SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Giusta, S. Simmaco

PROVERBI

Una bes’cia mal tondùda e un prà mal segà l è miga la ruìna d una cà
(una bestia mal tosata ed un prato mkal falciato non sono la rovina di una casa – Bormio)
La gólp la pèrd el pél, ma miga ‘l vizi (la volpe perde il pelo ma non il vizio)
Se ‘l canta al gal prima de cena, se l’é nìul al se seréna
(se canta il gallo prima di cena, se è nuvoloso, si rasserena - Bormio)
Ciàpa del cuiùn, ma rèsta galantùm (prenditi dello stupido, ma resta galantuomo - Tirano)
Ciàpa mìga ‘l mal de véntru par i mestée di òtri
(non prendere il mal di pancia per i lavori degli altri - Tirano)
S'as ciancia dal luf, al cumparisc la pel (a parlare del lupo compare la pelle - Val Bregaglia)
Scarpa grossa päga tüt (scarpa grossa paga tutto - Val Bregaglia)
L'aria fresca da la dumàn a bon pensé la sa presta
(l'aria fresca del mattino si presta ai buoni pensieri - Poschiavo)
Cur ca li besti a la sera li seguitan a pasculà, ste cert ca 'l dì dra fort al pluarà
(quando le bestie la sera continuano a pascolare, sta certo che l'indomani pioverà molto - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA
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STORIA

Il 19 luglio del 1620 è la data di uno dei più tristi episodi della storia di Valtellina, giunto al culmine di un crescendo di tensione fra cattolici valligiani e signori retici, innescato dal tentativo di questi ultimi di favorore la diffusione della religione riformata in Valtellina. Si scatenò, dunque, la rabbia della nobiltà cattolica, guidata da Gian Giacomo Robustelli, nella sollevazione anti-grigione e nela caccia al protestante, nota con l’infelice denominazione di “Sacro macello valtellinese”, che fece quasi quattrocento vittime fra i riformati. Fu l’inizio di un periodo quasi ventennale di campagne militari e battaglie, che videro nei due schieramenti contrapporsi Grigioni e Francesi, da una parte, Imperiali e Spagnoli, dall’altra.
La tensione fra protestanti, favoriti dalle autorità grigioni, e cattolici cresceva da diversi decenni, soprattutto per le conseguenze del decreto del 1557, nel quale Antonio Planta stabilì che, dove vifossero più chiese, una venisse assegnata ai protestanti per il loro culto, e dove ve ne fosse una sola venisse usata a turno da questi e dai cattolici.
Nel territorio di Teglio la tensione maggiore si determinò a Boalzo, perché la chiesa di S. Abbondio avrebbe dovuto essere utilizzata sia dai cattolici che dai protestanti, il che determinò, nel 1618 tumulti che vennero sedato con energia dalle autorità; il nobile tellino Biagio Piatti, accusato di aver sobillato i cattolici, venne condannato a morte dal tribunale speciale di Thusis. In quel medesimo anno e presso quel medesimo tribunale avvenne un tragico processo di ben maggiore rilievo storico. A Sondrio, al colmo delle tensioni fra cattolici e governanti grigioni, che favorivano i riformati in valle, venne rapito l’arciprete Niccolò Rusca, condotto a Thusis per il passo del Muretto e fatto morire sotto le torture; la medesima sera della sua morte, il 5 settembre 1618, dopo venti giorni di pioggia torrenziale, al levarsi della luna, venne giù buona parte del monte Conto, seppellendo le 125 case della ricca e nobile Piuro e le 78 case della contrada Scilano, un evento che suscitò enorme scalpore e commozione in tutta Europa.
Il 19 Luglio 1620, dunque, il capitano Giacomo Robustelli, una nobile figura di gentiluomo e di soldato nativo di Grosotto, raccolti intorno a sé illustri esponenti della nobiltà valtellinese, tra cui anche G. Battista Marinoni, che sarebbe poi diventato prevosto di Tirano, con120 uomini armati entrò in Tirano per la porta Poschiavina, aperta nottetempo da una guardia corrotta, mentre un altro gruppo s'appostava presso il castello di Piattamala per impedire l'arrivo di eventuali rinforzi grigioni.
Quattro colpi d'archibugio diedero il segnale dell'insurrezione: risposero subito le campane a martello del campanile di S. Martino, dove pure s'erano appostati, durante la notte, i congiurati. In breve tempo tutti i Tiranesi si riversarono sulle strade.
I ribelli assaltarono di forza il palazzo pretorio uccidendovi il Commissario grigione, il vicario di giustizia di Sondrio, il pretore di Teglio e altri notabili grigioni residenti in Valle, che erano stati invitati dal Podestà di Tirano a un festino per la nascita di una sua figlia. In quella notte infatti, avevano conviviate a lungo e — come scrisse un testimonio dell'episodio — «erano conciati di vino de confettura tedesca».
Dal palazzo Pretorio, la rivolta, dilagò per le vie alla caccia dei Protestanti e dei Grigioni. Fu assalita la chiesa di Santa Maria. officiata dai Protestanti, e i Tiranesi vi trucidarono il Ministro Antonio Basso di Poschiavo ... Purtroppo, in quella domenica mattina, per le vie e per le case di Tirano, avvennero scontri sanguinosi e scene raccapriccianti. Alcuni storici parlano di centinaia di vittime. Il Giussani, il più autorevole e documentato storico della rivoluzione Valtellinese, ha potuto assodare che, i morti, a Tirano, non oltrepassarono la sessantina” (don Lino Varischetti, op cit.).
Ecco, poi, il racconto di Cesare Cantù, ne “Il sacro macello di Valtellina”, del 1832:
Neppur tanto bisognava perché anche l'altro scendesse nel loro parere: onde navigando perduti, vinse il partito di dar corpo al feroce disegno, se ne andasse quel che volesse. Le terre superiori non erano da verun accattolico abitate, né i Bormiesi avevano di che lagnarsi dei Grigioni. Doveva dunque la strage cominciarsi a Tirano, ove aggregati i manigoldi in casa del Venosta, coll'avidità del fanatismo già pareva loro mill'anni d'essere al sangue. Appena si oscurò quella notte, trista per cielo perverso, più trista per i disegni che vi dovevano maturare, sono fuori, altri a guardare le vie perché non esca fama del fatto, altri a serragliare la strada di Poschiavo, altri a collocarsi opportuni. Poi in un sogno pieno di fantasmi e di paure, quale scorre fra il concepire d'una terribile impresa ed il compirlo, stettero aspettando l'ora pregna di tanto dubbio avvenire, con quel gelo di cuore, con quell'indicibile sospensione d'animo, che non conosce se non chi la provò. Là sul biancheggiare dell'alba quattro archibugiate danno il segno convenuto, le campane suonano a popolo, compunti il cuore di paura, balzano dal sonno i quieti abitanti, ma come all'uscire ascoltano gridare 'ammazza ammazza', e vedono darsi addosso ai Riformati, tutti sentono il perché di quell'accorruomo. Ogni cosa è un gridare, un fuggire, un dar di piglio all'armi, chi per difesa, chi per offesa, e piombare sovra i nemici, e difendentisi invano, gridanti a Dio mercé della vita e dell'anima, tra le braccia delle care donne che ponevano i bambini a pié dei sicarj per ammansarli, e tra i singulti degli innocenti figliuoli, nelle case, per le strade, sui tetti, trucidarli. Il cancelliere Lazzaroni, valtellinese riformato, fuggi ignudo su per li tetti, e s'occultò in luogo schifo; ma additato da una donna, fu finito, e con lui un cognato suo cattolico, che gli aveva dato mano al camparsi. Il pretore Giovanni di Capaul si rendette alla misericordia dei sollevati, ed i sollevati l'uccisero."

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A questi tragici e foschi eventi è legata una leggenda, ovviamente anch'essa fosca. Parla, come spesso accade, di un fantasma, il fantasma del vecchio sagrestano della chiesa di S. Orsola di Teglio, che dal lontano 1620 ogni notte del 19 luglio non ha più pace ed erra nei pressi di quel luogo. Un'anima in pena, come si dice, oppressa da un insanabile rimorso per quello che non ebbe il coraggio di fare. Sì, perché S. Orsola fu teatro di uno dei più atroci episodi di quella sanguinosa e sanguinaria caccia al riformato. Vediamo cosa accadde.
Teglio, dunque, non fu immune dalla strage, ed anzi fu teatro di uno degli episodi più raccapriccianti: Carlo II a Azzo IV Besta si erano posti alla testa degli armati decisi a sterminare i protestanti e li avevano assaliti nella chiesa di S. Orsola, a pochi passi dal palazzo Besta, mentre ascoltavano il sermone domenicale. La scena fu orripilante: i rivoltosi trucidarono ad archibugiate i presenti. Venne poi appiccato il fuoco alla chiesa ed al campanile, e fra le fiamme morirono i pochi scampati ai colpi d’archibugio, fra cui anche alcuni bambini che avevano cercato scampo proprio sul campanile. Le vittime furono forse 72; della chiesetta di Sant'Orsola non restò traccia.
Riportiamo integralmente il racconto dello storico Giuseppe Romegialli (in “Storia della Valtellina…”, 1834): “Azzo, adunque secondato dal fratello Carlo, da Antonio nipote per fratello, ed Andrea dello stesso casato, seguito anche dall'orda venuta di Tirano e da altri esteri ladroni dapprima disposti, muove frettoloso alla chiesa dei riformati. Quale capo supremo, ha egli a sè riservata vittima suprema, ed è lo stesso  loro ministro Giovanni Pietro Danzi di Zutz nell’Engadina, uomo dotto e di grande pietà, così riputato dagli stessi cattolici. Aperto alcun poco l’ingresso alla chiesa, il prende col fucile dì mira, mentre stà predicando: ma per non essere montata la ruota, il colpo non esce. Avvedutisi allora gli uditori di quanto volevasi, alzansi, chinansi per dì dentro, controp­pongono alle imposte e banchi e sedie ed altro. Ciò scortosi dagli aggressori, e visto non potere sì presto, quanto il bramavano, guazzare nel sangue, montate le finestre, dì là scaricano all’impazzata, per il che alcune donne non meno rimangono quindi colpite ed estinte. Atterrate una volta le imposte, intimasi fieramente alle donne di uscire. Obbediscono: ma perché con esse gli uomini non pure, uscendo, cercan salute, così contro i medesimi si scaricaci l’armi, ond'è che in quella stretta e in quell’urtarsi e spingersi, deviando la mira, altre dorme sono colte ed uccise. Sbarazzatasi infine la porta, entrano a furia nella chiesa gli armati, e senza riguardo vi uccidono quanti vi sono tranne ben pochi che promettono farsi cattolici. Colà ilpredicante, sceso, già ferito, dal pulpito, mentre alla pazienza e alla costanza esorta il gregge che, sotto i suoi occhi, vede in chiesa scannarsi, riceve anch’egli la morte.
Ivi cadono Giosuè Gatti luogotenente ordinario di quel pretore con Daniele Gugelberg di Coira che preso il medesimo alloggiava e uomo di doti eccellenti, e Gaudenzio Guicciardi d'anni 64 cugino ad Azzo Besta. Ferito il Guicciardi, la di lui figlia Margherita, abbassatasi per coglierne l'ultimo fiato, mori di un colpo dì fucile ad esso diretto, e che ella ricevette nel capo. Antonio Besta, figlio a Sdpione, d’anni 37, ricco ed ottimo cittadino, rimase trucidato in braccio alla moglie. Caddero inoltre Ascanio speziale in Teglio d'anni 27; Giorgio di lui fratello di 18; Claudio notajo dí 43, tutti e tre dei Gatti; Gionata d'anni 65, Massimiliano di 45, Marsiglio di 38, Filiberto fratello di 19, Virginio di 28 e Lorenzo di 23, tutti e sei de’ Piatti; Filippo di 45 e Bartolomeo di lui fratello di 42 ambi dei Nova di Boalzo, con Anna Galon di Zutz, moglie di quest'ultimo, pure di 42; Pietro, maestro comunale, d'anni 55 ed Alberto di 45, ambidue dei Marchionini; Tomaso di Borun anni 64, con un suo figlio, Andrea Tempino di Gardone d'anni 41; Benedetto Cattanei di 57, con Giovanni Pietro e Giovanni Martino suoi figliuoli; Andreino Morelli di 50 con Giuseppe suo fratello di 35; Lucio Federighi di 60; Federico Valentini di Zernetz di 64; Giovanni Menghini di Poschiavo d'anni 40, ed alcuni altri. Questi ultimi due avevano domicilio in Gera, presso Chiuro, ma il caso li volle in quel terribile giorno a Teglio. Da diecisette tra uomini, donne e fanciulli, asceso avevano il campanile tentandovi scampo. Erano dessi il dottore in leggi Lelio Parravicini di Berbenno d'anni 43, che, passato ai riformati, stabilito erasi in Teglio, uomo di molto valore nella nobile sua professione; Azzo Guicciardi nipote al già nominato Gaudenzio, d'anni 22, giovine delle migliori speranze; Federico Guicciardi d'anni 54; il cancelliere del comune Anselmo Gatti di 67; Giovanni Paolo Piatti figlio di Gionata di 48; Pietro Reghenzani segretario pretoriale di 46; Giosuè Meda di 50; Margherita Marlianici vedova di Raffaello Nova di 43; Maddalena sua figlia, moglie a Daniele Gatti di 18; Violante vedova di Teodoro Gatti di 64; Giovannina vedova di Vincenzo Nova di 34; Marta di Borun di 53; Maddalena Gilardoni moglie a Claudio Gatti di 33; Claudia Piatti figlia di Massimiliano di 7; Augusto Gatti figlio di Abramo di 11; Orazio Gatti figlio suddetto Giosuè, ed Orazio Parravicini figlio di Francesco ambi d'anni sei. Appartenevano tutti alle più distinte famiglie del paese.
Non piace a que’ feroci fare intimazione che salvi le donne e i fanciulli. Il genere di morte che a tutti costoro destinasi oggetto debb'essere di barbaro trastullo. Dove correte o scellerati? Quo, quo scelesti ruitis? Recano nel campanile in parte i sedili che trovansi in chiesa, vi appiccano il fuoco, vi ascende ai tavolati; monta la fiamma ove sono le vittime, l'aria assordata dalle loro grida, dal crepitare dei legni, dal cadere delle travature, in poco d'ora nulla più s'ode, tutto è consunto. Orribilissima scena da muovere il raccapriccio nei più fermi alla vista di tragici casi. Fuori della chiesa e del campanile furono uccisi Vincenzo Gatti fratello all'estinto Anselmo, d' anni 73; e Andrea di lui figlio di 32. Vincenzo, strappata ad un rustico la picca, vibrata avevala al petto di Azzo Beata, ma non feriva perché coperto di timida maglia. A Melchiorre Marchionni, ferito in chiesa, serbava la vita il promettere la conversione alla cattolica fede; ma cinque giorni dopo, mentre era in letto a curarsi, richiesto a tener la parola, con ogni costanza negò e fu quindi ucciso contando anni 65. Dicesi che il parroco del luogo Antonio Piatti fratello al defunto Biagio, per non esser da meno d'altri del ceto, uccidesse il giureconsulto Giovanni Antonio Federici allora per di lui volere nelle carceri di quel pretorio, prendendosi per tal guisa vendetta delle accuse da questo infelice portate alla censura di Tosanna contro di Biagio. Con altri uccidevasi anche Gionata Meda.”

E', dunque, ora chiaro quel che il sagrestano non può perdonarsi: aver assistito ad una strage orrenda, senza far nulla per impedirla.

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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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