SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Delfino, Irma, Adele

PROVERBI

Chi nö digiuna la vigilia de Natàl, no cugnós né bén né mal
(chi non digiuna la vigilia di Natale non conosce né bene né male)
A mìga digiünà sùta Natàl ta sée pégiu de ‘n animàl
(chi non digiuna sotto Natale è peggio di un animale - Tirano)
Al dì dela vigìglia ugnün cun la sùa famìglia (il giorno della vigilia ciascuno con la sua famiglia - Tirano)
Féma da trentùn al la vòl plù nigùn (donna di trentun anni non la vuole più sposare nessuno – Livigno)
Chi vegìss immatìss (chi invecchia perde il senno)
Chi rid de giùen, piànc de vécc (chi ride da giovane, piange da vecchio)
L’àqua l’è dùma bùna de lavàs giù i pée (l'acqua serve solo per lavarsi i piedi - Tirano)
La pulénta la cunténta, la menestra la bruntùla e i pizòcar i cunsùlan
(la polenta accontenta, la minestra brontola ed i pizzoccheri consolano - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

La vigilia di Natale era diffusa l'usanza di digiunare almeno fino a mezzogiorno «come digiunano per amor del Bambino Gesù anche gli uccelli dell’aria».

Lina Rini Lombardini, nel bel volume “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, (Sondrio, Ramponi, 1950), scrive:
La gran veglia comincia quasi ovunque, nei nostri paesi, dopo cena. Nelle «stue» intorno alle grandi stufe che hanno le panchette infisse nel muro, ovvero sotto le cappe di monumentali camini, si veglia, protesi verso la gran fiamma che riverbera luci e ombre, e varia i colori secondo la legna che l'alimenta, ma tutta dà bel caldo e insieme gradevole odor di bosco e di neve.
In molti luoghi le famiglie contadine si riuniscono nella stalla più vasta del paese, e la veglia e ancor più suggestiva, arcanamente evocativa di quella lontanissima tra l'umile asinello e il docile bue. Nelle veglie natalizie, una volta, il più vecchio narrava le antiche profezie a giovani e bimbi, immobili verità. Oggi ancora si cantano dolci filastrocche, e si recita il Rosario, si invocano benedizioni per i familiari, per il bestiame, per la terra, e si trae qualche auspicio: «Se la nott de Nadal l'è scura — dicono in Bormio — semena 'l lin che la te'l sigura»; ed è pur bello già pensare al campo di maggio fiorito di celeste, pensare che sarà gonfia la conocchia anche per i filò dell'inverno da venire.
Nell'attesa della Messa di mezzanotte, gli uomini di Tirano rassettavano una volta accuratamente i cortili; ancor oggi le massaie di Bianzone preparano il burro fresco che ha il potere di farmaco per ogni male. In qualche paese delle vallate di Bormio, la veglia nella stalla era rallegrata da merende a cui gli uomini portavano vino generoso e le donne una focaccia; dopo il Rosario, venivano cantate le Litanie. A Valfurva nella notte di Vigilia ogni mamma doveva preparare qualche indumento per i bambini poveri del paese o della valle, nati nel mese di dicembre. Anche i veglianti nelle stalle, avevano cura che fosse acceso il fuoco nelle loro case. Le ave bormiesi, tenaci custodi delle tradizioni, raccomandavano alle nipoti di tenere acceso il lume tutta  la notte verso Oriente, perché è di là che vengono i Remagi. Già si pensa ai Remagi, alla loro gran stella; il cielo, anche se fiocca, oltre quel bianco, è tutto una stella
S'ode il primo richiamo alla Messa. Deposto il carell e la roka, le ave andavano sollecite alla chiesa. Ancora, in fila indiana, vanno quei di Masino, tenendo acceso un ramo resinoso di tea; tremolio giallo di lampade, rosso di torce primitive, punti d'oro lontani... Si va in silenzio tra il fresco odor della neve. All'inquieto riflesso delle mobili luci, i ghiaccioli degli alberi e delle siepi hanno i bagliori della Stella polare, preparano al fulgore celeste degli altari.
In Bormio, durante la Messa, al momento dell'Elevazione, si usava soffiare dentro curiosi fischietti colmi d'acqua. Simboleggiavano gli zufoli degli antichissimi pastori? Appena fuori della Messa, i devoti godevano nelle loro case il primo convito natalizio. Il pagrand versava a tutti i membri della sua famiglia, in ordine di età, un goccio frizzante di vera acquavite; non più d'un goccio, stava in quei piccoli e tozzi e pesanti bicchierini che avevano l'incavo come un ditale. A bere un sorso di grappa, proprio di vinaccia, s'invitano, dopo la messa, in Masino, gli amici. All'alba in Bormio, una volta, si gustava vino bianco e «pan bon»; il pan bon di cui i più vecchi ancora si ricordano, fatto con lievito segala, saporosa farina di frumento nostrano, butèr cotto e uvetta; niente zucchero. Ancora, nei dintorni di Morbegno, vanno, dopo messa, i giovani, in gruppi di sette otto, qua e là, nelle varie case dove già s’effonde la fragranza della bisciola, cotta nel forno casalingo, buona mistura di farina di segale, di frumento, di granoturco con aggiunta di castagne bianche cotte, di fichi, noci, nocciole, uva sultana, mele.
Caratteristico era in Chiuro il pane natalizio addolcito con gherigli di noci; ottenuto a stento, se pur ottenuto, dopo lunghe dispute dal padre severo che destinava l'olio di noci a servire più utilmente per le lum degli operosi filò. Particolare cibo delle mense natalizie bormiesi, erano i canèdei cotti nel brodo di carne secca bovina, che poi si mangiava lessa.”

Ed ancora la Rini Lombardini,nel medesimo volume, scrive:

Le stelle che gremiscono più fittamente nell'umidità invernale il nostro cielo d'alpe, entrano in casa con il Presepe; entrano anche nel cuore allorchè il Presepe viene composto quasi ritualmente alla usanza degli avi; ed è il capofamiglia che incorona la Capanna e dice: « Cosi faceva mio padre ...».
La fedeltà alle tradizioni, vanto delle nostre case all'antica, lega con fili invisibili il presente a quel tempo dei vece, così semplice e così bello nella sua atmosfera d'affetti e di poetiche usanze, con quel suo senso sacro della famiglia. Allora, in qualche nostro paese, spettava alle coppie dei prossimi sposi il privilegio e il vanto d'iniziare la costruzione del Presepe, buon auspicio e bel simbolo per cui pareva s'irradiasse dalla Famiglia Divina, già quasi un barlume della nuova famiglia umana; e sacro diventava il dovere di « far famiglia », di tramandare la vita. Per quel domestico Presepe, il giovane di Cepina regalava alla «morosa» una bescia intagliata con le proprie mani nel legno del proprio bosco; e arrivava cantando a voce spiegata la nenia natalizia: «O notte splendida, lucente al par del giorno ...».
Alla «chiara stella» intonavano un inno in coro, su lentissimo ritmo, anche i giovani di Tirano, andando di contrada in contrada, prima di raccogliersi in pia veglia nella stalla dove in un braciere ardevano fronde resinose e incenso. La veglia nella stalla più s'intona alla splendida umiltà del Presepe, anche là dove il raduno è, come in Grosio, più allegro che devoto. Ma Grosio in quel giorno di veglia, s'abbandona a un'euforia tutta speciale per il ritorno del bestiame dall'alpeggio; l'aria risuona di « bronze » e di muggiti: l'ondata della gran ricchezza grosina, dalla montagna è ritornataalla stalla. E, nella stalla, i «matèi» offrono alle morose il vin dolce delle botegie e i brasciadei; e le noci e i bescocc delle floride selve; al suono dell'organetto «a bocca» sfavilla poi la rustica e onesta letizia dei «quatro salti ne la stala». Devotamente invece, altrove, nella veglia natalizia, si recitano rosari; in qualche paese dopo il rosario, si intonano in coro le litanie. A Valfurva, ancor oggi, v'è l'usanza gentilissima tutta natalizia, di cucire in quella gran sera, un indumento per qualche bimbo povero nato in dicembre. Devotissima è anche la veglia di Chiuro con la recita dei quindici misteri del Rosario; alla ghirlanda delle centocinquanta Ave Maria, seguono ancora quindici Pater Ave Maria e Gloria, con la strofetta invocativa perchè Gesù venga a nascere nel cuore di ognuno. Una volta inunar la stalla era solo rischiarata a petrolio o con olio delle proprie noci ,dentro bellissime lum di cui se ne conserva ancora in forma di quadrifoglio: a ogni foglia s'inizia il beccuccio di bambaglia che areruceinulo nell'ombra, creava con i suoi riverberi, intorno, un'atmosfera dolcemente suggestiva.
La veglia era preceduta da una cena di magro caratteristica di quel giorno; ogni paese forse una volta, aveva il suo speciale cibo di vigilia. Qualcuno lo conserva; come a Pedenosso lo spek o densa panucia di riso, bollito nel latte e ben spruzzato di burro e di formaggio; … mangiano, quelli di Val Masino, la polenta taragna dalla quale ognuno prende con le mani un pezzo da ridurre a pallottola, e poi gustare lietamente in onore del piccolo Gesù. E chi sa in quanti luoghi v'è l'usanza degli appetitosi nostri pizzocher e del chisciöl Ai farina? a Grosio la, pizzocherera è a gnocchi, con verze, patate e condimento di strutto grasso e formaggio; a gustarla siedono intorno alla gran tavola fino a venti trenta membri d'una stessa famiglia. Far Natale in famiglia; ecco per i lontani da casa, il sogno d'amore di tutto un anno.
Arrivano anche da lontanissimo. Una volta tornando dall'Engadina, facevano da Coira il viaggio a piedi. Valicare il Gottardo d'inverno, non impauriva quel padre di Sondalo, che portava trionfante per il «bambin» dei figlioletti, pochi «mentini» colorati e qualche monetina da due o cinque centesimi. Tempi non ricchi di moneta, ma stracarichi d'amore. A Natale era tutto un fiorir d'amorosi doni. Da piach dei piccoli, mamme e nonne di Talamona preparavano da cuocere in forno per Natale un impasto di segale, granoturco e frumento con la panna e il burro, con uova, noci, castagne bianche cotte a metà, nocciole, anice e anche grappa, e ne foggiavano dei «bambini» con baffi; sempre, di notte andavano a preparare, per tutti di casa, la bisciola; benedette siano queste dolcezze che vengono dalle vigne e dalle selve nostrane! Si godono al pranzo solenne, ma qualche piccolo assaggio è consentito anche al ritorno dalla messa di mezzanotte o all'alba ... E in quale pompa magna andavano alla Messa di mezzanotte gli avi; con marsina nera o colorata. Le donne di Sondalo attillate nei casach dai bellissimi bottoni intarsiati, calzavano nuovi sciupei da sciora. Ancor oggi le Grosine sfoggiano i loro incantevoli fazzoletti di lino bianco e i variopinti scusai di seta. Si andava alla chiesa in fila dietro il Capofamiglia che reggeva una lampada; portano quelli di Valmasino, vividissime torce, fatte con fronde di tea.
Presepi anche in chiesa, grandi ovunque. Una volta il Gesù Bambino di Sondalo era vivo e veniva avanti al « Gloria in Eccelsis »; per l'Epifania si presentava un bambino più grande rivestito di lunga tunica bianca ... Ardeva una volta, nella chiesa di Talamona un fastoso lampadario di cinquecento candele; cantano ancor oggi i bimbi di Cepina con la loro voce d'angelo: «Su su, pastori, con gran coraggio, a far viaggio verso Betlem». Riverberi, guizzi di luce anche sui ghiacciati sentieri, sulle siepi vestite d'ermellino; stelle minime e stelle grandi, stelle in cielo e stelle in terra; nessuna festa come il Natale ne ha tante raggiere."



Riportiamo anche alcuni passi da “La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, di Tullio Urangia Tazzoli (Anonima Bolis Bergamo, 1935):
La giornata di vigilia deve essere di vigilia per le anime e pei corpi. Si mangia ovunque, strettamente di magro. A Pedenosso, in Valdidentro, si usa il caratteristico spék cioè una pappa un poco densa di riso e latte (pantícia) cotta nella pentola e condita con burro e formaggio. I bimbi mettono fuori dalla finestra una scarpa od un piatto con un pizzico di sale per l'asinello sacro in attesa dei doni che porterà il Bambino Gesù... Gli adulti se ne vanno alla chiesa parrocchiale ad ascoltarvi a mezzanotte la messa solenne con coro ed organo. Nel passato, all'Elevazione, si sonavano certi fischietti di terracotta a forma di uccello e pieni di acqua che viene soffiata fuori di mano in mano. Ricorda forse quel suono il suono dei zampognari e dei pastori ed è connesso alla tradizione mistica del presepio ed alla nascita umile del Redentore. L'uso rimane ancora sebbene non sia molto divulgato e popolare. Ritornati a casa in alcuni luoghi, specie in Valdisotto, la famiglia si raccoglieva nella stua alla cena allegra ed abbondante: questo uso, oggi, è però completamente abbandonato.”

STORIA
-

AMBIENTE

[Torna in testa alla pagina]

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)