SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Sisto III Papa

PROVERBI

A marz via i kalz (a marzo si possono togliere le calze)
Mée§ de màarz, deschcoolz e deschcàalz (mese di marzo, senza calze e senza scarpe - Samolaco)
Màrs suc’ e urìl bagnè, cuntént al cuntadìn che l’à sumenè
(marzo asciutto ed aprile bagnato, contento quel contadino che ha seminato – Grosio)
Marz pulvarulént, tanta segal e tant furmént (marzo polveroso, tanta segale e frumento - Poschiavo)
L’acqua cun l’unda l’è sübit munda (l’acqua che scorre è pulita)
L’è méi un bèl pusamént che una mica de furmént
(è meglio un bel riposo che un panino di frumento - Ponte)
El val de più un bu ripòs che una mica sul gòsc
(vale di più un buon riposo che un panino nel gozzo - Bormio)
Par mìga avèch ragnìni cùpa i ragn (per non avere ragnatele uccidi i ragni - Tirano)
Na paròllä tìrä l’ólträ (una la tira l'altra - Villa di Chiavenna)
La roba da la féra la tira miga a sera (la roba comprata in fiera non arriva alla sera - Poschiavo)
A ogni uscél al sé nio l'e bel (per ogni uccello il suo nido è bello - Sondalo)

VITA DI UNA VOLTA

A marzo si seminava anche la canapa, della quale Tarcisio Della Ferrera, nel bel volumetto "Una volta (Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982), scrive:
Nei tempi passati una tipica coltivazione, ora completamente scomparsa, era quella della canapa.
Fino agli anni Quaranta, nelle zone che interessano le mie ricerche (Ponte, Chiuro, Castionetto e Teglio), ogni famiglia contadina riservava un piccolo campo, poco più di mezza pertica, alla coltivazione di questa pianta tessile: la canapa.
Il terreno più adatto doveva essere fertile, arato profondamente e ben concimato. La semina, a file o a spaglio, avveniva nel mese di marzo. Preparato bene il terreno, la coltivazione non richiedeva altre cure; al massimo qualche diserbamento (scerbatura), ma non sempre era praticata.
La pianta raggiungeva in quattro o cinque mesi l'altezza di due metri e mezzo o tre; terminava con una infiorescenza simile a quella del granoturco. Lo stelo aveva la grossezza di un pollice. Le piante maschili erano più alte e sottili; le femminili, più grosse e più basse, portavano una falsa spiga avvolta in una sola brattea. All'epoca della maturazione, i fiori emanavano un fortissimo odore aromatico che si spandeva a grande distanza; dava a taluni una certa ebbrezza, ad altri cagionava mal di testa.
La raccolta avveniva verso la fine di luglio mediante estirpazione. Lasciata per qualche giorno ad essicare nel campo, la canapa veniva riunita in covoni e poi trasportata in prati ben irrigati o naturalmente acquitrinosi e distesa sull'erba a macerare.
Lasciate una quindicina di giorni al macero, le mannelle di canapa venivano raccolte ed erano pronte per la lavorazione che procedeva in diverse fasi con una rustica e antiquata attrezzatura.
Innanzi tutto si procedeva alla battitura con un semplice matterello, un ceppo e
molta forza di braccia. Dai grossi steli, ad ogni colpo, cadevano le reste legnose degli steli e si liberavano le fibre. Dopo la prima battitura, le mannelle ormai ridotte a una manciata di filaccia ancora sporca, venivano passate alla frantoia. Questo era un rudimentale arnese di legno a forma di cavalletto, alto circa un metro. La schiena della frantoia era l'unica parte mobile; era fissata da una parte con un perno e terminava con una impugnatura; veniva alzata ed abbassata a mo' di forbice sulla parte fissa, mentre la lavoratrice (era sempre una donna che faceva questo lavoro) trascinava con mano sicura la manciata di filaccia tra le ganasce della frantoia. Sotto cadevano gli ultimi residui legnosi degli steli.
Si passava quindi alla spadolatura. L'attrezzo usato era molto semplice: un'asse larga 35-40 centimetri, alta un metro e mezzo circa. Il lato orizzontale in alto era leggermente concavo e appunto in questo incavo veniva posta una branca di canapa, tenuta dietro l'asse con la mano sinistra dalla lavoratrice, la quale con l'altra mano vibrava colpi con la spadula dall'alto in basso sulle fibre di canapa che pendevano nella parte anteriore dell'asse. Con questo lavoro le fibre venivano ripulite dalle ultime scorie legnose. A volte il lavoro veniva eseguito da due donne, una da una parte e una dall'altra dell'asse; allora i colpi venivano calati con ritmo alterno dall'una e dall'altra in sincronia perfetta. Terminata questa lavorazione, si aveva la stoppa cosiddetta di spadula, che era pronta per la filatura e la tessitura, per la confezione di rustici tappeti, i pelorsc e le tresche.
La stoppa però a quel punto poteva subire altre lavorazioni che rendevano le fibre più morbide. Si passava allo spinasc, un semplice strumento costituito da un'asse lunga circa un metro e larga 20-25 centimetri, in mezzo alla quale sporgevano alcuni chiodi variamente disposti. La stoppa passata allo spinasc veniva filata con maggior cura perché doveva servire per la confezione di tovaglie o lenzuola. Qualche volta era filata e tessuta in unione con fibre di lana e allora si otteneva una tela chiamata mezzalana che serviva per coperte, pantaloni, giacche e camicie da uomo.
La stoppa filata passava dal fuso all'aspo e alla bicoca, sulla quale si formavano le matasse (asci) e in seguito i gomitoli. Qualche massaia faceva anche bollire i gomitoli, prima di passarli alla tessitura. In questo caso le fibre perdevano in resistenza, ma acquistavano una maggiore morbidezza.

Gli attrezzi per la filatura erano molto semplici. Erano la rocca e il ruchet. La rocca era una verga di nocciolo in cima alla quale era fissata la manciata di stoppa da filare e sotto la filatrice manovrava con abilità il fuso sul quale si avvolgeva il filo. Verso la fine dell'inverno le donne avevano pronto un bel mucchio di gomitoli di canapa, frutto del paziente lavoro di filatura che veniva svolto nelle lunghe veglie serali nelle stalle (la filogna). A marzo o aprile giungevano da Arigna i tessitori (testù) che portavano nelle loro contrade i filati e procedevano alla tessitura sui grandi telai di legno. Secondo la qualità del filato confezionavano pelorsc, tovaglie, lenzuola, tappeti di vario tipo e i caratteristici `pezzotti' variamente colorati, ancor oggi molto diffusi e apprezzati.”

Cieli di marzo

E si sperdono ancora
sciolti bizzarri convegni
ariose sfilacciate nubi,
di venti innumeri
e di celesti domini
schiave bizzose.


Massimo Dei Cas

STORIA
-

AMBIENTE


 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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