SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Sebastiano, Fabiano, Teodorico

SANTI PATRONI: SS. Sebastiano e Fabiano (Villa di Chiavenna)

PROVERBI

S. Sebastiàn de la viola in man (S. Sebastiano con la viola in mano)
S. Sebastiàn el sùu in munt e in pian (S. Sebastiano, il sole al monte e al piano - Morbegno)
A san Baš-cèn un urä de chèen
(a s. Sebastiano un'ora di cane, il giorno si è allungato di una buon'ora - Villa di Chiavenna)
San Sebastiàn con la viöla en màn el su al munt e al piàn
(San Sebastiano con la viola in mano il sole al monte e al piano - Castione)
San Sebastiàa, frècc' de càa (a San Sebastiano fa un freddo da cani)
Cùra ‘l pürìsna ‘l nas gh’è nuità che pias (quando prude il naso, c'è novità piacevole - Tirano)
Cùra la bàrba la tra al grisìn, làga i fèmni e tàcat al vin
(quando la barba si ingrigisce, lascia le donne ed attaccati al vino - Tirano)
Cùra la càren l’è früsta l’ànema la sa giüsta (quando la carne è logora, l'anima si mette a posto - Tirano)
San Màuro al va a la comandàa, sant’Antónni al va a la töó, san Baš-cèn al va a la pagàa
(s. Mauro va a ordinare, s. Antonio a prendere, s. Sebastiano a pagare la neve - Villa di Chiavenna)
Al palsamént al rend pacìfich; al laurà al fa cuntént
(un buon riposo rende tranquilli, il lavoro rende contenti - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Dal saggio di Riccardo Scotti sull’evoluzione del clima valtellinese nei secoli XVI-XIX (in aa.vv., “Economia e Società in Valtellina e nei contadi nell’Età moderna”, tomo II, Sondrio, Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, 2007), leggiamo, su alcuni aspetti di quella lunga fase di raffreddamento del clima che durò dalla seconda metà del Cinquecento alla prima metà dell'Ottocento, chiamata Piccola Età Glaciale (PEG):
"Dopo la lunga siccità primaverile del 1716, la relativa buona vendemmia che ne segue, e le devastanti alluvioni agostane del '17, assistiamo all'ennesimo cambiamento di rotta; le stagioni estive volgono decisamente al bello, con frequenti allunghi siccitosi. Le anticipatissime vendemmie del '18, del '22 e del '26, tutte legate a estati torride, sono la punta di diamante di un settennio caldo (1718- 1724) durante il quale la vendemmia non si aprì mai dopo la metà ottobre. L'anticipo medio supera i quattro giorni. Più in generale, sino al 1723 incontriamo un periodo di buone annate agricole, anche per la qualità dei vini.
Per opposte ragioni meteorologiche, eccessivo caldo nella prima, prolungate piogge nella seconda, le annate 1724 e 1725 regalanoraccolti, per quantità o per qualità, scarsi. A partire dal quarto decennio del secolo si apre una fase scandita da cicli climatici ben diversi: di inverni duri, e sono la maggior parte, e gelate crudeli, per gli uomini e la vegetazione. Ma, anche, di estati e primavere particolarmente umide in un certo periodo e di estati molto calde con siccità prolungate che ci conducono sin quasi al termine della "cattività grigionese". Durante la seconda metà del XVIII secolo si fa infatti esperienza di caldi e siccità esasperate, le più frequenti e intense di tutta la PEG
."

Ad Ardenno la festa di San Sebastiano veniva celebrata con una messa nella chiesetta di Scheneno (oggi diroccata), nella frazione omonima, poco sotto Biolo. Alla messa seguiva una merenda agli invòlt, cioè nelle cantine, a base di pane di segale, salame, formaggio e vino.

Si celebra oggi la festa patronale di Villa di Chiavenna, il paese della bassa Val Bregaglia che precede il confine italo-svizzero. In suo onore riportiamo una leggenda che riguarda una delle sue frazioni, Giavera.
I massi erratici hanno, da sempre, acceso la fantasia popolare: da dove siano caduti è spesso facilmente intuibile, ma quando e perché, queste sono le domande che suscitano. Se, poi, recano impronte che richiamano piedi o mani, allora è certo che qualche evento prodigioso è legato alla loro presenza.
E’ il caso del masso di Giavera, frazione di Villa di Chiavenna, l’ultimo paese in territorio italiano che si incontra risalendo, da Chiavenna, la Valchiavenna. Al fondo della leggenda legata al masso vi è, però, una verità storica: anche in bassa Val Bregaglia, nel terribile Seicento, si scatenò la caccia alle streghe, che colpì alcune donne sospettate di avere commercio con il demonio, e che furono arse al Campo della Giustizia, poco distante, fra Prosto e Borgonuovo.
La paura delle streghe rimase assai viva nella comunità del piccolo paese. A loro si attribuivano trame e malefici orditi contro i raccolti, la salute del bestiame, i bambini. Ma ciò che più questi esseri malefici detestavano erano i segni del sacro e della devozione popolare. Tale era, nel paese, la chiesetta dedicata alla Madonna Immacolata, edificata nel 1641, come segno della profonda devozione della popolazione locale nei confronti di Maria. Una devozione che, in quel secolo così duro per Valtellina e Valchiavenna, si intensificò sempre più, manifestandosi in preghiere, atti di penitenza, processioni, che avevano come cuore l’edificio sacro. Una situazione insopportabile per gli spiriti votati al male, per le streghe che erano sempre più insofferenti di fronte ad una fede così ardente.
Ma dov’erano queste streghe? Alcune, forse, fra le case stesse del paese, ma le più temibili si nascondevano nel boschi del versante montuoso che lo sovrasta, nelle valli più buie, pronte ad uscire nelle notti del sabba, a vagare in cerca di prede dopo i rintocchi dell’Ave Maria. La chiesetta dell’Immacolata divenne per loro un’ossessione insopportabile, ed allora ricorsero ai loro poteri, a quei poteri che il diavolo stesso aveva dato loro, poteri su aria, acqua, terra e fuoco. Il loro piano era semplice e terribile al tempo stesso: si trattava di staccare, da una grande parete rocciosa a metà strada fra i maggenghi di Roncaiola e Pian Cantone, un enorme masso, per poi scaraventarlo giù, verso il fondovalle, e travolgere le mura della chiesetta. Nessun uomo avrebbe avuto la forza di farlo, ma le maliarde, unendo il loro potere sugli elementi, ci riuscirono, ed una notte il tonfo sinistro del masso che rotolava, sempre più veloce, verso Giavéra ruppe il silenzio della valle.
Fu un rumore sordo, tremendo, incalzante. Il masso veniva giù, inesorabile, per travolgere non solo la chiesetta, ma anche diverse fra le case vicine, prima ancora che gli ignari abitanti potessero rendersi conto di quanto accadeva. Quand'ecco che il buio in cui la tragedia stava per consumarsi fu squarciato da una luce e, nella luce, apparve una figura di madre, con un braccio steso, a mezz'altezza, ed una mano provvidente aperta. Era la mano stessa della Madonna, apparsa, poco a monte della chiesa, per fermare la corsa del masso.
Questo rimase così, come una belva ammansita, fermo, in mezzo ad un prato. Sul masso rimasero le impronte dei piedi delle streghe, di quei piedi che lo avevano spinto in basso, e l’impronta della mano della Madonna. Ancora oggi si possono vedere, anche se non è facile riconoscerle. Le streghe, da allora, non osarono più insidiare la fede della piccola comunità: se ne persero le tracce, ma forse sono ancora in qualche luogo remoto fra i monti, in attesa di tempi più propizi.
Vogliamo verificarlo?
Raggiungiamo Chiavenna e, alla rotonda sulla ss. 36 dello Spluga, prendiamo (se veniamo dalla bassa Valchiavenna) a destra, seguendo le indicazioni per la ss. 37 del Maloja. Percorriamo, poi, il viale Maloggia, fra le case della contrada S. Giovanni di Chiavenna, prima di lasciare la cittadina ed iniziare la salita che conduce a Prosto, in comune di Piuro, la prima località che incontriamo entrando in Val Bregaglia, a 2 km da Chiavenna. Proseguendo, dopo altri 2 km raggiungiamo Borgonuovo, sempre in comune di Prosto. Fra i due centri si trova il Pian della Giustizia, e la località omonima (segnalata da un cartello che troviamo alla nostra sinistra), luogo in cui venivano eseguite le sentenze contro le persone accusate di stregoneria.
Ancora 2 km e siamo a S. Croce, il terzo nucleo del comune di Piuro. Qui, proprio a lato, sulla sinistra, della strada troviamo, segnalata, l’interessantissima chiesa dell’Invenzione della Croce, la cui esistenza è attestata fin dal 1178. Si tratta di un edificio sacro che presenta la caratteristica, inconsueta, della pianta circolare. A poca distanza dalla chiesa, verso nord, a lato dell’antica strada per la Bregaglia, si può ancora osservare la Ca’ de la Giüstizia, sede del pretorio di Piuro dopo l’immane frana che ne cancellò, nel 1618, il centro originario. Qui il podestà della Lega Grigia, che dal 1512 estendeva la sua giurisdizione su Valchiavenna e Valtellina, esercitava la giustizia, mostrando spesso quella rigorosa inflessibilità simboleggiata dal dipinto di S. Michele Arcangelo, che, brandendo la spada, mostra come anche la giustizia divina non sia esente da una terribile severità. Severità che la giustizia umana mostrava, a quei tempi, anche nei confronti delle persone accusate di stregoneria. Lo stesso anno dell’apertura della Ca’, il 1642, si celebrò, infatti, il primo processo ad una strega, che fu condannata ad essere arsa viva. Altri ne seguirono, nella seconda metà del Seicento. Nell’intera Val Bregaglia furono condannati a morte, in quel periodo, più di venti fra streghe e stregoni, persone disgraziate che, sotto tortura, confessavano di aver partecipano ai “barioni” (così si chiamavano, qui, i sabba, o convegni con il diavolo) e di aver operato malefici, con pozioni o con unguenti neri e maleodoranti, ai danni di campi, animali e persone. A Vicosoprano, in territorio svizzero, si possono ancora osservare gli strumenti di tortura applicati a quegli sventurati.
Proseguiamo, sulla strada per il Maloja, fino ad entrare nel territorio del comune di Villa di Chiavenna. Prima di raggiungere il centro del comune, troveremo, sulla nostra destra, una deviazione, con l’indicazione per Giavéra. Si tratta di una stradina che scende ad un ponte e ci porta sul lato opposto della valle, dove, a 650 metri di quota, troviamo le case della frazione e la chiesetta dedicata all’Immacolata. Sulla facciata possiamo osservare un dipinto che rappresenta la Madonna coronata di stelle e circondata da cinque angioletti. A monte della chiesetta e della strada si trova, invece, un prato, nel quale, circondato da alcune piante, riposa ancora il grande masso della leggenda. Non è facile individuare le impronte dei piedi malefici e della mano provvidente, ma, cercando con attenzione rispettivamente sul lato rivolto a monte e su quello che guarda verso la chiesa, potremo scorgerle.
Tuttavia la nostra ricerca non si può concludere qui: dobbiamo andare a visitare il luogo da cui il masso venne fatto rotolare a valle, per sincerarci che sia ora davvero libero da presenze malefiche. Lasciata, dunque, l’automobile nel parcheggio vicino alla chiesetta, incamminiamoci sulla mulattiera che da Giavéra sale a Roncaiola, proseguendo poi per Pian Cantone. Troveremo la sua partenza sulla nostra sinistra scendendo un po’, dal parcheggio, lungo la strada percorsa. La mulattiera sale, piuttusto ripida, in un fresco bosco: nel primo tratto la vegetazione, diradandosi, ci regala anche un bello scorcio su Villa di Chiavenna. Dobbiamo sempre seguire i segnavia e le frecce, ignorando alcune deviazioni a destra ed a sinistra, fino a raggiungere i prati del Mot.
In cima ai prati la mulattiera riprende, sempre ripida, fino a raggiungere il limite orientale (di sinistra) dello splendido terrazzo dei prati di Roncaiola. Vale la pena, ora, lasciarla per un po’ e percorrere l’intero terrazzo, verso ovest (destra), per gustare la bellezza del luogo. Guardando verso nord, possiamo ammirare, in primo piano, il monte Saragiolo e la punta dello Scudo, sul lato orientale della valle dell’Acqua Fraggia. Verso sud, invece, si apre uno scorcio suggestivo della val Aurosina, chiusa dall’imponente monte Gruf (m. 2936), massima elevazione del crinale che la separa dalla Val Codera. Al limite occidentale dei prati troviamo una pista sterrata che scende verso S. Croce.
Torniamo, ora, sul lato opposto, e riprendiamo la mulattiera che prosegue la sua salita verso Pian Cantone, in una splendida pineta. Ad un certo punto essa passa proprio ai piedi di un’imponente parete rocciosa, corrugata e minacciosa, la roccia delle streghe. Dobbiamo fermarci ed osservare con attenzione, perché è questo il luogo dal quale venne staccato il masso di Giavéra, per essere precipitato a valle. Si tratta di un luogo ombroso, un po’ inquietante, ma, con tutta probabilità, nessun fruscio sinistro ne romperà il silenzio, né alcuna ombra scivolerà furtiva fra le piante.
Non manca molto a Pian Cantone: proseguiamo, dunque, fino a raggiungere due baite che costituiscono l’avamposto del più ampio terrazzo del piano. Lo scenario che ci appare, poco sopra, è ancora più bello da quello offerto da Roncaiola. Sullo sfondo, le eleganti cime del monte Congen (m. 2139) e di Droso (m. 2418) fanno da cornice alle numerose e belle baite che si stendono sull’ampio pianoro. Siamo a circa 1350 metri, sul limite orientale (di sinistra) dell’alpeggio. Vale la pena di percorrerlo interamente, raggiungendo la cappelletta e proseguendo, in diagonale verso destra, alla volta delle baite più alte, isolate rispetto al nucleo centrale, per godere dello stupendo panorama che si apre. La luminosità del luogo sembra assai lontana dalle inquietanti atmosfere della roccia delle streghe, che pure non dista troppo da esso.
Siamo in cammino da poco più di due ore, ed abbiamo superato un dislivello di circa 750 metri. Possiamo tornare per la medesima via di salita, ricordandoci, nella discesa, di prendere il sentiero di sinistra (quello di destra conduce, infatti a Canete - m. 726 -, maggengo che si trova poco sopra Villa di Chiavenna, sul versante meridionale della valle). Possiamo, per la verità, tornare a Giavera anche da qui, con un percorso, però, che diventa sensibilmente più lungo.

STORIA
-

AMBIENTE

Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890:

 

© 2003 - 2017 Massimo Dei Cas | Template design by Andreas Viklund | Best hosted at www.svenskadomaner.se

I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

[Torna in testa alla pagina]

PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

[Torna in testa alla pagina]

La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)