SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Oddone abate, Alda

PROVERBI

Dòpu el vént, tri dì de bèl témp (dopo il vento, tre giorni di bel tempo)
L'acqua la tòrna sempre in ghé l’è stacia (l'acqua torna sempre dove è stata - Sondalo)
Al va fò i ègn, al va fò i més e l'Ada la torna ai sè paés (passano gli anni, passano i mesi e l'Adda torna ai suoi paesi, cioè riprende il corso antico - Sondalo)
Chìi nas àsan al mör àsan (chi nasce asino muore asino - Tirano)
Chìi nu fa nu fàla (chi non fa non sbaglia - Tirano)
La catìva lavandéra la trùva mai ‘na bùna préda
(la cattiva lavandaia non trova mai una pietra adatta per lavare - Teglio)
A vistì na fascinä la soméià na reginä (a vestir bene una fascina sembra una regina - Villa di Chiavenna)
Nu's po ligär ün sac trop plen, gni stupär la boca da la gent
(non si può legare un sacco troppo pieno, né chiudere la bocca della gente - Val Bregaglia)
Tuta l'erba chi guarda in sü la gà la sua virtü (ogni pianta che cresce ha la sua virtù - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Nell'universo contadino di un tempo ben maggiore era, rispetto ad oggi, la sensibilità verso simboli e segni. Nel “Dizionario etimologico grosino”, di Gabriele Antonioli e Remo Bracchi (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio), leggiamo, a questo riguardo:
"Segnàl m. segnale: Il In passato venivano spesso usati dei segnali convenuti per comunicare fra i maggenghi e il fondovalle, come ad: es. stendere un lenzuolo o fare segnali con fumo. / Segnali premonitori di eventi luttuosi (segnai de mort) erano ritenuti: l'udire di notte un rubinetto che gocciola (la gótula dela man), oppure il rumore del tarlo (al martelét), il canto lamentoso del caprimulgo (al bize­raról), una sonnolenza inusuale (la pisuchèra) o la puzza di cera quando si spengono le candele. Era pure ritenuto di cattivo auspicio (catif adac’) sognarsi di perdere i denti. In questo caso, se si trattava di incisivi, sarebbe morto un parente prossimo, mentre la caduta dei molari significava la perdita di un parente lontano. Pure il sognarsi di acqua torbida o di uccelli era presagio di morte in famiglia. Se si trattava di uccelli dal piumaggio bianco, sarebbe morto un bambino (un angel) altrimenti si sarebbe trattato di una persona adulta. Sognarsi di piume di galline era un segnale di malattia. L'essere inseguiti e morsicati da un verme significava che qualcuno parlava male di te. Vi erano anche sogni di buon auspicio: i cavalli portavano fortuna, rovistare nelle feci (tarar dré a mèrdi) voleva dire fare soldi, mentre il sognarsi di morire allungava la vita. Se la legna scoppiettava, mentre ardeva, allora stava per arrivare qualcuno e se attorno alla pentola di bronzo (al brónz) appesa alla catena del camino si formavano faville (falìsp), ciò significava che stava per alzarsi il vento (al vén fò al vént). Queste credenze erano fortemente radicate nel passato e sebbene ora tutti asseriscano di non credere a queste superstizioni, molti degli intervistati hanno riferito di fatti realmente accaduti."


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STORIA

Nella prima metà del XV secolo il dominio visconteo sulla Valtellina era insidiato dalla Serenissima Repubblica di Venezia, che tiene Bergamo e le valli bergamasche. L’episodio che decise la contesa a favore di Milano fu battaglia di Delebio, del 18-19 novembre 1432, che vedeva contrapposte le milizie ducali comandate da Nicolò Piccinini a quelle veneziane del provveditore Giorgio Corner. Venezia intendeva, infatti, impossessarsi della valle, nodo fondamentale nelle comunicazioni fra bacino padano e territori germanici, e le su truppe stavano per avere la meglio, quand’ecco che Stefano Quadrio piombò alle loro spalle, con truppe ghibelline raccolte a Chiuro ed in altri comuni, capovolgendo le sorti della battaglia ed operando una vera e propria strage dei nemici. I Visconti, riconoscenti, fecero erigere, così almeno vuole la tradizione, e gli donarono il palazzo fortificato che ancora oggi si vede nel centro di Chiuro.
Ecco come descrive la battaglia lo storico Enrico Besta nella "Storia della Valtellina e della Val Chiavenna - I - Dalle origini all'occupazione grigiona" (Milano, Giuffè, 1955):“Gli eventi precipitarono. Il 15 giugno 1431 la guerra fu dichiara. Il 16 novembre 1431 il Visconti affidò a Franzio Alberti podestà di Como, l'incarico di commissario della Valtellina con facoltà di concedere ammnistie e di concedere temporanee esenzioni dai gravami fiscali, compreso lo stesso censo ducale. Fu buona scelta. Tra la fine dell'anno stesso ed il principio del seguente parecchi comuni e consorzi nobiliari si esibiron pronti alla conciliazione. Ma tutti ebbero le loro condizioni da porre. Qualcuna è veramente significativa. Berbenno chiese la remissione dei censi non pagati. Traona ridomandò la istituzione di uno speciale vicariato, di cui essa fosse il centro.
Mentre la guerra languiva alla pianura, Venezia pensò, ad estate inoltrata, di non lasciar spegnere nella Valtellina il fuoco che era già stato acceso e di muovere su essa, per avvantaggiarsi col massimo danno dell'avversario. Il 23 settembre l'azione fu decisa. Il 30 si davano già precise indicazioni sulla sua condotta. Si respingeva la proposta di una invasione dalla Valcamonica fatta dal capitano di Brescia; si temeva che le mosse per di là fossero troppo scoperte.

Mentre si preparava l'azione continuavano le trattative non pur col Capitanei, ma col Quadrio. Il 16 novembre 1432 si promise, se i Valtellinesi aderivano, un condono quinquennale del censo.
Pochi giorni dopo l'esercito veneziano entrò in Valtellina con Giorgio Corner, mentre un altro, col provveditore Daniello Venturi, sboccava dalla Valsassina sul lago. Pose il campo a Delebio, poco al di sotto della Valle del Bitto, attraverso la quale manteneva le comunicazioni col Bergamasco. Aveva le spalle appoggiate al Legnone: la fronte all'Adda. Con artificiali difese cercò di assicurarsi i fianchi. Ancora dopo secoli, si ricordavano le fosse dei Veneziani. I Viscontei risalirono dalla riviera destra del lago, guidati da Niccolò Piccinini e da Guidone Torelli. Recavano da Milano quattrocento cavalieri, cui si aggiunsero i ghibellini comaschi capeggiati da Giovanni di Franchino Rusca, il signor di Lugano. Giunti alla cima del lago si unirono contingenti chiavennaschi guidati da Antonio Nasale e Antonio Brocchi. Gettarono nascostamente un ponte sull'Adda che allora sboccava assai più vicino a Sorico. Per quello, con rapidissima mossa, il Piccinino il 18 novembre sferrò l'attacco contro i Veneziani.
I primi urti non parvero favorevoli agli assalitori. Ma il Piccinino non si sfiduciò. Diede ordine al Rusca d'aggirare i fianchi del nemico alle falde del Legnone. Da mattina attendeva l'aiuto dei Valtellinesi. Col groso dell'esercito avrebbe attaccato di fronte. Il formidabile attacco non era giunto a risultati risolutivi: ma improvvisamente sopravvenne Stefano Quadrio con un grosso contingente di valligiani. Fu il tracollo. Dall'azione combinata emerse la sconfitta veneziana. L'esercito del Corner si sbandò nella fuga. I vincitori inseguono, uccidono, catturano. Il Corner stesso è prigioniero: con lui lo sono Taddeo de Este, Cesare ed Antonio Martinengo, Battista Capace, condottieri di grido. Se qualcuno riesce dapprima a sottrarsi, come Italiano Furlan, cadon più tardi nelle mani dei nemici. Le donne stesse presero l'ardire di fermare i fuggitivi. Da cinque a novemila calcolavano i Lombardi i caduti veneziani: i Veneziani stessi confessano che di ottocento cavalli appena se ne salvarono trecento, che riuscirono ad unirsi al Vettori attraverso alpestri sentieri.


Grandi elogi fanno i Lombardi al Quadrio. I Veneziani l'accusano invece di tradimento e d'assassinio. Gli rimproverano di aver condotto segrete trattative col Piccinino, che, malmenato, rinculava quando già i Ghibellini avevano mostrato il loro favore verso la repubblica. Ma ebbero torto i Veneziani di non ricordare le divisioni della valle. Se la repubblica contava principalmente sui guelfi, doveva
diffidare dei ghibellini. Risalendo gli zappelli di Aprica i ghibellini valtellinesi corsero a dar mano ai ghibellini camuni, capeggiati dai Federici. Anche il castello di Breno, difeso da Francesco Contarini, dovette capitolare.

Maledetta parve la sconfitta di Delebio ai Veneziani, benedetta al Visconti. A rendimento di grazie Filippo Maria volle restaurata la cappella di S. Domenica di Delebio; vi eresse un beneficio perché vi potesse sempre officiare un cappellano. Il Visconti pensò poi a rimeritare i collaboratori del Quadrio. Trevisio, Albosaggia, Faedo, furono, con Ponte, Chiuro e Sazzo, in contemplazione dei danni prima sofferti, esentati dalla parte loro tangente nel pagamento delle convenzioni. Dovevano aver dato il nucleo principale dei combattenti di cui il Quadrio si giovò. Il trionfo dei ghibellini suonò quindi abbiezione pei guelfi, che restarono esposti a ripicchi e vendette. Nel terziere di mezzo dovevano essere stati coi guelfi i comuni di Sondrio, Pendolasco e Montagna, dove dominavano le famiglie dei Capitanei, dei Lavizzari, dei Di Prata, dei Di Pendolasco, dei Beccaria.”

Cirillo Ruffoni, in "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV" (Tipografia Bettini, Sondrio, 2000), così immagina che la battaglia sia raccontata da un gerolese di quel tempo:
La Serenissima Repubblica di Venezia, lo sapete, è uno Stato ricco e potente. Le sue navi corrono per tutti i mari, scambiano prodotti di ogni tipo e portano alla città grandi ricchezze. I suoi eserciti, dopo aver conquistato il territorio di Brescia e la Bergamasca, arrivando proprio dietro le nostre montagne, si sono spinti nella Valcamonica e hanno tentato di prendere anche la Valtellina.
I Veneziani, infatti, sono scesi dal passo dell'Aprica con tanti uomini, come non si era mai visto da queste parti. Parlano di trentamila, tra fanti e cavalieri, ma qualcuno dice che erano anche di più, perchè dall'Aprica hanno continuato a sfilare per tre giorni di seguito… Evidentemente avevano intenzione di scendere giù, verso Como e poi, da lì, andare alla conquista di Milano. Questo grosso esercito, dunque, è passato attraverso la Valtellina, occupando tutti i paesi. Una volta presa Morbegno, i Veneziani hanno aperto la strada anche nella valle di Albaredo e nella nostra, per mettersi in contatto con la val Brembana e fare affluire da qui uomini e rifornimenti.
I Milanesi, naturalmente, hanno intuito il pericolo, hanno raccolto in fretta un esercito e sono corsi in Valtellina per fermare i Veneziani, che intanto erano arrivati fino a Delebio. Per difendere la loro conquista, pensate che avevano costruito una trincea che andava dalla montagna fino alle paludi formate dall'Adda. Era il mese di novembre e nelle selve di Cosio, Rogolo e Delebio tutti stavano facendo seccare le castagne, ma ogni giorno era un viavai continuo di soldati che volevano comperare, ma più spesso rubare le castagne, il formaggio e gli animali. E' stato un vero flagello, perché poi quell'inverno molte persone sono rimaste senza provviste ed hanno avuto una carestia nera.
I Milanesi avevano fretta di scacciare gli invasori dalla Valtellina, perchè la loro presenza costituiva un grave pericolo, allora, approfittando di alcune giornate di bel tempo, avevano deciso di attaccare. Gli abitanti di Delebio, che si erano rifugiati in alto raccontano che la mattina del 18 novembre avevano sentito levarsi dalla valle un urlo spaventoso che aveva fatto tremare tutta la montagna e avevano visto l'esercito milanese muovere all'assalto del trincerone, dietro il quale stavano i Veneziani. La battaglia era infuriata per tutto il giorno, con ripetuti assalti, ma alla sera tutto restava come prima e un grande numero di morti giaceva sul campo.
… Il primo giorno di battaglia, dunque, non aveva dato nessun risultato. Durante la notte, però, il capitano Stefano Quadrio di Ponte, che era fedele ai Milanesi e non voleva che la Valtellina finisse sotto i Veneziani, era sceso fino a Morbegno con i suoi soldati raccolti nella valle. Così il giorno dopo, quando a Delebio la battaglia era di nuovo nel pieno dello svolgimento, ecco che il Quadrio improvvisamente piomba alle spalle dei Veneziani che non se lo aspettavano. Questi, presi su due fronti, avevano cercato di resistere, anche perché il fossato offriva loro una buona protezione dalla parte del lago di Como, ma poi le schiere si erano scompigliate ed era stato il finimondo. Molti Veneziani erano fuggiti verso la montagna, altri si erano aperta la strada verso Morbegno, per ritornare al passo dell'Aprica, ma intanto i Milanesi, ormai padroni del campo, avevano fatto una strage. Per fortuna dei Veneziani la sera, in novembre, scende presto e il buio aveva permesso a molti di mettersi in salvo…
Il giorno seguente alla battaglia, tutto il piano di Delebio era uno sconquasso. Dappertutto si vedevano tende e carri distrutti, cavalli uccisi e cadaveri che ricoprivano il terreno. Molti feriti gravi giacevano a terra senza cure e morivano tra i lamenti. Sembrava la fine del mondo...
Raccontano che alcuni uomini di Delebio, dopo aver visto quello sterminio, hanno poi avuto sempre notti agitate da sogni paurosi. … In alcune notti buie nella pianura si aggirano ancora anime in pena, che emettono lunghi lamenti, come se cercassero qualcosa...
I Milanesi, infatti, avevano raccolto i morti e li avevano messi nel trincerone costruito dai Veneziani, prima allineati in ordine, poi anche uno sull'altro perchè non ci stavano. Qualcuno dice che sono stati contati ottomila morti, qualche altro dice diecimila. Pensate: quindici, venti volte gli abitanti di Gerola! Alla fine hanno ricoperto di terra tutta la trincea e quella è stata la loro tomba. Ancora oggi viene chiamata la "fossa dei Veneziani".”

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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