SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Aurelia, Sergio

PROVERBI

Quand el póm l’è marüt el cròda (quando la mela è matura, cade a terra)
Agosct la maréndain dal bosck, setémbre la marénda su in di gémbri
(agosto, la merenda nel bosco, settembre, la merenda sui gembri – Livigno)
Al pàn di altri al g’à su sèt crósti (il pane degli altri ha sette croste – Grosio)
La ròba truàda l’è mèza rubàda (le cose trovate sono mezze rubate)
La ròba rubàda la fa pòca düràda (le cose rubate durano poco)
La murùsa prim de spusàs la g’à ‘na léngua e sèt brasc, cùra l’è spusàda la g’à sèt léngui e nùma ‘n brasc
(la morosa, prima di sposarsi, ha una lingua e sette braccia, dopo essersi sposata ha sette lingue ed un braccio - Tirano)
La pàia cùntru ‘l föch la brüsa (la paglia vicina al fuoco brucia - Tirano)
La boca i ga l'han miga nòma i sciurìn, ma la fam al la sentan noma i puritìn
(la bocca non ce l'hanno solo i signorini, ma la fame la sentono solo i poveretti - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

Il celebre alpinista e scrittore Oreste Forno, nel bel libro “Compagni di cordata” (edito da Mountain promotion), così descrive la vita nella frazione di Monastero di Berbenno negli anni cinquanta del secolo scorso:

“Grazie alla posizione particolarmente favorevole, il pendio che dal paese scendeva fino a Pedemonte, ai piedi della montagna, quattrocento metri di dislivello più in basso, era tutto terrazzato e sembrava una gigantesca gradinata rubata al bosco e coltivata a vigneti. Tra i filari, soprattutto nell'area più vicina alle case, venivano coltivate le patate, il grano saraceno, il granoturco, la segale, fagioli, zucche, barbabietole, girasoli, pomodori, verze, ortaggi, persino la camomilla, e altri prodotti meno comuni che era in grado di dare la terra. Il granoturco andava in parte alle galline, il resto veniva portato al mulino e trasformato in farina che serviva a far la polenta.
Il lavoro dei campi era soprattutto compito delle mamme che si facevano aiutare dai figli già grandicelli, perché i mariti, insieme ai figli maggiori, passavano quasi due terzi dell'anno lavorando come boscaioli in Svizzera o in Francia; un mestiere che conoscevano bene e che permetteva loro di portare a casa dei soldi, ma che in alcune occasioni aveva portato il lutto in paese. Particolarmente mi avevano colpito le morti del "Luisin" e dell' "Urensin", avvenute a breve distanza, papà allora di miei compagni d'infanzia.
Oltre al lavoro dei campi c'era anche quello dei prati, ben tenuti attorno al paese e più in basso lungo il corso del torrente. L'erba veniva tagliata tre volte nell'arco dell'anno, tre tagli che assicuravano il fieno durante l'inverno.

C'erano anche gli alpeggi sopra il paese, intorno ai mille metri di quota, dove però la fienagione veniva fatta soltanto due volte. Quasi ogni famiglia allora possedeva le mucche, e chi non le aveva, come noi, le prendeva in prestito a tempo in modo da avere un poco di latte, burro, formaggio e il letame che era fondamentale per la concimazione dei campi e dei prati. Anche la lavorazione del fieno era affidata alle donne le quali, tra l'altro, dovevano anche pensare a crescere i figli che normalmente non erano pochi. Insomma le donne non avevano mai un momento di pace. Nemmeno mia madre, Maria, continuamente indaffarata nei campi e in ciò che richiedeva la casa.
La nostra casa era tra le ultime in cima al paese, alla "Motta" e dominava con la vista sulla piana dell'Adda, sulle Orobie della Val Tartano e della Val Gerola e sul Dosenigo. Era attaccata, come quasi tutte le case, a quella adiacente, mentre l'ingresso era da un portico con il soffitto di legno comune alle due. Al piano terreno c'era una semplice cucina arredata da una credenza, una panca, uno scaglio posto vicino al camino, uno scrigno, un tavolo e un paio di sedie. Oltre al camino c'era anche una stufa e un lavandino che scaricava nel pollaio delle galline. Non c'era acqua corrente in casa a quei tempi, perciò quando questa serviva la si andava a prendere coi secchi alla fontana.
Il soffitto era fatto di assi sorretti da travi, ed era tinto di bianco come le pareti sulle quali c'era un'unica finestra, rivolta a sud, sotto la quale era stato piazzato il lavandino. Il pavimento era fatto di lastroni di sasso scuro ben squadrati. Un particolare della cucina che ancora ricordo, era l'ombra che lo spigolo del ripiano del camino proiettava la sera sul muro: dicevamo che era il nasone dello zio Enrico, perché in effetti gli assomigliava.

Al piano di sopra c'erano due camere con il pavimento e il soffitto di legno. Anche queste avevano un'unica finestra, e mentre in una ci stavano mio padre e mia madre, nell'altra c'eravamo noi tre primi fratelli. Quando nacque Rosanna, la quarta dei figli, fu messa di là con i genitori. Ricordo ancora, e il pensiero mi porta un sorriso, le bisacce riempite con le foglie delle pannocchie al posto dei materassi! Per uno stretto corridoio e una scala a pioli, dal piano delle camere si passava al solaio, granoturco, fagioli, funghi, camomilla e quel poco di uva tenuto da parte per l'inverno. Non c'erano servizi igienici a quei tempi nelle case, perciò la gente espletava i propri bisogni in cessi comuni fatti di assi e dislocati lungo il paese.
Interrata nel basamento c'era una cantina dalla volta di sassi alla quale si accedeva per una scala che scendeva dal portico, mentre un ovile era stato ricavato con delle assi sotto la scala esterna che portava alle camere. Questo serviva alle pecore che noi tenevamo, di solito quattro o cinque, e che in autunno, dopo la scuola, portavamo a pascolare.
Come ricordo volentieri quei tempi e quei particolari momenti! La scuola terminava alle quattro, ed io, come gli altri compagni, tornavo a casa di corsa. Con il fiatone varcavo la soglia, spingendo la grossa porta di legno, e quasi senza rispondere a mia madre che mi chiedeva com'era andata la lezione (mia madre era sempre intenta a fare qualcosa) mi levavo dalle spalle la cartella sorretta con un filo a mo' di zainetto. Poi mi toglievo la blusa nera che faceva da divisa scolastica, e al suo posto indossavo un ruvido maglioncino di lana. Facendo sempre tutto di fretta, correvo ai cassetti della credenza, e da quello di sinistra sfilavo due michette di pane "comune" che mi infilavo, una per parte, nelle tasche dei pantaloni di velluto marrone. Quindi, com'ero venuto me ne andavo via di corsa, senza troppo badare alle solite parole che mi raggiungevano mentre già richiudevo la porta: «Non fare tardi, mi raccomando!»

Giravo l'angolo del portico e correvo davanti all'ovile. Le pecore, sentendo la mia presenza, incominciavano a belare. Senza perdere tempo, facevo scorrere il cigolante chiavistello per aprire la porta, ma dovevo fare attenzione perché queste mi erano subito addosso e dovevo faticare non poco per difendere le due pagnotte infilate nei pantaloni. Allora, preceduto dagli ovini che sapevano già dove andare, mi avviavo per le vie che, nel mese di ottobre, profumavano di vendemmia. L'appuntamento con gli altri compagni, pastorelli come me del doposcuola, era all'inizio della mulattiera che partiva a ridosso dei prati. Quello era il punto di formazione del gregge che poi, tutti assieme, portavamo a pascolare. Spesso andavamo ai prati della "Strencia", accanto ai quali grossi massi caduti dall'alto formavano delle specie di grotte che chiamavamo "caverne". Lì le pecore potevano pascolare incustodite, permettendo a noi maschietti e alle bambine di passare quelle due ore circa di luce rimasta tra le "caverne" trasformate ormai da tempo nel nostro villagio. I più grandi accendevano dei piccoli fuochi su cui le ragazze, che giocavano a fare le donne di casa, cuocevano castagne e patate. Io ero piuttosto spericolato e mi divertivo ad arrampicarmi sui massi; ma in cima spesso mi soffermavo a osservare la montagna che avevo di fronte, magari già imbiancata di neve…”

STORIA
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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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