a destra, ignorando le indicazioni per la Moia. Oltrepassato il poderoso muraglione che sorregge la chiesa parrocchiale di S. Caterina, ci portiamo al centro, dove non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra, (cartello: San salvatore), immettendoci su una stradina asfaltata che inizia una lunga salita, passando da S. Antonio e Cantone e termina, dopo un tratto molto ripido, a S. Salvatore (m. 1311). Parchaggiamo qui e dalla piazzetta di fronta alla chiesa torniamo indietro sulla stradina sterrata, lasciandola per imboccare a destra la ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', m. 1516. Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale in un bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera. Qui oltrepassiamo una pista sterrata e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo cartello, in corrispondenza di un bivio, ad una quota approssimativa di 1840 metri. Qui prendimo a destra ed imbocchiamo un sentiero che procede in piano verso sud, passando appena sotto il rifugio Baita della Calchera. Superate cinque gallerie, raggiungiamo un’ampia radura, alla quale scende la valle della Biorca, con una baita. Prima di accedere ai prati, troviamo, sul terreno, la ben visibile indicazione “Publin”, con segnavia rosso-bianco-rosso, che segnala un sentierino che si stacca sulla sinistra dal sentiero fin qui percorso, e comincia a risalire, con rapidi tornantini, un ripido versante di bassa vegetazione. Poi il sentiero piega a destra e comincia la lunga traversata con qualche saliscendi e ci porta al lago di Publino (m. 2134), ad ovest (destra) del quale si trova il rifugio Amerino Caprari (m. 2118). Saliamo per il sentiero scalinato che parte dal lato meridionale del rifugio. Scendiamo, poi, alla sottostante spianata dove si trova la segnalata baita dei Laghi (m. 2093). Imbocchiamo, ora, l’evidente sentiero che effettua un traverso, nel primo tratto pianeggiante, in direzione ovest, verso il centro della valle. Ad un trivio con cartelli, ignoriamo i sentieri di destra (per il fondovalle) e sinistra (per il passo di Publino) e proseguiamo diritti, portandoci ad una valletta con una pozza. Dopo breve salita su traccia di sentiero che finisce per perdersi, siamo ad una prima pianetta, che precede un più ampio pianoro. Siamo nel cuore della parte alta della Valle del Livrio, che è un vasto ripiano occupato in buona parte da terreno torboso e da candide rocce montonate. Seguiamo ora i paletti con segnavia, fino ad un pianoro dove, presyando attenzione, vediamo che l'itinerario propone un bivio: un paletto invita a proseguire diritti, un secondo a piegare in diagonale a sinistra (per la salita al Corno Stella). Proseguiamo diritti, restando cioè sulla Gran Via delle Orobie, che attraversa il pianoro e si affaccia ad un ripiano di poco più basso,dove si trova la solitaria Casera di Publino (m. 2098). Passiamo per la baita e proseguiamo restando presso il limite di sinistra del ripiano, per cominciare poi a salire gradualmente. Superata una breve fascia franosa, tagliamo un ripido versante di macereti, per poi volgere a sinistra ed iniziate a salire quasi diritti verso il crinale della dorsale Corno Stella-Cima Tonale. Superato un modesto gradino, pieghiamo a sinistra e poi di nuovo adestra, salendo lungo un facile corridoio erboso. Sormontiamo così due dossi erbosi, poi pieghiamo a destra, superando una franetta. Pieghiamo poi a sinistra e proseguiamo salendo fra facili balze erbose. Ci portiamo così alla base del ripido canalone che termina al passo al Passo del Tonale (m. 2352). Il sentiero lo risale stando sul fianco di destra per evitare il terreno franoso al centro. Raggiunto senza difficoltà il passo, lasciamo la GVO, pieghiamo a destra e puntiamo all'evidente cima Tonale, seguendo il ripido crinale erboso (stando leggermente sulla destra per evitare l'esposizione a sinistra). Alla nostra destra si apre una grande conca, poi, appena sotto la cima, una caratteristica conca di dimensioni più ridotte. Dopo circa 40 minuti di salira sulla cresta siamo all'erbosa cima Tonale (m. 2544). Il ritorno può seguire l'itinerario di salita, oppure sfruttare il sentiero di fondovalle. In questo secondo caso ridiscendiamo alla Casera di Publino, riattraversiamo il circo alto della Valle del Livrio e, tornati al trivio con cartelli, prendiamo a sinistra, scendendo diretti verso nord, poco a destra del ramo centrale del torrente Livrio, tagliamo la pista della decauville ed a quota 1800 metri circa passiamo dal lato destro a quello sinistro della valle, guadando il torrente. proseguendo su sentiero abbastanza marcato ma sposco (qualche segnavia), raggiungiamo il fondo della valle e ci immettiamo in una pista. Seguendola, tocchiamo le baite dell’alpe Piana (m. 1500) e le baite della località Forno (m. 1300), per poi superare, su un ponte in legno, il torrente Livrio, portandoci alla sua destra. Proseguiamo all’ombra di una bella pineta e ci portiamo alla località Crocetta (m. 1216). Dobbiamo poi riguadagnare un centinaio di metri. Alla Teggia siamo risaliti a quota 1250, ma poi c’è una nuova discesa. La successiva salita ci riporta prati a valle della chiesa di S. Salvatore.


Apri qui una fotomappa dell'itinerario di salita alla cima Tonale

La cima Tonale (m. 2544), immediatamente a nord del passo omonimo, è la seconda elevazione della dorsale che dal Corno Stella scende verso nord fino a monte Vespolo e pizzo Pidocchio, la dorsale che separa la Val Cervia, ad ovest, dalla valle del Livrio, ad est. La salita alla cima Tonale non è difficile, anche se è abbastanza lunga, e può avvenire da entrambe le valli. Il panorama da questa cima non equaglia quello strepitoso del Corno Stella, ma è comunque superba, soprattutto verso nord.
La salita non comporta difficoltà tecniche, perché avviene su un versante erboso ripido ma esposto solo sul lato occidentale. Vediamo i due principali itinerari per raggiungerne la cima.


Gruppi del Masino e del Bernina visti dalla cima Tonale

La lunga escursione parte da San Salvatore e passa per (o presso) il rifugio Caprari. Essa riveste anche un motivo di grande suggestione storica, perché, se condotta dal sentiero di fondovalle, ci permette di percorrere la cosiddetta “Via Cavallera”, l’antica via utilizzata, fin dalla fine del Cinquecento, dai mercanti che, per evitare le gabelle che si pagavano al passo di San Marco sulla Via Priula appena aperta, salivano al passo di Publino dalla bergamasca per poi scendere in Valtellina e proseguire per i Grigioni. Una via che, fino al periodo fra le due guerre mondiali, veniva percorsa anche da mercanti valtellinesi che trasportavano sul dorso di cavalli (da qui la sua denominazione) le forme di Bitto destinate ad essere vendute sul mercato di Branzi. Veniva, infine, utilizzata per portare viveri ai cavatori che lavoravano all'estrazione ed alla prima cottura del ferro in Valmadre.
Bene. Senza cavallo né mercanzie, ma con zaino e grande voglia di scoprire nuovi scorci di grande suggestione e bellezza, mettiamoci in cammino dal maggengo di San Salvatore. Ci portiamo fin qui in automobile salendo da Albosaggia (cui si sale lasciando la ss. 38 dello Stelvio, al primo svincolo a destra – per chi viene da Milano – o all’ultimo svincolo a sinistra della tangenziale di Sondrio, svoltando poi a destra – o sinistra -, attraversando il ponte sull’Adda, piegando subito a sinistra e cominciando a salire fino al centro, che si raggiunge dopo aver ignorato la deviazione a sinistra per la Moia). Raggiunto il centro, non saliamo alla piazzetta del municipio, ma proseguiamo, passando a sinistra della famosa torre Paribelli, con un brevissimo tratto in discesa. Ignorata la strada che scende a destra, prendiamo a sinistra, lasciando però subito la strada per prendere a destra, (cartello: San salvatore), immettendoci su una stradina asfaltata. Nel primo tratto è tanto stretta che avremo l'impresisone di avere sbagliato; poi si allarga un po', ma in diversi punti la carreggiata è alquanto stretta (e talora senza parapetti). La strada porta ad un primo bivio, al quale prendiamo a sinistra, poi ad un secondo, al quale prendiamo a destra. Passiamo per S. Antonio (a 5,2 km dal centro: qui troviamo una chiesetta recentemente restaurata), e Cantone (a 7 km dal centro), dove la valle comincia ad aprirsi. L’ultimo tratto prima di S. Salvatore è molto ripido: se siamo in molti su un’automobile poco potente, può essere che questa non ce la faccia. Siamo, infine, a S. Salvatore dopo 8,3 km dal centro di Albosaggia. Attenzione: dopo l'ultima lunga rampa, con fondo in cemento, dobbiamo impegnare una stradina sterrata che prosegue diritta e porta al piazzale della bella chiesa, non proseguire sulla sinistra.
Lasciata l’automobile a S. Salvatore, perché oltre non possiamo proseguire senza autorizzazione (ma nei finesettimana estivi può essere difficile trovare spazio per parcheggiare), sostiamo per un po’ presso l’antichissima chiesetta, una delle prime in terra di Valtellina, risalente, forse, al VI secolo, quando ancora in Valle del Livrio era presente il paganesimo e quando i cristiani del versante bergamasco venivano fin qui per seppellire i loro morti, data la prevalenza del paganesimo nelle loro zone. Di fronte alla chiesa si trova anche il rifugio Saffratti. Dobbiamo ora percorrere tutta la Valle del Livrio (val del lìri), fino al passo di Publino, al centro della sua testata. Il nome della valle è probabilmente da una radice assai antica, forse ligure, con riferimento all'acqua ed ai corsi d'acqua. Possiamo risalire la valle per due vie (che, ovviamente, possono essere combinate ad anello di andata e ritorno). La prima, via alta, passa per il rifugio Caprari al lago di Publino, la seconda, invece, la via dei mercanti o Via Cavallara, si tiene sul fondovalle, fino al gradino principale, che risale fino ai piedi del passo. Scegliamo la prima per salire, la seconda per scendere.
Tornati indietro sulla stradina sterrata, prendiamo a destra, seguendo la ripida carrozzabile con fondo in cemento che prosegue, con qualche tornante, risalendo l'ampia fascia di prati, fino al parcheggio terminale in località alla Ca', m. 1516. Qui lasciamo la pista sterrata che prosegue a sinistra: un cartello indica la partenza di un sentiero, ben segnalato, che sale nella magica atmosfera di un bellissimo bosco di larici, fino a sbucare in un'ampia radura nel cuore della Valle della Casera. Qui oltrepassiamo una pista sterrata (che si stacca dalla pista principale che dalla Ca’ sale fino agli alpeggi sotto il pizzo Meriggio) e proseguiamo ancora diritti per un breve tratto in salita, fino ad un secondo cartello, in corrispondenza di un bivio, ad una quota approssimativa di 1840 metri. I cartelli indicano che proseguendo diritti nella salita si raggiunge il bellissimo lago della Casera (dato a 30 minuti di cammino) e, poco sopra, il rifugio Baita Lago della Casera. Piegando a destra, invece, si imbocca il sentiero pianeggiante che segue il canale di gronda della Sondel, alla volta del rifugio Caprari (dato a 2 ore e 20 di cammino).
Prima di proseguire, guardiamo in direzione nord: splendido è il colpo d’occhio sui Corni Bruciati e sul Monte Disgrazia e, alla loro destra, sull’intera testata della Valmalenco.
Prendiamo, dunque, a destra e, dopo una decina di minuti, raggiungiamo il bivacco Baita Calchera (m. 1830), sempre aperto, un ottimo punto di appoggio per una pausa bucolica o forzata in una escursione. Il sentiero prosegue per un lungo tratto con andamento pianeggiante, mentre, alla nostra destra, si mostra la costiera occidentale della Valle del Livrio, che propone, da destra, pizzo Pidocchio (m. 2329), il monte Vespolo (m. 2385), la cima Pizzinversa (m. 2419), la cima Sasso Chiaro (m. 2395), il pizzo Cerech (m. 2412) e la cima Tonale (m. 2544), oltre la quale è facilmente riconoscibile la larga sella del passo omonimo, che congiunge Valle del Livrio e Val Cervia. Sull’angolo di sud-ovest della valle, si distingue l’elegante cono del Corno Stella (m. 2620), che si distingue per la regolarità della forma (che non richiama un corno, come incece accade per la cima alla sua sinistra), un cono dalla larga base e dalla cima arrotondata; lo si distingue soprattutto per l'ampia e singolare fascia di rocce chiare che si distende ai suoi piedi. Proseguiamo, con lo sguardo, verso sinistra: seguono due cime minori e poco pronunciate, ed un intaglio, che parrebbe il passo di Publino; così non è, per, perché il passo è ancora più a sinistra (est).
Dopo aver attraversato una prima galleria, raggiungiamo il ripido solco della valle di Camp Cervè, che il sentiero, con tratti protetti, supera anche grazie ad alcune gallerie scavate nella roccia. Le prime due non offrono problemi, ma la terza, un po’ più lunga, ci permette di apprezzare l’utilità di una torcia, che non dovrebbe mai mancare nello zaino di un escursionista. Dopo una quarta ed ultima galleria, raggiungiamo un’ampia radura, alla quale scende la valle della Biorca (o Biolca, dal mantovano “biolca”, bue, oppure dal dialettale “biork”, forca), con una baita: in basso distinguiamo la decauville che collega lo sbarramento del lago di Publino con quello di Venina, nella valle omonima ad est della Valle del Livrio. Prima di accedere ai prati, troviamo, sul terreno, la ben visibile indicazione “Publin”, con segnavia rosso-bianco-rosso, che segnala un sentierino che si stacca sulla sinistra dal sentiero fin qui percorso, e comincia a risalire, con rapidi tornantini, un ripido versante di bassa vegetazione. Poi il sentiero piega a destra e comincia la lunga traversata che ci condurrà al lago di Publino. La testata della valle di allarga, ed ora vediamo il passo di Publino, posto sul suo più basso intaglio; alla sua sinistra si distingue un lungo crinale che culmina con la cima del pizzo di Zerna (m. 2512). Alle nostre spalle, invece, ricompaiono i Corni Bruciati, il monte Disgrazia e la testata della Valmalenco.
Proseguendo nel cammino, con qualche saliscendi, incontriamo un masso con il doppio segnavia rosso-bianco-rosso e rosso-giallo-rosso (quello più antico) e con le frecce per il rifugio Caprari e S. Salvatore, poi due baite ed infine la baita Scoltador (m. 2048, segnalata da un cartello), alle spalle della quale parte, sulla sinistra, il sentiero che sale all’omonimo passo (m. 2454), dal quale si scende in Val Venina, seguendo la Gran Via delle Orobie. Pochi sforzi ancora, e siamo alle modeste balze che precedono il lago di Publino (m. 2134), ad ovest (destra) del quale si trova il rifugio Amerino Caprari (m. 2118), nel territorio del comune di Caiolo. Ora vediamo anche la parte orientale della testata della valle, che ha la sua massima elevazione nel monte Masoni (m. 2663), che si specchia nelle acque del lago, poco a sinistra del pizzo di Zerna.
Nel secondo dopoguerra venne costruito lo sbarramento artificiale del lago, che assunse la portata di 5 milioni di metri cubi, e la condotta forzata che alimenta la centrale di Publino, costruita fra il 1949 ed il 1951 dalla Società AFL-Falck.
Torniamo, dopo questo doveroso omaggio di informazioni, al racconto dell'escursione. Siamo in cammino da circa tre ore e mezza, ed una pausa, prima dell’ultimo strappo, si impone. Ritemprati, riprendiamo poi il cammino, salendo per il sentiero scalinato che parte dal lato meridionale del rifugio. Scendiamo, poi, alla sottostante spianata dove si trova la segnalata baita dei Laghi (m. 2093): un cartello dà il passo Scoltador ad un’ora e mezza di cammino ed il passo Tonale a due ore, mentre non fa menzione del passo di Publino. Nessun timore, però: non siamo fuori strada. Imbocchiamo, ora, l’evidente sentiero che effettua un traverso, nel primo tratto pianeggiante, in direzione ovest, verso il centro della valle. Prestando attenzione vediamo, ad un certo punto, un sentiero che si stacca dal nostro sulla destra, scendendo verso il fondovalle: è quello che potremmo scegliere per il ritorno (si tratta del già citato sentiero storico di accesso all'alta valle, oggi, peraltro, molto sporco, soprattutto nella parte bassa). Proseguendo circondati da ontani, pochi metri più avanti troviamo un bivio. Un tempo i cartelli segnalavano le direzioni del quadrivio: alla nostra destra, verso il fondovalle, il sentiero che porta alla località Crocetta in un’ora e 50 minuti ed a S. Salvatore in 2 ore e 40 minuti. Diritto, il sentiero che prosegue verso la casera del Publino, data a 30 minuti, ed il passo del Tonale, dato ad un’ora e 20 minuti. Il sentiero di sinistra, invece, porta con facile salita al crinale che si affaccia sulla bergamasca (passo di Publino, dato ad un'ora); appena sotto questo crinale, teniamone conto in caso di necessità, c'è l'accogliente bivacco Pedrinelli (m. 2353). I cartelli poi sono stati divelti. E successivamente anche portati via. Ora (luglio 2013), più nulla. Peccato.
Ignorati i sentieri di sinistra e di destra, proseguiamo diritti, uscendo dalla fascia di ontani e scendendo ad una valletta, dove riposa una incantevole pozza, alimentata da un nevaietto. Un tavolo in legno e due panche invitano ad una sosta. Guadiamo un ramo del torrente Livrio, che esce proprio dalla pozza, e, con breve salita su traccia di sentiero che finisce per perdersi, siamo ad una prima pianetta, che precede un più ampio pianoro. Siamo nel cuore della parte alta della Valle del Livrio, che è un vasto ripiano occupato in buona parte da terreno torboso e da candide rocce montonate.

Dopo aver lasciato, alla nostra destra, la severa gola rocciosa del torrente Livrio, incontriamo almeno due laghetti ormai quasi interamente interrati. Alla nostra destra vediamo anche un curiosissimo masso che sembra spaccato in due, forse da un fulmine. Il sentiero è scomparso ed il percorso è dettato da paletti in legno con segnavia bianco-rossi. Li seguiamo, finchè, proprio all'ampio pianoro di cui abbiamo detto, ci accorgiamo, guardando con attenzione, che l'itinerario si biforca: un paletto invita a proseguire diritti, un secondo a piegare in diagonale a sinistra. La prima direzione (ovest) è quella della Gran Via delle Orobie, che traversa al passo del Tonale, per il quale ci si affaccia alla Val Cervia. La direzione che piega a sinistra (sud-ovest) è, invece, quella che porta in cima al Corno Stella. restiamo sulla Gran Via delle Orobie e proseguiamo diritti.


Valle del Livrio

Proseguiamo diritti, restando cioè sulla Gran Via delle Orobie, che attraversa il pianoro e si affaccia ad un ripiano di poco più basso,dove si trova la solitaria Casera di Publino (m. 2098). Passiamo per la baita e proseguiamo restando presso il limite di sinistra del ripiano, per cominciare poi a salire gradualmente. Superata una breve fascia franosa, tagliamo un ripido versante di macereti, per poi volgere a sinistra ed iniziate a salire quasi diritti verso il crinale della dorsale Corno Stella-Cima Tonale. Superato un modesto gradino, pieghiamo a sinistra e poi di nuovo adestra, salendo lungo un facile corridoio erboso. Sormontiamo così due dossi erbosi, poi pieghiamo a destra, superando una franetta. Pieghiamo poi a sinistra e proseguiamo salendo fra facili balze erbose. Ci portiamo così alla base del ripido canalone che termina al passo al Passo del Tonale (m. 2352). Il sentiero lo risale stando sul fianco di destra per evitare il terreno franoso al centro. Raggiunto senza difficoltà il passo, lasciamo la GBO, pieghiamo a destra e puntiamo all'evidente cima Tonale, seguendo il ripido crinale erboso (stando leggermente sulla destra per evitare l'esposizione a sinistra). Alla nostra destra si apre una grane conca, poi, appena sotto la cima, una caratteristica conca di dimensioni più ridotte. Dopo circa 40 minuti di salira sulla cresta siamo all'erbosa cima Tonale (m. 2544).


Cima Tonale dal passo di Publino (foto di Alessio Pezzotta, per gentile concessione - cfr. il volume II di Orobie Over 2000, ed. AL.PE, 2012)

Ottimo il panorama, soprattutto verso nord, dove si mostrano nella loro interezza i gruppi del Masino-Digrazia e del Bernina. Più ad occidente vediamo tutta la catena delle Prealpi valtellinesi fino al Legnone, poi i monti che attorniano l'ampio bacino del lago di Como, e sopra di essi la massa podorosa del Monte Rosa fiancheggiata dalla indimenticabile piramide del Cervino. Più lontano (205 Km.) le vette del Gran Paradiso. A nord est ed est, invece, distinguiamo la cima Piazzi ed il gruppo dell'Ortles-Cevedale. Ad est si propone la sezione centrale della catena orobica, con in primo piano la bella piramide del pizzo del Diavolo di Tenda. A sud, infine, il panorama è chiuso dal crinale principale della catena orobica, ed in primo piano si distingue il profilo conico arrotondato del Corno Stella.


Le Orobie centrali e, sulla destra, il pizzo del Diavolo di Tenda

Si scende, ora, anche se a malincuore. Prestando attenzione a non sbagliare direzione, ripercorriamo il sentierino con uguale attenzione, scendiamo più tranquilli ai pianori dell'alta valle e ci riportiamo al quadrivio. Raccontiamo, ora, il ritorno per la storica via che scende diretta al fondovalle (e che può ovviamente essere utilizzata per la salita).
Ci infiliamo nel sentierino che scende, deciso, con rapide svolte, a sinistra di un grande corpo franoso. Dopo alcuni tornanti, pieghiamo a sinistra, superando un primo torrentello e poi il torrente Livrio (metiamo in conto di bagnarci i piedi). La successiva discesa avviene nella boscaglia, e ci porta ad incrociare la decauville che proviene dall’edificio della Sondel, visibile alla nostra destra, e prosegue verso la Val Cervia. Il sentiero la taglia e prosegue diritto nella discesa. E' molto sporco e faticoso, anche se non si perde: non vediamo dove mettiamo i piedi, e, cpmplice anche qualche buca e sasso scivoloso, il rischio di ruzzoloni o di storte è elevato. Finalmente, usciamo dal bosco in corrispondenza di una baita solitaria, sul limite dell'alpe Piana (m. 1500). memorizziamo questo punto: nel caso dovessimo salire da qui, l'imbocco del sentiero non è ben visibile, si trova a sinistra di un cartello che avverte del pericolo di piene improvvise (ci aiutano anche un paio di massi con segnavia bianco-rosso). Attraversata una radura occupata da "lavazz" e superato un singolarissimo corno roccioso, raggiungiamo la sterrata di fondovalle (chiusa al traffico dei mezzi non autorizzati), sulla quale, dopo un primo strappo in salita, prosegue una tranquilla ed un po’ monotona discesa, con lunghi tratti in piano.


Valle del Livrio

Tocchiamo le baite dell’alpe Piana (m. 1500) e le baite della località Forno (m. 1300), per poi superare, su un ponte in legno, il torrente Livrio, portandoci alla sua destra. Proseguiamo all’ombra di una bella pineta e ci portiamo alla località Crocetta (m. 1216). Qui ci accorgiamo di essere più bassi del punto di arrivo (S. Salvatore, a 1311 metri), e quindi di dover faticosamente riguadagnare un centinaio di metri (qualche saliscendi, infatti, arrotonda un po’ la quota). Alla Teggia ci accorgiamo di essere risaliti a quota 1250, ma poi c’è una nuova discesa che dà un po’ sui nervi. Ma la tenacia è premiata, ed alla fine ecco gli splendidi prati a valle della chiesa di S. Salvatore, che saluta il nostro ritorno. L'intera escursione richiede circa 9-10 ore di cammino.

Valle del Livrio


Il Corno Stella visto dal crinale poco sotto la cima di Tonale (foto di Alessio Pezzotta, per gentile concessione - cfr. il volume II di Orobie Over 2000, ed. AL.PE, 2012)

CAROZZABILE PER I FIENILI ARALE -CIMA TONALE (SALITA DALLA VAL CERVIA)

Punti di partenza ed arrivo
Tempo necessario
Dislivello in altezza
in m.
Difficoltà (T=turistica, E=escursionistica, EE=per escursionisti esperti)
Carozzabile per i Fienili Arale-Cima Tonale
5 h e 30 min.
1160
EE
SINTESI. SINTESI. Da Cedrasco saliamo sulla carozzabile per la Valcervia (previo acquisto del pass di transito al bar inc entro al paese) che, con diversi tornanti, passa per le Fppe ed i Campelli di Cedrasco, oltrepassati i quali, a quota 1400 circa, è chiusa al traffico dei veicoli non autorizzati. Parcheggiamo al cartello di divieto (slargo) e proseguiamo a piedi sulla pista, che ci porta ai prati dei fienili Arale (m. 1600). Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad unapiana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale (di destra, per chi sale) della valle. Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624). Il tracciato termina a quota 1910, alla baita superiore di Val Cervia o Baita Pessolo di Stavello, dove incrociamo la Gran Via delle Orobie. Seguiamo la pista ridiscendendo fino al primo tornante sx, e qui la lasciamo andando diritti e scendendo ad una valletta, dove prendiamo a sinistra e ci portiamo ad un più ampio avvallamento occupato da sfasciumi. Ci portiamo sul lato opposto, passando sul versante orientale della Val Cervia e piegando a sinistra. Una breve salita ci porta alla baita Publino (m. 2058). Qui seguiamo le indicazioni del cartello della GVO ed imbocchiamo il sentierino che sale al passo del Tonale, il terzo ed ultimo di questa lunga traversata. Nel primo tratto saliamo diritti verso est-nord-est, attraversando il vallone che scende a nord dal Corno Stella. Sul versante opposto pieghiamo a sinistra (nord) e saliamo diritti, fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto traversando l’alto versante orientale della valle, per prendere a destra (est-sud-est) e puntare direttamente alla sella erbosa del passo del Tonale (m. 2352). Qui lasciamo la GVO, pieghiamo a destra e puntiamo all'evidente cima Tonale, seguendo il ripido crinale erboso (stando leggermente sulla destra per evitare l'esposizione a sinistra). Alla nostra destra si apre una grande conca, poi, appena sotto la cima, una caratteristica conca di dimensioni più ridotte. Dopo circa 40 minuti di salira sulla cresta siamo all'erbosa cima Tonale (m. 2544).


La Val Cervia

La seconda via di salita alla cima Tonale passa invece per la Val Cervia, ed è un po' più corta.
Da Cedrasco (m. 305), paesino del versante orobico della media Valtellina, posto ad ovest di Sondrio, fra Fusìne e Caiòlo, parte una carrozzabile che si inerpica sul fianco orientale della Val Cervia e permette di raggiungere una serie di bei maggenghi, fino ai prati di Arale. Acquistiamo al bar centrale del paese il pass di transito e cominciamo a salite sulla carozzabile. Al secondo tornante sinistrorso della strada troviamo una bella mulattiera, che se ne stacca sulla destra e, con un tracciato un po’ ripido ma elegante, che sfiora anche la forra terminale della valle, conduce dapprima ai prati delle Foppe (m. 867), proseguendo poi alla volta dei fienili Bratta (toponimo che si trova anche in Val Tartano e sopra Bianzone, e che deriva probabilmente dalla voce dialettale che significa "sterpame", "immondizia") e dei Campelli di Cedrasco, incantevole balcone panoramico sul versante retico della media Valtellina.
Proseguendo sulla carrozzabile, dopo una sequenza di oltre venti tornanti (da Cedrasco), si incontra ben presto il divieto di transito ai veicoli non autorizzati (m. 1400 circa). Lasciamo dunque qui l'automobile e proseguiamo sulla strada a piedi.
Superato il dirupato fianco orientale della valle ed alcuni aspri valloni laterali (come quello della val Grande), il tracciato raggiunge i riposanti prati dei fienili Arale (m. 1600). Il toponimo non è raro in ambiente alpino: basti citare l'omonima località in Val Lunga (Val Tartano), dove si trova il rifugio Beniamino. Esso deriva dalla radice "era" o "eira", che significa "aia"; può essere accostato al bergamasco "aral" (che significa "spianata dove si accatasta la legna da ardere") ed al canavesano "eral" (che significa "spazio centrale del casale").
I prati rappresentano un luogo ideale per una sosta, che a questo punto si rende necessaria, perché, se abbiamo seguito la mulattiera, siamo in cammino da circa tre ore e mezza. Ottima è la visuale su molte delle più famose cime del gruppo del Màsino, e sono soprattutto i Corni Bruciati ed il monte Disgrazia ad imporsi, verso nord, allo sguardo. Ai piedi del monte Disgrazia, infine, si può osservare, leggermente spostata a sinistra, l’intera valle di Postalesio.
Prima di proseguire, però, raccogliamo qualche elemento per conoscere meglio questa valle. Una storia, innanzitutto. La Val Cervia deve il suo nome, probabilmente, all’abbondanza di cervi, almeno in passato. Non mancavano, però, fino alle fine dell’ottocento, gli orsi, che sono protagonisti di una storia singolare. Ci viene raccontata dal naturalista ed alpinista Bruno Galli Valerio (cfr. “Punte e passi”, a cura di Antonio Boscacci e Luisa Angelici, Sondrio, 1998): “Là nella Val Cervia, gli orsi avevano trovato un nemico terribile. Non li attaccava con il fucile, ma tendeva loro delle trappole. Delle enormi trappole in ferro, fissate con delle catene, erano stese nei boschi. Dicono che ben undici orsi vi hanno lasciato la pelle. Un orso gigantesco preso per le zampe posteriori si era talmente divincolato che era caduto a testa in giù, lungo le roccie a picco, sospeso alla trappola. I suoi urli di dolore erano così forti che li udirono per tutta la notte dall'altra parte della valle. Ma gli orsi hanno, come noi uomini, qualcuno che li vendica. Parecchi anni dopo, in una di quelle trappole, il figlio del cacciatore fu intrappolato e ne ebbe una gamba sbriciolata. Gli orsi erano vendicati.
Riprendiamo il cammino. Una strada sterrata prosegue, dai prati, percorrendo quasi in piano un breve tratto del fianco orientale della valle, fino ad un bivio, al quale dobbiamo prendere a destra: la traccia di sinistra, infatti, prosegue verso l’alpe Prato dell’Acqua e raggiunge, dopo circa 2 km, la baita Caprarezza (m. 1909), nel territorio del comune di Cedrasco. Cominciamo, così, a scendere verso il torrente, con un paio di tornanti che ci fanno perdere circa un centinaio di metri di quota, portandoci ad una bellissima piana, posta appena al di sotto della quota 1500 metri. Possiamo, così, finalmente incontrare il signore della valle, cioè il torrente Cervio, che qui si concede una pigra sosta, prima di precipitare, con ripidi salti, verso la piana della media Valtellina. Un signore antagonista, la piramide rocciosa del monte Disgrazia, che ha come nemica proprio l’acqua, sembra guardarlo da un’altezzosa distanza. E’, questo, sicuramente il tratto più gentile e suggestivo di una valle che è fra le più armoniche del settore orobico centro-orientale. La strada, allontanandosi dal torrente, riprende gradualmente a salire. Al termine della piana troviamo un ponte (m. 1556) che ci conduce sul versante occidentale della valle.
Proseguiamo, guadagnando quota con molta gradualità, mentre di fronte a noi, a sud, il corno Stella (m. 2621), che domina, sul suo lato orientale, la testata della valle, svela gradualmente il suo imponente fianco settentrionale.
Poco oltre il ponte, siamo alla Casera di Val Cervia (m. 1624), in territorio del comune di Fusine; è stato avanzato il progetto di ristrutturare una vicina baita a rifugio, con locale invernale sempre aperto, per informazioni, conviene telefonare al comune di Fusine (0342 492141). La pista conduce fino a quota 1900, ai piedi dell’ultimo gradino della valle. Sul suo lato opposto, alla nostra sinistra, è ben visibile la baita Pessòlo di Stavello (m. 1905), presso la quale passa il sentiero dell’Alta Via delle Orobie, prima di cominciare a salire in direzione del passo del Tonale (m. 2352), che porta in valle del Livrio. Il tracciato termina a quota 1910, dove troviamo una nuova baita costruita di recente, la baita superiore di Val Cervia o Baita Pessolo di Stavello.


Corno Stella e testata della Valcervia

Qui incrociamo la Gran Via delle Orobie. Seguiamo la pista ridiscendendo fino al primo tornante sx, e qui la lasciamo andando diritti e scendendo ad una valletta, dove prendiamo a sinistra e ci portiamo ad un più ampio avvallamento occupato da sfasciumi. Ci portiamo sul lato opposto, passando sul versante orientale della Val Cervia e piegando a sinistra. Una breve salita ci porta alla baita Publino (m. 2058). Qui seguiamo le indicazioni del cartello della GVO ed imbocchiamo il sentierino che sale al passo del Tonale, il terzo ed ultimo di questa lunga traversata. Nel primo tratto saliamo diritti verso est-nord-est, attraversando il vallone che scende a nord dal Corno Stella. Sul versante opposto pieghiamo a sinistra (nord) e saliamo diritti, fino ad un bivio, al quale lasciamo il sentiero che prosegue diritto traversando l’alto versante orientale della valle, per prendere a destra (est-sud-est) e puntare direttamente alla sella erbosa del passo del Tonale (m. 2352). Qui lasciamo la GVO, pieghiamo a destra e puntiamo all'evidente cima Tonale, seguendo il ripido crinale erboso (stando leggermente sulla destra per evitare l'esposizione a sinistra). Alla nostra destra si apre una grande conca, poi, appena sotto la cima, una caratteristica conca di dimensioni più ridotte. Dopo circa 40 minuti di salira sulla cresta siamo all'erbosa cima Tonale (m. 2544), dopo circa 5 ore e mezza di cammino.
Il ritorno all'automobile avviene per la medesima via di salita.


Fotomappa della salita dalla Baita Publino al passo del Tonale

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