SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
S. Aniceto papa, Arcangelo, Rodolfo

PROVERBI

El cucù el dis: ai set (d' aprile) nu vegnaro, ai dersèt se pudaro, ai vintisèt nu sbagliare
(il cucù dice: il 7 di aprile non verrò, al 17 se potrò, al 27 non sbagliare - Campo Tartano -)
Se al tróna de urìl al tórna indré l’invèrn (se tuona in aprile torna l'inverno - Grosio)  
Se l ciöf ul dì de l’Ascensiù, de tri gra ne cala dù (se piove il giorno dell’Ascensione, il vino perde tre gradi)
Se l piöf ul dì de l’Ascénza, fa la vendémia cu la brénta
(se piove il giorno dell’Ascensione, fai la vendemmia con la brenta)
Cu ‘l sa deséda la primavéra sa dòrma vulentéra
(quando si sveglia la primavera si dorme volentieri - Tirano)
Bisügna untàla bée la röda par fàla girà (bisogna ungerla bene la ruota per farla girare - Tirano)
A tirè fö danée ai prévat, e cióo ai láras…!, (è dura levare soldi ai preti e chiodi ai larici! - Samolaco)
Brasc giùan ma scervèl de vècc (braccia giovani ma cervello di vecchio- Tirano)
Se quel giùän al savarés, se quel vec al pudes, quènti ròp in più se fes
(se il giovane sapesse ed il vecchio potesse, quante più cose si farebbero - Villa di Chiavenna)
Cul fradèl car, fa pàti ciar! (con il caro fratello, fai patti chiari! - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Aprile, dolce dormire, recita un ben noto proverbio. Ma non sempre si dorme bene. Qualche volta il sonno è agitato, turbato da veri e propri incubi. Ma da dove vengono gli incubi?
Tra i due modi di dire – mi è venuto un sogno – e – ho sognato – ci sono di mezzo le ere storiche. Ma quale dei due è più vicino alla verità? Come non sono gli spiriti a mandare il sogno, così, d’altra parte, non si può nemmeno dire che sia l’io a sognare”. Questo scrive il filosofo novecentesco Theodor W. Adorno, in “Minima moralia” (122, Einaudi, Torino, 1979, trad. Renato Solmi).
Oggi ci sentiamo artefici di tutto, o quasi, artefici del nostro mondo, del nostro tempo e perfino, forse, del nostro destino. Perché non anche dei sogni? Ho fatto un sogno, così diciamo, appunto. Un tempo non era così. Si immaginava che i sogni venissero. Soprattutto gli incubi. La lingua inglese offre un indizio significativo di questa credenza: l’incubo vien detto “nightmare”, letteralmente “il mostro della notte”, immaginato come cavalla mostruosa. “Mare”, infatti, è dalla radice “mara”, il cui significato è ben illustrato dall’insigne dialettologo Remo Bracchi, che, nell' "Inventario dei Topinimi Valtellinesi e Valchiavennaschi - Montagna", parlando del toponimo “Mara”, lo riconduce dalla radice prelatina "mara", che ha generato nomi di diversi insetti con caratteristiche demoniache, e che si trova anche in voci europee che significano "incubo" ("nightmare", in inglese, "cauchmare", in francese, "mara" nell'alto tedesco).
Il soggetto dell’incubo che sopraggiunge con le fattezze di una cavalla mostruosa ha trovato la sua più celebre rappresentazione figurativa nei dipinti di Johann Heinrich Füssli (1741-1825), pittore zurighese naturalizzato inglese. Questi rappresenta bene la dinamica dell’incubo: la cavalla sopraggiunge, squarciando con gli occhi orrendamente iniettati di luce sinistra le tenebre, presenza incombente che minaccia la dormiente completamente abbandonata al terrore della visione onirica. Sul petto della dormiente, però, sta, appollaiato, l’elemento chiave, uno spiritello maligno che, si capisce, ha evocato l’incubo.

Tre sono, dunque, i soggetti di questa scena notturna: la vittima, che non può non subire quanto accade, l’incubo, che sopraggiunge, e l’artefice, lo spirito evocatore. È credenza antichissima e diffusissima, in tutta Europa, che gli incubi siano provocati ed evocati da piccoli spiriti malvagi, i quali pendono possesso del dormiente approfittando della sua condizione di debolezza. Anche in Valtellina ci registra questa credenza. Due esempi per tutti.
A Frontale, paese posto all’ingresso della Val di Rezzalo (territorio di Sondalo) i poveri contadini vivevano, un tempo, una paura che letteralmente toglieva loro il sonno, quella del calcaröl. Come dice il termine stesso, il calcaröl è un essere che “calca”, cioè preme. Un essere diabolico che si introduceva, di notte, nelle case della gente, ponendosi sul loro petto e cominciando a premere, e premere, e premere. Ora, o il povero disgraziato riusciva a svegliarsi in tempo e cacciarlo, oppure moriva asfissiato. Per questo i contadini si premuravano di chiudere bene tutte le fessure delle baite, per impedire che entrasse. Ma non sempre bastava. Per essere più sicuri bisognava deporre sulla soglia di casa libri religiosi, come il libro dell’Ufficio delle preghiere o il Messale.
Analoga credenza nel livignasco: qui si credeva che di notte questi spiriti dispettosi entrassero nelle baite sfruttando le piccole aperture per il ricambio dell’aria, si intrufolassero fra le coperte e rendessero affannato il sonno e paurosi i sogni.

La credenza è diffusa anche in Engadina e, a questo punto, non possiamo non cedere la parola ad Aurelio Garobbio, uno dei maggiori studiosi dell’universo immaginario dell’arco alpino, il quale, nella bella raccolta “Leggende delle Alpi Lepontine e dei Grigioni” (Rocca San Casciano, Cappelli, 1969), racconta:
In Sopraselva si chiama Derscialet o Darscialet uno spiritello maligno che di notte penetra nelle case e s'accovaccia sul petto dei dormenti, provocando l'incubo.Specie quando soffia il favonio o nelle notti nevose, il folletto ama restare riparato e si insinua sotto le coperte rendendo penoso il riposo dei montanari.Per entrar nelle case, tenta dapprima la via più comoda, ma se l'uscio è chiuso a chiave, gli basta una fessura fra il battente e la soglia, o lo stipite, ed ancora una semplice screpolatura del legno, perché ha il potere di assottigliarsi come un filo di fumo.Trovata la strada, la ripete quasi ogni notte, ed essendo per natura abitudinario, chi l'ha avuto compagno una volta, è certo di riaverlo.Sembra che, ponendo sulla tavola un pane capovolto, lo spiritello tenti altrove: non può soffrire il pane ne voltato all'insù, d'altra parte non ha facoltà di mutare p. osto a cosa alcuna. Altro modo per stancare il folletto, è quello di mettere in bilico sulla maniglia della porta un misurino colino di miglio.
Il Derscialet tasta l'uscio, muovendo la maniglia fa cadere il misurino ed il miglio si dissemina sul pavimento; ma egli deve lasciar tutto come si trova, ed uscire dalla stessa parte dove è entrato: ed eccolo raccattare per intere ore il miglio, sino all'ultimo seme, riempire il misurino, collocarlo sulla maniglia per farlo di nuovo ricadere, dovendo muoverla per uscire. Costretto l'intera notte a raccattare e rovesciare, si dà alla ricerca di una cuccia più facilmente raggiungibile.Non si è certi della forma esterna del Derscialet, ed ancor meno della sua sostanza: voglio dire di chi si celi, in realtà, sotto le speci del misterioso folletto.


A Selva nella Cadì, il Derscialet visitava ogni notte un giovane il quale, pur essendo forte e robusto, a furia di sentirsi per intere nottate quel peso sul petto, finì con il deperire. Tutto aveva tentato : il pane rovesciato sulla tavola, il misurino colmo di miglio, ma invano. Ad una certa ora della notte il folletto si infilava sotto le coperte, spassandosela, mentre egli perdeva la forza di compiere il minimo movimento.
Stanco di soffrire e deciso di liberarsi a qualsiasi costo delle strane visite, si recò da un vecchio noto per sapienza. Costui lo ascoltò, sfogliò un librone di cartapecora, lesse, restò pensieroso ed infine, fattosi promettere di non palesare il segreto, gli insegnò quello che doveva fare.
- Tutto si scioglierà, ma se ti mancheranno coraggio e prontezza, sarai perduto.

Tornò a casa il giovane, e venuta la notte si coricò compiendo gli stessi gesti consueti per non destare sospetto, e come fu a letto finse di dormire, restando in vigile attesa. Quando sentì il peso del folletto penetrato sotto le coperte, prima di perdere le forze tracciò con la mano certi segni nell'aria. Si udì un fruscio, mentre l'oppressione svaniva. Svelto saltò fuori, camminando nel buio a tentoni raggiunse la porta ed otturò con della carta il buco della serratura. Quindi senza riaccendere il lume, si ricoricò e finalmente quella notte dormì tranquilli sogni, come da tempo non gli riusciva.
Svegliandosi al mattino, si stropicciò più volte gli occhi per accertarsi se ancora sognava. Chiusa nella stanza c'era una bellissima giovane, corrucciata e sdegnosa, e fingeva di non vederlo guardando il soffitto.
- Sei tu dunque, che non mi lasciavi requie! — fece il giovane scendendo dal letto ed avvicinandosi alla fanciulla. La ragazza scrollò le spalle senza rispondere. Si può sapere che gusto ci pigliavi a rannicchiarti sul mio petto tutte le notti?
- Mi piaceva starti insieme.
- Se ti piaceva ti piacerà - e stringendola fra le braccia e baciandola aggiunse: - D'ora in poi resterai qui.
Vissero insieme lunghi anni, si vollero bene, ebbero diversi figli. Ma la donna guardava sempre il buco della serratura rimasto otturato con la carta, e non diceva nulla. L'uomo notava il costante interessamento, e fingeva di non accorgersene. Egli sapeva che lei non poteva lasciarlo: dal buco della serratura doveva uscire. Per questo non toglieva la carta.
Un giorno, ed i figli erano già ragazzetti, la donna disse: - Quanto sei diffidente! Molti anni sono passati e non hai tolto la carta dalla serratura.
- Se c'è stata sino ad oggi, vuol dire che ci vuole.
- Ho pur dato mille prove che mi piace stare con te. Temi che me ne vada? Merito simile sfiducia?

L'uomo non rispose, però la sera andando a letto tolse la carta, si coricò a fianco della sua donna, dormì tranquillo. Fu un male, perché al mattino si trovò solo. Avendo la via libera, la sposa se ne era andata senza lasciar traccia, portandosi insieme i figli.
Né per quanto disperato cercasse nel villaggio ed in quelli vicini, in val Giuv ed in val Mila, in val Strem ed in val Cornera, al Lai da la Siara ed al Lai la Torna, non riuscì a ritrovare né la sposa, né i figli.”

STORIA

Nel 1617, a Basilea, viene pubblicata l'opera "Pallas Rhaetica, armata et togata" di Fortunat Sprecher von Bernegg, podestà grigione di Teglio nel 1583 e commissario a Chiavenna nel 1617 e nel 1625; vi si legge (trad. di Cecilia Giacomelli, in Bollettino del Centro Studi Storici dell’Alta Valtellina, anno 2000):
"Il 15 marzo 1527 una gelata annientò nuovamente le gemme delle viti appena sbocciate. Il 15 agosto 1602 una grandinata si abbatté sulla Squadra di Traona e rovinò le viti ed altri prodotti agricoli in quasi tutto il Terziere Inferiore. Il 17 aprile del 1618 nevicò su tutta la Valtellina e nella notte seguì un gelo così intenso da danneggiare quasi tutti i vigneti di S. Maria di Desco sotto Ardenno. Nell'aprile del 1620 neve e gelo apportarono simili danni alle viti. Tali gelate erano sempre presagio di sventure."

AMBIENTE

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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La riproduzione della pagina o di sue parti è consentita previa indicazione della fonte e dell'autore
(Massimo Dei Cas, www.paesidivaltellina.it)

 

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