SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Vigilio vescovo, Rodolfo, Elisa, Filippo

PROVERBI

Sighèl sighelàna tut l'an in la campàgna (segale, segale, tutto l'anno alla campagna – Forcola)
Fémna giùina e óm vécc i impienís la cà e i técc
(donna giovane ed uomo vecchio riempiono di figli la casa ed il tetto)
Quand la mié la dervìss l’anta, el mari el sèra la gelusìa
(quando la donna apre l’anta – entra negli “anta” -, l’uomo chiude la gelosia – non è più geloso)
L’è mèi ‘na bèla pèza che ‘n brüt böcc (è meglio una bella pezza che un brutto buco - Tirano)
L’è mèi stremìs par nigùt che lücià par vargùt
(è meglio spaventarsi per nulla che piangere per qualcosa - Tirano)
Pèn e nùusc, mängià de špùus (pane e noci, cibo da sposi - Villa di Chiavenna)
Cur ca s'é plén, l’é müf al fén (per chi è pieno sa di muffa il fieno - Poschiavo)
Cura ca l’é plen la panza, sa pò vanzà la crianza (quando si è sazi, si può essere gentili - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nella Prefazione di Remo Bracchi al “Dizionario etimologico grosino”, di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio), leggiamo:
"Il periodo del "puerperio" è detto paòla, voce certamente in relazione con la paglia (lat. pale a), dall'usanza di partorire sulla paglia e di chiudere con essa tutte le fessure della stanza, perché si riteneva che l'aria, entrando nell'utero, lo potesse gonfiare. E l'aria si credeva naturalmente popolata di spiriti. Le puerpere si dovevano al più presto recare in chiesa per la benedizione.
Il bambino doveva essere battezzato possibilmente nello stesso giorno della nascita o in quello successivo. A Bormio i piccoli, sui quali non era ancora stata versata l'acqua del sacramento, erano definiti lùter, cioè "luterani, eretici". Potevano più facilmente diventare preda delle fatture delle streghe. Per lo stesso motivo si raccomandava alle mamme di non lasciare mai di notte all'aperto le fasce e i vestitini dei bambini."

STORIA

Il 26 giugno del 1635 si combattè la battaglia di Livigno: gli Imperiali tenevano Livigno ed il duca di Rohan, protagonista di una brillante campagna militare a capo delle forze franco-grigione, scese dal passo di Cassana, che immette in Val Federia, a nord di Livigno, per sconfiggerli nella piana di Livigno, costringendoli alla ritirata. La battaglia è anche legata ad una curiosa leggenda, che ci racconta Glicerio Longa, nel suo bello studio su “Usi e costumi del Bormiese” (1912; nuova edizione a cura di Alpinia Editrice nel 1998):
L'esercito imperiale condotto in Valtellina dal Fernamonte (1635), forte di quasi ottomila uomini, con cavalleria, era accampato a Livigno sotto gli ordini di Breziguel. Il duca di Rohan, che era a Scanfs in Engadina, mandò Frezeliere con alcune truppe attraverso il passo di Cassanna e la Val Fedaria a occupare le alture di Blesécia, e poi scese egli stesso con tutte le truppe, circa quattromila fanti e quattrocento cavalli, per il passo e le valli sopraddetti. Il combattimento fu accanito specialmente attorno al Camposanto. Era notte. I francesi — in numero molto minore — ricorsero a uno strattagemma. Travestitisi coi bianchi camici dei confratelli occuparono il sacrato attorno alla chiesa. Sopraggiunti i tedeschi, a quella vista, gridarono: «Noi combattiam coi fanti e non coi santi!». E, in preda al più superstizioso terrore, fuggirono, rincorsi, fin sotto li Ostarìa (bàjta de l'òlta), dai furbi francesi, che rimasero padroni del campo. Questo episodio lo raccontano spesso i vecchi di Livigno, convinti come gli imperiali che i soldati combattenti in veste bianca, attorno al cimitero, fossero proprio... i mort.”
Ecco come Tullio Urangia Tazzoli, nel III volume de “La Contea di Bormio”, racconta la battaglia:
A Zuotz… il duca di Rohan… giunse in rapida marcia dal Maloja il 25 giugno 1635, congiungendosi ai distaccamenti del De Lande e Montauzier: un totale di 3000 francesi, 1500 grigioni e 400 cavalli. In valle di Livigno eranvi 8000 imperiali sotto il comando di Brisighel: quasi il doppio del piccolo esercito franco-svizzero. Nella notte dal 25 al 26 giugno Rohan tiene consiglio di guerra. Malgrado l’opposizione del De Lande decide l’azione a oltranza e dà l’ordine di avanzata immediata verso il passo di Cassana. Impresa ardita il valico di passi ancora coperti di neve, in una stagione, data l’altitudine, non la migliore, con centinaia di cavalli ed impedimenti, contro un nemico assai più numeroso, agguerrito, riposato!
Le avanguardie ai primi chiarori dell’alba pel vallone di Diveria sboccano nella valle dello Spöl. Un ripato misto, grigione e francese, occupa a sorpresa la chiesa parrocchiale di S. Maria ed il cimitero attiguo che diventa il perno della resistenza e dell’offensiva. Gli imperiali, sparpagliati largamente nelle bajte a bivaccare, senza alcuna ordinanza né protezione ai passi, vengono colti all’improvviso e quasi assonnati dai franco-svizzeri. Per maggiore sfortuna ed imprevidenza i ponti sullo Spöl erano stati tagliati e più difficile riusciva la ritirata. Al meglio le ordinanze imperiali si composero e contrattaccarono. Affermano Glicerio Longa e Giuseppina Lombardini, che si occuparono di storie bormiesi, che in un primo momento i francesi ebbero la peggio. Ma travestiti coi camici di una confraternita, spaventarono gli imperiali che fuggirono in preda al più superstizioso terrore… Ma la tradizione popolare non è questa: ha una concezione assai più larga, religiosa e patriottica insieme. Dice essa (e il ricordo in Livigno è ancora vivo) che contro gli invasori franco-svizzeri ed imperiali, comunque e sempre stranieri e predatori della valle, insorsero i morti livignaschi tanto più sdegnati dalla profanazione e dall’oltraggio recato ai luoghi sacri. Insorsero e gridarono altamente, nei primi bagliori dell’alba: “Via di qua!” E l’effetto fu immediato e disastroso! Poche ore dopo, infatti, gli imperiali si ritiravano su Bormio pei passi d’Eyra e di Foscagno ed, a sua volta, il Rohan per il passo della Forcola e Poschiavo si dirigeva su Tirano
.”

Vediamo, infine, cosa scrive il protagonista di quella giornata, cioè il Rohan, nelle sue memorie:
“Il 26 le truppe francesi si incamminarono verso l’alpe di Cassana e là venne riunito tutto l’esercito, che poteva contare su non più di tremila Francesi, millecinquecento Grigioni e quattrocento cavalli. Livigno è una valle che dipende dal contado di Bormio e che si estende per circa due ore in lunghezza e mille e duecento o mille cinquecento passi in larghezza; essa ha tre uscite, la prima attraverso la valle di Fraele a Bormio, la seconda attraverso il monte di Pisciadello a Poschiavo e la terza per il monte di Cassana in Engadina alta. È un prato ininterrotto, disseminato di case distanziate fra di loro; è divisa nel mezzo da un piccolo torrente difficile da guadare in estate quando si sciolgono le nevi. Per attaccare le truppe imperiali occorreva che i Francesi varcassero la montagna di Cassana e da lì scendessero nella Val Federia, che gli Imperiali potevano difendere con gran facilità, sia perché sbarrata da una grande trincea sia per essere stretta in alcuni punti e dominata da una montagna sovrastante il passaggio difeso dagli Imperiali. La principale preoccupazione di Rohan era di occupare questa montagna per dominare dall’alto coloro che custodivano l’ingresso di Livigno…
Egli scelse per questa impresa Isaac de la Frezelière, gentiluomo pieno di coraggio e di ambizione che, con settecento uomini, partì a mezzanotte per andare a impossessarsi della montagna e… quando arrivò in Val Federia tagliò a destra e occupò la montagna… Il duca di Rohan fece avanzare le sue truppe quando ritenne che il Frezelière fosse di fronte a lui. Ma il duca, avanzando per la vai Federia, era molto intralciato da un torrente, che scorre lungo detta valle, di cui i nemici avevano rotto i ponti. Gli Imperiali accennarono a disporsi in battaglia, ma poi, vedendosi attaccati dall'alto e dal basso, cedettero il passo e dopo avere ripassato il torrente che taglia la valle di Livigno, fecero resistenza sull'altra sponda, tenendo vivala scaramuccia per oltre un'ora e mezzo. Ci si battè tutto quel tempo, divisidal torrente, í cui ponti erano stati bruciati dai Tedeschi e che era ritenuto inizialmente non guadabile. I Francesi all'inizio non avevano tentato di superarlo, ma dopo averlo fatto scandagliare si avvicinarono per passarlo e allora gli Imperiali si ritirarono attraverso una montagna prendendo la strada per Bormío; così i Francesi rimasero quel giorno padroni del campo di battaglia e della valle.”
(Henri de Rohan, “Memorie sulla guerra di Valtellina”, edito dalla Editoriale Mondatori per la Fondazione Credito Valtellinese nel 1999).

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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