Giorni notevoli: 2, 9, 3, 12, 14, 24, 29

2 FEBBRAIO

Si celebra oggi la popolare festa della Madonna della Candelora (festa della purificazione della Beata Vergine Maria).

Ercole Bassi, ne “La Valtellina (Provincia di Sondrio)”, (Milano, Tipografia degli Operai, 1890):
“Alla fine di gennaio si fa lo scherzo: «Fö Genée» (fuori gennaio); cioè si fa tutto il possibile per indurre la persona cui si vuol fare lo scherzo ad uscire di casa, ed allora le si gridano le dette parole.
Uno scherzo simile si usa al 2 febbraio, procurando di far affacciare alla porta o alla finestra la persona cui si vuol fare lo scherzo, poi gli si grida: «È fuori l'orso dalla tana.» Si può di leggieri pensare le astuzie che si dovevano mettere in uso, stando ognuno sull'avvisato.”

Da Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008:
"Sciriö́la - sf. sing. Madonna Candelora / CH Seriö́la.
Il due febbraio, festa della Madonna Candelora, cioè della purificazione, giorno che un tempo era considerato festivo, all'entrata della chiesa, prima della messa "grande", venivano date ai fedeli, dietro piccola offerta, delle candele di varia misura e tutte variamente colorate; erano tenute accese in chiesa durante la funzione e i ragazzi in particolare erano contenti (e poco raccolti e devoti, in verità).
Notevoli, curiosi, e a volte in contraddizione tra loro, i detti relativi a questa ricorrenza: A la Madòna Sciriö́la de l'invèrnu sému fö́ra, ma se 'l piö́f e 'l tìra vént, de l'invèrnu en sè amù dént; se 'l piö́f a la Madòna Sciriö́la de l'invèrnu en sè fö́ra, se l'è serén serenént per quarànta di 'n tùrna ént. Come molti altri proverbi, non sono propri del dialetto di Chiuro e Castionetto (ad esempio contengono termini come dént, ént, sému...), ma la gente li ripeteva così, come filastrocche. In occasione della Madòna Sciriö́la vi era nel passato anche l'usanza de tirà fö l'urs, che aveva lo stesso significato di quella analoga che cadeva due giorni prima, il 31 gennaio, quando si diceva l'è fö 'l giné (cfr. giné.
"Giné - sm. sing. gennaio.
Curiosa l’usanza, molto in voga negli anni passati, che consisteva nell’invitare con un pretesto qualsiasi una persona (meglio se era un vecchio un po’ scorbutico) a uscire di casa la sera del 31 gennaio per gridarle allegramente l’è fö el giné (in alternativa, il 2 febbraio: l'è fö l'urs de la tàna). Seguivano le risate, in genere anche di chi era stato vittima del giochetto. Simbolicamente significava che la brutta stagione era ormai passata."

Luisa Moraschinelli, nel "Dizionario del dialetto di Aprica", Sondrio, 2010, scrive:
"Candelora sf. ricorrenza religiosa, (2 febbraio) benedicono e distribuiscono la candela. <la candela da la candelora, da solit i la purtaua a cà e i la tigna an da la cambra da risà quando i daua i ali sane' a uargii> la candela di quella ricorrenza, di solito, la portavano a casa e l'appendevano nella camera da letto e veniva utilizzata in caso che portassero l'olio santo a qualcuno della famiglia. Detto: <a la candelòra, da lanveran semo fòra>. Una invocazione di speranza nella primavera."

Se ‘l ciöf ‘l dé dela Candelòra da l’ünvèrn ‘n sa miga föra; se ‘l fiòca u tira vent per quaranta dé ‘n ghe sa amò int (se piove il giorno della Candelora non siamo ancora fuori dlal’inverno; se nevica o tira vento, ci siamo dentro ancora per quaranta giorni – Valmalenco)

A la Madòna Sciriö́la de l'invèrnu sému fö́ra, ma se 'l piö́f e 'l tìra vént, de l'invèrnu en sè amù dént (alla Madonna Seriola siamo fuori dall'inverno, ma se piove o tira vento, siamo ancora in pieno inverno)

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3 FEBBRAIO

San Biagio, protettore della gola.

San Biàs benedìs la gula e ‘l nas (san Biagio benedice gola e naso)

9 FEBBRAIO

Ricorrenza di Santa Apollonia, che protegge dal mal di denti.
Èrba de Santa Apolònia (= Hyosciamus níger) è il nome popolare con il quale viene chiamato il giusquiamo. Si applicano le foglie come calmanti sulle piaghe, e si riceve il vapore proveniente dall'infusione dei semi in acqua bollente, per aver sollievo contro il dolore dei denti.
La festa di Santa Apollonia veniva e viene celebrata nel paesino di Nìgola, che si trova ai piedi del grande bastione di roccia che sostiene e nasconde Teglio, in una zona particolarmente fertile, un tempo per gran parte possesso della famiglia Besta di Teglio, circondata da pregiati vigneti che producono il vino Fracia e Ca’ Brioni. Siamo sul confine occidentale del comune di Teglio: qui si è conservato interamente il profumo d'antico. Nigola godette fama di isola felice e gaudente, nell’arcipelago del buon gusto rappresentato dalle contrade e dai borghi tellini.
Proprio un figlio di questa terra, Giuseppe Napoleone Besta, ci aiuta ad entrare in questo spirito narrando, nei suoi “Bozzetti Valtellinesi” (pubblicati nel 1878 dalla Tipografia Bonazzi di Tirano), il clima della sagra paesana che si celebrava a principio di febbraio in onore di Santa Apollonia (che si commemora il 9 febbraio), quando i primi tepori, incerti e contraddittori, che si sperava seguissero ai giorni della merla, attiravano da tutto il territorio di Teglio gran messe di persone desiderose di scrollarsi di dosso anzitempo il torpore del gelido inverno:
A Nigola il dì della sua sagra, si tiene e si teneva allora, un mercato di stoppa, di stoffe, di aringhe, di sardelle, di anguille ed altre serpi di palude, di gerle, di crivelli, di zangole e maciulle e altre simili derrate di rurale uso e consumo; e la ristrettezza del sito pel concorso del popolo, è tale che la gente vi si pigia come i fichi secchi in un barile. E le pettate, le gomitate, i palamenti, le testate sono tali e tante che quel mercato si appella, la fiera delle Palpacoscie (veramente si chiama con una parola un po’ più scurrile; ma la lasciamo nella penna). Non è a dire se al giungere della brigata dei tellini, tutto quell’ammasso di teste coperte di cento colori, dalle pezzuole rosso-porpora delle fanciulle, verdi delle fidanzate, violette delle spose, nere delle vedove, bianche di quelle di Castione ai neri cappelli tondi dei tellini, piatti di quei della Motta e Biancone; conici di quei d’Aprica; si dovesser muovere e volgere le cento faccie verso S. Giacomo, da dove per un sentiero tra le vigne s’avvicinava quella insospettata processione. Le case dei nigolesi per quel giorno ridotte ad osteria, erano zeppe di scioperoni, che fino dalla mattina giocavano alla mora e alle carte, a dispetto dei preti che cantavano messa nella vicina chiesuola. Era quindi impossibile pei nuovi ospiti, di trovare un posto appena conveniente onde unirsi ad asciolvere. …”
Peraltro non pare che i tellini fossero molto riconoscenti agli abitanti di Nigola per l’ospitalità nel giorno della sagra: affibbiarono, infatti, loro la denominazione di “Màia sciatt de Nìgula”, cioè “mangiarospi”.

12 FEBBRAIO

Si celebra oggi il popolarissimo San Bello (San Benigno de Medici), alla cui devozione è molto legata la gente di Valtellina, soprattutto della media e bassa valle, dove si trovano due chiese a lui dedicate, quella di Monastero di Berbenno e quella fra Morbegno e Santa Croce, a monte del ponte di Ganda.

Il celebre alpinista e scrittore Oreste Forno, nel bel libro “Compagni di cordata” (edito da Mountain promotion), così descrive la frazione di Monastero di Berbenno negli anni cinquanta del secolo scorso:
"Oltre alle processioni che ricordavano i maggiori eventi cristiani, c'era quella del patrono, San Benigno, chiamato San Bello, festeggiato il 12 febbraio, quella di Santa Appollonia e le "Rogazioni". Queste erano processioni particolari che avevano luogo in primavera e in estate in certe mattine dopo la Messa. La lunga fila di fedeli, tra cui tutti noi bambini, che litigavamo per indossare l'abito del chierichetto, s'incanalava lungo le strade che portavano ai campi e pregava e cantava per ingraziarsi la protezione divina sulla natura. In particolare al Creatore si chiedeva di tenere lontano sia la siccità che i temporali violenti, soprattutto con la benedizione dei campi da parte del prete."

14 FEBBRAIO

A Sant Valentìn an gh'à la prumavéra visìn
(a san Valentino la primavera è vicina - Montagna)

A San Valentìn, al pö sgelàs an pitinìn
(a San Valentino comincia il disgelo - Tirano)

San Valentíin, mitè féen e mitè víin
(a san Valentino le scorte di fieno e vino si sono dimezzate - Samolaco)

A San Valentìn certi ann al cumincia a disgela 'n pitìn
(a san Valentino certi anni comincia il primo disgelo - Poschiavo)

24 FEBBRAIO

Nel "Dizionario etimologico grosino" di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio), leggiamo:
"La festa di San mattia si celebra il 24 febbraio e il santo è noto alla popolazione con l'appellativo di sfracagiasc' (rompi-ghiaccio) in quanto si ritiene che in questo periodo possano ancora verificarsi delle forti gelate: "San Matìa sfracagiasc', se no ghe n'è al se n' farà"."

S. Matìa la néf la va via (A S. Mattia la neve va via - Chiuro)

S. Matìa de la giascìa s'el ghè ul giàsc el la fa 'ndà via s'el ghè miga el la fa vegnì (S. Mattia del gelo, se c'è il ghiaccio lo fa andar via, se non c'è lo fa venire: se al 24 febbraio la terra è già morbida, seguiranno gelae, in caso contrario comincia il disgelo - Rogolo)

San Mattia la néf la va via (a san Mattia la neve va via – Chiuro)

La giuentü la völ vulà, ma par vulà s’ ga völ li àli
(la gioventù vuole volare, ma per volare ci vogliono le ali - Tirano)

San Matía, se gh’è la giáscia ‘l la fè ‘ndè via, se no ‘l la fè rivè
(a San Mattia o si scioglie il ghiaccio, o se ne forma del nuovo - Samolaco)

San Matìa sfracagiasc', se no ghe n'è al se n' farà
(san Mattia rompi-ghiaccio, se non c'è ghiaccio, se ne farà - Grosio)

29 FEBBRAIO

An bisèst, an fünèst (anno bisestile, anno sfortunato – Ardenno)

L'an bisèst
o el mür i fèmen o che el sèca i giunèst
(nell'anno bisestile o muoiono le donne o seccano le ginestre - Sacco, Valgerola)

L'an bešèst o che li cràppän al dón o che li séccän al giünèšt
(nell'anno bisestile o muoiono le donne o seccano le ginestre - Villa di Chiavenna)

In da l'anàda bisestìla l'aumenta l'aruganza feminìla

(nell'anno bisestile aumenta l'arroganza femminile - Poschiavo)

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PROVERBI

Il mese più corto ed esecrato...

Febrée l'e' cürt, ma l'e pegiùr den türc
(febbraio è corto, ma è peggio di un turco - Ardenno)

Febrée l’è cürt, ma l’è pégiu di òtri tücc
(febbraio è corto, ma è peggio di tutti gli altri - Tirano)

Febrarét, cürt ma malerbét (febbraio, corto ma amaro)

Fevrée, fevrerètt, kürt e maladétt
(febbraio, febbraietto, corto e maledetto - Samolaco)

Feuré feurétt cürt e maledétt
(febbraio febbraietto, corto e maledetto - Montagna)

...soprattutto se bisestile!

An bisèst, an fünèst (anno bisestile, anno sfortunato – Ardenno)

L'an bisèst
o el mür i fèmen o che el sèca i giunèst
(nell'anno bisestile o muoiono le donne o seccano le ginestre - Sacco, Valgerola)

L'an bešèst o che li cràppän al dón o che li séccän al giünèšt
(nell'anno bisestile o muoiono le donne o seccano le ginestre - Villa di Chiavenna)

In da l'anàda bisestìla l'aumenta l'aruganza feminìla

(nell'anno bisestile aumenta l'arroganza femminile - Poschiavo)

Sarà perché è un mese che inganna,...

Se t’ö desfàt de la mié, pòrtala al sù de feurè
(se vuoi disfarti della moglie, portala al sole di febbraio - Montagna)

Se te vö desfàs de la miée màndela al sùu de febrée
(se vuoi disfarti della moglie, mandala al sole di febbraio - Regoledo di Cosio)

Se te vö cambià la miée, mètela al sùu de febrée
(se vuoi cambiare la moglie mettila al sole di febbraio - Ardenno)

Al prim sul de febrée al ta pö mandà al carnée
(il primo sole di febbraio ti può mandare al creatore - Tirano)

Al sol de feurér al ména al carnér
(il sole di febbraio porta alla tomba - Sondalo)

Al sól de feurér al fa star tre més in del paér
(il sole di febbraio fa stare tre mesi a letto - Sondalo)

...sarà perché non sai mai che tempo aspettarti,...

I dì de feurèr i é sèt bruchègn, sèt gelégn, sèt feurégn e sèt remulègn
(i giorni di febbraio sono sette nevosi, sette di gelo, sette di tempo brutto e sette di disgelo - Grosio)

In fevré al fa sett sul, sett vent, sett brüch e sett paciüch
(in febbraio ci sono sette giorni di sole, sette giorni ventosi, sette giorni foschi e sette giorni bagnati - Poschiavo)

A febré: sèt de béi, sèt de brüch, sèt de vént e sèt di paciüch
(a febbraio ci sono sette giorni di bel tempo, sette di nevischio, sette di vento e sette di tempo umido - Teglio)

In fevré sett brüch i sa fan vedé
(in febbraio ci sono sette giorni foschi - Poschiavo)

Diu ma guàrdia da 'n bon fevré!
(Dio mi guardi da un buon febbraio! - Poschiavo)

Ginè e fevrè la néf ai pèe (gennaio e febbraio la neve ai piedi - Traona)

...comunque ti àuguri che non sia un mese caldo.

La nef de febrée la impienéss el granée
(La neve di febbraio riempie il granaio - Chiuro)

Se 'l feuréer nul sfeurégia, mars e aprìl tira curegia
(se febbraio non fa il febbraio, a marzo e ad aprile si tira la cinghia - Sirta)

Anvèran nevùs, pràa fenùs (inverno nevoso, prato pieno di fieno - Tirano)

Tánta nevája, tánta fenája (neve abbondante, fieno abbondante - Samolaco)

Sót acqua fam, sót néf pan (sotto l’acqua fame, sotto la neve pane)

Un bun feurè l'à da fa nöf nevè
(un buon febbraio deve nevicare nove volte - Montagna)

Vàrdet da ‘n bùn feverè che marz e avrìl te la pagherè (guardati da un bel mese di febbraio, perché lo pagherai a marzo ed aprile – Valmalenco)

Dìu ma vàrdi de ‘n bun febrée (Dio mi guardi da un bel febbraio - Tirano)

Se ‘l feurè al nun feuréggia, el marz e l'aprìil ai fa tirà i curéggia
(se febbraio non fa il febraio, marzo ed aprile tribolare - Montagna)

Se l fiòca de febré ghèm un bun meié
(se nevica a febbraio avremo un buon mese di maggio)

Se ul febrér nul febrégia gna ul sul nul scaldégia
(Se febbraio non fa il febbraio, cioè se non è rigido, neanche il sole poi scalda, in primavera- Valle di Morbegno)

Nef in fevreir, gran a stejr
(Neve a febbraio, abbondante raccolto di grano - Bormio)

Quant al fiòca de fevrè, al fa bèl d'estàa
(quando nevica a febbraio fa bel tempo d'estate - Castione)

Se febrar l'è minga frèd, marz e april i petegia
(se a febbraio non fa freddo, a marzo e ad aprile saranno freddi - Valmalenco)

Sa da favrair al gota, al cresc al rasdiv in boca
(se a febbraio pioviggina, tutto mette radici - Val Bregaglia)

Fevré sücc', tant fen (febbraio asciutto, tanto fieno - Fraciscio)

Alla fin fine, si tratta di un mese inaffidabile...

Genée ‘l fa i pùnt e febrée i a rùmp
(gennaio fa i ponti - di ghiaccio - e febbraio li rompe)

Al sul de febrè al ciapa la mata in dal pajè
(il sole di febbraio fa il matto nel pagliaio - Castione)

... e decisamente "lunatico":

Quant che ‘l feverèè ‘l fa miga la löna, de trè vàchi se po’ tegnìn öna
(quando a febbraio non c’è la luna nuova, di tre vacche ne resterà una, perché ci sarà poco fieno – Valmalenco)

Se a febrée ‘l sa fa mìga la lüna, de dùi vàchi sa ‘n tégn dùma üna
(se a febbraio non si fa la luna, di due mucche ne resterà solo una - Tirano)

‘l feverèè püsè bèl l’è quel che ‘l g’ha dö löni (il mese di febbraio più bello è quello nel quale la luna nuova si fa due volte – Valmalenco)

Sarà vero?

Fevrè, febraròt, l'è lunch al dì cùme la nòt
(febbraio febbraiotto, il giorno è lungo come la notte - Castione)

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Da "Lombardia" (nella collezione almanacchi regionali diretta da R. Almagià), Paravia, Milano, Torino, Firenze, Roma, 1925:




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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
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Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
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(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)