Castione è uno dei comuni che offre maggiori possibilità di percorrere ampi ed interessantissimi anelli di mountain-bike. Due sono i percorsi principali, che si prestano, peraltro, a numerose varianti: il circuito Grisùn-Sassella, ottimo in primavera ed autunno, ma anche in inverno, che si snoda nel bellissimo scenario dei più pregiati e rinomati vigneti di Valtellina, e l’anello Castione-Triangia-Colina-Postalesio-Castione, probabilmente il più bello fra i circuiti di mountain-bike della media Valtellina. Raccontiamo, dunque, il primo, premettendo alcune note sull’importanza storica fondamentale della coltivazione della vite in Valtellina.


Apri qui una fotomappa del versante retico di Castione Andevenno

La vitivinicoltura ha rappresentato un elemento di importanza strategica nella storia economica della Valtellina, naturale punto di passaggio dei commerci fra il bacino padano ed il mondo germanico: i vini valtellinesi, infatti, furono, per secoli, preziosa merce di scambio, assai richiesta nelle terre dell’Impero Germanico. Ma la Valtellina non aveva una conformazione che, di per sé, favorisse la coltura della vite. Ecco che, allora, le zone climaticamente più favorevoli subirono una modificazione morfologica, attraverso la lenta e paziente costruzione di terrazzamenti con muri a secco e la realizzazione di zone di coltura con terra di riporto, un lavoro minuzioso e certosino, che ha dato alla valle l’aspetto ben noto e familiare, lasciandoci, però, anche, come eredità storica, il compito di curarne la manutenzione, per evitare smottamenti, il cui rischio è assai concreto laddove i terrazzamenti non sono più coltivati.
Nelle zone più propizie alla produzione di un vino corposo e pregiato, cioè sul versante retico mediovaltellinese da Monastero di
Berbenno a Teglio, che gode di una felice posizione climatica per la sua esposizione a sud e per la conformazione del territorio, sono oggi presenti cinque zone in cui si produce un vino a denominazione di origine controllata (D.O.C.G.), la Maroggia, il Sassella, il Grumello, l’Inferno ed il Valgella-Fracia. Le numerose piste tracciate per agevolare l’opera dei vitivinicoltori consentono, in questa fascia, interessanti e panoramici anelli di mountain-bike, qual è quello che ora descriviamo.
Saliamo, dunque, verso Castione, staccandoci dalla ss. 38 dello Stelvio, sulla sinistra, appena prima del centro commerciale Iperal Le Torri. Dopo qualche tornante, troviamo, sulla destra, la deviazione per la frazione dei Grigioni. Imboccando la stradina, portiamoci fino al piccolo parcheggio che si trova nel cuore delle case.
Siamo nella pregiata zona del Grisùn, uno dei più famosi vini di Valtellina, anzi, stando a quanto scrive Giovanni Güler von Weineck, diplomatico e governatore della Valtellina per la Lega Grigia, nell’opera “Raetia” (Zurigo, 1616), il più pregiato di tali vini: “Presso Castione, al di sopra del fondovalle, s’innalza una collina rocciosa e soleggiata, ma fertile di vino, detta Grisoni: essa produce il vino migliore e più squisito di tutta la valle, vino che si può conservare dolce per lungo tempo e che dai mercanti viene esportato per venderlo alla corte degli imperatori, dei re, dei principi e dei più nobili signori”. Si tratta di una testimonianza imparziale, quindi attendibile e lusinghiera per l’intera zona. Non dobbiamo, comunque, pensare che la denominazione della località si riferisca ai Grigioni, sotto la cui dominazione Valtellina e Valchiavenna rimasero dal 1512 al 1797: essa è testimoniata, infatti, già in epoca precedente all’inizio di tale dominio.
Per la felice posizione climatica, questi luoghi furono abitati fin dai tempi più remoti: diverse, infatti, sono le testimonianze di incisioni rupestri preistoriche, nella zona compresa fra la Ganda e Triangia, e ciò rende queste zone, dal punto di vista dell’interesse archeologico e storico, accostabile alla rupe magna di Grosio ed alla rupe di Tresivio. La stessa fontanella del parcheggio ai Grigioni è adornata con un sasso con incisioni di origine preistorica (coppelle), ritrovato a poche centinaia di metri.

Circuito Grisùn-Sassella

Dalla località Grisùn, dunque, (m. 481) può partire il circuito Grisùn-Sassella: montiamo in sella e, lasciando alle nostre spalle le case (nelle cui cantine antiche si vinificava ancora fino alla metà del Novecento), cominciamo a salire lungo il tratturo con fondo in cemento ed asfalto (riservato al transito dei veicoli ad uso agricolo) in direzione est, tagliando la costiera del Sassella, splendida e panoramicissima, fino ad incontrare un bivio: prendendo a destra si scende a Triasso (m. 450), piccolo nucleo di case riposto in una conca che si apre sull’aspro versante roccioso che sovrasta la Sassella. Riserviamo, però, la visita a Triasso alla seconda parte del circuito (nulla vieta, ovviamente, di scendere subito, percorrendo un circuito molto più breve: del resto le varianti possibili offerte da questa zona sono molteplici).
Al bivio, quindi, prendiamo a sinistra, e proseguiamo la salita in direzione della frazione di Moroni (da non confondere con l’omonimo borgo posto a valle rispetto a Triangia, in direzione di Sondrio). Percorrendo questo tratto, possiamo mettere in programma un breve ma interessantissima visita alle iscrizioni rupestri della località Ganda. Prestiamo attenzione, sulla nostra destra, ad una deviazione che troviamo in corrispondenza di uno slargo con il quale termina il fondo in asfalto. Si tratta di una stradina sterrata che si stacca da quella che stiamo percorrendo e sale verso destra, in una selva, superando una casa (attenzione a due cani oltre la staccionata) e terminando ad un piccolo slargo, dal quale parte una pista secondaria che sale ancora per breve tratto, ai vigneti superiori.
Non percorriamo questa seconda pista, ma scendiamo di sella allo slargo, immediatamente a valle del quale è posto un rustico. Sulla destra troviamo un passaggio che ci introduce alle roccette ed ai vigneti che stanno proprio di fronte alla facciata del rustico. Sulla destra del primo tratto del sentiero che scende, verso sinistra, ai vigneti sottostanti sono poste due rocce sulle quali è facile individuare le già citate iscrizioni rupestri, scoperte recentemente, negli anni novanta del Novecento. Si tratta di 80 figure antropomorfe, di armati e di donne oranti, oltre a numerose coppelle e cataletti, risalenti all’Età del Bronzo medio-tarda.
Torniamo sulla strada per Moroni: al fondo in asfalto si sostituisce quello in terra battuta, ed il tratturo, sempre eccezionalmente panoramico, passa a monte di un bel terrazzo prativo, prima di raggiungere le case della frazione di Moroni, a 530 metri. Qui tutto sembra essere rimasto come mezzo secolo fa, quando il tempo era scandito dalla solerte operosità legata alle attività agricole. Attraversato il torrente Soverna, continuiamo a salire fino al termine della stradina, che confluisce nella più ampia strada che da Castione sale a Triangia.
Percorriamo, ora, questa strada salendo verso il corridoio di Triangia, cogliendo anche l’occasione per qualche interessante fuori-programma. Poco prima di entrare nel corridoio, infatti, incontriamo, sulla sinistra, la deviazione per le frazioni di Gatti (m. 760) e di Bonetti. La stradina termina in corrispondenza della secentesca chiesetta di S. Maria Maddalena, posta a monte di una bella conca di prati, sul limite del bosco. Questo breve fuori-programma permette di gustare diversi scorci di abitazioni rurali che hanno conservato l’antico aspetto. Teniamo presente anche che proprio sotto la chiesetta parte una pista che attraversa, scendendo leggermente e poi salendo, tutto il versante di mezza costa sopra Castione, fino alla località Piazzorgo (m. 760), all’imbocco della valle del Boco (o Bocco: il termine deriva da “sbocco” o, più probabilmente, da “bocc”, ariete): può essere, questa, un’interessante variante. Ma torniamo al circuito principale.
Raggiungiamo, dunque, Triangia, il paese dei tre angeli: una leggenda racconta, infatti, che tre angeli siano apparsi proprio in questi luoghi. Siamo poco al di sotto degli 800 metri: alla nostra destra non è facile capire dove sia la massima elevazione del colle di Triangia (m. 800), che si eleva di poco rispetto al piano di Triangia. La particolarità del colle, oltre all’estrema panoramicità (imbocchiamo la pista che ci porta fra i prati del colle: potremo ammirare un panorama indimenticabile sulla media Valtellina orientale ed occidentale), è anche quella di riunire i segni del passato più antico a quelli del presente tecnologico. Questi secondi sono immediatamente individuabili: si tratta dei ripetitori della RAI che segnano il limite orientale del colle. I primi, invece, vanno cercati con più attenzione: si tratta delle incisioni (coppelle) sul masso di Triangia, collocato in posizione isolata, nella parte occidentale del colle, ad ovest di Triangia.
Dopo una visita alla chiesa parrocchiale di S. Bernardo, torniamo indietro, verso Castione, lasciando, però, la strada principale alla prima deviazione a sinistra, in corrispondenza del piccolo cimitero: una stradina ci porta alla frazione di Piatta (700 metri), dove troviamo la chiesetta di S. Luigi, di probabile origine seicentesca, arroccata sul limite superiore di una rupe che precipita nel crinale sottostante. La sua posizione la rende ben visibile anche dal piano: alzando gli occhi, nella prima parte della salita da Grigioni a Moroni, la distinguiamo facilmente.
Potremmo, ora, prendere a destra e tornare sulla strada per Castione; scegliamo, invece, una variante assai più interessante e dirigiamoci a sinistra, oltrepassando la chiesetta e raggiungendo le ultime case della frazione, dove una pista scende decisamente verso est, verso la fascia di vigneti. Ad un bivio, prendiamo a destra, raggiungendo il punto in cui la pista termina. Imbocchiamo, quindi, il sentierino sulla destra, che effettua una breve traversata fino alla località del Poz. Il fondo è ciclabile, ma alcune piante ad altezza d’uomo ci impongono di scendere di sella per qualche decina di metri. Il Poz è un gruppo di baite, con una fontana, davvero suggestivo. Proseguiamo sulla pista, che sale leggermente, ma stacchiamocene quando, sulla nostra sinistra, troviamo la partenza di una mulattiera che scende, decisa, alle case alte di Moroni. Il fondo impone una velocità moderata, ma la mulattiera, con qualche cautela, è interamente ciclabile. Al termine della discesa ci ritroviamo ai piedi di una suggestiva cascata che le acque del torrente Soverna formano per superare un salto roccioso. Poco sotto, eccoci al limite orientale di Moroni.
Scendiamo ora verso sinistra, sulla pista già percorsa in salita, fino al bivio, al quale prendiamo a sinistra, scendendo a Triasso. Raggiunto il limite orientale del paese, lasciamo la strada, che prosegue la discesa fino a Sondrio, ed imbocchiamo la stradina che se ne stacca sulla sinistra, tagliando la fascia dei terrazzamenti del Sassella, sopra la via Valeriana che corre nella parte occidentale di Sondrio. Dopo un primo tratto in leggera salita, iniziamo una discesa, gustando un panorama di rara bellezza su Sondrio e la parte orientale della media Valtellina.
Ci portiamo, così, sotto la frazione di Colombera, in vista dell’inconfondibile edificio del convento di S. Lorenzo, ma, invece di procedere in direzione della frazione, lasciamo la stradina asfaltata per proseguire la discesa su una larga mulattiera che se ne stacca sulla destra. Scendiamo, così, alla strada che da Sondrio sale in Valmalenco. Seguendola, raggiungiamo il piano, all’imbocco della via Bernina. Senza percorrerla, prendiamo a destra, percorrendo interamente la via Valeriana e passando alle spalle dello stadio di calcio, fino al punto di partenza della stradina che sale verso Triasso.
Dopo una breve salita, lasciamo la stradina per impegnare la mulattiera che se ne stacca sulla sinistra e porta al santuario della Madonna della Sassella. Questo santuario, cui i sondriesi sono molto devoti, ha una storia assai antica, altomedievale, che rimanda all’apparizione del 932, all’arciprete di Sondrio, della Vergine, che gli chiese che venisse eretta una chiesetta in suo onore. L’edificio che vediamo oggi è più recente di qualche secolo (risale al XV secolo): dal suo sagrato dominiamo con lo sguardo il conoide di Albosaggia e la città di Sondrio. Poco oltre il santuario, troviamo la Torre della Sassella, oggi ristrutturata ed adibita a ristorante.
Ci accingiamo, ora, a percorrere l’ultimo tratto del circuito: dal santuario, su una stradina asfaltata, scendiamo verso ovest, passando accanto ad una parete attrezzata come palestra di roccia, e, piegando a sinistra, ci affacciamo alla ss. 38. Non è necessario impegnarne la carreggiata: possiamo procedere sulla fascia sterrata che la delimita a destra (nord), fino a staccarcene sulla destra, procedendo sulla strada asfaltata che corre alle spalle della zona industriale e commerciale di Castione-Andevenno, fino ad intercettare la strada che sale a Castione.
Percorriamola fino a trovare, sulla destra, la partenza della strada per Grigioni, che ci riporta all’automobile, dopo circa tre ore e mezza. Il dislivello superato in altezza è di circa 650 metri. Giova ricordare, in conclusione, che la fantasia di ciascuno potrà trovare molteplici varianti, ricombinando o selezionando i diversi segmenti del circuito, che sono, ovviamente, percorribili anche a piedi.

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L’anello Castione-Triangia-Colina-Postalesio-Castione

Vediamo, ora, il più classico percorso di mountain-bike della media Valtellina, l’anello Castione-Triangia-Colina-Postalesio-Castione. Lasciata l’automobile nel centro di Castione (m. 468), saliamo ad intercettare la strada che, percorsa verso destra, dopo diversi tornanti conduce a Triangia, dopo circa 5,5 km di salita. Qui prendiamo a sinistra, lasciando la strada principale che inizia la discesa che la porterà ad intercettare la strada per la Valmalenco, e ci portiamo alla piazzetta che sta di fronte alla chiesa di S. Bernardo.
Dagli 800 metri di Triangia, posta in una bella conca a ridosso del grande sperone roccioso che domina da ovest Sondrio, la salita prosegue su una strada nel primo tratto asfaltata, poi sterrata. Non mancano le occasioni per rompere, con interessanti soste, il ritmo della salita. Innanzitutto il bel laghetto di Triangia, assai conosciuto dai pescatori, che si trova a poca distanza dalla strada, poco sotto i 900 metri, in un'area di sosta attrezzata. Poi, a 3,5 km da Triangia, l'interessante frazione di Ligari (m. 1092), al cui ingresso troviamo un caratteristico oratorio, forse edificato su progetto del celebre pittore Pietro Ligari, e collocato in una posizione dalla quale il colpo d'occhio sulla media e bassa Valtellina, fino all'inconfondibile piramide del monte Legnone, è già assai buono.
Infine gli alpeggi di Forcola (m. 1518) e Poverzone (m. 1908). I prati di Forcola rappresentano un momento di sosta obbligata, non solo per riprendere fiato, ma anche per ammirare l'inatteso scorcio che da qui si apre sull'intera testata della Valmalenco. L'alpe Poverzone, invece, a 12,5 km da Triangia, è caratterizzata da una grande croce, posta sul dosso erboso a sinistra della strada: anche qui vale la pena di scendere di sella per ammirare lo scenario orobico che si dispiega di fronte ai nostri occhi: da questo osservatorio, infatti, possiamo dominarlo interamente, godendo di una visuale particolarmente felice sulle valli delle Orobie centrali (Val Cervia, Valle del Livrio e valli di Venina, Ambria e Caronno).
La parte più dura del percorso è alle nostre spalle: ci attendono, ora, circa cinque chilometri che si snodano sul bel terrazzo del versante retico, fra Castione e Postalesio, con una strada che sale molto più gradualmente e dolcemente. Aggiriamo il grande dosso che scende dal fianco occidentale del monte Rolla (m. 2277), rientrando nel territorio del comune di Castione e passando a monte dell’alpe Prato Secondo. Poi, volgendo a destra, raggiungiamo il piede di un ampio vallone, che scende dalla bel visibile sella della bocchetta del Valdone (m. 2176).
Non sarebbe una cattiva idea quella di lasciare qui per circa mezzora la bicicletta, il tempo di raggiungere la bocchetta e tornare. Dalla bocchetta, infatti, possiamo ammirare il gruppo dello Scalino-Painale, posto fra Valmalenco, Val di Togno e Val Fontana. La bocchetta dà sulla val Valdone, la prima laterale che si incontra sulla propria sinistra salendo in Valmalenco.
Rimettiamoci, quindi, in sella e passiamo a monte del baitone dell'alpe Morscenzo (m. 2009), il più importante degli alpeggi di Castione. Proseguiamo verso nord-ovest, lasciando il territorio del comune di Castione ed entrando in quello del comune di Postalesio, quando ormai siamo in prossimità delle prime baite dell’alpe Colina.
E' questo il punto più suggestivo dell'anello: gli ampi prati dell'alpe, in una bella giornata, restituiscono un grandioso effetto di luminosità meridiana. Data la felice esposizione a sud, inoltre, queste zone sono sgombre dalla neve per gran parte dell'anno, per cui possiamo salire all'alpe anche per scoprire la solarità dell'autunno avanzato o di un inverno che attende la prima decisa nevicata (eventualità non infrequente). Non possiamo mancare di visitare il laghetto di Colina (m. 2076), più alto del circuito. Non lo vediamo subito, perché è posto in una conca che lo nasconde allo sguardo. Si trova sul lato occidentale dell'alpe, poco più di cento metri più in alto rispetto al nucleo più consistente di baite. Le sue acque, in una giornata limpida, regalano un suggestivo gioco di riflessi e specchi. Teniamo però presente che già a novembre probabilmente lo troveremo, almeno in parte, ghiacciato.
Se abbiamo un'ora a disposizione, possiamo salire a piedi, seguendo un sentiero che parte poco sotto il laghetto e taglia il fianco occidentale della valle verso sud-ovest, per poi piegare verso ovest-nord-ovest, alla croce Capin, piccola croce di legno posta a 2278 metri, poco sopra la sommità dell'imponente dirupo franoso che scende fino alla riserva naturale delle Piramidi di Postalesio, sul lato orientale della valle di Postalesio. E' del tutto sconsigliabile salire però fin qui con la bicicletta, e soprattutto tentare la discesa sul versante opposto, cioè verso la valle di Postalesio e l'alpe Caldenno (il sentiero è infatti, su questo versante, esposto e difficile da trovare). Questo tentativo è costato la vita, alcuni anni fa, ad un appassionato della mountain bike. Dopo aver gustato l'ampio panorama che dalla croce si gode sulla media e bassa Valtellina, ma anche un interessante scorcio sui Corni Bruciati, torniamo al laghetto e da qui scendiamo alle numerose baite dell'alpe (m. 1947), sul cui limite occidentale è collocata una bella fontana.
Questo può essere il luogo ideale per guardare con attenzione le cime che dominano l'ampio terrazzo retico che abbiamo percorso dall'alpe Poverzone fino a qui, vale a dire, da est, il Monte Canale (m. 2522), il Sasso Bianco (m. 2490, riconoscibile per il caratteristico colore delle sue roccette terminali) ed il monte Caldenno (m. 2669), che chiude, a nord-nord-ovest, la testata del versante.
Ci attende ora una lunga discesa, anch'essa interamente servita da una carrozzabile. Ci portiamo sul lato occidentale della valle che dall'alpe scende a Castione (cioè della Valle del Bocco, percorsa dal torrente Vendolo (termine che deriva da una voce preariana che significa “frana”)) e perdiamo rapidamente quota, inanellando tornante su tornante sull'ampio dosso che separa la Valle del Bocco dalla Valle di Postalesio, raggiungendo il bel maggengo di Pra' Lone (m. 1028) e, più in basso, il parcheggio dove parte il sentiero che percorre la riserva naturale delle Piramidi di Postalesio. Qualche tornante ancora e siamo al centro di Postalesio (m. 516). All'uscita del paese, invece di proseguire verso la piana della Media Valtellina, imbocchiamo, a sinistra, la strada panoramica che giunge da Polaggia di Berbenno e prosegue, verso est, in direzione di Castione Andevenno, che raggiungiamo dopo aver di nuovo attraversato il torrente Vendolo.
Si chiude, quindi, questo splendido anello, che ha uno sviluppo di circa 38,5 km (dislivello in salita: 1600 metri circa) e richiede approssimativamente 6 ore e mezza per essere percorso.

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