SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it): Presentazione Beata Vergine Maria

PROVERBI

Serée de nòcc, cavall de tròtt, maridòzz de vécc i ga pòca dürada
(sereno di notte, cavallo da trotto e nozze da vecchi durano poco – Morbegno)
La nìbia l’è la tempesta segréta (la nebbia è come una tempesta invisibile, rovina i raccolti – Grosio)
Chi nu la mizüra nu la düra (chi non sa misurare le forze, non porta a termine i suoi disegni – Samolaco)
De l’angió al vè anca i sàs (verso il basso rotolano anche i sassi – Samolaco)
Cùra l’àqua la rüa al bumbulìf sa ‘mpàra a nüdà
(quando l'acqua raggiunge l'ombelico si impara a nuotare - Tirano)
Cùra ‘n um an gàmba divénta vècc pü nigügn i lu rispèta
(quando un uomo in gamba diventa vecchio non lo rispetta più nessuno - Tirano)
Cént sciudè i à mai fac' un mòrt (cento campane a morto non hanno mai fatto unm morto - Grosio)
Cùra s’völ, sa pöl (volere è potere - Tirano)
Sa la mama la cùra ènca noma l'òrt al marc dàla fom l'è mìga mòrt
(se la mamma coltiva anche solo l'orto il bambino dalla fame non è morto - Livigno)
Par fa 'na buna grignàda al basta 'na bela truàda (per fare una bella risata basta una bella trovata - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nel “Dizionario etimologico grosino”, di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio), leggiamo:
"Agunìa f. 1. agonia 2. rintocchi della campana che segnala il decesso di una persona. / Un tempo questo segno di campana precedeva il momento del trapasso ed era un invito per la comunità ad accompagnare con la preghiera il moribondo, ora invece viene suonata a decesso avvenuto. Il numero degli ultimi rintocchi, che vengono battuti alla fine, dopo una breve pausa, stanno ad indicare il sesso del defunto (2 per le donne e 3 per i maschi). La consuetudine di suonare l'agonia prima del decesso poteva generare episodi curiosi. È rimasto proverbiale, ad esempio, quel tale che aveva sentito suonare per ben 6 volte la sua agonia prima di morire. A tale aneddoto si collega bene il detto che cént sciudè i à mai fac' un mòrt; e cioè che si può rischiare cento volte di morire senta per questo lasciarci la pelle. Se il moribondo supera la crisi, si dice che là vultà."

Rosa Gusmeroli, ne "Le mie care Selve", suggestivo affresco della vita contadina nella piccola frazione del versante orobico mediovaltellinese, scrive:
“Le castagne potevano essere cotte in diversi modi. Bollite nell'acqua appena raccolte erano le ballotte “ferùdi". Con queste si riempivano le tasche prima di fare un viaggio, di andare a scuola o di andare al pascolo con le mucche. Bollite con il guscio, quando erano secche, erano i "belegocc" (si preparavano obbligatoriamente la vigilia dell'Epifania). Cotte nel forno o sulla stufa "quant ièra un pbo pàsi" (quando erano un po' appassite) erano le caldarroste. Era pericoloso cuocerle con questo sistema se erano state appena raccolte perché scoppiavano mandando polpa in tutte le direzioni; se non si stava attenti potevano scoppiare anche in bocca. Queste si preparavano alla sera, mentre si mangiava la minestra, per consumarle subito dopo. Le più richieste erano però i "braschèer". Una bella padella al mattino poteva essere la colazione per tutta la famiglia. A volte succedeva che le castagne non bastassero, allora ci si allontanava "da la padèla cun 'na bela fàm".
Durante i lunghi pomeriggi autunnali e invernali si cuocevano pentole e pentole di castagne secche. Queste venivano mangiate per merenda, o aggiunte alla minestra per darle un sapore diverso, nel latte della colazione al posto del pane o della polenta, in insalata con olio e aceto, arrostite... in mille modi secondo i gusti. Con queste castagne stracotte si faceva la polenta, si aggiungeva qualche fagiolo e si "taràua" come si rimestava la polenta di farina. Si lasciava raffreddare e si tagliava a fette, era proprio gustosa. Con i pizzìi macinati si faceva il castagnaccio.

Un altro piatto tipico era la "pàpa": si prendeva un po' di latte, un po' di farina gialla e un po' bianca e si cuoceva mescolando sempre per evitare i grumi, ultimamente si faceva anche con il riso macinato e si aggiungeva un po' di formaggio molle che filava.
Si preparavano pentoloni di trippa, di minestroni e di minestre di orzo, "urgiàda", che duravano diversi giorni. Venivano mangiate anche le interiora delle galline.
Col passare del tempo anche l'orario dei pasti cambiò; fecero comparsa altri cibi, altri sistemi di conservazione e la fame fu debellata. Nella famiglia patriarcale sorgevano molto spesso dei problemi inerenti alla fame e al cibo. C'era sempre chi era più furbo e lesto di altri e si prendeva la polenta prima che fosse addirittura cotta e la nascondeva.
Sebbene povera, però, l'alimentazione era migliore di quella di un secolo prima, se è vero quello che scrive lo storico Gioia: "Fieno selvatico cotto e condito con poco sale, semi d'uva triturati misti a granoturco per farne pane, tutoli macinati insieme ai chicchi di grano per far la polenta, polenta mangiata senza sale... e ci fu anche una grande morta di pecore per mancanza di sale".

Novembre, mese dei morti. Marcello Canclini, nella “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000), così racconta le storie paurose raccontate ai bambini sul ritorno dei morti per minacciare la tranquillità dei vivi:
"Ai marmocchietti che non stavano ben coperti di notte si lasciava intendere che sarebbero venuti i morti durante il riposo notturno a tirare loro i piedi o le braccia: Al vegnerà i mòrt a tiràt per i pè!. Era certamente un metodo efficace per fare stare coperti i bambini, ma che spesso provocava nelle loro fervide fantasie un tal timore da impedire il sopraggiungere del sonno.
A Trepalle non si lasciava occasione di ripetere: Disc su i pàtar e fe al sài, se nò al végn i mört a tirèt i pè. Recita le preghiere e comportati bene, perché altrimenti arrivano i morti a tirarti i piedi. La signora Palmina di Trepalle, rimasta orfana di madre a soli tre anni (la mamma era morta di parto), racconta un curioso episodio a proposito di questa credenza. Tre anni dopo l'improvviso decesso della madre, narra Palmina, al mè fradèl Fortunàto, che l'ara un gran se'cherzón, quàn che al giö a mésa l’indoménia, al me disgiö sémpre: Vàda de fér la sàia vè, e disc su un quài pàtar, se nò al végn la màma, la végn pròpi a tirèt. Mio fratello Fortunato, che era un gran burlone, quando la domenica andava alla messa, mi riprendeva sempre dicendomi: Guarda di fare la brava bambina e di recitare qualche preghiera, perché altrimenti arriva la mamma a tirarti. E mi g'ài 'na pöira santiscima. E ióra m 'àa ìa a bàita un bèl ghetón e al giö su sór sc’tùa indoe m'àa su un pó de patùc' e ram de genébri e al giràa su iè. Mi, a sentir sc'ti pas ó in sc'tùa, pensài che l'àra cé la màma a tirèm i pè. E io avevo una gran paura. Avevamo in casa a quel tempo un grosso gatto che aveva l'abitudine di gironzolare in soffitta sopra la stanza dove, insieme ad altri rimasugli di legno, erano sparpagliati anche dei rami secchi di ginepro. Nel sentire quel trambusto e quei passi giù in stanza, mi sentivo terrorizzata e pensavo stesse arrivando la mamma a tirarmi i piedi.

Con allusioni analoghe si faceva eco a Isolaccia: Se te fesc mìga al brào del dì, al vegnaré al diàol a tirèt la sc’pónda o a tirèt i pé. Se non righi diritto di giorno, arriverà il diavolo a strattonare la sponda del letto o a tirarti i piedi.
In Oga per trattenere in casa la sera i minori a ogni tentativo di evasione si ripeteva che al g(h)iàra in giro i mòrt, che si aggiravano morti a tutti gli angoli. Se poi fosse morta una persona, l'ammonizione avrebbe preso una fisionomia precisa: Vàn mìga in giro la séira, perché iglià in de quél bàit al se farè vedér quél che l'é mòrt. Non andare in giro la sera, perché da quella casa potrebbe uscire il morto."

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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