SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): S. Cristina, Anita

PROVERBI

Chi nu laùra de lüi, l'è fàcil che d'invèren al lèchi el büi
(chi non lavora a luglio, è facile che d'inverno lecchi l'abbeveratorio, cioè faccia la fame - Montagna)
A stu mund ghè nde tüt el sò bèll e l sò brütt (a questo mondo c’è min tutte le cose il bello e il brutto)
La custànsa la vincc' l’ignurànsa (la costanza vince l'ignoranza - Tirano)
La fèmna de léngua lèsta g’à pòca tèsta (la donna chiacchierona ha poca testa - Tirano)
La fèmna de maridà l’à de vèss buna, bèla, che la tàsi e la stàghi a ca
(la donna da sposare deve essere buona, bella, deve tacere e stare in casa - Tirano)
La ràbbiä da sirä as da la lagà par la matìnä
(la rabbia della sera bisogna lasciarla per il mattino - Villa di Chiavenna)
Al Signùr al làsc-scia fàa, ma mài surfàa (il Signore lascia fare, ma non strafare - Villa di Chiavenna)
Al ciùch tüc' i vòlan ga da da bea (all'ubriaco tutti vogliono dare da bere - Poschiavo)
Anca li besti li induinan li tempesti (anche le bestie indovinano le tempeste - Poschiavo)



VITA DI UNA VOLTA

Nel "Vocabolario dei dialetti della Val Tartano", di Giovanni Bianchini (Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994), leggiamo:
Noz, sm., pranzo di nozze. … Il pranzo di nozze, più o meno abbondante in rapporto alla condizione economica della famiglia…, era fatto nella casa dello sposo; parte degli invitati, data la ristrettezza degli spazi disponibili, venivano spesso ospitati in case vicine. Per cucinare ci si arrangiava, magari chiamando qualcuno che passava per esperto e che si prestava volentieri in queste occasioni. Il piatto fondamentale era costituito dal risòot, seguito da salumi di casa e formaggio (alle volte, se la famiglia caricava un alpeggio, era tagliata una forma di formaggio tipo Bitto stagionata, conservata magari da alcuni anni in vista dell’evento), o anche da carne, specialmente di capra. Si acquistava una bàga di vino. Le stoviglie di terracotta erano molto rare e si usavano scodelle e cucchiai di legno; il vino veniva bevuto, di solito, dal ciapèl. Si prestavano dalle famiglie vicine le stoviglie che mancavano; in tempi più recenti si prestavano pure dalle osterie piatti, forchette e anche bicchieri. A ogni famiglia della contrada veniva offerta una scodella di risotti. Si cantava, e alle volte c’era chi suonava una fisarmonica; non si parlava di ballo… Spesso alla sera si coronava con una taràgna.”

STORIA

Agli inizi del Seicento, la Valtellina era soggetta al dominio delle Tre Leghe Grigie, di religione protestante. Esse si adoperano diffondervi la fede riformata, suscitando resistenze ed opposizione fra il clero ed i fedeli cattolici. Uno dei più fieri oppositori di questo disegno è proprio Nicolò Rusca, figura che si presta ad una diversa lettura: da una parte alcuni ricordano che, per la determinazione del suo impegno a difesa del Cattolicesimo, fu denominato “martello degli eretici”, dall’altra si ricorda, a riprova del suo atteggiamento di comprensione umana, l’affermazione “Odiate l’errore, amate gli erranti”. Una figura comunque scomoda.
Ecco che, dunque, viene deciso una sorta di blitz che lo conduca, a viva forza, in territorio elvetico, perché subisca un processo. Esecutore del blitz è una schiera di sessanta armati, scesi in Valmalenco proprio dal passo del Muretto, che lo sorprendono, nella notte fra il 24 ed il 25 luglio 1618, nella sua camera da letto. Gli viene concesso solo di vestire il suo abito talare, poi viene legato, a testa in giù, sotto il ventre di un mulo (o, secondo altra versione, di un cavallo), ed il drappello muove sulla via del ritorno, seguendo l’itinerario che passa per Moncucco e Ponchiera. Proprio mentre passavano di qui, sul far del giorno, le cronache narrano di un episodio curioso.
La schiera di armati incrocia il parroco di Lanzada, che scende verso Sondrio travestito da “Magnan” (calderaio), per timore di essere catturato dalle milizie dei Grigioni (la loro discesa lungo la Valmalenco non è passata inosservata, e lui era uno dei ricercati: riuscirà, poi, a mettersi in salvo nella bergamasca). Costui, con grande presenza di spirito, rispose: “Sì, questa mattina, ha già detto Messa”.
Era stato, infatti, avvertito da un eretico del progetto dei protestanti di rapire anche lui (si narra che costui, combattuto fra il desiderio di salvare il prete, che stimava, e la promessa fatta ai correligionari di non dirgli nulla della congiura, si sia cavato d’impaccio con la coscienza recandosi da lui, picchiando con un bastone sopra la pietra del focolare e pronunciando queste parole: “Io dico a te, o pietra, che i Grigioni sono per condor via l’Arciprete di Sondrio e domani mattina, se non fuggirà in tempo, verranno a prendere anche il parroco di Lanzada”). Egli non difettava certo di prontezza di spirito e, alla domanda se avesse visto il parroco di Lanzada, la sua risposta fu pronta: “Sì, questa mattina ha già detto Messa”. Il Cilichini ebbe salva la vita, lasciando la Valtellina per il crinale orobico e rifugiandosi a Milano, dove si presentò al celebre Cardinal Federico Borromeo “con preghiere, con singulti e con lagrime… l’afflitta religione raccomandandogli e del suo favore appresso al governatore supplicandolo” (Carlo Botta, “Storia d’Italia…”, 1835). Sorte ben diversa attende il Rusca, costretto a proseguire il suo triste viaggio.
La marcia serrata dei soldati prosegue: la mulattiera porta da Ponchiera ad Arquino, poi a Ca’ Ceschina, Prato e Torre. Avanti ancora, fino a Chiesa ed a Primolo (prémul), dove la mulattiera, qui ancora visibile, taglia il fianco orientale del monte Braccia, scende a valicare il Mallero (màler) su un ponte e risale a San Giuseppe. Segue il tratto San Giuseppe-Primolo, di cui restano poche tracce, che passa per le località Sabbionaccio e Carotte. L’ultimo tratto, in territorio italiano, è quello che è passa per il Pian del Lupo (cattiva trasposizione in italiano di cià lla lòp, o ciàn de la lòp, vale a dire il piano della loppa, o lolla, materiale di scarto derivato dalla cottura del ferro: niente a che fare con i lupi, dunque!) e risale la valle del Muretto. Qui il tracciato è ancora ben visibile, anche per i rimaneggiamenti successivi, apportati a fini militari.
Lasciata alla propria destra l’alpe dell’Oro (m. 2010), la salita al passo avviene percorrendo una valle brulla, un po’ triste, che tuttavia regala ottimi scorci su alcune importanti cime: innanzitutto sui pizzi Rachele (m. 2988) e Cassandra (m. 3226) e sull’aspra ed impressionante parete nord del monte Disgrazia (m. 3678) a sud; poi sulle cime di Rosso (m. 3386), di Vazzeda (m. 3301) e di Val Bona (m. 3033) a sud-ovest; ancora, sull’elegante monte del Forno (fùren, o fórn, m. 3214), ad ovest. Ad est, invece, incombe il poderoso fronte della dorsale monte Oro-monte Muretto, un fronte segnato anche da diversi movimenti franosi.
Narrano i pastori, che ne frequentano malvolentieri le pendici erbose, di tre confinati, cioè anime condannate da Dio a vagare senza pace nei luoghi più remoti, che talora scagliano, nella loro rabbia cieca ed impotente, massi su uomini e bestie: per evitarli ci si deve fare il segno della croce. Ma torniamo dalla leggenda alla storia.
Il Rusca, anch’egli impotente, ma, possiamo immaginare, posseduto da sentimenti di pena e tristezza più che di rabbia, vede per l’ultima volta, il 26 luglio del 1618, i monti di Valtellina: valicato il passo, infatti, la schiera di armati scende nella chiusa ed ombrosa valle del Muretto svizzera, che confluisce nella più ampia valle del Forno, e da qui raggiunge l’alta Engadina, sulle rive dell’ampio Lei da Segl (m. 1797). L’illustre prigioniero, spossato per le fatiche del viaggio compiuto in condizioni penose, non può certo godersi le bellezze dell’ampia valle svizzera: viene condotto a Coira e lì rinchiuso nella soffitta di un’osteria, dove rimane per quasi un mese. Poi, ai primi di settembre, la destinazione finale, Thusis, dove viene incriminato presso lo Strafgericht, il temutissimo tribunale speciale che si occupava di processare i cattolici. Non sopravvive alle feroci torture (comuni, peraltro, nella pratica giudiziaria di quei tempi), e muore il 4 settembre del 1618. Scrive lo storico Cesare Cantù: "Il ben vissuto vecchio, benché fosse disfatto di forze e di carne e patisse d'un ernia e di due fonticoli, fu messo alla tortura due volte, e con tanta atrocità che nel calarlo fu trovato morto. I furibondi, tra i dileggi plebei, fecero trascinare a coda di cavallo l'onorato cadavere, e seppellirlo sotto le forche, mentre egli dal luogo ove si eterna la mercede ai servi buoni e fedeli, pregava perdono ai nemici, pietà per i suoi."
Alla notizia della sua morte l’impressione, in Valtellina, è enorme: si diffonde la convinzione che i Grigioni meditino di introdurre con la forza la fede riformata nella valle, e nei due anni successivi la tensione cresce, finché scoppia, il 19 luglio del 1620, a Tirano, quel terribile moto tristemente noto come “Sacro macello Valtellinese”, una vera e propria strage di riformati in tutta la valle. La reazione dei Grigioni non si fa attendere, e proprio per il passo del Muretto scende, il primo agosto di quel medesimo 1620, un corpo di mille soldati agli ordini del capitano Guller, che ha l’ordine di prendere Sondrio, metterla a ferro e fuoco e congiungersi con gli altri corpi di spedizione che sarebbero dovuti scendere dall’alta Valtellina. L’impresa non riesce, e l’11 settembre del 1620 le truppe Grigionesi, Zurighesi e Bernesi sono sconfitte dalle truppe Valtellinesi nella battaglia di Tirano.

AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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