SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Marina, Marinella, Marinetta

PROVERBI

Quand i gài i canta prima de zéna, se l'è nìgul el se seréna
(quando i galli cantano prima di cena, se è nuvoloso si rasserena)
L’è méi sudà che tremà (è meglio sudare che tremare)
L’è méi rump scarpi che lenzö (è meglio rompere scarpe che lenzuola)
Chìi che sparàgna lüdàm sparàgna a so dagn (chi risparmia letale risparmia a suo danno - Tirano)
Chìi che völ fa del bée trùa sémpru ‘l so terée (chi vuol far del bene trova sempre dove farlo - Tirano)
La mà l’é mìga abòt dùma ciapà, l’ha ànca de dà (non basta prendere, bisogna anche dare - Teglio)
Fa quel che pret dìisc, ma miä quel che pret fa
(fa' quello che il prete dice, ma non quello che il prete fa - Villa di Chiavenna)
Al val püsé la facciä de tolä de l’óor (la faccia tosta vale più dell'oro - Villa di Chiavenna)
Pan e nusc l'è ün mangär da spuse, nusc e pan, ün mangär da can
(pane e noci è cibo da sposi, noce e pane è cibo da cani - Val Bregaglia)
Un pom al dì al tègn luntàn al dutùr (una mela al giorno tiene lontano il dottore - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

La data del 18 giugno 1736 è legata ad un miracolo attribuito alla più famosa Madonna della media Valtellina, quella della Sassella. Fu un giugno di intense piogge, che resero il fiume Adda gonfio e minaccioso. Quel giorno due frati cappuccini, insieme ad altre nove persone, si imbarcarono sul traghetto che al Porto di Albosaggia conduceva sulla riva opposta del fiume. Ma la violenza delle onde spezzò la catena che serviva per impedire che il traghetto fosse portato via dalla corrente. Il naviglio cominciò, allora, ad essere sballottato con grande veemenza dai flutti, e non ne resse l’impeto. Tutti gli undici passeggeri caddero nel fiume, fra gli sguardi atterriti di pochi testimoni, che li dettero sicuramente per annegati. Ed invece così non fu. Per intervento miracoloso di Maria, tutti scamparono dalla violenza delle acque, e furono riconsegnati alla terraferma, anche se in luoghi diversi, alcuni sulle rive presso Castione, altri presso Caiolo, altri ancora, infine, addirittura al ponte di S. Pietro. Per questo i Sondriesi sono così devoti alla Madonna della Sassella, che riconoscono come la loro Madonna e protettrice.
Chi viaggia da Milano in direzione di Sondrio, poco prima di raggiungere l’ingresso del paese, si trova, sulla sinistra, la ben visibile rocca sormontata dal santuario della Beata Vergine della Sassella. Non sappiamo esattamente quando fu eretto. Una leggenda ci porta assai indietro nel tempo, al 932 d. C., quando Maria apparve all’arciprete di Sondrio, lamentandosi che in Valtellina non fosse stato eretto alcun santuario dedicato al suo culto. La leggenda parla anche di un forte dolore della Vergine, legato al fatto che la fede si stava indebolendo ed il rischio di un ritorno del paganesimo non era remoto.
Un santuario mariano sarebbe stato un segno forte del necessario ritorno all’ardore della fede dei padri. L’arciprete accolse prontamente la richiesta di Maria, convocò il popolo di Dio nella forma più solenne e riferì le sue parole accorate e forti. Tutti furono scossi, nel profondo del cuore, dai richiami della Madre di Dio. Venne prontamente decisa l’erezione di un grande santuario, nei pressi della strada di fondovalle, che correva non lontano dal fiume Adda. Questo rendeva agevole il trasporto del materiale, che venne in breve tempo accumulato.
Tutto era ormai pronto, ed il giorno destinato allo scavo del materiale era prossimo. Nella notte che precedeva il solenne inizio dei lavori, però, accadde un prodigio. Nessuno ne fu testimone, ma all’alba gli operai, che vennero di buon ora per disporre quanto era necessario per l’inizio dei lavori, non trovarono più neppure una pietra. Allibiti, pensarono ad un furto sacrilego, e corsero a denunciarlo all’arciprete. Ma, al loro ritorno, scoprirono che non di furto si era trattato, ma di miracoloso spostamento. Seppero, infatti, dai contadini che abitavano sulla rocca della Sassella, che proprio lì tutto il materiale era andato a finire.
Non si tardò molto a capire quello che era successo: la Vergine aveva compiuto il prodigioso trasporto, per far capire che quello doveva essere il luogo dove sarebbe sorto il santuario, un luogo alto, ben visibile, come alta e ben visibile agli occhi di tutti deve essere la fede. E così accadde. La Vergine non mancò di mostrare, nei tempi successivi, la sua gratitudine, operando diversi miracoli.


A proposito di devozione mariana: chi ama camminare fra i sentieri di montagna si imbatte assai spesso nel volto di Maria: tutte le cappellette, o santelle, poste nei luoghi di sosta o di pericolo, raffigurano, infatti, la Madonna. Diversa è la rappresentazione, affidata all’ispirazione dell’artista, e così diversi sono i volti.
Ma qual è il vero volto di Maria? Domanda, in apparenza, senza senso, perché i pittori si sono ispirati alla propria immaginazione, non ad una reale visione della Madonna che per quel che sappiamo, non è apparsa loro. Siamo, però, sicuri che tutti i dipinti sacri siano opera di una mano umana? State a sentire quel che racconta questa leggenda, di cui parla un articolo pubblicato su "Pro Valtellina" dell'ottobre 1910 (e ripreso dal volume "Leggende e tradizioni valtellinesi" di Giuseppina Lombardini, Sondrio, Mevio Washington, 1925, pg. 16).
Tanto e tanto tempo fa Maria decise di apparire al popolo di Dio in quel di Morbegno, per alimentare fra quella gente un’autentica devozione. Apparve, così, presso la cappelletta che è posta vicino all’attuale santuario dell’Assunta, che allora, però, non c’era ancora. Apparve in vesti semplici. Portava con sé la culla del suo Figlio, di Gesù Bambino.
I Morbegnesi furono assai onorati di essere stati scelti dalla Madre di Dio, e si domandarono come potevano esprimere la loro gratitudine e venerazione. Prese corpo, allora, il progetto di costruire un segno grandioso della loro fede, un santuario che doveva far impallidire ogni altro santuario. Pensarono e fecero le cose in grande, convinti che Maria avrebbe gradito il loro zelo. Non fu così, perché non avevano capito che la Madonna si era presentata in vesti umili per essere venerata in umiltà e semplicità. Così, mentre già fervevano i lavori per erigere il santuario dell’Assunta, Maria si incammino verso la media Valtellina, con la culla di Gesù Bambino sulle spalle.
Cammina cammina, raggiunse un minuscolo paesino, posto all’imbocco di una valle che da esso prendeva il nome, Bondone. Un paese quasi nascosto, a mezza costa, sul versante orobico, fra Carona e Castello dell’Acqua. Nascosto come la sua gente, semplice ed umile, che non desiderava apparire con opere grandiose, ma vivere di una fede schietta e senza fronzoli. Gente che accolse, commossa, la Madre di Dio, ed eresse una chiesa bella ed essenziale, come le montagne che la incorniciavano.
Questa gente piacque a Maria, che volle farle il regalo più grande, un regalo che avrebbe fatto conoscere il nome di Bondone in tutto il mondo. Posò, dunque, la culla a terra, entrò nella chiesa, pregò il Figlio perché benedicesse il paese e cominciò a dipingere. Sì, a dipingere. Su una tela dipinse la sua immagine, il suo volto, il suo vero volto. Poi rivolse il suo sguardo materno al popolo di Dio e si congedò dai fedeli. Quando questi si resero conto del regalo che avevano ricevuto, la ringraziarono con preghiere ferventi e rinnovate, ma si guardarono bene dal vantarsi per quello che era accaduto. È per questo che, ancora oggi, pochi sanno che nella chiesa di S. Lorenzo di Bondone una tela raffigura il vero volto di Maria. E la culla? Maria non la portò con sé. Sembra che il profilo della culla sia ancora visibile in un masso del torrente Bondone, che scorre vicino alla chiesa.
I devoti di Maria non possono, quindi, mancare di salire a Bondone, il 10 agosto o nelle domeniche estive, per vedere il suo volto. Per farlo, debbono lasciare la ss. 38 a S. Giacomo di Teglio (fra Sondrio e Tirano), in direzione delle Orobie; superato il ponte sull’Adda, debbono proseguire seguendo le indicazioni per Carona. Poco prima di Carona, troveranno una stradina sterrata che si stacca dalla strada principale sulla destra, e che in breve conduce a Bondone.

STORIA
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AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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