SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Lorenzo da Brindisi sacerdote e dottore, Cesira, Daniele

PROVERBI

Nel temp de suliùn la verdüra la se laga en den kantùn
(al tempo de solleone la verdura la si lascia stare – Regoledo)
Chi fa ‘l cünt sénza l òst el le fa dò vòlt (chi fa il conto senza l’oste lo fa due volte)
La léngua l’è senza òs ma quai vòlt la fè róomp i òs
(la lingua non ha ossa ma qualche volta fa rompere le ossa – Samolaco)
Cùra s’è bèi piée tüt al va bée (quando si è ben sazi, va tutto bene - Tirano)
Cùra ta vö fa ùrdan a ca tùa sàra fo la pòrta (quando vuoi fare ordine in casa tua, chiudi la porta - Tirano)
En pó per ün ‘l fà màl a gnigün (un po' per uno non fa male a nessuno - Teglio)
De gésa e de cumün l'è mei restèr digiün (meglio rinunciare a cariche di Chiesa e del Comune - Grosio)
A füria da ga dà, al sa slima anca al fèrr (a furia di insistere, si slima anche il ferro - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nei tempi passati per integrare il fieno ricavato dai prati lo si cercava anche nei luoghi montani più impervi (fieno selvatico o di bosco), con grande rischio e fatica. Guido Scaramellini, nel bel volume “Terra di Gordona”, edito a cura del Comune di Gordona, scrive, al proposito:
Un'usanza tipica, ma certamente non esclusiva, visto che è documentata in altri paesi della stessa Valchiavenna, da Samòlaco alla val San Giacomo, ma anche nelle valli ticinesi, è il "fée de bósch". Se ne trova testimonianza, ad esempio, nel giugno del 1772, quando quelli di Bodengo fissano le condizioni di godimento dell'alpe Soée, la cui valle sbocca a destra di quella di Bodengo all'altezza della chiesa. Uno della decina di punti obbliga l'affittuario annuale a proclamare ad alta voce sul sagrato, entro il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, quale luogo egli abbia scelto per il "fée de bósch", quello che cresce sulle balze non raggiungibili dal bestiame. Da quel momento qualunque persona del luogo poteva falciare il fieno selvatico negli altri fazzoletti di terra nel bosco della valle: il primo a fare la cosiddetta "nöda" o segno nell'erba con un falcetto ne acquistava il diritto per quell'anno.
Tutto procedette senza intoppi fino al 1868, quando, in seguito alla vendita dalla chiesa a privati, questi ultimi ritennero decaduta l'usanza e quattro anni dopo una contadina del luogo, Teresa Biavaschi vedova De Agostini, fu chiamata davanti al giudice, che la mandò assolta perché il fatto non costituiva reato.
Non era infrequente che qualcuno, avventurandosi a falciare il fieno di bosco in posti pericolosi, perdesse la vita, come è testimoniato dalle registrazioni dei morti presso l'Archivio parrocchiale di Gordona.”

Morire per un pugno di fieno in più, dunque: sembra una frase di facile effetto, ma ben si attaglia ad una realtà oggi difficilmente immaginabile. La ritroviamo un po’ in tutti i paesi di Valtellina e Valchiavenna. Ecco, per esempio, nel bel volume di Patrizio Del Nero “Albaredo e la Via di San Marco – Storia di una comunità alpina” (Editour, 2001), la testimonianza di Orsola Petrelli (classe 1911):
“Quanta fatica e quante tribolazioni a quei tempi per poter mangiare! La primavera, l'estate e una buona parte dell'autunno si trascorreva sui maggenghi da 1300 metri fino a 1800 metri, per chi aveva le baite più in alto, come quelli di Baitridana o della Piana o di Gradèsc. Il lavoro agricolo occupava la maggior parte di noi ed era anche l'unico mezzo che avevamo per mangiare. Bisognava sfamare le bestie perchè queste poi sfamassero noi. Non sempre l'erba dei prati era sufficiente ed occorreva recuperarne dell'altra. Così facevano tutti quelli che avevano le bestie e non si potevano permettere di comperare del fieno. Di buon'ora, verso le tre del mattino, ci si alzava, si faceva la polenta per colazione e, con parte di questa, si preparava il chisciol (grumo di polenta calda con nel mezzo del formaggio tenero), come pranzo di mezzogiorno da portare in fondo alla gerla.
Di solito partivamo in più di 20 persone. Dopo alcune ore di cammino, giungevamo nel luogo adatto alla raccolta, verso i 2000 metri e oltre, nella zona del Monte Lago, sul versante della Val Tartano. Chiamavamo questo lavoro andà per cèra, che è l'erba di alta quota. I versanti in questa zona sono particolarmente impervi, pericolosissimi: scivolare significava lasciarci la pelle. Ci sono stati del resto anche dei morti. Ai piedi avevamo gli zoccoli ferrati, non solo sotto la suola, ma anche sulla punta, per potersi agganciare meglio al terreno.Quando il piede scivolava dentro lo zoccolo, allora, con lo sputo sul legno, si cercava di renderlo più franco; se invece la patula (arco di cuoio dello zoccolo) era troppo larga, si metteva un po’ di erba da parte, impedendo in questo modo al piede di portarsi in avanti. Un lungo bastone ben appuntito serviva ad aggrapparsi e a far leva per camminare. Sulle spalle, nella gerla, raccoglievamo più di 30 chili di erba verde. Nei punti di maggiore pericolo era d'obbligo fare almeno due viaggi, portando un po’ di peso per volta.
Arrivavamo sul luogo della cera poco prima dell'alba e chi era sull'alpeggio ci domandava scherzosamente se dentro il letto avevamo trovato i ricci delle castagne. All'orizzonte si vedevano sei stelle incrociate che spuntavano allora; le chiamavamo i pradèr e per vederle bisognava alzarsi veramente presto perchè erano le ultime stelle a comparire prima dell'alba, e noi avevamo già fatto quasi due ore di cammino. Si vedeva anche un'altra bella stella, molto splendente, in dialetto la dì: era un po’ come la stella del buon giorno.
Scelto il luogo adatto, si incominciava subito a falciare, stando inginocchiati, con un attrezzo, la folsc dè la cèra che era la parte metallica della normale falce del fiéno, con un gancio apposito un legno.
Per alcune ore si falciava anche sut la sfèrsa dul sul (sotto il sole cocente), poi, una volta riempita la gerla, si prendeva la via del ritorno. A casa si arrivava dopo dodici o quattordici ore da quando si era partiti. Così tutti i giorni. Un anno feci la via della cèra fino a Santa Caterina, il 25 di novembre.
Quando in un posto l'erba non era bella e si cercava quindi un posto migliore si avvertiva: chi non si accontenta dell'onesto perde il manico e anche il resto, oppure per chi esagerava nella raccolta cavai bràf èl ne va miga af, come ad affermare che un grosso carico sulle spalle non faceva risparmiare fatica. Le donne, che più di ogni altra hanno tribolato, a mio ricordo, sono state la Rumilda, l'Ursulin, la Maria Berta e mia sorella la Miglia, che ogni giorno esclusa la domenica prendevano la via della cèra. Non si poteva fare altrimenti, d'altra parte, se si voleva vivere.”

STORIA
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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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