SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Benigno

PROVERBI

Scarpa larga, bicer pién, laga ir al mond com'al vegn
(scarpa larga, bicchiere pieno, lascia che il mondo vada come va – Bormio)
L’è méi stè in del prüm dègn
(è meglio rimanere nel primo danno, cioè non rischiare di aggravare le cose – Samolaco)
L’è méi tirà sü fiöo cui déenc, che senza déenc
(è meglio tirar su figli quando si hanno i denti, piuttosto che quando non li si hanno più perché si è vecchi – Samolaco)
Cièl cu i stèli àqua a sadèli (cielo stellato acqua abbondante - Tirano)
Ciél trop stelàa an g’à scià àqua (cielo troppo stellato, arriverà l'acqua - Tirano)
La ràbia de la matìna sàlvela per la sira; la rabia de la sira sàlvela per la matìna
(la rabbia della mattina lasciala per la sera, la rabbia della sera lasciala per la mattina)
El pan de ca el stüfìss (l pane di casa stanca)
Tütc i grop í vegnan el pecian (tutti i nodi vengono al pettine - Val Bregaglia)
L'é mei fa invidia chi pietà (è meglio fare invidia che pietà - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Un tempo si teneva in questa data la fiera di Ardenno. Nel "Vocabolario dei dialetti della Val Tartano", di Giovanni Bianchini (Fondazione Pro Valtellina, Sondrio, 1994), leggiamo:
 “Le fiere più importanti che interessavano i contadini della Valle erano specialmente quelle che si tenevano a Morbegno: la féra dè Sant’Abùndi, la fiera di Sant’Abbondio, il 31 agosto, era la prima dell’autunno; questa era un prodotto dell’andamento del mercato del bestiame; la féra dè Murbégn, la fiera autunnale, che aveva come riferimento la terza domenica di ottobre, durava 8 giorni ed era una delle più importanti della provincia e delle zone del Lario; la féra dè S. Antòni, la fiera di S. Antonio, il 17 gennaio; la féra de S. Isèp, la fiera di S. Giuseppe, il 19 marzo; la féra de Santa Crùs, la fiera di Santa Croce, il 3 maggio; la féra de S. Pédru, la fiera di San Pietro, il 29 giugno.
Fiere a Morbegno di scarso rilievo erano quella di Sant’Andrea, il 30 novembre (a Sant’Andrea rientravano di solito dalla Svizzera gli emigranti stagionali, specialmente muratori e manovali) e quella di S. Silvèstru, San Silvestro, il 31 dicembre.
Importanti erano pure: la fiera autunnale dè Delébi, di Delebio, che si svolgeva 8 giorni dopo quella di Morbegno, e durava 3 giorni; quella dè Ardèn, di Ardenno, il 20 novembre.
La féra del furmàc’, fiera del formaggio, si teneva fino a prima dell’ultima guerra a Branzi, in Val Brembana, nell’ultima settimana di settembre e durava circa 8 giorni. Vi affluiva, oltre a quello della Val Brembana e delle valli adiacenti, quasi tutto il formaggio tipo Bitto degli alpeggi delle Orobie della bassa e media Valtellina fino alla Val Livrio, e alle volte anche di qualche alpeggio della Val Masino. Il formaggio veniva portato, in genere, dalle persone sulle bàste, e poco con muli. A Branzi era depositato in ampie casere. Grossi mercanti della pianura padana e di altre zone acquistavano il formaggio in partìda. I mercanti giravano nelle casere tra le casere piene di forme di color paglierino, pulite e lucide perché erano state spalmate con olio d’oliva o con olio di lino cotto, marchiate col bollo a fuoco con le iniziali del nome e del cognome del caricatore… I caricatori degli alpeggi soggiornavano negli alberghetti del borgo per i giorni necessari a vendere il loro formaggio. Coi soldi ricavati dalla vendita del formaggio, essi dovevano pagare l’affitto dell’alpeggio, i salari ai pastori, il latte ai lacièer e la spésa dell’estate. Di quei soldi rimaneva loro ben poco, anche nelle annate buone.”

Novembre, mese dei morti. Molto interessanti sono le notizie sul culto dei defunti nel bormiese che troviamo nel pregevole lavoro di Glicerio Longa ("Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice):
«Lodo nel popolo la pietà verso i suoi defunti. Hanno ad ambizione il far loro il funerale più magnifico che possono; i parenti e gli amici seguon la bara con gran tabarri neri; le donnepiangono, o ne fanno le viste; poi tutti si radunano a trattamento alla casa del morto, e il più saputo ne dice le lodi: ne è qui atacersi, ad onore di questo popolo, che moltissimi ancora reputano infamia rifiutare il padre, come essi dicono, ed érifiutare l'eredità per disdirne i debiti» (Venosta,op. cit., pag. 92). Grande è il culto dei trapassati, ma grande anche la rassegnazione, che alle volte par quasi freddezza o indifferenza. Il contadino è capace di piangere, se gli crepa una vacca, e di esclamare, in tono quasi scherzoso, se muore un cristiano:
«Sia kuél ke Dìo vòl! L'è tirè 'l ga rlét! Sia fatta la volontàdel buon Dio! Ha tirato la gamba!». I pór mòrt..., i kar mòrt...
Sono invocati in ogni circostanza dolorosa della vita. Per pro­piziarseli e per non eccitarne la gelosia o il dispetto, si danno aimorti aggettivi lusinghieri: «povero», «caro», «buono».
A Bormio si dice:«Un De profundis ai pór mòrt perké i me giùtien.  Un De profundis ai poveri morti, perché mi ajutino».
In Valfurva: «Kar mòrt, ejdèdum.' Cari morti, ajutatemi!».
A Livigno: bón Giosmaria; al figliòl del bón Pédro. Il buon Giovanni Maria, il figliuolo del buon Pietro. Se i m'ésan ejdè i bòi mórt... Se non mi avessero ajutato i buoni morti». Ogni volta che una grave fatica o un lavoro difficile son compiuti facilmente, i poveri morti han dato mano.
Un contadino trasportava fieno con la slitta; questa si rovesciò, ma egli riuscì senza troppa fatica, e da solo, a raddrizzarla, benché molto pesante: era stato l'ajuto invisibile dei morti...
Quando una bestia trovasi a pascolare in luogo pericoloso,o si ammala gravemente, o una mucca ha un parto difficile,si invoca l'ajuto dei morti.
Per ottenere la guarigione, taluno suole anche far diremesse propiziatorie ai suoi defunti.
A S. Antonio di Valfurva, un prete fece attaccare, recentemente, sull'uscio d'una casa di fianco alla nuova chiesa, un cartello incitante quei buoni contadini a fare elemosina di grano, che veniva raccolto in un cassone dietro l'uscio. II ricavo doveva servire per la costruenda chiesa. In cambio, oltre le più grandi benedizioni del cielo, il cartello assicurava quei buoni parrocchiani così: «I poveri morti proteggeranno il vostro bestiame da ogni malore». Ecco i poveri morti trasformati in... agenti d'assicurazione del bestiame e fare in tal modo concorrenza... a S. Antonio Abate, patrono della Società istituita in Valfurva, proprio per questo scopo!”

 G. B. Crollalanza, nella “Storia del contado di Chiavenna” (Serafino Muggiani e comp., Milano, 1867),riporta queste curiose notizie sul cattivo rapporto fra uomini ed animali nocivi, compresi gli insetti, nei secoli scorsi:
“Ma coteste bestialesche procedure andarono in disuso col diffondersi anche fra noi i lumi della civiltà; laonde furono ad esse sostituite le maledizioni e le preghiere. Negli Stabilimenti Consolari di Chiavenna troviamo ditino che il 20 novembre 1740 fa proposto al Consiglio segreto di chiedere e d'impetrare dal Pontefice l'autorità di maledire non solo gli orsi, ma tutti gli altri animali nocivi ancora, e specialmente le gattane; e che il 9 dicembre 1752 fu deliberato doversi invocare da Roma la maledizione per gli ratti alpini ed altri animati nocivi. Anche il Consiglio comunale di Piuro stabiliva nel 1740 doversi ottenere da Sua Santità una speciale maledizione contro le gattane che infestano il territorio, non che contro gli orsi e i lupi. Ma verso la fine di quel secolo sembra che si smettessero anche le maledizioni, e si tenessero paghi i popoli di pregare il Signore perchè li liberasse dal flagello degl'insetti nocivi. Nel Consiglio segreto di Chiavenna del 6 marzo 1784 il Console Dottor Ottavio Crollalanza lesse un'istanza del console di Gordona indirizzata a quella comunità e all'intero contado, colla quale si domandava se l'una e l'altro volessero concorrere per un'istanza da umiliarsi al Papa a fine di ottenerne licenza di espellere pubblicamente gli animali dannosi ed insetti volgarmente dette le gattane; e quel Consiglio deliberò doversi consigliare i Reverendi Signori Sacerdoti di Gordona perché impieghino le loro opere e divozioni ad intercedere dall'Altissimo pace, e benedizioni dal Cielo: et non procurino di eternare la discordia nel loro popolo, sperandosi con ciò che Iddio si placherà togliendo questo. flagello; e quando tutto il Contatto sia di sentimento di far pubbliche preghiere a tal'effetto, anche questo pubblico concorre adesso per allora.”

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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