SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
SS. Michele, Gabriele e Raffaele

SANTI PATRONI: S. Michele Arcangelo (Castello dell'Acqua, Cercino)

PROVERBI

Miga tüta l’üga che ve fö la furnìss gi la tìna (non tutta l’uva che spunta finisce nel tino – Montagna)
Tra Maria e Michée la castagna u che la va u che la vée
(fra l'8 ed il 29 settembre si decide il buono o cattivo raccolto della castagna – Regoledo)
San Michée la castegna l'è 'n dul terée (a San Michele la castagna è per terra – Rogolo)
De San Michél la marenda la vée dal ciél (a San Michele la merenda cade dal cielo – Castello dell'Acqua)
De San Michée i castègn a tre a tre (a san Michele le castagne a tre a tre – Montagna)
A San Michée la pianta l'è tua el fik l'è mè (a San Michele la pianta è tua ed il fico è mio)
A San Michél la marenda la va in ciél (a san Michele la merenda va in cielo - Poschiavo)

Se a San Michée l'angel se bagna i àl el piöf fin a Natàl
(se a San Michele l'angelo si bagna le ali piove fino a Natale - Sondrio)
San Michél al pòrta ‘l candeléir e san Giuséf al la pòrta via (San Michele porta il candeliere, perché si va verso l’autunno, e san Giuseppe lo porta via, perché viene primavera)
Se a san Michél l’àngel se bagna i al, el piöv fin a Natàl
(se a san Michele l’angelo si bagna le ali, piove fino a Natale)
De san Michél la marénda la va ‘n ciél (a san Michele la merenda va in cielo)
San Miché, la castégna l’è ‘n del terée (a san Michele le castagne cadono)
S. Michél al porta ‘l candeléir e S. Giusèf al la porta ìa
(San Michele porta il candeliere, San Giuseppe lo porta via - Bormio)
San Michel porta la candela e porta via la marenda
(a san Michele porta la candela e porta via la merenda - Poschiavo)
A San Michel l’é finida cu' la marenda (a san Michele è finita con la merenda - Poschiavo)
A San Michel al di l'e lungh cume a San Giüsèp
(a san Michele il giorno è lungo come a san Giuseppe - 19 marzo - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Negli Statuti di Valtellina del 1549 questa giornata, dedicata alla memoria di San Michele Arcangelo, era considerata festiva, per cui non vi si poteva svolgere alcuna attività giudiziaria né costringere alcun contratto (art. 131: “che non si renda ragione, et che non si facciano esecutioni de contratti, o distratti, ne li quali si richiede il decreto del Giudice, overo del Consule”).

Giorno di mercato a Novate. Annota, infatti, Giuseppe Romegialli, nella sua “Storia della Valtellina” (1834): “È fiera in Bormio li 12, 23, 24 ottobre. In Chiavenna il 1, 2, 3 dicembre. In Delebio li 16, 17, 19 ottobre. In Tirano li 10, 11, 12 di detto mese. Vi è mercato a Sondrio ogni sabbato. A Bormio il 18 ottobre: a Berbenno il 19 marzo: a Chiuro dal 30 novembre al 3 dicembre: a Chiavenna li 19 marzo, e il 3 ottobre ed il 30 novembre: alle Fusine il 10 agosto ed il 30 novembre: a Grosio il 19 marzo: a Morbegno ogni sabbato: a Novate il 29 settembre: a Tirano alla Pentecoste per 3 giorni, e dal 28 al 31 ottobre: e finalmente in valle S. Giacomo li 25 giugno.”

Dal Rapporto del prefetto dell'Adda Angiolini al signor Conte Consigliere di Stato Direttore Generale della Pubblica Istruzione su gli usi e costumi del Dipartimento dell’Adda - Sondrio, 8 gennaio 1812 (Pubblicato in: ARTI E TRADIZIONI POPOLARI - LE INCHIESTE NAPOLEONICHE SUI COSTUMI E LE TRADIZIONI NEL REGNO ITALICO, a cura di Giovanni Tassoni, La Vesconta - Bellinzona, 1973):
"I lavori che si fanno alle viti si fanno per la maggior parte colla zappa o coll'aratro, mai colla vanga. Al qual proposito parmi che si debba preferire l'uso della zappa leggera a quello dell'aratro e della vanga, tanto per il risparmio del tempo che per la tutela delle radici. La zappatura è una vera festa per gli zappatori. La loro paga non aumenta, ma il vitto n'è lautissimo e costosissimo, perché si dà loro a mangiare e bere sin che ne vogliono. Tre sono in generale le maniere colle quali si dirige la vite: cioè nana, filonata e ad oppolo. Non essendo qui mestieri di dare una spiegazione delle due prime maniere conosciute da per tutto, devo far riflettere che il tirare la vite ad oppolo significa tirarla ora più ora meno alta conforme al lavoro che le si vuol dare della zappa e dell'aratro. È però sempre più alta d'ogni altra, trattone il pergolato. Un fondo lavorato ad oppolo presenta tanti quadrati perfetti aventi ad ogni angolo un palo di castano alto due metri in circa, a cui viene affidato un pedale di vite. Giunta la vite alla metà del palo, la vi si lega con un vimine; il resto del tralcio gemmato s'intreccia orizzontalmente con quello dell'altro pedale con cui va ad incontrarsi. Pare che simil genere di coltura sia il più antico, e che dalla Lombardia venisse ai Valtellinesi, come lo indica il nome stesso che sembra derivare dall'uso di maritare le viti agli oppii; e qui osservo che si lavorano nel succennato modo i piani, e i piani meno inclinati che hanno terreno di gran fondo e di gran prodotto, ma il vino che ne proviene è riputato e giustamente di qualità inferiore a quello che si ottiene dalla vite nana e dalla filonata."

STORIA

All'alba del 29 settembre 1504 apparve, al futuro beato Mario Omodei, la Beata Vergine Maria. Celebre il dialogo, riportato dalle cronache, fra il futuro beato e la Madonna:
"Mario! Mario!
Bene? — fu la sua risposta.
E bene avrai. Io sono la gloriosa Vergine Maria: non aver timore. Quest'anno si è manifestata una grande mortalità di uomini e di bestiame: e peggiorerà, salvo che in questo luogo s'innalzi una chiesa in mio onore. Tutti coloro che verranno a prostrarsi in questo benedetto e santo luogo e secondo le loro forze e possibilità, concorreranno con elemosine ed altro alla costruzione del Tempio avranno da me protezione ed aiuti e non permetterò che vengano intaccati dalla peste, e molto meno che siano vittime di così grave mortalità."
L’apparizione fu, dunque, all’origine della successiva edificazione del santuario (dal 1927, per decreto di Pio XI, basilica) della Madonna di Tirano, il più famoso della valle: la sua prima pietra fu posta, nel marzo del 1505, nel punto esatto dell’apparizione.
Ma lasciamo spazio al racconto dell’apparizione di Carlo Giacinto Fontana, così come si legge nella sua opera “Selva – o sia raccolta istorica d’avvenimenti seguiti nella Valtellina e nei contadi vicini – 1749” (edita a cura della Società Storica Valtellinese, in Sondrio, nel 1985):
In Tirano parimenti nell'anno 1504 volle Maria Vergine fare un'altra apparizione nel giorno glorioso di S. Michele Arcangelo. Mario Omodeo, uomo di grande integrità e nobile patrizio di Tirano, uscì dalla casa di sua abitazione in Tirano la mattina d'esso giorno per tempo, et nel cammino alzando gli occhi verso la cima de' monti li vidde più del solito risplendenti e per essere ancora sul fare dell'alba restò molto attonito e riflettendo a tanta luce si sentì da mano invisibile alzare da terra e trasportare in un orticello vicino separato dalla strada da folta siepe spinosa. Quivi appena ebbe toccato la terra, si vidde avanti la Regina delli angeli, la quale chiamando Mario col proprio nome gli commandò che ritornasse a Tirano et a nome suo avvisasse quel popolo acciò nel sito, in cui si ritrovava si alzasse un tempio ad onore di Dio e a gloria sua particolare, e, acciocché li Tiranesi non dubbitassero dal pienamente credergli, dicesse loro, che il proprio fratello Benedetto Omodeo, della di cui sanità ieri poco speravano li medici, ricupererà subbito la piena salute; e quando questo non bastasse minacciasse loro che la pestilenza, quale di presente distrugge gli armenti, assalirà ancora gli uomini con grandissima strage.
Ciò detto disparve la Vergine santissima, lasciando in detto sito una fragranza maravigliosa. Si gettò il beato Mario per terra giacendo così per qualche tempo per il giubilo, indi alzatosi ritornò a Tirano. Era concorso il popolo alla chiesa di S. Martino per udirvi la messa ed ivi postosi nel mezzo il beato Mario Omodeo con tutta la semplicità gli espose il successo ed il comando della Vergine e vedendosi di repente restituito Benedetto Omodeo di lui fratello nella primiera salute, tutti alla relazione prestarono finalmente un'intera fede e subito diedesi principio alla fabbrica di detta chiesa, quale fu di mestieri ampliarsi per la maggiore frequenza de' forestieri alla visita della santissima Vergine, dove di continuo dispensava grazie singolari e perciò nell'anno 1505, li 25 marzo fu posta la prima pietra benedetta.
Fra le molte grazie da Maria santissima concesse l'una fu di un figlio dello stesso beato Mario per nome Romerio, quale scherzando appresso l'acqua d'un molino fu rapito da quella e dal canale precipitò sotto la rota, dove restò affogato li 20 aprile 1511. Mario udita la mesta nova del figlio lo fece subbito cavare dall'acqua e lo portò di lancio all'altare della Vergine Maria e con viva fede supplicò la Vergine d'impetrare dal suo Divino Figlio all'infelice pargoletto la vita. Prontissima fu Maria alle preghiere di Mario e il figlio risuscitato, essendo cresciuto, si fece sacerdote e servì tutto il tempo di sua vita alla sua gloriosa Benefattrice. Non mancarono diversi favoriti dalla Vergine, quali dotarono quel sacro luogo. Anche il pontefice Clemente VII volle mostrare la sua pietà verso la detta chiesa e gli applicò li benefici della chiesa de SS. Remigio e Perpetua, goduti altre volte da alcuni monaci di S. Remigio, unendoli a detta chiesa di MariaVergine con tutte le loro dipendenze e ragioni e che il juspatronato della Madonna di Tirano fosse della comunità di detto luogo, il che pure, si prova dall'enunciato instrumento di 3 agosto 1527, essendosi poi li 13 maggio 1528 consecrato detto tempio,dal vescovo di Como Cesare Trivulzio.”

Nel 1514 le Tre Leghe Grigie autorizzarono la famosa fiera di San Michele, che si teneva, per due settimane, nelle zone adiacenti al Santuario della Madonna, e vedeva il convergere di mercanti da Venezia, Milano, Francia, Austria e Germania; essi erano ospitati, con le loro merci, nei fondaci, alcuni dei quali sono ancora in discreto stato. Scrive l'illustre economista di Caiolo Tullio Bagiotti, nella sua Storia economica della Valtellina:
"La fiera valtellinese per antonomasia è stata, dalla dominazione grigiona in poi, quella di Tirano. Ragioni geografiche, ma anche l'alone di prodigio che circondava il luogo dopo l'apparizione della Vergine (1503) a Mario Omodeo, indussero i tiranesi a far istanza al Vescovo di Coira e alle Leghe (1514) per ottenerla. Questi, «graziosamente ricevute le suppliche», l'accordarono e spedirono dei Commissarij con l'autorità di dare il cominciamento a tal opra, e rilasciare le franchigge alle mercanzie durevoli per nove giorni avanti la festa dellArcangelo S. Michele e per giorni 4 dopo la medesima. Erasi ciò fatto prima della correzione del calendario, edin oggi ancora si osserva lo stile antico;però sidifferisce per trasporto de' giorni l'aprimento della medesima Fiera fino al decimo giorno di ottobre».
La facile acquiescenza delle Leghe a questa fiera si spiega anche troppo facilmente dal loro particolare interesse a raccogliere all'ingresso di casa tante disparate voci di scambio. Tirano coi Grigioni era epicentrodi interessi tedeschi, svizzeri, milanesi,veneziani e tirolesi. Il luogo, attorno al santuario, era idoneo per tanta radunata, e «pascoli non mancavano nè contorni, nè fieni nel distretto per provvedere all'intrattenimento di tanta copiadi bestiame». Perché la voce principale era il bestiame bovino e i cavalli che venivano dal Nord e dal Tirolo, cui facevano contropartita il vino locale, le spezie veneziane e i prodotti della pianura. Una vasta compensazione, insomma, cui il numerarlo era solo il tramite immediato. Dalla descrizione del QUADRIO si apprende che 58 botteghe comode di mercatanti sono per entro al recente stabilite, e 4 case.

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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