SANTI (clicca qui per aprire la pagina relativa a questo giorno dal sito www.santiebeati.it):
Nostra Signora del Monte Carmelo, Elvira, Carmen

PROVERBI

Ambu lavurà e ternu seguità (ambo è lavorare, terno perseverare – Morbegno)
El nét e ‘l cavéz, pò fal ògni purét (pulizia e ordine possono farli tutti)
En témp de caréstia niént se tra via (in tempo di carestia non si butta nulla)
Chèl che sa ‘mpàra de giùan sa ‘l desméntega pü
(quel che si impara da giovani non lo si dimentica più - Tirano)
Chèl che sa sùrna sa ràma (quel che si semina si raccoglie - Tirano)
Cul gnént es fa gnént (col niente non si fa niente - Teglio)
Al piööf e 'l da sùu, l'è sémpär l'ùrä di paštù
(piove e c'è il sole, è sempre tempo propizio per i pastori - Villa di Chiavenna)
Cura nigün i a vó pü, i se dèn al bun Gesü
(quando certe donne il mondo non le vuole più, si danno al buon Gesù - Villa di Chiavenna)
La roba dal mond daspess nu l'è da ci ca l'è, ma da ci ca la god
(la roba del mondo spesso non è di chi la possiede, ma di chi la gode - Val Bregaglia)
Miga tüti li brasciadèli li riüscìssan can un bel böc’ (non tutte le ciambelle riescono con un bel buco - Poschiavo)

VITA DI UNA VOLTA

Da Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008:
"Quagiàda (quagiàdi) - sf. 1. cagliata. 2. preparazione della cagliata; completa lavorazione del latte.
Nelle latterie turnarie di paese la quagiàda era giornaliera, come negli alpeggi di alta montagna; invece nei maggenghi di mezza montagna avveniva a giorni alterni, o anche con minor frequenza, secondo la quantità del latte raccolto. Il termine indica anche il prodotto dell'operazione: si chiama così il latte scaldato a circa trenta gradi che si rapprende come un budino; a quel punto il casaro, con apposito strumento (la lìra), sminuzza quella sostanza, la quale, a caldaia lontana dal fuoco, si condensa ancora e si deposita sul fondo, diventando scimüda, la sostanza del formaggio."

Da Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010:
"Féen sm. sing. fieno, erba falciata nei prati, fatta seccare e usata come foraggio I meorìif, fieno frutto della prima fienagione della stagione - rašdìif, fieno del secondo taglio - terzöö, fieno che si taglia a settem­bre - fen da bošch, fieno tagliato con il falcetto nei boschi - fen che bói erba ammas­sata, non ancora perfettamente essiccata, che fermenta emettendo vapore acqueo - fen càc’, fieno accatastato che è fermentato - fen impetolìsc, erba falciata che è stata calpestata mentre era sul prato a seccare e che marcisce - fen ümmät, fieno umido, non perfettamente secco - fen strengiüt dal süc’, fieno proveniente da erba che ha sofferto la siccità e che polverizza."

Ecco come Ines Busnarda Luzzi, nel suggestivo libro di ricordi della propria infanzia a Naguarido, "Case di sassi" (II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994), racconta i preparativi per la festa patronale di Naguarido, la festa della Madonna del Carmine:
Il giorno della Madonna del Carmine ricorre il 16 luglio, ma Naguarido lo festeggiava, allora come adesso, la domenica seguente, per aver un maggior concorso di gente di fuori.
Il 16 però per noi era un giorno diverso dagli altri, una ricorrenza di più schietta e sincera religiosità, perché più intima e profonda. Se non c'era il cappellano, veniva il parroco da Roncaglia a celebrare la messa di primo mattino e in molti si confessavano e ricevevano il sacramento dell'eucarestia e durante il giorno tutti, individualmente, almeno una volta tornavano in chiesa per una nuova visita alla Madonna, che quel giorno non si lasciava sola.
Quel 16 luglio a Naguarido si annunciava per tutta la settimana precedente con un preludio di campane della durata anche di un'ora, tre volte al giorno, fino alla domenica della festa grande. I campanari … manovravano le corde delle nostre tre campane, facendole quasi impercettibilmente muoversi in una danza che sprigionava uno scampanio armonioso, penetrante ed eccitante. … E ci creava fastidio e rabbia il disappunto di qualcuno dei paesi limitrofi che le definiva "campane della sloia" ("sloia" = sfinimento fisico e psichico prodotto da stanchezza per grande fatica e disagio).Infatti le nostre campane si esibivano festose a non finire, quasi provocanti, proprio quando nei campi la gente, al sole battente del mezzogiorno, mieteva la segale, sudando pel caldo, la fatica ed il lungo digiuno.
Nei giorni immediatamente precedenti la festa, gli adulti, con la collaborazione dei ragazzi, cercavano di rendere il paese pulito, bello e più accogliente del solito. Ognuno si assumeva una parte di lavoro: gli uomini pulivano i muri da eventuali rovi od altre erbe cresciuti fra sasso e sasso; sgombravano le rogge da immondizie o terra depositatevi dalle piogge e dai venti; lucidavano la fontana «dentro e fuori da ogni deposito ed incrostazione lasciati dal tempo.
Le donne rastrellavano e scopavano strade, piazza, cortili e con l'aiuto degli uomini caricavano le immondizie nei gerlini dei ragazzi, che le portavano nell'immondezzaio distante dalle case.
Ogni donna trovava finalmente il tempo di pulire a fondo la casa, di lucidare pavimenti e mobili. Le ragazze e le bambine "lustravano" i secchi, le pentole, i mestoli di ogni tipo e le posate, che purtroppo rimanevano lucide solo per il giorno della festa, dato che per la maggior parte erano di ferro stagnato o di ottone.
I secchi erano le suppellettili privilegiate dall'attenzione e dal lavoro delle ragazze, che gareggiavano per renderle più splendenti. Generalmente andavamo tutte in piazza a lucidare, in ginocchio sull'erba con un vecchio catino contenente sabbia o cenere, nelle quali si intrideva uno straccetto che si passava energicamente sulla superficie degli utensili da "lustrare".
Gli oggetti lucidati si lavavano poi attingendo acqua alla fontana, che si stava attente a non sporcare, e, puliti da ogni traccia di quei naturali detersivi, si mettevano ad asciugare al sole.Nel confronto con quelli degli altri, si notava che il rame dei secchi non era della stessa qualità in tutti. Ce n'era di giallo come le spighe mature, splendente come il sole del mattino e di più scuro e caldo come quello di mezzogiorno. Per qualche giorno si stava attenti a non bagnare i secchi all'esterno per non chiazzare quel lucido, che si sarebbe offuscato con un alone nero. Era un lucido che ci era costato fatiche, ma che più che altro appagava il nostro orgoglio ed il senso del bello.
La chiesa godeva di attenzioni particolari, cui partecipavano di diritto, anche "quelli di Vallate". Si estraevano i vasi di valore dagli armadi, che rimanevano chiusi a chiave per il resto dell'anno, e i paramenti migliori dagli scrigni della sacrestia per pulirli, arieggiarli e se ce n'era bisogno stirarli. Si lucidavano i candelabri di ottone e tutto quanto si poteva, poi si ornavano gli altari di fiori.”

STORIA
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AMBIENTE

 

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I PROVERBI SONO IN GRAN PARTE TRATTI DAI SEGUENTI TESTI:

Gaggi, Silvio, "Il volgar eloquio - dialetto malenco", Tipografia Bettini, Sondrio, 2011
Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996)
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003
Pier Antonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996
Pier Antonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999
Pier Antonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Pier Antonio Castellani, "Detti e citazioni della Valdidentro", I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Luigi Godenzi e don Reto Crameri, "Proverbi, modi di dire, filastrocche raccolti a Poschiavo, in particolare nelle sue frazioni", con la collaborazione di alcune classi delle Scuole di Avviamento Pratico, Tip. Menghini, Poschiavo (CH), 1987
Lina Lombardini Rini, "Favole e racconti in dialetto di Valtellina", Edizioni Sandron, Palermo-Roma, 1926
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)


Utilissima anche la consultazione di Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001

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PRINCIPALI TESTI CONSULTATI:

Laura Valsecchi Pontiggia, “Proverbi di Valtellina e Valchiavenna”, Bissoni editore, Sondrio, 1969
Gabriele Antonioli, Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino" (Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca comunale di Grosio)
Dott. Omero Franceschi, prof.ssa Giuseppina Lombardini, "Costumi e proverbi valtellinesi", Ristampa per l'Archivio del Centro di Studi Alpini di Isolaccia Valdidentro, 2002
Tullio Urangia Tazzoli, "La contea di Bormio – Vol. III – Le tradizioni popolari”, Anonima Bolis Bergamo, 1935;
AA.VV. "A Cà Nossa ai le cünta inscì", a cura della Biblioteca Comunale di Montagna in Valtellina, Piccolo Vocabolario del dialetto di Montagna con detti, proverbi, filastrocche e preghiere di una volta (1993-1996);
Giuseppina Lombardini, “Leggende e tradizioni valtellinesi”, Sondrio, ed. Mevio Washington, 1925;
Lina Rini Lombardini, “In Valtellina - Colori di leggende e tradizioni”, Sondrio, Ramponi, 1950;
Glicerio Longa, "Usi e Costumi del Bormiese”, ed. "Magnifica Terra", Sondrio, Soc. Tipo-litografica Valtellinese 1912, ristampa integrale nel 1967 a Bormio e II ristampa nel 1998 a Bormio a cura di Alpinia Editrice;
Glicerio Longa, "Vocabolario Bormino”, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1913;
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – La nascita e l'infanzia” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2000);
Marcello Canclini “Raccolta di tradizioni popolari di Bormio, Valdisotto, Valfurva, Valdidentro e Livigno – Il ciclo della vita – Fidanzamento e matrimonio” (Centro Studi Storici Alta Valtellina, 2004);
Luigi De Bernardi, "Almanacco valtellinese e valchiavennasco", II, Sondrio, 1991;
Giuseppe Napoleone Besta, "Bozzetti Valtellinesi", Bonazzi, Tirano, 1878;
Ercole Bassi, “La Valtellina (Provincia di Sondrio) ”, Milano, Tipografia degli Operai, 1890;
"Ardenno- Strade e contrade", a cura della cooperativa "L'Involt" di Sondrio;
"Castione - Un paese di Valtellina", edito a cura della Biblioteca Comunale di Castione, in collaborazione con il Sistema Bibliotecario di Sondrio;
don Domenico Songini, “Storie di Traona – terra buona”, vol. II, Bettini Sondrio, 2004;
don Domenico Songini, “Storia e... storie di Traona – terra buona”, vol. I, Bettini Sondrio, 2001;
Scuola primaria di Sirta: calendari 1986 e 1991 (a cura dell'insegnante Liberale Libera);
Luisa Moraschinelli, “Uita d'Abriga cüntada an dal so dialet (agn '40)”;
Giovanni Bianchini e Remo Bracchi, "“Dizionario etimologico dei dialetti della Val di Tartano”, Fondazione Pro Valtellina, IDEVV, 2003;
Rosa Gusmeroli, "Le mie care Selve";
Cirillo Ruffoni, "Ai confini del cielo - la mia infanzia a Gerola", Tipografia Bettini, Sondrio, 2003;
Cirillo Ruffoni, "Chi va e chi resta - Romanzo storico ambientato in bassa Valtellina nel secolo XV", Tipografia Bettini, Sondrio, 2000;
Cirillo Ruffoni, "In nomine Domini - Vita e memorie di un comune della Valtellina nel Trecento", Tipografia Bettini, Sondrio, 1998;
Mario Songini (Diga), "La Val Masino e la sua gente - storia, cronaca e altro", Comune di Val Masino, 2006;
Tarcisio Della Ferrera, "Una volta", Edizione Pro-Loco Comune di Chiuro, 1982;
"Parla 'me ta mànget - detti, proverbi e curiosità della tradizione comasca, lecchese e valtellinese", edito da La Provincia, 2003;
Massimiliano Gianotti, "Proverbi dialettali di Valtellina e Valchiavenna", Sondrio, 2001;
Associazione Archivio della Memoria di Ponte in Valtellina, "La memoria della cura, la cura della memoria", Alpinia editrice, 2007;
Luisa Moraschinelli, "Come si viveva nei paesi di Valtellina negli anni '40 - l'Aprica", Alpinia editrice, 2000;
Aurelio Benetti, Dario Benetti, Angelo Dell'Oca, Diego Zoia, "Uomini delle Alpi - Contadini e pastori in Valtellina", Jaca Book, 1982;
Patrizio Del Nero, “Albaredo e la via di San Marco – Storia di una comunità alpina”, Editour, 2001;
Amleto Del Giorgio, "Samolaco ieri e oggi", Chiavenna, 1965;
Ines Busnarda Luzzi, "Case di sassi", II, L'officina del Libro, Sondrio, 1994;
aa.vv. “Mondo popolare in Lombardia – Sondrio e il suo territorio” (Silvana editoriale, 1995) Pierantonio Castellani, “Cento proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1996 Pierantonio Castellani, “Cento nuovi proverbi, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 1999 Pierantonio Castellani, “Cento altri, detti e citazioni di Livigno” I Libri del Cervo, Sondrio, 2000
Cici Bonazzi, “Detti, proverbi, filastrocche, modi di dire in dialetto tiranese”, ed. Museo Etnografico Tiranese, Tirano, 2000
Luisa Moraschinelli, "Dizionario del dialetto di Aprica", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Tarcisio Della Ferrera, Leonardo Della Ferrera (a cura di), "Vocabolario dialettale di Chiuro e Castionetto", Comune di Chiuro ed IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2008 (cfr. anche www.dialettochiuro.org)
Giovanni Giorgetta, Stefano Ghiggi (con profilo del dialetto di Remo Bracchi), "Vocabolario del Dialetto di Villa di Chiavenna", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2010
Luigi Berti, Elisa Branchi (con contributo di Remo Bracchi), "Dizionario tellino", IDEVV (Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca"), Sondrio, 2003
Pietro Ligari, “Ragionamenti d’agricoltura” (1752), Banca Popolare di Sondrio, Sondrio, 1988
Saveria Masa, “Libro dei miracoli della Madonna di Tirano”, edito a cura dell’Associazione Amici del Santuario della Beata Vergine di Tirano” (Società Storica Valtellinese, Sondrio, 2004)
Sergio Scuffi (a cura di), "Nü’n cuštümàva – Vocabolario dialettale di Samolaco", edito nel 2005 dall’Associazione Culturale Biblioteca di Samolaco e dall’Istituto di Dialettologia e di Etnografia Valtellinese e Valchiavennasca. Giacomo Maurizio, "La Val Bargaia", II parte, in "Clavenna" (Bollettino della Società Storica Valchiavennasca), 1970 Gabriele Antonioli e Remo Bracchi, "Dizionario etimologico grosino", Sondrio, 1995, edito a cura della Biblioteca Comunale di Grosio.
Silvana Foppoli Carnevali, Dario Cossi ed altri, “Lingua e cultura del comune di Sondalo” (edito a cura della Biblioteca Comunale di Sondalo)
Serafino Vaninetti, "Sacco - Storia e origini dei personaggi e loro vicissitudini degli usi e costumi nell'Evo", Edizioni Museo Vanseraf Mulino del Dosso, Valgerola, 2003
Sito www.fraciscio.it, dedicato a Fraciscio
Sito www.prolocodipedesina.it, dedicato a Pedesina
Massara, Giuseppe Filippo, "Prodromo della flora valtellinese", Sondrio, Della Cagnoletta, 1834 (ristampa anastatica Arnaldo Forni Editore)
Galli Valerio, Bruno, "Materiali per la fauna dei vertebrati valtellinesi", Sondrio, stab. tipografico "Quadrio", 1890

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