Giorni notevoli: Ascensione, 3, 8

ASCENSIONE

Se ‘l ciöf ‘l dé de l’Ascénza per quaranta dé n’ sa ciö senza
(se piove il giorno dell’Ascensione, pioverà per altri quaranta giorni – Valmalenco)

Quant al ciòf al dì de l'Ascénsa per quaranta dì an sè minga sénza
(quando piove il giorno dell'Ascensione per quaranta giorni non siamo senza - Castione)

Se l ciöf ul dì de l’Ascensiù, de tri gra ne cala dù

(se piove il giorno dell’Ascensione, il vino perde due gradi)

Se 'l pciöf ul dè de l'Ascensiùu, de trii graa el ne cala duu...
(vedi sopra; - Sirta)

Se l piöv ed dé de l’Ascensión, per tüta la früta la va in cagnón
(se piove il giorno dell’Ascensione, tutta la frutta va in malora)

Se l piöv ed dé de l’Ascensiùn, ogni früt perd la sua stagiün

(se piove il giorno dell’Ascensione, ogni frutto perde la sua stagione - Gerola)

Se l piöf ul dì de l’Ascénza, fa la vendémia cu la brénta
(se piove il giorno dell’Ascensione, fai la vendemmia con la brenta)

Se l piöv ed dé de l’Ascensión, per tüt l’an el sént de bón

(se piove il giorno dell’Ascensione, per tutto l’anno c’è profumo di buono)

S’al ciöf al dì de l’Ascenziùn tütt’i erba ai sent de bùn
(se piove il giorno dell’Ascensione tutte le erbe hanno un buon profumo – Montagna)

S'el piöv de l'Ascenziùn per töt l'àn el sent de bùn
(se piove il giorno dell'Ascensione tutto l'anno sente di buono – Morbegno)

Chi fa la murùsa el dì de l’Ascénza, dopu trénta dì i rèsta sénza
(chi trova la morosa il giorno dell’Ascensione, la perde dopo trenta giorni)

Nel "Dizionario etimologico grosino", di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio, leggiamo:
"Rogazioni, triduo di processioni con canto di litanie che veniva effettuato nei tre giorni precedenti la festa dell'Ascensione per propiziare un buon raccolto. Anticamente, nell'ultimo giorno delle rogazioni, alla porta della chiesa veniva distribuito a tutti i partecipanti un pezzo di pane secondo una consuetudine confermata negli stessi statuti comunali. Un tempo, quando l'economia del paese era strettamente legata al raccolto della campagna, queste funzioni erano particolarmente sentite ed ogni famiglia vi partecipava almeno con uno dei suoi componenti."

Franco Dioli, in "Caspoggio nel secondo millennio" (ed. Unione della Valmalenco, 2004), scrive:
"l lunedì, il martedì ed il mercoledì prima dell'Ascensione si svolgevano le processioni delle Rogazioni. Al mattino presto si partiva dalla chiesa salmodiando, cantando e pregando, con pochi stendardi, alcuni crocifissi e le varie associazioni con la divisa. Il percorso variava tutte le mattine ed ogni corteo aveva un suo nome:
processione del Castello: il lunedì dalla chiesa si scendeva attraverso le contrade Bracelli, Burri ed Albertazzi, si raggiungeva il Castello e lo stradone, lungo il quale si ritornava in chiesa. Giunti in piazza, il sacerdote benediceva ed aspergeva con l'acqua santa verso i quattro punti cardinali;
processione del sca(v)ezzecòl: si faceva il martedì ed era la più lunga e faticosa. Il corteo attraversava le contrade Centro Fuori, Centro Dentro (ora via E. Dioli), Negrini e Bricalli fino alla località Braccia. Scendeva poi lungo il sentiero della riva de l'Urs fino al capitèl del Ciàa, si immetteva sulla stradina di S. Elisabetta (Pentenàasc) raggiungendo la frazione attraverso Ruina e Sum. Di lì scendeva lungo il sentiero del Ciàz e della ri(v)a del Laccöc fino alla.fimtana di Bràc risalendo in chiesa lungo la via Bracelli. In piazza il sacerdote benediceva in direzione dei quattro punti cardinali;
processione di (v)éc: era la più corta e la meno faticosa, si svolgeva il mercoledì ed era così chiamata perché anche le persone anziane vi potevano partecipare. Seguiva il tracciato di quella del Corpus Domini
."

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3 MAGGIO

Ricorrenza di Santa Croce e dei Santi Giacomo e Filippo; festa patronale di Piateda e S. Giacomo Filippo.

Giurgétt, Marchétt, Crusétt: tri invernétt
(S. Giorgio - 23 aprile -, San Marco - 25 aprile - e S. Croce - 3 maggio -: tre piccoli inverni - Montagna)

San Giurgét, san Marchét, San Crusét i fa mez invernét, ma san Vitùr l’è ‘l pegiùr (a san Giorgio, san Marco e santa Croce torna a far freddo, ma a san Vittore fa ancora più freddo – Valmalenco)

Santa Crus al tri de macc tutt'i càura i fa lacc
(a Santa Croce al tre di maggio tutte le capre fanno il latte, perché hanno partorito - Montagna)

L’acqua  de Santa Crúus la sbögia tücc’ i nuus
(l'acqua di Santa Croce buca tutte le noci - Ardenno)

Sa 'l plof a Santa Crùs, quaranta di pluvùs
(se piove il giorno di santa Croce, avremo quaranta giorni di pioggia - Poschiavo)

Al temp da Santa Crus al mena quarantena
(il tempo nella giornata di Santa Croce si protrarrà per quaranta giorni - Poschiavo)

S'el ciöf ul dì Santa Crus el resta böcc' castegn e nus
(se piove il giorno di Santa Croce restano piccole castagne e noci – Rogolo)

Santa Crus ai tri de macc' föia a facc' a facc'
(Santa Croce il tre di maggio spuntano le foglie a tutti i faggi – Rogolo)

Se l ciöf ul dì de santa Cruss, el resta böcc castégn e nuss
(se piove il giorno di santa Croce, restano bacate castagne e noci – Rogolo)

Se ‘l piöv de santa Crus, catìf früt te darà ‘l nùs
(se piove il giorno di santa Croce, il noce ti darà un cattivo frutto - Ponte)

Se ‘l piööf al dí de Santa Cróos, tüta la ròba la vè dála móra
(se piove il giorno di Santa Croce, tutti i frutti cadranno anzitempo dagli alberi - Samolaco)

Se 'l piöf al dì de Santa Crosc’, se pó stopèr li fosc’ (se piove il giorno di Santa Croce si possono chiudere le rogge, perché non è necessario irrigare i campi, in quanto pioverà ancora - Sondalo)

Se'l piöf al di de San Giàcom e Filìp, al pòer al n'inchéga al rìch
(se piove il giorno di San Giacomo e Filippo il povero può infischiarsene del ricco, perché avrà un buon raccolto - Sondalo)

Tra san March e la Cruseta al vegn una meza inverneta
(tra San Marco e Santa Croce viene un piccolo invernetto - Grosio)

El lin sul sùmna a santa crùùso l' dì de sant Gutart, perchè a sumnàl prima l’è fàcel che l' vègni la brina
(si semina il lino a Santa Croce o il giorno di San Gottardo, perché a seminarlo prima è facile che venga la brina - Sacco, Valgerola)

A Sànta Crus i crùda i nus (a Santa Croce le noci cadono a terra - Chiuro)

Se 'l piòf al dì de Santa Crus stùpa giù i rùgi
(se piove il giorno di Santa Croce riempi pure le rogge, perché non c'è bisogno di altra acqua per la campagna - Grosio)

El dé de Santa Crus tücc' i matèli i fa el murùs
(il giorno di Santa Croce tutte le ragazze trovano il moroso – Morbegno)

Se al piöf al dì de Santa Crus, i fémni i léva sü rabiùs
(se piove il giorno di Santa Croce le donne si alzano adirate - Ponte in Valtellina)

Ercole Bassi, ne “La Valtellina (Provincia di Sondrio ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890, scrive:
I contadini invece non trascurano di chiamare l'erba al 1° marzo a suon di campanelli e di fare la serenata, con grande fracasso, ai vedovi che si rimaritano. Usano ancora di fare, al 3 maggio e anche in tutto detto mese, una traccia con segatura di legno alla porta delle ragazze, traccia che per solito va a finire alla porta dell'amante noto, o sospettato, o che si augura. Se però la dimostrazione è ostile, la traccia conduce o a un fosso, o anche a un letamaio.”

Dal punto di vista religioso maggio, oltre che essere il mese della Madonna, è anche il mese della rogazioni (dal latino “rogare”, implorare), processioni solenni nelle quali si implorava la benedizione celeste per un tempo propizio al lavoro dei campi ed ai raccolti dell’estate e dell’autunno. Nel bel volume “Castione, un paese di Valtellina“ (edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione), leggiamo:
Ma le tre Processioni più solenni erano quelle che si facevano a Maggio, dopo la Pasqua. Erano delle "ROGAZIONI" e si effettuavano nei giorni consecutivi di Martedì-Mercoledì-Giovedì, alla mattina presto perché poi ciascuno doveva tornare al consueto lavoro, che non consentiva ritardi e non conosceva eccezioni.
Il primo giorno si partiva dalla Chiesa di S. Martino e passando per Vendolo si giungeva a Guasto e da qui si scendeva a Balzarro dove si celebrava la S. Messa nella chiesetta di S. Anna. Da lì, si tornava a S. Martino. Il secondo giorno, sempre da S. Martino, ci si dirigeva verso Moroni poi, percorrendo il confine con Triasso,si tornava verso il centro passando da Casacce e Grigioni.
A S. Rocco di celebrava la S. Messa. L'ultima Processione raggiungeva la contrada Bonetti per celebrarvi la S. Messa, poi si scendeva verso il Torchio e si tornava in Parrocchia.
Lungo il cammino delle tre Processioni, si cantavano le Litanie per invocare dal Buon Dio la Sua benedizione sul lavoro dei campi e delle vigne e lo si pregava di preservare il paese dalla grandine e dalle tempeste.
Il Sacerdote procedeva alla benedizione della campagna, man mano che la Processione avanzava, ed in tal modo tutto il paese, tutta la comunità, si metteva fiduciosa sotto la protezione dell'Altissimo.
La tradizione voleva che gli abitanti delle frazioni che venivano visitate offrissero a tutti coloro che partecipavano alla Processione un'offerta di ringraziamento, un segno di amicizia: era il "toc", cioè un pezzo di fragrante pane casareccio, impastato e cotto in uno dei forni della contrada stessa. Si ripeteva così, in modo molto semplice ma umano, quella "comunione del pane" che Gesù aveva insegnato ai suoi Apostoli.”

Paride Dioli, in "Caspoggio nel secondo millennio" (ed. Unione della Valmalenco", 2004), scrive:
"Tutti gli anni, nel mese di maggio, veniva fatto il pellegrinaggio parrocchiale alla Madonna delle Grazie di Primolo. Di solito si svolgeva in un giorno feriale, per lo più di giovedì, giorno di vacanza per la scuola. Il percorso si faceva a piedi. Dalla chiesa, attraverso la contrada Bracelli, si scendeva lungo la scorciatoia per Chiesa in Valmalenco fino al Felinét, trivio per Lanzada, Chiesa e Caspoggio ed al ponte del Mallero.
Si percorreva il tratto di strada carrozzabile con il tornante del cimitero fino all'inizio della condotta forzata che passa sotto il ponte, quindi si piegava a destra e si iniziava la salita lungo la scorciatoia Chiesa-Primolo. La salita era lunga e faticosa e terminava sulla carrozzabile per Primolo, dopo il piccolo cimitero.
Imboccata la carrozzabile si attraversava l'abitato di Primolo fino al Santuario. Lungo il corteo c'erano solo alcuni crocifissi e si camminava pregando e cantando, rosario e litanie. Vi partecipavano tutti i ragazzi e le ragazze del catechismo, qualche giovane, molte donne e pochi uomini, perché impegnati nel lavoro. Le uniche divise erano quelle delle confraternite. Entrati nel Santuario veniva celebrata la messa, recitate delle preghiere ed intonati dei canti mariani, e al termine, in fila indiana, si passava davanti alla statua della Vergine, posta dietro l'altare maggiore. Usciti sul sagrato c'era un momento di svago per un frugale spuntino. Quindi si riformava il corteo per il ritorno. Giunti però all'imbocco della scorciatoia per Chiesa, vicino al cimitero di Primolo, il corteo cominciava a rompersi e a frazionarsi ed ognuno, ragazzi, giovani, uomini e donne, scendeva con il proprio passo, chiacchierando del più e del meno, fino al ritorno in paese per il pranzo.Si percorreva il tratto di strada carrozzabile con il tornante del cimitero fino all'inizio
."

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8 MAGGIO

Ricorrenza di San Vittore e festa patronale di Caiolo.

San Giurgét, san Marchét, San Crusét i fa mez invernét, ma san Vitùr l’è ‘l pegiùr (a san Giorgio, san Marco e santa Croce torna a far freddo, ma a san Vittore fa ancora più freddo – Valmalenco)

S'el piöv per San Vitùr ne fa mal la vaka e él pastùr
(se piove il giorno di San Vittore fa male alla mucca ed al pastore – Albosaggia)

Fin a San Vitùr pòrta la màglia cun unùr; e pasàt gliò, 'la pòrta chi che po'

(fino a San Vittore portano la maglia con onore, dopo San Vittore la porta chi può – Teglio)

Chi tra fo i pagn prima da S. Vitur, glia met sü cun disunur

(chi lascia i panni pesanti prima di san Vittore, li deve rimettere con vergogna - Poschiavo)

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PROVERBI

Tutti vorrebbero un maggio asciutto...

Mac sciüt, gran par tüc’ (grano asciutto, grano per tutti - Poschiavo)

Macc sciücc' gran par tücc' (maggio asciutto, grano per tutti - Tirano)

Màc’ sciüc’, gràn per tüc’ (maggio asciutto, grano per tutti - Teglio)

Madg sciütc, gran par tütc
(maggio asciutto, grano per tutti - Val Bregaglia)

A macc l’à de piscià‘n tèra gnàa i racc

(a maggio neppure i ratti devono pisciare, cioè non deve piovere - Tirano)

El mes de macc’ al duarìss pisà gna i gàtt
(il mese di maggio non dovrebbero fare pipì neppure i gatti, cioè non dovrebbe mai piovere – Montagna)

S'el piöv in macc' la stagiùn l'è ruinada
(se piove a maggio la stagione è rovinata – Bormio)

La tempesta de macc’, la fà i facc’ (la tempesta di maggio fa danni)

Tempesta de macc', stagiùn rüinàda
(tempesta a maggio, stagione rovinata – Chiuro)

...o quasi tutti...

Màc gót gót, èrba e fen sinté tùc’ i mòt
(maggio piovoso, erba e fieno su tutti i prati - Sondalo)

Macc’ frèsc e bagnàa el fa bée a la uigna e al pràa
(maggio fresco e bagnato fa bene alla vigna ed al prato - Sirta)

Macc’ frèsc e bagnàa el fa bée a la vigna e al pràa
(maggio fresco e bagnato fa bene alla vigna ed al prato - Ardenno)

Mac’ urtulàn, tanta pàia e poch gran
(un maggio buono per l'orto produce molto fieno e poco grano - Poschiavo)

Sta di fatto che a maggio spesso piove...

Se marz ‘l ghe n’ha trì de bröt l’è già tant, se magg ‘l ghe n’ha trì de bèi ‘n s’acunténta (se marzo piove tre giorni è già tanto, se maggio fa tre giorni di bel tempo, ci accontentiamo – Valmalenco)

Quant che al fa tré di de bèl a mac’, l’é un bèl mac’
(quando a maggio ci sono tre giorni di bel tempo, è un bel maggio - Grosio)

Se ‘l més de macc' al fa cinch dì de bun, sa pö amò dì che l’è stacc an galantùm
(se il mese di maggio fa cinque giorni di bel tempo, si può ancora dire che è stato galantuomo - Tirano)

Sa 'l mes da mac’ at fa cinq dì da bon, sa po amò dì ca l'e stàit galantòm
(se il mese di maggio concede cinque giorni di bel tempo, si può ancora dire che sia stato galantuomo - Poschiavo)

Se'l fa désc dì de bel a màc’, l'é un greè mac’
(se fa dieci giorni di bel tempo a maggio, è un bel maggio - Sondalo)

...quando addirittura non nevica o fa gran freddo, e allora sono guai!

Sel pciöv ul dì prim de macc' tücc' i dì ne cacc
(se piove il primo di maggio tutti i giorni piove – Talamona)

Se ‘l fiòca a macc tücc i més de quàcc
(se nevica a maggio tutti i mesi sarà un pantano - Tirano)

Cur ca 'l floca in mac’ tüc i mes un quac’
(se nevica a magio tutti i mesi ci sarà brutto tempo - Poschiavo)

Al sciüch pü gros al va tegnüü par al més de macc (il ceppo più grande va tenuto per il mese di maggio, perché può tornare il freddo - Tirano)

Al 12, at 13 e 'l 14 da mac’ at ven i tre sant dal glasc’, S. Pancràzi, S. Servàzi e S. Bunifàzi (il 12, 13 e 14 maggio vengno i tre santi del ghiaccio, Pancrazio, Servazio e Bonifacio - Poschiavo)

Li scguaréda da mèi li van mìga in toilà (i colpi di caldo di maggio non finiscono nel fienile, non portano buon raccolto – Livigno)

Macc adàcc' (maggio, adagio - a togliersi i vestiti - Tirano)

Sia come sia, maggio è un gran bel mese!

Al val ciüsè 'na giurnàda de macc che 'l dum de Milàn
(vale di più una giornata di maggio che il duomo di Milano - Montagna)

Macc’ l'è un bel mées: fiuur, magiùstar e scirées
(maggio è un bel mese: fiori, fragole e ciliegie)

In mènsc' aria buna e alegria, te saludi farmacia
(in maggio con aria buona ed allegria, ti saluto farmacia - Fraciscio)

Quant el se vestìs i castàn, el se svestìss i cristiàn
(quando si vestono i castagni, si svestono i cristiani - Sacco, Valgerola)

Molte sono le avvertenze per i contadini.

A seminar lìn al prim de venerdì de macc o che l vegn tot lin o tot stopàcc
(a seminare lino il primo venerdì di maggio o viene tutto lino, o tutta stoppa)

Al mac’ al vègnia cur ca 'l gà vàglia ca 'l porta erba e foglia
(maggio venga pure quando vuole, purché porti erba e foglie - Poschiavo)

A macc' muntàcc', a febrée quàcc'
(a maggio si fa la monta, a febbraio il caglio - Tirano)

A vangà de macc el vén fö el vin a ciàp
(a vangare di maggio si produce vino abbondante)

Serenàss de nòcc’, maridàss de vècc’, sumenà de macc’ l'è 'n afàri frècc
(rasserenarsi di notte, maritarsi da vecchi e seminare a maggio sono magri affari)


Se i castàgn el fiörés de macc’ va sutt cul sacc, s'el fiörés de giügn, strinc el pügn (se i castagni fioriscono a maggio vai sotto con il sacco, se fioriscono a giugno stringi il pugno, perché ci sarann poche castagne - Ardenno)

...e non manca lo spazio per i soliti pronostici.

Vàrda dré ‘l trédes de mac’: se ‘l gh’è vent ‘l ména quaranténa (bada al tredici di maggio: se tira vento, sarà ventoso per altri quaranta giorni – Valmalenco)

Tora bistòra, a mèz macc al se cùnscia l'òra
(a metà maggio si guasta il tempo - Montagna)

Qualche ultima pillola di saggezza, per concludere:

La prömavèra  tardiva l’è mài falìda
(se la primavera vien tardi, porta molti frutti – Valmalenco)

De macc, chi che i-è kampàt dai mal de l'invèren, l'è segn che i-è propi sacc
(a maggio chi è scampato ai mali dell'inverno vuol dire che è proprio saggio - Montagna)

In mac’ at vol ì a giurnàda gnànca 'l diàul
(a maggio non vorrebbe lavorare a giornata neppure il diavolo - Poschiavo)

Lina Rini Lombardini, nel bel volumetto “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, (Sondrio, Ramponi, 1950), scrive: "Fu bene un nostro contadino della media valle che, dopo qualche istante di contemplazione dinanzi al Duomo di Milano, osò ed ebbe la sensibilità di dare questo giudizio: «Si, l'è bel, ma minga püssè d'una matina de mac'»."

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Da "Lombardia" (nella collezione almanacchi regionali diretta da R. Almagià), Paravia, Milano, Torino, Firenze, Roma, 1925:




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